All’inaugurazione del Festival della Famiglia anche il presidente della Provincia al termine di una tavola rotonda. Fugatti: “Nel Piano strategico provinciale misure importanti per la natalità. In futuro possibili interventi anche sui concorsi”.

“Il Trentino è un modello a cui lo Stato guarda con attenzione. Siamo dopo l’Alto Adige uno dei territori con il tasso di natalità più alto in Italia e abbiamo messo in campo negli anni misure importanti in favore della famiglia. Ospitare un festival come questo quindi per noi è cosa quasi naturale. Abbiamo anticipato l’assegno di natalità governativo con l’assestamento di bilancio, adottando una misura che comporta l’erogazione di 100 euro per il primo figlio, che sale a 120 e a 200 per il terzo, con un impegno di spesa pari a circa 12 milioni di euro, a cui ne aggiungiamo più di due per il bonus nidi. Ora, a seconda di come il governo interverrà nel prossimo futuro, le nostre misure andranno ricalibrate, in un’ottica naturalmente complementare. In ogni caso lo sforzo fatto dalle strutture provinciali e dall’Agenzia della famiglia è stato molto importante. Gli aiuti economici, però, per quanto importanti, non sono esaustive. Ad essi vanno affiancate adeguate politiche per la conciliazione famiglia-lavoro. In alcuni paesi del Nord europa dove le donne lavorano di più si fanno anche più figli.

Perciò ad esempio abbiamo aumentato le detrazioni Icef per le donne che lavorano. Il tema dei nidi aziendali, sul quale abbiamo coinvolto fra gli altri anche l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, è altrettanto significativo. Tutto ciò è confluito nel Piano strategico che abbiamo appena adottato, che si occupa anche di un altro tema, l’emancipazione dei figli dai nuclei familiari di appartenenza. Incentiviamo ad esempio i giovani a prendere casa autonomamente. Non solo: abbiamo pensato ad un indicatore di sviluppo territoriale che calibra i nostri aiuti in ragione dell’effettiva situazione del Comune di residenza. Lo abbiamo fatto per aiutare soprattutto le zone di montagna e più lontane dai centri urbani.

Per chi vive nelle realtà più a rischio spopolamento l’aiuto potrà essere maggiore, a parità di altre condizioni. L’indicatore sarà utilizzati per tutti i tipi di sussidi, compresi quelli all’industria e all’artigianato, e anche a fini Irap”. Queste alcune considerazioni espresse dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti in chiusura della cerimonia di apertura del Festival della Famiglia, al teatro Sociale di Trento. “Il Piano strategico mette dunque a disposizione risorse economiche in misura importante alle famiglie del Trentino. Accanto a questo, abbiamo pensato a tutta una serie di politiche che legano il mondo del lavoro alla donna che lavora – ha proseguito – e altre potremo svilupparne in futuro. Stiamo pensando ad esempio ad un punteggio aggiuntivo nei concorsi pubblici per le donne che hanno anche dei figli”.

In apertura della seconda parte del pomeriggio con cui ha preso il via il Festival della Famiglia 2019, dopo l’intervento del ministro Elena Bonetti, il professor Alessandro Rosina, docente alla cattolica di Milano, ha presentato un quadro esemplificativo e impressionante del crollo demografico conosciuto dall’Italia dalla seconda metà degli anni 70 in poi. In poco tempo l’Italia è diventato il paese con il più basso tasso di fecondità al mondo, attualmente 440.000 nascite (nel 2018). C’è stato, in effetti, un timido tentativo di ripresa, nei primi anni 2000, trainato dalle regioni del Nord, ma poi la crisi ha portato nuovamente la curva demografica a “picchiare” verso il basso. Tutte le previsioni dicono che l’Italia è destinata a non crescere neanche in futuro.

A livello mondiale la popolazione si sta stabilizzando. A crescere molto è soprattutto l’Africa. Fra i paesi più sviluppati, si possono distinguere tre tendenze: ci sono paesi che sono scesi poco sotto la soglia di due figli per donna, ma con squilibri complessivamente ridotti (Francia); paesi che come l’Italia sono scesi molto sotto questa soglia ma sono poi risaliti (Germania); infine, nel terzo gruppo, l’Italia, con un tasso inferiore a 1,5 figli, che non è più risalita. L’Italia è anche uno dei paesi in cui la nascita del primo figlio e maggiormente ritardata (31,5 anni, età alla quale in Francia solitamente si pianifica il secondo figlio). La percentuale di donne senza figli è pari al 22%. Complessivamente quindi il nostro paese è quello che contribuisce di più al crollo demografico in Europa.

