Contro la violenza sulle donne: gruppo di lavoro oggi in Questura.

Oggi l’assessore Stefania Segnana ha partecipato in Questura ad un incontro del Gruppo interdisciplinare per la prevenzione e il contrasto delle situazioni di violenza sulle donne, costituito con una deliberazione di Giunta provinciale del 2015 e coordinato dalla Polizia di Stato. Una partecipazione che avviene all’indomani dell’ultimo recente femminicidio avvenuto a Nago nei giorni scorsi e ai funerali a cui ha partecipato l’assessore Segnana in qualità di referente delle pari opportunità provinciali.

Il Gruppo è costituito da rappresentanti di agenzie pubbliche (Polizia, Carabinieri, Polizia Locale, Commissariato del Governo, Azienda provinciale per i servizi sanitari, Provincia, Servizi sociali territoriali) e del Terzo settore (casa rifugio, che garantisce una riposta al bisogno h24). Il suo compito consiste nell’esaminare i casi di violenza domestica ad alto rischio posti all’attenzione del Questore, relativamente ai procedimenti di ammonimento, con il fine di individuare tramite una metodologa di lavoro integrato e multidisciplinare che prevede anche il coinvolgimento attivo delle vittime, risposte concrete al bisogno di protezione.

La presenza dell’assessore ai lavori del gruppo testimonia un’attenzione forte agli strumenti utili per contrastare la violenza sulle donne, che vedono la Provincia protagonista nel promuovere politiche attente ed efficaci a sostegno delle vittime.

Incidente mortale: pilota di parapendio precipitato sulla Marmolada.

Sono terminate alle 19 le operazioni di recupero della salma di un pilota di parapendio di origine polacca del 1973 che questo pomeriggio è precipitato incagliandosi in un camino della parete sud della Marmolada. A dare l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 è stata una persona che ha assistito all’incidente verso le 15.15.

Il coordinatore dell’Area operativa Trentino settentrionale del Soccorso Alpino ha chiesto l’intervento dell’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites, il quale però non è riuscito a far sbarcare i soccorritori direttamente sul luogo dell’incidente perché difficilmente accessibile anche con il verricello.

Sono quindi intervenuti gli operatori della Stazione Alta Val di Fassa del Soccorso Alpino che hanno raggiunto l’uomo scalando la parete dal basso ma per lui non c’era ormai più nulla da fare.

La salma è stata quindi ricomposta, portata su una cengia dove potesse essere recuperata dall’elicottero con il verricello ed elitrasportata alla camera mortuaria di Canazei.

Conca D’Oro a Bassano: un’esperienza da cui imparare. Producono ortaggi in serra e in campo aperto, coltivano gli ulivi e raccolgono le olive per trasformarle in pregiato olio, il grano per farne farina, gestiscono un rinomato ristorante e vendono le loro specialità all’interno di una bottega e al mercato settimanale con una loro bancarella. Sono le attività agricole svolte dagli operatori della cooperativa Conca D’Oro che gestisce la fattoria sociale a Bassano e dove lavorano in qualità di apprendisti una ventina di giovani adulti disabili.

L’esperienza della cooperativa, avviata 18 anni or sono è stata presentata all’assessore alla Salute e Disabilità Stefania Segnana che assieme al dirigente del Dipartimento Giancarlo Ruscitti ha visitato la struttura per conoscere gli aspetti organizzativi e le buone pratiche che permettono ad una ventina di soggetti affetti da disabilità diverse di sviluppare manualità a contatto con la terra e prepararsi all’entrata nel mondo del lavoro. “Conoscere le buone pratiche e le risposte che i diversi territori riescono a dare a famiglie e soggetti autistici e non solo, rappresenta un’occasione importante di confronto e crescita. È fondamentale mantenere alto l’impegno al fine di migliorare l’accesso al lavoro e quindi alla parziale autonomia di persone disabili” ha dichiarato l’assessore Segnana al termine della presentazione.

