Venerdì 8 gennaio, alle ore 21.25, su Retequattro, torna l’appuntamento con “Quarto Grado”. In conduzione Gianluigi Nuzzi, con Alessandra Viero.

Il programma a cura di Siria Magri si occupa della morte di Rosina Carsetti, la donna di 78 anni trovata morta alla Vigilia di Natale nella sua villetta a Montecassiano, un piccolo comune a pochi chilometri da Macerata.

Secondo gli avvocati del marito, della figlia e del nipote di Rosina, si tratta di una rapina finita in tragedia, come dimostrerebbero evidenti segni di effrazione.
Una versione che non convince del tutto gli inquirenti, che continuano a indagare tra i familiari per presunti abusi e maltrattamenti. La signora, infatti, pochi giorni prima di perdere la vita, si era rivolta al centro antiviolenza di Macerata per sfogarsi delle vessazioni familiari e per capire come difendersi legalmente.

Al centro della puntata anche il caso di Stefano Ansaldi, il ginecologo campano di 65 anni, ucciso lo scorso 19 dicembre a Milano, nei pressi della Stazione Centrale. Accanto al corpo della vittima è stata ritrovata l’arma del delitto, un coltello da cucina. Sono molte le piste seguite dagli inquirenti, che stanno setacciando anche il passato del dottore: sono presenti alcune ombre, come la denuncia di una sua paziente per la morte della figlia appena nata o assegni scomparsi e destinati a paradisi fiscali.

Inoltre, aggiornamenti sul caso di Alberto Genovese, l’imprenditore arrestato il 7 novembre scorso, a Milano, con l’accusa di violenza sessuale su una 18enne.

Da venerdì 8 gennaio i pendolari costretti a utilizzare le corse di Navigarda attivate a causa della chiusura della Gardesana Orientale potranno parcheggiare gratis. La novità vale per tutti gli stalli blu a pagamento ed è riservata a chi dispone dell’abbonamento di Navigarda per la tratta Riva-Malcesine, quindicinale o mensile, del quale è sufficiente esporre una fotocopia sul cruscotto dell’auto.

«In questi ultimi due giorni -spiega l’assessore alla mobilità Luca Grazioli- nelle riunioni con Navigarda, Trentino Trasporti, Azienda Trasporti Verona e le amministrazioni comunali, oltre al servizio di bus navetta per studenti partito oggi, abbiamo messo in campo quest’altra iniziativa, che per motivi burocratici può partire solo da domani, venerdì 8 gennaio. Come prima risposta ci siamo concentrarci sul mondo della scuola, per poi confrontarci con Apm sull’iter, più complesso, per organizzare la gratuità dei parcheggi per i pendolari. Tutto questo perché siamo consapevoli dei disagi a cui va incontro chi deve spostarsi tra Riva e la sponda veneta del Garda, e nel limite del possibile vogliamo dare risposte rapide e concrete. E mi pare di poter dire che le risposte ci sono state: da una parte gli studenti, accompagnati in piena sicurezza a scuola, e dall’altra i lavoratori, che possono contare su una agevolazione non da poco per il parcheggio dell’auto».

L’agevolazione è valida esclusivamente nelle giornate di effettivo utilizzo della navigazione; ad esempio, se sabato e domenica non si utilizza il traghetto, si deve necessariamente pagare la sosta oppure spostare il mezzo dagli stalli blu (potranno essere condotti accertamenti incrociando i dati con Navigarda).

«A proposito dell’interpellanza del consigliere Bertoldi -aggiunge l’assessore- che proponeva un bus navetta di collegamento a un parcheggio dedicato ai pendolari, rispondo che va nella stessa nostra direzione, cioè aiutare i lavoratori che hanno importanti necessità legate alla chiusura della Gardesana, ma che è arrivata quando già stavamo lavorando a questo provvedimento. Con il quale l’amministrazione ha scelto di dare piena libertà di scelta, senza identificare un parcheggio dedicato, rendendo così superfluo un ulteriore servizio di bus navetta, che tra l’altro sarebbe molto oneroso per le casse comunali».

A fare le spese dell’emergenza sanitaria, in questi ultimi mesi, sono stati soprattutto gli adolescenti, costretti a seguire per molto tempo le lezioni a distanza. Da oggi la didattica per le scuole superiori proseguirà in presenza al 50% e si spera che la situazione sanitaria permetterà più avanti di aumentare la percentuale almeno al 75%. Ma che effetti ha avuto e avrà in futuro questo spezzettamento della didattica? Lo spiega una indagine condotta da IPSOS per conto di Save the Children “I giovani ai tempi del Coronavirus”, che ha preso in esame un campione di 1000 adolescenti tra i 14 e i 18 anni frequentanti la scuola superiore secondaria, con l’obiettivo di far luce su opinioni, stati d’animo e aspettative dei ragazzi in epoca di crisi ma anche sui rischi di dispersione scolastica connessi alla didattica a distanza. Dallo studio condotto emerge una situazione preoccupante: il 28% degli studenti dichiara, infatti, che almeno un loro compagno di classe – dalla primavera ad oggi – avrebbe smesso di frequentare le lezioni. Tra le cause principali delle assenze dalla DAD, la difficoltà delle connessioni ma anche la fatica a concentrarsi e seguire le lezioni dietro uno schermo.

Una situazione che sembra avere conseguenze pesanti anche sul livello di preparazione scolastica: secondo l’indagine di Save the Children il 35% degli studenti si sente più impreparato di quando andava a scuola in presenza e la stessa percentuale quest’anno dichiara di dover recuperare più materie dell’anno precedente, mentre sono quasi 4 studenti su 10 a sottolineare le ripercussioni negative della DAD sulla capacità di studiare (37%).

