OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

L’INGANNO DI DON FERRANTE –  «In rerum natura – diceva il don Ferrante dei Promessi sposi – non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno ne l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. […] Su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s’attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle» (cap. 37). Fin qui Manzoni, in un passo troppo celebre e suggestivo per non evocare, in questo contagioso parlare di Covid, lo spettro del negazionismo. Da ben diverse premesse culturali, certo, essendo improbabile che i negazionisti d’oggi s’ispirino ad Aristotele; con simili effetti tragicomici, come avviene quando la realtà smentisce la teoria, e lo fa con l’ironia drammatica di colpire per l’appunto i teorici.

Ma il passo manzoniano si adatta bene anche a un altro tipo di negazionismo, non meno pericoloso nell’emergenza che viviamo: quello di fronte alla Scuola. I negazionisti qui sono coloro che a tutti i costi, e nonostante ogni evidenza contraria, si rifiutano di vedere che la didattica al computer introdotta con l’esplodere della pandemia, nel marzo scorso, ottiene risultati enormemente inferiori all’insegnamento in presenza. Ce ne sono, purtroppo, di teorici per i quali tra scuola reale e scuola digitale non esisterebbe differenza di sostanza – contenuti uguali, solo diverso il mezzo – né di accidente: per costoro la magia dell’incontro si realizzerebbe ugualmente, sarebbe anzi un miracolo più grande, ove brilla il mistero della premura tra insegnante e allievi…

I mesi primaverili di lockdown e queste settimane autunnali di chiusura completa alle superiori hanno dimostrato, più prosaicamente, che di DaD la Scuola muore; che si tratta di un inganno della volontà. Docenti e alunni potranno anche convincersi di fare le stesse cose, che il rito sia vivo e identico, ma nel concreto la scintilla non scocca, se non per qualche attimo che, paradossalmente, mette in luce quanto distante sia l’insegnamento autentico da uno fatto di pixel.

Per non comportarsi da negazionisti di fronte al virus di una scuola finta, bisognerà dunque ammettere che i danni della didattica a distanza vanno arginati e minimizzati. Come? Verrebbe da dire, di primo acchito: non agendo come ha agito il Governo nel Dpcm delle “regioni colorate”, segregando davanti a uno schermo tutti gli adolescenti e prescrivendo loro, comunque, il 100% d’autoinganno collettivo. Nel marzo scorso la decisione riguardò gli istituti d’ogni ordine e grado, per il crescere incontrollato della curva dei contagi, delle persone in terapia intensiva e dei morti che facevano passare anche la Scuola – come ogni altra attività umana – in secondo piano rispetto al dramma di un popolo terrorizzato. Oggi, pur a fronte della nuova impennata di contagi, le superiori chiuse senza un minuto in presenza sono una scelta, la cui discrezionalità è dimostrata dal fatto che gli alunni del primo ciclo continuano a frequentare, senza un minuto a distanza, e che gli adolescenti proseguono quasi tutte le altre attività, assai meno essenziali della frequenza scolastica.

Il confinamento degli studenti, senza distinzione, da marzo a giugno era stato deciso per un rischio incombente di contagio che induceva a una chiusura generalizzata; adesso la chiusura delle superiori ma non di elementari e medie dipende invece, con tutta evidenza, dalla logistica dei trasporti. Bene sta facendo, dunque, la Giunta provinciale, avvalendosi della competenza concorrente in materia d’istruzione, a tentare la strada di un almeno parziale ritorno fra i banchi degli studenti più grandi, nella constatazione che i danni di un prolungato blackout sono incalcolabili, ancorché invisibili al confronto con le immediate ricadute in altri settori.

E come si può riequilibrare il rapporto tra scuola vera e scuola virtuale? In molti modi, se c’è la volontà: flessibilizzando e coordinando gli orari negli istituti e tra istituti, ma in modo scientifico, mediante software per la gestione dei flussi; rallentando la didattica nei mesi più critici per l’epidemia e recuperandola in parte dell’estate; ridefinendo le percentuali di presenza e distanza nei vari cicli; programmando rientri periodici per attività destinate a gruppi più piccoli, come già è previsto per i bisogni educativi speciali; considerando “laboratoriali” a pieno titolo anche attività didattiche al di fuori degli istituti tecnici, per aprire ovunque finestre di scuola vera: ogni ragionevole soluzione che la comunità scolastica vorrà proporre, senza preclusioni ideologiche o coloriture politiche. Si sarà notato che entrambe le linee strategiche ipotizzate sia dalla maggioranza al Governo provinciale (deroga alla chiusura completa prevista a livello nazionale, coinvolgendo gli istituti nella loro autonomia) sia da esponenti dell’opposizione (prolungamento dell’anno scolastico fino a luglio) muovono da una premessa comune: che la DaD sia un fallimento, ininfluente se non dannosa per l’apprendimento, e che quindi un suo protrarsi esclusivo sia catastrofico, ancor più per un sistema come quello trentino che della “premura educativa” ha fatto il suo fiore all’occhiello.

Chi in questo contesto difende a oltranza qualche orticello si dimostra miope o ipocrita, perché auspica a parole un ritorno alla scuola in presenza mentre l’affossa impedendo le uniche soluzioni che la consentano. E nella più incredibile emergenza dal dopoguerra non si può certo affermare che il baluardo sia la normalità di settimane immuni da orari un po’ strani o di una futura estate identica a tutte le altre: sia perché ci si avvede che la situazione normale non è, sia perché la didattica si può ben articolare diversamente, se la priorità è riportare gli studenti in classe, così come si può chiedere agli insegnanti (purché i patti siano chiari) una provvisoria maggiore flessibilità. Accantonando il pensiero che la si voglia strumentalizzare per diffondere un nuovo modello di docente “sempre a disposizione”: chi oserebbe speculare in un simile frangente?

Altrimenti continueremo a comportarci come don Ferrante, ognuno per il suo ruolo. E non prendendo precauzioni contro un virus pericoloso quanto il Covid – la tentazione di fingere che aule fatte di pixel siano identiche a quelle vere che abbiamo lasciato dolorosamente vuote – al funerale della Scuola potremo solo prendercela con le stelle.

