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Riceviamo e diffondiamo la seguente nota di Paola Maria Taufer, presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo.

La Commissione pari opportunità tra donna e uomo ritiene necessaria una presa di posizione sull’uso adeguato della lingua di genere in seguito ad un’interrogazione del consigliere Ghezzi e alla relativa risposta della assessora Stefania Segnana.

Usare la lingua in modo adeguato attraverso la declinazione del maschile e del femminile prevista dalla grammatica italiana è una necessità. Lo testimoniano gli studi della linguistica, e l’autorevole posizione dell’Accademia della Crusca, massimo organo di riferimento per l’uso della lingua italiana.

Il “linguaggio comunemente usato” è frutto di abitudini e di continui adeguamenti alla realtà sociale, economica, politica. La presenza delle donne in professioni di prestigio, aumentata notevolmente nel corso degli ultimi decenni, ha reso necessario l’adeguamento linguistico, come è avvenuto per altro per nuovi inserimenti e nuove prestiti da altre lingue. La lingua descrive la realtà, e proprio il non nominare la presenza femminile in certe professioni e nelle cariche politiche le rende invisibili. Poiché i e le parlanti italofone/i declinano senza problemi alcune professioni, (infermiera, maestra, segretaria, fotografa, commessa, estetista…), non si capisce perché tali abitudini linguistiche non siano applicate a tutte le professioni o le cariche politiche. Due sono i motivi: la “novità” della presenza femminile in tali ruoli, che però da tempo non è più novità; l’attribuzione al sostantivo al maschile di un potere maggiore, di una maggiore dignità rispetto al femminile. Infatti, le professioni non declinate al femminile sono quelle considerate più prestigiose.

Va inoltre aggiunto che, per la parità prevista nella Costituzione e in diverse norme successive, a livello istituzionale non si tratta di una questione di scelta, ma di correttezza linguistica e costituzionale. Le cittadine e i cittadini, così come le istituzioni rappresentate da donne e da uomini, devono venir nominate in modo corretto ed adeguato. Non si tratta quindi di “inutili e ridondanti declinazioni al maschile e al femminile, in grado di determinare unicamente storture ed incomprensioni”, ma dell’opposto: di essere chiari nella comunicazione, e nella comprensione reciproca, di essere coerenti con la realtà e in ultimo, di rendere le donne più visibili nel contesto sociale, professionale e politico, attribuendo loro il giusto peso corrispondente alla loro funzione effettiva.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53 recante “Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”,ed ed ha contestualmente inviato una lettera ai Presidenti del Senato della Repubblica, Maria Elisabetti Alberti Casellati, della Camera dei Deputati, Roberto Fico, e al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

 

Qui di seguito il testo:

 

«Signor Presidente,

ho promulgato in data odierna la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53 recante “Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, approvata in via definitiva lo scorso 5 agosto e che interviene, a breve distanza di tempo, su ambiti normativi già oggetto di modifiche da parte del Decreto legge n. 113 dell’ottobre 2018.

I contenuti del provvedimento appena promulgato sono stati, in sede di conversione, ampiamente modificati dal Parlamento e non sempre in modo del tutto omogeneo rispetto a quelli originari del decreto legge presentato dal Governo.

Al di là delle valutazioni nel merito delle norme, che non competono al Presidente della Repubblica, non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità.

Per effetto di un emendamento, nel caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali – per motivi di ordine e sicurezza pubblica o per violazione alle norme sull’immigrazione – la sanzione amministrativa pecuniaria applicabile è stata aumentata di 15 volte nel minimo e di 20 volte nel massimo, determinato in un milione di euro, mentre la sanzione amministrativa della confisca obbligatoria della nave non risulta più subordinata alla reiterazione della condotta.

Osservo che, con riferimento alla violazione delle norme sulla immigrazione non è stato introdotto alcun criterio che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate. Non appare ragionevole – ai fini della sicurezza dei nostri cittadini e della certezza del diritto – fare a meno di queste indicazioni e affidare alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità.

Devo inoltre sottolineare che la Corte Costituzionale, con la recente sentenza n. 112 del 2019, ha ribadito la necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti.

Va anche ricordato che, come correttamente indicato all’articolo 1 del decreto convertito, la limitazione o il divieto di ingresso può essere disposto “nel rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia”, così come ai sensi dell’art. 2 “il comandante della nave è tenuto ad osservare la normativa internazionale”. Nell’ambito di questa la Convenzione di Montego Bay, richiamata dallo stesso articolo 1 del decreto, prescrive che “ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo”.

