Ritrovare i valori perduti per salvare la cooperazione. Il tema della cooperazione in Trentino è troppo importante perché ad occuparsene siano soltanto gli addetti ai lavori e le loro, purtroppo, litigiose componenti. Come autonomisti popolari-Fiocco di neve siamo molto preoccupati, e non da oggi, per quanto avviene all’interno del mondo cooperativo che sembra aver smarrito la bussola, vale a dire la propria storia e gli obiettivi per i quali a metà milleottocento venne ideata da don Lorenzo Guetti.

Siamo fortemente convinti che se si vuole davvero superare l’attuale stato di profonda crisi, sia necessario un ritorno ai valori fondanti della cooperazione che prevedono il coinvolgimento dei soci non solo come “clienti”, ma anche e soprattutto come protagonisti nella definizione degli obiettivi delle singole società e sulle modalità di gestione delle stesse.

Non va dimenticato che la base ed il fondamento stesso della cooperazione sono solo e soltanto i soci. È proprio questo che differenzia la cooperazione da qualsivoglia società di capitali o a responsabilità limitata.

Sono gli interessi di questi che è necessario in primo luogo tutelare. Per far questo è necessario che la Federazione diventi il “sindacato” non solo delle società cooperative, ma anche dei soci delle medesime. Proprio per questo a nostro avviso i “professionisti” della cooperazione non possono rappresentare in maniera adeguata gli interessi dei soci. Questo è possibile solo se gli amministratori, a partire proprio dal Presidente, provengono da esperienze cooperative di base avendo maturato in tali ruoli una forte sensibilità proprio nei confronti delle esigenze dei soci.

Non è dunque per nulla necessario che il Presidente sia un manager. La parte manageriale viene già garantita da una adeguata struttura (direttore e dirigenti). Senza un consiglio che con il suo presidente riesca a far valere gli interessi dei soci (e non quelli della società, che possono anche non coincidere) si rischia di trasformare le cooperative in società orientate agli interessi dei dirigenti invece che agli interessi dei soci. Le questioni tecniche insomma sono e devono essere di competenza del direttore e della struttura amministrativa.

Il Consiglio e il suo presidente, se si vuole davvero rispettare lo spirito della cooperazione, devono invece rappresentare al massimo grado, anche in termini di conoscenza e di coinvolgimento generale, i singoli soci e non le singole cooperative.

Da sempre la cooperazione si è distinta per i rapporti umani e di conoscenza e non per quelli meramente tecnico-manageriali. (In questo senso non ce ne voglia l’ottimo avvocato Girardi, manager di indiscusse capacità, ma che non ci pare abbia in tema di cooperative altra esperienza se non quella di commissario della cantina di Lavis, ruolo dunque eminentemente tecnico).

Quanto sopra vale non solo per le singole cooperative, ma anche e soprattutto per la Federazione; vale insomma in termini generali: è necessario passare da un orientamento volto a incrementare la quantità (più soci, più società, più cooperative) ad uno rivolto a migliorare la qualità (più preparazione, più formazione, più partecipazione).

Cooperative più grandi (vedi accorpamenti, voluti dai vertici, ma spesso contestati dai soci), non sempre significano maggiore efficienza. Se le dimensioni vanno a scapito della partecipazione si erodono le basi stesse del movimento cooperativo. Il raggiungimento delle economie di scala dovrebbe essere garantito dalla presenza dei consorzi di secondo grado che devono essere al servizio delle cooperative di primo grado e non viceversa come succede a volte oggi, come ad esempio cassa centrale nei confronti delle casse rurali, Sait nei confronti delle Famiglie cooperative e via dicendo.

La Federazione insomma, se vuole davvero uscire dallo stato di profonda crisi in cui si trova, deve recuperare efficienza definendo i settori nei quali presta assistenza alle cooperative socie evitando duplicazioni e concentrandosi sull’essenziale. Nell’essenziale vi è anche la revisione cooperativa che va interpretata in maniera non burocratica e tenendo presente gli interessi dei soci.

