Grande partecipazione all’assemblea dei periti
Oggi in oltre trecento all’incontro annuale all’aperto

Grande partecipazione questo pomeriggio, oltre trecento infatti gli iscritti presenti, all’Assemblea annuale dell’Ordine dei Periti Industriali della Provincia di Trento. L’assise, che si è svolta negli spazi aperti del Bicigrill di Trento Sud per rispettare tutte le norme relative al contenimento del Covid-19, ha offerto come sempre l’occasione al direttivo di illustrare le attività svolte dall’Ordine in ambito locale e nazionale, di snocciolare le problematiche più scottanti, di approvare il bilancio consuntivo del 2019 e quello preventivo del 2020, nonché di premiare i colleghi con 50 anni di attività e di consegnare il simbolico timbro ai nuovi arrivati.
Il presidente Gabriele Cassietti ha focalizzato subito la propria attenzione sull’impatto della recente emergenza sanitaria sulla categoria. «Sono stati momenti difficili per tutti ed ognuno ha reagito in modo diverso – ha affermato – Alcuni di noi hanno risentito effetti negativi sul piano professionale, altri hanno accusato il blocco delle attività relazionali tradizionali. In ogni caso i risultati offerti da un’indagine portata a termine dall’Eppi (l’ente previdenziale) ci dicono che la nostra categoria è radicata nel territorio, tenace nel proprio lavoro, fiduciosa di riuscire a trovare i propri spazi e le proprie soddisfazioni professionali nel prossimo futuro. Nonostante il Covid, inoltre, l’Eppi non ha dovuto fare i conti con perdite e anzi ha saputo sopperire ai ritardi nell’erogazione dei contributi da parte dello Stato, anticipando agli iscritti gli aiuti previsti dalla legge».

In merito all’attività svolta dall’Ordine nei momenti più duri della crisi, Cassietti ha spiegato che «diversi incontri sono stati organizzati per condividere soluzioni e proposte con la giunta provinciale con lo scopo di mettere in campo misure in grado di aiutarci a risolvere la fase cruciale e rilanciare l’economia. Abbiamo rimarcato che i sussidi e gli incentivi a fondo perduto possono sì dare un mano nei momenti più critici, ma non sono una soluzione per una categoria professionale che fa del proprio lavoro intellettuale la vera fonte di reddito, orgoglio e dignità. Abbiamo chiesto con forza di velocizzare l’affidamento dei lavori, di non operare discriminazioni fra le professionalità, di vigilare sulla puntualità nella liquidazione dei compensi e sul riconoscimento di un equo compenso».

Poi il presidente dell’Ordine trentino è tornato su un concetto a lui caro: «Dobbiamo perseguire una reale semplificazione da una burocrazia, che frena lo sviluppo, genera costi, irrita la cittadinanza e svilisce le attività professionali. Ci sembra opportuno prendere parte attiva al tavolo delle semplificazioni, garantendo così una più ampia partecipazione delle rappresentanze professionali».

Un passaggio importante del suo intervento è stato dedicato agli incentivi varati in questi mesi, che toccano da vicino la categoria: «L’implementazione degli strumenti disponibili per rilanciare l’economia locale e far emergere i capitali privati come, ad esempio il bonus del 110%, presentano ancora oggi aspetti nebulosi da chiarire al più presto. Si tratta di benefit, va ricordato, che potrebbe dare un’impulso alla nostra attività come lo diede la legge 46/90, che introdusse l’obbligo di progettazione e certificazione degli impianti tecnologici. L’Ordine dei Periti industriali è sempre disponibile per fornire all’amministrazione pubblica il proprio contributo con suggerimenti e critiche costruttive per il bene collettivo».

Al segretario Stefano Tasin è toccato il compito di illustrare nei dettagli le varie attività svolte dall’Ordine, in particolare nel campo delle formazione, che ovviamente ha risentito del Covid-19: «Purtroppo non abbiamo potuto garantire lo svolgimento del calendario formativo previsto, – ha spiegato – abbiamo provato a organizzare i corsi in modalità on-line senza ricevere il riscontro che ci aspettavamo». Tasin ha poi ricordato che nell’ultimo anno sono entrati a far parte della grande famiglia dei periti industriali trentini 18 nuovi iscritti, portando il totale a quota 1.057.