Il secondo profilo riguarda la previsione contenuta nell’articolo 16 lettera b), che modifica l’art. 131 bis del codice penale, rendendo inapplicabile la causa di non punibilità per la “particolare tenuità del fatto” alle ipotesi di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale “quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni”.

Non posso omettere di rilevare che questa norma – assente nel decreto legge predisposto dal Governo – non riguarda soltanto gli appartenenti alle Forze dell’ordine ma include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie, tutti qualificati – secondo la giurisprudenza – pubblici ufficiali, sempre o in determinate circostanze. Tra questi i vigili urbani e gli addetti alla viabilità, i dipendenti dell’Agenzia delle entrate, gli impiegati degli uffici provinciali del lavoro addetti alle graduatorie del collocamento obbligatorio, gli ufficiali giudiziari, i controllori dei biglietti di Trenitalia, i controllori dei mezzi pubblici comunali, i titolari di delegazione dell’ACI allo sportello telematico, i direttori di ufficio postale, gli insegnanti delle scuole, le guardie ecologiche regionali, i dirigenti di uffici tecnici comunali, i parlamentari.

Questa scelta legislativa impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere, il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare “allarme sociale”.

In ogni caso, una volta stabilito, da parte del Parlamento, di introdurre singole limitazioni alla portata generale della tenuità della condotta, non sembra ragionevole che questo non  avvenga anche  per l’oltraggio a magistrato in udienza (di cui all’articolo 343 del codice penale): anche questo è un reato “commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni” ma la formulazione della norma approvata dal Parlamento lo esclude dalla innovazione introdotta, mantenendo in questo caso l’esimente della tenuità del fatto.

Tanto Le rappresento, rimettendo alla valutazione del Parlamento e del Governo l’individuazione dei modi e dei tempi di un intervento normativo sulla disciplina in questione».

 

Miss Italia torna in Rai per festeggiare gli 80 anni di storia, ma senza Antonella Clerici alla conduzione. «Mi è dispiaciuto molto che Antonella si sia tirata indietro, sarebbe stata un’ottima conduttrice», confida la patron del concorso, Patrizia Mirigliani, al settimanale Spy in edicola da venerdì 9 agosto. «Le trattative per tornare in Rai sono state effettivamente complicate, come lo sono sempre quando c’è un cambiamento, ma se qualcuno ha provato a bloccare tutto non lo so e neanche lo voglio sapere. Questo per me è un momento di grande felicità, vorrei lasciare le polemiche alle spalle».

Patrizia Mirigliani ha risposto a chi considera il concorso ormai superato: «Mi viene da sorridere. Miss Italia lo davano per spacciato già negli anni ’60 e ’70. È vero, però, che Instagram ha cambiato i parametri di bellezza, i reality hanno offerto nuove opportunità, la globalizzazione ha complicato il concetto di “ragazza della porta accanto”. Eppure questo non è un concorso morto, continua a raccontare i cambiamenti delle donne e rimane una vetrina importante e qualificata per parlare di bellezza».

Sequestrati più di cento animali: avevano un valore che poteva giungere fino a 700-800 euro l’uno. Traffico di avifauna, il Corpo forestale del Trentino denuncia due persone.

 

 

È di due denunciati il risultato dell’operazione “Bisturi selvaggio” svolta dal Corpo forestale del Trentino per contrastare la cattura, il traffico ed il maltrattamento di uccellini. Gli animali sequestrati ai due soggetti sono oltre un centinaio; i presunti responsabili sono accusati di furto di selvaggina, maltrattamento di animale e altre ipotesi di reato connesse anche alla gestione delle armi. I controlli ordinari svolti dagli agenti sul territorio avevano portato solo lo scorso febbraio all’arresto di altri undici soggetti di diverse parti d’Italia, accusati di furto aggravato e ricettazione.

Nelle scorse settimane, i forestali in servizio nella zona della piana Rotaliana hanno individuato un trentino che, a bordo del proprio veicolo, trasportava una significativa quantità di uccellini all’interno di gabbie solitamente utilizzate per la fauna da richiamo. Dato che in questo periodo la caccia alla fauna migratoria è chiusa (il suo esercizio è consento al massimo fino al 30 gennaio), i forestali hanno proceduto al controllo del mezzo. Gli uccellini risultavano essere stati sottoposti da pochissimo tempo alla pratica del “sessaggio”, con uso rudimentale di un bisturi per constatarne il sesso. Si trattava di pulcini di tordo, particolarmente pregiati e ricercati sia nel mondo venatorio sia in quello degli appassionati ornitologi, tanto che un singolo esemplare maschio può raggiungere un valore di 700–800 euro.

