Rispondo alla risposta da statista del collega Savoi: Le tranquillizzo subito. Sono sereno come il cielo di oggi!

Ma purtroppo è la nostra autonomia che non può stare serena.

Con poco sforzo basta leggere la pagina 40 del Defp che chi governa ha scritto!

Non lo dico solo io ma la giunta provinciale del governo del “cambiamento” lo scrive addirittura!

 

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Ugo Rossi

Capogruppo Patt in Consiglio provinciale Trento

Leggo le ultime dichiarazioni di Ugo Rossi… lo invito per l’ennesima volta a stare sereno… il 21 ottobre 2018 i trentini hanno bocciato lui e la sua coalizione di sinistra.

Adesso governiamo noi… prepara la rivincita fra quattro anni e mezzo.. ma stai sereno.. governeremo a lungo… anche perché per “endrizar la baracca” ci vuole tempo.

Ma ce la faremo.

Bacioni.

 

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Alessandro Savoi

Consigliere provinciale Lega

Autonomia in pericolo! Scelte del governo romano sono un male per la nostra autonomia! Ora lo sostiene anche il governo del “cambiamento” trentino.

A pagina 40 del DEFp Documento Economia e Finanza provinciale lo scrivono anche e molto chiaro: “la scelta governativa di ridurre alcune imposte, se dovesse tradursi in una riduzione della pressione fiscale, produrrebbe conseguenze inevitabili per l compartecipazioni ai gettiti tributari di cui gode l’Autonomia.”

Non è finita qui leggete :”Effetti negativi rilevanti per la finanza provinciale potrebbero derivare in particolare dalla introduzione della flat tax per il ceto medio e dalla trasformazione del bonus di 80 euro in agevoIazione fiscale.”

In sostanza scrivono chiaro che flat tax e trasformazione bonus Renzi sono un danno per la nostra autonomia.

I conti sono presto fatti: più di 200 milioni di euro in meno di entrate e quindi di risorse per far funzionare i servizi ( e il debito statale che aumenterà poi ci penalizza due volte).

Avevo avuto già modo di segnalare la cosa tempo fa ( dopo aver sentito dichiarazioni dei ministri e letto il Def)lo faccio ora ad una prima lettura del Def provinciale e non smetterò’ di farlo ad ogni occasione perché la nostra autonomia corre un pericolo mortale.
Il pericolo che ci lascino si tutte le competenze ma che ci prosciughino le entrate e quindi le risorse per esercitarle!
Serve una presa di coscienza è una mobilitazione trasversale!

 

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Ugo Rossi

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo ha pubblicato la graduatoria relativa al bando 2019 per la concessione del credito d’imposta per gli investimenti di riqualificazione delle strutture ricettive e termali.

A fronte di 2.538 istanze presentate, sono state ammesse a fruire dell’incentivo 1975 imprese, per complessivi 116,7 milioni di euro, con un importo mediamente pari a 58.734 euro per impresa.

I risultati di una prima analisi della graduatoria, svolta oggi dal Centro studi di Federalberghi su circa 2.200 istanze approvate (oltre il 90% del totale), evidenziano che la provincia con il maggior numero di istanze approvate è quella di Bolzano, con 189 imprese ammesse a fruire del beneficio per circa 18,6 milioni di euro, seguita da Rimini (114 imprese ammesse e 4,9 milioni di euro) Napoli (97 imprese e 7,1 mln), Venezia (88 imprese e 5,1 mln), Milano (84 imprese e 5,8 mln), Trento (77 imprese e 4,4 mln), Roma (69 imprese e 4,8 mln), Verona (53 imprese e 2,8 mln), Sondrio (41 imprese e 1,7 mln) e Salerno (39 imprese e 2,8 mln).

Nei cinque anni di applicazione dell’istituto, la misura ha interessato 8.874 imprese, per complessivi 356 milioni di euro, con un importo medio di 40.117 euro.

Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, nell’esprimere “soddisfazione per il coraggio dimostrato dagli imprenditori del settore che – nonostante mille difficoltà – continuano a credere nel futuro e ad investire, ricorda come, nell’arco dei cinque anni, moltissimi interventi siano rimasti esclusi dall’incentivo, a causa della insufficiente dotazione finanziaria.