Attualmente solo l’Alto Adige in Italia si spinge oltre 1,6% figli per donna. Ci sono differenziazioni interessanti anche fra territori vicini; se Milano continua a “decrescere”, Bergamo invece è in controtendenza, con una crescita progressiva della curva demografica. Ma in generale, cosa manca soprattutto al nostro paese? Misure che favoriscano l’autonomia dei figli (lavoro stabile, accesso alla casa e così via); servizi per l’infanzia; sostegno economico alle coppie con figli. Ma oltre alle carenze relative alle politiche della natalità, pesa in Italia anche un clima culturale orientato al pessimismo o comunque al ridimensionamento delle aspettative che le persone nutrono riguardo al futuro e ai figli desiderati (clima culturale più “pesante” nelle classi medio-basse).

Chiara Ludovica Comolli, dell’Università di Losanna, ha contribuito a contestualizzare ulteriormente il caso italiano nel quadro europeo. Negli anni 90 si era delineato uno scenario duale, con i paesi del Nord dell’Europa più prolifici e quelli del Centro-Sud (Austria, Germania, paesi dell’Est, Spagna e Italia) con una flessione della fecondità più importante. Dopo la crisi internazionale la situazione si è diversificata: alcuni paesi del Nord hanno iniziato a declinare, mentre altri appartenenti al gruppo dei “meno fecondi” ha reagito e in qualche caso è riuscito a riprendersi, almeno in parte.

La spiegazione generale della denatalità è legata al peggioramento delle condizioni economiche. Ma ci sono anche delle cause meno “tangibili”, legate alle aspettative, negative, sul futuro lavorativo, sugli esiti delle politiche sviluppate nei vari paesi per favorire la natalità, persino sull’andamento dello spread. La crisi ha generato quindi effetti di lungo periodo che prescindono dal fatto che in qualche caso la ripresa post-crisi in effetti si sia verificata. Non solo: la crisi della natalità investe oggi anche i paesi nordici, che pure sono stati toccati meno dalla crisi del 2008. Esistono infine casi virtuosi, come quello della Germania. Un cambio di indirizzo nelle politiche familiari può fare la differenza.

Il pomeriggio è proseguito con una tavola rotonda, moderata dal giornalista Alberto Faustini, a cui hanno partecipato Regina Maroncelli, presidente dell’Associazione europea della Famiglie numerose, Manuela d’Alessandro, responsabile Unicef per i programma Comunità, Ospedali e Scuole “Amici dei Bambini”, e Silvia Piani, assessore alle politiche per la famiglia e pari opportunità della Regione Lombardia. Fra i vari temi emersi, la difficoltà di parlare a volte di politiche in favore della famiglia, specie con riferimento alle misure – efficaci – adottate da paesi come l’Ungheria, in odore di sovranismo. Il tema insomma si presta ad una eccessiva caratterizzazione ideologica. Eppure le politiche per il sostegno alle famiglie sono importanti, ed è importante che, come in Trentino, sia un intero territorio a qualificarsi come “family-friendly”. L’Ungheria investe il 4,5 del pil per la famiglia, la Polonia segue dappresso. Soldi che peraltro tornano in circolo, e fanno crescere l’economia. L’Italia è su un 1% scarso. In quanto al Trentino, rappresenta un modello che funziona e dal quale anche regioni come la Lombardia, molto diverse per dimensioni, possono trarre ispirazioni, pur con opportuni adattamenti. Oltre al sostegno alle famiglie, i sistemi territoriali devono accogliere la sfida della conciliazione vita-lavoro e del rientro al lavoro delle donne dopo la maternità (cosa che implica anche politiche efficaci sul versante dei nidi d’infanzia).

Le conclusioni quindi del presidente della Provincia, Maurizio Fugatti.

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, nel servizio in onda a Le Iene martedì sera dalle 21.15, mostrano una serie di documenti inediti e clamorosi, secondo i quali Giuseppe Conte, nella vicenda del concorso all’università e del suo rapporto professionale col maestro e mentore Guido Alpa, non avrebbe detto tutta la verità.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha mentito agli italiani sul concorso con il quale nel 2002 è diventato professore ordinario di diritto privato all’Università di Caserta “Luigi Vanvitelli” (qui sopra potete vedere l’ultimo servizio andato in onda)?

