LANCIO D’AGENZIA

Sono molti i dubbi che attraversano la testa di noi cittadini in questi giorni amari di riflessioni e di forte impegno comune di fronte alla pandemia.

Riprendendo ed estendendo l’interrogativo sulla “credibilità delle istituzioni” sollevato dal direttore Faustini in merito a specifiche vicende del Coronavirus in Alto Adige, osserverei più in generale che proprio la scarsa chiarezza è risultata in questo primo mese di battaglia forse l’anello più debole dell’intera catena di comando. E con questo non voglio specificamente parlare di governo centrale o di governi regionali, quanto piuttosto farne un discorso di carattere generale sul sistema Paese.

Adesso si sta finalmente tentando di porre rimedio. Ma in una prima fase a noi italiani è stato detto, e lo ricordiamo tristemente tutti, che “Milano non si ferma”. Poi è stato più opportunamente spiegato che dobbiamo stare tutti a casa, poi ci si è soffermati sull’importanza per i ragazzini di poter prendere una boccata d’aria, necessaria per ridurre al minimo i traumi di una prolungata restrizione domestica in età evolutiva; infine si è nuovamente specificato che le passeggiate non sono consentite.

Un’attenuante va ampiamente concessa: ci troviamo di fronte a un nemico sconosciuto, subdolo, tutto il mondo ne è piegato e messo a dura, durissima prova. Tuttavia il problema complessivo della “credibilità delle istituzioni” messo in rilievo dal Direttore è a mio avviso il centro di tutto: si dice in un primo tempo che le domande di bonus all’Inps sono ad esaurimento fondi e ovviamente il sito dell’Inps va in tilt, salvo poi negare tutto e dire che i fondi ci sono e che è tutta colpa di un (improbabile) hacker. Dopo tanti annunci, la massiccia produzione di mascherine in Italia non è praticamente ancora cominciata, a parte poche lodevoli eccezioni.

Il problema, il nostro punto debole come sistema Paese (e in questo andrebbero anche ricordati i pericolosi balletti di competenze) a me pare proprio la discrepanza tra annunci fatti, cambiati e contraddetti e poi ribaditi. Tutto ciò sta creando un disorientamento crescente tra vasti strati della popolazione sin qui globalmente assai disciplinata e corretta. E pone un serio problema di affidabilità che chi ha il delicatissimo comando della catena ed è chiamato a coniugare l’efficacia dei divieti alla loro logica e alla loro sostenibilità economica a lungo termine deve necessariamente, una volta per tutte, risolvere.

Prima ancora che da leghista, prima ancora che da consigliere provinciale, direi prima ancora che da donna, confesso che a volte nemmeno io so alla sera, da madre, cosa dire a mia figlia, cosa raccontarle, cosa prometterle, nemmeno so quando potrò parlarle di libertà; allo stesso tempo non so cosa fare con mia sorella che è disabile, ed è spaesata per tutto quel che percepisce attorno. Confesso, alle volte, francamente, di sentirmi un po’ impotente.

Per le istituzioni italiane, globalmente, il concetto di credibilità rimanda al concetto dell’esempio per il buon padre di famiglia: se di fronte a una tragedia come questa siamo ondivaghi, poco coerenti, e quindi infine poco credibili, allora rischia di mancare un pezzo importante, fondamentale, della futura decisiva riposta della nostra società.

 

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Alessia Ambrosi
Consigliere Lega Salvini Trentino

Gruppo Dolomiti Energia: sostegno ai fornitori della piccola e media impresa in difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria.

Pagamento immediato ai fornitori delle fatture in scadenza nei mesi di aprile e maggio: è una delle ulteriori misure varate dal Gruppo Dolomiti Energia per far fronte all’emergenza sanitaria in corso. Per sostenere le piccole e medie imprese, il Gruppo Dolomiti Energia ha infatti deciso di dare un supporto tangibile a tali aziende, che si concretizza nel pagamento anticipato delle fatture, azzerando i consueti tempi di pagamento attuati normalmente dalle società del Gruppo.

Tutte le aziende del Gruppo Dolomiti Energia pagheranno quindi le fatture in scadenza nei mesi di aprile e maggio nei prossimi giorni in maniera anticipata, esprimendo in questo modo la loro vicinanza ed il loro supporto al settore della piccola e media impresa in un momento così delicato.

