Il ministro Gualtieri: “Previsioni di ripresa positive per la seconda metà dell’anno”.

L’economia ai tempi del Covid: una crisi senza precedenti, ma anche una grande opportunità
“Siamo di fronte a una crisi senza precedenti, che nel contempo, però, ci offre un’opportunità unica e sono fiducioso che l’Italia potrà uscirne più forte e unita di prima”. Così il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, intervenuto oggi in videoconferenza al Festival dell’Economia online di Trento, insieme al professor Guido Tabellini, economista della Bocconi.

Incalzato dalle domande del direttore scientifico del Festival, Tito Boeri, il ministro ha evidenziato come il Paese si sia mosso in maniera rapida e imponente. “Non siamo più nella stretta emergenza, ma nella fase in cui occorre pianificare il rilancio e ripartire, anche attraverso una serie di riforme strutturali. Abbiamo dati non negativi sulla ripartenza dell’economia nelle seconda parte dell’anno – ha detto Gualtieri – che ci fanno sperare in una ripresa significativa. Dobbiamo fare di tutto per sostenerla, utilizzando ed implementando tutti gli strumenti a disposizione e predisponendo un piano ambizioso, che dovrà essere pronto a settembre, per l’utilizzo dei fondi europei previsti dal Recovery Fund”.

Rapporto Banca  d’Italia. Senza investimenti privati il Pil del Trentino resta al palo.

Cgil Cisl Uil: la ridotta dimensione aziendale e i pochi investimenti frenano produttività e retribuzioni. Non servono tagli alle tasse, ma sostegni alla crescita e innovazione del tessuto produttivo

Negli ultimi dieci anni le imprese trentine hanno accresciuto la loro redditività, ma non hanno investito a sufficienza nella loro crescita né in innovazione. Una dinamica che ha rallentato la crescita del Pil provinciale, che resta sotto alla media dell’Unione europea a 28 e dell’Alto Adige, dove gli investimenti privati sono costantemente cresciuti in modo sostenuto. E’ uno dei dati che emerge dal Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia delle due province. “In questo quadro è facile comprendere che il sistema economico trentino è più fragile di fronte alla crisi economica che stiamo affrontando, la peggiore dal dopo guerra ad oggi”, osservano con preoccupazione i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino.

“Gli imprenditori trentini hanno preferito non reinvestire nelle aziende l‘aumento di fatturati e utili, non facendo abbastanza per crescere sul mercato, essere più innovative e competitive – dicono Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. Una dinamica non nuova al nostro tessuto economico che ha frenato la crescita della produttività e con essa quella delle retribuzioni”. In sostanza si lavora tanto in termini di ore, ma il valore aggiunto prodotto resta basso perché al lavoro non si accompagna un tasso di investimento e di innovazione tale da permettere un utilizzo più efficiente della forza lavoro.

A questo si aggiunge il rallentamento della crescita demografica e il progressivo invecchiamento della popolazione che espongono l’economica trentina a maggiori difficoltà e ad un’incapacità a valorizzare, all’interno dei contesti produttivi, anche le competenze dei lavoratori senior.

“Stando così le cose la priorità anche delle politiche pubbliche a sostegno delle imprese non possono ridursi ad ulteriori tagli delle tasse non selettivi. Gli imprenditori invocano la riduzione dell’Irap, che nella nostra provincia è già tra le più basse d’Italia, ma quel che serve è ben altro – aggiungono i tre sindacalisti -. Bisogna favorire la crescita dimensionale delle aziende locali e la loro capacità di innovazione. Interventi che aumentano la redditività aziendale non portano a risultati significativi in termini di crescita economica, retributiva ed occupazionale, se questa non viene poi distribuita sul sistema”.

Il Trentino, però, come sottolinea la Banca d’Italia ha anche un importante punto di forza: il proprio capitale umano, che può diventare un importante elemento di crescita e sviluppo. “Anche nel mondo post-Covid, la scommessa è creare un contesto attrattivo che tenga sul territorio queste risorse umane altamente qualificate e che spinga sui settori di frontiera come la sostenibilità ambientale, le tecnologie della comunicazione, l’innovazione in campo energetico.

