OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Qualche giorno fa in un dibattito elettorale fra la candidata sindaca di centro destra Cristina Santi ed il candidato del centro sinistra Adalberto Mosaner è emerso il consueto dilemma: per Riva è meglio un turismo di qualità o meglio un turismo di quantità?

Diciamo che sul fronte degli arrivi e delle presenze in questi anni a Riva del Garda abbiamo sempre letto bollettini di vittoria. In effetti, se stiamo ai numeri, il turismo è cresciuto ed il merito va innanzitutto agli operatori. Guardando avanti però qualche interrogativo ci sembra lecito. Lasciamo perdere la mancata soluzione di problemi strutturali che si trascinano da anni ( uso dell’ex colonia Miralago e area ex Cattoi ),  veri monumenti dell’inerzia delle amministrazioni uscenti ( Molinari e Mosaner ) e veniamo  alle prospettive di medio e lungo termine. Il fatto che in questi anni ci siano stati aumenti nelle presenze non significa che ci siano state analoghe ricadute economiche, anche perché la qualità media del turista sembra essersi abbassata e conseguentemente la sua capacità di spesa.

Nella domanda attuale –accade dappertutto e non solo a Riva – c’è una fascia di utenza che tende ad abbassare la capacità di spesa. Sono i turisti che prediligono sistemazione ricettive più economiche rispetto agli alberghi, sono i turisti del mordi e fuggi che riempiono la città il sabato e la domenica ma ben pochi quattrini lasciano poi agli operatori, sono i turisti che scelgono gli appartamenti turistici o le soluzioni casalinghe, oggi spinte da potenti piattaforme on line tipo Airbn e altre. La Regione Veneto ha compiuto di recente una ricerca significativa: i turisti/escursionisti ovvero mordi e fuggi spendono mediamente 25 euro al giorno, quelli degli appartamenti e dell’extralberghiero arrivano a 40/60 euro al giorno secondo le varie tipologie, quelli degli hotel dai 140 a 180 euro. In Trentino queste cifre sono leggermente inferiori sia per quanto riguarda il turista invernale che quello estivo.

Tutto questo porta a dire che la vera sfida del turismo rivano nei prossimi anni dovrà essere quella della qualità. Parliamo della qualità dell’offerta e conseguentemente dei clienti.  Èsignificativo come negli ultimi cinque anni a Riva si siano creati circa 3 mila nuovi posti letto, dei quali solo 67 nel settore alberghiero. E allora che fare? Il problema è complesso, coinvolge anche le scelte degli operatori dell’offerta e non si può certo risolvere in due cartellette.

L’amministrazione comunale può far la sua parte creando le condizioni per mettere un freno alla crescita degli appartamenti turistici. Quelli che ci sono bastano e avanzano: semmai si tratterà di regolamentarli meglio. In questo senso è auspicabile anche che la nuova Giunta comunale dica un secco no alla possibilità di seconde case e appartamenti purtroppo prevista con la revisione delle cosiddetta legge Gilmozzi,  approvata di recente dal Consiglio provinciale. Più che sugli appartamenti o su altre aree alberghiere è il caso di puntare ad una ristrutturazione e riqualificazione del patrimonio ricettivo esistente, ricordando sempre che l’immagine di una località turistica è legata innanzitutto alla qualità del patrimonio alberghiero.   Diamo per scontata un’attenzione maggiore alla salvaguardia e al potenziamento delle aree verdi della città nonché al ricupero del centro storico alla residenzialità.

 

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Ettore Zampiccoli

Responsabile regionale dipartimento turismo di Forza Italia

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

#RipartiTrentino, ennesima dimostrazione di governo improvvisato. Urge ripristinare un dialogo vero tra Giunta Provinciale e mondo imprenditoriale.

Scrivo per condividere una riflessione su #RipartiTrentino e i contributi a fondo perduto dedicati alle imprese erogati dalla Provincia Autonoma di Trento.

I dati in mio possesso oggi indicano che circa 14.000 realtà (su 27.000 stimate) hanno aderito all’iniziativa, anche se l’ultimo comunicato stampa uscito il 16 luglio dava 10.600 attività coinvolte con 10.300 erogazioni per un totale di 32.000.000 di € su 89.000.000 allocati.

Utilizzando questo ultimo dato, si può ipotizzare che la media di erogazione per singola attività sia di 3.100 €. Questo dato è utile a desumere che probabilmente hanno aderito SOLO imprese uninominali o con un paio di dipendenti visti gli scaglioni proposti (3 mila euro fino a 3 addetti, 4 mila euro fino a 6 addetti, 5 mila euro fino a 11 addetti).

