LANCIO D’AGENZIA

Questa sera le sigle sindacali e l’Apran hanno raggiunto l’accordo per la chiusura delle code contrattuali del Contratto provinciale della sanità 2016 – 2018. L’accordo movimenta complessivamente, per gli anni dal 2018 al 2020, risorse per 20 milioni di euro e per 7 milioni di euro all’anno a regime, dal 2021 in poi. La firma ufficiale è prevista per i prossimi giorni.
Il contratto interesserà oltre 6500 dipendenti dell’Apss (esclusa la componente dirigenziale medico-sanitaria). All’incontro era presente l’assessore provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana che ha espresso la sua soddisfazione.

“Con questa intesa – sottolinea l’assessore Segnana – veniamo incontro alle aspettative di un comparto che attendeva da anni delle risposte. Sono molto soddisfatta di questo risultato che premia il lavoro impegnativo di tanti soggetti come i sindacati, l’Apran e le strutture tecniche provinciali coinvolte. Il mio grazie va anche alla Giunta provinciale per le risorse che sono state messe a disposizione di questo rinnovo, anche in un momento non facile per le finanze pubbliche. Questo accordo arriva in coda ad un evento di portata mondiale come l’epidemia da Covid – 19, che ha messo a dura prova anche la sanità trentina; settore che ha dimostrato ancora una volta di essere all’altezza delle sfide più impegnative e di essere un punto di riferimento per la nostra comunità. In questa occasione voglio ringraziare tutti i professionisti della nostra sanità e ribadire la considerazione e la stima che riserviamo loro”.

Alle 17.30 di oggi le quattro sigle sindacali, Cisl, Fenalt, , UIL Fpl Sanità e Nursing up e hanno sottoscritto la parte economica del contratto Sanità 2016/2018 dando una concreta risposta a tutti i lavoratori della Sanità trentina che da anni aspettavano questo momento.

È stata data risposta alle richieste del personale sanitario, amministrativo/tecnico, Oss e di supporto.

Ci auspichiamo che la Giunta Provinciale ne dia celere applicazione vista anche la soddisfazione espressa dall’Assessora Segnana presente alla trattativa in videopresenza.

La Giunta ci convochi in tempi brevi per l’apertura del CCPL 2019/2021.

 

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Cisl – Giuseppe Pallanch

Fenalt – Chiara Romani e Paolo Panebianco

UIL FPL Sanità – Giuseppe Varagone

Nursing up – Cesare Hoffer

«Fratelli d’Italia torna a chiedere al Presidente della Repubblica Mattarella di intervenire sullo scandalo che sta sconvolgendo i rapporti tra magistratura e politica. Le intercettazioni che coinvolgono l’allora vicepresidente del CSM Legnini, Palamara e altri magistrati sul caso Diciotti sono un insulto alla democrazia italiana. Siamo certi che il Capo dello Stato non resterà in silenzio un minuto in più davanti a questo scempio, che tocca le fondamenta dello Stato di diritto.

Bisogna azzerare il CSM e studiare meccanismi, quali il sorteggio, che impediscano che la cancrena delle correnti politicizzate e la loro logica spartitoria possa rialzare la testa. È necessario per un sereno rapporto di equilibrio fra politica e magistratura ed è vitale per difendere la credibilità di quelle migliaia di magistrati che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con onore».

È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Piena solidarietà alla gelateria Pingu che è stata vittima di un raid vandalico nelle scorse ore. Questo increscioso fatto, assieme ad altri fenomeni delinquenziali quali ad esempio il furto del defibrillatore in Piazza Duomo, sono comportamenti che denotano una totale assenza di sicurezza nella nostra città e quindi, ancora una volta, ripetiamo il concetto: basta insicurezza, basta tergiversare, vogliamo una città sicura e a misura di cittadino. Questo è quando dichiarato in una nota stampa dalla Sezione della Lega di Trento.

