Affidamento servizi socio assistenziali. Segnana: “Garantiti i rinnovi contrattuali”.

“In merito alle preoccupazioni espresse nel corso delle audizioni di oggi per la paventata mancanza di fondi destinati ai rinnovi contrattuali, vorrei rassicurare tutti gli interlocutori che la Giunta ha espressamente previsto nel prossimo bilancio tale spesa nel fondo strategico e nello specifico verrà erogato alle comunità con aumento dei fondi a loro destinati per il finanziamento dei servizi socio assistenziali”. Lo afferma l’assessore Segnana a margine dei lavori della IV commissione legislativa che oggi ha affrontato il tema degli affidamenti e della co progettazione.

“La giornata odierna – commenta l’assessore – è stata l’occasione per confronto proficuo con tutti gli intervenuti durante il quale sono stati discussi i temi principali e già all’attenzione dell’assessorato e del dipartimento delle politiche sociali connessi al tema degli affidamenti dei servizi socio assistenziali.

Un momento di ulteriore approfondimento che va nella direzione della preadozione delle linee guida e del catalogo atte ad accompagnare e disciplinare il cambiamento degli affidamenti in atto.

Questa Giunta sente di poter accogliere le osservazioni pervenute in quanto migliorative nella consapevolezza da un lato di mantenere e accrescere ulteriormente l’attuale sistema dei servizi garantito dalle realtà territoriali del terzo settore e dall’altro di fornire agli enti locali chiamati a realizzare le procedure i necessari strumenti applicativi.”

Per quel che riguarda invece la figura dell’educatore socio sanitario e socio pedagogico nelle audizioni odierne Anep ha fornito l’inquadramento normativo di tali profili rispetto al quale la Provincia sottolinea che nell’ambito socio assistenziale tali funzioni educative possono esser svolte da entrambi i profili. In tal senso va ricondotta la recente sottoscrizione con Università di Verona di un protocollo per l’acquisizione della qualifica professionale socio pedagogica.

Oggi nel pomeriggio in pieno centro di Borgo affronta il fratello per ucciderlo. Ma per fortuna lo ferisce solo alla gola. Dopo poco viene arrestato dai Carabinieri della locale Compagnia”.

Sono le 16.40 circa, quando in viale Ausugum, nel centro di Borgo Valsugana, F.C., 50enne del luogo, viene aggredito dal fratello, che gli sferra una coltellata alla gola.

Ma per fortuna il collo del giaccone e del maglione evitano che il coltello da caccia, con lama di 10 cm., gli si pianti dentro la carotide.

Subito, alcuni passanti, sentendo le urla di dolore, avvisano il 118 ed immediatamente giunge sul posto l’autoradio del Radiomobile di Borgo che stava perlustrando la città.

Apprese le prime notizie dalla vittime, in pochi minuti, rintracciavano l’autore, che stava rientrando a casa, portandolo in caserma.

Dopo la prima rapida ma precisa ricostruzione, lo dichiaravano in stato di arresto per tentato omicidio. I motivi dell’irragionevole gesto sono riconducibili a vecchi e perduranti contrasti familiari.

A termine delle operazioni di rito, l’uomo è stato condotto presso il carcere di Trento, a disposizione AG.

Quarta commissione, Anfass e Associazione per i minori: le gare d’appalto rischiano di scardinare il sistema dei servizi socio – assistenziali.

Le audizioni in Quarta commissione, sul tema della riforma del sistema di affidamento da parte della Pat dei servizi socio assistenziali sono continuate nel pomeriggio di oggi con i rappresentanti di Anfass, Associazione per i minori (Appm), l’Ordine delle professioni infermieristiche di Trento (OPI), l’Ordine degli assistenti sociali del Trentino Alto Adige, quello dei tecnici sanitari di radiologia medica (TSRM) e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione della Provincia di Trento (PSTRP), l’Associazione nazionale educatori professionali (ANEP).

In sintesi, in particolar modo Anfass e Appm, hanno ribadito le loro perplessità su alcuni punti chiave delle linee guida e del catalogo dei servizi che la Giunta intende adottare per attuare la riforma del settore socio – assistenziale nata dalla legge 13 del 2007. Prima di tutto il possibile ricorso alla gare d’appalto e l’esclusione dal catalogo dei servizi delle figure sanitarie che, Anfass in primo luogo, ritengo essenziali per utenti disabili che, nella maggior parte dei casi, sono costretti a seguire terapie in molti casi complesse.

 

 

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Anfass: preoccupati per un bene comune costruito in più di 50 anni di lavoro.

Il presidente dell’Anfass, Luciano Enderle ha affermato che la preoccupazione non riguarda l’Anfass ma il bene comune costruito in mezzo secolo di lavoro dalle associazioni e dalla comunità trentina per garantire una qualità di vita alle persone più fragili. Andare al ribasso in una gara d’appalto o scardinare i principi base di un sistema di welfare collaudato come quello Trentino, ha affermato, è pericoloso anche perché le gare rischiano di far perdere il lavoro prezioso dei volontari e della famiglie. C’è, ha aggiunto Enderle, il bisogno di rendere il sistema più efficiente, ma lo si deve fare facendo attenzione a non togliere la sussidiarietà fatta da chi vive i bisogni quotidiani. Tutto è contenibile economicamente, ha continuato, dalla sanità ai disabili, ma chi governa deve valutare gli impatti. Perché, ha concluso Enderle, il rischio è che per risparmiare oggi si debba spendere di più domani.

Il direttore dell’Anfass, Massimiliano Deflorian, ha posto l’attenzione su un tema specifico: l’esclusione netta dal catalogo dei servizi della possibilità dell’assistenza sanitaria. Un tema che tocca direttamente l’associazione perché, ha ricordato, tra gli 850 utenti seguiti circa 600 hanno bisogno di terapie. Un’assistenza che oggi Anfass fornisce e che deve continuare a fornire sia per i disabili che vengono accompagnati nel servizio diurno e, a maggior ragione, in quello residenziale.

Una richiesta condivisa e appoggiata da Lucia Coppola di Futura, da Paola Demagri del Patt e da Alex Marini di 5 Stelle, anche se da parte della dirigente del Servizio politiche sociali della Provincia, Federica Sartori, il problema non è tanto quello di inserire gli infermieri nel catalogo dei servizi ma di trovare un raccordo tra gli aspetti socio assistenziali e quelli sanitari. Un tema sul quale si lavorerà. In commissione su questo è intervenuto il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti, il quale ha sottolineato la necessità di prevedere la figura dell’infermiere laureato nel catalogo dei servizi. Questo perché, anche tra i disabili, aumenta la necessità di servizi sanitari qualificati. Soprattutto per la gestione corretta delle terapie che hanno bisogno, in molti casi, di essere accompagnate da valutazioni cliniche.