A far gli onori di casa c’era il dottor Fabio Comunello, da anni coordinatore della struttura, psicologo e autore di diversi saggi sulle fattorie sociali e sul loro ruolo riabilitativo. “L’incontro con la terra rappresenta per i nostri giovani utenti un momento di crescita importante, terapeutico e ricco di soddisfazioni sia per sé che per gli operatori socio assistenziali e i tecnici agronomi che li seguono in percorsi individualizzati” ha spiegato il dottor Comunello. L’assessore Segnana sta valutando di concerto con l’assessore Zanotelli di potenziare anche in Trentino la diffusione delle fattorie sociali didattiche con l’obiettivo di dare una risposta ai molti disabili che una volta terminata la scuola si trovano spesso a non avere accesso a percorsi dedicati e specifici per le loro singole abilità.

Incontro fra OOSS e Giunta provinciale. FENALT: UN NUOVO PATTO FRA AMMINISTRAZIONE E LAVORATORI PER UNA SOCIETÀ TRENTINA RISPETTOSA DEL LAVORO.

La Fenalt insiste sul dovere di mettere mano ai contratti di case di riposo e sanità privata, ma anche sulla necessità di valorizzare le risorse interne ed esternalizzare meno, soprattutto nei comuni.

Si è tenuto questo pomeriggio un incontro fra il presidente della Giunta provinciale, Maurizio Fugatti, e le Organizzazioni sindacali del pubblici impiego in merito ai temi del rinnovo contrattuale 2019-2021. Nell’ambito dell’incontro la Fenalt ha proposto un patto tra amministrazione pubblica e lavoratori per crescere come comunità, migliorare i servizi e risparmiare, e ha formulato le seguenti considerazioni:

1) Non si può accettare una proposta pubblica che sia di un sono euro inferiore a quanto si concorderà a Bolzano, laddove le risorse sono già oggetto di trattativa concreta. Questo sia per quanto concerne il salario fondamentale, sia per quanto riguarda l’accessorio e anche il buono pasto, visto come risorsa per aumentare il reddito dei lavoratori, in modo che rientri immediatamente nel circuito economico.
La Fenalt ha mandato una piattaforma economica che evidenzia tutte le necessità: siamo consci che non si potrà avere tutto e subito, ma vogliamo che si identifichi un percorso che porta nella direzione di soddisfare le nostre richieste.

2) Dare al personale delle APSP un contratto armonizzato con l’APSS: indennità di turno, riconoscimento del cambio divisa a tutti quelli che sono in servizio, diritto al buono pasto o indennità sostitutiva di mensa; creare economie di scala (CdA, servizi generali gestiti a livello di bacino ampio) da reinvestire in assistenza. Creare i presupposti per gestire in modo razionale (sia dal punto di vista degli operatori sia di tutti gli ospiti) l’inserimento dei pazienti con problemi comportamentali.
Avvalersi degli studi tecnici comunali per la progettazione e la direzione dei lavori per evitare, come avvenuto a in due case di riposo, che si affidino i lavori al fratello del direttore. Sono un’eccezione o sono la dimostrazione che le APSP sono dei piccoli centri di potere?

3) Comuni: investire su una organizzazione che crei una macchina produttiva razionale. Come farebbe un qualsiasi imprenditore, posti degli obiettivi, verifica di che organico ha bisogno per raggiungerli. Evitare appalti di lavori che possono esser fatti con personale proprio partendo dal personale OPERAIO che deve essere considerato una risorsa e deve quindi essere messo in condizioni di fare massa critica per far fronte alle tante esigenze manutentive e di supporto alle attività. Analogamente vanno strutturati gli uffici tecnici in modo tale da evitare il ricorso all’esterno il più possibile, e seguire anche le opere delle Case di Riposo.

4) Riqualificazione del personale: sarebbe da auspicare una maggior sensibilità per premiare la crescita professionale del personale pubblico, agevolando i percorsi (miseri) di carriera: almeno partiamo da ciò che è esigibile, facciamo rispettare il contratto Ci sono troppi lavoratori sotto inquadrati rispetto alle proprie mansioni: operai specializzati e polivalenti al B base, tecnici o amministrativi con notevole autonomia di lavoro e responsabilità ancora al C base. Interveniamo sugli Enti che non avviano i processi di riqualificazione dovuti.

