Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

In merito a quanto apparso sui media in questi giorni vorrei precisare come, oggi come ogni giorno degli ultimi 30 anni, lavorerò per il successo della Lega e per il bene del Trentino. Voglio rassicurare i nostri elettori, che hanno fatto della Lega la prima forza politica in Trentino e tutti coloro che mi hanno espresso fiducia che, a differenza di chi è abituato ad agire a prescindere dal partito per inseguire tornaconti personali il sottoscritto sarà in Consiglio Provinciale non appena gli Organi competenti lo avranno deliberato.

Con l’umiltà e l’impegno che hanno sempre contraddistinto il mio lavoro, senza sbraitare, richiedere risarcimenti, rimborsi o quant’altro. Lascio ai trentini ogni giudizio in vista delle elezioni future, ma lieto che si sia fatta chiarezza tra chi ha sempre tirato il carro e chi ha fatto del salto sui suddetti carri in corsa una professione. Rischiosa.

Voglio ringraziare anche tutti coloro, tra gli opponenti politici, che mi hanno espresso il loro personale rammarico per la mancanza: “Non preoccupatevi. Per quanto mi riguarda, tornerò presto!”

 

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Alessandro Savoi

Lega Trentino

Trentini internati ad Isernia, una ferita aperta da troppo tempo e che è ora di rimarginare. Nell’ambito del “Viaggio della memoria”, che si sta svolgendo in questi giorni per ricordare i 498 soldati trentini internati in terra molisana dopo la fine della prima guerra mondiale, il Presidente del Consiglio provinciale è intervenuto nella gremitissima sala dell’auditorium dell’ex Seminario di Isernia alla cerimonia di apertura dell’iniziativa organizzata dalla Federazione Schuetzen del Welschtirol, in collaborazione con il Comune di Isernia. Oltre 200 i trentini arrivati fin qui, a cent’anni di distanza, per richiamare la memoria su una storia scomoda che ha lasciato un segno profondo nella comunità trentina.

“Il nostro compito di trentini del Duemila” ha detto il Presidente ” è di rispettare fino in fondo la complessità della nostra storia e di riconoscere dignità e rispetto a tutti coloro che hanno creduto e che hanno sofferto. Onore allora a quelle centinaia di poveri soldati del Trentino orientale, che a guerra finita – dopo anni di patimenti, lontanissimo da casa – vennero radunati in Primiero e di qui avviati verso un’assurda prigionia fuori tempo massimo, in terra molisana”. Il Presidente ha definito poi le guerre, tutte le guerre “una clamorosa sconfitta della ragione” e le cerimonie come questa “un inno alla concordia tra i popoli e alla pace”. Il capo dell’assemblea legislativa trentina ha poi ringraziato i Welschtiroler ai quali si deve questo bellissimo viaggio, un associazionismo molto particolare, tuttora attivo in Trentino, le cui origini risalgono al 1511: “un originalissimo sistema di difesa basato su milizie volontarie che sempre si distinsero come scudo per il territorio, mai come forza di aggressione”. Infine, il Presidente ha concluso con l’auspicio che lo Stato italiano faccia un esplicito gesto di riconoscimento e rammarico dell’ingiustizia perpetrata ai danni degli ex soldati austroungarici nel 1918, rimarginando una ferita della storia rimasta aperta tanti, troppi anni”.

Gli onori di casa li ha fatti il sindaco che ha ricordato i prigionieri trentini chiarendo che Isernia dovette allora subire una decisione venuta dall’alto e ricordando alcuni aneddoti di grande umanità e di slancio cristiano, come la pastasciutta della notte di Natale del 1918, preparata per i trentini dai cittadini della città molisana, già ferita dalla guerra in un susseguirsi di eventi tragici che contarono moltissime vittime civili. “Nessuno come gli isernini può dunque comprendere il dolore dei trentini internati irragionevolmente qui”, ha detto il sindaco, “trentini ai quali va il pensiero della mia città in un momento di incontro importante che spero possa sancire una perenne fratellanza tra due comunità che la storia un secolo fa decise di far incontrare”.