Guardando all’immediato futuro, Bocca lancia un grido d’allarme: “la legge di bilancio per l’anno 2019 non ha stanziato le risorse necessarie per rifinanziare il tax credit e pertanto, se non vi sarà un intervento urgente, calerà tristemente il sipario sull’unica misura nazionale che offre un sostegno concreto – seppur di dimensioni esigue – alle imprese che investono nel turismo”.

Secondo il presidente degli albergatori italiani, la direzione da prendere è chiara: “chiediamo che si dia celermente attuazione a quanto previsto dal Documento di Economia e Finanza 2019, con il quale il Governo si è impegnato a conferire particolare attenzione al tax credit e, in particolare, chiediamo di aumentare le risorse disponibili e di superare il meccanismo del click day, adottando una modalità analoga a quella prevista per la ristrutturazione delle abitazioni private, per assicurare la doverosa copertura a tutti coloro che effettuano un investimento”.

Bocca conclude “esprimendo rammarico per la mancata approvazione degli emendamenti al decreto crescita che avrebbero consentito l’immediata riattivazione dell’istituto e chiedendo che con la prossima legge di bilancio vengano garantite le risorse necessarie e venga corretta una procedura iniqua, che assegna il credito a chi ha il dito più veloce o la linea internet più performante, per non parlare delle le peripezie che hanno caratterizzato l’ultimo click day”.

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Secondo un’indagine sugli investimenti nel settore alberghiero, realizzata dal Centro studi di Federalberghi nell’ultima settimana di giugno 2019:

– il 26,5% degli albergatori intervistati dichiara che la propria struttura ha necessità di una ristrutturazione, integrale o parziale;
– il 53,4% intende effettuare investimenti nel corso dei prossimi dodici mesi;
– i principali interventi programmati riguardano l’ammodernamento degli arredi delle camere (70,4%), degli arredi delle zone comuni (63,8%) e dell’immobile (47,86%);
– tra coloro che non prevedono di effettuare investimenti, il 60% dichiara che la propria scelta dipende dalla situazione economica contingente.

Ieri verso le ore 18, in via Pola a Riva del Garda, personale del Commissariato di P.S. di Riva del Garda ha fermato due giovani nomadi che poco prima erano state notate da una residente, all’interno di un giardino delimitato da una rete metallica, intente ad armeggiare vicino ad una finestra di un appartamento ubicato nella località “Alboletta”.

La tempestiva segnalazione giunta alla Polizia di Stato da parte della cittadinanza ha permesso agli Agenti, non solo di individuare la via di fuga ma, soprattutto, grazie all’intervento di personale della Volante e di quello della Squadra di P.G. di bloccare le due nomadi, di cui una minorenne, che nel frattempo avevano provato ad allontanarsi.

Una delle due ragazze è stata trovata in possesso di un grosso cacciavite lungo 27 cm, celato appeso al proprio reggiseno e verosimilmente utilizzato poco prima per tentare di forzare la finestra dell’appartamento, danneggiandola. Le due giovani già gravate di precedenti di polizia, sono state poi segnalate all’A.G. per il reato di tentato furto in abitazione

Dai fatti narrati appare evidente, come sottolineato dal Questore Garramone, sia importante il rapporto di collaborazione e di fiducia con la cittadinanza volto a contribuire nell’attività preventiva, ed in questo caso repressiva, delle forze di Polizia.

La Giunta provinciale in visita al Museo del porfido di Albiano. L’assessore alla cultura Bisesti: “Questa pietra rappresenta l’identità e la storia dell’intera Valle di Cembra”.

 

Da oltre un secolo la Val di Cembra si dedica all’estrazione del porfido. Una pietra utilizzata per l’arredo urbano, che caratterizza il centro storico di Albiano: un paese per il quale il porfido è molto più che una pietra: fa parte della sua storia, della sua identità e della sua economia. Qui si trova il “Museo del porfido e dell’arredo urbano” che l’esecutivo guidato dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha visitato al termine della seduta fuori porta della giunta.