È un vero e proprio grido di richiesta di aiuto quello lanciato dall’Associazione Ristoratori del Trentino durante il direttivo che si è tenuto ieri sera in videoconferenza.

«Per tutelare la salute, giustamente, – dichiara il presidente dell’associazione Marco Fontanari – ci è stato imposto di chiudere e questo anche a tutela nostra e dei collaboratori, anche perché il nostro lavoro è fatto di contatti e relazioni; però adesso è venuto il momento di pensare alla salute delle nostre aziende. Non c’è più tempo da perdere: è necessario un intervento concreto anche per poter creare le basi di una solida ripartenza, non appena l’emergenza sanitaria sarà terminata».

«Sicuramente la moratoria dei mutui e gli altri interventi sono un primo aiuto, una boccata d’ossigeno però quello che chiediamo a gran voce è che ci venga riconosciuto quanto non abbiamo potuto incassare e non incasseremo a causa della chiusura. Siamo pronti a presentare i bilanci degli anni scorsi, con gli incassi degli stessi periodi. Abbiamo bisogno quindi di aiuti a fondo perduto: la moratoria dei mutui, l’apertura di nuove linee di credito, alcuni pagamenti posticipati rischiano di essere un boomerang per molte aziende, rischiano di essere solo delle cure palliative. Abbiamo invece bisogno di liquidità, di interventi tangibili e concreti, come sta succedendo in Germania».

«Quasi nessuno ha poi parlato delle perdite derivanti dal deperimento dei prodotti o delle materie prime che erano presenti all’interno delle nostre attività, dalla sera alla mattina abbiamo dovuto chiudere ma allo stesso tempo abbiamo i fornitori che chiedono di essere pagati».

«In questo momento in cui siamo chiusi purtroppo i costi fissi rimangono e più passa il tempo e più le nostre aziende rischiano. Tenete presente che quando si riaprirà sembra che ci saranno delle limitazioni e queste si tradurranno in ulteriori costi (come la sanificazione dei locali) e ulteriore stretta nei ricavi, per via del distanziamento che inevitabilmente dovremmo mantenere. Quando riapriremo vogliamo farci garanti che i nostri locali saranno sicuri, estendendo questa garanzia al territorio, però sarebbe impensabile di riuscire ad accollarci tutti i costi, ed inoltre per poter garantire il lavoro ai nostri collaboratori avremo bisogno di concreti abbattimenti del costo del lavoro»

«I pubblici esercizi in Trentino – conclude Fontanari – rappresentano 3.852 aziende con oltre 14.000 addetti. La ristorazione 1.480 con oltre 7.600 addetti: siamo sicuramente il settore più colpito a causa del coronavirus. Si tratta di un settore vitale che ha bisogno di sostegno: anche una volta terminata l’emergenza occorre affrontare alcuni temi cruciali, come il ritorno alla contingentazione delle licenze ed ai voucher, uno strumento la cui flessibilità sarà indispensabile».

La Funzione pubblica Cgil, coi referenti del settore sanità Gianna Colle e Marco Cont, sottolinea come sia necessario chiarire l’atteggiamento dell’Azienda sanitaria in merito alla fruizione dei buoni pasto. «Abbiamo partecipato a una videoconferenza con l’Apss inerente alcune modifiche straordinarie all’accordo sulle prestazioni orarie aggiuntive. Chiariamo subito che si deve andare oltre le “poa”: se si vuole premiare il personale, iniziamo a farlo pagando lo straordinario senza “se” e senza “ma”».

Tornando ai buoni pasto: «Abbiamo chiesto che al personale al lavoro, impossibilitato a usare la mensa, sia data la possibilità di fruire del buono pasto, in modo cumulativo, nei negozi alimentari». L’Azienda si era detta disposta a riconoscere lo scontrino da 6 euro, ma singolarmente per tutti i giorni di lavoro. «È evidente che si deve puntare sul cumulo della spesa: oppure l’azienda vuole che i lavoratori vadano ogni giorno in negozio? Proprio il contrario di quanto invita a fare il presidente Fugatti? L’alternativa è riconoscere il valore economico in busta paga».

