LETTERE AL DIRETTORE

“È con grande entusiasmo che oggi si tiene la prima seduta della nuova consulta provinciale degli studenti. Risulta eletto Presidente Vittorio Benoni, mio carissimo amico che sono certo proseguirà nelle attività già iniziate nel precedente anno, con lo spirito e la dedizione che gli sono propri. Non posso che essere commosso in questo momento, una commozione dovuta alla passione dedicata alla consulta, realtà che ho servito dando il massimo, in ogni momento.

Lascio una Consulta rinnovata e istituzionalizzata, operosa e piena di progetti e idee su come assistere gli studenti Trentini in questo momento difficile. Sono orgoglioso di aver traspostato il modello Trentino anche ai tavoli nazionali, portando in alto l’aquila di San Venceslao. Buon lavoro al Presidente Vittorio Benoni ed alla sua squadra” Lo afferma in una nota il Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Trento Leonardo Divan.

 

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Leonardo Divan

Stupisce vedere la foga con la quale il Consigliere Lucia Coppola continua a proporre la gratuità delle cure ormonali per chi vuole cambiare sesso.
Si tratta di una foga che – senza troppi giri di parole – ritengo inadatta al difficile momento storico, quasi come fosse una semplice provocazione e non un reale tentativo di aiutare le persone cui lei si riferisce.

È infatti chiaro che – in un momento delicato come questo – le priorità dell’azienda sanitaria e dell’assessorato alla Salute devono essere rivolti al personale medico, respiratori, farmaci, dispositivi di protezione individuale e tutto quanto necessario – senza dimenticare il sostegno ad imprese e a famiglie che stanno vivendo un periodo difficile – a contrastare nel modo più efficace possibile l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale Devid Moranduzzo

In allegato la  lettera in difesa della scuola reale, che si è resa necessaria in seguito alle ultime ordinanze che prevedono l’utilizzo della mascherina a scuola anche in fase statica.

Questo ultimo DPCM che è stato recepito dalla nostra provincia ha allarmato molte famiglie che si sono mobilitate in vari modi. La lettera in allegato è partita dall’iniziativa di alcune famiglie e in poche ora ha raccolto l’adesione di più di 900 cittadini trentini che l’hanno sottoscritta.

È stata inviata oggi ai nostri assessori competenti in materia e al servizio istruzione, nonché alla ministra Azzolina e al Governo, affinché vengano tenute in considerazione le richieste partite nel mese di maggio e consegnate il giorno 3 giugno al presidente della provincia Walter Kaswalder tramite la petizione “A FAVORE DI UNA SCUOLA REALE”, sottoscritta da oltre 6000 cittadini trentini.

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Chiara Agostini

 

 

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Scriviamo a nome degli oltre 6mila genitori firmatari della petizione per una Scuola Reale, che è stata consegnata il giorno 3 giugno al presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder.

Siamo preoccupati per le nuove direttive emanate dal governo e recepite dalla nostra Provincia. Dal giorno 6 novembre infatti nelle scuole trentine è scattato l’obbligo di portare dispositivi di protezione delle vie aeree anche in posizione statica per tutti gli alunni a partire dai 6 anni.

Esistono molti studi – non ultimo, quello dell’Appa di Bolzano – che dimostrano come la mascherina indossata per molte ore al giorno obblighi bambini e ragazzi a respirare aria pesantemente viziata.

Anche Unicef e OMS, di fronte alla contraddittorietà degli studi, riconoscono che l’utilizzo della mascherina provoca irritazione, difficoltà respiratorie, fastidio, difficoltà di concentrazione, distrazione. La sua efficacia non è dimostrata durante le attività fisiche, e inoltre l’uso ne riduce la capacità cardio-polmonare durante gli sforzi.
Come manifestazione di dissenso, già questa mattina MOLTI GENITORI HANNO TENUTO BAMBINI E RAGAZZI A CASA, e stiamo pensando alle adeguate forme di protesta da mettere in atto anche nei prossimi giorni.

Siamo consapevoli della situazione difficile, ma i dati ci dicono che questo virus è molto clemente con l’età pediatrica e i 2 mesi trascorsi hanno dimostrato che LE SCUOLE NON CAUSANO FOCOLAI.

I bambini e i ragazzi hanno dato prova di grande senso di responsabilità e, pur di ritornare a scuola in presenza, si sono adeguati alle disposizioni, per quanto limitative della didattica, della socialità e della spontaneità.

Ciò che si sta chiedendo oggi a tutta la popolazione scolastica, va oltre ogni sacrificio, e mette a repentaglio la salute degli alunni.