Il professor Guido Alpa, già mentore e amico di Giuseppe Conte, era incompatibile nel ruolo di commissario d’esame di Giuseppe Conte?

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, nel servizio in onda martedì a Le Iene su Italia1, tornano sulla vicenda del concorso universitario sostenuto da Giuseppe Conte a Caserta, nel quale uno dei commissari era proprio il professore Guido Alpa.

Lo fanno mostrandovi in esclusiva una serie di documenti clamorosi che smentiscono tutte le versioni date sinora dal premier su questa storia.

Nelle precedenti puntate della loro inchiesta, Antonino Monteleone e Marco Occhipinti si erano chiesti se si fosse trattato di un concorso universitario regolare, dato che un’eventuale comunanza di interessi economici tra commissario d’esame e candidato avrebbe fatto scattare l’incompatibilità di Alpa come esaminatore di Conte. Il premier ha mentito, quando ha parlato dei suoi rapporti di lavoro con Alpa? Se i documenti di cui Le Iene sono entrati in possesso fossero autentici, si può sostenere che la sua nomina a professore ordinario di diritto privato sarebbe avvenuta irregolarmente?

Dei rapporti con Alpa aveva già parlato lo stesso Conte nel suo curriculum vitae: “Dal 2002 ha aperto con il prof. avv. Guido Alpa un nuovo studio legale dedicandosi al diritto civile, diritto societario e fallimentare”.

Per stessa ammissione di Conte si sarebbe trattato di uno studio a Roma, a via Cairoli, dislocato su due piani, in cui il giovane Conte occupava il piano superiore, ma aveva in realtà un unico numero di telefono e una stessa segretaria, pagata da entrambi.

Giuseppe Conte, in una lettera al quotidiano La Repubblica dell’8 ottobre 2018, si era giustificato spiegando che all’epoca Conte e Alpa erano “coinquilini”, trattandosi di una semplice condivisione della segreteria e del numero telefonico, ma con distinte attività professionali e in spazi diversi, Alpa al primo piano e Conte al secondo, per cui ognuno avrebbe pagato il suo affitto separatamente. Nulla di più.

Vi abbiamo poi raccontato della causa del 2002, nella quale Guido Alpa e Giuseppe Conte hanno entrambi difeso l’Autorità garante della privacy. Una causa per la quale, aveva tenuto a precisare Giuseppe Conte, per stroncare i dubbi su una eventuale comunanza di interessi economici tra i due, ognuno aveva fatturato per conto suo.

Le Iene hanno fatto ben due diverse richieste di accesso agli atti per verificare che quanto dichiarato dal premier fosse vero, ma l’Autorità per la Privacy le ha sempre respinte. E avevano anche chiesto a Conte di mostrare, all’insegna della massima trasparenza, almeno la sua fattura relativa a quell’incarico presso il Garante della Privacy, relativamente al primo grado.

Il premier però non ci ha mai mostrato la sua fattura o qualsiasi altra cosa dimostrasse che quanto da lui dichiarato fosse vero, ma oggi siamo in grado di anticiparvi un documento esclusivo, che potete leggere qui.

È il 29 gennaio del 2002 quando l’Autorità garante per la protezione dei dati personali invia una lettera di incarico per fare assumere la propria difesa nell’ambito di quella causa, una controversia tra Rai, Garante e Agenzia delle entrate, aperta al Tribunale civile di Roma.

La lettera ha un unico numero di protocollo, è inviata a un unico studio legale, presso un unico indirizzo e indovinate a chi è indirizzata? “Al Prof. Guido Alpa e al Prof Avv. Giuseppe Conte, Via Sardegna, 38, Roma”.

La lettera di incarico recita così: “Con riferimento alla controversia in oggetto, e a seguito dell’indisponibilità manifestata dall’Avvocatura dello Stato che ha assunto la cura degli interessi della controparte, il garante prega le SS.VV., ai sensi dell’art. 17 del reg. n. 1/2000 del garante e dell’art. 43 del r.d. del 30 ottobre 1993, n.1611, di assumere la difesa di questa Autorità come da procura che verrà sottoscritta dal Presidente”.

A questo punto ci chiediamo: perché mandare un’unica lettera ai due professionisti se, come ha sostenuto Giuseppe Conte, si trattava di due incarichi distinti e non c’era un’associazione né di diritto nè di fatto e soprattutto se quell’incarico fu pagato con due fatture separate? E perché Conte non ci ha mai mostrato, come più volte da noi richiesto, la fattura intestata a lui?

