Si è tenuto questa mattina l’incontro in Provincia per il rinnovo del CCPL delle Autonomie Locali. l’Assessore Spinelli, in sostituzione di Fugatti, ha confermato l’assenza di risorse per il triennio 2019/2021. Uniche poste sul tavolo, l’indennità di vacanza contrattuale – dovuta in forza di specifche previsioni contrattuali e non certo per concessione della Giunta – e un contributo del 50% (37,50 euro) per l’iscrizione dei familiari dei dipendenti pubblici al Sanifonds. Questo perché le manovre di bilancio – a partire dall’attuale – devono mirare ad una ripresa e ad uno sviluppo economico sul territorio che ha registrato un rallentamento negli ultimi dieci anni, soprattutto nei confronti del vicino Alto Adige.

Dunque, questa Giunta pensa che per i pubblici dipendenti il “recente” rinnovo dei contratti per il 2016/2018, dopo ben otto anni di blocco, possa bastare. La stessa Giunta pensa poi che il rilancio del Trentino passi attraverso tutte le categorie produttive, cui in qualche modo si è dato risposta con la manovra illustrata alle parti sociali, ma non certamente attraverso la valorizzazione della sua P.A., che non merita neppure l’adeguamento dei salari dei propri dipendenti per la tenuta del potere d’acquisto.

Tutto ciò è inaccettabile! Che si ritenga – dopo un “buco” previdenziale e retributivo di otto anni, non recuperato e non recuperabile, subito dai pubblici dipendenti – di continuare con il blocco dei contratti, senza risorse neppure parziali, è una scelta politica chiara che contrasteremo in tutti i modi.

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Così Luigi Diaspro – Fp Cgil, Beppe Pallanch – Cisl Fp e Marcella Tomasi Uil – Fpl.

 

Il CCPL 2016/2018 rappresenta solo il primo tassello per la ricostruzione di un sistema gravemente danneggiato dal lungo blocco contrattuale, cui occorre dare continuità per conseguire una prospettiva di innovazione, valorizzazione del ruolo degli addetti/e qualità dei servizi. Non solo di rinnovo c’è bisogno, ma occorre mettere mano al riordinamento professionale e al sistema di classificazione: le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori vanno riconosciuti e valorizzati – dopo oltre vent’anni – attraverso un adeguato aggiornamento delle declaratorie con cui riconoscere professionalità ma anche di referenze, in un’ottica generale di sistematizzazione dell’intero comparto, evitando risposte parziali e conservando l’unicità dei Contratti Collettivi di riferimento. Occorre inoltre comprendere il futuro asse o istituzionale, con particolare riferimento alle Gestioni Associate per le quali i lavoratori in questi anni sono stati chiamati a responsabilità e carichi di lavoro straordinari ma in assenza di una strategia certa. Come pure occorre chiarezza sul percorso di stabilizzazione del precariato e del piano assunzionale annunciato, che deve dare risposte ai precari storici della P.A. trentina e favorire il necessario turn over dovuto alle tante uscite per pensionamenti.

L’assenza di risorse sul contratto rappresenta quindi una precisa scelta politica che i lavoratori valuteranno adeguatamente, visto che sono loro a dover scontare in buona sostanza la progressiva futura riduzione di risorse nel bilancio provinciale. Parlare di sola vacanza contrattuale – pari a pochi euro mensili – vuol dire irridere i lavoratori pubblici, visto che l’istituto della vacanza contrattuale dovrebbe essere attivato automaticamente in caso di ritardi nel rinnovo del contratto, ma a partire dal mese di aprile! Ribadiamo ancora una volta che a livello nazionale le risorse sono state incrementate di un ulteriore miliardo, per complessivi 2,775 miliardi, mentre nel vicino Alto Adige è stato stanziato il 4,8% oltre all’aumento generalizzato del buono pasto a 7 euro.

La pazienza delle lavoratrici e dei lavoratori non è infinita, l’aver assicurato in questi lunghi otto anni servizi di qualità sul territorio, a dispetto della carenza di personale per il blocco delle assunzioni, blocco delle retribuzioni e delle progressioni, carichi di lavoro esorbitanti, turni nei giorni di riposo, non autorizza a pensare che l’alto senso del dovere e del servizio sinora manifestato dai dipendenti pubblici trentini possa continuare. Partiremo pertanto con iniziative di mobilitazione, con la convocazione di una prima assemblea unitaria per il 22 novembre presso la Sala della Cooperazione in Via Segantini: i lavoratori dei comparti pubblici faranno sentire la propria voce, affinche si affermi il valore del proprio ruolo e del proprio lavoro.

Le segreterie Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Fpl

 

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L’assessore Spinelli: “Bene anche la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato e delle stabilizzazioni”. Mercato del lavoro: occupazione in ripresa.