Il problema è stringente per chi è negli ospedali e non può recarsi in mensa, soprattutto per le persone che sono al lavoro “bardate” con tutti i dispositivi anti contagio e che dovrebbero perdere molto tempo per le operazioni di svestizione e nuova vestizione. «Altra assurdità che abbiamo rilevato: a chi riceve il sacco viveri negli ospedali, viene trattenuta la mezz’ora di lavoro mentre ad esempio, in Val di Fassa, verrebbe consegnata una sorta di pranzo al sacco che comporterebbe una trattenuta in busta paga di 1 euro e 50. Manca uniformità e manca soprattutto il giusto riconoscimento di un impegno straordinario: parliamo di persone che hanno difficoltà perfino a reperire e consumare i pasti. È opportuno che l’Apss faccia immediatamente chiarezza».

Mai come in questo momento di drammatica emergenza, i medici sono costretti a assumere decisioni gravose, spesso in solitudine, decisioni di importanza vitale per il malato, in un lasso di tempo a volte limitatissimo.

Il tema della scelta dell’accesso alla terapia intensiva, dovuto a necessità cliniche che superano di gran lunga la disponibilità delle risorse è divenuto il centro di un dibattito che va a toccare confini delicatissimi della deontologia professionale, mettendo in mano all’“uomo” la responsabilità di vita o di morte di un altro ”uomo”.

Il medico, è fondamentale ribadirlo, ha come riferimento assoluto la Costituzione, dove all’articolo 32 si legge che la salute è diritto fondamentale dell’individuo, e il Codice di deontologia medica, che all’art. 3 lo impegna a curare tutti senza discriminazione alcuna.

Partendo da questi principi, nello svolgimento della sua professione il medico tutela la salute di ogni persona, con un’attenzione individuale alla cura, valutata tenendo conto della situazione del paziente, delle sue specificità, della sua storia e con un conseguente trattamento personalizzato, che ritiene migliore per la diagnosi, in quel determinato momento. In che modo:

– facendosi carico delle condizioni di salute del paziente e creando quell’alleanza terapeutica fatta di stima e fiducia reciproca;

– informando il paziente e proponendo la cura, con un approccio metodologico e di competenza fondato sui principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza, applicati con scienza e coscienza e commisurati, caso per caso, con le risorse disponibili;

– rispettando le decisioni e la volontà del paziente, riguardo il trattamento proposto, concordandolo eventualmente con i familiari.
E tutto ciò coinvolgendo nelle decisioni il team di cui fa parte.

In un tempo di “guerra”, quale quello che stiamo attraversando ora, in cui l’intervallo per le decisioni è molto rarefatto e pesantemente condizionato dal razionamento delle risorse in campo, il medico è costretto ad intervenire in condizioni drammatiche e laceranti, non abbandonando MAI – in scienza e coscienza – il paziente che a lui si affida, nel rispetto profondo del principio di uguaglianza. Con indipendenza, autonomia e responsabilità il medico affronta scelte difficili e faticose, non basandosi MAI su una differenza di valore della vita umana e della dignità di ogni persona, che sono uguali e inestimabili.

Il sostegno importante lo ha anche da raccomandazioni rigorose e consigli indicati da consulte autonome e indipendenti, vedi Comitati etici, che tracciano vie possibili per non lasciare indietro nessuno.

Ed è per questo che il medico non deve essere lasciato solo nella sua scelta. I passaggi più difficili – soprattutto quelli che coinvolgono la sfera etica – devono essere condivisi in primis dal team di cura, sostenuti dall’Azienda Sanitaria, supportati dal Comitato etico e con il conforto dell’Ordine dei Medici.

Perché, se vogliamo vincerla questa guerra, c’è bisogno dell’aiuto di tutti: questa guerra si vince ASSIEME, ognuno per la propria parte.

 

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Dott. Marco Ioppi
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e
Degli Odontoiatri della provincia di Trento

Cassazione, due madri: serve legame biologico e/o genetico, non basta il consenso. Ma ora sul rigetto deciderà la CEDU.

Con la sentenza n. 7668/2020, depositata in data odierna, la Prima sezione della Cassazione ha rigettato il ricorso di due donne residenti in Veneto, le quali, in occasione della nascita della loro figlia, avevano chiesto all’ufficiale di stato civile di poter dichiarare che la stessa nasce da fecondazione assistita con il consenso di entrambe. Secondo i giudici (Presidente Giancola, estensore Lamorgese) il ricorso va rigettato alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 221/2019. Questa, nel giudicare non incostituzionale il divieto di accesso alla fecondazione assistita per coppie dello stesso sesso, ha sostenuto che alla radice del divieto si colloca «il trasparente intento di garantire che il suddetto nucleo riproduca il modello della famiglia caratterizzata dalla presenza di una madre e di un padre» e ha escluso che «la PMA possa rappresentare una modalità di realizzazione del “desiderio di genitorialità” alternativa ed equivalente al concepimento naturale, lasciata alla libera autodeterminazione degli interessati». Per la Corte, quindi, il divieto in sé non permette di dare rilevanza al consenso della donna non partoriente.