Se così fosse, confermerebbe quanto alla presentazione di #RipartiTrentino stimai in termini di potenziale affluenza… pur non prevedendo che i termini di scadenza potessero essere derogati in continuazione fino a fine ottobre come in realtà è successo visto il prevedibile sottoutilizzo dei fondi. Se fossero stati mantenuti quelli ipotizzati dall’assessor Spinelli, i numeri sarebbero stati ancora più bassi.

Nella mia proposta, stimavo infatti una adesione di 13.500 aziende, in linea con quanto oggi emerso e proprio per questo indice di inadeguatezza del modello applicativo proposto.

Contestavo inoltre anche i vincoli a cui l’imprenditore avrebbe dovuto sottostare, ipotizzando che sarebbero stati la principale causa del mancato coinvolgimento su larga scala da parte del panorama imprenditoriale.

Come mia prassi proposi all’assessore Spinelli alcune idee per corroborare la mia critica e investire meglio gli 89.000.000€ allocati e vincolati per l’operazione. Idee molto semplici e logiche che probabilmente sarebbero potute mergere se l’assessore o chi per esso, si fosse rapportato in modo costruttivo e paritario con qualche imprenditore per chiedere aiuto e suggerimenti. Con un po’ di attenzione in più si sarebbe potuto da una parte aiutare con una piccola iniezione di capitale tutti gli imprenditori in difficoltà, dall’altra sfruttare al meglio il fondo per dare una spinta ad aziende che lo meritavano maggiormente in termini di sviluppi futuri. Al contempo si sarebbe potuto evitare i prevedibili costi dovuto ai ricorsi che sicuramente ci saranno allo scadere dei vincoli (31-12-2021) che per loro natura sono difficilmente rispettabili. rispettabili.

Ahimè, come fino ad oggi sperimentato sulla mia pelle e riportato da moltissimi miei colleghi imprenditori nonché cittadini, la mia risposta rimase priva di risposta.

Curios fu la genesi che mi portò a scrivere all’assessore. Egli mi invitò infatti a proporre soluzioni invece che critiche all’indomani della mia presa di posizione sul suo progetto che voleva creare l’Amazon Trentina. Un’idea che reputavo senza senso, come del resto ogni collega del mondo IT e marketing sosteneva, e che oggi è stata finanziata con finanziata 900.000€ che probabilmente enfatizzeranno l’entità del flop.

Tornando a noi, perché ho voluto tornare sul tema #RipartiTrentino? Semplice: credo sia lampante come l’attuale governo trentino sia su molti aspetti impreparato, improvvisato e non attinente ai reali bisogni dei cittadini e soprattutto degli imprenditori (si veda le chiusure domenicali). In un momento di crisi così pesante, non potendo fare altro in attesa di un cambio netto che potrà avvenire solamente alle elezioni provinciali del 2023, è importante creare un contraltare pensante, innovativo e competente all’interno del Comune di Trento.

Un’occasione irripetibile per riequilibrare le forze e tentare di contrastare scelte inopportune e a volte grottesche. Un opportunità che anche l’elettorato imprenditoriale deve cogliere lasciando per una volta da parte il tifo da stadio e il voto acritico nella verso la propria area di appartenenza.

Di seguito riporto la proposta che feci per poter verificare quanto da me ora sostenuto e ancora presente sulla pagina linkedin dell’assessore Spinelli.

 

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Massimiliano Mazzarella

Imprenditore, già Presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Trentino

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Maggio 2020
Perchè il fondo perduto alle aziende è mal strutturato e avrà una efficacia molto diluita nel tempo e ridotta rispetto alle aspettative:

Mi sono letto la delibera inerente i contributi a fondo perduto che la PAT è pronta ad erogare in merito ai e dopo essermi confrontato con diversi colleghi imprenditori e commercialisti, ci si trovi concordi su come la delibera parrebbe non avere grande attinenza con la realtà e quindi si vorrebbe capire se la sensazione è sbagliata. L’operazione sembra infatti priva di sostanza e probabilmente andrà molto lontano dalle aspettative decantate. e se anche vi sarà adesione probbilmente dopo le verifice di fine 2021 molti saranno i ricorsi e i costi pubblici per gestirli.