Ovviamente poiché la situazione è in movimento, va riveduto l’ordinamento professionale delle Autonomie Locali, adattandolo sia alle nuove figure professionali sia alle nuove esigenze di percorso economico-giuridico.
Non si potrà avere tutto subito. Ma vogliamo che si inizi un percorso che porti nella direzione di soddisfare le nostre richieste.
Pagare il lavoro significa far crescere la società.
Crescere significa avere una società non con una buona media di reddito, ma con una buona distribuzione del reddito: serve quindi evitare che l’Ente pubblico sia causa dell’impoverimento della società partecipando al processo di disomogeneizzazione dei contratti e finanziando appalti che favoriscono società e cooperative che tra un po’ diventano l’emblema della nuova schiavitù.
I servizi devono prevedere che a pari mansioni corrispondano gli stressi trattamenti economici (sanità pubblica e privata, assistenza alla persona pubblica e privata, pulizie ecc)

Provincia: riorganizzazione dal basso.
Da anni si promette che a fronte di una riorganizzazione con una scrematura del personale ed una specializzazione si arriverà a pagare meglio i lavoratori.
Per ora si è ridotto il personale e disorganizzato con un turbinio di movimenti che spesso hanno causato notevoli disguidi.
Nel corso della più impattante e poco efficace riorganizzazione fatta sulla base delle analisi Deloitte ci venne detto che ci sono riorganizzazioni che vengono dal basso e altre che vengono dall’alto; quella veniva dall’alto; si provi ora a partire dal basso. Come? Si parta servizio per servizio dalle criticità evidenziate dai responsabili dei vari procedimenti che possono indicare le necessità di semplificazione, di chiarimenti normativi e fabbisogni di personale per far funzionare i processi.Ufficio stampa Fenalt

 

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Maurizio Valentinotti
Segretario Generale Fenalt

Cgil Cisl Uil: un terzo delle famiglie paga la tariffa massima. Le rette dei nidi non sono state azzerate.

“Le rette degli asili nido non sono state azzerate. Ci sono ancora molte famiglie, circa un terzo di tutti coloro che mandano i figli agli asili nido, che pagano la tariffa piena”.

Lo precisano Cgil Cisl Uil del Trentino commentando quanto affermato dal presidente Fugatti dal palco di Pontida.

E’ vero che la giunta ha introdotto misure per l’abbattimento delle tariffe, ma come il sindacato ha più volte messo in evidenza, queste misure non sono eque perché tagliano fuori tutte le persone che hanno un indicatore Icef superiore a 0.40. Quindi ci sarà chi paga somme ridicole o nulle e chi, ed è una parte importante del ceto medio, deve sborsare anche più di 400 euro al mese. Graduare la misura, riducendo le rette massime avrebbe avuto un impatto più giusto.

Resta peraltro irrisolto il problema della cumulabilità tra il bonus nido Inps e le riduzioni provinciali. Non è ancora escluso che le famiglie che percepiscono sia il contributo dello Stato per il nido sia lo sconto provinciale debbano restituire la somma erogata dall’Inps nel momento in cui il contributo della Provincia porta la tariffa sotto la soglia di 136 euro, che è l’importo massimo erogato dall’Istituto.

Su questo fronte serve raggiungere in tempi rapidi un accordo con il Ministero per capire come le due misure si coordinano.

In arrivo la prima normativa provinciale dedicata all’agriturismo. Obiettivo: alzare la qualità delle aziende attraverso un marchio e la formazione degli operatori. Ddl illustrato da Zanotelli in II Commissione

È iniziato oggi in Seconda Commissione l’iter del disegno di legge 26 proposto dalla Giunta con l’assessora Giulia Zanotelli per disciplinare in modo specifico il settore dell’agriturismo nella nostra provincia. L’obiettivo del provvedimento, formato da 20 articoli e per approfondire il quale l’organismo consiliare competente presieduto da Luca Guglielmi (Fassa) ha programmato una serie di audizioni a fine mese, è di potenziare la qualità delle aziende che decidono di impegnarsi in questo settore. Anche attraverso un marchio e corsi di formazione. Zanotelli ha risposto alle prime domande dei consiglieri, condividendo le lamentele di De Godenz per la mancanza di controlli.