Una profonda  riforma di essere federazione sembra inderogabile e deve partire proprio da un ritorno ai suoi perduti valori, non senza dimenticare che la federazione delle cooperative è un ente di servizio, creato proprio per essere al servizio delle cooperative associate e non viceversa. Non è e non deve essere il dominus del movimento, ma ricordarsi sempre di essere al servizio dello stesso.

Cosa questa che ci pare da tempo ormai dimenticata e causa prima della crisi e della forte litigiosità interna. La Federazione, se vuole rispettare la sua missione, non deve inventarsi politiche per le cooperative quanto piuttosto operare per creare il contesto entro cui l’operato delle cooperative sia più agevole e adeguatamente supportato nel rispetto delle singole autonomie.

Il valore dell’autonomia, per noi autonomisti popolari, è anche e soprattutto questo.

 

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Barbara Balsamo

Per Autonomisti Popolari

 

Si può scaricare dagli store, per maggiori informazioni: www.immuni.italia.it. App Immuni, da oggi al via anche in Trentino.

Al via oggi anche in Trentino all’app “Immuni”, prevista dal decreto legge del 30 aprile 2020. L’app, scaricabile dagli store già dai primi di giugno, è un’applicazione volontaria da installare sul proprio telefono per allertare le persone che sono venute in contatto stretto con positivi al Covid-19. Il Servizio Sanitario trentino ha adottato tutte le azioni per garantire l’avvio del sistema di allerta Covid-19 supportato dall’App “Immuni”.

In particolare l’Azienda provinciale per i servizi sanitari ha individuato gli operatori sanitari coinvolti nel processo di tracciatura, che sono stati abilitati ad accedere al Sistema Tessera Sanitaria del Ministero, e ha poi informato e coinvolto i medici di medicina generale sul nuovo sistema di tracciatura dei contatti e della procedura, nonché sulle modalità di gestione delle chiamate che potrebbero ricevere dai loro assistiti nel caso in cui vi sia appunto una notifica di allerta sul proprio cellulare da parte delle App, perché venuti a contatto con pazienti Covid-19 positivi.

Il funzionamento è piuttosto semplice: quando due persone che hanno scaricato l’app sul proprio cellulare si incontrano, i rispettivi cellulari si scambiano un codice alfanumerico, definito identificativo anonimo, tracciando così i diversi contatti che le persone possono avere nel tempo (non sono memorizzati e tracciati né i dati anagrafici delle persone, né i dati relativi alla geolocalizzazione delle stesse).

Quando una persona risulta positiva al tampone Covid-19, viene contattata da un operatore sanitario per la necessaria indagine epidemiologica, che gli chiede anche se ha installato la App Immuni sul proprio cellulare. Se la risposta è positiva allora l’operatore deve chiedergli di aprirla e, attraverso una specifica funzione, di generare un codice OTP, di dieci caratteri, necessario per risalire ai codici dei contatti.

A questo punto il paziente comunica all’operatore il codice OTP, che l’operatore inserirà in un gestionale dedicato, accessibile attraverso il Sistema Tessera Sanitaria unitamente alla data di inizio dei sintomi.

Il paziente riceve quindi nella App Immuni una richiesta di autorizzazione per la prosecuzione della procedura. Nel momento in cui il paziente dà l’autorizzazione il sistema Immuni invia automaticamente, ai contatti del paziente, una notifica di potenziale rischio contagio (testo standard a livello nazionale) e li invita a contattare il proprio medico di medicina generale/pediatra di libera scelta se maggiore di 14 anni, per ricevere le indicazioni sulle conseguenti attività di sorveglianza sanitaria.

L’utilizzo del sistema di tracciatura dei contatti attraverso la App Immuni è stato sperimentato da parte di quattro Regioni (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia); a partire da oggi 15 giugno 2020 tutte le Regioni e Province autonome sono chiamate ad utilizzare tale sistema.

Per maggiori informazioni: https://www.immuni.italia.it/

 

Festival dell’Economia online: la conferenza del ministro Gualtieri si terrà mercoledì alle 12.30. Cambia l’orario della conferenza al Festival dell’Economia online del ministro Roberto Gualtieri.

L’evento, programmato per le 18.00, si terrà, invece, alle ore 12.30, sempre nella giornata di mercoledì 17 giugno.

Resta invariato l’orario dell’appuntamento con il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, in programma il 18 giugno, alle ore 18.00.