Questo quanto dichiarato in una nota dalla Sezione Lega di Trento

Emergenza Covid 19. Disoccupazione agli imprenditori senza controlli su regolarità e fedeltà fiscale. Cgil Cisl Uil: i criteri per concedere l’ammortizzatore sociale alle partite iva che chiudono deve prevedere criteri stringenti. Altrimenti è assistenzialismo mascherato.

“L’indennità di disoccupazione per gli imprenditori che falliscono e per le partite iva che chiudono a causa del Covid 19 non si può trasformare da misura di sostegno alla ricollocazione ad un mero strumento di assistenzialismo che può premiare anche comportamenti elusivi. Servono quindi criteri più stringenti rispetto a quelli proposti dalla Giunta”.

E’ quanto hanno ribadito stamattina i rappresentanti di Cgil Cisl Uil del Trentino all’assessore provinciale al lavoro, Achille Spinelli, durante la riunione della Commissione per l’impiego, che oltre ad una prima analisi sulla situazione del mercato del lavoro, ha discusso il provvedimento della giunta provinciale che prevede, in buona sostanza, un ammortizzatore sociale di 900 euro al mese per un massimo di 4 mesi per le partite Iva costrette a chiudere l’attività.

Le tre confederazioni hanno sostenuto l’utilità di garantire un sostegno al reddito finalizzato alla ricollocazione degli imprenditori disoccupati. Il tema però è quello di non permettere che nelle maglie della disciplina possano infilarsi anche coloro che questo sostegno non lo meritano. In particolare Cgil Cisl Uil del Trentino hanno chiesto che le imprese e le partite iva beneficiarie della nuova misura, nell’anno solare precedente all’emergenza Covid-19, non abbiano avuto vertenze di tipo lavorativo, siano in regola con il pagamento di stipendi e contributi previdenziali, non abbiano avuto contenziosi con il fisco. Su questo fronte però l’assessore Spinelli non ha fatto concessioni trincerandosi dietro la giustificazione di una presunta difficoltà ad accertare la condizione di regolarità del beneficiario.

Per i sindacati infatti “è inaccettabile che chi non ha pagato i contributi ai propri dipendenti, ha licenziato senza motivo o non ha pagato le tasse possa essere oggi premiato con questa misura. Ad oggi la Giunta non ha previsto nessun criterio per accedere a questo beneficio; gli imprenditori non dovranno dimostrare nulla e potranno invece godere dell’ammortizzatore sociale, magari dopo aver ottenuto anche gli incentivi a fondo perduto e i prestiti agevolati da Stato e Piazza Dante”.

Proprio per questa ragione Cgil Cisl Uil hanno chiesto che venga fissato un limite di tempo tra la chiusura della partita Iva e l’apertura di una nuova e che venga inserito anche un indicatore Icef. “Senza si può dichiarare fallimento, prendere i soldi e al quinto mese aprire una nuova posizione come se nulla fosse. Ma soprattutto si rischia di garantire sussidi pubblici a lavoratori autonomi che hanno ingenti patrimoni. Per questo serve introdurre una soglia Icef oltre la quale non è possibile accedere a questo beneficio che, va ricordato, a differenza della Naspi, non è pagato da contributi versati dagli imprenditori stessi, ma dalle tasse di tutti i cittadini, in primis lavoratori dipedenti”.

Su questi due punti l’assessore Spinelli ha aperto alle proposte delle organizzazioni sindacali. Il testo della delibera con alcune modifiche non ancora ufficiali, è stato adottato dalla Commissione provinciale per l’impiego con cinque astensioni, quelle dei rappresentanti di Cgil Cisl Uil, Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini, Milena Sega, Gianni Tomasi e Annalisa Santin.

Con le ore 9 di lunedì primo giugno il sistema dei parcheggi dei Comuni di Arco, Riva del Garda, Nago-Torbole e Tenno tornerà alla usuale regolamentazione, dopo la generale liberalizzazione nel periodo del lockdown.