 

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Giovanni Ceschi

è docente di latino e greco al Liceo “Prati”

e presidente del Consiglio del sistema educativo

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Buongiorno colleghe e colleghi capigruppo, ho comunicato al presidente del Consiglio provinciale le mie dimissioni dal Consiglio, datate e depositate ieri, 20 novembre 20.

Vi ringrazio per la collaborazione e il confronto in questi due anni di mandato. Io intendo proseguire il mio impegno politico con Futura fuori dalle istituzioni rappresentative.

Buon lavoro a tutte e tutti.

 

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Paolo Ghezzi

 

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Alla luce del positivo e propositivo dibattito che si è avviato attorno al collegamento ferroviario tra Rovereto e Riva del Garda, esprimiamo apprezzamento nei riguardi della posizione assunta da alcuni sindaci e albergatori dell’Alto Garda.  Transdolomites non può che apprezzare le loro prese di posizione riguardo l’accelerazione della proposta

Transdolomites è certamente associazione portabandiera dell’auspicato collegamento Trento-Penia di Canazei via Val di Cembra. Ma di questa idea non ne ha fatto una questione di campanile. Al contrario ha sempre avuto una attenzione a 360 gradi avanzando le proprie proposte volte a investire sulle ferrovie esistenti, Valsugana e Trento-Mezzana, ed allo stesso tempo il sostegno al progetto della Rovereto-Riva e della Ferrovia della Valdastico (Vicenza-Rovereto) che potrebbe diventare quest’ultima una valida alternativa al progetto della Valdastico stradale.

L’accoppiata Monaco-Rovereto-Riva e Venezia-Rovereto via Valdastico metterebbe la zona del Garda nelle condizioni di essere raggiungibile via ferrovia del Brennero e aeroporto internazionale di Venezia. Siamo ad esprimere pubblicamente il nostro apprezzamento per le dichiarazioni di Cristina Santi sindaca di Riva e Alessandro Betta sindaco di Arco nelle quali ci riconosciamo per la comunanza delle riflessioni.

Assieme ai cambiamenti climatici, la pandemia in corso sta insegnando in modo impietoso che un ambienta sano è una condizione essenziale per guardare al futuro. L’intelligenza del genere umano non dovrebbe condurci a ragionare solo nel tempo circoscritto al Covd-19 ma farci ragionare sul tragico prezzo in vite umane ( in Italia si stima tra le 60.000-80.000 morti/anno) che stiamo pagando a causa dell’inquinamento atmosferico dovrebbero essere sufficienti a farci ragionare su quale futuro intendiamo proporre a noi ed alle generazioni future.

Il Trentino non può esimersi da questa riflessione che va fatta a 360 gradi. La sfida sul territorio è poi certificare il turismo dal punto di vista ambientale perché la scelta delle destinazioni da parte dei turisti sarà sempre più guidata da questi fattori. I trasporti in questo senso faranno sempre più la differenza.

Il trasporto ferroviario, in particolare, sarà grande protagonista. Secondo la European Environment Agency, infatti, solo lo 0,5% delle emissioni generate dal settore trasporti sono da imputare ai trasporti su rotaia; al contrario, il trasporto su strada è responsabile del 73,1% delle emissioni. E solo il trasporto su rotaia, tra le diverse modalità di trasporto, ha conosciuto una stabile e progressiva riduzione delle emissioni di gas serra a partire dal 1990.

Questa introduzione pensiamo sia più che sufficiente per comprendere verso quale orizzonte volgere il nostro sguardo e come calarlo concretamente sul territorio. Sta poi a noi la scelta ; ferrovia oppure inquinamento da auto e mezzi pesanti? Condividiamo anche il concetto di ferrovia come strumento per creare sintonia tra territori insegnando a uscire da una visione campanilista della gestione dei singoli comuni favorendo il miglior utilizzo delle dotazioni già esistenti evitando la realizzazione di opere che si rivelerebbero tanti doppioni in altrettanti comuni.

In tema di finanziamenti forte l’attenzione rivolta al Ricovery Found o alla Next Europe Generation proposti dalla Commissione Europea in sintonia con il Parlamento Europeo. Confidare solo in questa direttrice in attesa che essi siano attivi, è però sbagliato. Guardando al passato, il politico di turno quando voleva trovare la giustificazione per “ scaricare “ un’idea ha sempre raccontato la storiella che non c’erano i soldi.

Parlando in questo caso di ferrovie, i soldi anche negli anni passati non sono mai mancati, semmai è sempre mancata la volontà di progettare e di concretizzare il tutto. Come associazione abbiamo organizzato più di un convegno dedicato alle risorse finanziarie. Ancor prima di quanto oggi è in discussione in sede di Consiglio europeo, la disponibilità finanziaria nell’EU era stimata in migliaia di miliardi di euro.

In un convegno promosso qualche anno fa dal Governatore sudtirolese Arno Kompatscher al quale ho avuto piacere di assistere, il Direttore esecutivo ( allora austriaco) Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) il pilastro centrale del piano di investimenti per l’Europa spiegava che problemi generati dalla crisi economica del 2008 erano dato dalla troppa liquidità a fronte della forte riduzione di progettualità. Il chiaro invito fu il tornare a progettare. Non si dimentichi tra l’altro il progetto “ Italia veloce” presentato questa primavera dalla Ministra dei Trasporti Paola De Micheli: 200 miliardi di Euro da investire in infrastrutture anche ferroviarie.

La ferrovia del Lago di Garda produrrà nuove opportunità turistica per il Basso Trentino, ma compito della politica provinciale è operare nell’interesse più generale. Se a ragione si promuove l’idea di ferrovia per il Garda a fronte della presenza di oltre un milione di turisti, qualcuno ora ci deve spiegare perché la stessa soluzione viene ritenuta sostenibile per le Valli dell’Avisio dove le presenze turistiche nelle valli di Fiemme e Fassa nella stagione turistica 2018-2019 sono state 7.378.400 e dove gli accessi agli impianti di risalita estate ed inverno dimostrano di essere numeri così importanti ed adatti per essere gestiti da soluzioni di trasporto di massa. Numeri che stanno a dimostrare che la soluzione Brt sarebbe un gran buco nell’acqua.