Zanotelli ha sottolineato che per la prima volta la Provincia dedica all’agriturismo un’apposita legge provinciale, dal momento che la normativa attuale disciplina anche l’enoturismo, le strade, del vino, dei fiori e dei sapori, il pescaturismo, l’ittoturismo e l’agricoltura sociale. L’assessora ha aggiunto che il provvedimento riconduce ai soli operatori del settore agrituristico l’attività di fattoria didattica. Inoltre per esercitare un’attività agrituristica, una volta attuata la nuova legge basterà presentare una Scia al Comune indicando la collocazione, le strutture e i locali che si vogliono utilizzare e garantendo il rispetto dei requisiti richiesti. Con questa semplificazione, ha evidenziato Zanotelli, non vi sarà più bisogno del rilascio del nulla osta da parte del servizio agricoltura della Provincia.

Le percentuali dei prodotti da utilizzare saranno fissate dal regolamento esecutivo.
Certo, l’azienda che vorrà essere anche agrituristica dovrà sempre esercitare un’attività agricola prevalente e offrire agli ospiti alimenti e bevande prodotti soprattutto al proprio interno o da altre imprese agricole trentine. Sarà però un regolamento che la Giunta dovrà definire a fissare le percentuali dei prodotti da utilizzare, suddivise per categorie. Si supererà così, ha spiegato l’assessora, l’attuale vincolo dell’80% di prodotti trentini che un agriturismo deve oggi obbligatoriamente offrire. Il ruolo della Provincia sarà quello di affiancare le amministrazioni comunali nell’accertamento dell’attività agricola preminente.

Stop alle denominazioni improprie come bar, pizzeria o ristorante.
L’assessora ha segnalato anche la novità normativa del divieto per gli agriturismo di utilizzare altre denominazioni come ristorante, bar, pizzeria o altri nomi derivati. Sarà anche in questo caso il regolamento di esecuzione della nuova legge ad indicare il sistema di classificazione degli esercizi di agriturismo, in rapporto alle caratteristiche delle strutture, alle dotazioni e ai servizi offerti. Il disegno di legge propone anche un marchio di qualità agrituristica da assegnare alle aziende agricole che esercitano quest’attività.

Sostegno alla formazione degli operatori per alzare la qualità dell’offerta.
Zanotelli ha ricordato che il ddl invita le aziende agricole ad optare tra attività enoturistica o agrituristica. Nulla inoltre viene toccato – ha precisato Zanotelli – della disciplina provinciale riferita alle strade dei sapori. L’assessora ha evidenziato infine la volontà della Giunta di alzare la qualità dell’offerta agrituristica del Trentino prevedendo contributi provinciali a sostegno delle associazioni che organizzano sia corsi di formazione per gli operatori del settore sia controlli relativi alla classificazione e ai servizi offerti. “Vogliamo potenziare la qualità delle aziende agricole e dei prodotti”, ha concluso. “Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’esplosione dell’agriturismo – ha spiegato – e ora è arrivato il momento di potenziarne l’aspetto qualitativo valorizzando la trentinità di queste aziende e dei nostri prodotti.

Le domande dei consiglieri. Positivo il giudizio di De Godenz (UpT).

Pietro De Godenz (UpT) ha apprezzato la volontà di dedicare una legge provinciale al solo agriturismo e di potenziare la qualità dell’offerta e dei prodotti e ha lamentato l’attuale assenza di controlli su queste attività. “Oggi – ha osservato – vediamo agriturismi che fanno attività di pizzeria, ristorante, albergo, pratiche sportive ed escursionismo. Quanto ai prodotti, per De Godenz occorre prevedere percentuali rigide di utilizzo da parte degli agriturismi. Opportuno a suo avviso anche prevedere con il ddl corsi di formazione ogni 5 anni per elevare la professionalità degli operatori.