L’allarme lanciato da Save the Children riguarda in modo particolare il fenomeno della dispersione scolastica: secondo le stime effettuate sulla base dei dati raccolti attraverso l’indagine, sarebbero infatti circa 34mila gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado a rischio di abbandono scolastico.

Se poi pensiamo all’istruzione impartita a casa messa in atto forzatamente in questi mesi non dobbiamo tralasciare i problemi dei figli di cittadini stranieri che non parlano l’italiano o lo parlano male e che nella riduzione o nella cancellazione dei momenti di confronto con altri compagni e con gli insegnanti rischiano di perdere molte competenze.

Chi ha a cuore la scuola si interroga su quale possa essere l’equilibrio tra il diritto all’istruzione e quello alla salute pubblica, tenendo conto anche dell’articolo 3 della Costituzione, che prevede la rimozione degli ostacoli e la dignità sociale per tutti. Dovrà essere messo in atto uno sforzo affinché nessuno studente venga lasciato indietro o solo.

 

*

Ciò premesso interrogo il Presidente della Provincia autonoma di Trento per sapere:

se ritenga che la fotografia tracciata dall’indagine commissionata da Save the Children possa trovare riscontro anche nella nostra provincia;

se è stata fatta una indagine all’interno delle scuole per verificare se vi sono stati casi di abbandono scolastico dalla primavera ad oggi e in caso di risposta affermativa con quali risultati;

in caso contrario se si ritiene opportuno verificare se vi sono stati casi di abbandono scolastico durante il periodo della pandemia e le motivazioni che stanno alla base di queste scelte:

se sono emerse carenze formative degli studenti e come si pensa di sopperire;

poiché è presumibile che la situazione di emergenza si protrarrà ancora per molti mesi se sono stati predisposti supporti per gli insegnanti che si sono approcciati per la prima volta con la DAD e se sono state individuate le più opportune modalità per lo svolgimento delle lezioni, tenuto conto che la DAD ha dimostrato di provocare stress aggiuntivo agli studenti.

 

*

Lucia Coppola

consigliera provinciale/regionale
Gruppo Misto/Europa Verde

Covid-19: domani si vaccinano i presidenti degli Ordini delle Professioni sanitarie e sociali. L’8 gennaio alle 11.30 presso l’Auditorium del Centro per i Servizi Sanitari di Viale Verona.

Nuova tappa della campagna di vaccinazione contro il Covid-19: domani, 8 gennaio, alle 11.30 presso l’Auditorium del Centro per i Servizi Sanitari di Viale Verona, si vaccineranno infatti i presidenti degli Ordini delle Professioni sanitarie e sociali. All’evento parteciperanno l’assessore provinciale alla salute, Stefania Segnana, e i responsabili dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

L’amministrazione comunale ha incontrato nella mattina di giovedì 7 gennaio una rappresentanza del comitato ambientalista Sal («salvaguardia area lago»). Per l’amministrazione comunale, in sala Giunta al primo piano del municipio, c’erano il sindaco Cristina Santi con i consiglieri comunali Franco Gatti e Lorenzo Pozzer; per il comitato, la presidente Maria Elisabetta Montagni, la vicepresidente Marina Bonometti e Lorella Sitzia.

«Volevano chiarimenti in particolare sull’area Ex Cattoi -spiega il sindaco- in riferimento alla nostra intenzione di utilizzarla come parcheggio. Ho potuto rassicurarli perché quel parcheggio sarà assolutamente provvisorio e non ci saranno investimenti significativi. Ho ribadito quanto ho avuto modo di dire più volte, cioè che per la nostra amministrazione è importante che quell’area diventi un polmone verde. Naturalmente, dobbiamo interfacciarci con la proprietà e arrivare a un accordo, affrontando un iter che presumibilmente non sarà semplicissimo, ma che abbiamo già avviato. C’è un piano urbanistico da rifare, ci sono diritti acquisiti, ma c’è anche la nostra ferma volontà di fare di quell’area un luogo di grande bellezza a disposizione di tutti. E c’è anche da evitare le vie legali, anche per non allungare indefinitamente i tempi».

«Una notizia che ho potuto dare loro e che hanno gradito -aggiunge il sindaco- è che costituiremo un osservatorio di salvaguardia, cioè un tavolo di consultazione al quale possano sedere tutti i comitati e i portatori di interessi, perché è la via più efficace, oltre che più trasparente. Noi abbiamo tutte le intenzioni di porci in ascolto dei comitati ambientalisti e di chi ama il nostro territorio, che sono portatori di una sensibilità assolutamente diffusa nella cittadinanza, che è anche la nostra sensibilità».

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato il Covid 19 Vaccine Moderna per la prevenzione della malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) nei soggetti di età pari o superiore a 18 anni.

Molto soddisfatto il Direttore Generale, Nicola Magrini: “Salutiamo con entusiasmo la possibilità di mettere a disposizione un secondo strumento per questa campagna vaccinale che sta raggiungendo ottimi risultati in Italia. Si tratta di un vaccino sostanzialmente equivalente rispetto al primo, con dati molto convincenti rispetto a tutte le popolazioni a rischio”.

“La scienza ci ha fornito in pochissimo tempo un’altra arma potentissima ed efficace che sicuramente potrà incidere da subito sulla salute dei soggetti più a rischio, ma anche limitare la circolazione del virus se, come è auspicabile e come sta in affetti accadendo, l’adesione alla campagna vaccinale sarà convinta e sostenuta”, ha affermato il Presidente dell’AIFA, Giorgio Palù.