Tra il dire ed il fare ce ne passa, ma la presa di posizione di sindaci e albergatori del Garda rappresenta un segnale importante. La nostra speranza è che tale coraggio contagi anche nelle valli dell’Avisio sindaci ed i tanti albergatori , imprenditori del settore del turismo, commercio e residenti che per troppi anni hanno nascosto la testa nella sabbia magari per non compromettersi nel “ sognare” inconsapevoli che senza visioni non si costruisce il futuro.

Senza una reazione civile e determinata in quelle valli il rischio è che si realizzi un Trentino a due velocità. Chi sarà pronto allo storico cambiamento nel settore dei trasporti e chi rimarrà tagliato fuori.

 

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Massimo Girardi
Presidente associazione Transdolomites
www.transdolomites.eu

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Ormai da tempo, sia alcune autorevoli voci della società e dell’economia del nostro territorio, sia le più sensibili attenzioni delle forze di opposizione e sindacali, indicano nell’assenza di una qualunque dimensione programmatoria di lunga deriva il nodo principale di una crisi che sta decolorando il senso stesso della nostra specialità autonomistica.

I mutati contesti nei quali stiamo faticosamente cercando di trovare una nuova rotta, generati dapprima dai rapidi processi di globalizzazione e poi dall’inattesa pandemia in atto, sono la riprova dell’urgenza strategica della programmazione, cioè di un agire razionale in grado di cogliere gli obiettivi di sviluppo economico e sociale che una determinata politica deve sempre sapersi dare e di metterli a regime.

Nonostante qualche tentativo del passato, va preso atto che in questa legislatura sono venute sempre meno quelle azioni chiare e coerenti e quelle idee capaci di indicare una nitida direzione di marcia, mentre tutto è apparso lasciato in balia degli eventi e del loro autonomo dispiegarsi, in una confusione generatrice, a sua volta, di smarrimento e disagio.

E’ per tali ragioni che l’intera società trentina pare avvertire oggi come impellente la necessità di investire sulla scelta della programmaticità della politica, nella consapevolezza della sua capacità di mettere al centro della discussione e dell’azione di governo quelle questioni che sole sono in grado di delineare grandi opzioni e di predisporre decisioni cruciali per il domani.

Mai come in questi mesi di difficoltà, l’ antitesi fra gestione vischiosa e stagnante dell’emergenza ed il bisogno di prospettive lunghe di governo del cambiamento si sono andate delineando sullo scenario della politica provinciale. Ciò nonostante pare che ci si affidi solo a miracolistiche, quanto sterili, invenzioni che non innovano l’agire di governo e le identità ormai logore delle forze politiche di maggioranza, concentrate principalmente ad omologare ogni problema nel pericoloso vortice della continua ricerca dell’applauso immediato.

Così, la stessa autonomia ne soffre quotidianamente perché, depauperata del suo ruolo progettuale e laboratoriale e ridotta a mero strumento di erogazione finanziaria a fini elettorali, pare ormai incapace di misurarsi sulle grandi problematiche contingenti, a partire dal rinnovo della concessione autostradale, per approdare alla frattura sempre più evidente ed impoverente con Bolzano.

Perfino l’attività dell’Assemblea legislativa denuncia lo stato grave della situazione in essere, dove una giustificata sfiducia delle opposizioni nei riguardi dei vertici istituzionali, incapaci di incorporare tutti gli apporti che dalla mediazione parlamentare scaturiscono, pregiudica qualsiasi forma di dialettica interna che, sul lungo periodo, può indurre un lento quanto inesorabile declino delle opposizioni, rese impotenti dall’assenza di qualsiasi carattere costruttivo e programmatico delle proposte di governo sulle quali misurarsi. In questo senso va anche l’analisi sul prossimo bilancio di previsione della Provincia, bilancio che non può ridursi ancora una volta ad essere mero strumento contabile, ma deve indicare la rotta che si intende imprimere al Trentino del domani, perché questo è il dovere della politica.

Su questo scenario infine, si staglia la costante interpretazione di parte del “principio di maggioranza”, che è senza dubbio il nocciolo della democrazia politica, ma che non può essere il fine della stessa e tanto meno riassumerne i valori, in una esclusiva dimensione favorevole appunto alla maggioranza.

Da questo magma denso solo di incertezze e improvvisazioni, l’autonomia speciale trentina esce gravemente umiliata e ridotta ormai ad un simulacro di sé stessa; un malato al quale non servono formule alchemiche, quanto piuttosto onestà intellettuale, impegno costante, riconoscimento dei propri limiti, valorizzazione delle risorse locali a prescindere dalla loro collocazione politica e spinta verso idee nuove, anziché verso fedeltà di convenienza.

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Bruno Dorigatti

Già Presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Oggi in Consiglio Provinciale informativa su emergenza Covid. Ho chiesto alcune informazioni ad assessora Segnana:

 

1)  Sono previsti tamponi ogni settimana agli operatori delle Rsa. Ci sono molte segnalazioni che l’esito del tampone arriva 3 o 4 giorni (anche di piu’ per alcune) dopo l’effettuazione. Questo perché l’informazione sull’esito viene passata dai laboratori al centro covid il quale poi la comunica alle Rsa. Nel frattempo l’operatore (magari poi positivo) continua a lavorare con i rischi del caso. Forse meglio modificare la procedura per guadagnare tempo?

La risposta è stata che i tempi medi rilevati sono di 1,7 giorni ma che in effetti ci sono state alcune segnalazioni anche in assessorato di tempi più lunghi e che quindi tale aspetto deve essere attenzionato.

 

2) Questione numero tamponi e numero positivi. Vero che il ministero non prevede comunicazione dei positivi accertati con test antigenici. Ma il ministero prevede che la positività di un test antigenico sia poi confermata da tampone molecolare. In Alto Adige per esempio fanno cosi’ e i positivi quindi entrano nel numero del totale. Questo in Trentino pare che non avvenga. Siccome è meglio avere dati precisi sarebbe bene fornire il dato di quanti tamponi molecolari si fanno ai positivi da test antigenico. Questo dato farebbe chiarezza.