Questa lettera di incarico, lo ricordiamo ancora una volta, è arrivata a gennaio 2002, cioè sei mesi prima che si concludesse il concorso universitario di Caserta.

Stando a questa lettera, inoltre, emerge un’altra cosa che non torna rispetto alle versioni precedenti e non è di poco conto: Giuseppe Conte nel 2002 non avrebbe aperto un nuovo studio con Guido Alpa come indicato sul suo curriculum, e non sarebbe neanche stato in affitto al piano superiore dello stesso stabile a via Cairoli, dove Alpa aveva al piano di sotto un suo studio separato, come sostenuto in una lettera al direttore di Repubblica l’8 ottobre 2018.

Al contrario come si evince dal documento mostrato in esclusiva dalle Iene, l’avvocato Conte era domiciliato presso lo studio Alpa in via Sardegna, dove lo stesso Guido Alpa in un’intervista mai smentita racconta che il giovane Conte fosse suo ospite.

Antonino Monteleone è andato allora a chiedere spiegazioni al Premier Giuseppe Conte, con in mano la lettera di incarico del Garante della Privacy e con altri documenti esclusivi che smentiscono quanto dichiarato sulla vicenda finora dal presidente Giuseppe Conte.

Le fatture riguardo all’assistenza legale fornita al Garante per quella causa di primo grado erano davvero due, distinte e separate,come sempre sostenuto dal Presidente? Questa cosa avrebbe escluso un comune interesse economico tra esaminato ed esaminando. Oppure era una sola, cosa che costituirebbe grave motivo di imbarazzo per il professore Giuseppe Conte?

L’avvocato più famoso d’Italia ha confermato quanto dichiarato ormai un anno fa, oppure ha cambiato versione ancora una volta?

Scoprite cosa ha risposto il premier alla Iena nel servizio in onda martedì sera su Italia1, dalle 21.15

 

 

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Carcere di Trento, potenziata l’assistenza sanitaria. Oggi il punto al Commissariato del Governo. Si lavora al potenziamento dei servizi sanitari per il carcere di Spini di Gardolo. Se ne è parlato questa mattina al Commissariato del Governo alla presenza dei soggetti competenti in materia, dal Ministero della Giustizia, con le sue articolazioni come l’amministrazione carceraria, alla Magistratura, dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari, alla Provincia, comprendendo anche le forze di polizia.

“Dopo l’evento del 22 dicembre dell’anno scorso – ha spiegato al termine dell’incontro il Commissario del Governo di Trento Sandro Lombardi – e dopo il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di metà gennaio ci eravamo ripromessi di trovarci, con tutte le componenti che affrontano le tematiche carcerarie, per vedere quali miglioramenti erano stati fatti durante l’anno. Abbiamo atteso che entrasse in vigore il piano sanitario complessivo approvato dalla Provincia. Ringrazio il presidente Fugatti e l’Azienda sanitaria perché hanno fatto uno sforzo notevole per migliorare la situazione sanitaria del carcere”.

Dal prossimo primo gennaio, ha spiegato il direttore sanitario di Apss Claudio Dario, ci sarà in carcere la copertura 24 ore su 24 dell’assistenza sanitaria, con la costante presenza di un medico. Inoltre è già stata allargata l’assistenza infermieristica e c’è un importante presidio psicologico e psichiatrico ai fini della riabilitazione dei pazienti più critici; già oggi nel carcere di Spini c’è la presenza di medici per 7 giorni su 7, per 13 ore da lunedì a venerdì e per 12 il sabato e i festivi, e di infermieri dalle 7 alle 22 di ogni giorno. Da gennaio 2020 il quadro sarà completato. Entro la fine dell’anno sarà inoltre sottoscritto il piano locale per la prevenzione dei suicidi e delle autolesioni, a cui si sta lavorando.

“E’ stata fatta un’analisi da parte dell’Azienda sanitaria – ha aggiunto il presidente Fugatti – per capire se la struttura di Trento fosse dal punto di vista sanitario in linea con le altre strutture. E’ quindi stata predisposta un’organizzazione medica che oggi la mette in linea con le altre strutture come Verona e Brescia. Nel carcere di Spini un altro problema è quello del personale e su questo sono in corso i contatti con il ministro competente perché crediamo che servano i numeri per poter garantire il controllo. Sarebbe opportuno, lo hanno detto al tavolo i rappresentanti del Ministero, fare concorsi per il personale su base regionale, per evitare i trasferimenti. In fasi alterne il numero dei detenuti è superiore a quanto stabilito all’apertura del carcere”.