Sono poi intervenuti il Landeskomandant degli Schützen, il Vescovo di Isernia, la vicesindaca di Faedo, il sindaco di Pomarolo che ha ricordato che “non esiste futuro senza consapevolezza del passato, dalla storia si impara per non commettere più gli errori del passato”, il vicepresidente della Provincia di Isernia, il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, che ha definito l’iniziativa “un tassello significativo nella direzione della ricostruzione del patrimonio storico della comunità trentina”. Noi siamo impegnati come istituzioni, ha aggiunto, a spiegare quali storture può produrre una vicenda di questo tipo, una memoria non riconosciuta, che ha creato lacerazioni profonde. Percorrere a cent’anni da quell’evento, quelle strade e quei luoghi e immaginare il dolore e il disorientamento dei soldati trentini prigionieri ad Isernia, significa operare non solo sul tasto del ricordo e dei buoni sentimenti, ma riflettere sulla guerra e sull’odio prodotto dai nazionalismi facendo dei passi in avanti: “questo lo si può fare solo non rimuovendo la storia, facendo delle macerie della storia materiale su cui costruire nuove relazioni e valori”.

infine, per inquadrare le vicende storiche, ha parlato l’autrice del volume “Reduci trentini prigionieri ad Isernia (1918-1920)”. Il testo riconsegna alla memoria e alla consapevolezza collettive una vicenda quasi dimenticata che colpì in modo particolare le genti delle valli di Primiero e Lavarone. “Fu un fatto molto grave, un vero calvario” – ha spiegato l’autrice – “anche perché ormai si credeva che, dopo l’armistizio del novembre 1918, la guerra fosse finita”. I 498 soldati primierotti furono richiamati e spinti ad un viaggio forzato di oltre 72 ore fino ad Isernia dove furono internati per oltre due mesi in condizioni miserevoli, stipati in camerate, con cibo scarso e senza le minime condizioni igieniche. L’austrice ha citato due preziosi diari che ripercorrono il viaggio e descrivono quello che accadde in quei mesi, le umiliazioni, la fame e l’avvilente delusione nei confronti dell’Italia. Accanto a questi sentimenti c’e però anche la testimonianza della commovente e compassionevole generosità dei cittadini d’Isernia. Gli uomini furono trattati in totale inosservanza della convenzione dell’Aia e mai seppero per quale legge o per quale reato fossero stati condotti fin qui, prelevati dalle loro case a guerra finita. La memoria non fu mai elaborata, questo argomento funa lungo ignorato dalla storiografia italiana e trentina.

L’evento è stato accompagnato dalle note musicali della banda di Faedo.

Nella giornata di domani sarà deposta una corona al monumento caduti X settembre 1943 nella Chiesa di Santa Chiara. Dopo la celebrazione della Santa Messa officiata dal vescovo nella cattedrale un corteo raggiungerà la Chiesa di Santa Maria delle Monache, uno dei luoghi di prigionia, dove oltre alla deposizione di una corona sarà scoperta una targa in memori dei reduci.

 

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INTERVENTO DEL PRESIDENTE IL GIORNO 6 APRILE A ISERNIA.

La storia si deve guardare negli occhi. Ci vuole coraggio, talvolta, e soprattutto onestà intellettuale, per riconoscere quello che davvero è stato. Anche quando non corrisponde alla propria visione, anche se può non compiacere le proprie convinzioni sul mondo, sul passato e sul presente collettivo. Per la storia trentina la difficoltà di non trasformare la storia in un’opinione è se possibile ancora più accentuata. Sì, perché il Trentino è stato ed è ancora un confine tra due mondi, terra in cui sono convissuti sentimenti di appartenenza e di popolo diversi e compositi. Quanti nostri nonni tornarono dalla Russia alla fine della Grande Guerra, straniati dal non ritrovare più il grande Impero di cui avevano fatto parte e per cui tanti loro compagni erano caduti in terra di Galizia? Sappiamo che larga parte della popolazione delle nostre valli – in quel momento storico – non ferveva affatto di amore per la nuova patria, ma si sentiva semplicemente parte integrante di quello Stato multinazionale che era appunto l’Impero asburgico. C’era consapevolezza della propria cultura italiana, ma anche riconoscimento della cornice complessiva riassunta nella figura del Kaiser. Il mito del Cecco Beppe ancora oggi resiste per molti aspetti all’usura del tempo.

E’ d’altro canto innegabile il vigore che ebbe per un’altra parte di popolazione trentina – in particolare giovani e intellettuali – l’aspirazione ad un abbraccio con la madre della lingua da sempre parlata in Trentino, quindi con la giovane Italia, che si riconosceva allora attorno alla monarchia sabauda. Molti diedero la vita per questa tensione ideale.