Lorenzo Ossanna (Patt) si è riservato di approfondire il provvedimento attendendo le audizioni. E ha chiesto chiarimenti sulla distinzione tra agriturismo ed enoturismo.
Michele Dallapiccola (Patt) a proposito di enoturismo ha chiesto come si pone la Provincia rispetto alla direttiva Cee del 1999 sulle carcasse di origine animale.
L’assessora Zanotelli ha risposto dicendosi d’accordo con De Godenz sul problema della mancanza dei controlli, perché è vero che alcune attività che offrono agriturismo dovrebbero chiamarsi diversamente. Il ddl introduce correzioni su questo punto per aumentare la qualità e tutelare chi fa agriturismo con la A maiuscola. Ad Ossanna Zanotelli ha risposto che chi opera nel campo dell’enoturismo non può offrire pasti caldi. E ha rassicurato in tal senso anche Dallapiccola, perché il ddl non prevede alcuna deroga in quanto l’enoturismo si basa solo sulla degustazione, senza piatti caldi.

Il presidente Guglielmi ha comunicato che le audizioni sul ddl si svolgeranno il 25 ottobre alle 14.30 e il 30 settembre alle 9.30 con tutti i soggetti interessati.

 

Alloggi pubblici, da oggi scattano i dieci anni di residenza Cgil Cisl Uil: misure incostituzionali e discriminatorie che non risolvono il problema casa. Gli stranieri sono appena l’8,6 per cento di tutti gli assegnatari.

Da oggi è possibile fare domanda per l’alloggio pubblico in Trentino, con una significativa novità: viene applicato il nuovo vincolo di residenza introdotto dalla giunta provinciale. Può fare richiesta di una casa popolare solo chi risiede da dieci anni in Italia, di cui gli ultimi due continuativi e che ha tre anni di residenza in Trentino. Un vincolo che Cgil Cisl Uil giudicano discriminatorio e a rischio incostituzionalità e che soprattutto, non risolve, nemmeno in minima parte il problema del bisogno abitativo sul territorio.

“Il vincolo dei dieci anni è solo una misura propagandistica, che non dà alcuna soluzione al problema della casa, a cominciare dai trentini – spiegano i tre segretari confederali Andrea Grosselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -. Quel che serve è un nuovo piano di edilizia pubblica, servono nuovi alloggi”. La conferma arriva dai numeri: rispetto al 2009, nel 2018 risultano complessivamente 25 alloggi in più a disposizione dei potenziali inquilini nello stesso periodo di tempo la popolazione è cresciuta di 25mila persone.

“Non è certo impedendo l’accesso alle graduatorie per i cittadini stranieri che si risolve il problema, anche perché sono appena l’8,6 per cento dei beneficiari Itea, di questi meno del 6 per cento sono extracomunitari e i cittadini italiani sono il 91,4 per cento del totale”, insistono i sindacati. Numeri che sono anche il risultato dei vincoli di residenza che erano già previsti in Trentino da tempo.

Con molta probabilità impedendo l’accesso alle graduatorie per gli stranieri, la giunta punta a portare a casa un altro obiettivo:
risparmiare sull’integrazione al canone di affitto. Oggi chi ha diritto ad una casa popolare, ma non può beneficiarne perché non ci sono alloggi riceve dalla Provincia un contributo economico ad integrazione del canone di affitto che paga sul libero mercato. Piazza Dante investe complessivamente 6milioni di euro ogni anno su questa misura. Limitando fortemente l’accesso alle domande Itea per gli stranieri si risparmia.

“Queste risorse negli anni sono rimaste costanti, mentre è cresciuto il numero di chi fa richiesta per questo contributo”, fanno notare i sindacalisti che tornano a battere ancora sulla necessità di costruire nuove case pubbliche. “Itea ha risorse da investire su questo fronte:

negli ultimi quattro anni la spa pubblica ha accumulato utili, ante tasse, per 20milioni di euro. Cifre che potrebbero essere investite nella realizzazione di poco meno di cento nuove abitazioni – proseguono Grosselli, Pomini e Alotti -. Sarebbe un primo importante segnale. La giunta, allora, faccia ripartire una vera politica della casa pubblica, pensando di dare risposte ai problemi, non ad alimentare consenso dividendo la comunità”.