“Questo materiale è alla base dell’economia, della tradizione e della cultura di questo territorio. La sua storia e le sue caratteristiche meritano di essere conosciute per comprendere il valore dell’attività estrattiva per la crescita di questo splendido angolo della Val di Cembra” sono state le parole dell’assessore all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti.

La Giunta è stata accompagnata in questa visita dal sindaco Erna Pisetta e dall’architetto Luca Filippi, direttore della cooperativa Espo (Ente sviluppo porfido) che si occupa della gestione del Museo.

Il porfido è una delle principali fonti di sussistenza per gli abitanti della zona. L’orgoglio per questo prodotto unico e pregiato e il valore riconosciuto a questa attività del territorio della Valle di Cembra, sono alla base della nascita del museo. Quella di Albiano è la prima realtà espositiva al mondo dedicata a questo materiale, nato dalla volontà di imprenditori locali ma soprattutto dei comuni della valle tra cui Albiano, anche grazie al sostegno di diversi enti.

“Casa porfido” documenta, valorizza e comunica al vasto pubblico le attività legate all’estrazione del porfido, tanto da diventare luogo di confronto, incontri socio-culturali, lezioni ed eventi territoriali. Una visita affascinante, nel corso della quale si scopre come il porfido sia un materiale nobile sin dall’antichità (basti pensare agli egizi). Il museo è caratterizzato dalla coesistenza di tradizione e strumenti multimediali d’ultima generazione. Il visitatore, inserito in un contesto interattivo, ha l’opportunità di scoprire da vicino la storia antica del porfido e dell’ambiente socio-economico dell’area di estrazione. La presenza di testimonianze, documenti e reperti storico-archeologici, oltre che filmati e raccolte fotografiche, rendono il museo fruibile dalle più diverse categorie di visitatori: dalle scolaresche alle famiglie, dai professionisti (architetti, geologi, ingegneri, progettisti, ecc.) agli anziani.

Insomma, il museo racconta la dimensione locale di questa pietra, fatta di storia e tradizione. Dalla Valle di Cembra il porfido raggiunge i Paesi più lontani (da New York a Sidney, passando per il Giappone e gli Emirati Arabi). E la sua gente non può che andarne orgogliosa.

E’ importante l’impegno di Di Maio ad eliminare una volta per tutte il segreto di Stato sui nome i nomi delle aziende che importano alimenti dall’estero per rivenderli sotto la copertura di marchi nazionali. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nell’esprimere soddisfazione per l’annuncio del Vicepremier e Ministro dello Sviluppo economico sul fatto che il 18 luglio prossimo si terrà un vertice su questo tema con il ministro della Salute, Giulia Grillo, per verificare le motivazioni che hanno bloccato l’attuazione della piena trasparenza dei dati delle importazioni.

L’obiettivo è dare finalmente applicazione alla storica sentenza del Consiglio di Stato che il 6 marzo scorso aveva accolto le richieste di Coldiretti sulla desecretazione dei flussi delle importazioni dei prodotti lattiero caseari provenienti dall’estero e destinati alla trasformazione, affermando che per tutelare la qualità e la sicurezza del cibo italiano è necessario sapere da dove proviene la materia prima agricola.

Sentenza che – denuncia Coldiretti – è rimasta però finora lettera morta per l’opposizione della burocrazia che, con pretesti e fantasiose motivazioni, ha continuato a impedire l’accessibilità dei dati sulle importazioni senza significative ragioni in una situazione in cui, secondo la Coldiretti, contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione totale dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, a danno delle aziende agricole, dell’occupazione e dell’economia nazionale.

Al contrario, occorre fare in modo che il principio affermato dal Consiglio di Stato – sottolinea Coldiretti – venga applicato e sia esteso a tutti gli altri prodotti, dai succhi di frutta ai salumi. L’eliminazione del segreto realizza, infatti, una condizione di piena legalità diretta a tutelare i consumatori e le filiere penalizzate dalla concorrenza sleale.