Ricordiamo che lo studio dell’Agenzia per l’Ambiente altoatesina ha verificato che, se normalmente si respirano 400ppm di CO2, con la mascherina chirurgica si raggiungono mediamente 3.500ppm, con mascherina tipo FFP2 quasi 4.000, mentre il ministero dell’ambiente tedesco considera l’aria IGIENICAMENTE INACCETTABILE quando la concentrazione supera i 2.000ppm, (

) Non possiamo arrivare al paradosso di mettere a repentaglio la salute dei ragazzi, proprio nel tentativo di salvaguardarla, costringendoli a respirare aria viziata per molte ore, ed esponendoli ad un rischio certo a fronte di uno incerto.

Ricordiamo che i dati trentini parlano di 2 casi ogni 1.000 abitanti sotto i 10 anni di età, 3 casi nella fascia 11-13, e 6 casi fra i 14 e 18 anni, in base ai tamponi antigenici e molecolari effettuati dall’azienda sanitaria nel periodo 14 settembre – 18 ottobre, con una mortalità pari a 0 a livello nazionale fino a 39 anni di età.

L’imposizione della mascherina anche in posizione statica avviene senza trasparenza sui dati relativi alla scuola, che invece sarebbe auspicabile prima di prendere una decisione così grave. Sarebbe opportuno conoscere da fonti certe quanti sono i contagi avvenuti a scuola, quanti i focolai, quanti i giovani che hanno presentato sintomi, quante sono le classi che dopo essere uscite dalla quarantena, sono tornate alla normalità.

Riteniamo che una scelta tanto grave vada IMMEDIATAMENTE SOSPESA e valutata alla luce di dati scientifici certi.

Riteniamo altresì che la didattica a distanza non possa essere ritenuta un’alternativa alla scuola, che secondo noi deve basarsi sempre su relazione, contatto e umanità.

 

 

 

Con l’ultimo DPCM, tutta la politica responsabile si sta interrogando su dove sia il punto di equilibrio in questa situazione così complessa. Da un lato, la necessità di azioni che mettano il sistema sanitario in grado di dare risposte (perchè personalmente resto convinta che non possiamo lasciare morire nessuno, indipendentemente dall’età e dal quadro clinico), ma dall’altra non possiamo pensare che chiudere come decretato dal DPCM sia la soluzione. Le dichiarazioni del Premier che paventano un nuovo lockdown complessivo non stanno facendo altro che terrorizzare il sistema Paese, andando a tagliare le gambe di coloro che fino ad oggi hanno fatto sforzi enormi per continuare a rimanere a galla, per rimanere aperti, per continuare a dare dei servizi, per fare il loro lavoro, indipendentemente dal fatto che Conte definisca la loro attività essenziale o meno. Ma nessuna attività è da ritenersi “non indispensabile”, soprattutto per chi la esercita e vive delle entrate che quel lavoro gli dà, come imprenditore o come dipendente. I titolari di ristoranti, bar, palestre, cinema, teatri – solo per citare i più colpiti dall’ultimo provvedimento – in questi mesi hanno speso tempo, denaro ed energie per adattare la propria professione e i servizi offerti alla nuova situazione, a tutela di tutti, dai lavoratori ai clienti, rispettando le restrittive regole imposte.

Se chiusure debbono esserci, devono essere molto puntuali, andando ad individuare specifiche fasce di popolazione effettivamente in pericolo (ad esempio per patologie croniche) e fondandosi su dati relativi alla frequenza di contagio registrate nelle diverse attività, tenendo conto della diffusione dell’epidemia nelle diverse aree territoriali anche in relazione alle capacità del servizio sanitario locale. L’ordinanza del Presidente Fugatti si inserisce proprio in questa ottica: una decisione forte, che è autonoma e autonomista insieme. Il Governo centrale in questa situazione sbaglia a non considerare, per tempo, la specialità dei territori, in particolare di quelli che hanno già dato prova di grande senso di responsabilità ed efficacia dei provvedimenti adottati autonomamente. E ancora di più sbaglia con l’impugnativa, peraltro palesando una certa schizofrenia visto che ha impugnato l’ordinanza di Trento ma non quella di Bolzano, che pure ha gli stessi contenuti e si basa su un aggancio legislativo presso il Consiglio analogo. Se anziché di schizofrenia si tratta invece di esercizio di tutela del potere centrale rispetto a quello speciale, forse dimentica non solo oltre settant’anni di autonomia a dispetto di meno di un anno di emergenza, ma che in Trentino nessun malato è stato mandato altrove perché non poteva essere curato. Il nostro sistema sanitario ha retto il colpo, di questo si deve tenere conto. Come si deve tenere conto della nostra capacità di eseguire tamponi, di trovare vie nuove come quelle dei test rapidi eseguiti in farmacia, piuttosto che dell’esperienza, unica in Italia, fatta a giugno e luglio con la riapertura dei servizi 0-6 anni.