Anche per questa ragione Cgil Cisl Uil sollecitano la creazione di un Osservatorio provinciale del sistema abitativo per monitorare i bisogni e confrontarsi sulle politiche per la casa.

Lunedì 16 settembre si è tenuto un incontro tra le OO.SS. FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, ed il Presidente Fugatti per capire quali intenzioni ha la Giunta provinciale sulle questioni del pubblico impiego trentino.

Le questioni all’ordine del giorno sono innumerevoli, e già esposte dalle OO.SS. nell’precedente incontro 27 giugno:
– Rinnovo contratti del pubblico impiego: risorse e tempistiche;
– Code contrattuali 2016-2018: necessità di avvio del tavolo contrattuale per affrontare le tematiche lasciate in sospeso dal contratto precedente. Ricordiamo in particolare l’ordinamento professionale sul quale si è di recente espresso anche il Presidente;
– Assetto istituzionale del Trentino: quale la prossima organizzazione della Provincia, il futuro delle Gestioni associate dei Comuni, assetto organizzativo delle APSP;
– Assunzioni e stabilizzazioni: quale e quanto personale da assumere negli Enti, quali stabilizzazioni effettuate e quante mancanti.

Le OO.SS. hanno anche ricordato al Presidente il suo impegno a riconvocarci alla fine dell estate, per stabilire tempi certi per l’avvio del tavolo contrattuale e l’impegno al suo finanziamento: ad oggi infatti siamo già in ritardo nell’apertura del tavolo contrattuale, e non sono ancora state condivise e deliberato le relative direttive.

Le parti sindacali stigmatizzano l’assenza di relazioni sindacali in merito alle Gestioni associate, sulle quali è stato chiesto un incontro ancora durante l’estate, sull’organizzazione della PAT e il suo assetto del personale (CGIL, CISL e UIL non hanno un incontro con il Dipartimento del personale da fine giugno) e sulle problematiche del personale delle APSP, in particolare sulle professionalità socio sanitarie argomento di recente molto dibattuto.

Le risposte del Presidente sono state generiche e collegate al panorama nazionale: non verranno stanziate risorse a livello locale finché non saranno chiare le intenzioni del governo nazionale. Unico impegno sulle risorse specifiche della “vacanza contrattuale” che potranno essere finanziate con la legge di Bilancio.

Le OO.SS. hanno ribadito la necessità di stanziare le risorse per il rinnovo del contratto, ritenendo inaccettabile la subordinazione alle decisioni nazionali: rivendichiamo l’autonomia trentina nei rinnovi del contratto del pubblico impiego.

Abbiamo inoltre sollecitato l’immediata apertura del tavolo tecnico sull’ordinamento del personale con il relativo e specifico stanziamento, per dare risposte alle nuove professionalità e competenze acquisite dal personale.

Al termine dell’incontro il Direttore Generale della Provincia si è impegnato a nome del Presidente a riconvocarci entro 3 settimane per concretizzare gli impegni assunti: riteniamo in ogni caso inaccettabile che, a distanza di mesi dalla scadenza del contratto collettivo, nessuna risposta o proposta sia ancora arrivata in termini di finanziamento e rinnovo del contratto.

Le OO.SS. sono insoddisfatte dell’incontro e ritengono parziali le risposte avute perché non rispondono alle questioni poste in questi primi mesi alla Giunta: ribadiamo di nuovo la necessità del rinnovo del contratto del pubblico impiego Trentino per valorizzare i servizi ai cittadini su tutto il territorio.

Se la musica non cambierà da qui al prossimo incontro, verranno adottate le relative azioni di forza sindacali per far comprendere alla Giunta i reali problemi dei lavoratori pubblici trentini.