 

 

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Appm: voucher e rette rischiano di pesare sulla qualità dei servizi.

Anche l’Associazione provinciale per i minori, rappresentata in Quarta commissione dal presidente Marco Depaoli e dal direttore Paolo Romito, ha messo in evidenza la preoccupazione per l’introduzione della gare d’appalto e anche per il sistema dei voucher per i servizi. Pensare ad una rotazione delle associazioni che erogano i servizi per i minori che verrebbe introdotta con le gare d’appalto, ha affermato Romito, avrebbe un impatto assolutamente negativo sulla continuità educativa. I ragazzi seguiti dall’Appm, sono oggi 300, si troverebbero di fronte a nuovi educatori (oggi 174), a relazioni personali spezzate e da ricostruire. Inoltre, e questo è stato sottolineato anche dall’Anfass, le associazioni, di fronte alla precarietà degli appalti, sarebbero disincentivare a fare investimenti. Sul versante delle rette e dei voucher, ha proseguito Romito, pur condividendone la logica, c’è il rischio di irrigidire le prestazioni che, nel campo socio – assistenziale, hanno invece bisogno di flessibilità per adattarle alle esigenze individuali dei ragazzi. Inoltre, ha chiuso Romito, pensare alla compartecipazione alle spese da parte delle famiglie nella stragrande maggioranza dei casi seguiti da Appm è semplicemente impossibile.

Infine, in Quarta commissione, in questa “ricognizione” sulla riforma del sistema socio – assistenziale, seguita all’approvazione da parte del Consiglio della risoluzione proposta da Alex Marini di 5 Stelle, è intervenuta Anna Giacomuzzi presidente dell’Associazione nazionale educatori professionali che ha presentato l’intricata, anzi confusa, situazione seguita dall’introduzione di queste figure professionali nell’Ordine dei dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
La lunga giornata di audizioni si è chiusa con l’intervento di Luca Zeni del Pd il quale ha auspicato che la riforma, avviata con la legge del lontano 2007, possa arrivare in porto in tempi rapidi.

 

 

 

 

Ordine degli infermieri

 

Educatori professionali

 

Ordine degli assistenti sociali

 

documento Anfass

 

Documento Appm

 

Ordine Tsrm

LEONARDELLI: “GIOVANI DEMOCRATICI MANIFESTANO PER I CURDI, MA VOGLIONO LA TURCHIA IN EUROPA”

“Curioso che i Giovani Democratici del Trentino abbiano manifestato ieri a favore del popolo curdo. Un corto circuito direi dato che il loro partito, il Partito Democratico, è a favore dell’entrata della Turchia nell’Unione europea ed è a favore dei finanziamenti europei dati a Erdogan, il capo di un Paese che non riconosce alcuna forma di libertà nei confronti di una comunità che da un secolo chiede una sacrosanta indipendenza. Prima di manifestare a favore di qualcuno o di qualcosa è meglio capire meglio la posizione politica del partito di cui fanno parte. Possibilmente evitando di incitare le persone a boicottare aziende simbolo del Made in Italy nel mondo come la Ferrero”

È questo quanto dichiarato in una nota dal Coordinatore della Lega Giovani, Marco Leonardelli.

BISESTI: “ECCO L’ENNESIMO ESEMPIO DI TOLLERANZA E DI RISPETTO NEI CONFRONTI DEL PROSSIMO DA PARTE DEI SOLITI “DEMOCRATICI” BUONISTI!

Ecco l’ennesimo esempio di tolleranza e di rispetto nei confronti del prossimo da parte dei soliti “democratici” buonisti! Le vostre minacce non ci spaventano, ma mi rattrista vedere un muro imbrattato della nostra città (Largo Carducci) dalla vostra inciviltà! Vergogna!

Questo quanto dichiarato sulla pagina Facebook del Segretario Nazionale della Lega Salvini Trentino, Mirko Bisesti

Grande impegno della Giunta Fugatti nel revocare alloggi Itea agli assegnatari ed a irrigidire i requisiti per accedere all’edilizia pubblica. Nessun investimento invece nel documento di bilancio 2020  per il  rilancio di Itea e per  la realizzazione di nuove case. Diminuita l’assegnazione di quelle Itea  di “risulta”, nel 2018, del 22%.

Continuano, anche in sede di stesura della legge finanziaria, i provvedimenti già presi da Fugatti & c. a latere dell’assestamento di bilancio riguardo all’irrigidimento dei requisiti di accesso alle politiche abitative sociali e del regolamento cui devono attenersi anche gli attuali assegnatari. Dopo l’introduzione del requisito dei 10 anni di di cittadinanza e l’aumento degli anni di residenza necessari per presentare domanda di casa o di contributo all’affitto, “l’adozione della patente a punti” (a scalare per le infrazioni alle nuove regole,  fino alla revoca dell’assegnazione dell’alloggio), ora si propone la revoca della casa, non solo all’assegnatario condannato definitivamente per gravi reati, che ci può stare, ma anche ad altro componente del nucleo familiare, effettivo assegnatario.

La Uil la pensa come il Sindaco Inama di Denno, che solleva la questione dell’individualità della legge penale e dell’ingiustizia della revoca dell’alloggio che potrebbe colpire i genitori o il coniuge di familiari condannati, in caso di adozione della proposta di modifica della Legge Dalmaso, nella finanziaria appunto che andrà il mese prossimo in Consiglio Provinciale. Con la previsione, non subito, ma fra pochi mesi di una cascata di ricorsi in magistratura, sia rispetto alla costituzionalità di tanti provvedimenti sui diritti oggettivi delle persone, che riguardo alla legge 392/78 dell’equo canone, a cui anche Itea, in quanto società e comunque soggetto privato deve rispettare ed attenersi nei rapporti con i propri inquilini.

Tutta una politica volta a diminuire le richieste di accesso all’edilizia sociale ed a revocare le assegnazioni già in essere, per ridurre, sulla carta, la domanda di alloggi ed aumentarne, magari a spese di famiglie già in balia di drammatiche situazioni, l’offerta dei sempre meno alloggi pubblici a disposizione dei circa 2000 richiedenti in lista d’attesa.