Vile aggressione per far fuggire un pusher. In 20 massacrano 5 poliziotti. Paoloni (Sap): «Vanno individuati e puniti severamente».

«Solidarietà ai cinque colleghi delle volanti di Catania che, la scorsa notte, nel quartiere San Cristoforo, sono stati vittime di un vile gioco al massacro da parte di 20 persone che hanno bloccato e malmenato i colleghi, per facilitare la fuga di un pusher diciottenne».

Lo dichiara Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap).

«Il giovane pusher è stato arrestato, mentre chi ha dato il via all’aggressione si è allontanato a bordo di un’auto. I colleghi – prosegue Paoloni – hanno avuto prognosi che vanno dai 2 ai 21 giorni, con varie contusioni agli arti, alla testa e alla spalla. A loro va la nostra solidarietà e vicinanza. Ci auguriamo che queste persone che volevano impedire ai miei colleghi di compiere il loro dovere siano individuate quanto prima e punite in maniera esemplare. Se questi fatti accadono e perché i delinquenti hanno la percezione che non ne dovranno rispondere. Nell’immobilizzare un collega per poi prenderlo a calci e pugni, c’è dell’indole criminale. E i criminali – conclude – si sa dove devono stare».

Questa sera Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35) lancia la campagna nazionale “No mozziconi a terra” contro il diffuso malcostume di gettare per strada uno dei rifiuti più inquinanti al mondo. La normativa che lo vieta è già in vigore dal 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 221, art. 40) e prevede una multa dai 60 ai 300 euro per i trasgressori, ma quasi nessun comune la fa rispettare. Proprio per questo tutti gli inviati del Tg satirico di Antonio Ricci chiederanno ai sindaci d’Italia di firmare un accordo che li impegni ufficialmente ad applicare la normativa e a comunicarne i risultati ai cittadini.

Il primo sindaco ad aderire è quello di Varese, Davide Galimberti, che davanti all’inviato Max Laudadio dichiara: «Firmo volentieri: è uno stimolo per sensibilizzare la civiltà dei cittadini».

Questa sera a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35), Chiara Squaglia smaschera una donna che pratica interventi di chirurgia estetica nella sua abitazione, in pigiama, e senza essere in possesso di alcun titolo medico.

Quando l’inviata si presenta alla porta della donna per chiedere spiegazioni, quest’ultima la caccia in malo modo spingendola fuori dall’abitazione mentre il marito si affretta ad uscire di casa con un sacchetto contenente aghi e medicinali per interventi di chirurgia estetica. Il tutto documentato dalle forze dell’ordine che hanno verificato il contenuto della busta e scortato in caserma i due coniugi.

Terminato il servizio, Chiara Squaglia scopre che le ruote della sua macchina e di quella dell’attrice presente nel servizio erano state tagliate con un coltello. Coincidenze?

La conferenza di presentazione del progetto KIDS GO GREEN si terrà giovedì 5 dicembre 2019, alle ore 11:00 presso la Sala Edo Benedetti della sede ITAS, Piazza delle Donne Lavoratrici 2 a Trento.

Sarà l’occasione per conoscere “KIDS GO GREEN”, un progetto didattico innovativo, ideato dalla Fondazione Bruno Kessler, che coinvolge la comunità scolastica trentina per riscoprire la mobilità casa – scuola in modo sostenibile. L’iniziativa nell’ultimo anno scolastico nella città di Trento ha raggiunto 20.000 km percorsi dai 1.000 bambini che hanno partecipato al progetto e l’obiettivo per i prossimi tre anni sarà quello di coinvolgere tra il 50% e il 70% delle oltre 200 scuole primarie provinciali.

Saranno presenti il Presidente ITAS, Fabrizio Lorenz, il Vicepresidente di ITAS, Giuseppe Consoli, il Presidente di Cassa Centrale Banca, Giorgio Fracalossi, e il Direttore Centro ICT Fondazione Bruno Kessler, Paolo Traverso.