Nessuna risposta.

 

3) Questione ricoveri e decessi. Nonostante in Trentino secondi i dati ufficiali ci siano meno positivi il numero di decessi e di ricoveri è molto alto (anche in confronto ad altre realtà). Anche nella prima fase della pandemia è stato così. Sarebbe utile poter conoscere quali sono gli approfondimenti in tal senso e quali siano le valutazioni delle autorità sanitarie.

Nessuna risposta.

 

4) Question USCA. Le unità speciali di continuità assistenziale (13 medici in Trentino) dovrebbero fare assistenza a domicilio ai malati di covid per sgravare i medici di medicina generale. Pare che in realtà siano utilizzati solo per effettuare tamponi.
La risposta è stata che sono alle dipendenze dirette della centrale Covid e che alcuni di questi operano al centro sanitario di Mezzolombardo (quindi non a domicilio….)

 

5) Questione permesso negato a sanitari trentini che volevano raccogliere richiesta aiuto della Croce Bianca di Bolzano per il test a tutta la popolazione che verrà fatto. Azienda sanitaria trentina ha negato autorizzazione perché ci vuole una convenzione.
Ha risposto Presidente Fugatti dicendo che non è il caso di fare polemiche politiche visto che Alto Adige non ha chiesto nulla.

 

Ho replicato che non sono polemiche e che non si deve sentire sempre accusato ma che basterebbe dire oggi ( e il presidente Fugatti avrebbe fatto meglio a farlo) che chi vuole andare (ovviamente se libero dal lavoro qui) ad aiutare puo’ andare (la convenzione si fa in un minuto) superando quindi la “rigidita” dei tecnici che hanno negato autorizzazione. Sarebbe questo un bel segno ed abbiamo bisogno anche di qualche bel “segno”.

 

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Ugo Rossi

Capogruppo Patt in Consiglio provinciale Trento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Per cercare di capire cosa è in gioco nella manovra di bilancio che la giunta provinciale ha appena presentato in consiglio, facciamo, come dicono i bambini, che il Trentino era una squadra di calcio e Fugatti il mister. Siamo vicini a metà campionato, lo scudetto verrà assegnato a fine 2023. E noi, tifosi sfegatati del Trentino, siamo preoccupati: la nostra squadra del cuore fatica a tenere la metà classifica e, tra un pareggio in casa e una sconfitta fuori, rischia seriamente la retrocessione. Fin qui abbiamo mostrato una certa abilità nel praticare il catenaccio, difendendo bene la porta, grazie a un ottimo gioco di squadra in difesa. Ma siamo invece un mezzo disastro nel contropiede: le corse solitarie dei nostri nella metà campo avversaria non vanno quasi mai a rete, anzi qualche volta pasticciamo a centrocampo, fino al punto di concludere l’azione in autogol.

Prendiamo, appunto, la manovra di bilancio 2021-23. Il primo numero importante da leggere è proprio quello che indica il triennio di riferimento: 2021-23. Vuol dire che questa è l’ultima manovra triennale che agisce interamente nell’arco della legislatura. E dunque che questa è l’ultima manovra nella quale il governo provinciale può dispiegare la sua capacità di immaginare e programmare azioni di respiro pluriennale. Il prossimo anno, l’orizzonte si farà necessariamente più breve, fino ad appiattirsi del tutto nel 2022. Ora o mai più, dunque. Stando ai testi che la giunta ha presentato in consiglio, privi di qualunque prospettiva programmatica che vada oltre l’anno, se non addirittura il semestre, si direbbe che a Piazza Dante si è optato decisamente per il mai più. Una decisione incomprensibile e, proprio per questo, si spera non irreversibile.

La decisione è incomprensibile perché il Trentino ha tutte le risorse, materiali e immateriali, per dare respiro strategico alla politica economica della Provincia autonoma. Anche grazie a quanto di buono ha fatto il presidente Fugatti con la sua giunta. Veniamo qui al secondo numero importante del bilancio provinciale, quello che indica il “totale delle risorse disponibili”: stando alle tabelle fornite dalla giunta, nel 2019, l’ultimo anno pre-Covid, è stato di 4 miliardi e 701 milioni di euro, nel 2021 è previsto si attesti a 4 miliardi e 442 milioni, ai quali andrà aggiunto l’avanzo del 2020, che è assai probabile che copra, se non addirittura superi, la differenza. Dunque, il temuto collasso finanziario della Provincia, a seguito della caduta del pil e del gettito fiscale causata dalla pandemia, semplicemente non c’è stato: la nostra autonomia speciale disporrà nel 2021 più o meno delle stesse risorse del 2019. Un risultato importante, che ha consentito nel 2020 (e consentirà nel ‘21) di sostenere una corposa serie di misure di emergenza, per far fronte ai terribili effetti sociali della pandemia, senza compromettere la tenuta delle finanze della Provincia.

Se ciò è avvenuto è essenzialmente perché abbiamo potuto trattenere a Trento la quota di gettito fiscale che in tempi normali siamo tenuti a versare allo Stato per far fronte agli obblighi comunitari di contenimento del debito. E se abbiamo potuto ottenere il riconoscimento di questa facoltà, è perché l’Unione europea, per far fronte ai disastrosi effetti economici della pandemia, ha allentato tutti i vincoli finanziari per gli Stati. Ma anche perché, nei rapporti col governo nazionale, il nostro mister, il presidente Fugatti, ha messo in campo la tattica giusta: gioco di squadra, gioco di squadra, gioco di squadra. Tre volte. Con Kompatscher innnanzi tutto, perché nei rapporti, anche finanziari, col governo nazionale, Trento e Bolzano vincono solo insieme; poi coi suoi predecessori, in una logica di continuità istituzionale, facendo leva sugli spazi di flessibilità previsti dagli accordi siglati da Dellai e da Rossi, e ignorando al riguardo le tesi settarie di tanti esponenti di maggioranza, a cominciare dal presidente Kaswalder; e infine con le opposizioni in consiglio provinciale, tanto più utili in quanto almeno in parte espressione di forze politiche attualmente al governo del paese.