Fino al 31 luglio per centinaia di prodotti locali Sait devolverà il 10% del ricavato a misure di prevenzione. Il Trentino che fa bene ai trentini: l’iniziativa per combattere il Covid-19 facendo sistema.

Consorzio Sait e Famiglie Cooperative lanciano un’operazione di valorizzazione dei prodotti trentini ed insieme di sostegno alla prevenzione del Covid-19 in stretta collaborazione con la Provincia autonoma di Trento.

Per centinaia di prodotti locali acquistati, Sait devolverà il 10% del ricavato a misure di prevenzione e diagnosi Covid-19 a favore della popolazione (tamponi, esami sierologici, opere di igienizzazione).

Oggi in Provincia si è tenuta la presentazione con il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, il vicepresidente Mario Tonina e il presidente di Sait, Roberto Simoni.
“Questo progetto coniuga la difesa e la prevenzione dal Covid con la promozione dei prodotti locali trentini – è stato il commento del presidente Fugatti che ha ringraziato gli organizzatori per questa bella iniziativa – ed è una ulteriore dimostrazione della grande capacità di fare sistema che il Trentino ha sempre dimostrato”.
Soddisfazione è stata poi espressa dal vicepresidente e assessore alla cooperazione, Mario Tonina, che ha ricordato l’impegno dei colleghi Failoni e Zanotelli su questo stesso tema: “L’iniziativa è lodevole e sono sicuro che darà il via a una gara di solidarietà per acquistare trentino, per far conoscere le produzioni locali e garantire attenzione per il futuro. L’emergenza ci ha insegnato alcune cose: questa iniziativa coniuga appunto la valorizzazione dei prodotti trentini con una forte azione di prevenzione”.

“Una donazione stimata in 500 mila euro – spiega il presidente di Sait Simoni – per contribuire a ricostruire, insieme, un Trentino sicuro e accogliente”.

Stimolare l’acquisto di prodotti trentini e nel contempo aiutare la popolazione nella sua battaglia contro il Covid-19. Da domani mettendo nel carrello della spesa i prodotti locali si aiuterà il Trentino a dotarsi di misure di prevenzione e diagnosi del Covid-19.

L’iniziativa, lanciata oggi dal Consorzio Sait in stretta collaborazione con la Provincia autonoma di Trento, propone l’acquisto nei supermercati aderenti di centinaia di prodotti trentini sui quali il Consorzio delle Famiglie Cooperative Trentine si impegna a devolvere il 10% del ricavato ad opere di prevenzione e diagnosi Covid-19 a favore della comunità trentina.

Quindi tamponi, esami sierologici, opere di igienizzazione e tutto quanto si renderà necessario, in accordo con la Provincia autonoma e l’Azienda Sanitaria, per proseguire nell’azione di contenimento ed eliminazione del virus.

I prodotti selezionati, che saranno opportunamente evidenziati nei punti vendita, fanno parte dell’offerta di 14 fornitori trentini: Cavit, Mezzacorona, La Salumeria Belli, Botteri Carni, Casa Largher, Rifugio Crucolo, NAT, Salumificio Val Rendena, Gruppo Formaggi del Trentino, Trentingrana, Melchiori, Melinda, La Trentina e Sant’Orsola.

“Questa iniziativa – spiega il presidente di Sait Roberto Simoni – porta al Trentino benefici duplici: oltre a favorire l’economia locale e il consumo di prodotti a chilometri zero, preferire i marchi locali consentirà di fornire alle persone che abitano le nostre comunità strumenti per salvaguardare la propria salute e ricostruire, insieme, un Trentino sicuro e accogliente”.

Di più: Sait si è impegnato a donare il 10% dell’incasso anche a fronte della vendita di prodotti a marchio Coop, quando gli articoli dello stesso tipo nel carrello saranno almeno due.

L’iniziativa è valida fino al 31 luglio e sarà segnalata nei punti vendita di Sait e delle Famiglie Cooperative con la grafica delle mani che si stringono in una sorta di abbraccio di territorio, il claim “Il Trentino che fa bene ai trentini” e la farfalla logo di Trentino Marketing con il cuore, simbolo della ricaduta di quest’operazione anche in chiave turistica.