Cercherò di esporne i motivi analizzando queste 3 considerazioni:

1. non vi è proporzionalità tra i 3000€ destinati a un’impresa con 2 dipendenti e i 5.000€ per una con 11. Si pensa veramente che 5.000€ possano essere utili a chi ha costi per quasi 0,5milioni anno in dipendenti?
2. I vincoli sono imbarazzanti e per nulla compatibili con il momento. Mantenimento del numero di lavoratori fino a dicembre 2021. Il numero può calare solamente in proporzione al calo di fatturato.
3. Sembra si debba garantire la “regolarità” dei pagamenti di tutti i fornitori e questo dovrebbe essere sancito dai sindaci o dagli organi di controllo/commercialisti della medesima impresa.

In merito al punto 1, sembra vi sia un approccio alla “mejo poc a tuti putost che gnent” (detta in slang trentino). Pensiero che però non troverà grande riscontro poichè non è vero che “tuti” ne potranno godere. Forse le le micro-micro imprese che non hanno struttura . Se così fosse rimarrà sulla carta una buona parte dei 89.000.000 di euro.
Sul punto 2 mi domando se abbia senso per un’impresa vincolarsi per ottenere 5.000€, nel migliore dei casi (ovvero meno dell’1% dei costi medi di aziende con 11 dipendenti). Ma si crede veramente che 5.000€ facciano la differenza e possano scongiurare crisi e licenziamenti? Si pensa veramente che per ottenere questa, che definirei elemosina, un imprenditore raziocinante voglia ancora esporsi vincolandosi sulle assunzioni per il prossimo anno e mezzo.

Sul punto 3 si è riflettuto sui costi per gestire queste certificazioni? Come si può pensare di richiedere di garantire i pagamenti di tutti i fornitori futuri (fatto che non dipende solo dalla mera volontà dell’imprenditore, ma dal fatto che anche i suoi di clienti lo paghino a sua volta)? In questi fornitori esiste anche l’erario? Si è considerato il numero enorme di ricorsi che ci saranno, visto che i parametri è verosimile nessuno riuscirà a rispettarli? Si è stimato quanto questi ricorsi costeranno in termini organizzativi, economici e legali per produrre documentazioni per i funzionari che dovranno eseguire i controlli per la Pat?
Insomma… se elemosina si deve fare, che la si faccia fino in fondo e non si pongano vincoli come se si ricevesse un contributo tramite legge 6/99 da 1.000.000€.

PROPOSTA

Concludo, come mio solito però con una riflessione propositiva non limitandomi alla mera critica. Una riflessione che probabilmente sarà impopolare ma oggi è il momento di ragionamenti impopolari e non populisti se si vuole avere una visione veramente sistemica.

Quindi consideriamo che :

1. gli 89milioni sono stati probabilmente calcolati con una media di 3.290€ per partita iva (il comunicato stampa parla di 27.000 “potenziali” aderenti)
2. difficilmente tutte le aziende parteciperanno per i motivi di cui sopra e perchè non tutte hanno avuto un calo del 50%/70% (anche se un 30% sarebbe tanto lo stesso). Ipotizziamo quindi che un 50% possa aderire, ovvero 13.500.
3. un 50% del fondo non andrebbe utilizzato per nulla… anche se oggi dovrà essere vincolato perchè stanziato fino alla data di scadenza del bando.

Alla luce di ciò, non sarebbe stato più logico distribuire 2.000 euro a tutti senza vincoli assurdi (per dare un contentino come quello che nella realtà questa legge vorrebbe fare senza però poterlo poi fare veramente) e destinare i rimanenti 34.000.000 € in lotti di 100.000/200.000€ a 340/170 società meritevoli, promettenti e strategiche per il Trentino dando veramente a loro la possibilità di tirarsi su una costola? Dal mio punto di vista, impopolare lo so, preferirei avere poche imprese solide sulle quali puntare nella speranza che contribuiscano veramente a una rinascita del Trentino riportando indotto e garantendo occupazione, piuttosto che dare senza alcuna visione una prospettiva di vita in più di un mese a tutti… per poi trovarci di nuovo daccapo.

E’ tempo di scelte coraggiose. E’ tempo di focalizzare le poche risorse che abbiamo ancora verso realtà meritevoli, promettenti e strategiche. E’ tempo per i nostri politici di “fare di tutto per non essere rieletti” con scelte impopolari ma ricche di visione.

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Materiale a supporto:

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Le locazioni turistiche/brevi non sono soggette all’imposta provinciale di soggiorno.

In chiusura della prima parte dell’articolo “Cosa non va nell’imposta provinciale di soggiorno” pubblicato lo scorso 27 agosto, annunciavo che mi sarei occupato, nella seconda parte, delle locazioni turistiche brevi che a mio modesto ma ragionato parere sono da escludere dall”imposta provinciale di soggiorno.