E allora il nostro compito di trentini del Duemila è di rispettare fino in fondo la complessità della nostra storia. E di riconoscere dignità e rispetto a tutti coloro che hanno creduto e che hanno sofferto. Un percorso questo fortunatamente avviato da tempo, grazie a una nuova generazione di storici appassionati, valenti e senza paraocchi ideologici. Oggi siamo in grado di rendere onore anche a chi rimase vittima dei vicoli ciechi della storia, incolpevole capro espiatorio delle contraddizioni di una fase che fu di cambiamento epocale, con la transizione del Welschtirol dal mondo germanofono a quello italiano. Un salto brusco dal Tirolo alle Venezie, una rotazione dello sguardo di 180 gradi, da nord a sud.

Per fortuna questa transizione fu mitigata e governata saggiamente – alla fine della seconda guerra – attraverso il riconoscimento dell’ autonomia speciale, regionale e provinciale, un presidio a tutt’oggi fondamentale per le particolari prerogative delle nostre terre alte.

Onore allora a quelle centinaia di poveri soldati del Trentino orientale, che a guerra finita – dopo anni di patimenti, lontanissimo da casa – vennero radunati in Primiero e di qui avviati verso un’assurda prigionia fuori tempo massimo, in terra molisana. La gente umile di Isernia accolse i nostri concittadini – che non erano certo pericolosi sovversivi – senza alcuna ostilità, anzi con la disponibilità a dare aiuto e a una sorta di fratellanza in tempi di disgrazia per tutti. E’ un dettaglio importante, questo, che ci mostra come il senso di umanità sopravvive anche nelle ore più buie e drammatiche.

Oggi ho l’opportunità, a nome di tutta l’assemblea legislativa della nostra Provincia Autonoma, di salutare con amicizia e calore il sindaco e tutti i cittadini di Isernia, che ci fanno spazio per dare conto di questa nota stonata della storia. Isernia subì nel 1943 un durissimo bombardamento da parte degli Alleati, ma anche a Trento piovvero le bombe dal cielo nel ’43, poi nel ’44 e nel ’45, con centinaia di vittime innocenti e quartieri come la Portela praticamente distrutti. Le guerre sono state e continuano ad essere una clamorosa sconfitta della ragione. Cerimonie come queste di Isernia vogliano essere allora anche un inno alla concordia tra i popoli e alla pace.

Un grazie e un abbraccio rivolgo alla Federazione degli Schuetzen del Welschtirol, cui dobbiamo questo bellissimo viaggio della memoria. I Welschtiroler sono tuttora orgogliosamente attivi in Trentino. Si tratta di un’associazionismo molto particolare, la cui origine risale all’imperatore Massimiliano I – di cui nel 2019 ricorre il cinquecentenario della morte – e al Landlibell del 1511, con il quale pose appunto le basi per un originalissimo e capillare sistema di autodifesa territoriale, basato su milizie volontarie. Gli Schuetzen, da allora in poi, si sono sempre coerentemente distinti come scudo per il proprio territorio, mai come forza d’aggressione.

Infine un auspicio. Sarebbe giusto, importante ed estremamente apprezzato in Trentino un esplicito gesto di riconciliazione da parte dello Stato italiano, una parola che fosse di riconoscimento e rammarico per l’ingiustizia perpetrata nel 1918 ai danni degli ex soldati austroungarici del Primiero e del Vanoi. Una parola che potrebbe estendersi ad altri capitoli collegati di quella storia – come l’internamento all’Asinara di altri ex prigionieri di Russia – e che potrebbe rimarginare una volta per tutte la ferita rimasta aperta per cento anni tra la gente di queste nostre splendide valli.

Trento – Sorpreso a rubare in una abitazione – arrestato. Si è introdotto all’interno di un’ abitazione di via Disertori di Trento, rubando monili e una somma contante. S.H. 18 enne di origini venete ma abitante a Trento credeva di poter agire indisturbato, ma non ha fatto i conti con la proprietaria che in qual mentre faceva rientro in casa che dopo averlo notato ha chiamato il 112.

I carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Trento arrivati sul posto in poco tempo sono risusciti a bloccare l’uomo che intanto aveva tentato la fuga dopo aver minacciato la proprietaria. Tutta la refurtiva recuperata è stata restituita all’avente diritto, mentre l’autore della rapina impropria è stato arrestato. Lo stesso è stato deferito all’autorità giudiziaria trentina anche per ricettazione (perchè trovato in possesso di una bicicletta oggetto di furto) e per porto di oggetto atto ad offendere (un coltello da cucina con la lama da cm. 20).