La decisione, condivisa dai sindaci Alessandro Betta, Adalberto Mosaner, Gianni Morandi e Giuliano Marocchi nel corso di un apposito confronto che si è tenuto nei giorni scorsi, è motivata dalla ripresa degli spostamenti a livello regionale e dalla riapertura di gran parte delle attività produttive e degli esercizi pubblici e commerciali, che hanno portato già un aumento del traffico e quindi della sosta, e anche dalla possibile riapertura del comparto alberghiero. Con questo progressivo ritorno alla normalità, d’altronde, l’Alto Garda trentino si allinea a quanto già fatto dalla maggior parte dei Comuni trentini, alcuni già da qualche tempo.

Le ordinanze con cui i Comuni avevano reso libera e gratuita la sosta erano state motivate dalla situazione di emergenza sanitaria, e in particolare dalla prescrizione per tutta la cittadinanza di rimanere il più possibile in casa (salvo esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute), limitando quindi al massimo gli spostamenti. Il che ha suggerito questa misura, voluta per facilitare la sosta dei veicoli e agevolare i residenti nel rispetto delle misure di contrasto al contagio.

Unica eccezione: in considerazione della maggiore dimensione e della diversa conformazione della Zona a traffico limitato, Riva del Garda manterrà liberi gli stalli a disco orario per altre due settimane, fino alle ore 9 di lunedì 15 giugno, così come la sospensione dell’attività di controllo automatizzato di accesso alla Zona a traffico limitato (i cosiddetti varchi elettronici), per agevolare la ripresa delle attività economiche, ancora non completa (ma l’accesso alla ztl rimane limitato ai residenti, ai titolari di attività e alle consegne).

Lago di Garda, uova di cigno distrutte. Enpa denuncia, chiede che vengano visionate le telecamere e scrive al Sindaco

Ha distrutto a sassate le uova di cigno deposte sulla riva del Lago di Garda a Brenzone. A poco è valso il tentativo di mamma cigno di proteggere i suoi cuccioli con il suo corpo, sotto il peso dei sassi sono morti tutti. L’Ente Nazionale Protezione Animali ha presentato denuncia, chiede che vengano al più presto visionate le telecamere presenti in zona e ha scritto al sindaco di Brenzone sul Garda affinché intervenga per proteggere persone ed animali da soggetti capaci di gesti crudeli e per invitarlo a costituirsi parte civile in un eventuale processo.

Carla Rocchi, Presidente nazionale Enpa: “Si tratta di un gesto efferato, contrario al senso stesso della vita. Una persona capace di compiere una cosa simile è sicuramente un soggetto pericoloso che va fermato! Confidiamo nel lavoro delle Forze dell’Ordine e chiediamo che vengano visionati tutti i filmati delle telecamere presenti nei dintorni. Individuare e punire l’autore di un gesto così meschino è nell’interesse di tutta la comunità. Ci rivolgiamo inoltre al sindaco di Brenzone sul Garda, Davide Benedetti, affinché faccia tutto quanto in suo potere per risolvere la situazione, mettere in sicurezza gli animali e sia pronto a scendere in campo contro la violenza, costituendosi parte civile in un eventuale processo”.

L’Ente Nazionale Protezione Animali invita anche tutti i cittadini che possano aver visto qualcosa e dunque avere qualche informazione per rintracciare il colpevole, a farsi avanti anche in forma anonima. “E’ bene ricordare, e lo facciamo ancora una volta, lo stretto legame esistente tra le persone che maltrattano gli animali e il livello di pericolosità sociale. Dunque – continua Carla Rocchi – è importantissimo non lasciare impunita una simile atrocità.

Dobbiamo farlo non solo per quei piccolini che non vedranno mai la loro mamma ma anche per dare un segnale forte e chiaro a tutta la comunità che la violenza non può essere tollerata, sotto nessuna forma. Ci mettiamo quindi a disposizione di chiunque voglia dare informazioni che possano aiutare a risalire al colpevole di questo deplorevole gesto. Il nostro ufficio legale ha presentato denuncia e l’Enpa è pronta ad andare fino in fondo a questa orribile storia”.