È stato presentato presso la sede di Trentino Marketing, a Trento, il goloso programma di Eurochocolate Christmas, seconda attesa edizione dell’imperdibile quattro giorni dedicata al felice connubio tra neve e cioccolato. Dopo il successo della prima edizione, quest’anno la dolcezza si moltiplica grazie alla coinvolgente Anteprima, in programma nel weekend del 7 e 8 Dicembre, durante la quale i rifugi della Paganella Ski Area proporranno golose attività di intrattenimento a tema cioccolato.

Eurochocolate Christmas è organizzato da Gioform – titolare del marchio e del format Eurochocolate – e promosso dall’Azienda per il Turismo Dolomiti Paganella, Trentino Marketing, dall’Assessorato al Turismo della Provincia Autonoma di Trento e dai Consorzi Turistici dell’Altopiano della Paganella, che raggruppa i Comuni di Andalo, Fai della Paganella, Molveno, Cavedago e Spormaggiore.

A presentare l’evento Roberto Failoni, Assessore all’Artigianato, Commercio, Promozione, Sport e Turismo della Provincia autonoma di Trento, Michele Viola, Presidente dell’APT Dolomiti Paganella ed Eugenio Guarducci, Presidente di Eurochocolate.

“L’Altopiano della Paganella, ha detto l’assessore Roberto Failoni, è riuscito a far apprezzare in un modo particolarmente originale la bellezza delle nostre montagne e il panorama unico che si ammira dalla Paganella prendendo il turista per gola. Quest’anno le condizioni ambientali sono tali da poter assicurare un’attenzione e un interesse ancora maggiori, non solo nei molti ospiti, ma anche di molti trentini”.

“Eurochocolate Christmas – dichiara Michele Viola, Presidente di APT Dolomiti Paganella – rappresenta una grande sfida per il nostro territorio, da diversi punti di vista. Già dallo scorso anno abbiamo voluto investire nell’evento insieme a Trentino Marketing ed Assessorato al Turismo per potenziare l’inizio della Stagione Invernale nel nostro comprensorio e garantire a tutto il sistema Trentino un fattore di attrattività aggiuntivo. Grazie a questo grande evento che coinvolge, in maniera diffusa, tutto il territorio dell’Altopiano con al centro la sua SkiArea, siamo certi di proporre uno stimolo di vacanza innovativo, giocato sul forte connubio tra cioccolata e atmosfera invernale, e al tempo stesso garantire una leva competitiva in più agli operatori turistici ed economici del territorio”.

“Il comprensorio sciistico della Paganella – afferma Eugenio Guarducci, Presidente di Eurochocolate – è la location ideale per esprimere al meglio la nostra progettualità tesa a rafforzare il perfetto connubio tra cioccolato e montagna. Già in Ottobre, a Perugia, abbiamo constatato il forte interesse del nostro pubblico per questa nuova edizione di Eurochocolate Christmas e ci auguriamo quindi di poter raccogliere i frutti di ciò che di buono è stato seminato in questo anno di ulteriori approfondimenti”.

“Abbiamo da subito creduto nella validità di questa manifestazione propostaci dall’Apt Dolomiti Paganella, afferma Maurizio Rossini CEO di Trentino Marketing, non solo per l’originalità del progetto e la notorietà del brand Eurochocolate, ma anche per la sua forte interazione con molte realtà del territorio che la ospita. Il successo che la prima edizione invernale ha registrato ci ha convinto a riconfermare il nostro sostegno ad una iniziativa che aggiunge valore all’offerta della skiarea della Paganella proprio nella fase di avvio della stagione, periodo sempre sensibile sul fronte delle prenotazioni”.

Accompagnato dalla simpatica immagine grafica che vede in primo piano la popolarissima boule di vetro dalla quale, per l’occasione, scende neve mista a cioccolato, Eurochocolate Christmas torna con un ricco programma di iniziative diffuse che animeranno le principali piazze, strutture ricettive e di intrattenimento del Comprensorio, fino alle location più caratteristiche come rifugi, ristoranti e biblioteche, ciascuna delle quali ospiterà appuntamenti a tema cioccolato.
Il programma su www.eurochocolate.com

Presso l’Automobile Club Trento e tutte le Delegazioni ACI si continua a pagare la tassa automobilistica “bollo auto”.

In questi giorni sono apparse molte notizie che il bollo auto si paga tramite PAGOPA. Si conferma che la rete ACI effettua questa modalità di pagamento già dallo scorso anno.

Pertanto gli automobilisti potranno rivolgersi come di consueto all’Automobile Club Trento e alle sue delegazioni sul territorio per pagare il bollo auto.