Nel mese di luglio 2019 si è registrata una importante ripresa della domanda di lavoro da parte delle imprese trentine.

I dati raccolti dall’Agenzia del Lavoro indicano, rispetto a luglio 2018, la crescita delle assunzioni di 1.170 unità, pari a un +8,1%. Crescita registrata soprattutto in agricoltura – 761 unità – e nel terziario – 519 unità – mentre sono calate di 110 nel secondario. La forte crescita di luglio ha certamente inciso sulla dinamica di più lungo periodo che tuttavia registra ancora un calo di assunzioni che nel periodo gennaio-luglio 2019 diminuiscono dell’1,7% rispetto all’anno precedente.

“Al di là dei fattori congiunturali e delle difficoltà che ancora attraversano alcuni settori della nostra economia – sottolinea l’assessore Spinelli – la crescita complessiva della stabilità lavorativa è un dato confortante. Le assunzioni a tempo indeterminato nei primi sette mesi del 2019 crescono di di 1.677 unità rispetto allo stesso periodo del 2018 registrando un +28,8%. Ancora più forte è la crescita, all’interno delle stesse imprese, delle trasformazioni dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, che passano da 2.692 dei primi sette mesi del 2018 a 4.538 dei sette del 2019, quindi con un +68,6%. Si tratta di segnali di fiducia importanti che dobbiamo a nostra volta raccogliere e rilanciare anche in sede della nuova manovra di bilancio. Gli strumenti che metteremo in campo, fra cui il nuovo Fondo per la crescita e la revisione delle politiche degli incentivi alle imprese, vanno in questa direzione: sostenere gli investimenti, l’innovazione, e naturalmente l’occupazione”.

 

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Assunzioni gennaio-luglio 2019

In luglio la domanda di lavoro delle imprese trentine, dopo i cali dei precedenti mesi, torna a crescere. I dati diffusi dall’Agenzia del lavoro testimoniano di una crescita delle assunzioni, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dell’8,1%, trainata dall’agricoltura e dal terziario. Rimangono ancora negativi i fabbisogni di personale del secondario, in particolare nel manifatturiero (-182 unità), mentre crescono nell’edile-estrattivo (+72).

Sul più lungo periodo, rispetto a gennaio-luglio 2018, la flessione delle assunzioni nei primi sette mesi del 2019 ha interessato per 2.093 unità il secondario e soprattutto il manifatturiero (-1.909). Grazie all’aumento dell’ultimo mese il terziario riduce le perdite a 581 assunzioni che in termini relativi registra solo un -0,9% (nel settore diminuiscono di 258 le assunzioni nel commercio e di 899 quelle dei servizi alle imprese; crescono invece di 170 nei pubblici esercizi e turismo e di 406 nei rimanenti comparti del settore). In agricoltura, il dato rispetto ai primi sette mesi del 2018 è positivo per 1.228 assunzioni e +14,2%.

Nel periodo considerato la flessione delle assunzioni è stata soprattutto maschile (-1.013 e -433 quelle femminili). Per età è diminuita la domanda di lavoro per i giovani fino ai 29 anni (-585), e per la fascia dei 30-54enni (-1.291); aumentano invece di 430 le assunzioni della fascia più anziana dei 55enni e oltre.

 

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Segnali sicuramente positivi si continuano invece a registrare sul fronte della stabilità lavorativa.

Le assunzioni a tempo indeterminato in senso stretto passano dalle 5.830 di gennaio-luglio 2018 alle 7.507 dei sette mesi del 2019, per un aumento di 1.677 unità e del +28,8%. Ancora più forte è la crescita, all’interno delle stesse imprese, delle trasformazioni dei contratti a termine in tempo indeterminato, che passano dalle 2.692 dei primi sette mesi del 2018 alle 4.538 dei sette del 2019, registrando un aumento di 1.846 in valori assoluti e del +68,6% in termini relativi.

Per quanto riguarda le altre forme d’inserimento al lavoro, positivo è anche l’aumento di 247 assunzioni di giovani in apprendistato, cresce di 186 il lavoro a chiamata e di 433 il contratto a tempo determinato. Il calo delle assunzioni rispetto ai sette mesi dell’anno prima si deve dunque al solo lavoro somministrato, in flessione di 3.989 unità e del 36,0%.

Iscrizioni al Centro per l’Impiego (dato di stock a luglio 2019) e la cassa integrazione guadagni (gennaio-agosto 2019)

Gli iscritti ai Centri per l’Impiego, nel mese di luglio 2019 confermano il trend in calo dei mesi precedenti. I 31.884 iscritti di luglio del 2019, sono 104 in meno rispetto a quelli dello stesso mese dell’anno prima.