Infine ha preso la parola il tesoriere Diego Broilo, che ha illustrato il bilancio consuntivo del 2019, chiuso a quota 319.000 euro, con un avanzo di 4.000 euro, nonché quello preventivo del 2020. Entrambi sono stati approvati all’unanimità dall’assemblea.

Come esige la liturgia sono stati premiati i periti industriali con 50 anni di iscrizione all’albo, ovvero Gianni Benuzzi, Carlo Dalla Torre e Paolo Tomazzoni, tutti e tre operanti nel settore meccanico, ed è stato consegnato il timbro ai nuovi arrivati, ovvero Guido Antoniol (meccanico), Ilaria Battisti (chimico), Marco Bonelli (elettrico), Daniele Cimonetti (edilizia), Nicholas Debiasi (edilizia), Paolo Defrancesco (meccanico), Gabriele Ducati (edilizia), Mattia Perini (edilizia), Tiziano Sartori (informatica), Luca Trentin (meccanico), Anna Zendri (edilizia), Roberto Faustini (meccanico), Davide Fontanari (elettrico), Giovanni Inama (meccanico), Mattia Simonetti (elettrico), Loris Selmo (elettrico), Loris Pradi (meccanico).

Particolarmente significativa anche la cerimonia finale di omaggio a Loredana Sguario, storica segretaria dell’Ordine per 32 anni, che ha passato il testimone nel maggio di quest’anno a Francesca Ippolito.

La scuola è il benessere della città e della società. La città di Trento deve essere pioniera di una scuola autonoma di successo che dia risposte adeguate ad ogni individuo potenziandone le capacità e le abilità, dando opportunità di crescita culturale e civica. La scuola deve anticipare la necessità di cambiamento non solo per poter affrontare emergenze ma per svolgere il suo ruolo formativo ed educativo con efficacia riprendendo centralità e autorevolezza. Si propongono alcune sfide su cui le comunità scolastica, amministrativa, politica e cittadina potrebbero trovare un’alleanza operativa comune:

– promuovere un programma di formazione integrata con contenuti e competenze aggiornati ai forti cambiamenti avvenuti nel mondo lavorativo per allenare alla capacità di lavorare in gruppo, di risolvere problemi, alla competenza imprenditoriale, al saper comunicare in maniera efficace, all’essere pronti ai cambiamenti;

– puntare su un orientamento di qualità fin dalla scuola media inferiore: ogni studente deve sapere realmente quali sono le sue abilità e le sue opportunità per scegliere un percorso scolastico di successo; si offra a tutti gli studenti delle scuole di primo grado attività di laboratorio pratico in cui si sperimenta, si costruisce, si progetta in gruppo soluzioni a problemi reali; si supportino le ragazze a scegliere la scuola superiore in base a reali attitudini e passioni uscendo da stereotipi di genere che limitano le scelte;

– puntare al benessere culturale e sociale di ogni studente offrendo spazi negli edifici scolastici, aperti tutto il giorno, in cui associazioni, gruppi di studenti, individui singoli possano trascorrere il tempo per incontrarsi, studiare, svolgere attività artistiche, musicali, sportive, per crescere insieme;

-mettere a disposizione la forza della tecnologia digitale aprendo postazioni di uso agli studenti nelle biblioteche, nelle sale di lettura, nelle circoscrizioni che risolvano problemi emersi di spazi domestici inadeguati;

– avere dirigenti e insegnanti di qualità, che siano esempio per gli studenti, che siano allenatori delle diverse intelligenze, formati ad usare metodologie didattiche adeguate a preparare alle nuove sfide lavorative e sociali;

-poter accedere alle risorse finanziarie europee utilizzando le innovazioni già praticate come volano per nuove sfide e per attrarre collaborazioni internazionali e, magari, finanziamenti privati, nella direzione di far crescere studenti competenti, già inseriti nel tessuto territoriale

Provi, questa città, a considerare la scuola autonoma trentina come una possibilità di eccellenza in Italia e in Europa, a condurre con essa laboratori di formazione individualizzata e continua, ad accompagnare i giovani ad occupare spazi di lavoro e di interessi che appassionano e a formare cittadini attivi, competenti e impegnati perché consapevoli del proprio essere.