Coinvolte in tre anni più di 80 mila persone tra mostre, caffè scientifici, conferenze e corsi d’aggiornamento. Con un grande obiettivo: promuovere l’approccio dell’anticipazione per migliorare la gestione del rischio alluvionale in Trentino. Venerdì 6 dicembre al MUSE l’evento conclusivo, dal titolo “Il Paese più a rischio del mondo”, con il divulgatore scientifico Mario Tozzi.

Il progetto europeo LIFE FRANCA, dal 2016 impegnato nel costruire una cultura della prevenzione del rischio alluvionale in Trentino, è giunto alla sua conclusione. La novità principale è stata quella di promuovere l’approccio dell’anticipazione per migliorare la gestione del rischio alluvionale sul territorio provinciale.
Tre anni in cui il progetto ha sviluppato azioni concrete per migliorare la comunicazione del rischio alluvionale nelle Alpi, combinando attività innovative di educazione, divulgazione e formazione con il coinvolgimento attivo di cittadini e amministratori in una gestione responsabile del territorio.

Il 6 dicembre, alle 20.30 al MUSE, l’evento conclusivo, aperto a tutti: ospite della serata Mario Tozzi, primo ricercatore CNR e divulgatore scientifico, chiamato a discutere e riflettere su come affrontare i rischi naturali in Italia, “Il paese più a rischio del mondo”, e migliorare la sicurezza del territorio e dei cittadini. Per iscriversi alla conferenza finale: https://www.eventbrite.it.

Il progetto

Gli eventi alluvionali recenti che hanno colpito il nostro Paese ci ricordano che non è possibile eliminare il rischio ma si può conoscere, anticipare e gestire, e che ognuno di noi è chiamato a svolgere un ruolo importante: la prevenzione è una responsabilità sociale. Questa la mission di LIFE FRANCA, progetto pilota che ha individuato strumenti e metodologie per sviluppare una cultura del rischio alluvionale e promuovere l’anticipazione come approccio alla sua gestione. I risultati ottenuti possono essere applicati ad altri territori e ad altri rischi naturali, a partire da quelli connessi con i cambiamenti climatici.

I partner

Coordinatore del progetto, il prof. Roberto Poli, cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e direttore del master in previsione sociale dell’Università di Trento.
Tra i partner di progetto, l’Università di Trento (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale e Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica) e l’Università degli Studi di Padova (Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali).
Altri enti pubblici coinvolti: il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, il Servizio Bacini Montani della Provincia Autonoma di Trento e il Distretto Idrografico delle Alpi Orientali. Unica azienda tra i partner di progetto è Trilogis, società con sede a Rovereto (TN) specializzata in geografia informatica.
Ciascuno dei partner ha seguito azioni diverse, mettendo a punto una serie di buone pratiche nella gestione e comunicazione del rischio alluvionale.

Le azioni

L’attenzione è stata posta sullo sviluppo di una consapevolezza a lungo termine, attraverso l’innovativo approccio dell’anticipazione, moderna frontiera nella ricerca e applicazione degli Studi di Futuro, un settore multidisciplinare sempre più diffuso in ambito strategico aziendale e pubblico. Attraverso la costruzione di scenari strategici, il progetto ha aiutato i decisori a vedere assieme i cambiamenti naturali (ad es. precipitazioni più intense) e i cambiamenti sociali (ad es. invecchiamento della popolazione), preparandosi “in anticipo” a gestire entrambi i cambiamenti.

Nelle tre aree studio del progetto (la città di Trento, il comune di Borgo Valsugana e la Val Rendena, in particolare i comuni di Bocenago e Strembo) sono stati organizzati 42 focus group di “esercizi di futuro” con i cittadini, per raccogliere indicazioni su quali azioni intraprendere per prepararsi al meglio come comunità locale alle prossime alluvioni.

Tra i risultati principali del progetto la costruzione del geo-portale La difesa dalle alluvioni in Trentino (portal.lifefranca.eu), gestito dal Servizio Bacini Montani della PAT. All’interno del portale è possibile reperire informazioni aggiornate sulla situazione idrogeologica del Trentino e contribuire al monitoraggio del territorio attraverso una piattaforma webgis.

Sono state elaborate le Linee guida per la comunicazione del rischio alluvionale in cui viene indicato come pianificare le attività di comunicazione tra istituzioni e cittadini e favorire la partecipazione della popolazione nei processi decisionali.