Col gioco di squadra abbiamo difeso efficacemente la nostra porta. E se è giusto riconoscere il merito di questo successo innanzi tutto al mister, innnanzi tutto a lui va chiesta ragione della nostra incapacità di fare squadra in attacco, per segnare dei gol e non solo per evitare di prenderne. Facciamo qui i conti con la terza serie di numeri tratti dal bilancio provinciale. Sono i numeri dell’economia reale, che per il Trentino sono ancora peggiori di quelli nazionali, anche perché, a differenza del governo, la giunta non si dà obiettivi di crescita migliori di quelli previsti. Nel 2020, dice la giunta, il Trentino dovrebbe registrare una riduzione del pil tra il 10 e l’11 per cento, contro il 9 della media nazionale. Nel ‘21, il governo prevede un rimbalzo del 5,1 per cento, che programma di portare al 6. La giunta provinciale prevede una ripresa al massimo del 5,8 e sembra si accontenti di questo risultato perché non indica alcun obiettivo programmatico migliore di quello tendenziale. Risultato: nel ‘23 il governo programma un attestamento della crescita nazionale al 2,5, il Trentino pare accontentarsi del 2,3. Insomma, il nostro mister ci dice che non c’è altro da fare che rassegnarsi alla retrocessione. Perché uscire dalla crisi Covid ad una velocità inferiore alla media nazionale, che incorpora ovviamente anche i risultati delle regioni più lente, vuol dire programmare l’addio del Trentino al gruppo di testa delle regioni più dinamiche del paese. Con tutte le conseguenze che questo comporterà, anche in termini di finanza pubblica e di sostenibilità dei nostri livelli di benessere sociale. Perché prima o poi, a livello europeo e nazionale, la stretta arriverà.

Si tratta di un esito da scongiurare in tutti i modi. E il primo passo per riuscirci è programmare un obiettivo di crescita più ambizioso di quello tendenziale e superiore alla media nazionale. E concertare con le categorie economiche, le organizzazioni sindacali, il mondo della ricerca e delle professioni, i sindaci e le forze politiche in consiglio provinciale, al posto dell’attuale, disordinato affastellarsi di misure frammentarie, un pacchetto di riforme coerenti con l’obiettivo di crescita programmato, da discutere e approvare rapidamente per rendere il Trentino più forte e competitivo. Dobbiamo farlo subito, non dopo che la crisi Covid sarà passata. Perché a quel punto sarà troppo tardi, il nostro Trentino sarà già in serie B. Pensaci, mister.

 

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Giorgio Tonini

Consigliere provinciale Pd

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Chi governa il Trentino comunica spesso una mancanza di risorse, come effetto della pandemia.  Tale affermazione può essere allo stesso tempo infondata quanto veritiera.  Cerco di spiegarmi. È infondata se guardiamo al breve periodo.

Forse sarà sorprendente per alcuni, ma dentro questo orizzonte l’effetto del Covid sul bilancio della Provincia è quantomeno neutro e non genera affatto un calo di risorse. Due oggettive motivazioni.

La prima: il Governo nazionale ha riconosciuto (bisogna dirlo, anche grazie al lavoro delle due Province autonome, supportate in questo da proposte e unanimità politica delle opposizioni) che il mancato gettito fiscale generato dalla crisi indotta dall’epidemia venga assorbito e posto a carico dello Stato, con salvaguardia quindi del livello delle entrate.

Altra considerazione: in questi mesi lo Stato ha poi garantito alla Provincia di Trento trasferimenti “ straordinari” (in tempi normali non dovuti) su alcuni capitoli di spesa, in particolare sulla sanità, ed ha anche messo in campo interventi di erogazione, a parziale ristoro, a favore di alcune categorie di imprese e cittadini, consentendo quindi al Trentino di agire in via “aggiuntiva”, con fondi propri (risparmiando in questo caso rispetto a quanto sarebbe costato fare fronte a tutto con le nostre casse).

Insomma, la contemporanea presenza di gettito fiscale “garantito”, di risorse per le maggiori necessità di spesa causa Covid e gli interventi diretti dello Stato consentono di “sterilizzare”, almeno nel breve periodo, gli effetti negativi della crisi economica sul bilancio della Provincia, rendendo quindi, in questo caso, priva di fondatezza l’affermazione della “mancanza di risorse”.

Certo si tratta di considerare che tutto questo non potrà evidentemente essere garantito per sempre e, quindi, sarebbe necessario, anche per questo, alzare lo sguardo e passare all’altro lato o punto di osservazione: quello del medio e lungo periodo. In questo caso un pericolo di risorse scarse può essere veritiero.

Ciò potrebbe accadere infatti qualora gli effetti degli investimenti, attuabili in Trentino grazie ai nostri fondi e al debito “europeo”, dovessero rivelarsi insufficienti o inefficaci, e quindi non dovessero generare l’auspicata ripresa della crescita dell’economia.

Lo scongiurare questo pericolo dipende evidentemente dalla quantità di risorse che saranno disponibili (i vari fondi europei previsti hanno peraltro una dotazione mai vista prima d’ora) ma anche dalla “qualità ” della spesa per gli investimenti , che deve saper generare sviluppo e ricchezza, e qui molto, o quasi tutto, dipende dalle scelte che il Trentino deve cominciare a fare subito, ora per domani.

Ecco perché, a mio avviso, una manovra di bilancio che cade in questo periodo di emergenza dovrebbe ovviamente affrontare le urgenze della pandemia, ma anche cercare di guardare più avanti, per costruire le condizioni per saper intercettare quelle risorse “europee” e utilizzarle poi con lungimiranza e idee concrete accanto a quelle attivabili dai nostri bilanci e dal nostro territorio.

Purtroppo nella manovra di bilancio che viene portata all’approvazione del Consiglio provinciale c’è molto poco, o quasi nulla, di questo sguardo nel futuro, così come del resto, pur con toni diversi, hanno fatto notare anche imprese e sindacati.