Da gennaio a agosto del 2019, il ricorso alla cassa integrazione si conferma basso: in totale sono state autorizzate 253.512 ore di Cig.

Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia tuttavia una contenuta crescita di sole 21.444 unità e +9% (dalle 232.068 alle 253.512). In termini di lavoratori equivalenti (lavoratori sospesi a zero ore), i 129 di gennaio e agosto 2019, sono solo 11 in più rispetto a quelli dell’anno prima.

“Salvini ha detto ‘Why Not?’ sul nome di Draghi per il Colle? Io dico ‘not’ invece, altro che ‘why not’…”. Così a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, nella puntata che andrà in onda domani alle 13.30. “Spero che il prossimo Presidente della Repubblica lo possano eleggere gli italiani, visto che stiamo raccogliendo le firme per avviare la proposta di modifica costituzionale per l’elezione diretta del Capo dello Stato.

E se lo votano gli italiani, a occhio, non vince Draghi…” Non le piace l’ex numero 1 della Bce? “Non ho nulla contro di lui, è una personalità di altissimo spessore, ma non auspico che il prossimo inquilino del Colle sia un esponente della finanza”, ha detto Meloni a Rai Radio1.

AMBROSI: “NIENTE PIÙ DISAGI PER GLI STUDENTI VENETI ISCRITTI A SCUOLE TRENTINE: DA SETTEMBRE 2019, LA LORO LIBERA CIRCOLAZIONE SUI TRENI È REALTÁ”.

“Dal primo settembre 2019 – quindi da alcune settimane – in Trentino è entrata in vigore una piccola grande novità: quella stabilita, mesi addietro, dalla Delibera della Giunta provinciale n° 863 del 7/6/2019, che ha ufficialmente esonerato «gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e centri di formazione professionale, residenti in Provincia di Verona e Vicenza e che utilizzano per recarsi a scuola i servizi della Ferrovia del Brennero e della Valsugana, dall’obbligo di validazione della smart card in salita alla stazione di confine».

Ora, apparentemente marginale questa novità è stata in realtà assai significativa. Infatti per gli studenti veneti frequentanti scuole trentine il servizio ferroviario e l’utilizzo della libera circolazione provinciale erano un beneficio “limitato”, nel senso che per il rispetto delle regole tariffarie di Trenitalia erano costretti a interrompere il viaggio al confine (per esempio, alla stazione di Borghetto), scendere, validare l’abbonamento provinciale, e poi risalire con operazioni che, nella fretta della salita e della discesa, li ponevano a rischio di potenziali infortuni, specie se si pensa agli ambiti di stazione, dove il marciapiede non sempre garantisce la sicurezza necessaria rispetto al transito dei convogli.

Un disagio, questo, che – grazie anche all’applicazione OpenMove, di cui si possono trovare tutte le informazioni on line (www.trasporti.provincia.tn.it) – appartiene al passato, cosa che mi rende particolarmente orgogliosa. Tempo addietro mi sono infatti resa personalmente portavoce delle istanze di chi viveva sulla propria pelle un problema quotidiano che poi, su mio input, la Giunta provinciale ha risolto cancellando un obbligo di validazione della smart card in salita alla stazione di confine che pareva davvero incomprensibile, e che – come detto – determinava non poche difficoltà agli studenti. Difficoltà che, ripeto, oggi sono state superate, a dimostrazione che quella del «Trentino del cambiamento» è una realtà sempre più concreta”

E’ quanto affermato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Alessia Ambrosi

Concessione A22, si lavora a due soluzioni – Incontro con la Ministra De Micheli dei soci pubblici dell’A22. Sul tavolo due soluzioni per il rilascio della concessione. Entro una settimana il parere del Ministero.

Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione autonoma Trentino-Alto Adige Arno Kompatscher ha incontrato oggi (7 novembre) a Roma – unitamente agli attuali 16 soci pubblici di Autostrada del Brennero S.p.A. – la ministra alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli. Sul tavolo i futuri passi da compiere – dopo la registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera CIPE n. 24 del 20 maggio 2019 – per la finalizzazione della procedura di affidamento della gestione della tratta autostradale Brennero-Modena agli enti territoriali. Il presidente Kompatscher – a nome dei soci pubblici – ha presentato alla Ministra due proposte concrete per arrivare il prima possibile al rilascio della concessione trentennale a favore di una società in-house, chiedendo che siano valutate entrambe, al fine di adottare la soluzione che garantisca la chiusura dell’operazione nei tempi più rapidi.