Sono stati organizzati 6 momenti di formazione tra corsi di aggiornamento e visite sul territorio rivolti a docenti, professionisti, amministratori e giornalisti, per diffondere una maggior conoscenza dei pericoli idrogeologici del territorio alpino e migliorare le competenze nell’affrontare, interpretare e comunicare il rischio alluvionale alle comunità.

In questi anni oltre 8000 studenti sono stati coinvolti in laboratori e attività didattiche sul tema della prevenzione e gestione dei rischi naturali.

Più di 80.000 persone hanno preso parte alle attività divulgative organizzate al MUSE in collaborazione con i partner di progetto e con i tecnici dei servizi provinciali: conferenze, caffè scientifici, mostre, seminari e science show.

Sono state realizzate numerose attività di networking con Regioni, Istituzioni, associazioni e altri progetti europei che a vario titolo si occupano di gestione e comunicazione dei rischi naturali.
A ottobre si è tenuto infatti il convegno internazionale Anticipation and communication of natural risks che ha visto la partecipazione di ricercatori ed esperti di sistemi socio-economici, cambiamenti climatici, resilienza, sostenibilità e gestione integrata della risorsa acqua.

Gli interventi

“Progetti come LIFE FRANCA sono utili anche alla politica per programmare e pianificare il futuro del territorio. Il rischio zero, specie in un territorio di montagna come il nostro, non esiste ed è sotto gli occhi di tutti l’aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni naturali. Da qui, l’importanza di coinvolgere l’intera comunità, rendendola partecipe delle strategie di prevenzione del rischio”, ha sottolineato Giulia Zanotelli, assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca della Provincia autonoma di Trento.

“Il progetto per conoscere e anticipare il rischio alluvionale ha a che fare con l’educazione ambientale di qualità, i cambiamenti climatici, la rigenerazione urbana, le partnership e altri obiettivi sostenibili dell’Agenda ONU 2030: temi molto ampi, che come MUSE stiamo portando all’interno della nostre comunità. Abbiamo bisogno – ha affermato il direttore del MUSE Michele Lanzinger – di sostenere in maniera concreta il concetto della lungimiranza. LIFE FRANCA lo ha fatto, mantenendo costante l’attenzione della popolazione sulla fragilità del nostro ambiente e veicolando l’importanza di previsioni strutturali e di una memoria di lunga durata”.

“LIFE FRANCA ha avuto un grande successo tanto che molte altre regioni italiane hanno intenzione di replicare il progetto sperimentato in Trentino. Siamo stati tra i primi in Europa – ha detto Roberto Poli, coordinatore progetto LIFE FRANCA e direttore del master in Previsione Sociale dell’Università di Trento – a realizzare un percorso sul rischio alluvionale basato su esercizi di futuro. Siamo partiti da alcune domande: come cambieranno i fenomeni naturali nei prossimi 20 anni? E come cambierà nel frattempo la comunità di riferimento? Con un obiettivo centrale: provare ad anticipare l’arrivo di una situazione problematica, uscendo da una logica reattiva attraverso l’innesco di un processo di formazione e la costruzione di una strategia diffusa a livello popolare”.

Ruggero Valentinotti, infine, ha illustrato le potenzialità del nuovo portale online, da ieri a disposizione dell’intera cittadinanza (bacinimontani.provincia.tn.it): una miniera di banche dati – con gli eventi alluvionali dal 1500 ad oggi -, mappe webgis, cenni storici e aggiornamenti sull’attività del Servizio Bacini Montani della Pat. Con la possibilità di contribuire attivamente al presidio del territorio, informando gli enti preposti su eventuali danni alle opere di difesa o attraverso la testimonianza di eventi di piena.

“Riuscire a dialogare bene con i cittadini è fondamentale. Il clima, così come la nostra società, sta cambiando. Ci siamo accorti – ha sottolineato Valentinotti – che la cittadinanza, nella sua quotidianità, non è più così connessa alla componente naturale del territorio; e ciò la induce ad avere delle aspettative di sicurezza più elevate rispetto ai fenomeni naturali. Da qui, la necessità di ristabilire un dialogo con la popolazione. Lavorare assieme sulla conoscenza e la pianificazione ci dà l’opportunità di non rincorrere più le alluvioni, ma di essere proattivi, dando priorità agli interventi in funzione delle caratteristiche del territorio e all’esposizione al pericolo anche lontani da un contesto di tipo emergenziale/emotivo”.

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