 

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Per la FP CGIL
Luigi Diaspro

Per la CISL FP
Beppe Pallanch

Per la UIL FPL
Marcella Tomasi

Prendiamo atto di quanto comunicato dall’On. Rossini; una decisione peraltro presa e comunicata solo attraverso note scritte. Se la deputata Rossini ritiene che il voto di fiducia al Governo abbia fatto tradire il mandato con il Partito Autonomista allora forse non ha letto in modo accurato i valori guida del Patt. Il partito è un gruppo di persone e come tutte le comunità ha delle regole e queste vanno rispettate.

Mi dispiace per questa sua decisione. E’ l’unica deputata fuori dagli schieramenti, non è al governo e non so cosa potrà decidere ed incidere sulle politiche nazionali. Noi andremo avanti con la squadra della Svp.

 

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Simone Marchiori

Segretario politico Patt

Cimice asiatica: FEM identifica in Trentino due insetti antagonisti. Il presidente Fugatti e l’assessore Zanotelli: “Massimo impegno per dare risposte agli agricoltori trentini”.

“E’ una buona notizia, un punto di partenza su cui lavorare per poter dare risposta ad un problema che preoccupa molto gli agricoltori trentini”. Così il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti e l’assessore all’agricoltura Giulia Zanotelli che oggi, insieme al presidente di FEM, Andrea Segrè e ad alcuni ricercatori della Fondazione di San Michele all’Adige, hanno presentato una scoperta del gruppo di lavoro coordinato da Fondazione Edmund Mach e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente, da alcuni anni attivo per fronteggiare quella che ormai è divenuta un’emergenza fitosanitaria.

Attraverso un assiduo lavoro di monitoraggio è stato possibile rinvenire sul territorio provinciale degli insetti antagonisti naturali, anch’essi di origine asiatica, che potrebbero limitare e controllare la diffusione della cimice. Per concretizzare questa scoperta occorre ora attendere l’applicazione della nuova legge per la lotta biologica, recentemente approvata che aspetta il suo regolamento attuativo e che prevede proprio il rilascio di organismi utili esotici. “Cimice asiatica e drosophila sono due problemi che stanno preoccupando non poco il mondo agricolo – hanno evidenziato il presidente e l’assessore. Quindi accogliamo con soddisfazione questa notizia anche se ora dobbiamo impegnarci per chiedere con fermezza di procedere velocemente alla predisposizione delle linee guida per attuare la nuova legge”.

“Con le altre Regioni interessate – ha spiegato Giulia Zanotelli – abbiamo inviato una lettera al Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura con la quale, oltre ad evidenziare la gravità del problema e quanto già messo in campo fino ad oggi, abbiamo chiesto un incontro urgente. Come Assessorato – ha detto ancora l’assessore Zanotelli – abbiamo, inoltre, inviato ai ministeri interessati i risultati delle ricerche effettuate dalla Fondazione Mach e la richiesta, da parte della Giunta provinciale, che sia la stessa Fondazione, vista la realizzazione delle camere di quarantena, ad occuparsi della sperimentazione sui parassitoidi antagonisti, una volta ottenuto il permesso dagli enti preposti. Su questo problema dobbiamo lavorare tutti insieme – ha concluso l’assessore – e come chiesto dal mondo agricolo, istituiremo un “tavolo tecnico” a cui potranno partecipare tutti i soggetti coinvolti. Non sarà un percorso breve, ma metteremo il massimo impegno”.

“Gli scambi legati alla globalizzazione – ha detto il presidente di Fem Andrea Segrè – porteranno inevitabilmente ad un maggior rischio di importazione di specie invasive e solo con investimenti adeguati si può ridurre rischi e danni all’agricoltura. Il ritrovamento nella nostra provincia delle due specie di parassitoidi esotici, la disponibilità della nuova struttura di quarantena e il potenziamento dell’organico dedicato a queste specifiche problematiche, potranno mettere FEM nella condizione migliore per poter ottenere l’autorizzazione a condurre gli studi necessari per rilascio massale dei parassitoidi specifici, come da tempo auspicato dalle organizzazioni dei produttori”.