E difficilmente questo può accadere in imprese piccole e con scarsa capacità innovativa, che vuol dire anche scarsa competitività e crescita ridotta. Allo stesso tempo serve investire sulla qualità dell’occupazione: precarietà e retribuzioni basse facilitano, infatti, la dispersione del capitale umano”, concludono

Alle ore 16.30 di oggi, mercoledì 17 giugno il corpo di Riva d/G è stato allertato per un incendio che stava interessando l’ultimo piano (terzo piano – appartamento del gestore) dell’Hotel Brione in v.le Rovereto a Riva del Garda.

Sul posto si sono portati subito 15 vigili del fuoco con due autobotti e un mezzo di supporto. Dal corpo di Arco giungeva in supporto l’autosacala e il carro aria distrettuali con 4 vigili.

Le fiamme sono divampate dalla cucina dell’appartamento del gestore. All’interno dell’appartamento al momento dell’incendio non era presente nessuno. La struttura alberghiera, oggi, era ancora chiusa.

Da subito si è provveduto a staccare la corrente dello stabile ed a raffreddare con una lancia i locali facendo entrare il getto da una finestra posta sul retro.

Un’altra squadra, poco dopo è entrata dalla porta d’ingresso ed ha proceduto allo spegnimento delle fiamme ed a completare l’evacuazione dei fumi.

Il brusco raffreddamento ha portato allo sfondellamento delle pignatte in laterizio del solaio di copertura.

In questo momento sono in corso le operazioni di smassamento e di rimozione dei detriti per consegnare i locali in sicurezza.

Le operazioni sono state coordinate dai capisquadra e dal comandante Graziano Boroni.

Sul posto era presente il sindaco Mosaner, la polizia locale, i carabinieri e la polizia di Stato.

Per i rilievi di rito sono giunti da Trento gli ufficiali del corpo permanente dei vigili del fuoco di Trento

La viabilità è stata regolata dalla polizia locale.

Con altra mail vi invieremo materiale video e fotografico.

Le immagini allegate al presente messaggio sono di proprietà esclusiva del Corpo Vigili del Fuoco Riva del Garda, ogni loro riproduzione è autorizzata solo con citazione del credit “Vigili del Fuoco Riva del Garda” oppure “VVF Riva”.

Equiparazione della previdenza complementare pubblica e privata e voto disgiunto – I lavori sospesi per un’ora per la riunione di minoranza, riprendono alle ore 20.30

Dopo la riunione dei Capigruppo, il Presidente ha posto in votazione tre opzioni: chiudere i lavori subito, proseguire fino alle ore 19 o fino alle ore 21. La richiesta è nata dalla volontà da parte di alcune forze politiche di maggioranza di proseguire almeno fino all’ottavo punto all’ordine del giorno, le mozioni 7 e 8, in trattazione congiunta, in materia di Statuto d’Autonomia . In seguito ad una discussione in aula, il Consigliere Riccardo Dello Sbarba ha detto che non vi sarebbero le condizioni per discutere temi come lo Statuto d’Autonomia. Il Presidente Arno Kompatscher ha chiesto all’aula un metodo certo, ovvero decidere se chiudere i lavori o proseguire fino alle 21 come da convocazione. Alessandro Urzì (Misto) ha quindi proposto di votare si o no alla continuazione dei lavori e poi valutare l’eventuale prosieguo. Il Presidente Roberto Paccher ha chiesto una votazione per appello nominale rispettando la decisione dei Capigruppo. Arno Kompatscher ha ribadito la sua richiesta di far votare se andare avanti o meno. L’aula ha votato quindi con 39 voti a favore della prosecuzione dei lavori e 20 contrari.