Per contro, in linea con due recenti decisioni della Corte di appello di Bologna, la Prima sezione pare aprire al riconoscimento della madre sulla base del solo dato genetico, laddove afferma il «diritto di essere menzionata come madre nell’atto di nascita, in virtù di un rapporto di filiazione che presuppone il legame biologico e/o genetico con il nato». D’altra parte, la Presidente del Collegio Giancola in occasione della pubblica udienza del 9 gennaio aveva chiesto in maniera del tutto inaspettata ed eccezionale in un giudizio di legittimità di mettere a verbale un fatto non acquisito nei gradi di merito: se sussistesse o meno un legame genetico fra la minore e la madre intenzionale.

L’esito del giudizio apre quindi uno spiraglio alla co-maternità genetica, ma è negativo per le interessate. La coppia di donne ricorrenti afferma: «Siamo deluse. Prima di tutto, perché la Cassazione così umilia una donna unita civilmente con la compagna. Ha infatti confermato che questa deve dichiarare alla nascita che ha avuto un rapporto sessuale con un uomo, quando la verità pacifica è una fecondazione assistita. Questa è una prima questione. Ma siamo altresì deluse perché il consenso all’eterologa prestato da un compagno lo rende padre, quello dato da una compagna no. Lo Stato pensa davvero che nostra figlia sia meglio tutelata con un solo genitore certo alla nascita invece di due, solo perché il Parlamento può dirsi convinto che la soluzione migliore è sempre e comunque un padre e una madre? A noi pare che la Corte di Strasburgo abbia già detto quanto è pacifico negli altri Stati dell’Europa e per la scienza medica: un bambino cresce bene anche con due madri».

Le madri ricorreranno alla Corte europea per i diritti umani, considerato che questa ha già affermato che lo Stato non può sostenere la famiglia tradizionale al punto di pregiudicare l’interesse di un minore in carne ed ossa. Si pone altresì la questione della grave violazione del diritto dell’Unione, considerato che era stato espressamente richiesto alla Cassazione un rinvio alla Corte di giustizia rispetto al diritto di minori e adulti di avere un atto di nascita che riportasse la verità riproduttiva. Non vi è stato nessun atto sessuale con un uomo innominato in costanza di relazione, ciò che è una questione distinta ed autonoma rispetto al diritto del bambino al secondo genitore. Questione attinente i dati personali completamente omessa, al pari degli argomenti ancorati alla CEDU, da parte della Cassazione.

Per l’avvocato Schuster, che avviò la prima causa di questo tipo proprio con questa coppia nel 2017, la sentenza non è condivisibile: «Mi pare la sentenza ometta completamente di dare conto degli argomenti delle ricorrenti e delle questioni sollevate, non affrontandole nella decisione. Per la prima volta e d’intesa con le ricorrenti, decidiamo di mettere a disposizione della comunità nazionale dei giuristi gli atti del processo di cassazione, così che ognuno possa leggere le nostre difese e giudicare questa sentenza con maggiore contezza del contesto. Si provvederà nelle prossime ore ad oscurare i dati personali degli interessati e a pubblicare entro martedì 7 aprile 2020 gli atti processuali sul sito dello studio legale Schuster (www.schuster.pro).

Servizio Civile: riconosciuta l’emergenza in atto per i permessi straordinari retribuiti. Con un provvedimento dell’assessore Bisesti vengono tutelati i giovani in servizio civile che hanno l’obbligo di rimanere a casa

L’emergenza sanitaria in corso rientra tra i casi riconosciuti per i permessi straordinari retribuiti, previsti nei criteri per la gestione del servizio civile universale provinciale e utilizzabili dai giovani rimasti a casa per la sospensione delle attività: lo ha stabilito un provvedimento proposto dall’assessore all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti, approvato oggi dalla Giunta provinciale.