Di Maio, dal palco del Villaggio Coldiretti, ha ribadito che ci deve essere piena trasparenza sui flussi delle importazioni perché non ci devono essere segreti sulle loro destinazioni. Occorre sapere – ha aggiunto- come stanno le cose per dare l’opportunità al cittadino di scegliere. E in sede Ue – ha sottolineato il Vicepremier al Villaggio Coldiretti – si punta a garantire la tracciabilità totale per il “Made in”. In quest’ottica – ha concluso Di Maio – con il Commissario alla Concorrenza che sarà attribuito all’Italia cadranno i rischi di infrazione sugli interventi che il nostro Paese vuole per garantire la trasparenza. ​

Renato Rizzi: “mi sento eretico un po’ come Rosmini che criticò per migliorare non per condannare ”. Il riconoscimento di Comunità e Comune di Rovereto all’architetto Renato Rizzi premiato dal Presidente Mattarella.

Ha restaurato il museo Depero a Rovereto, ha progettato un museo a Danzica che si apre dal suolo come se avesse le ali, ha ricevuto la Medaglia d’oro all’Architettura Italiana della Triennale di Milano, il premio nazionale In/Arch e la menzione d’onore per la Medaglia d’Oro dell’Architettura Italiana… ma non aspettatevi dall’architetto roveretano Renato Rizzi un elenco di ciò che ha fatto, perché lui è un teorico dell’architettura e vi parlerà di forma e di come l’architettura nella nostra epoca sia una disciplina difficilissima. «Perchè l’architettura», spiega «è composta di due parole: Archè (principio) e Techne (tecnica, arte) che costituiscono la struttura stessa dell’uomo. L’elemento vitale interiore e la materia, il corpo».

Rizzi, docente di Composizione architettonica e urbana all’Università Iuav di Venezia, un mese fa è stato premiato dal Presidente Mattarella per l’Architettura attribuito dall’Accademia Nazionale di San Luca. Con questa motivazione: “L’Accademia Nazionale di San Luca ha indicato per il Premio Presidente della Repubblica il nome dell’architetto Renato Rizzi per il suo originalissimo, sensibile ed appassionato impegno professionale, di sperimentatore, di docente e di teorico, che costituiscono uno dei più attuali ed efficaci contributi alla ridefinizione del ruolo dell’architettura, nel momento in cui essa è chiamata alla responsabilità ambientale, sociale e culturale”.
La Comunità della Vallagarina, con il Comune di Rovereto hanno voluto rendere un omaggio simbolico a Rizzi a un mese esatto dalla cerimonia svoltasi al Quirinale.

All’evento erano presenti il presidente di Comunità Stefano Bisoffi, l’assessore Mauro Mazzucchi, il sindaco di Rovereto Francesco Valduga, il presidente dell’Ordine architetti Marco Giovannazzi e il direttore della Biblioteca Baldi.

Bisoffi nel suo saluto ha spiegato il leit motiv dell’evento; essere partecipi dell’importante riconoscimento dato a Rizzi. Un concetto ripreso dal Sindaco che ha affermato di non avere la pretesa di riconsegnare un premio ma di avere il piacere di ringraziare un nostro cittadino che porta il nome di Rovereto nel mondo. Valduga ha poi ricordato l’importante donazione dei plastici dei progetti di Rizzi da lui donati alla Biblioteca Tartarotti. “Donazione (sono circa 400 plastici ndr.) che è in fase di archiviazione per una idonea collocazione”.
Il presidente dell’ordine degli architetti Giovanazzi ha affermato che di Rizzi parlano le sue opere come il Centro sportivo di Trento che è – ha detto – tra gli interventi più significativi degli ultimi anni. E ha ringraziato Rizzi da parte di tutti gli architetti trentini per i livelli raggiunti. La Biblioteca – ha spiegato il direttore Baldi- sta lavorando sull’archivio dei plastico guardando a un progetto globale che raccoglierà le opere dei maggiori progettisti roveretani.