I lavori sono quindi proseguiti con il Voto n. 2, presentato dai Consiglieri regionali Leonardi, Cia, Masè, Ambrosi e Guglielmi, affinché il Governo e il Parlamento italiano si impegnino ad equiparare l’adesione alla previdenza complementare dei dipendenti pubblici a quella dei dipendenti privati anche sotto il profilo delle prestazioni. L’Assessore Giorgio Leonardi (Misto) ha spiegato che esiste una discrasia tra dipendente pubblico e privato, dove l’adesione alla previdenza complementare per i primi comporta dei vincoli più restrittivi rispetto ai secondi. La proposta di voto è stata messa in votazione. La proposta di Voto è stata approvata a maggioranza.

Il Punto n.5 riguardava il rigetto della proposta di istituzione del nuovo Comune di “Belvedere d’Anaunia”, mediante la fusione dei Comuni di Cavareno, Romeno e Ronzone, in relazione all’esito non complessivamente favorevole del referendum consultivo, svoltosi il 22 settembre 2019 negli stessi Comuni. Anche questo punto ha visto l’approvazione.

la Mozione n. 6, presentata dai Consiglieri regionali Köllensperger, Rieder, Faistnauer, Ploner Alex, Ploner Franz e Unterholzner per impegnare la Giunta regionale a compiere adeguati interventi normativi per introdurre il voto disgiunto nei comuni sotto i 3.000 abitanti della provincia di Trento e nei comuni sotto i 15.000 abitanti della provincia di Bolzano. Il testo, presentato in aula dal consigliere Peter Faistnauer (Team K), chiedeva che fosse possibile poter votare candidati di propria fiducia anche in liste differenti. Il Consigliere Alessandro Urzì ha invitato a non sottovalutare un punto così importante. Si tratta, ha detto, di una riforma sostanziale che abbisogna di un approfondimento non solo in aula ma anche un metodo. Ha quindi invitato ad un processo di riforma organica della legge. Anche Ugo Rossi (Patt) ha evidenziato che forse occorre prendersi un momento per approfondire un tema così importante. Franz Locher (SVP) ha sottolineato l’importanza dell’affiliazione per la politica. Se ognuno nel consiglio comunale rappresenta il proprio programma, non si arriva ad alcun punto. Sandro Repetto (UPT) ha chiesto una sospensione per poter parlare con i proponenti per capire quale geografia potrebbe prendere un Consiglio comunale con consiglieri che vengono votati appartenendo ad una lista che non condivide le visioni del candidato sindaco eletto. La consigliera Maria Rieder (Team K) ha detto di essere dispiaciuta di non essere nelle condizioni migliori, poco prima delle elezioni comunali, per discutere questa mozione. Ha detto che con il voto disgiunto si potrebbe far scegliere alle persone di votare le persone che ritengono più idonee.

Ulli Mair (F) ha detto che la mozione è molto positiva e rappresenta un ammodernamento della democrazia. Ha detto però che il voto disgiunto potrebbe andare a discapito delle donne. Hanspeter Staffler (Verdi) ha detto “che il voto disgiunto rappresenta un passo nuovo in cui dovremmo muoverci, ma che occorre farlo insieme, ma non è semplice. Occorre chiedersi – ha detto – se con questo la popolazione allora si interesserebbe ancora meno alla politica”.Tuttavia ha rilevato l’importanza del tema e ha chiesto un approfondimento per poter trovare una proposta unitaria.

Alessio Manica (PD) ha criticato la scelta di poter chiudere un ordine del giorno attraverso un voto. Ha quindi chiesto una sospensione dei lavori per approfondire il tema discusso. “La prima reazione, sentendo il tema della discussione – ha detto – è stata di pensare che fosse una follia e che il Sindaco rischia di essere un’anatra zoppa senza maggioranza. Poi, leggendo tra le righe, ho visto si pensa ad un sistema che garantisce la maggioranza e poi da la possibilità ai cittadini di scegliere i consiglieri che stima di più”. Ha quindi chiesto chiarimenti rispetto al merito della proposta.