Nessun investimento invece nel documento di bilancio per il rilancio dell’edilizia sociale o a canone moderato o per la realizzazione di nuove case, nemmeno un’idea o un modesto stanziamento, come quella messa in legge di bilancio a livello nazionale, con il Piano di rinascita urbana.

Solo una volgare campagna populista e propaganda demagogica per cui aumenteranno solo i conflitti e l’emergenza casa rischierà di surriscaldarsi ulteriormente, con conseguenti problemi di equilibrio del mercato dell’affitto e, ahinoi, di ordine pubblico.

 

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Walter Alotti

Segretario Generale Uil del Trentino

Il Comando Regionale Trentino Alto Adige della Guardia di Finanza ha sviluppato uno specifico piano di contrasto all’evasione fiscale, nel settore immobiliare. Numerose ed ingenti le irregolarità già emerse, grazie ad apposite analisi ed alle sinergie realizzate con le altre Istituzioni.

L’attività sarà illustrata dal Comandante Regionale – Gen. B. Ivano Maccani, nel corso di una conferenza stampa che si terrà domani, 15 novembre, alle ore 10.30, alla presenza del Sindaco di Trento e del Presidente del Consiglio Studentesco Universitario dell’Università degli Studi di Trento, presso la Sala Riunioni, sita al 4° piano dell’immobile sede del Comando Regionale Trentino Alto Adige della Guardia di Finanza, in via Vannetti n. 15 di Trento.

Sarà possibile parcheggiare gli automezzi presso l’adiacente Compendio “L. Bedetti”, sito in via Romagnosi n. 15.

 

 

Invito Conferenza Stampa

Affidamento dei servizi socio-assistenziali: con il sistema prospettato dalla Giunta nelle Linee guida per l’affidamento dei servizi socio-assistenziali, quasi tutte le cooperative che operano nel settore rischiano il fallimento. L’allarme lanciato dalla Consulta provinciale per le politiche sociali che, ascoltata oggi dalla IV Commissione chiede insieme a tutto il Terzo Settore di rinviare la scadenza del 2021 per l’introduzione dei nuovi criteri. In sindacati: si aumentino gli stipendi del personale.

Dal 2021 in poi forse solo 5 delle 400 cooperative sociali del Trentino sopravviveranno se con il nuovo sistema provinciale per l’affidamento dei servizi alla persona le Comunità di valle dovessero preferire la logica delle gare d’appalto alla formula della co-progettazione. Formula che l’assessorato competente – Stefania Segnana era presente con il dirigente Ruscitti – dovrebbe privilegiare non solo a parole ma con scelte politiche chiare a tutela del radicamento, delle relazioni con il territorio e della qualità dei servizi alla persona assicurati negli ultimi decenni dai soggetti del Terzo Settore. A lanciare sia l’allarme sia questa proposta sono stati prima la Consulta provinciale delle politiche sociali, poi i sindacati confederali e infine i rappresentanti delle cooperative di servizio alla persona, tutti ascoltati dalla Quarta Commissione presieduta da Claudio Cia.

Le audizioni si concluderanno nel tardo pomeriggio.Una Risoluzione approvata nei mesi scorsi dal Consiglio impone alla Quarta Commissione di acquisire il parere di questi e altri soggetti (si veda per questo il comunicato successivo) in merito alle linee guida sull’affidamento dei servizi socio assistenziali. Linee che attueranno la legge provinciale 13 del 2007 (la “riforma del welfare) dal cui regolamento dipenderà, appunto, il futuro sistema dei servizi sociali, che nel Trentino coinvolgono in larghissima misura il privato-sociale. Consulta delle politiche sociali e Terzo Settore hanno chiesto il rinvio della scadenza del giugno 2021 fissata dalla Giunta per la definizione dei nuovi criteri di affidamento dei servizi, per permettere approfondimenti e chiarimenti sul previsto cambiamento delle regole.

LA CONSULTA PROVINCIALE PER LE POLITICHE SOCIALI

Occello: cooperative a rischio fallimento.

Presente l’assessore alle politiche sociali Stefania Segnana e il dirigente Ruscitti, ad essere ascoltata per prima è stata la Consulta provinciale delle politiche sociali, per la quale sono intervenuti il presidente Massimo Occello, i consiglieri Loris Montagner e Massimo Deflorian sottolineando innanzitutto il confronto avuto dall’organismo con i territori. Confronto avvenuto con 107 rappresentanti di più di 70 realtà del Terzo Settore, esponenti delle Comunità di valle e assessori locali, i cui risultati sono raccolti in un documento di 11 pagine (allegato). Occello ha sintetizzato le principali criticità e richieste emerse in merito ai nuovi criteri indicati dalle linee guida. Innanzitutto, ha ricordato, i soggetti del Terzo Settore chiedono tempo per avere chiarimenti e per approfondire le novità. E ha segnalato che il problema principale di questi soggetti è la sostenibilità economica del sistema per l’impresa cooperativa. Per una media azienda sociale implementare la qualità prevista con le nuove regole comporterebbe altri 30.000 euro di spesa e 15-20.000 di successiva manutenzione. Secondo problema: oggi il margine netto di utile di queste imprese sociali è del 2,5-3% e l’incremento dei costi sarebbe del 5% circa. Secondo Occello, quindi, nel 2021, quindi, delle oltre 400 cooperative e associazioni quelle che riusciranno a resistere in queste condizioni si contano sulle dita di una mano. L’aumento della retribuzione per ciascun operatore di una cooperativa sociale sarebbe in media del 20%. Per il presidente sarà difficile a queste condizioni trovare un accordo tra mondo cooperativo e sindacati. Eppure un accordo si deve trovare se si vuole salvaguardare il sistema del welfare del Trentino e perseguire gli ambiziosi obiettivi di questa riforma dell’affidamento dei servizi. Il catalogo delle professioni per le cooperative comporta nuovi costi, con posizioni e livelli che si alzano di molto. “Qui il rischio è che salti il sistema trentino della cooperazione sociale. Per evitare questo pericolo servono risorse che sostengano il sistema pubblico degli affidamenti che si credeva fosse a costo zero, mentre così non è. Qui si va verso il fallimento”, ha ribadito il presidente della Consulta. “L’utile netto di una cooperativa come quella guidata da Occello è di 90.000 euro su un bilancio di quasi 4 milioni di euro. Proiettato nel 2021 la cooperativa andrà a perdere 150.000 euro e dovrà dichiarare lo stato di crisi. Per il risanamento occorrerebbe ridurre fin d’ora gli stipendi”. Ma ecco la speranza: “pare – ha aggiunto Occello – che per reperire le risorse l’assessore abbia annunciato un’apertura e che quindi nel bilancio 2020-2022 vi siano ulteriori risorse allocate nel fondo di riserva”.