Non basta dire mettiamo risorse su questo o su quel capitolo ma bisogna progettare e programmare le modalità d’uso di quei soldi e organizzarsi al meglio per saperli spendere in tempi ragionevoli, pena appunto l’inefficacia degli stanziamenti.

Si dovrebbe fare tutto questo lavorando insieme con imprese, forze sociali, autonomie locali e perché no, opposizioni.  Tutti uniti per mettere a fattore comune esigenze, competenze ed esperienze di ciascuno.

Nella manovra di bilancio presentata dal Governo leghista non solo difettano le idee, ma anche il metodo è rimasto quello di sempre. È preoccupante perché, senza idee chiare ed innovative, con cui scaricare a terra il valore degli investimenti, si rischia in effetti di non generare quella crescita che deve sostenere i bilanci pubblici e quindi purtroppo rendere veritiera la conseguente e futura “mancanza di risorse”.

Diminuzione che nessun governo un domani, potrà o vorrà compensarci con interventi “straordinari” , come quelli di cui stiamo beneficiando in questo momento. Ancora una volta, come fin dall’inizio di questa pandemia abbiamo fatto, ci accingiamo ad affrontare l’appuntamento del bilancio con la disponibilità ed il senso del dovere di evidenziare le scelte sbagliate, ma anche di portare qualche proposta per migliorare.

Purtroppo, fino ad ora, nella gestione di questa pandemia e nell’adozione dei conseguenti provvedimenti legislativi di carattere economico, così come nella stessa manovra di assestamento del bilancio la Giunta leghista non ha voluto, o saputo, cogliere l’opportunità di questa mano tesa.

C’è sempre tempo per cambiare e la gravità della situazione lo imporrebbe.

 

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Ugo Rossi

Capogruppo Patt in Consiglio provinciale e già Presidente della Provincia autonoma di Trento

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Fiat Chrysler Automobiles e ENGIE EPS progettano di unire le forze in una joint venture per creare un’azienda leader nel settore della e-Mobility

  • Le due aziende uniranno le forze per entrare nella nuova era della mobilità sostenibile con soluzioni e servizi innovativi, pensati per consentire a tutti di accedere alla mobilità elettrica in maniera semplice e conveniente
  • La joint venture offrirà in tutta Europa una gamma completa di prodotti e soluzioni – come infrastrutture di ricarica e pacchetti di energia verde – per tutti i clienti di veicoli elettrici
  • La nuova realtà sarà un’azienda tecnologica italiana di e-Mobility, con accesso a un portafoglio di oltre cento brevetti, un solido team di progettisti elettrici e di sistemi e con una consolidata esperienza nell’industria automobilisticaFCA Italy S.p.A.(“FCA”), società interamente controllata da Fiat Chrysler Automobiles N.V., ed ENGIE EPS, player tecnologico italiano dell’Energy Storage e dell’e-Mobility, hanno stipulato un Memorandum d’Intesa volto a costituire una joint venture per creare un’azienda leader nel panorama europeo della e-Mobility che potrà avvalersi delle risorse finanziarie e della consolidata esperienza industriale di FCA e del know-how tecnologico e del portafoglio di proprietà intellettuale di ENGIE EPS. Le due società uniranno le forze per entrare nella nuova era della mobilità sostenibile con soluzioni e servizi innovativi pensati per consentire a tutti di accedere alla mobilità elettrica in maniera semplice e conveniente.

    La nuova società offrirà ai clienti europei di veicoli elettrici una gamma completa di prodotti e soluzioni, come infrastrutture di ricarica residenziali, commerciali e pubbliche e pacchetti di energia verde che consentiranno ai clienti di ricaricare il proprio veicolo a casa, o in qualsiasi punto di ricarica pubblico di tutta Europa, con un semplice abbonamento a canone mensile fisso.

    L’accordo darà quindi vita a un nuovo player tecnologico italiano dell’e-Mobility, con accesso a un portafoglio di centinaia di brevetti e segreti industriali, un solido team di progettisti elettrici e di sistemi, e con una consolidata esperienza industriale automobilistica. La joint venture beneficerà infatti del contributo di entrambe le parti in termini di proprietà intellettuale, di risorse umane e finanziarie, e si concentrerà su soluzioni rivoluzionarie per il mercato europeo dell’e- Mobility. L’operazione prevista rappresenterà un’importante evoluzione strategica dei portafogli di prodotti dei due Gruppi e un importante passo avanti verso l’eliminazione delle barriere che ostacolano la transizione all’e-Mobility in Europa.

    “La firma di questo Memorandum d’Intesa è il frutto di tre anni di proficua collaborazione tra le due aziende, collaborazione che ha consentito di realizzare progetti rivoluzionari, come la easyWallbox realizzata in esclusiva per FCA – un’unità di ricarica plug-and-play estremamente intuitiva – il progetto pilota V2G lanciato di recente e gli innovativi pacchetti energetici dedicati ai clienti” ha dichiarato Mike Manley, Amministratore Delegato di Fiat Chrysler Automobiles. “La joint venture che abbiamo concepito potrà consentire un coinvolgimento ancora maggiore di entrambe le parti per ampliare la portata dell’attuale cooperazione e sviluppare ulteriormente prodotti e servizi innovativi che favoriscano e sostengano una transizione priva di ostacoli alla mobilità elettrica nell’area europea.”

    “L’elettrificazione rappresenta un trend inevitabile destinato a rivoluzionare la mobilità urbana e, soprattutto, un cambiamento di paradigma inarrestabile del sistema energetico globale. La firma di questo Memorandum d’Intesa è la testimonianza dell’impegno comune volto ad accelerare questa trasformazione verso un futuro più sostenibile” ha commentato Carlalberto Guglielminotti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di ENGIE EPS. “L’Italia ha lasciato un segno profondo nella storia con le sue eccellenze nel settore automotive e nello sviluppo di tecnologie innovative per il settore energetico. La joint venture è l’occasione per consolidare questo patrimonio e allo stesso tempo delineare la strada da percorrere verso una mobilità a zero emissioni”.