Al termine delle formalità di rito S.H. è stato associato presso la Casa Circondariale di Trento.

Mentre si susseguono confusione, pressapochismo e mancanza di visione dell’attuale Giunta Provinciale nell’affrontare un tema dalle ricadute così ampie come quello dei trasporti, la Società Civile si organizza: per contrastare la volontà, propugnata con menzogne ed indifferenza ai desideri e bisogni delle popolazioni, di far prevalere i localistici interessi economici a discapito dell’ambiente e della salute pubblica, della sostenibilità futura: costi abnormi che le comunità locali saranno deputate a sostenere.

Caldeggiamo quindi la partecipazione agli eventi di seguito:

A31: PERCHÈ NO – Serata Informativa aperta al pubblico
Lunedì 15 aprile 2019, h. 20.30 a Borgo Valsugana (auditorium sede della Comunità Alta Valsugana e Bernstol, Piazza Ceschi 1)

VALDASTICO – A31: COSA SAPPIAMO? Effetti sull’Alto Garda e Ledro
Mercoledì 17 aprile 2019, h. 20.30 ad Arco (Sala Vigili del Fuoco in Loc. Buttafuoco, 12 – Parcheggio Caneve)

PETIZIONE: NO ALLA VALDASTICO!
Qui il testo della petizione, a disposizione per la firma in particolare degli abitanti di Rovereto e Marco in queste date/orari:

Rovereto
Sabato 6/4 – Via Stoppani/angolo Cso Rosmini / 9.00 – 19.00
Sabato 13/4 – Largo Vittime delle Foibe verso il portico / 9.00 – 19.00
Marco di Rovereto
Sabati 6 e 13/4, stradina laterale a destra della Chiesa di Marco / 9.00 – 19.00

 

 

Ci sarà anche il Codacons, in rappresentanza dei consumatori italiani, alla riunione indetta dal Governo per lunedì prossimo sul tema dei rimborsi ai risparmiatori traditi. L’associazione infatti – che rappresenta in Italia il maggior numero di investitori truffati – è stata convocata dal Premier Giuseppe Conte all’incontro che si terrà a Palazzo Chigi per definire gli indennizzi ai risparmiatori traditi dalle banche.

Il Codacons, attraverso una delegazione guidata dall’avv. Franco Conte, porterà al Governo una piattaforma di proposte per garantire gli interessi degli investitori coinvolti nei dissesti bancari e introdurre maggiore equità nei rimborsi.

“Chiederemo al Presidente Conte di disporre indennizzi automatici e integrali per tutti i risparmiatori con un reddito inferiore ai 35mila euro, prevedendo arbitrati per chi ha redditi superiori – spiega il presidente Carlo Rienzi – Dovranno essere inoltre incrementati gli arbitri che si pronunceranno sui singoli casi, allo scopo di velocizzare le pratiche e arrivare entro l’anno all’erogazione materiale dei rimborsi. Proporremo poi di eliminare il limite del 30% di rimborso per gli azionisti e del 95% per gli obbligazionisti, portando gli indennizzi a coprire interamente le perdite per chi ne ha diritto, reperendo le risorse utili attraverso i “conti dormienti”. Infine riteniamo assolutamente indispensabile prevedere la rivalutazione degli investimenti nelle somme da riconoscere ai risparmiatori traditi” – conclude Rienzi.

Si è conclusa con l’emissione di un’ Ordinanza di Custodia Cautelare degli arresti domiciliari da parte del GIP del Tribunale di Rovereto (TN) l’Operazione “Cash Machine” condotta dai Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile del NORM di Riva del Garda (TN) che ha visto l’arresto di una donna quasi ottant’anni responsabile di una circonvenzione di incapace ai danni di un uomo benestante, anziano anch’esso, ma con problemi psichiatrici, che si è visto “spillare” dai propri conti correnti bancari una somma stimata prossima ai 100.000,00 euro in poco più di un anno e mezzo.

Il sospetto, paventato da alcuni congiunti della vittima, di una forte “emorragia di denaro” dai conti dell’uomo è stato rappresentato ai Militari dell’Aliquota Radiomobile rivana che hanno immediatamente posto in essere una serie di accertamenti, servizi di osservazione e pedinamento che, nel giro di pochi giorni, hanno evidenziato come l’anziana donna circuisse il malcapitato inducendolo ad eseguire continui prelievi di denaro sia allo sportello che al bancomat della propria banca, consegnandole i quattrini immediatamente dopo.