A sostegno di questa affermazione ci sono le norme dell’Unione Europea, la sentenza della Corte Costituzionale e naturalmente le leggi dello Stato, vale a dire l’art. 4 del D.L. n. 50/2017, convertito con Legge n. 96/2017, nonché l’art.1571 del Codice Civile, l’art. 53 del Codice del Turismo e la L. n.431/1988.

Mi spiego. La norma statale disciplina l’attività delle locazioni brevi, esclusivamente per le persone fisiche e non per soggetti giuridici privati, mentre le locazioni turistiche possono essere gestite, anche come attività imprenditoriali, con specifico codice ATECO 68.20.01.

Decisiva è la sentenza n. 84 del 6 marzo 2019 della Corte Costituzionale, che, pur riconoscendo alle Regioni (nel caso nostro si fa riferimento all’art. 72 dello Statuto di autonomia), l’applicabilità dei codici regionali (provinciali) per le locazioni brevi/turistiche, ha ribadito che la fattispecie della locazione, anche turistica, dal punto di vista dell’attività svolta dal locatore, è una fattispecie che attiene all’ordinamento civile, sulla quale lo Stato ha competenza legislativa esclusiva.

Da ciò si evince che la Provincia non ha alcun potere di qualificare la fattispecie della locazione, ancorché turistica, parificandola alle vere e proprie “attività turistico ricettive” e non ha alcun potere di attribuire agli alloggi dati in locazione per finalità turistiche la qualifica di strutture ricettive, potendo solo esercitare, anche rispetto alla locazione turistica, le sue funzioni di promozione, vigilanza e controllo.

Infine, per l’Unione Europea con Regolamento n. 692/2011 e per lo Stato con la circolare ISTAT annuale, definendo in modo dettagliato e preciso le caratteristiche economiche degli esercizi ricettivi, le locazioni turistiche/brevi non rientrano tra gli esercizi ricettivi perché non sono gestite con nessuno dei codici ATECO.

In conclusione le locazioni turistiche, come in premessa precisato, disciplinate dall’art. 1571 del Codice Civile, dall’art.53 del Codice del Turismo, dalla L. n. 431/1998 rientrano tra le competenze esclusive dello Stato (art. 117, comma 2, lettera l) e pertanto non sono strutture ricettive.

La legge provinciale istitutiva dell’imposta di soggiorno e il relativo regolamento d’attuazione, per quanto concerne le locazioni turistiche/brevi “parificate” a strutture ricettive, invadono la competenza esclusiva dello Stato e sono costituzionalmente illeggittime.

Di conseguenza i conduttori degli immobili concessi in locazione turistica/breve non sono soggetti passivi di imposta, né i locatori sono sostituti d’imposta e non devono adempiere ad alcuna formalità.

Resta bensì inteso che il reddito immobiliare conseguito sconta le imposte in sede di dichiarazione annuale.

 

*

di Claudio Taverna

 

 

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https://www.trentinolibero.it/cronaca/cronaca/cronaca-provinciale/17832-cosa-non-va-nell-imposta-provinciale-di-soggiorno-seconda-parte.html

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

In data 20 giugno il Consiglio comunale di Trento ha votato la variante al Piano Regolatore Generale che prevede l’istituzione di una nuova area edificabile a Melta, in contrasto con il parere unanime del Consiglio circoscrizionale di Gardolo che, per protesta, si è dimesso.

Si costruiranno ancora nuove palazzine in un territorio, quello di Melta, già pesantemente sacrificato alla cementificazione, ponendo così le premesse per la scomparsa di ogni residuo appezzamento di verde e/o agricolo.

Ulteriore carico abitativo avrà inoltre conseguenze negative sul traffico e sull’inquinamento di Via 4 novembre e di Via 25 aprile (e non solo).

E non si dica che si vuole così affrontare il problema abitativo in una città dove si contano circa 2.000 (duemila!!!) appartamenti sfitti e un patrimonio di edifici pubblici abbandonati da tempo da ristrutturare.

Alla prova dei fatti e su questioni basilari, come la lotta alla cementificazione, al consumo di suolo e all’edilizia speculativa, a vantaggio dei profitti di pochi immobiliaristi, Centro-sinistra e Centro-destra si dimostrano simili e intercambiabili.

Noi proponiamo invece, per quell’area, un’estensione del parco, quale risarcimento per un’urbanizzazione selvaggia e l’utilizzo di una parte di essa ad orti urbani dati a titolo gratuito agli abitanti della zona che ne faranno richiesta.