Nella riunione del 7 gennaio 2021 la Commissione Tecnico Scientifica di AIFA ha dato il parere positivo al dossier, sottolineando il rapporto rischio/beneficio del vaccino particolarmente favorevole nella popolazione a maggiore rischio, e ha stabilito il regime di fornitura per l’immissione in commercio.

Si tratta del secondo vaccino COVID-19 a cui l’Agenzia ha dato il via libera, dopo quello Comirnaty, sviluppato da BioNTech e Pfizer e autorizzato il 22 dicembre 2020.
Rispetto al vaccino Comirnaty, sulla base dei dati attualmente disponibili, il profilo di sicurezza e di efficacia del vaccino Moderna appare sostanzialmente sovrapponibile. Si rilevano alcune differenti caratteristiche:

– Il vaccino Moderna è indicato a partire dai 18 anni di età, anziché dai 16 anni;
– La schedula vaccinale prevede due somministrazioni a distanza di 28 giorni, invece che di almeno 21 giorni;
– L’immunità si considera pienamente acquisita a partire da 2 settimane dopo la seconda somministrazione, anziché una;
– Il vaccino viene conservato a temperature comprese tra i -15° e -25°, ma è stabile tra +2° e +8° per 30 giorni se in confezione integra;
– Il flaconcino multidose contiene 6,3 ml e non richiede diluizione, è quindi già pronto all’uso.

Interrogazione a risposta scritta n. 882/XVI –  Trento, 9 ottobre 2019.

Il mondo della politica trentina discute da tempo e senza trovare la quadra riguardo all’elettrificazione del trasporto su rotaia della Valsugana. Stando anche a recenti notizie di stampa (vedasi ad esempio “Valsugana elettrificata: 59 milioni sono “congelati”” – L’Adige, 07/10/2019) il problema sarebbe da attribuirsi all’indecisione della giunta provinciale trentina riguardo a quale tipo di linea ferroviaria elettrificata sia maggiormente strategica per gli interessi trentini;
agli interroganti risulterebbe che l’ultima comunicazione inviata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avente ad oggetto l’elettrificazione sarebbe stata inviata nella prima metà del mese di marzo 2019. Ad oggi al Ministero non risulterebbero comunicazioni in entrata o in uscita inerenti l’elettrificazione delle linee della Valsugana;

la necessità di incrementare le elettrificazioni delle linee ferroviarie, oltre che essere un obiettivo già presente nel Contratto di Programma investimenti 2017-2021 con RFI, costituisce una indicazione pervenuta dalle commissioni Parlamentari in occasione dell’esame del Contratto stesso (Schema di contratto di programma 2017-2021 – Parte investimenti tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana Spa. Atto n. 46);
nel caso di specie, il 25 ottobre 2018, tra le condizioni poste in fase di approvazione del parere favorevole al suddetto Schema dalla IX Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) della Camera dei Deputati si rileva la seguente: e) a dare priorità agli interventi di elettrificazione e/o all’applicazione di tecnologie «zero emission» al fine di sostituire i mezzi ferroviari ancora oggi alimentati a combustibili fossili, privilegiando le parti di territorio che ne sono completamente sprovviste;

tra le osservazioni si rileva invece la seguente: 22) si valuti la possibilità di elaborare uno studio di fattibilità per la realizzazione delle tratte «Edolo (BS) – Mezzana (TN)»- creando un percorso ad anello tra Brescia, la Valle Camonica, Trento e Lago di Garda –, «Edolo (BS) – Sondrio» – tramite il traforo del Mortirolo;
per rispondere alle condizioni e alle osservazioni poste dalla IX Commissione della Camera dei Deputati, lo schema di Aggiornamento 2018-2019 al Contratto di Programma – Parte Investimenti, esaminato dal CIPE il 24 luglio 2019 ed in corso di perfezionamento, riporta due interventi che sono di interesse anche della Valsugana. Si tratterebbe dei progetti sommariamente riportati di seguito:

1) “Elettrificazione linee Veneto”, dal costo complessivo di 230 milioni interamente finanziato (130 milioni proprio a carico dell’Aggiornamento 2018-2019). Il progetto mira al miglioramento dei servizi regionali e all’implementazione di nuove relazioni del SFMR, il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale finanziato principalmente da Regione del Veneto, che in origine prevedeva l’attivazione di un servizio ferroviario regionale/suburbano ad elevata frequenza (ogni 15/30 minuti) con orario cadenzato lungo alcune linee ferroviarie nella Regione ma che poi sarebbe stato liquidato dall’ente regionale nel 2018 a causa della sua difficile sostenibilità economica;

gli interventi, articolati per fasi funzionali, consistono nell’elettrificazione delle linee del Bacino Bellunese (anello basso delle Dolomiti). L’intervento interessa le linee, ad oggi non elettrificate, dell’alto Veneto, in particolare, le linee che attraversano a nord le province di Padova, Treviso, Vicenza e Belluno. In alcune tratte verranno adeguate le sagome delle gallerie per garantire il franco minimo per realizzare l’elettrificazione. L’intervento ha lo scopo di realizzare collegamenti diretti con mezzi elettrici da e per Venezia-Padova verso Bassano, Montebelluna e Belluno;

la 1^ fase di intervento riguarda le tratte:
– fase 1a: tratta Conegliano-Vittorio Veneto
– fase 1b: tratte Castelfranco – Montebelluna e Camposampiero-Cittadella-Bassano (prima fase funzionale del potenziamento delle relazioni tra Trento e Venezia attraverso la Valsugana);

la 2^ fase di intervento riguarda le tratte:
– fase 2a: tratta Vittorio Veneto-Ponte nelle Alpi – Belluno e opere propedeutiche all’elettrificazione della tratta Montebelluna – Belluno
-fase 2b: tratta Montebelluna – Feltre- Belluno – fase 2c: tratta Treviso – Montebelluna;