La condotta criminosa dell’”arzilla vecchietta” è stata quindi oggetto di un’Informativa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rovereto (TN) che ha immediatamente iscritto la donna nel registro degli indagati e delegato i Militari dell’Arma ad eseguire una serie di accertamenti ancora più approfonditi che, uniti ad ulteriori servizi di pedinamento ed osservazione dei protagonisti della vicenda, hanno consentito di incastrare definitivamente la responsabile della circonvenzione ed indotto il P.M., titolare del fascicolo, a richiedere al GIP ed ottenere l’emissione di un’adeguata misura cautelare che consentisse di impedire alla donna di trascinare l’uomo letteralmente sul lastrico. Il modus operandi dell’indagata si è rivelato essere tanto semplice quanto efficace: la donna incontrava quotidianamente il malcapitato, dopo averlo contattato telefonicamente, avanzandogli continue richieste di denaro dopo averlo impietosito raccontandogli tristi vicissitudini (ovviamente non vere) e storie inverosimili che lo inducevano sistematicamente ad effettuare operazioni di prelievo ed a consegnarle il relativo contante.

I luoghi d’incontro tra i due si sono rivelati essere nelle immediatezze degli Istituti di credito ove l’uomo è correntista; zone in cui la donna sopraggiungeva con la propria autovettura facendolo salire a bordo. Da li a qualche minuto, dopo una breve conversazione, l’anziano uomo andava a prelevare il contante consegnandolo all’indagata una volta risalito sul veicolo. Le indagini degli inquirenti hanno appurato quasi quattrocento operazioni di prelievo eseguite in poco più di un anno e mezzo che hanno letteralmente svuotato i cospicui conti della parte offesa, il cui tenore di vita si è riscontrato essere assolutamente semplice e non dispendioso. Le informazioni fornite all’Arma e le meticolose indagini condotte dall’Aliquota Radiomobile del NORM sotto la direzione dalla Procura di Rovereto, hanno consentito di fermare l’astuta anziana ed evitare che l’uomo si trovasse col patrimonio completamente azzerato. I soldi sottratti non sono stati recuperati in quanto la donna era solita spenderli nel giro di poco tempo al gioco, con superenalotto e gratta e vinci.

 

Siamo estremamente soddisfatte dell’approvazione del disegno di legge “Codice Rosso”, un provvedimento che ha come obietto il rafforzare la tutela processuale delle vittime di reati di violenza. Non si tratta di un fenomeno di poco conto, se si considera che nel 2017 sono state uccise 123 donne di cui più dell’80% da persone conosciute. Attraverso questa legge, saranno puniti anche coloro che non uccideranno ma sfregeranno una donna disponendo la reclusione fino a 14 anni.

La Lega, approvando questo testo, ha dato un doppio slancio alla sicurezza: da una parte ha reso più veloci i tempi per prestare attenzione alle vittime, portando a tre giorni il limite massimo entro il quale ascoltare le persone offese; dall’altra ha contribuito a fare giurisprudenza, introducendo il reato del Revenge Porn. Attraverso il Codice Rosso, infatti, la diffusione di immagini inerenti la sfera sessuale di una persona e lesive della stessa sarà punibile con una multa da 5.000 a 15.000 euro oppure con la detenzione fino a 6 anni. Le pene saranno per di più inasprite qualora l’offendente sia il coniuge o una persona con la quale la vittima intratteneva una relazione stabile.

Ancora una volta, la Lega passa dalle parole ai fatti, come dimostrato anche dalla conferenza stampa dove la grande maggioranza degli intervenuti era donna. Altro che partito maschilista, come ci accusano di essere alcuni! Altro che attenzione alle donne da parte della sinistra, come millantano altri! La Lega non solo guarda alla sfera femminile con attenzione e dedizione, ma sa anche intraprendere dei cammini legali per dare risposte concrete alle istanze di tutte le donne.

È questo quanto dichiarato dalle Donne Lega e dai vertici della Lega Trentino durante la conferenza stampa avvenuta oggi pomeriggio a Trento.

Sopravvissute. Storia di Barbara. Nuovo appuntamento con Sopravvissute, la trasmissione condotta da Matilde D’Errico, in onda domenica 7 aprile alle 00.10 su Rai3. Fino al 2003 Barbara ha una vita felice. Sposata con un poliziotto, 29 anni, due figli, lavora come contabile in un’azienda edile di Palermo. Scopre di aspettare il terzo figlio e a questa notizia un suo collega, da tempo segretamente invaghito di lei, reagisce male. L’uomo infatti non accetta che la donna non possa essere sua, nonostante fra loro non ci sia mai stata una relazione.