Dalle indagini che sono seguite, i forestali trentini sono giunti all’identificazione di una seconda persona – residente in Alta Valsugana – che si sarebbe occupata in prima persona degli interventi sugli animali. Nella sua abitazione sono stati infatti trovati gli attrezzi impiegati per effettuare l’incisione chirurgica, oltre a numerose gabbie contenenti tordi e pulcini della stessa specie, probabilmente raccolti pochissime ore prima dell’arrivo degli agenti. Agli accertamenti hanno fatto seguito il sequestro del materiale impiegato per gli illeciti e il deferimento all’autorità giudiziaria dei due uomini.

Per contrastare il traffico di avifauna, il Corpo forestale si avvale della collaborazione dei veterinari dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Una volta visitati e curati, gli animali sono stati consegnati alla Lipu per essere recuperati fisicamente; una volta disposto il dissequestro da parte dell’autorità giudiziaria, questo pomeriggio gli uccellini sono stati rimessi in libertà.

L’attività di indagine si inquadra in un più ampio programma di attività di controllo di alto livello, secondo quanto previsto nel Piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici. Gli illeciti iniziano con il furto venatorio a carico di piccolissimi uccelli ancora nel nido non capaci di volare e sfociano spesso in maltrattamento di animali condotto con la pratica del “sessaggio”. Questo, molto spesso, porta anche soggetti provenienti da fuori provincia a frequentare le campagne trentine che pullulano di avifauna nei mesi idonei alla riproduzione.

Lettera del Presidente del Parlamento al Presidente della Commissione per una soluzione per i migranti dell’Open Arms. “FACCIAMOLO PER HORTENSIA”.

Caro Presidente Juncker,come spesso avviene da quando la parola del Parlamento europeo sulla riforma del Regolamento di Dublino non è stata ascoltata, la vita di povera gente raccolta in mare si ritrova costantemente al centro di strumentalizzazioni e polemiche fra governi. Ad ogni nave che arriva in acque europee si ripete la stessa scena e si riaprono le stesse polemiche. In questi giorni vi è il caso della nave Open Arms, con 121 persone a bordo, che non sa dove dirigersi. L’opera di supplenza che in questi anni la Commissione europea ha svolto è stata meritoria, in linea con i valori dell’Unione e con i dettami delle Convenzioni internazionali.

Ma in questo caso non vi sono indicazioni. E a bordo, dalle notizie riferite dalla stampa, vi sarebbero anche 31 minorenni, fra cui 2 gemellini etiopi di 9 mesi, e donne che portano sulla loro pelle i segni indelebili di violenze e soprusi. Se l’Unione si mostrasse indifferente sarebbe come aggiungere sofferenza a sofferenza e sono certo che questo non sia lo stato d’animo dei custodi dei Trattati europei.

Alla Commissione da Lei presieduta si è chiesto molto in questi anni e l’impegno mostrato in tante vicende ha riscattato anche la nostra identità di europei. In un momento in cui sembra prevalere l’egoismo possiamo solo fare fino in fondo il nostro dovere.Sono convinto che la Sua sensibilità e l’impegno del signor Commissario Avramopoulos saranno all’altezza anche di questa emergenza, coordinando un intervento umanitario rapido e consentendo una equa redistribuzione dei migranti.

Sono cosciente che la base volontaria sia l’unica soluzione in grado di rispondere in questo momento alla domanda di umanità che ci viene rivolta. La situazione è grave e merita un’azione tempestiva anche perché, come Lei sa bene per formazione e sensibilità, i poveri non possono aspettare. Il Parlamento europeo, come tante volte è accaduto, sosterrà il Suo sforzo.

Facciamolo per Hortensia, signor Presidente, donna ustionata con la benzina per sfuggire al suo aguzzino. Se l’Europa non saprà proteggere quella donna e i suoi compagni alla ricerca di una vita migliore significherà che avremo perso l’anima oltre che il cuore.

 

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Il Presidente del Parlamento Europeo,

David Sassoli