Le dichiarazioni non bastano: servono indicazioni precise alle Comunità di valle.

Il presidente ha evidenziato che anche se la scelta fosse quella di evitare le gare d’appalto e si privilegiassero le procedure collaborative della co-progettazione, questo comporterebbe la necessità di approfondire le questioni degli degli aiuti di Stato, dei titoli per cui i singoli soggetti hanno in uso le sedi (proprietà, affitto, affitto agevolato), dei contributi de minimis, dell’accreditamento libero o di secondo livello, delle tariffe, delle rette e dei voucher. Voucher che sono stati evocati ma per i quali non è stata data dalla Provincia un’indicazione precisa alle comunità di valle. Anche per quanto riguarda i contratti del personale delle cooperative, secondo Occello “non bastano le clausole sociali per risolvere i problemi”. Perché il problema è cosa accade a una cooperativa sociale dopo che è stata sconfitta nella partita per una gara d’appalto.

Le proposte: tutela dei funzionari, costi del personale, scaglionamento nel tempo.

Ecco allora le proposte della Consulta. Primo: rendere più vincolanti le linee guida nella definizione delle responsabilità delle stazioni affidanti. Come? Non limitandosi a dichiarare che gli appalti sono residuali e a spingere per la co-progettazione. Servono garanzie. Perché un conto è dire che non si devono fare gli appalti e un’altra è che poi questo avvenga realmente. Occorre secondo il presidente rafforzare la tutela giuridica dei funzionari, altrimenti la gara d’appalto non sarà certo l’ultima delle procedure alle quali si farà ricorso. Secondo: occorre affinare il catalogo prestando più attenzione ai profili professionale e al personale, anche per i costi. Serve poi scaglionare l’impatto organizzativo nel tempo, per attuare nel miglior modo possibile la riforma del 2007. Parliamo – ha ricordato – di 400 cooperative il cui valore complessivo stimato è di oltre 100 milioni di euro. Lo scaglionamento nel tempo permetterebbe di attenuare la “botta” che si causerebbe se si facesse tutto insieme. Ancora, per rendere preferibili le procedure non di gara bisognerà inserire esplicitamente questo obiettivo nei piani sociali delle Comunità di valle e del Comune di Trento. Si dovrà infine maturare la consapevolezza che serviranno più risorse per mantenere il sistema del welfare nel tempo, perché con il livello di qualità prefigurato i costi porterebbero le cooperative al fallimento. “Questo – ha concluso Occello – non è un tema da maggioranza o da opposizione ma del Trentino. Perché dagli affidamenti dei servizi e dal catalogo dipende la sostenibilità o meno del nostro sistema di welfare”.

Valutazione dei soggetti non solo ex pot, ma anche iniziale e in itinere.

La vicepresidente della Consulta Liliana Giuliani ha evidenziato che in questi anni di stasi si è allentato il dialogo tra gli enti del Terzo Settore e la parte politica della Provincia. Ora si sta recuperando terreno, ma per riuscirci ci vuole tempo. Gli enti del Terzo Settore non sono contro il cambiamento, ma chiedono che sia governato. Infine per Giuliani il tema della valutazione, che può apparire l’ultimo step del processo di accreditamento. Non può esservi solo una valutazione ex, ha spiegato, ma serve ex ante e in itinere se si vuole una corretta co-progettazione. Occorre recuperare una prossimità e una fiducia reciproche. Al riguardo riguardo Occello ha aggiunto che nel nuovo regolamento proposto non c’è un sistema di accreditamento che tenga presente la valutazione del servizio prestato e la sua durata negli anni. Sicuramente il Comune di Trento e le Comunità di valle hanno referenze, avendo servito il popolo per tanti anni. Ma il nuovo modello prevede una valutazione solo ex post senza tener conto della storia di questi servizi. Non conta, quindi, che un soggetto abbia fatto bene o abbia fatto male.
Giorgio Casagranda, consigliere della Consulta ha richiamato alla necessità che anche il mondo del volontariato si impegni in uno sforzo di adeguamento alla nuova situazione e alla riforma del Terzo Settore. Questo per evitare il più possibile che a soffrire del cambiamento sia l’utenza finale. Questo, ha concluso, dev’essere un momento di crescita per tutti e non di maggiori problemi.

Nel welfare trentino esiste il “nero” e servono buone regole anche per i privati.

Sempre Occello ha poi sollevato il problema del monopolio pubblico del settore quando i budget disponibili stanno calando e i bisogni aumentano. Il sistema che abbiamo costruito è costoso, ha proseguito, e per questo bisognerebbe aprire il sistema del welfare pubblico anche ai soggetti privati. Un mercato privato ben regolato sarebbe un partner importante per il sistema pubblico. Non si tratta di andare verso una deregulation, ma di definire buone regole, ha precisato il presidente della Consulta per le politiche sociali. Anche per far emergere il “nero” e contrastare gli squali che sguazzano in questo settore senza render conto a nessuno. “Attenzione – ha concluso Occello – a lucidare le scarpe già lucide di un sistema pubblico aumentandone ulteriormente i costi”.

Le domande dei consiglieri e le risposte di Occello.

Luca Zeni (Pd) ha chiesto se la Consulta dispone di documenti per supportare giuridicamente la tesi di una maggiore regolamentazione del privato oltre al sistema autorizzativo già previsto. E ha chiesto cosa significhi affermare che aumentare la qualità aumenta i costi. Ultima domanda: quali sono i tempi che la Consulta ritiene congrui per chiudere la partita sui nuovi criteri, visto che sul tema dell’affidamento dei servizi si sta lavorando già da un anno e che vi sono delle scadenza da rispettare.

Il presidente Occello ha risposto ricordando che il lavoro di approfondimento svolto dal servizio provinciale competente ha messo in luce anche elementi giuridici utili a dipanare la matassa. Quanto ai privati, a suo avviso il mercato privato stenta a decollare un po’ perché la gente è abituata ad avere servizi gratuiti e un po’ perché “vi è molto nero”, ad esempio nel campo del badantato. Questo mercato va regolamentato meglio. Quanto al perché alzando la qualità non si riuscirebbero a coprire i costi, Occello ha risposto segnalando gli oneri derivanti dalle consulenze necessarie ad una cooperativa sociale per dimostrare di essere a norma. “Non si possono trasferire i costi delle riforme sulle cooperative senza che si rischi la loro chiusura”. Tempi: i soggetti coinvolti nei servizi chiedono di essere istruiti meglio e per questo chiedono più tempo. La scadenza del giugno 2021 andrà spostata avanti per chiarire bene ciò che il regolamento implica.