    La transazione sarà soggetta alle condizioni standard previste per questo tipo di operazioni e a tutte le necessarie comunicazioni e approvazioni da parte delle autorità e delle istituzioni competenti.

    Le due parti prevedono di firmare l’intera serie di accordi1 entro la fine dell’anno e di costituire la joint venture nel primo trimestre del 2021.

     

    FCA

    Fiat Chrysler Automobiles (FCA) è un costruttore automobilistico globale che progetta, sviluppa, produce e commercializza veicoli in una gamma di marchi che include Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat Professional, Jeep®, Lancia, Ram e Maserati. Fornisce inoltre servizi post-vendita e ricambi con il marchio Mopar e opera nei settori della componentistica e dei sistemi di produzione sotto i marchi Comau e Teksid. FCA ha quasi 200.000 dipendenti nel mondo. Per maggiori informazioni su FCA, visita il sito www.fcagroup.com

     

    ENGIE EPS

    ENGIE EPS è il player tecnologico e industriale del gruppo ENGIE che sviluppa tecnologie per rivoluzionare il paradigma nel sistema energetico globale verso fonti di energia rinnovabile e la mobilità elettrica. Quotata a Parigi sul mercato regolamentato Euronext (EPS:FP), ENGIE EPS è inclusa negli indici finanziari CAC Mid & Small e CAC All-Tradable. La sua sede legale è a Parigi con ricerca, sviluppo e produzione in Italia. Ulteriori informazioni sul sito www.engie- eps.com

 

 

DICHIARAZIONI PREVISIONALI

Questo comunicato stampa contiene dichiarazioni previsionali (“forward-looking statements”). Queste dichiarazioni sono basate sulle attuali aspettative e proiezioni del Gruppo relativamente ad eventi futuri e, per loro natura, sono soggette ad una componente intrinseca di rischiosità ed incertezza. Sono dichiarazioni che si riferiscono ad eventi e dipendono da circostanze che possono, o non possono, accadere o verificarsi in futuro e, come tali, non si deve fare un indebito affidamento su di esse. I risultati effettivi potrebbero differire significativamente da quelli contenuti in dette dichiarazioni a causa di una molteplicità di fattori, incluse la volatilità e il deterioramento dei mercati, del capitale e finanziari, una ricaduta della crisi del debito sovrano in Europa, variazioni nei prezzi delle materie prime, cambiamenti nelle condizioni macroeconomiche e nella crescita economica ed altre variazioni delle condizioni di business, di natura atmosferica, per inondazioni, terremoti o altri disastri naturali, mutamenti della normativa e del contesto istituzionale (sia in Italia che all’estero), difficoltà nella produzione, inclusi vincoli nell’utilizzo degli impianti e nelle forniture e molti altri rischi e incertezze, la maggioranza dei quali è al di fuori del controllo del Gruppo.

 

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Fiat Chrysler Automobiles and ENGIE EPS plan to join forces in a JV creating a leading company in the e-Mobility sector

  • The two Companies join forces in order to move ahead into the new era of more sustainable mobility, offering innovative solutions and services and giving everyone easy and convenient access to electric mobility
  • The Joint Venture will offer a full suite of products and solutions (such as charging infrastructure and green energy packages) to electric vehicle customers across Europe
  • The new entity will be an Italian e-Mobility technology company, with access to a portfolio of more than a hundred patents, a strong team of electrical and system engineers, and an established automotive industrial footprintFCA Italy S.p.A. (“FCA”), a wholly-owned subsidiary of Fiat Chrysler Automobiles N.V., and ENGIE EPS, an Italian technology player in Energy Storage and e-Mobility, have entered into a Memorandum of Understanding aimed at creating a Joint Venture, to become a leader in the European e-Mobility landscape, which would rely on FCA’s financial resources and industrial footprint and on ENGIE EPS’ technological know-how and intellectual property portfolio. The two Companies join forces in order to move forward into the new era of a more sustainable mobility, offering innovative solutions and services to make access to electric mobility easy and convenient for everyone.

    The newly created company would offer a full suite of products and solutions for electric vehicles customers such as residential, business and public charging infrastructures as well as green energy packages, enabling customers to charge at home and at any public charging point across Europe with a simple subscription at a fixed monthly rate.

    A new Italian tech e-Mobility player, with access to a portfolio of hundreds of patents and industrial secrets, a solid team of electrical and system engineers, and a consolidated automotive industrial footprint would thus emerge. The Joint Venture would in fact benefit from the contribution of both parties in terms of intellectual property, human resources and financial assets, and would focus on innovative and disruptive solutions for the European e-Mobility market. The envisaged transaction would represent an important strategic step in the evolution of the two Groups’ product portfolios and would set a major step towards elimination of barriers to the e-Mobility transition in Europe.

  • “The signing of this Memorandum of Understanding originates from a fruitful three-year cooperation between the two companies, which allowed the implementation of truly disruptive projects, such as the introduction of the exclusive FCA easyWallbox, an easy-to-use plug-and- play charging unit, the recently launched V2G Pilot Project and the innovative customer-oriented energy packages,” said Mike Manley, Chief Executive Officer of Fiat Chrysler Automobiles. “The envisioned Joint Venture would allow an even higher commitment from both parties to expand the scope of the existing cooperation and further develop innovative products and services to enable and support a smooth shift to electric mobility in Europe”.

    “Electrification represents an inevitable trend poised to disrupt urban mobility and – most of all – an unstoppable paradigm change of worldwide energy systems. The signing of this Memorandum of Understanding is a testament of the joint commitment aimed to accelerate this change by leading such a disruption towards a more sustainable future” commented Carlalberto Guglielminotti, Chief Executive Officer and General Manager ENGIE EPS. “Italy left a profound mark on history with its excellence in the automotive industry and in the development of innovative technologies in the energy sector. This Joint Venture is the opportunity to consolidate this heritage whilst shaping the road ahead for a greener mobility”.

    The envisaged transaction will be subject to the standard conditions foreseen for this type of operation and all necessary communications and approvals from the competent authorities and institutions.

    The two parties expect the signing of the full set of agreements1 by the end of the year, and the incorporation of the Joint Venture in the first quarter of 2021.