Fin dall’avvio del lockdown conseguente al diffondersi del coronavirus, l’Unione Commercio e Turismo di Rovereto e Vallagarina si è attivata chiedendo ai Comuni della Vallagarina di essere coinvolta nel definire i necessari interventi d’urgenza ed un piano organico per la “fase 2” di ripartenza, con interventi urgenti e misure finanziarie a supporto delle imprese. Immediato il confronto con l’Amministrazione comunale di Rovereto, impegnata a definire una strategia complessiva delineata nel documento “Interventi di urgenza e nuova strategia per la ripartenza della città di Rovereto”.

Uno dei primi passi è stato quello di pubblicare un avviso pubblico per raccogliere le manifestazioni d’interesse per l’installazione di plateatici (anche in ampliamento di quelli già esistenti) per i pubblici esercizi ma anche di strutture mobili per le attività commerciali che, alle prese con le limitazioni all’ingresso dei clienti nei negozi, hanno avuto la possibilità di chiedere spazi esterni. Oltre una cinquantina le richieste pervenute, che un apposito gruppo di lavoro, cui hanno partecipato i funzionari del Servizio Tecnico e del Territorio, gli agenti del Corpo della Polizia Locale, i funzionari del Servizio Sviluppo economico ed anagrafe, un rappresentante dell’Unione commercio e turismo, guidato dagli assessori Maurizio Tomazzoni e Ivo Chiesa, ha visionato in tempi brevi. Per accelerare l’iter di concessione l’Unione ha presentato un’unica richiesta per conto di tutti gli operatori, che è stata rilasciata oggi, al termine di un momento di verifica finale.

Pressochè tutte le domande sono state accolte, esclusi pochi casi nei quali mancavano le condizioni minime di sicurezza. Un apposito provvedimento verrà emanato per quanto riguarda l’area di via Mercerie, via Rialto e via Valbusa, nella quale sono state presentate diverse richieste ma che necessita di un intervento sulla viabilità viste le caratteristiche delle vie interessate.

L’intero pacchetto di provvedimenti verrà accompagnato e supportato dallo slogan “Rovereto città sicura, accogliente ed ospitale”, sotto la cui egida verrà organizzata anche una campagna promozionale, rappresentando la sicurezza sanitaria ed il rispetto delle regole previste dai protocolli di prevenzione Covid-19 un’assoluta priorità anche
“Siamo sicuramente soddisfatti per questo primo provvedimento emanato dall’Amministrazione comunale – commenta il presidente dell’Unione Marco Fontanari -, che è tra quelli che avevamo chiesto con urgenza. Avevamo sottolineato che il fattore tempo è fondamentale per affrontare con tempestività quest’emergenza senza precedenti che devono fronteggiare gli operatori economici.

Ora che quasi tutte le imprese hanno potuto riprendere l’attività comincia la fase più delicata perché la sfida è quella di far tornare la clientela ad acquistare nei negozi ed a consumare nei pubblici esercizi dopo oltre due mesi di chiusura e di limitazioni alla libertà di spostamento dei cittadini. Ringrazio il sindaco Valduga, la giunta e tutta la struttura comunale che si sta impegnando al massimo per mettere in campo tutti i provvedimenti necessari in questa fase così delicata, dai dirigenti ai funzionari ed alla Polizia locale. Noi proseguiamo con il nostro massimo impegno per attuare anche le altre misure necessarie per sostenere la ripartenza delle imprese e nei prossimi giorni seguiranno altre importanti novità. non solo a Rovereto ma anche negli altri Comuni della Vallagarina e con piacere segnaliamo che anche le amministrazioni di Ala e Mori hanno emanato un avviso per la concessione di plateatici e spazi esterni per le attività commerciali”.