Alex Marini (5 Stelle) ha chiesto se vi siano indagini in questo settore visto che Occello ha accennato al fatto che solo 5 imprese cooperative su 400 potrebbero sostenere i costi previsti dalla riforma.
Occello ha risposto che è stata fatta una proiezione e applicando il contratto che pesa per l’80-90% circa sui costi totali. Emerge che per le cooperative di tipo A il solo contratto implicherebbe il 6% di aumento. Risultato: circa il 3% di perdite. Vi sono oneri derivanti dal contratto provinciale, oneri dovuti alle professioni e ai livelli inseriti nel catalogo, altri costi derivanti dal sistema di qualità che ammonterebbero per una cooperativa media a circa 30.000 euro, solo per avviare il sistema. Ancora: bisognerà pagare tutti consulenti per fare le verifiche dell’adeguatezza alle norme. Occello ha ricordato di aver proposto alla Provincia di destinare più risorse a sostegno dei piccoli soggetti del welfare, o l’attivazione di una solidarietà tra le cooperative promossa dalla Federazione, oppure di attivare tutte e due le misure insieme. “Poi però – ha concluso il presidente – non se ne è fatto nulla, forse perché la politica era impegnata altrove”.

I SINDACATI CONFEDERALI

I sindacati confederali: la Pat adegui da gennaio gli stipendi degli operatori.

Per la Cgil e la Uil sono intervenuti, presentando un documento unitario sottoscritto anche dalla Cisl, i segretari confederali Andrea Grosselli e Marcella Tomasi. Secondo Grosselli occorre innanzitutto che la Provincia consideri le risorse destinate ai servizi socio-assistenziali un investimento. Questo perché la presa in carico dei bisogni sociali da parte di una comunità apre alla prospettiva di un contenimento dei costi indotti per le casse pubbliche, ad esempio nel campo sanitario. Se questo è l’obiettivo è naturale che all’inizio, per concretizzare le novità previste dalle linee guida servono risorse aggiuntive. Si tratta di investire soprattutto sulle risorse umane interne alla pubblica amministrazione per governare questo passaggio e dare al personale le competenze necessarie. Quanto all’affidamento dei servizi sociali, anche secondo le tre sigle sindacali il sistema degli appalti deve restare residuale. Non per una questione ideologica ma perché altre forme di affidamento permettono di fare di più spendendo meno. Investire per i sindacati confederali vuol dire innanzitutto pensare ai 9.000 addetti del settore che lavorano nel privato-sociale, che attendono da 8 anni un aumento dello stipendio. Se questo aumento non arriverà dal sistema pubblico le cooperative non potranno sostenere i costi che non si possono scaricare sulle tariffe. Solo se la Provincia garantirà questi aumenti da subito, a partire dal gennaio 2020, come previsto dal contratto, anche il successivo processo di definizione delle regole sugli affidamenti e sui cataloghi potrà essere gestito senza subire la pressione dei costi. Perché, ha concluso Grosselli, se vi sarà una pressione sul lato dei costi anche la qualità dei servizi sarà un obiettivo impossibile da raggiungere.

Puntare anche sul contratto integrativo territoriale per pagare meglio gli Oss.

Marcella Tomasi della Uil ha ricordato il contratto integrativo territoriale in fase di rinnovo, che prevede anch’esso costi a carico dei soggetti del Terzo Settore. La professionalità degli Oss è ormai merce rara, ha osservato, e quindi investire di più su questo settore renderebbe questo lavoro più appetibile. Si tratta di investire per evitare pericolose chine involutive in questo settore.

Per gli aumenti servirebbero 3 milioni di euro in più nel bilancio.

Infine a una domanda di Marini (5 Stelle) su come andrebbero investite le maggiori risorse chieste dai sindacai visto che la Provincia destina ogni anno più di 110 milioni ai servizi sociali, Grosselli ha risposto che la prima soluzione è quella contrattuale. Il bilancio pubblico dovrebbe immettere aggiungere milioni di euro per garantire gli aumenti del 2019 con un più 5,5%. A regime serviranno poi circa 4 milioni. Occorre inoltre diffondere i sistemi equitativi, con la compartecipazione degli utenti sulla base delle loro capacità. Terzo: servono investimenti sul welfare collettivo e quindi sulla contrattazione territoriale che può essere uno strumento potente per garantire ai cittadini risorse aggiuntive per avere un budget con cui far fronte ad un bisogno. Ad esempio i tre miliardi gestiti da Laborfonds sono sotto-utilizzati. Con queste risorse si potrebbe aumentare il budget e la capacità di spesa delle famiglie perché possano fronteggiare situazioni di non autosufficienza.

LE COOPERATIVE E IL FORUM DEL TERZO SETTORE

Bassetti (Cnca): non disperdere il patrimonio di esperienza delle cooperative.

Introdotto dal vice della Federazione cooperative Italo Manfredini, il presidente del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) Claudio Bassetti ha rilevato che i tempi imposti per arrivare all’introduzione dei nuovi criteri sono troppo stretti mentre occorre approfondire con la necessaria ponderazione le scelte da compiere a favore della qualità del welfare. Per Bassetti la prima criticità sta nell’affidamento dei servizi con il metodo della gara d’appalto, che rischia di far prevalerre la logica del minor costo quando vi sono strumenti con cui incentivare il volontariato al di fuori dalle logiche di mercato. Servono per questo scelte politiche fondate sulla consapevolezza delle differenze qualitative tra l’offerta più economica e altre. Si tratta di non subordinare fornitura dei servizi sociali alla logica del puro mercato, per valorizzare invece il radicamento sociale e comunitario dei soggetti che operano in questo campo anche con il volontariato. Per questo è preferibile la formula dell’accreditamento aperto, lasciando la scelta dell’appalto ad un livello residuale, mentre oggi proprio quest’ultima rischia di essere la più diffusa. C’è poi per Bassetti il problema della sostenibilità economica. Per la qualità dei servizi prevista dal nuovo sistema servono risorse che non pensabile attingere né dagli utenti con le tariffe, ferme da 12 anni, né dal patrimonio delle cooperative.