Soccorso Alpino – Servizio Provinciale Trentino. Diversi interventi in soccorso a piloti di parapendio.

Una pilota di parapendio residente a Pinzolo del 1994 è stata soccorsa in località Pradalago, sopra l’abitato di Madonna di Campiglio, dopo essere precipitata a terra lungo la pista della Skiarea Campiglio Dolomiti, un centinaio di metri sotto la zona del decollo. Nel precipitare a terra la donna si è procurata un probabile trauma a entrambe le caviglie. La chiamata al Numero Unico per le Emergenze 112 è arrivata verso le 11.30.

Il coordinatore dell’Area operativa Trentino occidentale del Soccorso Alpino e Speleologico ha chiesto l’intervento dell’elicottero mentre sul posto, nel frattempo, si portava anche la Guardia attiva di turno a Madonna di Campiglio e la Guardia di Finanza. Dopo essere stata stabilizzata dall’equipe medica dell’elisoccorso, la donna è stata imbarcata a bordo e trasferita all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Un pilota di parapendio di nazionalità svizzera del 1950 è precipitato in mezzo agli alberi ed è rimasto appeso con la vela su una pianta a un’altezza di circa 20 metri da terra in località Soracrepa, sopra l’abitato di Canazei (Val di Fassa). Illeso ma in difficoltà, ha chiamato il Numero Unico per le Emergenze 112 verso le 13.30.

Il coordinatore dell’Area operativa Trentino settentrionale del Soccorso Alpino e Speleologico ha inviato sul posto una squadra della Stazione Alta Fassa che ha raggiunto il pilota risalendo la pianta con tecniche di treeclimbing. L’uomo, quindi, è stato assicurato e calato fino a terra in sicurezza. Per lui non è stato necessario il ricovero in ospedale.

Un pilota di parapendio straniero è precipitato a terra poco sopra il rifugio Passo delle Selle in Val di Fassa a una quota di circa 2.600 m.s.l.m. sbattendo violentemente la schiena. La chiamata al Numero Unico per le Emergenze 112 è arrivata verso le 15.30 da un altro pilota che ha assistito all’incidente ed è atterrato poco lontano per prestargli il primo soccorso.

Il coordinatore dell’Area operativa Trentino settentrionale del Soccorso Alpino e Speleologico ha chiesto l’intervento dell’elicottero che ha sbarcato in hovering il Tecnico di Elisoccorso e l’equipe medica. Dopo aver ricevuto le prime cure mediche, l’uomo, cosciente, è stato stabilizzato, verricellato a bordo dell’elicottero e trasferito all’ospedale di Cavalese.

Lo stesso elicottero, non appena terminato l’intervento, è volato sulla sommità del Piz Ciavazes (gruppo del Sella) per soccorrere un altro pilota di parapendio straniero che ha sbattuto contro la roccia, ferendosi a un arto inferiore. L’uomo, una volta ricevute le prime cure sanitarie da parte dell’equipe medica, è stato elitrasportato all’ospedale di Cavalese.

Il Soccorso Alpino e Speleologico Trentino raccomanda ai piloti di parapendio, nel caso in cui dovessero trovarsi nella zona di intervento dell’elisoccorso, di interrompere immediatamente i decolli oppure, se già in volo, di allontanarsi per lasciare spazio di manovra.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

#RipartiTrentino, ennesima dimostrazione di governo improvvisato. Urge ripristinare un dialogo vero tra Giunta Provinciale e mondo imprenditoriale.

Scrivo per condividere una riflessione su #RipartiTrentino e i contributi a fondo perduto dedicati alle imprese erogati dalla Provincia Autonoma di Trento.

I dati in mio possesso oggi indicano che circa 14.000 realtà (su 27.000 stimate) hanno aderito all’iniziativa, anche se l’ultimo comunicato stampa uscito il 16 luglio dava 10.600 attività coinvolte con 10.300 erogazioni per un totale di 32.000.000 di € su 89.000.000 allocati.