Chiudere due ore dopo, per tot attività, per tot giorni, in questo momento può rappresentare la differenza che c’è tra la vita e la morte di un esercizio e del futuro di una comunità. Perchè ricordiamocelo, perderne uno vuol dire determinare, a livello economico, un effetto domino esponenziale di ricadute negative che non coinvolgono solo la catena dei fornitori, dei dipendenti, dell’indotto, ma che incidono anche sul tessuto vitale di una comunità. Prima di Covid, dagli Stati generali della Montagna era uscita forte la volontà di preservare le “Terre alte” dallo spopolamento: ora sui giornali leggiamo qualche bel servizio di famiglie che hanno deciso di abbandonare metropoli e città per trasferirsi in piccoli paesi, ma in questi servizi non si dice della fatica di tenere aperto un bar in un paese di trecento anime se nessuno ci potrà più andare, e quello che quel bar rappresenta per la comunità, o non si cita l’importanza di un ristorante che dà pane a quattro o cinque famiglie del paese. Il turismo rappresenta il 18% del PIL trentino, e di questo 18%, due terzi sono realizzati in inverno. Agli operatori, in questo momento spaventano forse più le decisioni del Governo centrale che non il Covid in sé.

Ma non possiamo far venir meno la speranza, dobbiamo avere la capacità di tenere la barra dritta muovendoci in maniera puntuale, veloce, flessibile, e questo può essere fatto solo se abbiamo la capacità di incidere sul locale come con l’ultima ordinanza del Presidente della Giunta provinciale, che pur non essendo risolutiva vuole dare respiro ad una categoria già provata dalle precedenti chiusure, dando anche un segnale di positività e di difesa. Si tratta di un provvedimento che vuole permettere a delle persone di poter continuare a vivere del loro lavoro e soprattutto perché queste attività non chiudano per sempre lasciando uno spazio vuoto che difficilmente potrà essere nuovamente riempito in tempi brevi. Questo, e molto altro, vorremmo che da Roma non fosse più ignorato, nonostante l’innegabile difficoltà della situazione attuale.

 

 

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Vanessa Masè
cons. prov. La Civica

Per anni da parte delle istituzioni: responsabili politici della Provincia, sindaci del settore porfido, magistrati, e forze dell’ordine, hanno sottovalutato il malaffare evidente da anni, che si sviluppava sotto traccia, come un cancro nel settore del porfido e nel Trentino.

Il C.L.P. ha avvertito i gruppi consigliari della Provincia di Trento in ben 4 incontri (2014-2015-2016-2018), di questa piaga sociale, fornendo ampia documentazione, chiedendo un aiuto e collaborazione, aiuto ricevuto solo dai consiglieri: Filippo Degasperi, Alex Marini e dall’attuale ministro Fraccaro Riccardo.

I membri della “locale” o “andrina” ‘ndranghetista sita a Lona-Lases, si erano insediati negli anni 1980. Dalle indagini risulta che i maggiori referenti erano i fratelli Giuseppe, Pietro Battaglia, il capo Innocenzo Macheda, con sodali come Nania Maria Giuseppe e Arafat Mustafa già condannati in altri processi nel 2019, il primo a 6 anni di reclusione (ditta  Anesi srl dei Battaglia) e il secondo a 2 anni e 8 mesi per il pestaggio del cinese XUPAI fatto assieme a Bardul Durmishi e a Selman Hasani.

In poco conto sono state tenute le denunce fatte: dal C.L.P., che fino ad oggi ha consegnato 26 esposti-denuncia alla Procura di Trento di cui 9 alla Corte dei Conti, inerenti il settore porfido, e relative amministrazioni comunali; le segnalazioni effettuate dal segretario del Comune di Lona-Lases Marco Galvagni, dal presidente degli autotrasportatori Andrea Gottardi, che avevano a cuore il bene comune e la legalità. Dall’indagine dei carabinieri del ROS di TN e Reggio Calabria e conseguente ordinanza del Giudice la Ganga, si scoprono cose preoccupanti. Per esempio, personaggi denunciati o arrestati insieme ad un ex prefetto, un vicequestore, un ufficiale dei carabinieri, con cene fatte con alcuni magistrati del tribunale di Trento ( una condotta inopportuna per un rappresentante della giustizia).