Vi è poi il problema del personale per il quale i nuovi criteri esigono requisiti e titoli professionali. Bassetti ha ricordato che le cooperative sociali grazie al loro radicamento territoriale sono in grado di realizzare una raccolta fondi importante nei territori in cui operano. Se passasse la linea delle gare d’appalto si avrà un risparmio solo virtuale mentre si accentueranno la mancanza di personalizzazione dei servizi e si allargheranno con il tempo le situazioni di disagio. Il punto è riconoscere che non ci si può permettere di disperdere il patrimonio di esperienza accumulato dalle cooperative sociali sul territorio. Cooperative che sono sono veri e propri “sensori sociali” in grado di costruire opportunità e comunità. Il rischio è che vengano cancellate esperienze no profit radicate nei territori con un mix di professionalità e volontariato finalizzato al bene comune.

Il Consolida chiede alla Provincia di orientare le Comunità di valle.

Serenella Cipriani del Consolida ha evidenziato che “il Terzo Settore non mangia risorse ma ne permette la ridistribuzione e ne incrementa la disponibilità grazie al proprio radicamento sul territorio. Per Cipriani occorre che la Provincia dia valore al Terzo Settore con risorse che ne riconoscano il ruolo. Come? “Le Comunità di valle – ha proposto – vanno orientate dalle politiche dalla Provincia, dando centralità al ruolo del Terzo Settore”. Altro sforzo richiesto: trovare risorse per fronteggiare gli effetti del rinnovo del contratto dei lavoratori. “E’ ben vero, ha ricordato Cipriani, che l’assessore Segnana ha dichiarato che l’affidamento dei servizi tramite gara sarà residuale, ma allora occorre che la Provincia orienti le Comunità in questo senso per premiare la qualità e non il prezzo. Dal canto suo, ha concluso Cipriani, il Consolida cercherà di reperire altre risorse”.

Il Cip: qui sono in ballo migliaia di posti di lavoro.

Angelo Prandini della cooperativa La Bussola, ha avvertito che qui sono in ballo migliaia di posti di lavoro e servizi sociali primari. A suo avviso affidare un servizio di questo tipo con gli strumenti di co-progettazione rimette al centro la partita economica. Le linee guida della Provincia prevede anche lo strumento della co-progettazione ma poi le Comunità di valle scelgono la gara d’appalto che appare più tutelante. Ecco perché la Provincia deve fornire una strategia e indicazioni precise e non limitarsi a considerare residuale il ricorso alle gare d’appalto. Si è in attesa di una direzione politica forte che si attagli alla realtà specifica del Tretnino. La fiducia di un territorio e quindi anche la possibilità di reperire fondi dalle comunità locali, non si acquista vincendo gara d’appalto ma perché la gente si fida di chi lavora bene a servizio delle persone.

Fabiano Lorandi ha richiamato l’attenzione sul fatto che nell’operazione ascolto avviata dalla Pat per il riordino del sistema del welfare del Trentino dovrebbero essere coinvolti anche coloro che di questi servizi sono destinatari. A suo avviso vi è ancora il tempo e lo spazio per ascoltare anche queste persone, facendo così un’operazione di prevenzione che costituisce un investimento e un risparmio. In secondo luogo Lorandi ha suggerito di mettere in campo una valutazione d’impatto su ciò che attualmente il sistema di welfare trentino produce, anche in termini di gradimento e di criticità espressi da chi usufruisce dei servizi. Il rischio è che si vada verso una forzosa omogeneità delle risposte da dare con i servizi.

Sempre per il Cip Paolo Damianis ha osservato che fondamentali sono gli scambi dati dai servizi delle cooperative sociali non solo in termini di assistenza ma di relazioni. Ciascuno dei protagonisti si dà una mano mentre la competizione ostacola il benessere individuale. Il welfare migliora la qualità della vita evitando l’isolamento che comporta poi dei costi a carico delle comunità. Oggi siamo già in forte competizione tra cooperative e aumentare ancor più questa competitività snaturerebbe i servizi.

Mario Defranceschi ha messo in guardia dal rischio di affidarsi al “tranello delle procedure che spingono a lavorare nel welfare con un modello premiante, mentre in questo campo si lavora meglio con un modello che punta a valorizzare”.

Sandra Dorigatti ha evidenziato che l’attuazione della legge 13 favorisce un riavvicinamento conoscitivo tra gli apparati e le realtà territoriali del welfare trentino. Questo percorso deve concludersi con il rafforzamento dei servizi alla persona, il cui valore sta nella valorizzazione delle differenze. Anche a suo avviso l’elemento mancante in questo processo è la valutazione con cui completare un percorso di qualità. Il Trentino ha saputo sostenere questa integrazione sussidiaria tra pubblico e privato-sociale e oggi occorre continuare in questa direzione.

 

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Forum del Terzo Settore: la Pat scelga tra logiche compartecipative o competitive.

Andrea La Malfa del Forum del Terzo Settore ha ricordato che a causa dell’invecchiamento della popolazione i servizi di welfare avranno sempre più importanza. Ha aggiunto che nel Trentino il numero degli operatori attività in questo settore è doppio rispetto al resto d’Italia e che per l’affidamento dei servizi alla persona la co-progettazione corrisponde al principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione. Quanto alla fiducia necessaria in questo campo la scelta politica è tra logiche compartecipative e logiche puramente competitive. Anche nelle prime vi è competizione, ma la co-progettazione permette di far emergere i bisogni dal basso con logiche partecipative di tipo democratico come avviene per i soci delle cooperative. Nelle società di capitale le persone usano un servizio ma non partecipano a pieno titolo al sistema. Questo è un concetto chiave per distinguere la co-progettazione dagli appalti. Quanto all’Irap applicata anche alle associazioni che aiutano i soggetti svantaggiati nei servizi di assistenza, La Malfa ha ricordato che nel luglio scorso il Consiglio provinciale aveva approvato un ordine del giorno che va ora attuato per risolvere il problema.

 

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Le domande dei consiglieri e le risposte.

Marini (5 Stelle) ha chiesto come andrebbe condotta la valutazione dei servizi di cui hanno parlato Lorandi e Dorigatti.
Coppola (Futura) ha apprezzato la qualità dei contributi forniti e sottolineato che l’esperienza pregressa accumulata dai soggetti del Terzo Settore, che non può essere ignorata come accadrebbe se venisse privilegiata la logica delle gare d’appalto. Anche per Coppola c’è ancora tempo per poter accogliere questa istanza di approfondimento e ha chiesto per questo il parere del dirigente Ruscitti e dell’assessore Segnana.