 

PER RIBADIRE LA PROPRIA TOTALE CONTRARIETA’
A NUOVA CEMENTIFICAZIONE
RIFONDAZIONE COMUNISTA – ALTRA TRENTO
ORGANIZZA E INVITA A PARTECIPARE,
DOMENICA 13 SETTEMBRE ALLE ORE 16.00
UN PRESIDIO, IN PROSSIMITA’ DEL PARCO DI MELTA
TRA VIA 24 APRILE E 4 NOVEMBRE.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Lunedì 14 settembre alle ore 12,30 presso il Liber Cafè di piazza a Dante a Trento sarà con noi il segretario nazionale del Partito Democratico e Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti che ringraziamo per la sua gradita visita che ci incoraggia in vista dell’ultima settimana di campagna elettorale.

La presenza a Trento del segretario nazionale, che incontrerà il candidato sindaco della coalizione SìAmo Trento Franco Ianeselli e altre/i candidati sindaco del territorio trentino, testimonia l’attenzione con la quale anche a livello nazionale si sta seguendo la partita delle amministrative locali.

Nicola Zingaretti ha voluto essere personalmente presente a Trento per dare la carica a tutte le candidate e candidati che si cimenteranno, tra poco più di una settimana, in una sfida elettorale che mai come ora risulta essere cruciale per il futuro del Trentino.

L’incontro è pubblico e si svolgerà all’aperto, raccomandiamo a tutti, come sempre, l’uso corretto della mascherina e del distanziamento sociale.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Egregi Signori, in qualità di amministratore unico di Sicor S.p.A., invio questa lettera aperta, dovendo intervenire nel dibattito mediatico su una questione che invero a mio avviso riguarda esclusivamente la vita dell azienda e dei suoi dipendenti, con la consapevolezza del legittimo esercizio, da parte di entrambe le parti, di tutti i diritti garantiti dal nostro Ordinamento.

Da alcuni mesi leggo – a cadenza pressoché quotidiana – articoli, commenti e stralci di interviste o dichiarazioni, afferenti la “questione Sicor , di cui mi pregio di essere l’amministratore unico dall inizio di questo sfortunato anno, godendo della piena fiducia della proprietà aziendale, e sento ora di dover precisare alcune circostanze riferite in modo evidentemente inesatto e alquanto fazioso.

Proprio per questo motivo, sino ad oggi, ho ritenuto di non alimentare inutili polemiche – sotto il profilo mediatico – preferendo avere un dialogo con i soggetti a ciò preposti, e con i lavoratori dell’azienda, unico vero punto di riferimento del sottoscritto, promuovendo momenti di discussione con essi e rispondendo – persona per persona – a qualsiasi loro domanda.

Dato il contesto, non posso più esimermi dall’esporre dati e fatti che hanno condotto fino ad oggi le scelte di questa azienda, precisando che non ho intenzione di dar vita a un ulteriore battage mediatico, e dunque limiterò il mio intervento a questa lettera, rimanendo disponibile – come ho fatto fino ad oggi – a discutere con gli interlocutori a tal fine preposti (Sindacati e Lavoratori).

Fino al mio arrivo, i lavoratori dell azienda hanno percepito una retribuzione media superiore di almeno il 40% a quella prevista dal Contratto Collettivo Nazionale. Il costo del lavoro era, e ancora adesso è, insostenibile in proporzione al fatturato aziendale: questa situazione ha portato l azienda a delle difficoltà che la pandemia ha solo aggravato e che avrebbero costretto a una sensibile riduzione di posti di lavoro.

Ci siamo dunque mossi nei limiti della legalità, informando le rappresentanze aziendali e cercando di trovare con esse delle soluzioni, da una parte per razionalizzare tutta la contrattazione di secondo livello e gli istituti che da essa erano stati introdotti nel tempo, dall’altra per individuare un meccanismo di premialità vero ed efficace, al passo coi tempi e proporzionato alle capacità e ai risultati dell’azienda. Lo ribadisco: il tutto al fine di evitare una ben più drastica attività di taglio di posti di lavoro.

In sostanza, l’azione posta in essere consiste nel superare la dazione di un “premio annuo – perché di questo si tratta e non della 14° mensilità – sacrificando solo in parte una serie di privilegi oggi insostenibili. Di fatto, la retribuzione media si abbassa da un circa + 40% a un circa + 33% del reddito previsto dal CCNL di riferimento.