“Rammento di quando Renato – ha detto l’assessore di Comunità Mauro Mazzucchi –
raccontava di quando da ragazzo, da casa sua, sopra Santa Maria, osservava la vallata e la corona delle montagne circostanti, gli sembrava di affacciarsi su un grande teatro, su un palcoscenico che era sì di natura ma anche di architettura perchè la città è palcoscenico delle azioni umani, un teatro del mondo in quanto l’architettura ci accompagna nel corso delle nostre azioni quotidiane.”
“Sono lontano da anni – ha affermato Rizzi – ma sono sempre qui con il cuore e la mente e a prova di ciò è la mia decisione di voler lasciare qui il mio archivio.”

Qui, nella terra di architetti come Mario Sandonà, Libera, Pollini, Baldessari, Sottsass senior e junior, fino al recente Fabrizio Barozzi.
E in quanto al lusinghiero premio dato dal Presidente della Repubblica, Rizzi ha spiegato che un premio non è personale, ha un orizzonte più ampio perchè riguarda tutta l’architettura. “Sono contentissimo d’essere nato a Rovereto e spero che il mio archivio possa essere da suggestione a tanti giovani. Infine mi sento un po’ rosminiano, perchè Rosmini fu un grande eretico che condannò le piaghe della Chiesa non per demolirla ma per renderla migliore”.
A Rizzi il Comune di Rovereto ha consegnato un’opera di Mastro Sette raffigurante un ramo di quercia e il simbolo della Quercia stampato dalla Biblioteca, la Comunità, invece gli ha donato un tomo “De architectura”, trattato latino scritto da Marco Vitruvio Pollione intorno al 15 a. C. Si tratta dell’unico testo sull’architettura giunto integro dall’antichità e diventato poi il fondamento teorico dell’architettura occidentale, in cui Pollione scriveva che: «In tutte queste cose che si hanno da fare devesi avere per scopo la solidità, l’utilità, e la bellezza.»

SCHEDA

La cerimonia di premiazione si è svolta il 5 giugno 2019 al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Premio Presidente della Repubblica è un Premio Nazionale per le Arti che nasce nel 1950 con Luigi Einaudi come “segno di riconoscenza per l’attività creativa” agli artisti, confermato e rinnovato dai successivi Presidenti della Repubblica e dagli Accademici di San Luca.

BIOGRAFIA

Renato Rizzi (Rovereto, 3 luglio 1951)
Professore ordinario di progettazione architettonico all’IUAV, Venezia.
Inizia la sua carriera trasferendosi a New York. Nel decennio degli anni ’80 lavora nello studio di Peter Eisenman. Un periodo formativo cruciale. Con Eisenman frequenta le maggiori università americane (Harward, Cooper Union, Princeton, Columbia….) e viaggia spesso all’estero per convegni e conferenze (Buenos Aires, Tokyo, Berlino, Barcellona, Seul, Istanbul, Parigi….). Nello stesso tempo inizia un rapporto intellettuale molto intenso con John Hejduk, Dean della Cooper Union (NY). (Assieme all’IUAV, Ve, erano le due scuole di architettura più conosciute al mondo). Un punto però rimane sempre fermo: lo studio dell’architettura non può essere separato dall’approfondimento filosofico-letterario. Per questa ragione cerca il rapporto con i maggiori pensatori. Tra questi, conosce e frequenta Jaques Derrida (quando allora insegnava negli Stati Uniti) e Emanuele Severino (professore a Cà Foscari, Ve).

Rientrato definitivamente in Italia negli anni ’90, inizia la sua attività di architetto seguendo tre parametri essenziali: progettare, insegnare, scrivere.
Ultimo opera realizzata: Teatro Shakespeariano di Danzica, Polonia (2014).
Ultimo progetto: Villa Tivoli, Roma (2019)
Ultimo libro: Eppure, 2018
Prossima pubblicazione: “John Hejduk, Bronx” poesie 1953-2000

“Non si può che ringraziare per la sua determinazione il presidente Maurizio Fugatti il quale, rispondendo a dei consiglieri comunali di Rovereto, ha fatto capire che sulla tangenziale cittadina non c’è davvero più tempo da perdere. Troppi, infatti, sono stati gli anni spesi a discutere – senza poi, nei fatti, nulla concludere – rispetto ad un’opera fondamentale per i roveretani come lo sarebbe una via di scorrimento con vari punti di accesso che consenta di muoversi agevolmente in città senza dovere obbligatoriamente più attraversare il centro.