Utilizzando questo ultimo dato, si può ipotizzare che la media di erogazione per singola attività sia di 3.100 €. Questo dato è utile a desumere che probabilmente hanno aderito SOLO imprese uninominali o con un paio di dipendenti visti gli scaglioni proposti (3 mila euro fino a 3 addetti, 4 mila euro fino a 6 addetti, 5 mila euro fino a 11 addetti).

Se così fosse, confermerebbe quanto alla presentazione di #RipartiTrentino stimai in termini di potenziale affluenza… pur non prevedendo che i termini di scadenza potessero essere derogati in continuazione fino a fine ottobre come in realtà è successo visto il prevedibile sottoutilizzo dei fondi. Se fossero stati mantenuti quelli ipotizzati dall’assessor Spinelli, i numeri sarebbero stati ancora più bassi.

Nella mia proposta, stimavo infatti una adesione di 13.500 aziende, in linea con quanto oggi emerso e proprio per questo indice di inadeguatezza del modello applicativo proposto.

Contestavo inoltre anche i vincoli a cui l’imprenditore avrebbe dovuto sottostare, ipotizzando che sarebbero stati la principale causa del mancato coinvolgimento su larga scala da parte del panorama imprenditoriale.

Come mia prassi proposi all’assessore Spinelli alcune idee per corroborare la mia critica e investire meglio gli 89.000.000€ allocati e vincolati per l’operazione. Idee molto semplici e logiche che probabilmente sarebbero potute mergere se l’assessore o chi per esso, si fosse rapportato in modo costruttivo e paritario con qualche imprenditore per chiedere aiuto e suggerimenti. Con un po’ di attenzione in più si sarebbe potuto da una parte aiutare con una piccola iniezione di capitale tutti gli imprenditori in difficoltà, dall’altra sfruttare al meglio il fondo per dare una spinta ad aziende che lo meritavano maggiormente in termini di sviluppi futuri. Al contempo si sarebbe potuto evitare i prevedibili costi dovuto ai ricorsi che sicuramente ci saranno allo scadere dei vincoli (31-12-2021) che per loro natura sono difficilmente rispettabili. rispettabili.

Ahimè, come fino ad oggi sperimentato sulla mia pelle e riportato da moltissimi miei colleghi imprenditori nonché cittadini, la mia risposta rimase priva di risposta.

Curios fu la genesi che mi portò a scrivere all’assessore. Egli mi invitò infatti a proporre soluzioni invece che critiche all’indomani della mia presa di posizione sul suo progetto che voleva creare l’Amazon Trentina. Un’idea che reputavo senza senso, come del resto ogni collega del mondo IT e marketing sosteneva, e che oggi è stata finanziata con finanziata 900.000€ che probabilmente enfatizzeranno l’entità del flop.

Tornando a noi, perché ho voluto tornare sul tema #RipartiTrentino? Semplice: credo sia lampante come l’attuale governo trentino sia su molti aspetti impreparato, improvvisato e non attinente ai reali bisogni dei cittadini e soprattutto degli imprenditori (si veda le chiusure domenicali). In un momento di crisi così pesante, non potendo fare altro in attesa di un cambio netto che potrà avvenire solamente alle elezioni provinciali del 2023, è importante creare un contraltare pensante, innovativo e competente all’interno del Comune di Trento.

Un’occasione irripetibile per riequilibrare le forze e tentare di contrastare scelte inopportune e a volte grottesche. Un opportunità che anche l’elettorato imprenditoriale deve cogliere lasciando per una volta da parte il tifo da stadio e il voto acritico nella verso la propria area di appartenenza.

Di seguito riporto la proposta che feci per poter verificare quanto da me ora sostenuto e ancora presente sulla pagina linkedin dell’assessore Spinelli.