Quale era lo scopo o contropartita ? (non è dato sapere). Quanto possono aver influenzato certi magistrati del Tribunale di Trento, sull’esito di tutta una serie di archiviazioni, molto discutibili, di vari esposti del C.L.P. Non meno importante il comportamento dei carabinieri di Albiano riguardo al pestaggio dell’operaio cinese Hu Xupai che al riguardo sono stati oggetto di un esposto-denuncia del 5 maggio 2016. Dopo 4 anni, non sappiamo che fine ha fatto, se la magistratura ha indagato o meno. Come ad esempio il comportamento dei carabinieri di Baselga di Pinè riguardo all’esposto d.d. 11.4.2018 del C.L.P. inerente il problema della strada del “Castelet” delle cave di S. Mauro. Perchè non hanno svolto le indagini richieste dal Pubblico Ministero del Tribunale di Trento? A questo punto ci domandiamo, chi è l’eminenza grigia che ha bloccato ogni nostra denuncia ed indagine, anche rispetto ai molti esposti ancora rimasti inevasi? Quale fiducia i cittadini possono avere nelle istituzioni democratiche di fronte al comportamento così disinvolto di chi le rappresenta?

Noi siamo grati a Domenico Sartori, Giorgia Cardini e Francesco Terreri dell’Adige, al mensile “QUESTOTRENTINO” per le inchieste, sulle “infiltrazioni mafiose” in Trentino, mensile che va sostenuto da quei cittadini desiderosi di conoscere come stanno le cose, dietro la facciata perbenista della nostra autonomia. Siamo altresì riconoscenti per il lavoro svolto dagli investigatori del ROS del Carabinieri e di quella magistratura sana e rispettosa delle leggi dello stato italiano. Esprimiamo un grande apprezzamento anche al vescovo monsignor Lauro Tisi per le parole che ha espresso sull’Adige d.d. 24.10.2020 dal titolo: ” ’ndrangheta è figlia della nostra sonnolenza”.

Non basta però il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, occorre una presa di coscienza dei cittadini per creare un :”ARGINE DI CIVILTA’ CONTRO LE MAFIE” come sostiene il Presidente delle ACLI trentine, per estirpare alla radice il cancro della criminalità attraverso il contributo della responsabilità individuale e collettiva e creare le premesse per una cultura della legalità e giustizia sociale a partire dalla scuola. Questo è il momento per una seria riflessione sulle modalità di gestione del settore del porfido, che non può essere lasciata nelle mani della potente lobby locale che controlla direttamente o indirettamente le amministrazioni comunali della zona. Il permanere di questo conflitto di interessi, costituisce il principale ostacolo affinché si possano stabilire canoni di concessione equi e le comunità interessate possano realmente godere dei benefici derivanti dall’attività estrattiva. Su questa strada occorre istituire, oltre all’OSSERVATORIO sulla criminalità organizzata”, proposto da 2 anni dal consigliere Alex Marini M5S, anche una “Commissione d’indagine” già proposta dall’ex consigliere Claudio Civettini con una mozione del 9.10.2015 mai portata in Consiglio provinciale.

Anche noi dobbiamo infine aggiungere una nota di autocritica, per esserci accorti soltanto nell’estate 2014 che un membro del C.L.P. cercava di coprire, sicuramente per via della relazione di parentela, i titolari della ditta Anesi srl. dei Battaglia. Nell’autunno di quell’anno, dopo un chiarimento interno ritenuto insufficiente egli è stato allontanato dal C.L.P. Ci desta profonda tristezza vedere che oggi nell’ordinanza del GIP relativa all’operazione “Perfido” tali nostri sospetti hanno trovato conferma. Dalla intercettazione telefonica di due degli arrestati si evince che gli operai della Anesi srl sono stati costretti a sotto firmare dichiarazioni false in merito alla regolarità retributiva su consiglio dato a Giuseppe Battaglia dal cognato sindacalista (Ezio Casagranda – sindacato di base U.S.B.), “consigliato malamente” dicono i due in quanto ciò ha portato alla condanna in primo grado di Mario Giuseppe Nania (amministratore della ditta) a 6 anni di reclusione per estorsione nei confronti dei lavoratori. che, secondo le indagini, erano ridotti in schiavitù!

“ Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio” (vangelo di Matteo cap.7-3)

UN APPELLO AI GIOVANI: “INDIGNATEVI E REAGITE PERCHE’ LE MAFIE VI RUBANO LA LIBERTA’ E LA VITA FUTURA”

 

 

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Vigilio Valentini

Ex sindaco di Lona -Lases dal 1985 al 1995

Membro del “Coordinamento Lavoro Porfido” (Clp) – realtà che he ha contribuito assieme ad altri attori a denunciare l’infiltrazione dell’ ‘ndrangheta nel settore porfido.