Del resto, lo stesso grave incidente purtroppo verificatosi nelle scorse ore nell’arteria stradale che da Sant’Ilario conduce alla stazione dei treni – statale utilizzata da tutti come una tangenziale, senza però esserlo – non fa che testimoniare, soprattutto con il blocco del traffico che ha subito determinato, la necessità di quest’opera; un’opera semplicemente indispensabile, quindi, sia per decongestionare la viabilità ordinaria sia per garantire un’adeguata e meritata accessibilità alla città e alle aree limitrofe, anch’esse assai penalizzate dal troppo tempo finora perduto su questo versante.

Per questo motivo, come roveretana prima ancora che come consigliere provinciale, ribadisco la necessità di una tangenziale per la città che possibilmente la percorra lungo tutta la sua estensione e realizzata col minimo impatto ambientale. Ad ogni modo, una volta acquisiti tutti i pareri, evidentemente l’ultima parola sul da farsi – soprattutto in termini di soluzioni tecniche – spetta alla Giunta provinciale, che fortunatamente ora con la Presidenza Fugatti può contare su una determinazione e su una concretezza delle quali non solo la città di Rovereto ma tutto il Trentino, da anni, aveva grande bisogno.

E’ questo quanto dichiarato in una nota dal Capogruppo della Lega Salvini Trentino, Mara Dalzocchio

Saranno le Tre cime di Lavaredo, montagna tra le più famose delle Dolomiti patrimonio mondiale UNESCO, il teatro dell’esercitazione di arrampicata “Lavaredo 2019” che vedrà impegnate le Truppe Alpine dell’Esercito nella settimana al 08 al 12 luglio 2019 nel comune di Auronzo di Cadore.

Uno scenario mozzafiato per i militari di otto nazioni che si ritroveranno in Cadore in esercitazione. L’attività è stata presentata oggi presso la sede del Comune di Auronzo di Cadore, presenti il Sindaco di Auronzo di Cadore dott.ssa Tatiana Pais Becher, l’assessore regionale al turismo Federico Caner e il Comandante delle Truppe Alpine Gen. C.A. Claudio Berto.

Lungo le vie attrezzate della montagna nota al mondo intero, 200 alpini effettueranno ascensioni di difficoltà variabile. Assieme a loro, colleghi di altre forze e delegazioni di soldati stranieri che da anni si addestrano al movimento in ambiente alpino in Italia avendo, il nostro paese, le truppe da montagna più antiche, articolate e numerose del mondo occidentale.

Nell’ambito dell’esercitazione, in un’area limitrofa, l’11 luglio, verrà effettuato un “atto tattico” con la presenza di truppe ed elicotteri, una dimostrazione delle capacità di combattimento delle Truppe Alpine del 21° secolo.

L’esercitazione alpinistica e l’atto tattico a cui parteciperà il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, saranno solo la parte finale di una presenza dei soldati di montagna nel cadorino, già nei giorni precedenti Auronzo di Cadore sarà sede di una serie di iniziative a favore della popolazione e dei turisti in area. Si comincerà con un omaggio ai caduti, martedì 09 luglio ore 10:00 in piazza Vigo presso il sacrario militare; mercoledì 10 mentre sulle Tre Cime si svolgeranno le prove generali, ad Auronzo l’Ordinario Militare d’Italia officerà alle 15:30 presso la chiesa di Santa Giustina, una messa in suffragio ai caduti.

Alle 18:00 spettacolo della fanfara “Taurinense” che sfilerà lungo le vie del paese per effettuare un concerto in piazza Santa Giustina.
“La montagna è nel DNA degli alpini, oggi come ieri le sue esigenze e le sue regole dettano l’addestramento, così selettivo da fare degli soldati di montagna dei “militari al quadrato. Nonostante i molti impegni –prosegue il Gen. Berto- abbiamo infatti oltre 2700 alpini impegnati attualmente sulle strade e nelle piazze d’Italia nell’operazione “Strade Sicure” l’addestramento che la montagna permette è irrinunciabile per l’alpino, da qualunque regione esso provenga”.

 

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