 

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Le soluzioni sul tavolo della Ministra

La prima soluzione prevede che la futura società concessionaria sia partecipata interamente dai soci pubblici – come disposto dalle norme attuali – e propone di trovare un meccanismo che qualifichi con certezza la natura giuridica del fondo ferrovia, al fine di permettere la liquidazione dei soci privati. La seconda soluzione prevede il mantenimento dei soci privati all’interno della compagine societaria. Rispetto a questa prospettiva, è necessario ottenere il via libera della Commissione europea, la quale dovrebbe certificare la coerenza dell’operazione con la normativa europea. Tutti i soci pubblici hanno infine condiviso l’urgenza di trovare presto una soluzione, nonché la assoluta necessità di evitare che la concessione sia messa a gara, per poter garantire la rapida messa in moto dei rilevanti e cruciali investimenti previsti dal Piano economico finanziario, tra cui 1,7 miliardi per le opere ferroviarie legate al BBT e più di 4 miliardi per le opere viabilistiche e di miglioramento della tratta autostradale. Il Ministero ha manifestato l’intenzione di svolgere nei prossimi giorni le opportune verifiche sulla fattibilità tecnico-giuridica delle due ipotesi, anche attraverso una eventuale interlocuzione con gli Organismi europei.

 

L’Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale oggi si è riunito a Luserna, prestando così particolare attenzione alla realtà di questa isola linguistica cimbra.

Ducentottantasei anime residenti, otto preziosissimi bimbi che frequentano allegramente il servizio educativo 0-6 anni attivo in paese. Sono queste le cifre della “resistenza cimbra”, il presente e il futuro di Luserna.

A questa realtà – alla fatica quotidiana per dare prospettiva alla minoranza linguistica germanofona qui insediata – ha voluto prestare particolare attenzione l’Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale. Il presidente Walter Kaswalder l’ha riunito in quota, in un locale dell’Istituto culturale cimbro, dove gli ospiti sono stati accolti dal presidente Gianni Nicolussi Zaiga e dalla direttrice Annamaria Trenti, protagonisti in prima linea della sfida culturale per la sopravvivenza di questa enclave incastonata sull’altopiano al confine col Veneto. Una “terra alta” che ha già la fibra ottica sotto le sue strade comunali, ma ha un municipio senza nemmeno un impiegato e corre il rischio di svuotarsi completamente nella brutta stagione.

In paese Kaswalder, con il vicepresidente Alessandro Olivi e i segretari questori Mara Dalzocchio, Filippo Degasperi e Michele Dallapiccola, stamane ha tenuto la periodica riunione dell’Ufficio, alla presenza della segretaria generale dell’ente, Patrizia Gentile.

Il momento saliente è venuto dopo, quando c’è stato modo di puntare i riflettori sulla comunità cimbra. Il presidente Kaswalder ha detto che c’è la volontà di contribuire fattivamente a far conoscere meglio ai trentini quali sono le minoranze linguistiche trentine e perché sono preziose. Lo si farà andando anche nella “Ladinia” e in valle dei Mocheni, offrendo – ed è stato fatto oggi per Luserna – anche gli spazi del periodico consiliare (“Consiglio provinciale cronache, 29 mila copie) per fare informazione e soprattutto raccontare origini, storia, caratteristiche di queste comunità e dei loro idiomi.

Gianni Nicolussi Zaiga ha apprezzato vivamente, raccontando che i cimbri sono in equilibrio molto precario, con i decessi che ancora superano le nascite e soprattutto con la carenza di opportunità lavorative per chi decide di rimanere.

Oggi c’era anche il sindaco, Luca Nicolussi Paolàz. Ha confermato che il periodo è difficile e che servono davvero politiche nuove, più decisamente orientate a favore di chi vive in montagna. Gli Stati generali indetti dalla Giunta Fugatti – ha detto – sono un segnale positivo, ma serve andare avanti concretamente. Una proposta: portare i mercatini di Natale di Trento anche dentro le comunità come Luserna, da dove arrivano i prodotti tipici esposti in piazza Fiera. Oggi paradossalmente accade il contrario, con l’albergo locale che chiude quando i gestori sono impegnati proprio a gestire il proprio spazio ai mercatini di Trento. “Questo paese – ha concluso il sindaco – ha difeso la propria natura, ha resistito alla china delle seconde case. Può quindi offrire autenticità, ambiente, prodotti genuini. Bisogna valorizzarli, bisogna dare gambe ai progetti, come quello dell’albergo diffuso”.

Il presidente dell’Autorità per le minoranze linguistiche del Consiglio provinciale, Dario Pallaoro, ha fornito ulteriori coordinate.
“E’ triste, ma i trentini sanno poco della loro autonomia speciale e non sanno nulla delle loro minoranze linguistiche. Non sanno che senza ladini, mocheni e cimbri, Degasperi nel 1946 non avrebbe saputo come ancorare il Trentino all’autonomia delle terre di lingua tedesca. Oggi abbiamo ottime leggi di tutela, molti strumenti di valorizzazione culturale, ma poi accade che i ragazzi – finite le scuole locali – non trovano più un contesto in cui continuare a parlare la lingua dei loro padri. Sul versante scolastico serve un salto di qualità. Ma occorre anche un monitoraggio generale sullo stato delle lingue in Trentino, una verifica puntuale sulla congruità delle politiche di sostegno esistenti.