 

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Massimiliano Mazzarella

Imprenditore, già Presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Trentino

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Maggio 2020
Perchè il fondo perduto alle aziende è mal strutturato e avrà una efficacia molto diluita nel tempo e ridotta rispetto alle aspettative:

Mi sono letto la delibera inerente i contributi a fondo perduto che la PAT è pronta ad erogare in merito ai e dopo essermi confrontato con diversi colleghi imprenditori e commercialisti, ci si trovi concordi su come la delibera parrebbe non avere grande attinenza con la realtà e quindi si vorrebbe capire se la sensazione è sbagliata. L’operazione sembra infatti priva di sostanza e probabilmente andrà molto lontano dalle aspettative decantate. e se anche vi sarà adesione probbilmente dopo le verifice di fine 2021 molti saranno i ricorsi e i costi pubblici per gestirli.

Cercherò di esporne i motivi analizzando queste 3 considerazioni:

1. non vi è proporzionalità tra i 3000€ destinati a un’impresa con 2 dipendenti e i 5.000€ per una con 11. Si pensa veramente che 5.000€ possano essere utili a chi ha costi per quasi 0,5milioni anno in dipendenti?
2. I vincoli sono imbarazzanti e per nulla compatibili con il momento. Mantenimento del numero di lavoratori fino a dicembre 2021. Il numero può calare solamente in proporzione al calo di fatturato.
3. Sembra si debba garantire la “regolarità” dei pagamenti di tutti i fornitori e questo dovrebbe essere sancito dai sindaci o dagli organi di controllo/commercialisti della medesima impresa.

In merito al punto 1, sembra vi sia un approccio alla “mejo poc a tuti putost che gnent” (detta in slang trentino). Pensiero che però non troverà grande riscontro poichè non è vero che “tuti” ne potranno godere. Forse le le micro-micro imprese che non hanno struttura . Se così fosse rimarrà sulla carta una buona parte dei 89.000.000 di euro.
Sul punto 2 mi domando se abbia senso per un’impresa vincolarsi per ottenere 5.000€, nel migliore dei casi (ovvero meno dell’1% dei costi medi di aziende con 11 dipendenti). Ma si crede veramente che 5.000€ facciano la differenza e possano scongiurare crisi e licenziamenti? Si pensa veramente che per ottenere questa, che definirei elemosina, un imprenditore raziocinante voglia ancora esporsi vincolandosi sulle assunzioni per il prossimo anno e mezzo.

Sul punto 3 si è riflettuto sui costi per gestire queste certificazioni? Come si può pensare di richiedere di garantire i pagamenti di tutti i fornitori futuri (fatto che non dipende solo dalla mera volontà dell’imprenditore, ma dal fatto che anche i suoi di clienti lo paghino a sua volta)? In questi fornitori esiste anche l’erario? Si è considerato il numero enorme di ricorsi che ci saranno, visto che i parametri è verosimile nessuno riuscirà a rispettarli? Si è stimato quanto questi ricorsi costeranno in termini organizzativi, economici e legali per produrre documentazioni per i funzionari che dovranno eseguire i controlli per la Pat?
Insomma… se elemosina si deve fare, che la si faccia fino in fondo e non si pongano vincoli come se si ricevesse un contributo tramite legge 6/99 da 1.000.000€.

PROPOSTA

Concludo, come mio solito però con una riflessione propositiva non limitandomi alla mera critica. Una riflessione che probabilmente sarà impopolare ma oggi è il momento di ragionamenti impopolari e non populisti se si vuole avere una visione veramente sistemica.

Quindi consideriamo che :

1. gli 89milioni sono stati probabilmente calcolati con una media di 3.290€ per partita iva (il comunicato stampa parla di 27.000 “potenziali” aderenti)
2. difficilmente tutte le aziende parteciperanno per i motivi di cui sopra e perchè non tutte hanno avuto un calo del 50%/70% (anche se un 30% sarebbe tanto lo stesso). Ipotizziamo quindi che un 50% possa aderire, ovvero 13.500.
3. un 50% del fondo non andrebbe utilizzato per nulla… anche se oggi dovrà essere vincolato perchè stanziato fino alla data di scadenza del bando.