2) “Elettrificazione linea Trento-Bassano” dal costo di 60 milioni, interamente finanziati. Il progetto costituisce il completamento del programma di interventi di potenziamento delle relazioni tra Trento e Venezia attraverso la Valsugana, creando le condizioni per la realizzazione di collegamenti diretti tra Trento e Venezia;
gli interventi consistono in una prima fase di elettrificazione della linea Trento – Bassano del Grappa, finalizzata al miglioramento dei servizi tra la Provincia Autonoma di Trento e la Regione Veneto. L’intervento è strettamente correlato ai sopra citati interventi di sviluppo avviati sul versante Veneto, dove è prevista l’elettrificazione della tratta Castelfranco – Bassano;

gli interventi prevedono:
– realizzazione della linea di contatto per circa 95 km;
– realizzazione di 5 SSE (impianti di sottostazione elettrica ferroviaria che smistano, trasformano e convertono l’energia elettrica per l’alimentazione delle linee di trazione) con un passo di circa 20 km; – ulteriori adeguamenti tecnologici; Il quadro d’insieme degli interventi è rappresentato dalla seguente mappa:

 

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per sapere

1. il contenuto delle interlocuzioni della Provincia di Trento con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con RFI con riguardo ai tempi e alle modalità di realizzazione degli interventi illustrati nelle premesse sulla linea Trento – Bassano e quale ne sia stato l’esito;

2. se vi siano aggiornamenti riguardo allo studio di fattibilità «Edolo (BN) – Mezzana (TN)»;

3. se la Provincia di Trento abbia avanzato formali richieste per l’elaborazione di uno studio di fattibilità per la realizzazione della tratta «Grigno – Feltre»;

 

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.
Cons. prov. Alex Marini Cons. prov. Filippo Degasperi

 

IDAP_1285932

 

***

 

Oggetto: interrogazionen.882del10.10.2019–Elettrificazioneretef erroviaria della Valsugana.

Con riferimento all’interrogazione in oggetto, si comunica quanto segue.

 

 

Quesito 1

Sul tema elettrificazione della ferrovia della Valsugana, la Provincia ha convenuto con RFI, mediante un Protocollo d’intesa dell’aprile 2020, una realizzazione del progetto per fasi, coerentemente con il quadro finanziario dei fondi FSC rispetto alla stima di costo dell’investimento. Con nota del 15 aprile 2020 RFI informava infatti la Provincia Autonoma di Trento della necessità di rimodulare l’intervento di elettrificazione dell’intera linea Trento-Bassano del Grappa – originariamente previsto nel Piano Operativo Fondo Sviluppo e Coesione Infrastrutture 2014-2020 “cabina di regia”, con una previsione di costo stimata pari a 60 milioni di euro, “in quanto a seguito di approfondimenti e verifiche sull’adeguamento delle sagome delle gallerie alle opere di elettrificazione, il costo per la realizzazione dell’intera opera, è stato ridefinito in circa 340 milioni di euro”. RFI, stante le risorse attualmente disponibili pari a 60 milioni di euro di cui 59 sul Piano FSC 2014-2020 “cabina di regia” e 1 milione di euro sul Contratto di Programma 2017-2021(CdP), ha proposto la seguente nuova articolazione dell’intervento, coerente con le disponibilità finanziarie:

– prima fase (60 milioni di euro): elaborazione della PFTE dell’elettrificazione di tutta la linea da Trento a Bassano, progettazione e realizzazione del Sistema di Controllo Marcia Treni (SCMT) sull’intera linea Trento – Bassano, e progettazione con realizzazione dell’elettrificazione da Trento fino a Borgo Valsugana Est;

– fasi successive (280 milioni di euro): completamento dell’elettrificazione delle tratte rimanenti.
In considerazione del fatto che l’intervento di cui all’oggetto è già ricompreso nell’ Accordo quadro per l’utilizzo della capacità dell’infrastruttura ferroviaria nel territorio della Provincia autonoma di Trento, sottoscritto in data 09/08/2016 tra Provincia e RFI, e che lo stesso riveste un ruolo strategico in vista delle Olimpiadi Invernali 2026, si è espresso parere favorevole alla nuova articolazione proposta da RFI.
Risulta indubbio il valore di disporre nel breve medio termine (2026) di una tratta elettrificata sino a Borgo Valsugana, tenuto conto che questa consente di connettere con il resto della rete regionale elettrificata, e soprattutto con la linea del Brennero (e relativo traffico anche straniero da nord e da sud), la zona turistica dei laghi di Caldonazzo e Levico e la terza città del Trentino (Pergine Valsugana) con l’hub di Trento.

Contestualmente si è anche ritenuto doveroso segnalare, unitamente al nulla osta alla rimodulazione, l’attenzione a due elementi rispetto alla “capienza” dello stanziamento:

– il tema della “capacità” della linea, al fine di predisporre reali condizioni di esercizio per la prosecuzione degli interventi oltre Borgo (sia che si immagini un cadenzamento biorario diretto Venezia + cadenzamento orario Trento – Bassano + cadenzamento orario Trento – Borgo, la cui sovrapposizione produce un cadenzamento semiorario con infittimenti fra Trento e Borgo, sia che si immagini una connessione futura tra Primolano e Feltre);

– il tema della coerente predisposizione finanziaria di quanto indicato relativamente alla capacità (e regolarità, se si pensa all’importante problema dei numerosissimi passaggi a livello) nell’ambito del contratto di Programma Parte Investimenti tra RFI ed il MIT, e del fabbisogno poi per le tratte oltre Borgo in ambito aggiornamento CdP 2020.