Alessandro Savoi (Lega) ha detto che “a prescindere che sia giusto o non sia giusto il voto disgiunto, oggi è impossibile discutere la legge elettorale quando siamo già pronti per andare a votare”. “Ritengo che questa proposta sia inopportuna in questo momento, mentre potrà essere rivista l’intera normativa dopo le elezioni se ritenuto necessario”. Alex Marini (M5S) ha parlato di una proposta che rappresenta “una riforma organica tout court”. Ha ricordato che in Svizzera esiste già un voto disgiunto, dove esiste una lista unica dove vengono eletti i candidati più votati. Ha quindi parlato di un sistema di voto che consenta di eleggere i migliori e, una volta eletti, di poterli anche controllare e ha ricordato l’importanza del referendum nel sistema svizzero.

Le minoranze si sono quindi trovate per una riunione per approfondire il tema. I lavori sono sospesi e riprendono alle ore 2030.

Si è concluso anticipatamente, dopo l’arruolamento di 126 pazienti (un terzo della casistica prevista) lo studio randomizzato per valutare l’efficacia del tocilizumab, somministrato in fase precoce, nei confronti della terapia standard in pazienti affetti da polmonite da Covid-19 di recente insorgenza che richiedevano assistenza ospedaliera, ma non procedure di ventilazione meccanica invasiva o semi-invasiva.

Lo studio è stato promosso dall’Azienda Unità Sanitaria Locale-IRCCS di Reggio Emilia (Principal Investigators i professori Carlo Salvarani e Massimo Costantini) ed è stato condotto con la collaborazione di 24 centri.

Si tratta del primo studio randomizzato concluso a livello internazionale su tocilizumab, interamente realizzato in Italia.

Lo studio non ha mostrato alcun beneficio nei pazienti trattati né in termini di aggravamento (ingresso in terapia intensiva) né per quanto riguarda la sopravvivenza. In questa popolazione di pazienti in una fase meno avanzata di malattia lo studio può considerarsi importante e conclusivo, mentre in pazienti di maggiore gravità si attendono i risultati di altri studi tuttora in corso.

Dei 126 pazienti randomizzati, tre sono stati esclusi dalle analisi perché hanno ritirato il consenso. L’analisi dei 123 pazienti rimanenti ha evidenziato una percentuale simile di aggravamenti nelle prime due settimane nei pazienti randomizzati a ricevere tocilizumab e nei pazienti randomizzati a ricevere la terapia standard (28.3% vs. 27.0%). Nessuna differenza significativa è stata osservata nel numero totale di accessi alla Terapia Intensiva (10.0% verso il 7.9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs. 3.2%).

Nell’ambito del trattamento dei pazienti con Covid-19, il tocilizumab si deve considerare quindi come un farmaco sperimentale, il cui uso deve essere limitato esclusivamente nell’ambito di studi clinici randomizzati.

Come socia prima che da Consigliere provinciale nutro profondi dubbi sull’opportunità da parte della Cassa rurale di Trento di invitare i soci a delegare il Notaio Piccoli in occasione dell’assemblea che si svolgerà il 3 luglio prossimo. Sappiamo tutti che l’attività verrà svolta secondo l’imparzialità che contraddistingue i notai, ma da parte di Cassa rurale di Trento ci doveva essere maggiore attenzione anche in merito alle recenti decisioni prese dal Dottor Piccoli che ha scelto di candidarsi e di sostenere Franco Ianeselli.

Si tratta di un’operazione che coinvolge migliaia di soci e di elettori di Trento e lasciarla gestire ad un candidato non è stata forse la scelta migliore. Inoltre mi stupisce la scelta operata da Cassa rurale di Trento: perché rivolgersi al Notaio Piccoli e a non tanti altri notai presenti a Trento, semmai non candidati alle elezioni comunali? Detto ciò auguro buon lavoro al Dottor Piccoli e invito Cassa rurale, ancora una volta, a prestare particolare attenzione a certe decisioni delicate e complesse in questo periodo.

Questo quanto dichiarato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino, Katia Rossato.