Devo ringraziare Luca Zeni per avere proposto, in una interrogazione, di destinare Palazzo delle Albere a sede per mostre di opere di artisti trentini, con collezioni a partire da quella di Paolo Vallorz in gran parte appartenenti al Mart.

La proposta che rispecchia totalmente il mio progetto, è stata al centro di un dibattito che mi ha visto contrapposto, nel ruolo di Presidente del Mart, al Presidente del Muse, determinando infinite discussioni sui giornali trentini e polemiche concluse con un’assemblea, quasi di carattere referendario, che ha confermato con un plebiscito la mia posizione: Palazzo delle Albere come sede di mostre di artisti trentini.

Quanto alla collezione di Paolo Vallorz, mio grande amico, fui io a inaugurarla, come curatore, con Gabriella Belli, nelle sale del Mart di Rovereto, dove è in parte tuttora esposta. Da quella lunga e vittoriosa vicenda è derivata, poi, la certamente discutibile soluzione salomonica di attribuire Palazzo delle Albere metà al Mart e metà al Muse.

Bene fa il consigliere Luca Zeni a ritornare sulla vicenda perché, nello statuto del Mart, Palazzo delle Albere è parte essenziale e costitutiva del nuovo museo di cui è il nucleo originario.

Per informazione di Zeni, come potrà vedere nella rassegna stampa, pur nelle limitazioni dello spazio concesso, la serie di mostre da lui auspicata è iniziata già il 20 dicembre 2019 con Tullio Garbari ( per cui ho voluto un catalogo dedicato ) e proseguirà, alla scadenza di questa, con la mostra di Umberto Moggioli.

 

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Onorevole Vittorio Sgarbi

Per quanto si faccia il possibile per non polemizzare o criticare le soluzioni virtuali per una crisi reale adottate dal governo a “maggioranza” Pd, riesce veramente difficile non farlo.

Soprattutto quando ti rendi conto che anche nella nostra città, come nel resto della provincia, varie attività non hanno retto all’urto del lockdown e non hanno riaperto nonostante la “potenza di fuoco” esercitata dalla pioggia di miliardi di garanzie.

Evidentemente anche a Trento e provincia non è bastato cambiare il nome ai debiti. Chiamali garanzie, chiamali come ti pare ma sempre debiti sono, con quella strana caratteristica di dover essere restituiti e non voluti.

Ma la “potenza di fuoco” del governo e dei suoi miliardi virtuali sembra coinvolgere anche altri cittadini. Una delle armi è il ECO/SISMA BONUS, l’ennesimo, con la detrazione del 110% dell’importo investito.

Per questa pioggia di soldi è stato chiesto in prima stesura del decreto alle aziende ed alle imprese, che di problemi in questo momento ne avrebbero fin troppi, di farsi carico del credito fiscale, di anticipare i soldi al committente tramite sconto in fattura di pari importo, per poi recuperarli in 5 anni senza interessi.

La cessione del credito ad un banca comporta invece un ottimo interesse per quest’ultima perché si trattiene il 10% del credito di imposta, margine che potrebbe reputare non sufficiente e quindi chiedere ulteriori garanzie.

Mica male considerato che i requisiti per ottenere la detrazione, come il salto di due classi energetiche o l’abbinamento ad interventi strutturali, obbligano a spese elevate che la maggior parte delle aziende, soprattutto quelle piccole, non potranno permettersi di assorbire obbligando il fruitore a rivolgersi ed una banca.

D’altronde l’affetto e la simpatia tra il sistema bancario ed una forte componente del governo sembrerebbe cosa nota. In questo modo si finirebbe oltretutto per svantaggiare le piccole aziende rispetto alle grandi, quest’ultime solitamente proprietà degli amici degli amici.

Gli emendamenti al decreto proposti dall’opposizione in questi giorni prevedono delle modifiche ma molte perplessità rimangono. È anche vero che se in occasione delle votazioni ci decidessimo ad affidare gli incarichi di governo ed amministrativi a qualcuno abituato ad assumersi le sue responsabilità e al di fuori di un sistema di intrecci politici ed economici consolidati, si potrebbe pensare di uscirne vivi. Non lamentarti delle cose che non cambiano se le fai sempre allo stesso modo.