“Sono in politica a causa del conflitto tra il bene e il male e credo che alla fine il bene debba prevalere”.

Lo disse la lady di ferro, Margaret Thatcher, che più di altri conobbe e portò avanti una battaglia tra l’84 e l’85 con i cavatori delle miniere.

Ho ripreso quelle parole perché sono convinta che quanto sta attraversando in questi giorni il sistema economico trentino con l’indagine e lo scandalo dell’ndrangheta nel settore del porfido debba far riflettere ed essere, perché no, visto come un punto di partenza.

Dopotutto è dimostrato che è proprio dalle crisi e da una buona gestione delle esperienze negative che nascono le migliori opportunità di crescita.

Come noto, da molti anni ormai il settore estrattivo locale sta attraversando un momento caratterizzato da una crisi grave e profonda, accompagnata dalla diminuzione dei posti di lavoro e del fatturato delle imprese.

In questo periodo di legislatura ho incontrato rappresentanti del settore, ho effettuato sopralluoghi nelle cave. Le problematiche del settore sono cosa nota, come sono note le difficoltà di arrivare ad una linea condivisa e comune da parte degli stessi cavatori.

In tempi recenti si è da più parti giustamente invocata, la necessità di innovazione, aggregazione, garanzia di elevata qualità del prodotto, nonché di nuove strategie di promozione per la nostra preziosissima pietra.

Ma ciò di cui oggi voglio parlare va ben oltre.

Le forze dell’ordine, che ringrazio per essere presenti e vigilanti sul nostro territorio, hanno inferto un duro colpo alla parte malata del sistema.

Adesso, però, mentre facciamo affidamento sulla giustizia perché faccia il proprio corso con la severità necessaria, dobbiamo stare attenti a valorizzare al meglio la parte sana, il lavoro che per anni trentini onesti e laboriosi hanno portato avanti tra sacrifici e difficoltà.

Sarebbe profondamente ingiusto se l’immagine del settore e di un prodotto così prezioso e di nicchia, fiore all’occhiello del nostro territorio, come il porfido venisse definitivamente compromesso.

Un’immagine globale di un settore in difficoltà, che necessita certamente di individuare nuovi stimoli e soluzioni alle molteplici problematiche, ma nel contempo tenace, desideroso di non arrendersi e grandissima parte del quale nulla ha a che vedere con la criminalità.

Da garantista, inoltre, mi sento anche di difendere i cavatori del porfido che forse in tutto questo sono vittime, non collusi.

Desidero difendere l’immagine del tessuto economico del Trentino, un tessuto sano e che rispecchia la natura autentica, profonda della nostra terra.

Desidero farlo anche perché quanto sta accadendo non getti nello sconforto e demoralizzazione i lavoratori e imprenditori del settore, per evitare un clima di sfiducia e pessimismo verso l’intero comparto e verso tutti i suoi attori già pesantemente colpiti economicamente e soprattutto in un momento di pandemia già di per se difficile.

E’ noto che ogni ambito può purtroppo essere caratterizzato dalla presenza di elementi criminali. Ma non per questo è accettabile fare di tutta l’erba un fascio.

Il settore del porfido, non dimentichiamolo, ha dato moltissimo alle nostre comunità e continuerà a farlo.

Ha altresì contribuito alla cultura e alla conoscenza del territorio, a dare lavoro a molte famiglie trentine e ad evitare lo spopolamento delle nostre valli.

Per cui son certa che le trentine e i trentini tutti, insieme alle istituzioni e le comunità interessate si impegneranno a ricostruire e a dimostrare con fatti concreti quell’immagine positiva e di qualità della filiera del porfido, puntando su criteri quali la legalità e la trasparenza, oltre che la qualità, che caratterizzano l’ “oro rosso” e tutto ciò che ruota dietro quella strategica filiera.

 

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Alessia Ambrosi
Consigliere Lega Salvini Trentino

Parole di Papa Francesco su gay e famiglia: importante leggerle alla luce della dottrina ufficiale della Chiesa.