Negli scorsi mesi è stato previsto un tavolo di lavoro congiunto PAT/RFI, coordinato dalla UMST Mobilità, e RFI ha previsto la nomina a breve del Referente di Progetto. Si stanno inoltre perfezionando i passaggi interni per avviare la progettazione, che ad ogni modo è già stata anticipata come esigenza ad ITALFERR che l’ha inserita nel suo piano di attività, con l’obiettivo di avere il PFTE entro quest’anno e la Progettazione definitiva nel 2021. La data di attivazione dell’opera, attualmente prevista nella tratta Trento-Borgo Valsugana, è il 2026.

Per realizzare l’opera si dovrà indire una gara ad hoc nella quale si dovranno specificare anche le modalità di realizzazione rispetto all’esercizio ferroviario. Queste ultime saranno oggetto di discussione del GdL per decidere se replicare l’esperienza dell’elettrificazione del bacino veneto, dove si è optato per la chiusura della linea con l’istituzione di servizi sostitutivi. In questo modo i tempi di costruzione si sono ridotti sensibilmente. Questa discussione potrà entrare nel vivo quando sarà ad uno stato avanzato il PFTE.

E’ indubbio, anche in ottica Olimpica 2026 (la Valsugana costituisce il crocevia per le sedi di gara), che l’elettrificazione sino a Borgo ha già di per sè una valenza rilevante (un dimezzamento dell’impiego dei treni diesel grazie all’uso dei treni elettrici, ed un risparmio di costo gestionale, l’aumento della capacità di carico considerato che oggi non risulta nemmeno possibile promuovere un maggiore utilizzo del treno specie della tratta da Pergine, terza città del Trentino, a Trento, e soprattutto la messa in rete della “zona laghi” con il resto della rete regionale tutta elettrificata), ma se l’elettrificazione arrivasse sino a Primolano le percorrenze con trazione diesel si ridurrebbero a un terzo e il modello gestionale di esercizio verso Bassano sarebbe più solido e qualitativamente migliore.

Per quanto sopra la Provincia ha scritto nello scorso mese di maggio al Ministro, dopo aver avuto qualche confronto per le vie brevi con l’ing. Gentile di RFI, affinchè il Ministero possa garantire, dentro il contratto di programma tra RFI e Ministero, le risorse aggiuntive necessarie (circa 30 milioni di euro) per procedere in prima fase all’elettrificazione anche della tratta Borgo Valsugana Est – Primolano, che ha una lunghezza di 22 km circa.

 

 

Quesito 2

Non sono stati sviluppati sin qui studi di fattibilità, allo stato le analisi miste PAT/Trentino trasporti sono concentrate su un miglioramento del modello di esercizio e relativa velocizzazione.

 

 

Quesito 3

Nel citato Protocollo d’Intesa PAT/RFI del 24 aprile scorso è previsto l’impegno di RFI, trattandosi di rete nazionale, a dare corso alla convenzione di data 28 febbraio 2020 sottoscritta tra la Provincia autonoma di Trento e la Provincia di Belluno per la predisposizione di uno studio di fattibilità per la realizzazione di un collegamento ferroviario nella direttrice Feltre-Valsugana-Trento. Si tratta del cosiddetto Ring delle Dolomiti che consente il collegamento tra il territorio bellunese ed il territorio della Valsugana e le Valli del Primiero, direttamente con il Corridoio del Brennero (Bressanone – Brunico – Belluno – Valsugana – Trento).

Il collegamento Feltre-Primolano è stato peraltro già oggetto di un’istruttoria di RFI prodotta a seguito di un’osservazione parlamentare nell’ambito del CdP 2017-21. La redazione di uno studio di pre-fattibilità, previsto dal protocollo RFI-PAT, risulta coerente con le conclusioni dell’istruttoria ed è un passaggio necessario per l’eventuale inserimento di un nuovo progetto in Contratto di Programma. Esiste anche uno studio di fattibilità del 2002 composto da 3 alternative, che può dare un primo contributo e, per quanto riguarda lo studio di traffico, verrà considerato uno scenario che prevede il completamento dell’anello delle Dolomiti comprensivo della parte a Nord. Dal momento che non è possibile condurre entrambe le attività in parallelo, nei prossimi incontri la Provincia chiarirà se privilegiare temporalmente lo studio di fattibilità della Rovereto-Riva.

 

IDAP_1567795

E così, appena inaugurato il 2021 nel segno (anche retorico e mediatico) della rinascita, questo 7 gennaio assume i contorni suggestivi e del tutto inediti di un primo giorno di scuola. Lo si è visto negli annunci politici e istituzionali di una scuola che deve ripartire perché su di essa si fonda la speranza di futuro del nostro Paese; e nelle conseguenti reazioni. Si continua a parlare di scuole che riaprono, dimenticando che primarie e medie non hanno mai chiuso neppure per un giorno da settembre a Natale, e che solo le superiori hanno vissuto un secondo, lungo lockdown dal 9 novembre. Due mesi sufficienti a creare un’aspettativa, un senso diffuso di tempo sospeso che ora ricomincia a fluire anche per gli allievi più grandi.

Il 2020/21 sarà quindi ricordato come l’anno in cui il primo giorno di scuola si è ripetuto due volte, sperando che due rimangano di qui a giugno. Sul filo di tale suggestione, viviamo insieme ai nostri figli, ai nostri studenti l’entusiasmo di chi si riappropria di qualcosa che gli è connaturato, protagonista di una vicenda che lega insieme passato presente e futuro. Perché capiamo tutti che un Paese non può riprendersi da una calamità, materiale e psicologica, come quella che ci ha colpiti nell’anno appena concluso se non investendo sull’unico capitale che dia certezza di rendita con gli interessi: l’educazione dei giovani che si preparano ad abitare il domani.