Di queste necessarie azioni, e delle motivazioni che ne sono all’origine, abbiamo discusso con le rappresentanze sindacali in una serie di sette incontri, tutti volti a condividere una progettualità dell’azienda, sulla base di dati inconfutabili, dei quali gli organi di stampa pare non abbiano avuto mai notizia. A valle di questi incontri due dei rappresentanti sindacali aziendali hanno dato le dimissioni non condividendo le decisioni portate avanti dalle OO.SS.

A fronte della concretezza degli argomenti portati in tutte le sedi opportune e con tutti gli interlocutori preposti, ho ricevuto la concreta collaborazione della maggior parte dei lavoratori di Sicor, vero ed essenziale indice della giusta direzione presa per costruire con loro il futuro dell’azienda a dispetto di chi non comprende o non vuole comprendere che un sacrificio di tutti comporta la possibilità di non dover sacrificare molti.

Aggiungo i reali dati dell’adesione allo sciopero: dal primo giorno di agitazione ad oggi registriamo un’adesione media del 15%, equivalente a 3.672 ore di sciopero (a fronte di 23.435 ore lavorate), dato evidentemente ben distante dai numeri pubblicati recentemente dai vari quotidiani. Il dato è calato costantemente di giorno in giorno, in maniera proporzionale alle occasioni di colloquio che ho creato con i lavoratori di Sicor, condividendo le strategie aziendali e le conseguenti azioni per il rilancio dell azienda.

Tutto quanto sopra esposto e documentato dal sottoscritto al solo fine di impedire che quanto emerge dagli articoli sino ad oggi pubblicati possa condizionare gli animi di quanti, pur con il massimo della buona fede, si sentano indotti ad assumere decisioni, iniziative o condotte, senza conoscere il reale stato delle cose.

 

Rovereto, 10 Settembre 2020

 

 

 

200910 nota stampa Sicor
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

È imbarazzante il consigliere della Provincia autonoma di Trento Paolo Ghezzi per quanto è ignorante. Ed è pagato 10.000 euro al mese per scrivere balle e non sapere nulla.

Io non devo salvare nessuna faccia, soprattutto davanti a politici falliti e ignoranti che insistono a diffamare senza nulla conoscere. L’attività del Mart è a pieno regime da quando sono arrivato e nonostante il freno di Maraniello.

Nonostante gli ostacoli frapposti anche dai rappresentanti di Futura, della mostra del Mart su Caravaggio, che io ho programmato subito dopo il mio insediamento, concordandola con il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti, con il presidente della Regione siciliana Musumeci, con il ministero dell’Interno, più di un anno fa, si è parlato come di nessun’altra.

Per l’attività in corso, evidentemente non frequentano il Mart. Basta ricordare, per esempio, la mostra su Benvenuto, di cui hanno parlato tutti i giornali nazionali,con grande plauso. Paolo Ghezzi non lo ha vista, come le altre. Altrimenti non scriverebbe idiozie.

La nutrita programmazione delle mostre da me proposte fino al 2023 è stata votata dal Cda; e prima di Natale, è in programma anche la grande di Boldini, per Ghezzi meno noto della Boldrini.

Le menzogne di Futura sono smentite dalla documentazione a tutti conosciuta tramite l’accesso agli atti, che documenta il lavoro condiviso anche da Maraniello. Le scelte precedenti alla mia presidenza sono state caratterizzate anche da iniziative costose,di cui nessuno si è preoccupato, come la mostra di Artschwager, costata 750 mila euro.

Io tutto ho fatto meno che procurare danni ad una istituzione che si era inaridita. E per queste menzogne procederò penalmente contro il signor Ghezzi.

Sono io a dover sopportare penosi interventi di politici falliti, che mi usano soltanto per avere quella visibilità che mai avrebbero avuto; loro devono salvare la faccia per non aver mai fatto nulla, prendendo in Consiglio provinciale 10 mila euro al mese, mentre io lavoro gratis!

Quanto alle mie iniziative, come parlamentare e sindaco di Sutri, l’ignorante Paolo Ghezzi parla senza sapere nulla di quelli che sono annunci e esortazioni; l’ordinanza sulla limitazione dell’uso delle mascherine è stata modellata sulla sentenza del Tar di Strasburgo. La mia responsabilità come sindaco sulla salute pubblica a Sutri è tale che non c’è stato alcun contagiato.

Il provvedimento che mi viene è attribuito non esiste. Si dimetta Ghezzi per indegnità e diffusione colpevole di menzogne.