Mara Dalzocchio ha detto che questa Giunta ci crede ed ha cominciato a lavorare per la sacrosanta valorizzazione di queste peculiarità culturali della nostra provincia. Per Alessandro Olivi la città stessa sarebbe più povera se tutt’attorno le comunità montane si svuotano o s’impoveriscono, ragion per cui bisogna creare lavoro ed economia per esse. Filippo Degasperi ha plaudito all’iniziativa di Kaswalder – portare la Presidenza a contatto con le tre minoranze linguistiche – e s’è detto convinto che ci sia spazio per sfruttare meglio la bassa stagione turistica, perché in posti come Luserna è bello stare anche d’autunno. Sulla scuola: la legge Salvaterra da tanto tempo prevede di portare nelle classi l’autonomia speciale e le sue minoranze linguistiche, ma il dettato legislativo non basta a cambiare le cose.

La direttrice Annamaria Trenti ha guardato anche al segmento più alto dell’istruzione: l’Università di Trento potrebbe fare come accade nei territori baschi, catalani, gallesi, dove gli atenei collaborano con gli enti pubblici per studiare costantemente le realtà linguistiche e fornire quindi indirizzi operativi scientificamente certificati.

Fugatti e Fraccaro a confronto su Olimpiadi, Mediocredito e mobilità. Credito, Olimpiadi, infrastrutture, mobilità. Sono stati questi i temi al centro del colloquio che si è svolto questo pomeriggio a Roma fra il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Riccardo Fraccaro.

Un incontro cordiale che è iniziato con alcune riflessioni sul ruolo di Mediocredito, tema di cui lo stesso sottosegretario si è più volte occupato. “La posizione di cautela della Provincia sulla vendita delle proprie quote- commenta il governatore trentino – ci è parsa essere condivisa dall’onorevole Fraccaro, in coerenza del resto con le sue posizioni orientate alla valorizzazione territoriale dell’istituto di credito”.

Credito che risulta sempre più strategico per il sostegno all’economia, che può beneficiare di una serie di impegni assunti dalla Provincia in tema di opere pubbliche, ma anche da iniziative straordinarie quale quella legata alle Olimpiaidi 2026. A questo proposito Fugatti e Fraccaro hanno affrontato il tema del collegamento fra l’aeroporto Catullo ed il sistema ferroviario, segnatamente le stazioni di Verona e di Trento. E sempre nell’ottica di mobilità sostenibile, una riflessione anche sull’ipotesi di collegamento ferroviario Rovereto-Riva del Garda, tema che la Giunta ha affrontato anche nel corso delle ultime riunioni con gli amministratori dell’Alto Garda.

#IOMIVACCINO: perché mancano le dosi necessarie? Premesso che: la Circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2019-2020” pubblicata dal ministero della Salute il 17 luglio 2019, indica che è il periodo autunnale quello più indicato per lo svolgimento delle campagne di vaccinazione antinfluenzale. La protezione indotta dal vaccino ha inizio circa due settimane dopo la somministrazione del vaccino e permane per un periodo di sei/otto mesi, per poi decrescere;

sulla base dei dati forniti dal sistema di sorveglianza si stima che ogni anno circa 50 mila persone in Trentino si ammalano d’influenza; negli anni di picco tale numero di persone è arrivato anche a 70-80 mila;

con lo slogan “#IOMIVACCINO” l’APSS, assieme agli Ordini professionali degli operatori della salute e alla Provincia di Trento, ha lanciato dal 4 novembre 2019 la campagna di vaccinazione antinfluenzale;

le vaccinazioni antinfluenzali vengono somministrate negli ambulatori dei servizi vaccinali dell’Apss o dal proprio medico di famiglia e sono raccomandate e offerte gratuitamente ad alcune categorie di persone che hanno un rischio più elevato di andare incontro a forme gravi o a complicanze dell’influenza;

il vaccino è raccomandato inoltre al personale sanitario e a tutti coloro che svolgono funzioni di assistenza, ai donatori di sangue, alle Forze di pubblica sicurezza, Vigili del fuoco, personale della Protezione civile e a coloro che, per motivi di lavoro, sono a contatto con animali come veterinari, allevatori e addetti al trasporto di animali;

oggi 7 novembre Cisl medici segnala che, nonostante la programmazione provinciale prevedesse a fine ottobre la consegna dei vaccini antinfluenzali ai 370 medici di famiglia dislocati a Trento e nelle valli, i vaccini non sono stati consegnati in misura tale da soddisfare le richieste dei pazienti, con gravi disagi per medici ma soprattutto per le persone che necessitano della somministrazione. I medici di base denunciano una mancanza di dosi che, in alcuni casi, supera anche il 50%;

una campagna lanciata con grande enfasi ma che evidentemente è partita azzoppata.