Fin qui la retorica, facile facile, della verità. Affinché non sia solo retorica, converrà tenere presenti alcuni punti fermi per questa ripartenza così confusa e controversa. Primo. Le superiori, ed esse sole, sono rimaste completamente chiuse per due mesi a causa di un problema non sanitario e non interno agli istituti – ché altrimenti si sarebbe dovuto fermare anche il primo ciclo: non corrono identici rischi di contagio studenti, docenti e personale ausiliario di primarie e medie? – bensì per conseguenza di un’impasse logistica: l’incapacità di portare in classe tutti gli studenti in sicurezza, mediante un piano di trasporti congegnato con il necessario anticipo. Tocca ribadirlo: se la Scuola è davvero una priorità, ogni azione dev’essere finalizzata a garantirla. Se si naviga a vista, in un ondivago susseguirsi di decisioni incoerenti, è chiaro che si tratta di un semplice slogan: non essendo peggiorata nell’ultimo mese la curva epidemica, bene ha fatto la Giunta provinciale a mantenere la promessa, confermando l’orientamento emerso già all’indomani dell’ordinanza Fugatti del 4 dicembre.

Secondo. I pochi dati certi in nostro possesso – perché così pochi, così centellinati, così opacizzati da un accorpamento che li rende quasi indecifrabili? – dicono che nelle scuole del primo ciclo le quarantene in novembre e dicembre sono diminuite, anziché aumentate, e più in generale (qualora si obietti che i parametri per l’isolamento fiduciario sono meno stringenti che alle superiori) è comunque evidente che pur con le classi in presenza al 100% non si è verificata alcuna catastrofe sanitaria. Sarebbe quindi il momento di smetterla di evocare rischi dilaganti per una scelta di rientro calcolato e prudente che gradualmente riporterà anche le superiori, così a lungo penalizzate da mesi di scuola-non-scuola, alla situazione dei primi due gradi.

Terzo. La tenuta del sistema dipende ora dall’impegno di tutti coloro che si troveranno coinvolti in questa difficile e sfidante ricostruzione. Dipende da una cura che è, in senso etimologico, preoccupazione buona: non allarmismo cioè ma attenzione continua, non disperata impotenza ma agire intelligente. Come auspicavo già in settembre: prudenza della ragione e imprudenza del cuore. Prendersi cura degli altri significa anche assoggettarsi a limitazioni che possono apparire vincolanti per la nostra libertà (mascherina, distanziamento, rigorosa igiene personale e degli ambienti in cui operiamo) ma che sono a ben vedere atti di premura per noi e per chi ci è vicino.

Più a lungo termine, la Scuola come istituzione centrale nella vita di un Paese e non solo come ambiente da “sanitarizzare” richiede una cura da intendersi nel senso medico del termine, seppure in forma di metafora: essa va risanata da tanti altri virus che si sono incistati nel suo corpo e che non le consentono di svolgere la funzione di guida per le sorti della società. Nel sommo, affettuoso rispetto che meritano quanti sono stati colpiti personalmente dal covid-19, hanno visto morire o soffrire congiunti e amici, è indubbio che ora la Scuola ha bisogno di evadere dall’area paralizzante della paura, e ci riuscirà soltanto se chi ogni giorno fa scuola – con le massime precauzioni per se stesso e per gli altri – sarà abitato da una nuova serenità capace di prescindere da piccoli e grandi individualismi e di fornire un messaggio di speranza autentica nel futuro a coloro che saranno il nostro futuro. Ne abbiamo il preciso, incrollabile dovere. Ogni allarmismo ingiustificato, ogni cautela eccessiva veicolerà agli studenti il messaggio esiziale che l’utopia (post-umana e financo dis-umana) di azzerare il rischio della malattia – al prezzo insostenibile di una vita che sia messa in pausa per mesi o anni – prevalga su diritti insopprimibili come quelli all’istruzione e alla relazione interpersonale che si realizza negli ambienti educativi.

Qualche osservatore ha fatto notare che di didattica a distanza non si muore – bontà sua! – e che questa parentesi, purché tale rimanga, alla fine avrà persino rafforzato gli studenti. Quel che non uccide fortifica, certo; e aiuta a pregustare la ritrovata normalità dell’unica scuola vera, in presenza. Perché, se nella primavera 2020 la cura non poteva che coincidere con la drastica reclusione che ci siamo autoimposti, nella primavera 2021 la cura deve passare per un graduale, fiducioso, responsabile ritorno alla vita.

Già Socrate, venticinque secoli fa, si chiedeva per quale curiosa ragione gli uomini pretendano la più rigorosa coerenza, competenza, integrità nei medici che curano il corpo e non esigano le stesse doti dai politici, che curano il benessere della città, o dagli insegnanti, che curano l’animo dei giovani. Impegnati in una difficile sfida che sta trasformando l’umanità (in meglio, vogliamo sperare) la potremo vincere solo se politica, educazione e medicina torneranno a funzionare in modo sinergico per prendersi cura di quel che conta davvero.

 

*

Giovanni Ceschi

è docente di latino e greco al Liceo “Prati” e presidente del Consiglio del sistema educativo

I bianconeri nell’anticipo dell’ultimo turno del girone di andata (palla a due alle 20.00, diretta Eurosport 2 e Player) affrontano la corazzata virtussina capitanata da Teodosic e Belinelli: un successo lancerebbe l’Aquila alla Coppa Italia di Milano

Dolomiti Energia Trentino (6-7) vs. Virtus Segafredo Bologna (8-5)

15a giornata regular season LBA Serie A UnipolSai 2020-21 | BLM Group Arena

Sabato 9 gennaio | ore 20.00 | Eurosport 2, Eurosport Player | Radio NBC

Non vuoi perderti nemmeno un appuntamento della Dolomiti Energia Trentino?
Sincronizza il tuo calendario per rimanere sempre aggiornato su date e orari delle partite!