Per conoscenza allego la bozza di ordinanza, che sto elaborando in stretto rapporto con il ministro Lamorgese, e in cui le misure di sicurezza, stabilite da leggi di Stato, bilanciano l’opinabile prevalenza delle prescrizioni sanitarie.

Alla faccia delle capre!

 

*

Onorevole Vittorio Sgarbi

 

 

 

*** BOZZA DI ORDINANZA ***

Premesso che, secondo il dispositivo dell’Art.54 del Testo unico degli enti locali (TUEL,D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267,aggiornato al 30/06/2020:attribuzioni del sindaco nelle funzioni di competenza statale)il sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende:all’emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e di sicurezza pubblica;allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria;alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico,informandone preventivamente il prefetto.Il sindaco, nell’esercizio delle funzioni di cui al comma 1, concorre ad assicurare anche la cooperazione della polizia locale con le Forze di polizia statali, nell’ambito delle direttive di coordinamento impartite dal Ministro dell’interno – Autorità nazionale di pubblica sicurezza.

Si rileva,contestualmente,per informazione dei cittadini ,che ,in ambito di Unione Europea,
il Tar di Strasburgo ha bocciato il decreto del prefetto del Basso Reno che ha imposto a Strasburgo e altri 12 Comuni del dipartimento l’uso obbligatorio della mascherina anche all’aperto e le impone di riscriverlo «entro lunedì»;ma evidenziando reali necessità per densità di folla durante certe fasce orarie o in certi comuni o quartieri.Il provvedimento deve essere «rimodulato» e differenziato, in quanto – afferma il Tar-quello generalizzato (mascherine sempre e ovunque per tutti) è «una grave violazione della libertà personale e di circolazione». La decisione ha già fatto emuli e stamattina analoghi ricorsi sono stati presentati da avvocati a nome di associazioni e semplici cittadini a Parigi, Lione e Nizza.Il tribunale ha dato tempo alla prefetta, Josiane Chevalier, fino al 7 settembre per riscrivere il provvedimento, sottolineando che dovrà escludere i Comuni e le fasce orarie che non sono caratterizzate «da una forte densità di popolazione»o da «circostanze locali suscettibili di favorire la diffusione»del coronavirus. Se il provvedimento non verrà riscritto, quello attuale «verrà automaticamente sospeso», fa sapere il tribunale, che si ha pronunciato a seguito del ricorso presentato da due operatori sanitari alsaziani.
Tutto ciò premesso, in conformità’con le misure adottate dall’Unione Europea,il Sindaco richiama comunque la cittadinanza al rispetto della Legge 533/1977 che ,all’articolo 2, prevede che non ci si possa mascherare il volto,se non dove puntualmente prescritto.
Tale norma è potenziata con il Decreto Legge 155/2005, che recita : “è vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico”. In sostanza, le misure antiterrorismo (citato Decreto Legge n. 155 del 2005) rendono più severa la originaria legge n. 152 del 1975, che proibisce di circolare in luoghi pubblici con il viso coperto: la pena è stata elevata da sei mesi o un anno di reclusione a uno o due anni di reclusione e all’ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
L’ordinanza è rivolta a chi avesse il volto coperto senza necessità sanitarie ,per salvaguardare le prevalenti ragioni di sicurezza e l’obbligo di identificazione. Solo ladri e terroristi si mascherano il volto, fuori della protezione negli ospedali.
Coprirsi il volto, senza reali esigenze di protezione ,quali quelle stabilite dal Dpcm del 4 marzo 2020 e dal Dpcm del 16 agosto 2020, è un modo di diffondere inutile allarmismo,
paura e panico, particolarmente in città come Sutri dove non sono stati riscontrati né malati, né contagiati.

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

ISTITUTO WINPOLL * SONDAGGIO POLITICO: « AMMINISTRATIVE TRENTO 2020, I DATI RILEVAZIONI 400 INTERVISTATI / IANESELLI AL 55,4% – MERLER 31,5 – CARLI 4,6 – DEGASPERI 2,5 – PANTANO 2,3 – MARTINI 2,0 – ALTRI 1,7 »

 

Note medologiche e giuridiche di agenzia Opinione:

a) Il presente sondaggio che Opinione diffonde è stato prodotto dalla società Winpoll Srls (Sede legale Verona – sito http://www.winpoll.it) ed è stato commissionato da Gianfranco Merlin di Trento.

b) Il sondaggio è stato realizzato nei giorni antecedenti la data venerdì 4/9/2020, ultimo giorno per Legge per la diffusione stampa. La presente news può quindi per la Legge vigente rimanere pubblicata nel sito Opinione senza limiti di tempo (sotto la mail di conferma inviata stamani  dall’Autorità Agcom ad Opinione).

c) In allegato la normativa nazionale che regola la diffusione dei sondaggi di politica (documento inviato ieri ad Opinione dal presidente del Corecom del Trentino, autorità incardinata presso il Consiglio provinciale di Trento).

d) A fondo pagina la news circa il nostro lancio di ieri, relativo ad un sondaggio prodotto da Winpool per conto della testata Sole 24 ore circa le elezioni nella regione Puglia.