La scoperta: identificate in Trentino due specie esotiche che potrebbero limitare e controllare la cimice

Grazie al lavoro di monitoraggio condotto dal gruppo di lavoro FEM, è stato possibile rilevare per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii. T. japonicus e T. mitsukurii sono i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia e la loro presenza in equilibrio con il fitofago impedisce pullulazioni devastanti della cimice nelle aree di origine. Sono probabilmente arrivati in Europa in maniera accidentale seguendo le stesse rotte di invasione del loro ospite. In Italia T. japonicus era stato rinvenuto finora solo in alcuni siti in Lombardia e Piemonte, mentre T. mitsukurii in aree ristrette del Friuli, Lombardia ed Alto Adige.

Le novità normative a livello nazionale aprono al rilascio di organismi utili esotici per la lotta biologica

Una nuova normativa nazionale è stata recentemente promulgata (pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 05/09/19, del D.P.R. 5 luglio 2019 n. 102 che riguarda le norme necessarie all’immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone). In attesa delle linee guida tecniche della nuova legge e/o di una rapida autorizzazione in fase di emergenza FEM prevede che in un prossimo futuro saranno possibili rilasci in deroga di esotici utili per la lotta biologica dopo gli opportuni studi di efficacia e valutazione del rischio da condurre in impianti da quarantena.

Tavolo di lavoro FEM-C3A: si punta su lotta biologica e camere di quarantena

Per far fronte, quindi, a questa minaccia è stato creato all’inizio del 2019 un tavolo di lavoro in FEM, diretto da Gianfranco Anfora e che coinvolge ricercatori e tecnici del Centro Ricerca e Innovazione, Centro Trasferimento Tecnologico e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (UniTrento- FEM), per il coordinamento di tutte le attività di ricerca e sperimentazione in corso su questo tema. Una delle attività principali del gruppo di lavoro, coordinato da Livia Zapponi del Centro Ricerca e Innovazione, è lo studio della possibile applicazione della lotta biologica. In particolare FEM è partner di un consorzio nazionale per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto dei parassitoidi locali ed esotici della cimice, soprattutto quelli di origine asiatica del genere Trissolcus. Livia Zapponi e Serena Chiesa del Centro Trasferimento Tecnologico, grazie a questa iniziativa, hanno partecipato ad un corso di alta formazione a Montpellier presso il Centre for Population Biology and Management dell’INRA per il riconoscimento tassonomico dei parassitoidi della cimice appartenenti al genere Trissolcus.

Il controllo biologico classico prevede l’importazione dalle zone di origine del fitofago dei suoi antagonisti, con l’obiettivo di acclimatarli e riprodurre le condizioni che ne consentono la naturale regolazione della popolazione. Nel caso di H. halys però, la scelta di tale approccio è stata limitata finora dai vincoli legislativi, nazionali, che hanno reso inattuabile finora la procedura per l’introduzione di nuove specie, anche se utili al controllo biologico. A questo proposito FEM ha da poco allestito una nuova struttura costruita seguendo i criteri degli impianti di quarantena internazionali per gli insetti e che sarà utilizzata dopo le opportune certificazioni ministeriali per tali studi.

La cimice asiatica marmorata: origine e diffusione

La cimice asiatica, Halyomorpha halys, è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale. Fuori dal suo areale originario, soprattutto negli Stati Uniti, è divenuto il fitofago chiave in numerosi agroecosistemi causando ingenti danni economici su colture arboree come melo, pero e pesco, nonché su molte orticole. Può inoltre essere fonte di fastidio per le persone, vista la sua abitudine di trascorrere l’inverno al riparo negli edifici e di emettere sostanze maleodoranti. Durante il 2016 sono stati ritrovati i primi individui di cimice anche in provincia di Trento, con i focolai più importanti nell’area della città di Trento e del Garda. Nel triennio 2017-2019 la specie ha continuato la sua espansione sul territorio insediandosi anche in Val di Non e in Valsugana, con popolazioni in grado di provocare danni sulle principali colture locali

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