Possibili quintetti

Trento
G – Gary Browne, G – Jeremy Morgan, F – Kelvin Martin, F – Luke Maye, C – JaCorey Williams

Bologna
G – Milos Teodosic, G – Stefan Markovic, F – Kyle Weems, F – Giampaolo Ricci, C – Julian Gamble

1) Dentro o (quasi sicuramente) fuori

Nelll’ultimo turno del girone di andata, i bianconeri sono padroni del proprio destino: una vittoria significherebbe chiudere la prima metà della regular season a quota 14 punti e qualificarsi alle Final Eight di Coppa Italia in programma a metà febbraio a Milano occupando una posizione tra la quinta e l’ottava, a seconda dei risultati dagli altri campi.

In caso di sconfitta contro la Virtus invece la qualificazione della Dolomiti Energia sarebbe appesa a un filo, e dipenderebbe – oltre ad un buon numero di combinazioni di risultati – soprattutto dal risultato del recupero tra Varese e Trieste (con i bianconeri che dovrebbero fare il tifo per Scola e compagni).

Giocando l’anticipo del sabato in ogni caso ci sarà poco da fare conti: i bianconeri nella partita ufficiale numero 30 della stagione si trovano ad affrontare uno degli esami più tosti. Sarà 30 e lode?

2) Milos, Marco & Co.

L’anno scorso si è presentato ai tifosi di Trento con una prestazione da 30 punti e con una da 23 in due partite punto a punto risolte nel finale anche dai suoi canestri; negli ultimi tre giorni è stato nominato per la seconda volta consecutiva MVP della regular season di EuroCup e un certo Kevin Durant ha detto di lui “è il miglior passatore con cui sia mai stato in campo”. Milos Teodosic è un giocatore di cui è difficile non innamorarsi per il modo in cui sa segnare, coinvolgere i compagni, divertire.

E il bello è che ora condivide il parquet con un’altra stella assoluta, il campione NBA 2014 Marco Belinelli, tornato a fine novembre in Italia e nella sua Bologna in uno dei più clamorosi colpi di mercato degli ultimi anni: tiratore mortifero e realizzatore di striscia, il “Beli” si va ad aggiungere ad una squadra che pure poteva già contare su un arsenale offensivo di altissimo livello portando mentalità vincente ed esperienza. Marco è ancora lontano dalla migliore forma fisica, ma i 16 punti in 19′ realizzati nella gran vittoria su Pesaro di fine 2020 sono un chiaro avvertimento per la concorrenza: la Virtus ha tutto per competere su tutti i fronti in Italia e in Europa.

Dietro ai due trascinanti personaggi di copertina c’è una squadra profonda, tosta e talentuosa, capace di viaggiare a oltre 84 punti di media pur avendo solo un paio di giocatori in doppia cifra visto che ruotano in tanti e che nessuno sta in campo più di 25 minuti di media. L’ossatura è formata dal nucleo che lo scorso anno prima dell’interruzione stava dominando il campionato (Markovic, Weems, Gamble, Huner, Ricci, solo per citarne alcuni) e da qualche aggiunta di lusso come Amar Alibegovic, Awudu Abass e Josh Adams, affrontato l’anno scorso da Trento in EuroCup quando vestiva la maglia di Malaga.

3) Dodicesimo atto

Quello di sabato sarà la dodicesima sfida tra Dolomiti Energia e Virtus Bologna: da quando l’Aquila è arrivata in Serie A il bilancio è di 6 vittorie per le V Nere e 5 per i trentini, che sono usciti sconfitti negli ultimi 4 precedenti.

Lo scorso anno nonostante l’interruzione del campionato sono state tre le partite tra Trento e Bologna: in campionato 77-83 alla BLM Group Arena in una sfida caratterizzata dalle grandi giocate di Teodosic da una parte (30 punti) e Alessandro Gentile dall’altra (22 con 8 rimbalzi); nelle Top 16 di EuroCup invece a otto giorni di distanza sono arrivati altri due successi per la Virtus, prima a Trento (67-73, altri 23 di Teodosic compresi quelli della vittoria nel finale) e poi all’Unipol Arena, dove era arrivato una larga affermazione dei padroni di casa con l’Aquila già eliminata in coppa.

L’ultima vittoria della Dolomiti Energia contro la Virtus è datata 30 dicembre 2018: 18 punti di Marble e 12 rimbalzi di Hogue avevano aiutato i bianconeri a chiudere il match 71-65.

Gli ex della partita sono Kelvin Martin, che con la Virtus ha vinto la Champions League 2019, e Lele Molin, che all’ombra delle due torri è stato assistente allenatore di coach Ettore Messina tra il 2000 e il 2002.

6.500 euro da 11 aziende del CAST per i progetti delle associazioni no profit

Tredici progetti verranno realizzati grazie al contributo del CAST

Il mondo Aquila Basket Trento è formato da tantissimi soggetti diversi che trovano sempre l’opportunità di collaborare per realizzare piccoli progetti a vantaggio di chi ne ha bisogno. E questo è quello che è successo con l’iniziativa “Progetti di Natale” promossa da AquiLab e realizzata grazie alla generosa collaborazione delle aziende del CAST, il Consorzio di Aziende per lo Sport Trentino. Infatti, un mese fa AquiLab ha chiesto alle associazioni del progetto Dolomiti Energia for no Profit di presentare la richiesta di finanziamento per un proprio progetto dal valore di 500 euro, possibilmente legato al Natale. 14 associazioni hanno inviato i loro progetti, che sono stati poi presentati alle aziende del CAST, sperando che qualche azienda avrebbe sostenuto la spesa delle iniziative delle associazioni.