si interroga il presidente della Provincia di Trento e l’assessora competente per sapere:

1. quali sono le motivazioni del ritardo nella consegna delle dosi di vaccino antinfluenzale necessari per una idonea copertura provinciale;

2. quali sono le conseguenze sull’efficacia della copertura vaccinale della popolazione a rischio;
3. se anche le strutture ospedaliere hanno avuto problemi di mancata fornitura, e in caso di risposta affermativa quali e il numero delle dosi mancanti;
4. considerato che il vaccino antinfluenzale inizia la propria copertura dopo due settimane dalla somministrazione, quale è il periodo consigliato per la somministrazione, al fine di ottimizzarne l’efficacia;
5. quanto è costata la campagna #IOMIVACCINO e come ne sarà misurata l’efficacia.

 

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PAOLO GHEZZI

LUCIA COPPOLA

Gruppo consiliare FUTURA

Un convegno e la visita ai territori colpiti in Svizzera dalle devastanti tempeste Vivian (1990) e Lothar (1999) per riflettere sugli approcci gestionali futuri.

A un anno dalla tempesta Vaia, la Rete di Riserve Fiemme-Destra Avisio ha proposto un doppio momento di riflessione e approfondimento sugli scenari gestionali possibili per il recupero ecologico degli habitat naturali forestali della Val di Fiemme. Il 27 settembre, nel palazzo della Magnifica Comunità, si è tenuto un convegno, dal titolo “Quale futuro post Vaia?”, che ha visto circa 120 partecipanti; mentre a inizio ottobre un gruppo composto da amministratori, tecnici e addetti ai lavori si è recato in Svizzera per vedere dal vivo gli esiti delle strategie adottate nel Canton Grigioni nel 1990 e nel 1999, dopo i passaggi delle tempeste Vivian e Lothar.

La Rete di Riserve Fiemme-Destra Avisio vede come ente capofila la Comunità Territoriale della Val di Fiemme, mentre la Magnifica Comunità di Fiemme ha il ruolo del coordinamento tecnico. Tra gli scopi della Rete, anche quello di favorire la sensibilizzazione sulle tematiche ambientali e di stimolare la riflessione sulla gestione, così da promuovere approcci collaborativi e innovativi.

Dodici mesi dopo la tempesta, caratterizzati dalla gestione dell’emergenza, la Rete ha ritenuto importante proporre un momento per riflettere su quanto accaduto con uno sguardo al futuro, come spiegano il presidente della Comunità Territoriale Giovanni Zanon e il coordinatore tecnico della Rete di Riserve Fiemme- Destra Avisio Andrea Bertagnolli: “Senza dubbio, le foreste rappresentano i nostri migliori alleati per mitigare la crisi climatica. Gestirle tenendo in considerazione tutti i servizi ecosistemici e favorendone la multifunzionalità è fondamentale, specialmente in un contesto ricco di boschi come il nostro. I casi studio presentati ci dimostrano che la foresta non ha necessariamente bisogno dell’uomo – i boschi ricresceranno ugualmente, con o senza il nostro intervento -, è invece l’uomo che ha bisogno di una foresta che possa fornire nella maniera migliore i suoi servizi, che non solo solamente quelli legati alla produzione del legname”.

 

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IL CONVEGNO
Il convegno, organizzato dalle Rete delle Riserve in collaborazione con Etifor (spin-off dell’Università degli Studi di Padova), ha affrontato il tema del recupero degli habitat forestali e analizzato possibili soluzioni per il futuro.
Gli interventi tecnico-scientifici, tenuti da docenti delle Università di Trento e Padova, da funzionari della PAT e da ricercatori del WSL (Istituto Federale di ricerca sulle foreste della Svizzera) hanno fornito una panoramica degli effetti della tempesta Vaia, con particolare attenzione agli impatti sui delicati ecosistemi forestali trentini. L’accento è stato posto sull’approccio da tenere in presenza di eventi estremi: un approccio che deve essere cooperativo, basato su una visione d’insieme e non di campanilismo e chiusura.

A livello Trentino, le stime più attuali parlano di poco più di 4 milioni di metri cubi di legname schiantato, corrispondenti a circa 9 riprese annue (cioè alla quantità di legname che sulla base dei piani di gestione forestale è prelevabile in 9 anni). La superficie forestale danneggiata ammonta a 19.500 ettari, di cui quasi 8000 con un danno maggiore al 90%. La viabilità forestale provinciale ha subito danni per più di 2500 km. Secondo gli ultimi dati disponibili, circa il 20% della massa a terra è stata già esboscata, con 552 cantieri attivi sul territorio.