Il Magistero è tutto l’insegnamento della Chiesa, tramite il quale la stessa custodisce, protegge e tramanda l’intero deposito di fede contenuto nelle Sacre Scritture e nella Sacra Tradizione. Nonostante queste solide fondamenta, è molta la perplessità nel mondo cattolico in seguito alle parole di Papa Francesco espresse su gay e famiglia in un documentario che, grazie ad un’intensa attività propagandistica, sono state estrapolate e sapientemente sbandierate. Certo un ritaglio di intervista, peraltro in un documentario di un regista noto per il suo attivismo verso la causa LGBT, non costituisce certo un atto di Magistero, ma i media spingono per dipingere le parole del Pontefice come una “rivoluzione”, un radicale allontanamento dall’insegnamento della Chiesa. Gli stessi pompieri vaticani si sono sentiti in dovere di intervenire con precisazioni e riletture, cosa che, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha amplificato il disorientamento del mondo cattolico.

L’accoglienza delle persone con orientamento omosessuale ha da sempre contraddistinto l’azione di Papa Francesco, non è una novità, e certo non si può che condividere la considerazione delle stesse come figlie di Dio, e come tali amate come tutti i figli, così come la possibilità di poter godere di adeguata tutela giuridica. Altra cosa è parlare di famiglia. Anche se nel suo intervento il Santo Padre sembra fare riferimento più alla famiglia d’origine che ad altro, dalla quale nessuno dovrebbe sentirsi allontanato, l’utilizzo del termine famiglia – che nel mondo cristiano è indissolubilmente legato al sacramento del matrimonio e all’apertura alla vita – rischia infatti di prestarsi ad essere funzionale ad un avvicinamento a pratiche come quella dell’utero in affitto, visto che due padri, per natura, non possono tra loro generare alcunché. Se è vero che il tema non è stato toccato direttamente dal Papa, questo emerge chiaramente nel documentario che dà spazio a due militanti gay (in precedenti dichiarazioni definivano la madre un “concetto antropologico”), che attraverso tale pratica hanno acquistato tre figli. Ecco che con questo intervento il Pontefice ha dato a molti l’impressione di aver assunto un ruolo che non gli appartiene, sposando l’agenda LGBT e sembrando di volersi fare promotore – con priorità, copertura legale e forse, perfino dottrinale – del pensiero politico dominante sul valore e su cosa si debba intendere oggi per famiglia: un assist a chi, dentro e fuori la Chiesa, ritiene che la storia rende relativa ogni verità.

Una lettura di questo tipo è motivo di preoccupazione per i fedeli. Per questo le considerazioni del Papa, possono essere correttamente interpretate solamente leggendole alla luce della dottrina ufficiale della Chiesa, che ne fornisce l’insostituibile chiave interpretativa, per toglierle dall’operazione di colonizzazione ideologica in atto. Su questi temi i cristiani hanno una strada maestra, quella indicata dal Magistero: difendere la famiglia naturale sempre e comunque perché la Famiglia è un dono di Dio. Ecco perché i cristiani, con infinito rispetto e senza porsi a giudizio di qualcuno, non possono esimersi dal proclamare con il coraggio dei poveri e degli umili che la famiglia è fatta da un uomo e una donna, che la vita nasce solo da un padre e una madre. Saranno sbeffeggiati per questo? Sicuramente, ma ne va della loro essenza: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,18-27). Non si può vivere con la preoccupazione di passare indenni i giudizi del mondo.

 

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Cons. Claudio Cia

Intervento sulla pillola dei 5 giorni dopo anche ai minorenni. L’ufficializzazione della vendita liberalizzata della pillola “EllaOne”, contraccettivo di emergenza fino a 5 giorni, permette di fare alcune considerazioni di tipo etico, sanitario , sociale e politico.

Dal punto di vista farmacologico sappiamo che il principio attivo è lo stesso della Ru486, la pillola abortiva. E’ tuttora oggetto di studio scientifico la potenziale abortività di “EllaOne”, e c’è da sottolineare il cambiamento sorprendente di posizione dell’Agenzia del Farmaco nazionale Aifa che nel 2009, così come l’EMA Agenzia Europea del Farmaco, sosteneva l’azione abortiva dell’Ulipristal acetato, contenuto nella suddetta pillola.

Scelte come quella di rendere libera la vendita di un simile contraccettivo chiamano in causa pesanti responsabilità a più livelli e su più versanti, e vanno compiute soppesando a dovere pro e contro, motivi a favore e a sfavore. Innanzitutto, si dice che al momento della vendita un foglietto illustrativo spiegherà il funzionamento, ma il primo interrogativo che sorge è :”la adoloscente che dovesse farne ricorso sarà in grado di fare un uso appropriato ed adeguato di tale farmaco e soprattutto sarà informata anche di tutti i meccanismi con i quali agisce il farmaco e cioè non solo del blocco dell’ovulazione per impedire la fecondazione ma anche del possibile meccanismo microabortivo in caso di assunzione del farmaco a fecondazione già avvenuta”? Non ancora chiari , poi, sono gli effetti secondari di “EllaOne”.