Con il pretesto di un sopralluogo lavorativo, l’uomo porta Barbara in un luogo isolato e mentre lei chiama al cellulare il marito la colpisce alle spalle con quattro martellate in testa. Poi l’accoltella al ventre, causando la morte del feto. Infine la cosparge di giornali e liquido infiammabile appiccando il fuoco. Si allontana solo quando Barbara si finge morta. Pensando ai figli, la donna trova la forza di alzarsi, spegnere le fiamme e chiedere aiuto a due ragazzi che passano in macchina.

L’aggressore di Barbara, incensurato, è stato considerato dai giudici colpevole di lesioni gravissime ma non di tentato omicidio. Condannato con il rito abbreviato a quattro anni di carcere, da scontare ai domiciliari, in seguito all’indulto non ne ha scontato neanche uno. Oggi l’uomo è sposato e lavora in banca.
Barbara ha fatto i conti con le ustioni, le cicatrici, gli interventi chirurgici di ricostruzione. Ha perso il lavoro, ma soprattutto ha perso un figlio.

Nonostante quello che le è capitato però non si è arresa: quattro anni dopo la grave violenza subita partorisce una bambina. Inoltre nel 2016 Barbara fonda l’associazione onlus “Libera di vivere”, che cerca di sensibilizzare sulla violenza di genere, organizzando soprattutto incontri nelle scuole.

Donne in prima linea. Enogastronomia al femminile. Domenica 7 aprile alle ore 8,30 su Rai Radio1 Maria Teresa Lamberti condurrà ‘Donne in prima linea’. Parteciperanno alla puntata: Susanna Moccia, vicepresidente dei giovani imprenditori di Confindustria, erede di una dinastia di imprenditori; Federica Rossi, sommelier professionista e Consigliera regionale del Lazio dell’Associazione Italiana Sommelier.

Insieme racconteranno quanto sia mutato il ruolo delle donne nell’enogastronomia, perché sono sempre più numerose le imprenditrici e le operatrici del gusto che oggi assumono posizioni chiave nelle aziende agroalimentari di eccellenza. Per comunicare con la redazione, la mail è donneinprimalinea@rai.it

Kilimangiaro. Questa domenica viaggio nel borgo di Mondavio nelle Marche. Il viaggio come emozione e avventura, conoscenza e meraviglia. Sono gli ingredienti di questa stagione del Kilimangiaro, che torna domenica 7 aprile alle 15.30 su Rai3 per divulgare e divertire. Ospiti speciali di Camila Raznovich la scrittrice e giornalista Farian Sabahi, la biologa marina Mariasole Bianco e il campione di UltraCycling Omar Di Felice per scoprire le nuove frontiere del ciclismo. In collegamento da Istanbul lo skater Lorenzo Guslandi, campione mondiale di pattinaggio freestyle.

Questa domenica viaggio nel borgo di Mondavio nelle Marche con il geologo Mario Tozzi che esplorerà il territorio intorno al piccolo centro marchigiano e ricorderà il terremoto de L’Aquila a dieci anni dal sisma che colpì l’Abruzzo. Nuova puntata delle avventure della Cuoca Rosa in India mentre con il “cacciatore di paesaggi” Fabio Toncelli si andrà alla scoperta del parco regionale dei Castelli Romani. Con il linguista Giuseppe Antonelli si intraprenderà un “viaggio letterario” tra le parole de “I figli della mezzanotte” di Salman Rushdie. Spazio all’attualità con “Diario del mondo” e la giornalista Maria Gianniti. Alle apprezzate classifiche del Kilimangiaro quest’anno il pubblico può dare il suo contributo on line. Durante la puntata, la documentarista Gloria Aura Bortolini dal “desk dei viaggiatori” proporrà alcuni viaggi da fare da soli e i telespettatori potranno votare quello che preferiscono direttamente sulla pagina Instagram del programma @kilimangiarorai indicando l’hashtag #iconsiglidigloriaaura. Avventura, paradisi, natura, storie, “city life” e cartoline sono al centro dei documentari realizzati dai film-maker del Kilimangiaro. Tra le mete di domenica 7 aprile: la Louisiana, le spiagge di Puerto Escondido, la Savoia in Francia, l’isola caraibica di Curaçao, i grattacieli di Taipei, l’Indonesia e la Baja California.

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