 

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Luca Groff

” Si Può Fare! “

Turismo: Failoni in videoconferenza con i sindaci per la diffusione del codice Cipat. Dal 30 giugno identificherà gli alloggi per uso turistico. Sanzioni per chi ne sarà sprovvisto.

“Con l’adozione del codice Cipat facciamo un nuovo tentativo per fare emergere il sommerso nel settore degli alloggi ad uso turistico. Oltre alle ragioni di legge, a cui si sommano quelle di natura fiscale, ce ne sono anche altre, legate al controllo e alla sicurezza del territorio, tanto più importanti ora, in questa fase post-Covid. La situazione che stiamo attraversando rende più che mai indispensabile un intervento per portare alla luce chi ancora non opera in maniera regolare. Il codice Cipat dovrà essere utilizzato dai proprietari degli alloggi e anche da chi si occupa di intermediazione, compresi i grandi portali come Booking e Airbnb.

Ci saranno i dovuti controlli e sono previste sanzioni per chi, a partire dal prossimo 30 giugno, non rispetterà questo obbligo. Naturalmente non si tratta di instaurare uno ‘stato di polizia’ nelle nostre valli: dobbiamo però cogliere questa occasione per regolarizzare le attività di accoglienza turistica extraalberghiera esercitate in maniera non imprenditoriale, che sono molte, anche al fine riuscire a pianificare al meglio l’offerta dei servizi pubblici sul territorio”. Questo in sintesi quanto comunicato dall’assessore al turismo Roberto Failoni, in videoconferenza questo pomeriggio con i sindaci del Trentino. Oggetto dell’incontro, a cui ha partecipato anche la responsabile dell’Ufficio Ricettività e professioni turistiche Eva Dandrea, il Cipat, ovvero il codice identificativo che dalla fine del mese sarà obbligatorio per ogni appartamento dato in affitto ad uso turistico.

Il codice Cipat servirà ad identificare le attività che non vengono esercitate in forma imprenditoriale: non riguarderà quindi affittacamere, B&B, ostelli e quant’altro appartiene al mondo extralberghiero ma esercita la sua attività in forma di impresa. Anche chi fa intermediazione immobiliare, compresi i portali come Booking o Airbnb, dovrà utilizzarlo.

La sanzione prevista per chi dopo il 30 giugno affitterà un appartamento ad uso turistico essendone sprovvisto andrà dai 500 ai 3000 euro. La materia, come noto, riguarda in promo luogo i comuni, compresi i controlli e la parte sanzionatoria. Il comune è infatti il soggetto che conosce meglio di ogni altro la situazione presente sul proprio territorio, come si è visto anche quando è esplosa l’emergenza Covid-19, che inizialmente ha coinvolto alcuni proprietari di seconde case provenienti da altre regioni. Il comune è anche l’ente deputato a ricevere la comunicazione di chi intende mettere a disposizione un alloggio ad uso turistico. Ed ancora: il comune incassa una parte della tassa di soggiorno, pari al 50%. Infine, le stesse somme relative alle sanzioni verranno incassate dagli uffici comunali.

I sindaci intervenuti alla videoconferenza hanno espresso fiducia nei confronti di questo nuovo strumento che viene messo in campo per regolarizzare attività esercitate fino ad oggi in maniera non corretta. Nessun altro sistema – è stato detto – funziona, compresi quelli legati alla promozione on-line degli appartamenti, come la geolocalizzazione (che i proprietari spesso lasciano volutamente nel vago), né le foto con cui gli appartamento vengono pubblicizzati sui portali (spesso solo di interni). Gli interessati, insomma, sanno molto bene come far sì che l’alloggio affittato non sia identificabile. Al tempo stesso i sindaci non nascondono le difficoltà poste dall’esercizio di un controllo efficace sulle tante seconde case presenti sul territorio. L’auspicio è che uno sforzo congiunto di tutti i soggetti coinvolti contribuisca a migliorare la situazione, nell’interesse di tutti, turisti compresi.