 

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Unione Commercio Turismo e PMI
SEZIONE AUTONOMA DI ROVERETO E VALLAGARINA

I ristoratori trentini ripartono. O, almeno, provano a ripartire. L’Associazione ristoratori del Trentino certifica attraverso un sondaggio ai propri associati le difficoltà della categoria nel riprendere l’attività dopo due mesi di blocco pressoché totale. Tra problemi di liquidità, protocolli, distanziamenti, le imprese fanno fatica a ripartire ma l’entusiasmo e l’ottimismo fanno parte del dna degli imprenditori.

 

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I numeri dell’indagine
Il sondaggio, somministrato ai soci nella prima settimana di (possibile) apertura, è stato compilato da 381 ristoratori.

Il primo gruppo di domande riguardano le due tipologie di vendita che sono state concesse prima della riapertura, in tempi diversi: la consegna a domicilio e la vendita per asporto.

Una possibilità, quest’ultima, richiesta a gran voce dell’Associazione e concessa dalla Giunta provinciale.

La quasi totalità delle imprese non effettuava consegne a domicilio prima del lockdown: solo il 5,1%. Nel periodo in cui questa tipologia di vendita è stata concessa, la quota è cresciuta al 40,1%, ma dalla riapertura a riproporla saranno solo 2 aziende su 10. Il 29,3% infatti non ha ancora deciso se mantenere il servizio, mentre il 50,5% sicuramente non lo effettuerà.

La vendita per asporto invece era già diffusa prima del blocco: la effettuavano il 63% delle imprese. Valore che è rimasto pressoché stabile nel periodo in cui questa tipologia è stata ammessa, e che nelle intenzioni dei ristoratori potrebbe salire di qualche punto (fino a quasi il 70%) nel periodo successivo.

Dal 18 maggio, giorno in cui è stato possibile riaprire al pubblico i locali, hanno dichiarato di aver effettivamente aperto il 38% degli intervistati. Il 16% lo avrebbe fatto in settimana, il 12% entro il mese. Al momento della somministrazione del sondaggio, il 35% non aveva ancora deciso in merito.

Una parte importante nella decisione di riaprire l’hanno giocata le linee guida concordate dalla Provincia anche con l’Associazione. Ciò ha consentito di rendere più sostenibili le misure contenute nei protocolli, che rimangono comunque un ostacolo alla piena operatività: se per il 19,4% dei ristoratori infatti essi costituiscono un buon compromesso, per il 28,9% rappresentano il meglio che si poteva ottenere ma difficilmente applicabili nella propria realtà. L’11,9% ritiene che fosse il meglio che si poteva ottenere, vista la situazione, mentre il 39,8% li trova complicati da capire e da mettere in pratica.

Le conseguenze sono una riduzione dei coperti a disposizione: solo il 5,5% dichiara una riduzione fino al 20%, mentre il 21% stima una perdita tra il 20 ed il 40%. Il 46% calcola una contrazione tra il 40 ed il 60%, mentre il rimanente 27,5% subirà un taglio di oltre il 60%.

Rimane però la fiducia nella clientela: la stragrande maggioranza, l’80,6% ritiene che con il tempo i clienti abituali torneranno, mentre il 15,4% dichiara che sono già tornati fin da subito. Per un 4% invece non sarà così. E le motivazioni principali sono la paura del virus per il 50%, le misure di contenimento per il 39%, il 6% per entrambi i motivi, mentre il 4% imputa a motivi economici la mancata presenza.

Il capitolo credito rappresenta una criticità per le imprese: se il 47% non ha fatto alcuna domanda di accesso a qualche tipo di finanziamento (un dato condizionato anche da quelle attività stagionali interessate in maniera marginale dal blocco totale), solo l’11% ha chiesto e ottenuto credito. Il 10% non ha ottenuto nulla, il 30% ha fatto richiesta senza ottenere ancora alcuna risposta mentre il 2% riteneva troppo onerose le condizioni poste dagli istituti di credito.