Alla luce di ciò, non sarebbe stato più logico distribuire 2.000 euro a tutti senza vincoli assurdi (per dare un contentino come quello che nella realtà questa legge vorrebbe fare senza però poterlo poi fare veramente) e destinare i rimanenti 34.000.000 € in lotti di 100.000/200.000€ a 340/170 società meritevoli, promettenti e strategiche per il Trentino dando veramente a loro la possibilità di tirarsi su una costola? Dal mio punto di vista, impopolare lo so, preferirei avere poche imprese solide sulle quali puntare nella speranza che contribuiscano veramente a una rinascita del Trentino riportando indotto e garantendo occupazione, piuttosto che dare senza alcuna visione una prospettiva di vita in più di un mese a tutti… per poi trovarci di nuovo daccapo.

E’ tempo di scelte coraggiose. E’ tempo di focalizzare le poche risorse che abbiamo ancora verso realtà meritevoli, promettenti e strategiche. E’ tempo per i nostri politici di “fare di tutto per non essere rieletti” con scelte impopolari ma ricche di visione.

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Materiale a supporto:

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Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, mercoledì 16 settembre alle ore 16.00 sarà a Trento presso la tensostruttura di Villazzano 3 in via Conci 12.

Bonaccini ha sconfitto la destra salviniana, quando ancora sembrava inarrestabile come scrive in: “La destra si può battere. Dall’Emilia Romagna all’Italia, idee per un paese migliore”.

In Trentino ci raggiungerà per dialogare con i candidati sindaco Franco Ianeselli e Francesco Valduga intervistati dal direttore de “L’Adige” Alberto Faustini e per sostenere e incoraggiare tutti i candidati delle liste PD.

 

Anziani nelle Rsa: favorire le relazioni.Oggi primo incontro fra il Comitato “Rsa Unite”, l’amministrazione provinciale e l’Azienda sanitaria.

Primo incontro, stamattina, fra l’amministrazione provinciale e i rappresentanti del comitato familiari “Rsa Unite” Trentino, che si è da poco costituito. La riunione è servita per discutere e confrontarsi su alcuni temi e problematiche riguardanti gli ospiti delle Rsa e i loro familiari, e per individuare una modalità che consenta di favorire l’aspetto relazionale fra gli anziani, duramente provati da questa pandemia, e i parenti. Fra i presenti, accanto all’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, vi erano per Apss il direttore del Dipartimento di prevenzione Antonio Ferro e quello per l’integrazione socio-sanitaria Enrico Nava, nonché alcuni referenti del Dipartimento provinciale sanità.

I rappresentanti dei nuclei familiari provenienti da zone diverse del territorio provinciale, hanno ribadito la loro totale disponibilità a collaborare con l’amministrazione provinciale e sanitaria per cercare di individuare modalità meno stringenti rispetto al rapporto con i loro anziani familiari residenti presso le diverse strutture, duramente provati dalla situazione post pandemica. Hanno inoltre manifestato le loro preoccupazioni circa gli aspetti psicologici conseguenti a modalità di rapporto e di incontro che creano disagio e influenzano lo stato emotivo e anche fisico degli anziani.

L’assessore provinciale alla salute ha evidenziato come questo incontro rappresenti un’occasione per condividere possibili soluzioni per migliorare l’aspetto relazionale, fermo restando il principio della tutela della salute verso i pazienti e gli operatori sanitari. Ha poi ripercorso le tappe principali che hanno portato alla stesura delle linee guida realizzate tenendo conto delle disposizioni ministeriali e aggiornato i presenti sui dati oggettivamente positivi che l’applicazione di tali provvedimenti ha portato nelle singole Rsa.

In tal senso ha ricordato che in Trentino vi è un numero di posti letto sensibilmente superiore alla media nazionale, anche per questo i numeri dei contagiati presso le singole Rsa è stato elevato. Va comunque ricordato che su un totale di circa 5600 posti letto, gli ospiti rimasti immuni al virus sono oltre 4000 e ciò è stato possibile grazie anche alla reazione immediata di contenimento messa in atto.