Come funziona

Con l’ultima legge provinciale di stabilità (23 dicembre 2019, n. 13) è stata introdotta (integrando la legge provinciale sulla ricettività turistica, 7-2002) la previsione di in base al quale la Provincia autonoma di Trento attribuisce agli alloggi per uso turistico un codice identificativo turistico provinciale, il Cipat, univoco per ogni singolo alloggio. Questo per semplificare l’attività di vigilanza e i controlli da parte delle autorità competenti, la pubblicità, la promozione e la commercializzazione dell’offerta di case o appartamenti per uso turistico, anche considerando lo sviluppo esponenziale di questo tipo di offerta negli ultimi anni.

Il codice verrà generato automaticamente dal sistema informativo DTU – Alloggi, al momento dell’inserimento di un nuovo alloggio per uso turistico.

Per coloro invece che hanno già registrato l’alloggio nel sistema informativo DTU-Alloggi, il codice Cipat verrà comunicato dagli Uffici del Servizio turismo e sport attraverso l’indirizzo e-mail indicato nel sistema oppure, se questo manca, attraverso una comunicazione su carta.

Sarà costituito dall’acronimo Cipat e da una stringa alfanumerica con sei caratteri numerici riferiti al codice ISTAT del comune di riferimento, da due caratteri alfabetici, racchiusi tra due trattini, che ne identificano la tipologia, e da sei caratteri numerici generati automaticamente dal sistema.

Di questa novità gli uffici del Servizio turismo e sport stanno informando tutti i Comuni e il Consorzio dei Comuni Trentini. Dal 30 giugno prossimo coloro che offrono in locazione alloggi per uso turistico devono pubblicare il codice identificativo turistico provinciale nelle iniziative di pubblicità, promozione e commercializzazione dell’offerta, effettuate direttamente o indirettamente attraverso qualsiasi forma di intermediazione con scritti, stampati, supporti e piattaforme digitali (come Airbnb o Booking.com) o con qualsiasi altro mezzo utilizzato. Anche i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e i soggetti che gestiscono portali telematici e che pubblicizzano, promuovono o commercializzano gli alloggi per uso turistico devono pubblicare il codice su tutti gli strumenti utilizzati, in maniera ben visibile. Per chi non rispetta questo obbligo è prevista, come abbiamo detto, una sanzione amministrativa in denaro.

Oggi l’incontro fra il presidente Fugatti, l’assessore Segnana e il dirigente Ruscitti con i vertici di Upipa e Spes
Rsa, da giovedì la riapertura

Da giovedì 18 giugno le Rsa del Trentino potranno consentire l’ingresso di parenti e visitatori. E’ l’esito dell’incontro che si è chiuso poco fa fra il presidente Maurizio Fugatti, l’assessore Stefania Segnana e il dirigente generale del Dipartimento salute Giancarlo Ruscitti con i presidenti di UPIPA Francesca Parolari e di SPES Italo Monfredini. Domani l’esecutivo provinciale, in seduta straordinaria, adotterà una specifica deliberazione che aggiorna le linee guida già approvate in precedenza e le aggiorna all’ultimo Dpcm. “Abbiamo illustrato il dispositivo che domani porteremo in Giunta – ha commentato l’assessore Segnana – per recepire le linee guida che avevamo già illustrato a sindacati e rappresentanti degli enti gestori. Dopo la pubblicazione della delibera, che avverrà mercoledì, a partire da giovedì le strutture potranno riaprire alle visite, previa autorizzazione della direzione sanitaria, come prevede la normativa nazionale”.

L’ingresso di parenti e visitatori, previo assenso del direttore sanitario dell’ente, avverrà seguendo precise misure tecnico organizzative che dovranno impedire il contatto fisico fra residenti e parenti, organizzare spazi e luoghi, garantire sorveglianza continua e percorsi distinti di accesso.

Covid 19: regole e informazioni anche in alta quota. Oggi il seminario “Rifugi ai tempi del Covid”.

L’importanza di avere regole uniformi, chiare e semplici nella comprensione e nell’applicazione, la centralità del ruolo del gestore, anche per una attenta quanto necessaria pianificazione delle escursioni, il grado di attenzione e di rispetto verso gli altri mostrato dagli alpinisti, il mantenimento, nonostante regole nuove, della funzione di ricovero dei rifugi, soprattutto in caso di maltempo: sono questi i temi principali emersi dal seminario “Rifugi ai tempi del Covid”, che ha visto oggi protagonisti i rappresentanti delle associazioni alpinistiche e dei rifugisti del territorio delle Dolomiti.