Con l’emergenza epidemiologica in corso, secondo quanto previsto dal Dpcm del 9 marzo 2020, tutti i progetti di servizio civile universale provinciale sono stati sospesi per evitare il rischio di contagio epidemiologico. I permessi straordinari retribuiti consentono, invece, l’assenza del giovane partecipante al progetto di servizio civile, senza per questo operare una decurtazione del compenso. Il provvedimento riguarda 260 giovani, che per il servizio civile ricevono 600 euro mensili e che hanno operato in settori diversi, maturando esperienze che potrebbero anche essere impiegate nell’emergenza di queste settimane.

Lo conferma l’assessore Bisesti, che così ha commentato: “In questo modo abbiamo ritenuto di assicurare una doverosa tutela e sostegno ai giovani in servizio civile e alle loro famiglie. Quanti sono impegnati in questi servizi sono una vera risorsa per la comunità, tanto che stiamo anche valutando l’ipotesi di poter impiegare la loro disponibilità e valorizzare le loro competenze a sostegno di questa fase di emergenza”.

Finora, i permessi erano previsti in casi particolari, come ad esempio, donazione di sangue, effettuazione di esami universitari, richiami in servizio per i Vigili del fuoco volontari, ecc. Con il provvedimento di oggi, l’assenza per l’emergenza sanitaria è da considerarsi come permesso straordinario retribuito, del tutto equivalente al servizio prestato, riconoscendo per il nostro territorio quanto previsto a livello nazionale.

L’estensione all’emergenza sanitaria legata alla diffusione del covid-19 dei casi di riconoscimento del permesso straordinario retribuito decorre dal 10 marzo 2020, giorno dal quale produce effetti il Dpcm del 9 marzo, e si protrae fino alla durata dell’emergenza in atto. Uno specifico provvedimento, emanato dal dirigente dell’Agenzia per la famiglia definirà le disposizioni di attuazione della deliberazione approvata oggi, individuando in particolare il numero di giornate da coprire con l’istituto di questo permesso straordinario.

Vicini alle famiglie: l’impegno e le nuove iniziative dei servizi sociali sul territorio. L’emergenza sanitaria non ferma l’impegno dei servizi sociali del Comune, che continuano ad essere raggiungibili ai consueti numeri di telefono, come tutti gli altri servizi comunali, continuamente presidiati e operativi grazie al lavoro agile dei dipendenti.

Una delle principali preoccupazioni è rappresentata dalle famiglie. Su questo fronte si sta lavorando in maniera integrata tra assistenti sociali, funzionari ed educatori professionali, con la consapevolezza della responsabilità non solo nella gestione dell’oggi, ma anche in prospettiva di contenere, per quanto possibile, le conseguenze di questa emergenza sul dopo. Il rischio non è solo che esplodano malesseri e conflittualità, ma che si apra la forbice della diseguaglianza.

Per quanto riguarda le famiglie più vulnerabili, già in carico al servizio sociale, gli assistenti sociali hanno intensificato i contatti per continuare il cammino già iniziato e supportare ulteriormente bambini, ragazzi e genitori in questo particolare momento. Seppur “a distanza” l’obiettivo è continuare ad incontrare le persone e mantenere un contatto attivo e attento, che si conferma necessario, voluto, richiesto, apprezzato.

Nella stessa direzione va il prezioso lavoro che stanno facendo numerose cooperative e associazioni del privato sociale che gestiscono, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, centri socio educativi territoriali, di aggregazione giovanile, di supporto ai compiti. Fin da subito si sono attivati nel cercare soluzioni alternative per continuare ad offrire sostegno alle famiglie dei bambini e dei ragazzi nella loro quotidianità, attraverso attività individuali e di gruppo di aiuto ai compiti, laboratori ludico-creativi, animativi, luoghi di incontro con adulti e tra pari, attraverso piattaforme online e canali informatici.

A questo si aggiunge il lavoro di altre realtà presenti sul territorio che offrono consulenza sociale e psicologica, mediazione familiare, sostegno alle coppie, garantendo risposta al bisogno di ascolto e orientamento.

Tutte queste iniziative sono state raccolte sul sito del Comune di Trento, per permettere alle famiglie di trovare più semplicemente una risposta alle loro domande.

Uno spazio che rimane aperto per raccogliere nuove e altre proposte, che è possibile segnalare a elsa.ianes@comune.trento.it

Coronavirus: annullato il programma di mobilità estiva all’estero per studenti. Lo ha stabilito oggi la Giunta provinciale.