Lorandi ha risposto dando la disponibilità a partecipare ad un percorso di valutazione che la Provincia indicherà. E ha aggiunto che da parte del Terzo Settore non vi è alcun timore di essere valutati e anche criticati per migliorare i servizi alle persone. Persone che proprio per questo andrebbero ascoltate. Perché la prossimità a queste persone consente di cogliere e ridefinire i bisogni che esprimono e questo può avvenire solo in un rapporto di fiducia e continuità.
Prandini ha osservato che se vi fosse una valutazione saremmo tutti meno preoccupati perché altrimenti restano solo le “sparate” di chi vuol vincere una gara. con le tecnologie non è così difficile sapere cosa le persone pensano dei servizi.

Mauro Tommasini del Consolida ha evidenziato che occorre conoscere da vicino la realtà del Terzo settore che il Trentino ha già in casa e che collabora già strettamente con il servizio sociale pubblico territoriale impegnato a sostenere le persone in difficoltà. Questo è un elemento cruciale per valutare i servizi. C’è differenza in tal senso tra presa in carico e prestazione: c’è infatti bisogno di “accompagnare” e affiancare le famiglie, non di standardizzare le risposte con gli appalti. Il welfare oggi ha bisogno di reti, di flessibilità e di radicamento nel territorio, non di standardizzazioni.

Dorigotti ha ricordato che per la valutazione di impatto esistono nel Trentino istituti specializzati come la Fondazione Demarchi. Occorre poi avere sia una valutazione dell’impatto sulle persone nell’immediato sia una valutazione nei tempi più lunghi per capire come poi la vita di una famiglia è cambiata. Dare poi a questa valutazione un carattere di sistematicità sarebbe molto utile.

Claudio Cia (Agire) ha osservato che occorre riconoscere anche le anomalie da correggere nel sistema attuale. Tra queste il fatto che per l’assistenza domiciliare le famiglie scelgono non solo in base alla fiducia ma anche in base alla cooperativa che copre un certo territorio. In questo modo non si favorisce il merito e gli operatori vengono cambiati più volte a prescindere dalla qualità.

Paolo Ghezzi (Futura) ha giudicato strategico il tema per il Trentino di domani e si è detto certo che l’assessora ascoltando questi contributi avrà elementi in più per formare una visione politica nella Giunta che per la verità non è ancora chiara. Anzi, ha aggiunto, l’esecutivo ha espresso segnali contraddittori anche in questo campo. Ghezzi ha poi invitato i rappresentanti del Terzo Settore a prestare attenzione alle leggi di bilancio che da lunedì saranno all’esame della Prima Commissione, per proporre eventuali suggerimenti e modifiche dato che su questo documento si basano anche le politiche sociali del Trentino.

Alessia Ambrosi (Lega) ha concluso sottolineando che l’eventuale costo da sostenere oggi nei servizi sociali è un investimento per il futuro.

 

 

 

 

Documenti Cgil Cisl Uil su affidamento servizi sociali

 

Documento Consulta provinciale politiche sociali su affidamento servizi

 

Documento Pat sulle linee guida per l'affidamento dei servizi sociali

Sottoscritta nel pomeriggio di oggi l’intesa sullo sviluppo dell’azienda con il nuovo stabilimento di Molina di Fiemme. Accordo tra Pastificio Felicetti e Provincia per nuova occupazione e sviluppo locale.

La Provincia autonoma di Trento è a fianco del Pastificio Felicetti di Predazzo nella realizzazione del piano di sviluppo aziendale che nei prossimi anni vedrà la costruzione del nuovo stabilimento di Molina di Fiemme. L’azienda di Predazzo, forte dei risultati ottenuti in questi anni che gli hanno permesso di conquistare nuove fette di mercato, ha deciso il raddoppio degli impianti produttivi, oggi localizzati nella sede storica di Predazzo. L’investimento del pastificio ammonterà a circa 35 milioni di euro a cui concorrerà la Provincia autonoma di Trento con un contributo di 2,37 milioni di euro. L’intesa è stata sottoscritta nel pomeriggio di oggi tra il vicepresidente Stefano Felicetti; l’assessore provinciale allo sviluppo economico ricerca e lavoro, Achille Spinelli; e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. L

’accordo negoziale prevede l’aumento del livello occupazionale dagli attuali 67 fino a 90 dipendenti, l’impegno di avvalersi di fornitori locali, oltre alla messa in campo di progetti nei settori della formazione (con l’alternanza scuola lavoro), della ricerca con i centri trentini (Fondazione Mach, Università di Trento e Fbk) e a favore di soggetti svantaggiati. “Pastificio Felicetti – evidenzia l’assessore Achille Spinelli – non sé solo un’azienda ma è una famiglia, al quarto livello generazionale. Da parte della Provincia autonoma di Trento c’è la convinzione ad accompagnare la crescita globale di una realtà imprenditoriale importante per la val di Fiemme e il Trentino. I prodotti Felicetti presentano una qualità che è riconosciuta dal mercato: materie prime ma anche capacità manageriale e capitale umano, oltre che territorio, sono gli ingredienti del successo. L’accordo di oggi garantirà ricadute occupazionali e opportunità per altre aziende locali, concorrendo alla crescita di territori di montagna”.

“Siamo soddisfatti di un accordo – ribadisce il vicepresidente del Pastificio di Predazzo , Stefano Felicetti – che vede al centro il nostro territorio ed è una scelta che a noi piace. Volevamo rimanere in val di Fiemme e ci siamo riusciti, grazie anche al lavoro portato avanti con tutti gli attori locali”. Al tavolo per la firma dell’intesa erano presenti anche i sindacati dai quali arriva un giudizio positivo: “Pastificio Felicetti è sul mercato con prodotti di eccellenza che hanno premiato il lavoro dell’azienda. L’ulteriore sviluppo porterà quindi a concrete ricadute sociali, oltre che occupazionali, soprattutto a favore della manodopera locale”.

L’accordo tra Provincia autonoma di Trento e Pastificio Felicetti poggia su quattro pilastri strategici: livello occupazionale, formazione, ricadute territoriali e ricerca.

 

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Livello occupazionale

Nel 2018 l’azienda occupava 67 dipendenti che, secondo l’accordo, saliranno entro il 2022 a 90 unità. Tutti i lavoratori saranno impiegati presso gli stabilimenti di Predazzo e di Molina di Fiemme, una volta che sarà completato (2021 la data prevista). Tra i punti dell’accordo c’è l’impegno del pastificio di definire con Agenzia del Lavoro un progetto per la selezione del personale, tenuto conto delle esigenze produttive e privilegiando giovani e lavoratori espulsi a causa di crisi aziendali.