Negli schianti sono state coinvolte anche aree di alto pregio ambientale e naturalistico, come le aree Natura 2000. La superficie di aree Natura 2000 danneggiate da Vaia nella Provincia di Trento ammonta a circa 4470 ettari. Molti studi scientifici hanno rilevato che l’esbosco del legname schiantato può comportare una riduzione degli indici di biodiversità.

 

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WORKSHOP INTERATTIVO
Durante il convegno è stato organizzato un momento partecipativo con i vari portatori di interesse del territorio, che si sono confrontati e hanno discusso le criticità̀ e formulato proposte operative su diverse tematiche. Di seguito riportiamo alcune delle riflessioni emerse dai tavoli di lavoro.

• Ecologia e biodiversità
Criticità: boschi semplici a livello di struttura e carenti in biodiversità (meno portati ad adattarsi agli eventi estremi); monocultura abete rosso; gestione forestale che privilegia gli aspetti economici rispetto a quelli ambientali.
Proposte: valorizzare le specie autoctone e di provenienza locale negli interventi di ripristino; mantenere alcuni degli spazi aperti creati da Vaia; riconoscere il ruolo e il valore della necromassa legnosa dal punto di vista ecologico; vedere Vaia come un’opportunità per sperimentare approcci gestionali diversi.

Criticità: eccessiva burocrazia; infrastrutture (come le strade forestali) inadeguate; scarso coordinamento; difficoltà nel reperire ditte boschive locali.
Proposte: costituire cooperative di servizi; creare regolari momenti di confronto; semplificare la pianificazione forestale, valutare un sistema di vendita del legname coordinato da una struttura centralizzata.
• Impatti sui servizi ecosistemici della foresta
Criticità: difficoltà a reperire informazioni su percorribilità sentieri; norma sul vincolo idrogeologico ormai datata; rischio di tralasciare servizi di regolazione delle acque per dedicarsi solo al legname caduto.
Proposte: incentivare comunicazione su rischio idrogeologico; favorire multifunzionalità del bosco; destinare quota tassa soggiorno a cura foreste; campagna di comunicazione per sensibilizzazione turisti; reinvestire in conservazione e sistemazione sentieri.
• La comunicazione del rischio
Criticità: manca forte cultura di responsabilità individuale; scarsa conoscenza dei rischi ambientali; difficoltà comunicazione se manca l’energia.
Proposte: creare sistemi istituzionali certificati di informazione; veicolare poche informazioni ma importanti; educare alla cultura del rischio; responsabilizzare anche il singolo individuo.

L’ESEMPIO DELLA SVIZZERA
Le tempeste e i relativi danni da vento agli ecosistemi forestali non sono certo nuovi in Europa. Le serie storiche dimostrano un aumento della frequenza di questi fenomeni meteorologici intensi, praticamente assenti fino agli anni ‘70 con questa magnitudo. Quello che sorprende è il fatto che Vaia abbia provocato danni ingenti principalmente sul versante meridionale delle Alpi, da sempre barriera naturale contro le tempeste provenienti da Nord.
I danni maggiori sugli ecosistemi forestali sono stati registrati a seguito degli eventi Vivian (1990) e Lothar (1999), che hanno causato rispettivamente più di 100 e più di 200 milioni di metri cubi di schianti in Europa, procurando ingenti danni forestali anche in Svizzera. Nel dettaglio, in questo Paese, Vivian ha provocato 5 milioni di metri cubi di schianti, mentre 14 milioni di metri cubi sono stati quelli causati da Lothar. A seguito di questi eventi, in Svizzera si sono accesi intensi dibattiti sugli approcci gestionali per il ripristino degli ecosistemi forestali danneggiati.
A distanza di 20-30 anni è interessante notare i diversi impatti delle differenti tecniche di ripristino.
Per quanto concerne la rinnovazione, si è visto come quella artificiale sia senza dubbio di aiuto per accelerare i tempi del ripristino in termini di ritorno ad una copertura forestale. In caso di rinnovazione artificiale, a distanza di 20 anni l’altezza delle piante può essere superiore fino a 2-3 metri rispetto a rinnovazione naturale. Per quanto riguarda la gestione del legno schiantato, il rilascio o meno del materiale al suolo dipende anche dalla funzione della foresta: una foresta protettiva avrà priorità e indirizzi gestionali molto diversi da una foresta produttiva. Lasciare gli schianti al suolo può essere molto importante qualora la foresta non abbia vocazione produttiva, e dove si vogliano quindi privilegiare gli aspetti di protezione e di valore naturalistico, come nel caso di aree protette.