“Un piano di rilancio e sviluppo del Paese deve considerare con attenzione la ricchezza, la diversità, i punti di forza (e di debolezza) dei territori e delle economie locali. Il Credito Cooperativo, in quanto espressione di questa originale configurazione economica italiana, vuole mettere a disposizione le proprie forze, competenze, esperienze per veicolare iniziative e progetti diretti a sostenere un modello di crescita equilibrata, sostenibile, inclusiva, sia socialmente che geograficamente”.

Questo l’incipit della Memoria illustrata e consegnata da Federcasse, in rappresentanza del Credito Cooperativo italiano, in occasione di una sessione di “Progettiamo il Rilancio” (cd. “Stati Generali”) organizzati dalla Presidenza del Consiglio a Roma.

La delegazione di Federcasse, composta dal Presidente Augusto dell’Erba e dal Direttore Generale Sergio Gatti ha illustrato al Governo il proprio documento con una serie di proposte concrete – articolato secondo la matrice dei nove obiettivi strategici indicati dal Governo – per contribuire ad avviare la ripresa economica e sociale dopo la fase emergenziale determinata dalla pandemia di Coronavirus con l’angolo visuale tipico delle banche di comunità mutualistiche, quello del protagonismo dei territori dentro politiche economiche e sociali nazionali ed europee.

In particolare, con riferimento al capitolo “Imprese e lavoro”, Federcasse ha indicato le componenti dl quadro normativo bancario indispensabili per consentire alle banche, soprattutto alle banche mutualistiche, di esprimere tutto il proprio potenziale. La normativa bancaria europea deve cambiare approccio in termini di “proporzionalità strutturata”, valorizzare ulteriormente il ruolo delle banche piccole e non complesse e l’esperienza originale delle cooperative di credito italiane, con opportune modifiche normative (possibilmente a livello europeo).

Nel Progetto di Rilancio è indispensabile creare le condizioni per consentire – alle BCC e ai Gruppi bancari cooperativi ai quali sono affiliati e alle Casse Raiffeisen e al Sistema di protezione istituzionale che queste si sono sono date – di accrescere la propria capacità di contribuire alla “riparazione”, al rilancio e ad uno sviluppo durevole e inclusivo dei territori e delle comunità.

Poiché è molto probabile che nei prossimi anni si verifichi un forte aumento dei crediti deteriorati, principalmente per l’oggettivo deterioramento dell’economia (e la comprensibile scelta delle Autorità di favorire l’ampliamento del credito bancario) Federcasse propone una modifica significativa (o una sospensione per almeno 3 anni) del Regolamento UE 2019/630 che disciplina la copertura minima delle perdite sulle esposizioni deteriorate (su tale tema si è espresso l’11 giugno scorso anche il Comitato Economico e Sociale Europeo (EESC) con il parere ECO/518); un quadro di incentivi alle banche per favorire la gestione interna dei crediti deteriorati (NPL) delle PMI e delle famiglie al fine di favorirne la ristrutturazioni; la costituzione di “veicolo/i nazionale/i” (con eventuale partecipazione pubblica) per l’acquisto dei crediti deteriorati (NPL) al valore economico; la conferma e stabilizzazione nel medio termine delle GACS.

Federcasse ha anche proposto una rinnovata centralità per la contrattazione sindacale e la detassazione dei rinnovi contrattuali, promuovendo l’inserimento nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro di misure dirette a promuovere la produttività e l’armonizzazione vita privata-formazione-lavoro mediante incentivi (fiscali e/o contributivi) alle imprese/datori di lavoro che attuano le misure previste negli stessi CCNL.

L’incontro telematico ha messo in rilievo alcuni aspetti della bozza di circolare sugli orari e i turni. Rientro in sede dei dipendenti provinciali: oggi un confronto con i sindacati.