Il dottor Ferro ha quindi chiarito che le ferree linee guida introdotte hanno permesso alle strutture di tornare “covid free” ed ora, con la curva dei contagi in aumento e in vista dell’autunno, non è opportuno modificarle. Ha comunque sottolineato come i casi particolari, vadano valutati dal direttore sanitario sulla base di specifiche valutazioni cliniche sanitarie. Il direttore del Dipartimento di prevenzione ha poi ricordato che, quando possibile, vanno facilitati gli incontri all’aperto, nei giardini delle singole strutture, con tutti i dispositivi di protezione previsti.

Coronavirus: anche oggi 20 casi positivi. Nel rapporto odierno dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari sono 20 i nuovi casi positivi rilevati. La maggior parte (17) non presenta sintomi. 3 sono collegati ai recenti focolai. Non c’è nessun minorenne e fortunatamente restano a quota zero anche i decessi Covid-19.

Scende anche la cifra dei ricoveri: i pazienti oggi sono 9, nessuno in rianimazione,

L’ultimo dato riguarda infine i tamponi: nella giornata di ieri ne sono stati analizzati 621, di cui 573 da APSS e 48 dalla FEM.

Aggiornamenti dal Distretto comprendente i Lions Club delle province di Verona, Vicenza, Trento e Bolzano. Lions, dopo la pandemia l’impegno è ancora più forte.

Col congresso di apertura, tenutosi a Soave, è iniziato ufficialmente il nuovo Anno Lionistico 2020-2021 sotto la guida del nuovo Governatore distrettuale Leonardo Di Noi.

Il congresso di apertura dei Lions Club, tenutosi sabato 12 settembre a Soave, presso l’auditorium Rocca Sveva della Cantina di Soave, ha ufficialmente dato il via al nuovo anno lionistico 2020-2021 (da calendario già iniziato a maggio), sotto la guida del nuovo Governatore distrettuale, Leonardo Di Noi, del Club San Bonifacio-Soave, che quest’anno avrà l’onore e l’onere di seguire la Zona 108 TA1, comprendente le province di Verona, Vicenza, Trento e Bolzano.

Ma in via del tutto eccezionale, l’evento ha avuto anche la funzione di chiusura dell’anno precedente, che si sarebbe dovuto svolgere in periodo di pandemia: un passaggio di consegne tra il past governatore Guido Cella e il nuovo, Di Noi. Un cambio ai vertici che, in linea con lo statuto del Lions Club International, avviene annualmente.

Dopo il saluto del sindaco di Soave, che ha sottolineato come «con i Lions Club siano stati attivati tanti contributi per il sociale e per la scuola» e il sindaco di San Bonifacio, che ha fatto i complimenti ai Lions «fedeli agli scopi della loro associazione, anche in periodo di emergenza sanitaria», e dopo il saluto delle autorità lionistiche presenti, è stata la volta della relazione conclusiva di Guido Cella, che ha ricordato come la pandemia, pur avendo bloccato le attività in calendario, non abbia fermato lo spirito di iniziativa dei Club in tutta Italia, che si sono adoperati per creare rete e muoversi fin dagli inizi per fronteggiare la crisi: mentre i service tradizionali erano sospesi per lockdown, i Lions avviavano raccolte di fondi tra gli associati e tra i sostenitori, raggiungendo la somma di oltre 6 milioni di euro, di cui 350.000 euro messi a disposizione dalla Fondazione Internazionale Lions. Fondi già utilizzati in parte durante l’emergenza per l’ acquisto di materiale sanitario, mascherine, respiratori, distribuiti a vari ospedali italiani, alla Protezione Civile ed altri Enti, mentre la rimanenza verrà messa a disposizione delle situazioni di emergenza economica conseguenti alla crisi provocata dalla pandemia.

In seguito la parola è passata a Leonardo Di Noi, che nella sua relazione programmatica per l’anno appena iniziato ha sottolineato la forte volontà dei Lions di mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze, attraverso una speciale “banca del tempo” in cui i soci hanno già iniziato ad aderire e a collaborare in base alle proprie professionalità. Un modo prezioso di partecipare ai bisogni della comunità, che si aggiunge ai service in programma e alla destinazione di fondi per le cinque macroaree su cui il Lions Club International opera: Salute, Ambiente, Scuola, Giovani, Comunità.