Nel complesso, l’epidemia inciderà pesantemente sui bilanci delle aziende a fine anno: solo l’11% stima un calo fino al 30%, mentre la maggioranza indica cali superiori: tra il 30 e il 50% per il 41% degli intervistati, tra il 50 ed il 70% per il 32% degli intervistati, più del 70% per il 16% delle aziende.

La stima della ripresa inevitabilmente sconta queste considerazioni: per un’impresa su 3 ci vorrà più di un anno per tornare ai ritmi pre-coronavirus; lo stesso numero di imprese considera difficile stimare una ripresa, mentre il 14,2% ritiene di poter recuperare entro 6 mesi. Irrilevante la quota di chi ritiene di poter raggiungere i livelli precedenti l’epidemia entro 1 mese.

«Era importante riaprire – commenta il presidente dell’Associazione Marco Fontanari – e ad oggi circa il 60% delle imprese lo ha potuto fare. Parte delle rimanenti sono attività stagionali che, Garda a parte, riapriranno con l’avvio della prossima stagione estiva, tra qualche settimana. Era importante riaprire ed era importante farlo garantendo la massima sicurezza. Abbiamo lavorato molto con la provincia e l’azienda sanitaria per garantire protocolli di riapertura sostenibili, sia per la sicurezza dei clienti e di chi lavoro in azienda, sia per l’effettiva praticabilità delle misure.

Oggi posso dire di essere orgoglioso della risposta dei nostri ristoratori, scrupolosi nell’osservare quanto richiesto dai protocolli; anzi, è addirittura più facile trovare chi fa qualcosa in più di quanto previsto, piuttosto del contrario. Abbiamo tenuto duro in questi mesi di blocco pesantissimi, e teniamo duro anche ora, sperando che il recupero possa essere più veloce di quanto ci suggeriscono le stime».

«I ristoratori cercano di ripartire e lo fanno con entusiasmo e convinzione, sapendo di essere attrezzati per accogliere in sicurezza i loro clienti. Certo, ora, passata la necessità di garantire regole chiare e semplici per la riapertura, rimangono comunque le grandi questioni da affrontare: liquidità, incentivi, azzeramento, e non solo rinvio, delle imposte per i periodi di chiusura totale, accesso al credito. Ora è importante far tornare i cittadini a frequentare i nostri locali, certi che troveranno assieme alla solita accoglienza e professionalità, anche sicurezza. Dovremo tornare poi a parlare anche di contingentamento delle licenze, perché non possiamo permetterci più un settore senza regole e fuori controllo. Ci spenderemo anche a livello nazionale con Fipe per portare sul tavolo delle discussioni questa nostra istanza, assieme alla revisione al ribasso dell’Iva».

Alla conferenza stampa erano presenti anche i vicepresidenti Paolo Turrini e Francesco Antoniolli. «Per la nostra zona – spiega Turrini, presidente della sezione territoriale Alto Garda e Ledro – osserviamo una situazione simile ai mesi di marzo degli anni scorsi, con la differenza che invece ora dovremmo essere già entrati nella stagione. La mancanza di turisti si fa sentire: speriamo di poter ospitare la clientela tradizionale quanto prima». «In questo momento – ha detto Antoniolli – patiamo il fatto che a pranzo non siano rientrati tutti i lavoratori. L’asporto rimane una forma utile per arrotondare e che probabilmente rimarrà ancora nei prossimi mesi».

«Stiamo ragionando – ha spiegato il presidente di Confcommercio Trentino Giovanni Bort – con i nostri colleghi di oltre frontiera perché vorremmo si potesse parlare di apertura sia tra regioni che tra Stati. Ricordiamoci che il turismo è uno dei settori che soffre di più questa crisi ed ha bisogno di interventi concreti. Per il Trentino vorrei segnalare un dato che stiamo osservando con le nostre società di servizi e consulenza alle imprese, ovvero che nella nostra Provincia più del 50% delle imprese ha anticipato i soldi della cassa integrazione ai propri dipendenti, mentre per il resto d’Italia la cifra si ferma attorno al 20%. Una differenza che testimonia il senso di responsabilità dei nostri imprenditori».