LA VISITA IN SVIZZERA
Il gruppo che si è recato in visita a inizio ottobre nel Canton Grigioni ha potuto verificare i diversi approcci adottati dalla Svizzera a seguito delle tempeste del 1990 e del 1999, valutandone gli effetti dopo diversi decenni. “La loro situazione era molto simile a quella di Predazzo, Pampeago e Forno, dove ripidi pendii sovrastanti zone abitate sono stati denudati dal vento. Ho apprezzato molto l’approccio degli svizzeri alla nostra visita, perché non hanno nascosto gli errori commessi. Anzi, si sono posti con molta umiltà, mettendoci a disposizione la loro esperienza, utile per fare valutazioni adattabili al nostro contesto”, sottolinea Zanon. Interessante, per esempio, l’uso, dopo l’evento, di barriere antivalanghe in legno, meno costose ma efficaci temporaneamente, almeno fino a quando la funzione di protezione viene riacquistata dagli alberi che nel frattempo sono ricresciuti.
“Il convegno e la visita in Svizzera hanno evidenziato come non esistano soluzioni universalmente applicabili, che dovremo fare squadra, che dovremo aprirci a sperimentazioni e approcci gestionali innovativi. Il rischio che Vaia non cambi nulla nel nostro modo di gestire le foreste esiste e dobbiamo riuscire a scongiurarlo: sono convinto che la pianificazione futura debba porre più attenzione a tutte le funzioni del bosco, non solo quella economica, ma anche quella protettiva ed ecosistemica. Dobbiamo aprire una profonda riflessione a livello di valle per capire cosa vogliamo per il futuro e su questo basare la nostra pianificazione forestale”, conclude Bertagnolli.

Spazi e arredi scolastici: innovazione e sfide educative. Oggi a Rovereto il seminario. Flessibilità, apertura e multifunzionalità sono queste le parole chiave emerse oggi dal seminario dal titolo: ”Spazi e arredi scolastici: innovazione e sfide educative”, organizzato da IPRASE, rivolto ai dirigenti scolastici delle scuole trentine. L’iniziativa rientra in un più ampio programma di incontri a carattere formativo con cadenza mensile che hanno lo scopo di rafforzare la collaborazione tra istituti, docenti e dirigenti, valorizzando le occasioni di conoscenza e apertura a realtà innovative che possano essere di stimolo e di riferimento per il cambiamento.

Al seminario, oltre a Luciano Covi, direttore di IPRASE sono intervenuti la Sovrintendente scolastica Viviana Sbardella, il presidente del Comitato scientifico di IPRASE Renato Troncon e i ricercatori di INDIRE, che hanno portato le testimonianze e gli esiti della ricerca scientifica in tema di organizzazione degli spazi in ambito scolastico.

L’innovazione scolastica in tutti i suoi aspetti rappresenta uno dei temi più attuali del nostro tempo. Si tratta di un tema chiave di legislatura sul quale l’assessore all’istruzione Mirko Bisesti ha deciso di investire in modo decisivo in risorse e momenti formativi. In quest’ottica rientra il seminario organizzato oggi da IPRASE che ha costituito un importante momento di scambio e di approfondimento tra i dirigenti scolastici della scuola trentina e i ricercatori di INDIRE (Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa).

In una scuola che cambia rapidamente e che da scuola dell’insegnamento è diventata scuola dell’apprendimento, l’organizzazione dell’ambiente scolastico rappresenta certamente un punto fondamentale da cui partire. Nell’ambito del convegno di oggi i ricercatori hanno ribadito che il cambiamento dei bisogni formativi ha portato con sé un nuovo paradigma dello spazio scolastico secondo il quale ogni alunno deve trovare il proprio modo di apprendere. In quest’ottica tutti gli ambienti della scuola diventano ambienti di apprendimento. Si supera così l’impostazione dell’aula come luogo statico.

A tale proposito, nel corso dei lavori, sono state analizzate felici esperienze innovative di alcune scuole italiane e straniere che hanno deciso di accentuare ulteriormente la centralità dello studente che si sposta in diversi luoghi dell’edificio scolastico creati per lo svolgimento delle diverse attività. Gli studiosi hanno riportato i dati scientifici che confermano che il movimento favorisce l’apprendimento e che contribuisce a sviluppare una maggiore autonomia e responsabilità nello studente.

Questo cambiamento epocale nell’organizzazione degli spazi implica il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema scolastico che, partendo da una nuova idea di scuola, interagisce con i progettisti per un’organizzazione degli spazi consona al nuovo progetto educativo. La giornata si è conclusa con workshop differenziati nei quali sono stati sperimentati momenti di progettazione individualizzata.

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