Causa pandemia, la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore allo sviluppo economico ricerca e lavoro Achille Spinelli, ha annullato per l’estate 2020 l’iniziativa di mobilità internazionale rivolta agli studenti. Il programma cofinanziato dall’Unione Europea – Fondo sociale europeo, dallo Stato e dalla Provincia autonoma di Trento nell’ambito del P.O. FSE 2014-2020 metteva a disposizione 1.200.000 euro per la frequenza di circa 600 studenti della scuola secondaria di secondo grado a corsi di lingue straniere (inglese e tedesco) in Germania, Regno Unito, Irlanda e Malta.

Le risorse non utilizzate saranno impegnate per l’acquisto di computer per le scuole secondarie: lo ha annunciato l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti.

In considerazione dell’impossibilità nel prevedere la fine dell’emergenza sanitaria e non sussistendo le condizioni di sicurezza per gli studenti, la Giunta provinciale, ha annullato oggi il programma di mobilità rivolto agli studenti che nell’anno scolastico in corso frequentano le classi dalla prima alla quarta del secondo ciclo di istruzione e formazione professionale.

Disposizioni chiare e sostegno per i genitori separati. Come molte altre categorie anche quella dei genitori separati sta vivendo momenti davvero difficili per il blocco legato all’emergenza Covid19.

Le problematiche sono sia di tipo logistico che economico.

La difficoltà logistica è legata alla difficoltà per molte famiglie di mantenere il delicato rapporto genitoriale attraverso la frequentazione da parte della prole di entrambe i genitori separati non solo quando il rapporto fra i genitori è conflittuale ma anche in caso di normale gestione degli accordi. In particolare modo la questione più problematica in questo momento è la possibilità di spostamento anche tra comuni diversi per il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con la prole nell’osservanza delle disposizioni emanate dalla autorità giudiziaria competente.

Seppur nelle ultime modifiche dell’autocertificazione sia espressamente citato proprio come tra i casi in cui lo spostamento è consentito, di fatto in nessun decreto viene colmato il vulnus giuridico e la possibilità di interpretazione della norma.

Questa superficialità ha generato molta confusione e non sono state poche le telefonate o i messaggi che abbiamo ricevuto per chiedere lumi.

Non e’ previsto inoltre lo spostamento dei figli maggiorenni non autosufficienti con collocazione prevalente presso uno dei due genitori.

La Corte dei Conti ha recentemente confermato la congruità della giurisprudenza di merito della sussistenza della obbligatorietà al contributo al mantenimento della prole anche se maggiorenne. Pertanto il genitore obbligato al pagamento deve osservare il provvedimento in essere mentre il figlio non può spostarsi.

La problematica di ordine economico non è di minor importanza.

Ad oggi il genitore è comunque obbligato per legge al versamento dell’assegno di mantenimento a prescindere dalle complicazioni derivanti dall’emergenza in atto. E’ noto che in caso di mancato assolvimento il versamento viene coperto dalla Provincia Autonoma di Trento che successivamente si rivale sul genitore.

Ne seguono peraltro possibili e probabili azioni giudiziarie, amministrative e penali con conseguete rivisitazione dei tempi di frequentazione con la prole.

E’ del tutto evidente che in questa situazione legata all’emergenza Covid19 siamo praticamente tutti obbligati a stare a casa con relativo danno economico generale.

Evidentemente in moltissimi casi il genitore che deve versare l’assegno si trova temporaneamente impossibilitato a soddisfare a tale onere.

Ricordiamo che le stesse banche stanno provvedendo allo spostamento delle rate dei mutui ed alla rivisitazione dei tassi applicati.

 

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Tutto ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale

1) ad emanare, con estrema urgenza, disposizioni che chiariscano le modalità di spostamento delle famiglie separate, anche tra comuni diversi per il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con la prole nell’osservanza delle disposizioni emanate dalla autorità giudiziaria competente;

2) ad emanare con estrema urgenza disposizioni che disciplinino aiuti economici atti a coprire eventuali impossibilità di pagamento degli oneri di mantenimento per coloro che vedono sospeso il proprio lavoro e quindi il reddito per potervi provvedere;

3) a richiedere con urgenza al Tribunale di Trento che si esprima in merito ad una eventuale, temporanea, sospensione dell’obbligo di pagamento degli assegni di mantenimento per coloro che vedono sospeso il proprio lavoro e quindi il reddito per potervi provvedere.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

 

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Cons. prov. Filippo Degasperi

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