Ma ciò che più conta è che una questione come questa va considerata dal punto di vista etico, culturale e informativo. I ragazzi vanno consapevolizzati in materia con lezioni apposite da organizzare e tenere nelle scuole, come per altro avveniva fino a circa un decennio fa ma che sono venute meno per i pesanti tagli operati a livello governativo a cultura e sanità.

A mio modo di vedere, la delicatezza della questione e le sue implicazioni di vario genere richiedono di essere trattate da professionisti seri specializzati sulla materia che illustrino nelle scuole , ai ragazzi la materia pianificandone i percorsi in maniera organica e graduale, dato che come sappiamo spesso la famiglia in tal senso presenta carenze o criticità notevoli e soprattutto spesso, purtroppo, è latitante. Le ragazze, che devono poi affrontare la maternità o la scelta dell’aborto in prima persona, devono trovare nelle istituzioni dei riferimenti sicuri e affidabili, che permettano loro di operare delle scelte serene, informate e soprattutto profonde, in cui il sentimento abbia un ruolo preminente, senza lasciare che a “risolvere” la questione possa essere una pillola ingerita in maniera meccanica.

Se così non sarà, continueremo a vivere in una società che ha abdicato ad ogni principio morale ed educativo, una società che non sa rapportarsi ai problemi del presente, di più una società che non ha futuro. Perché solo l’educazione e la conoscenza garantiscono ai giovani di oggi, una vita degna domani. Credo che questo genere di farmaci abbiano poco da farci entusiasmare perché comunque banalizzano situazioni che in realtà sono di profondo senso etico e responsoriale.

 

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Gabriella Maffioletti
Vice coordinatrice di Forza Italia Trentino Alto Adige

Cari teserani, cari Amministratori di Tesero, mi rivolgo a voi con la preghiera di considerare la pesante responsabilità che avete in questo momento. Parlo della ristrutturazione della Malga Lagorai, su cui sta per essere da voi assunta la decisione finale sul progetto presentato dalla Magnifica Comunità e che trasforma la malga in un ristorante-rifugio. La malga è fatiscente e ha sicuramente bisogno di un intervento di recupero. Tuttavia il progetto che si vuole approvare snaturerà la valle. Trasformata la malga in rifugio, il Cermìs la inserirà nei propri programmi pubblicitari favorendone la frequentazione di massa, i gestori esigeranno che sia consentito l’accesso motorizzato, insomma si creeranno le condizioni per una forte antropizzazione che determinerà il degrado della Val Lagorai.

A fronte di questa perdita permanente e irreversibile, quali sarebbero i vantaggi per la popolazione, per i Vicini? Nessuno.

Perché l’investimento sarà in perdita, come ha ammesso anche la Magnifica Comunità che si è impegnata a pagare un gestore. Perché, come ammesso dallo Scario, la malga-rifugio non ha a che fare con il “trekking Translagorai”. Di certo non esiste una valutazione dei costi e dei possibili ricavi. Ancora più grave, è che non esista un piano per lo smaltimento dei reflui, a pochi metri dal Lago di Lagorai: solo per questo l’approvazione del cambio d’uso sarebbe una scelta irresponsabile. Per non parlare dell’assenza, nel progetto, degli impianti elettrici, idrici, di riscaldamento.

Tanti Vicini hanno chiesto che il restauro della malga sia conservativo e preservi il patrimonio storico dei Vicini. Purtroppo da parte della Magnifica Comunità non è stata data alcuna valutazione sulle criticità e sulle proposte alternative che sono state formulate da più parti negli ultimi due anni.

Ci piacerebbe che ai nostri Amministratori importasse il ruolo culturale che la malga può avere, la possibilità di tenere vivi i mestieri antichi, e con ciò diventare anche un’attrazione per un turismo intelligente. Abbiamo invece paura che la scelta di spendere 750mila euro per farne un ristorante nasconda altre motivazioni. Il progetto ha tanti contro e pochi pro. Tuttavia né la Provincia, né la Comunità hanno voluto spiegare l’accanimento e la fretta per creare una struttura turistica ricettiva da cui non ci si attendono ricavi economici, ma che andrà a compromettere una delle valli più belle e il più grande lago che dà il suo nome a tutta la catena montuosa.

Mi appello alla vostra intelligenza, alla vostra comprensione, al vostro rispetto per figli e nipoti ai quali mi auguro che consegnerete la Val Lagorai intatta, bella e selvaggia come è sempre stata e come vi è sempre piaciuto trovarla.