La società Pastificio Felicetti è anche uno dei soggetti promotori del Distretto di economia solidale delle Valli di Fiemme e Fassa, attraverso cui vengono promossi percorsi propedeutici al lavoro e di inserimento lavorativo a persone fragili (prioritariamente: NEET, donne straniere non occupate, adulti con fragilità).

 

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Formazione

Nell’ambito del progetto di sviluppo, l’azienda si impegna a definire, in accordo con le strutture del Dipartimento competente in materia di istruzione, un piano di attivazione di iniziative di alternanza scuola lavoro che prevedono il coinvolgimento di almeno 2 studenti all’anno nel triennio 2021-2023. Non solo. Il pastificio attiverà con l’Università di Trento una collaborazione allo scopo di formare altri 3 studenti universitari entro il 2023.

 

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Ricadute territoriali

Lo sviluppo del Pastificio Felicetti avrà concrete ricadute locali, richiamate anche nell’accordo negoziale firmato oggi tra le parti. La realizzazione del nuovo stabilimento vedrà l’azienda impegnata ad avvalersi di professionalità tecniche e ad appaltare lavori ad aziende locali per un importo totale di 8 milioni di euro. Nell’importo stimato rientrano, oltre all’acquisto del terreno, anche le spese per la fornitura di calcestruzzo, le tinteggiature, la progettazione, l’impiantistica ed eventuali lavori eseguiti in subappalto.

Il Pastificio Felicetti acquisterà anche da fornitori locali beni e servizi per almeno 800 mila euro nel 2021, e 1 milione di euro per ciascuno dei tre esercizi successivi (2022-2024).

 

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Ricerca ed innovazione

L’azienda leader nel settore della pasta conferma le proprie radici trentine anche nel settore della ricerca. Saranno infatti promosse collaborazioni con i principali centri della Provincia quali, ad esempio, la Fondazione Edmund Mach, la Fondazione Bruno Kessler e l’Università di Trento.

«Si può fare di più». Si potrebbe commentare così, parafrasando una celebre canzone degli anni Ottanta, le molte prospettive possibili sul versante della disabilità. Un fronte su cui l’attenzione della Provincia di Trento guidata da Maurizio Fugatti e dalla Lega è già elevata, ma che credo esiga un supplemento di riflessione. Mi riferisco, nello specifico, a un aspetto quasi mai considerato con adeguata attenzione: quello delle straordinarie opportunità legate all’inserimento lavorativo di giovani diversamente abili. Per illustrare meglio l’argomento, desidero raccontare qui due storie, due storie vere che ho avuto modo di conoscere e, a mio avviso, esemplari del Trentino di oggi.

La prima è quella di Michele Oberburger, un ragazzo di 16 anni di Roveré della Luna con autismo a medio funzionamento che – grazie all’interessamento del governatore Fugatti e alla grande disponibilità del comandante dei Vigili del Fuoco di Trento, Ivo Erler – ha lavorato tutta l’estate nella caserma dei Vigili del Fuoco, arrivando in un giorno – come aiuto cuoco in mensa – a servire fino a 30 cotolette. Oggi Michele (che corre pure nel trial con la maglia dei Vigili del Fuoco di Trento) grazie alla collaborazione e presenza di un educatore, continua ogni venerdì a recarsi a quella mensa. Tutto ciò, come mi hanno confermato i genitori, ha consentito e sta consentendo a questo ragazzo di fare enormi progressi.

Una seconda storia che mi ha colpito è quella di Roberto Alicanti, 20 anni, ragazzo con Sindrome di Down di Storo, il quale, terminata la scuola alberghiera, quest’estate ha lavorato per due mesi al bar Snoopy di Roncone. Un’esperienza che gli ha consentito di fare grandi progressi con la sua difficoltà più grande, ovvero quella della chiarezza nel linguaggio, ma anche per quanto riguarda l’autonomia personale, dato che per intere settimane è andato e tornato – sempre da solo – dal lavoro con il pullman. Tutto lo ha responsabilizzato e gratificato molto. «Sono stati i due mesi più belli della sua vita», mi ha spiegato, senza nascondere condivisibili soddisfazione e orgoglio, la madre di questo giovane.

Ora, che cosa insegnano le esperienze di Michele e Roberto? Tante cose, evidentemente. Ma un paio su tutte meritano di essere evidenziate. La prima lezione è che la disabilità non va immaginata statica. Se messi nelle condizioni di fare progressi concreti, infatti, i giovani diversamente abili ne realizzano addirittura di insperati, portando oltretutto un calore umano che arricchisce tutti. «Sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare», recita una frase del film The Imitation Game, che mi pare quanto mai adeguata per vicende come quelle di Michele, Roberto e dei tanti giovani le cui potenzialità, oggi, sono sottovalutate. Questo perché come società ci manca la capacità di capire la «specialità», come a me piace chiamarla, di questi ragazzi; una «specialità» che è essenzialmente voglia di vivere.

Il secondo insegnamento che le storie sopra ricordate impartiscono a noi tutti è l’urgenza di scommettere maggiormente – già ora – sull’inserimento lavorativo dei ragazzi con disabilità. La vera partita non si gioca infatti sul «dopo di noi», bensì sul «durante noi» perché è solo investendo sul presente che è possibile gettare le basi di un futuro degno di questo nome.

In Trentino esistono già diverse e meritorie realtà associative attive proprio su questo versante – penso, su tutti, al Progetto Per.La. di Anffas -, ma sono appunto convinta, come scrivevo all’inizio, che si possa «fare di più». Anzi, che si debba. Ne va infatti sia del potenziale a tutt’oggi inespresso di tanti giovani, sia delle ricadute positive – in termini sociali, economiche e civiche – per l’intera comunità trentina. E ne va di conseguenza di una vita indipendente di questi ragazzi che può divenire tale solo dove c’è autonomia vera, quella con la «A» maiuscola.

Per questo, fin da inizio legislatura sto monitorando la situazione della disabilità in Trentino e prossimamente farò il possibile, attivandomi in prima persona, per predisporre iniziative finalizzate a facilitare l’ingresso occupazionale dei diversamente abili. Un impegno che porterò avanti con una convinzione: professionalizzare questi giovani non è una sfida solo per loro o le loro famiglie, ma per tutti noi.

 

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Alessia Ambrosi

Consigliere Lega Salvini Trentino

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