 

FCA

Fiat Chrysler Automobiles (FCA) is a global automaker that designs, engineers, manufactures and sells vehicles in a portfolio of exciting brands, including Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat Professional, Jeep®, Lancia, Ram and Maserati. It also sells parts and services under the Mopar name and operates in the components and production systems sectors under the Comau and Teksid brands. FCA employs nearly 200,000 people around the globe. For more information regarding FCA, please visit www.fcagroup.com

 

ENGIE EPS

ENGIE EPS is the technology and industrial player within the ENGIE group that develops technologies to revolutionize the paradigm shift in the global energy system towards renewable energy sources and electric mobility. Listed on Euronext Paris (EPS: FP), ENGIE EPS is listed in the CAC® Mid & Small and the CAC® All-Tradable financial indices. Its registered office is in Paris and conducts its research, development and manufacturing in Italy.

For more information: www.engie-eps.com

 

FORWARD-LOOKING STATEMENTS

This press release contains forward-looking statements. These statements are based on the FCA Group’s current expectations and projections about future events and, by their nature, are subject to inherent risks and uncertainties. They relate to events and depend on circumstances that may or may not occur or exist in the future and, as such, undue reliance should not be placed on them. Actual results may differ materially from those expressed in such statements as a result of a variety of factors, including: volatility and deterioration of capital and financial markets, including possibility of new Eurozone sovereign debt crisis, changes in commodity prices, changes in general economic conditions, economic growth and other changes in business conditions, weather, floods, earthquakes or other natural disasters, changes in government regulation, production difficulties, including capacity and supply constraints, and many other risks and uncertainties, most of which are outside of the FCA Group’s control.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Le misure introdotte con il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio sono sproporzionate rispetto all’attuale situazione sanitaria ma soprattutto nocive: anziché salvaguardarla, rischiano di danneggiare la salute dei cittadini e soprattutto creano da subito pesanti danni all’economia nazionale con ripercussioni inevitabili anche per la spesa pubblica”. Con queste motivazioni Mariano Amici, medico di base presso l’Asl Roma 6 e già autore del ricorso che nel Lazio ha recentemente annullato l’obbligo di vaccinazione antinfluenzale introdotto dalla Regione, ha presentato ricorso al Tar contro l’ultimo DPCM che ha introdotto in tutta Italia nuove restrizioni per cittadini e imprese: nel documento il professionista, citando le statistiche ufficiali e un’ampia documentazione scientifica, spiega come “la portata dell’emergenza sanitaria sia stata ampiamente sovrastimata, o comunque non correttamente valutata, perché basata su dati inattendibili e non verificati” e come i provvedimenti in vigore “non siano scientificamente giustificati”.

Nel ricorso contro il DPCM il medico – perizie alla mano – evidenzia come i dati relativi ai contagiati e alle vittime non siano attendibili perché i tamponi utilizzati sono “scientificamente non affidabili e non diagnostici” e come, inoltre, le statistiche siano di fatto viziate da “errate modalità di refertazione introdotte con un’apposita circolare amministrativa” che ha portato a sovrastimare il quadro sanitario nazionale: “Fermo restando che è innegabile che esista il Covid – dichiara il dottor Mariano Amici – l’odierna normativa emergenziale, così come la stessa dichiarazione dello stato di emergenza, si fondano su statistiche errate che stanno aumentando la percezione di gravità di una malattia che, nella realtà, è pari a molte altre malattie già esistenti o esistite per cui non sono state messe in campo le misure emergenziali oggi azionate: prima di adottare le misure introdotte, al contrario, il Governo dovrebbe verificare e analizzare nel dettaglio ogni diagnosi, verificando la reale incidenza del virus sulle condizioni di salute degli ammalati e dei deceduti”.

Per il medico autore del ricorso al Tar, dunque, oltre a non essere giusiticate le misure introdotte dall’ultimo DPCM sono addirittura potenzialmente nocive per la salute pubblica e sicuramente dannose per l’economia: “Questi provvedimenti – continua il dottor Mariano Amici – stanno danneggiando irrimediabilmente la vita di relazione di tutti i cittadini, la salute degli stessi in ragione delle evidenti ripercussioni di natura personale e psicologica e senza dimenticare che lo stesso CTS ha recentemente ammesso che anche i giovani sono irrimediabilmente colpiti.

Ma limitazioni e restrizioni stanno minando anche l’economia di ogni singolo cittadino, con gravissime ripercussioni per le attività commerciali e imprenditoriali e, in ultima istanza, con pesanti conseguenze per l’economia nazionale e lo stato di salute dei conti pubblici: perché i cittadini non possono circolare liberamente e perché le attività non possono restare aperte se rispettano i protocolli di sicurezza già introdotti dal Governo nelle ultime settimane oltre a ogni altra misura che venisse ritenuta scientificamente valida e utile?”.

 

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Dottor Mariano Amici

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

LINK DA GOOGLE MAPS – (Nota redazione Opinione: secondo Google Maps -vista aerea- la SS 349 inizia dalla rotatoria di Villazzano di Trento).

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“La strada della Fricca non entra nel Comune di Trento” e quindi la Polizia locale non può effettuare i controlli (Franco Ianeselli, Sindaco di Trento).

Visti i risultati dei controlli sui mezzi pesanti da parte della Polizia locale, avevamo proposto di avviare una campagna sistematica di accertamenti nel tratto della strada della Fricca (volgarmente detta SS 349) che, da Valsorda a San Rocco, insiste sul territorio comunale.

Come noto la strada soffre di un carico di Tir (che la utilizzano come conveniente scorciatoia) del tutto incongruo rispetto alle caratteristiche del tracciato e ai rischi per la sicurezza.

Ma per il Sindaco, imbeccato da un’imbarazzante nota della Polizia locale, non si può fare perché “la strada della Fricca non entra nel Comune di Trento”. I competenti al Governo!

Se non ci credete ascoltate l’incredibile risposta nel video che segue.

 

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Filippo Degasperi

Consigliere provinciale Onda civica Trentino

 

 

 

 

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