 

 

Sondaggio-Vivitrentino

 

 

 

 

IN ALLEGATO: NORMATIVA AGCOM SONDAGGI POLITICI

Regolamento sondaggi_allegato A alla delibera n. 256_10_CSP

 

 

 

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

È l’ultimo dei sei sondaggi (uno per ogni regione al voto) che sono stati pubblicati in questi giorni (in allegato la rassegna del Sole24Ore). Il sondaggio è stato realizzato su un campione di 1.000 pugliesi con tipologia mista tra il 28 agosto e il primo settembre

IN PUGLIA È TESTA A TESTA, EMILIANO IN SORPASSO SU FITTO?
Nostro ultimo sondaggio sulla Puglia sul Sole 24 Ore di oggi. Il quadro ad oggi è un testa a testa tra i due principali candidati. Ma a febbraio Fitto era avanti di 10 punti e a fine giugno meno di 5. Riuscirà a mantenere il vantaggio sul suo principale sfidante?
Buon lavoro

 

 

indagine puglia

 

 

articolo sole

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Sentite, direi diciamoci le cose come stanno. La verità è che ogni candidato sindaco ha teoricamente buonissime intenzioni, ma i problemi da risolvere sono talmente grandi, immani, epocali che nemmeno sappiamo con certezza se saremo in grado di risolverli tutti. Chiaro? Bene.

Ci troviamo a operare in una fase economica devastata, con tanta gente che si ritrova improvvisamente a sfamarsi alle mense pubbliche, tutti gli indicatori a picco, non so se si è capito ma qui si parla della vita stessa della nostra comunità, di famiglie, lavoratrici, lavoratori, partite Iva, imprenditori, esercenti, disoccupati, degli anziani, di giovani e bambini che hanno diritto a costruirsi il futuro.

Ecco, noi siamo qui ad arrovellarci, a provare a pensarle tutte per uscire dalla crisi. E in tutto questo, leggo sui giornali, “domani a Trento arriva Salvini”. Cosa dirvi, care amiche, cari amici… vi dico che io non ci credo.

Non credo alle pagliacciate di politici nazionali che vengono qui a chiedere voti e dopo mezz’oretta se ne vanno via e chi li vede più… La cosa, da trentino, mi fa veramente arrabbiare. E questo vale per Salvini, per Zingaretti, vale per tutti: sono stanco di queste cose, tanto stanco. Così come immagino stanche e stanchi sarete certamente anche voi.

Stanchi di una politica che vede Trento solo come colonia elettorale, come un posto qualsiasi: e non ne capisce l’unicità, la bellezza, le potenzialità, il valore. Un posto dove arrivi, ti metti la felpa Trento e dici prima i trentini, poi vai in Campania e dici prima i campani, poi vai a quel paese e dici prima quel paese.

Io non ne posso più, sapete? Perché Trento vale più di una felpa elettorale e delle solite promesse. Questo lo so con certezza, perché la mia meravigliosa città la conosco angolo per angolo, via per via, la amo, e non solo perché ci sono nato.

Noi siamo impegnati per un’alternativa vera contro la sinistra che paralizza la nostra vita da 25 anni. Ci crediamo. Ci crediamo, e vediamo crescere l’entusiasmo ogni giorno di più.
Noi siamo qui in campo per una clamorosa rivoluzione civica e civile e per provare a cambiare veramente le cose.

Ecco, non abbiamo bisogno di fenomeni, di felpe su cui ogni nome vale l’altro, nemmeno abbiamo bisogno della tata che viene da fuori a dirci chi votare.

 

Noi trentine e trentini, prima di tutto, abbiamo bisogno di tre cose:
1) serietà
2) serietà
3) serietà
Almeno un po’.

Grazie!!!

 

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Marcello Carli

Candidato Sindaco città di Trento elezioni 2020 per Lista “Rinascimento”

 

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Sentite, direi diciamoci le cose come stanno. La verità è che ogni candidato sindaco ha teoricamente buonissime…

Pubblicato da Marcello Carli su Martedì 1 settembre 2020

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