E così è stato: infatti, 11 aziende, ossia Studio legale e commerciale Angelini, Bruno Giampieretti Rappresentanze, Gandalf, MoviTrento, Pragmatica Plus, Sosi Trento, Cosma, Fabbro Investigazioni, Gestioni immobiliari Grassi, Tama Aernova e Tramontin, hanno risposto in maniera positiva e coperto i costi di 13 iniziative. Complessivamente si tratta di un contributo totale di 6.500 euro grazie al quale molti bimbi potranno trascorrere un momento di felicità durante le vacanze per poter andare sulla neve, molti altri potranno ricevere un regalo, altri potranno trovare momenti di svago o studiare con più tranquillità a distanza, altre associazioni potranno offrire un servizio migliore ai propri utenti. I 13 progetti finanziati dal CAST regaleranno un sorriso a tantissime persone: e tutto questo grazie alle idee e all’impegno delle associazioni e alla generosità e alla sensibilità delle aziende del CAST.

 

*
(foto Daniele Montigiani – Aquila Basket Trento).

L’arcivescovo Lauro in visita alle strutture di accoglienza per senza dimora a Trento. L’incontro con ospiti e operatori: “Non solo posti letto ma attenzione alle persone. Il futuro della Chiesa? Parola, Eucaristia, poveri”.

“Passando da qui ti rendi conto che la fragilità è il vero terreno della Chiesa”. Pur nelle limitazioni dell’emergenza Covid, che impedisce anche solo una stretta di mano, l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha voluto, all’inizio del nuovo anno, portare personalmente una parola di vicinanza e di conforto ad ospiti e operatori delle sei strutture di accoglienza per i senza dimora gestite nel capoluogo dalla Diocesi (attraverso Caritas e Fondazione Comunità Solidale) e dell’Ostello messo a disposizione dal Comune. È accaduto nel pomeriggio di lunedì 4 gennaio, come documenta l’ultimo numero del settimanale Vita Trentina oggi in edicola.

Partendo dalla realtà entrata in funzione più di recente (18 dicembre) a Villa San Nicolò destinata a 15 ospiti richiedenti protezione internazionale (in buona parte pakistani), la visita di monsignor Tisi, accompagnato dal delegato dell’Area Testimonianza e Impegno sociale don Cristiano Bettega e dal referente Alessandro Martinelli, ha toccato nell’ordine Il Sentiero, in via Saluga (ex Casa del clero) con 14 ospiti, Casa Santa Maria, in via Santa Croce, dove le persone accolte sono 23 e la vicina Casa Giuseppe (dieci ospiti); quindi Casa Sant’Angela, in via Rosmini, trasformata nell’emergenza da centro di spiritualità a struttura di accoglienza per 22 persone e la storica Bonomelli in lung’Adige dove le misure anti-Covid hanno ridotto la capienza da 60 a 40 ospiti. Infine, la visita all’Ostello della Gioventù dove l’Arcivescovo è stato accolto e guidato dal sindaco Franco Ianeselli e dall’assessore comunale competente Chiara Maule.

In tutte le strutture don Lauro ha potuto condividere una bevanda calda e dialogare con gli ospiti, mostrandosi particolarmente interessato alla loro situazione e alle loro attese.
“Forse nell’immaginario – commenta l’Arcivescovo al termine della visita – abbiamo ancora idee sbagliate dei nostri dormitori e dei senza dimora. Venendo qui vedi che non si offrono semplicemente dei posti letto, non si parla di numeri, ma s’accolgono persone, con le loro storie. La vera carità non è solo dare un piatto per mangiare. Mi piace quest’attenzione alle singole persone, anche le più vulnerabili, chiamate ognuna col proprio nome. Proseguiamo con questo lavoro di rete, che consente pure di monitorare le fatiche di una comunità”.

Monsignor Tisi ha riservato parole di ringraziamento e di incoraggiamento per gli operatori, molti di loro impegnati ormai da anni sul fronte di un’assistenza mai scontata, favorita dall’introduzione da parte della Provincia, e degli enti preposti all’accoglienza, ormai sei anni fa di uno sportello in via Endrici, al quale chi è senza dimora deve rivolgersi. Un servizio che dall’anno scorso prevede anche una sede in via Prepositura rivolta al mondo femminile. “Criteri chiari – spiega Vita Trentina nell’articolo firmato dal direttore Andreatta – che consentono una graduatoria oggettiva e impediscono che una persona debba ‘bussare’ direttamente alla porta di una casa d’accoglienza, sentendosi magari dire a sera tardi che per lui non c’è posto”.

In una delle strutture di accoglienza visitate dall’Arcivescovo campeggia, come documentano le immagini di Gianni Zotta – un beneagurante “Happy New Year”. “Cosa vi aspettate dal 2021?”, chiede loro don Lauro. “Che la situazione cambi – è la risposta pronta – speriamo che la vita migliori. Ma non dipende solo da noi”.
Don Lauro raccoglie la provocazione e rilancia anche in chiave pastorale: “Penso che il futuro della Chiesa sia ripartire dalla Parola di Dio, che poi diventa convocazione eucaristica dove vai a prendere la forza per la frequentazione delle vulnerabilità e dei poveri. Parola, Eucaristia, poveri: tutto il resto è secondario”.

 

*
Foto: Gianni Zotta

(Pagina 1 di 4)