Personaggi inqualificabili hanno deliberatamente, a bordo della loro auto, inseguito, terrorizzato e fatto precipitare una mamma orsa mutilata della zampa posteriore sinistra, e il suo cucciolone. Questa creatura già messa a dura prova non si sa da chi e non si sa come: la fucilata di un bracconiere? Una trappola illegale sempre di bracconieri? Nessuno ha voluto e potuto cercare la verità. Malgrado l’handicap fosse noto, l’orsa viene letteralmente tormentata: nonostante ciò, i perpetranti ne vanno tanto fieri da divulgare il video della loro “prodezza”.

Tuttavia, e nonostante la più che pessima amministrazione politica della Provincia Autonoma di Trento , giunge fortunatamente l’eccezionale notizia del bambino che, in Trentino pochi giorni fa, ha incontrato un orso a pochi metri ed ha seguito le istruzioni ricercate ed apprese sul web con diligenza, coraggio e razionalità: ci fa ben sperare per il futuro. Questo formidabile bambino ha evidentemente maturato una consapevolezza rara, speciale e, si spera, contagiosa. Alessandro è un prodigioso esempio, bravissimo lui e bravissimi i suoi familiari ed insegnanti. In un altro video recente degli escursionisti trentini avendo incrociato un orso si sono resi evidenti parlando: “Vai, vai ragazzo vai” e l’orso si è dileguato senza drammi per nessuno.

La stragrande maggioranza dei problemi con gli orsi derivano da comportamenti scorretti degli umani nei loro confronti. Chi è dotato di un cervello che dovrebbe essere nutrito di cultura, conoscenza, educazione e preferibilmente utilizzato? Gli esseri umani. Chi dunque dovrebbe acquisire le competenze adeguate alla convivenza con orsi, lupi, e genericamente la fauna selvatica, e metterle in pratica? Un bambino di soli 12 anni ha trovato il modo e ha zittito i suoi adulti di riferimento con la sicurezza di chi si è informato. Su quel che pensiamo del livello intellettivo e delle competenze degli automobilisti inseguitori è meglio sorvolare.

Le amministrazioni trentine hanno dato finora pessimi esempi di sé, nessuna ha preso in mano la decisiva fase di formazione e informazione della popolazione residente e dei turisti, della formazione di un gruppo di studiosi di riferimento anche internazionale sulla convivenza con orsi e lupi.. Ci auguriamo come trentini ambientalisti/animalisti chesopraggiungano infine personalità politiche che sappiano nettamente distinguersi da questi modi di agire e trovino il modo di affrontare l’argomento. Qualcuno c’è in Consiglio Provinciale PAT, come voce nel deserto, pochi come le dita di una mano, ma sarebbe auspicabile che forze politiche tutte trovino, finalmente, il modo di esprimere con fermezza passione per la legalità, la difesa dell’ambiente e degli animali.

Che immagine del Trentino stiamo dando al mondo e quale vorremmo dare? Quella di due personaggi violenti e crudeli o quella di un bambino che con la forza del suo intelletto e del suo coraggio è riuscito a dare a tutto il mondo una lezione di convivenza civile con la fauna selvatica anche con quella considerata, erroneamente, pericolosa?

Chiediamo alle autorità competenti che siano rintracciati e puniti i responsabili e che siano rese note le attuali condizioni di salute dell’orsa e del cucciolo.

 

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Il Coordinamento Ambientalista del Trentino

ENPA Onlus di Rovereto

LAC Trentino Alto Adige/Südtirol

LAV del Trentino

LIPU Trento

PAN-EPPAA

WWF Trentino

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