Alla cortese attenzione degli amministratori comunali di Tesero.
In riferimento al progetto di Malga Lagorai e in previsione di una prossima approvazione nel consiglio comunale:con le nostre firme chiediamo che la struttura della nostra Magnifica Comunita di Fiemme,adibita da sempre alla pastorizia,”radice del nostro passato”,non venga snaturata come “struttura ricettiva”,quindi chiediamo non venga concesso il cambio d uso.
In merito alle osservazioni ,dal punto di vista tecnico chiediamo che i complementi mancanti siano rimessi in discussione alla cittadinanza.

Le nostre osservazioni non possono limitarsi alle strutture murarie,ma a tutto ciò che ne deriverà dal punto di vista ambientale e dal grande sfregio culturale e storico che ne conseguirà.

Di fronte a questa responsabilità che voi avete..chiediamo un approfondita riflessione.Chiediamo maggiore chiarezza nell esporre la decisione,perché la definizione data dalla signora sindaca Elena Ceschini alla serata pubblica dello scorso 16 settembre:”bivacco custodito”..letteralmente non da nessun riscontro interpretativo,se non come agriturismo o rifugio..strutture di grande impatto nelle zone poco antropizzate come la val Lagorai.

Ringraziamo per l attenzione e fiduciosi che agirete dettati da conoscenza e coscienza.
Seguono le nostre firme di Vicini alla Magnifica Comunita di fiemme

Oltre che da residenti e da alcuni ospiti che soggiornano da lungo tempo nella nostra valle.

 

 

 

Eccoli lì, tutti in fila, dopo aver timbrato il cartellino di “fine lavori” pronti a timbrare quello di “inizio lavori”, armati di ottimi propositi, prodighi di certezze, di consigli e soprattutto di progetti e strategie da dispensare con generosità …agli altri. Obiettivo quello di porre le basi per una ripartenza del centrodestra che possa presentarsi forte, compatta e unita alle elezioni provinciali del 2023.

A morire se qualcuno, determinante della sconfitta elettorale, abbia usato l’umiltà e il pudore di una qualsiasi autocritica o, che so, abbia manifestato un dubbio su comportamenti e/o su scelte strategiche sbagliate, o che abbia sussurrato, magari con voce flebile ancorché chiara, una scusa per aver creato con le loro scelte sconcerto e sbigottimento nell’elettorato.

No, lo sport dichiarativo imperante è stato ed è quello, oltre la volontà di riunificarsi , di trovare scuse per salvare leadership e poltrone cercando di riconquistare quei consensi perduti in quanto figli di sconsiderati comportamenti.

Così Progetto Trentino e Silvano Grisenti rivolgono un accorato appello alle civiche per una unione in un centrodestra rinnovato; loro che per primi alle recenti Comunali, fra la meraviglia di tutti, hanno deciso di correre da soli.

Così Agire e Claudio Cia, che ancora si chiedono, con falsa ingenuità, come mai sono stati messi alla porta dopo essere stati i promotori del “golpe” (riuscito e consumato) ai danni dell’allora prescelto e condiviso candidato sindaco, ora parlano di nuova fase ricostruttiva e unitaria dichiarando “fedeltà” (N.d.r.: ma Cia non ha recentemente dichiarato di essere fedele solo a Dio e alla moglie???) al Presidente Fugatti per una sua ricandidatura. Visti i precedenti quale sia il grado di attendibilità, ce lo chiediamo tutti.

Così Andrea De Betoldi (Fratelli d’Italia) che lasciatosi coinvolgere da Cia nell’attuare lo strappo, spinto più per affermare la sua leadership all’interno del partito che altro (ricordiamo per inciso che in occasione della brutta pagina “Baracetti” ha sconfessato la linea politica del suo leader Giorgia Meloni che della coerenza ha sempre fatto vanto), ora predica il ritorno all’ unità dei tre partiti come se nulla fosse.

Così lo stesso appello proviene dalla Lega che pur avendo avuto in mano il pallino della situazione ha gestito troppo superficialmente l’intera vicenda.
Il voler tirare una riga su quanto accaduto con l’impegno di ricreare una seria, consapevole e credibile alleanza, è cosa non solo ragionevole ma assolutamente necessaria e deve partire da lontano e quindi già da oggi. Solo che gli attori di quanto accaduto, che non hanno certamente dato prova delle capacità necessarie, dovrebbero seriamente riflettere sul da farsi magari demandando a nuove figure l’onere, non facile, di una ricostruzione matura.

 

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Giannantonio Radice

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