«La straordinarietà di ciò che è accaduto quest’anno» ha sottolineato il Governatore Leonardo Di Noi «ci ha imposto di cambiare i service già programmati, ma non di cambiare la nostra essenza di Lions. Abbiamo mostrato grande capacità di resilienza, che ha portato all’azione immediata, permettendoci di raccogliere oltre 6 milioni di euro, in parte già utilizzati, mentre la rimanenza sarà destinata ai disagi sociali che scaturiranno della pandemia, le cosiddette “nuove povertà”».

«Come Lions», prosegue, «metteremo cuore, competenza, progettualità, attraverso l’ascolto umile degli altri e delle necessità del territorio.
Abbiamo istituito una “banca del tempo” e invitiamo i soci ad aderire, mettendo il proprio tempo e le proprie competenze a disposizione di chi ne ha bisogno. Tutti insieme dobbiamo dimostrare di essere una squadra competente, motivata, umile e, perché no, portare anche un po’ di allegria. Dove c’è un bisogno, lì c’è un Lion».

 

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Chi sono i Lions.

I Lions sono competenza e tempo a disposizione dei bisogni del territorio.
Lions Clubs International – nata nel 1917 – è la più grande organizzazione internazionale di club di servizio con 1 milione 420 mila soci distribuiti in oltre 48 mila club in tutto il mondo. In Italia è presente con oltre 1.300 club e 40.000 soci.
I “service”, progetti per le comunità, sono focalizzati in cinque macroaree individuate dal Lions Club International e seguite dai Club di tutto il mondo.
Lions Clubs International Foundation, la fondazione internazionale dei Lions, ha fin qui erogato oltre 1 miliardo di dollari di contributi per finanziare progetti umanitari locali e globali.

Sono stati consegnati a tutti i plessi scolastici della provincia di Trento e sono stati acquistati con una parte di quanto raccolto dall’iniziativa promossa nei punti vendita Famiglia Cooperativa, Coop Trentino e Superstore dal 18 al 31 luglio scorsi, che ha “fruttato” 385mila euro.

“Il Trentino che fa bene ai trentini” continua a dare frutti.

In questi giorni Sait ha donato oltre mille termoscanner a tutti i plessi scolastici della provincia di Trento. “Una iniziativa e una operazione – precisa il presidente Roberto Simoni – condivisa con la Provincia Autonoma di Trento”.

Come si ricorderà, “Il Trentino che fa bene ai trentini” aveva preso il via il 18 giugno e si era conclusa lo scorso 31 luglio.

Aveva proposto l’acquisto nei negozi Famiglia Cooperativa, Coop Trentino e Superstore di prodotti trentini, sui quali Sait (il consorzio delle cooperative di consumo trentine) si era impegnato a devolvere il 10% del ricavato da destinare in strumenti e azioni di prevenzione contro il Covid-19, a favore della comunità trentina, in accordo con la Provincia Autonoma di Trento e l’Azienda Sanitaria, per proseguire nell’azione di contenimento ed eliminazione del virus.

“Per tutti è stata una nuova occasione per partecipare e contribuire al benessere della comunità – viene osservato dai promotori dell’iniziativa – attraverso la valorizzazione delle produzioni locali, ma dotando allo stesso tempo il territorio di strumenti per la prevenzione, a salvaguardia della salute di tutti”.

Sait sta ora decidendo, insieme alla Giunta Provinciale, quale destinazione dare alla parte residuale dei contributi raccolti che, complessivamente, hanno raggiunto la cifra di 385 mila euro. Per Simoni questo è “un risultato considerevole, a conferma della risposta dei consumatori trentini, andata oltre le aspettative a conferma della sensibilità e della generosità dei soci e dei clienti della cooperazione di consumo trentina”.

L’iniziativa ha avuto quattro protagonisti: Sait e Famiglie Cooperative che, in questi mesi difficili, si sono impegnati a garantire ogni giorno la spesa ai trentini; i produttori locali che garantiscono prodotti di qualità e certificati; i consumatori che scelgono responsabilmente cosa acquistare; la Provincia Autonoma di Trento e l’Azienda Sanitaria.

 

 

 

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