Si è svolto nel primo pomeriggio di oggi, in modalità telematica, l’incontro con le Organizzazioni sindacali per la discussione della bozza di circolare che regola il rientro al lavoro in sede di tutto il personale della Provincia appartenente al Comparto Autonomie Locali. Il Direttore Generale Paolo Nicoletti ha ribadito le finalità di questo intervento rispetto a quelle già presentate nel corso dell’incontro avvenuto la scorsa settimana. Tenuto conto dell’evoluzione epidemiologica che va verso l’azzeramento dei contagi, è necessario e urgente accompagnare le esigenze dei cittadini e delle imprese con un approccio post emergenziale.

In collegamento anche il Dirigente del Dipartimento Organizzazione, personale e affari generali Silvio Fedrigotti, che ha illustrato i contenuti della bozza.

Nodo centrale rimane la disponibilità a discutere nel merito le esigenze organizzative che prevedono il minor affollamento possibile negli uffici. Di qui la proposta di articolare le presenze in turni da 5 ore, per 5 giorni alla settimana. Il restante monte ore (il contratto ne prevede 36 a settimana) andrà recuperato con un mix fra smart working e presenze il venerdì pomeriggio e il sabato mattina a seconda della tipologia del servizio.

La Provincia – nel rispondere alle critiche dei sindacati – ha fatto presente come la stabilizzazione della situazione epidemiologica, con un livello di contagi ormai prossimo allo zero, renda necessario superare la fase dell’emergenza, affrontata con l’estensione dello smart working praticamente a quasi tutti i dipendenti. ll rientro al lavoro si accompagna dunque alla ripresa generalizzata delle attività economiche e sociali.

Quanto al disagio arrecato al personale, non può essere ignorato il fatto che vi è in Provincia un ampio ricorso all’orario part-time, che consente di gestire la conciliazione e sono previsti, comunque, congedi specifici per questi bisogni. Si tratta in ogni caso di un’iniziativa di durata limitata, il cui termine è fissato al 30 settembre, data entro la quale si presume vi potranno essere evoluzioni in senso positivo per quanto riguarda la riduzione dell’epidemia, come da tutti auspicato. La turnazione proposta dalla Provincia, infatti, risponde all’esigenza di garantire idonea sicurezza negli uffici.

Mef: autorizzato il versamento di 430 milioni in favore di Banca Mezzogiorno-Mcc per il rilancio della Popolare di Bari.

In seguito alla registrazione da parte degli organi di controllo, è stato pubblicato sul sito del MEF il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze che autorizza il versamento da parte del Ministero stesso di 430 milioni in conto capitale in favore di Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale, per il tramite di una corrispondente operazione in favore della controllante Invitalia.

Il versamento consentirà a Mediocredito Centrale di guidare l’operazione di rilancio della Banca Popolare di Bari sottoposta all’assemblea dei suoi azionisti prevista per il 29 e 30 giugno, operazione che si sostanzia nell’assorbimento delle perdite grazie all’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, la trasformazione della banca in società per azioni e la sua ricapitalizzazione ai fini della realizzazione del nuovo piano industriale.

I militari della Squadra Investigazioni Scientifiche (SIS) nel Nucleo Investigativo Carabinieri di Bolzano hanno identificato la persona trovata morta senza documenti né effetti personali addosso. Oltre ai modesti vestiti, l’uomo aveva solamente un apparecchio per la misurazione della glicemia.

I carabinieri della squadra scientifica del Comando Provinciale di Bolzano stamani sono riusciti a prendergli le impronte digitali e le hanno sottoposte al sistema della banca dati delle forze di polizia. Nel giro di qualche ora l’apparato ha fornito un riscontro positivo. L’uomo è un cinquantottenne senza fissa dimora originario dell’allora Cecoslovacchia, oggi Repubblica Slovacca. Arrivato in Italia negli anni ottanta, ha girato diverse provincie ed era arrivato a metà maggio a Bolzano.

I Carabinieri sono ancora alla ricerca dei suoi effetti personali, un borsone o uno zaino, appare difficile che girasse l’Italia senza nemmeno un cambio di vestiti. Se qualcuno rinvenisse vestiti o effetti personali abbandonati è pregato di informare i carabinieri.

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