Il seminario, moderato dalla direttrice della Fondazione Dolomiti UNESCO Marcella Morandini, si è svolto nella sala Depero del palazzo della Provincia a Trento, dopo la presentazione del manifesto, curato dalla Fondazione, con le cinque regole per vivere la montagna in sicurezza, proteggendosi da eventuali rischi di contagio da Covid-19.

Georg Simeoni, presidente dell’AVS – Alpenverein Südtirol, ha detto di aspettarsi un’estate come le altre, magari con meno turisti dall’estero. “Però – ha sottolineato – la gente che va in montagna sa che deve comportarsi in una certa maniera”. Da parte di gestori e ospiti, ha aggiunto, c’è soddisfazione per il fatto di avere regole e consigli su come comportarsi. Si è detto però rammaricato per il fatto che le regole siano un po’ diverse nelle varie province e regioni.

Silverio Giurgevich, presidente del CAI Friuli Venezia Giulia, ha evidenziato che i valori di mutuo soccorso, rispetto reciproco e condivisione, tradizionalmente espressi dal Cai, renderanno più semplice l’approccio alle nuove regole, anche se cruciale sarà il comportamento responsabile di ciascuno.

Dell’importanza di avere regole uniformi e di veder collaborare i diversi club alpini, che rappresentano centomila soci, e la Fondazione, ha parlato anche Renato Frigo, presidente del CAI Veneto.

Per Claudio Sartori, presidente del CAI Alto Adige, sarà basilare la prenotazione, che è obbligatoria per il pernottamento e consigliata per il pranzo. Le nuove regole, ha ricordato, accentuano l’importanza, non nuova, di programmare e organizzare con attenzione le escursioni. “La gente c’è – ha detto – ed ha voglia di andare in montagna. Importante sarà il rispetto per il prossimo”.

Ezio Alimonta, presidente dell’Associazione Rifugi del Trentino ha ricordato che i rifugi svolgono un’importante funzione di presidio, di ricovero e di aiuto. Tra le azioni concrete che si possono attuare, ha aggiunto, ci sono la riduzione della capacità nelle sale e nelle stanze e l’utilizzo di lenzuola usa e getta. Sul rispetto delle distanze, ha notato, influiranno anche le condizioni meteorologiche.

Mario Fiorentini, presidente dell’Associazione Gestori di Rifugio della Regione Veneto, ha posto l’accento sulla centralità del gestore del rifugio e sul cambio di regole nei rapporti con gli ospiti, che devono essere informati al meglio sulle nuove disposizioni. Oltre all’atrezzatura, ha aggiunto, sarà importante anche la cultura dell’andare in montagna.

Roberto Bertoldi, vicepresidente della SAT – Società Alpinisti Tridentini, ha ricordato, a proposito delle prenotazioni, che in montagna il tempo cambia repentinamente costringendo gli escursionisti a modificare i loro programmi. Per questo sarà comunque indispensabile tenere conto che ci sono situazioni per cui si renderà necessario dare ricovero e rifugio agli escursionisti. Ha ricordato inoltre che esistono strutture, come i bivacchi, che non sono presidiate.

«Dalla sfarzosa passerella di Villa Pamphili Conte dice alla stampa che tornerà a chiedere il “contributo dell’opposizione” sul piano per il rilancio ma poi chiede ed ottiene di sottrarsi al dibattito in Parlamento. Mercoledì 17 il presidente del Consiglio verrà alla Camera e al Senato per tenere una semplice informativa sul prossimo Consiglio Europeo anziché svolgere delle comunicazioni, come era inizialmente previsto e calendarizzato.

Risultato: non sarà possibile presentare risoluzioni, non ci sarà nessun voto del Parlamento su cosa il Governo debba fare o non fare in Europa e il presidente del Consiglio andrà un’altra volta a Bruxelles senza avere un mandato chiaro del Parlamento. L’ipocrisia di Conte non è più tollerabile».

È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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