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Kilimangiaro. Dai grattacieli di Dallas alla Giordania. Il viaggio come emozione e avventura, conoscenza e meraviglia. Sono gli ingredienti di questa stagione del Kilimangiaro, che torna domenica pomeriggio, 14 aprile, alle 15.30 su Rai3 per divulgare e divertire. Ospiti speciali di Camila Raznovich il matematico Piergiorgio Odifreddi per conoscere le geometrie orientali, il conduttore radiofonico Filippo Solibello autore del libro “Stop plastica a mare” e l’astrofisica italiana Stefania Tarquini. In collegamento da Taipei il campione Alessandro De Rose, tuffatore dalle grandi altezze.

Prosegue il giro d’Italia del geologo Mario Tozzi alla scoperta delle peculiarità naturalistiche dei singoli luoghi a partire dai borghi più belli d’Italia. Questa domenica viaggio nel borgo di Gardone Riviera in Lombardia. Ultimo appuntamento dei “viaggi al rallentatore” di Gabriele Saluci e Ludovico de Maistre in Nuova Zelanda mentre i torinesi Danilo Ragona e Luca Paiardi, i due viaggiatori in “carrozzina”, questa domenica saranno in Kenya. Con il linguista Giuseppe Antonelli intraprenderemo un “viaggio letterario” tra le parole di “American Tabloid” di James Ellroy. Spazio all’attualità con “Diario del mondo”.

Alle apprezzate classifiche del Kilimangiaro quest’anno il pubblico può dare il suo contributo on line. Durante la puntata, la documentarista Gloria Aura Bortolini dal “desk dei viaggiatori” proporrà alcuni viaggi nelle “città dei film” e i telespettatori potranno votare quello che preferiscono direttamente sulla pagina Instagram del programma @kilimangiarorai indicando l’hashtag #iconsiglidigloriaaura.

Avventura, paradisi, natura, storie, “city life” e cartoline saranno al centro dei documentari realizzati dai film-maker del Kilimangiaro. Tra le mete di domenica 14 aprile: i grattacieli di Dallas, l’Olanda, la provincia cinese di Shanxi, le spiagge paradisiache della Repubblica Dominicana, la West Coast dell’Australia, la città di Manila nelle Filippine e la Giordania tra riserve naturali e siti archeologici.

Sgarbi al Mart. Lunedì alle 11 incontro con la stampa. Nominato ieri dalla Giunta provinciale di Trento, il nuovo presidente del Mart, Vittorio Sgarbi, lunedì prossimo 15 aprile, sarà già a Rovereto assieme al presidente della Provincia autonoma ed all’assessore alla cultura.

Sarà l’occasione per incontrare, per la prima volta nella sua nuova veste di presidente del museo di arte moderna e contemporanea, i rappresentanti delle istituzioni e delle espressioni economico- culturali del territorio.

Ci sarà anche un momento per la stampa che è invitata a partecipare ad un incontro programmato alle 11 nella Sala Conferenze del Mart.

 

Durante la puntata di “Quarto Grado” di ieri, venerdì 12 aprile, Azouz Marzouk è intervenuto in diretta con una telefonata. L’uomo, che nella strage di Erba dell’11 dicembre 2006 ha perso moglie e figlio, tramite il legale avrebbe chiesto la revisione della sentenza per Olindo Romano e Risa Bazzi. Marzouk dice di essere convinto dell’innocenza dei due coniugi, che il 3 maggio 2011 sono stati condannati in via definitiva all’ergastolo dalla Suprema Corte di cassazione di Roma.
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Di seguito, stralci della telefonata di Azouz Marzouk.

Perché hai fatto questa mossa di chiedere la revisione della sentenza Per Olindo e Rosa?
«Perché secondo me non c’entrano nulla, rispetto alla ricostruzione fatta dalla Procura di Como. Tanti punti non combaciano. Per questo io e il mio avvocato abbiamo deciso di presentare questa istanza alla Procura generale di Milano».

Tu, per molti anni hai avuto una posizione diversa e molto dura nei confronti di Rosa e Olindo…
«No… al primo processo avevo già mostrato dubbi il giorno della sentenza, ma – purtroppo – all’epoca avevo l’avvocato Tropensconvino che mi ha un po’ intimorito, dicendomi di stare zitto così avrei ottenuto i domiciliari. Intimorito sia da lui, che da chi conduceva il processo. Io sto lottando perché ho perso un figlio: lo faccio per questo, non per farmi notare come dicono. Io non do retta a nessuno, ma queste cose mi danno fastidio e mi fanno male: sto facendo questa battaglia per far uscire la verità».

Chi ha ucciso tuo figlio e tua moglie?
«Fino a che non confermerò le prove che portano al vero colpevole, non posso dire niente. So chi è stato: ma devo avere le prove… basta leggere le carte».

Qual è la prova che ti orienta verso altre persone?
«La prova è lo schizzo di sangue che c’è sulla porta d’ingresso di casa mia, all’interno. Questo dimostra che l’assassino era dentro casa: che aspettava mia moglie e mio figlio. Questa è la prima prova. La seconda è la traccia di sangue della signora Cherubini, che si trovava a casa mia. La terza, che ha confermato anche il signor Frigerio al vigile del fuoco, è che sentivano la Cherubini gridare: “Aiuto aiuto!”, ma il taglio alla gola ricevuto dice che per lei era impossibile farsi sentire. Sicuramente, quindi, l’aggressore è scappato dal balcone. Credo che basti e avanzi. C’è da capire chi è stato, anche perché la porta di casa è stata aperta con le chiavi».

La traccia di sangue di Olindo sulla macchina?
«Quella traccia non è pura. La Procura dice che è pura, mentre la difesa dice che non è pura. Le tre corti danno motivazioni diverse e si contraddicono tra di loro».

Hai subito pressioni dai giudici durante il processo?
«Dai giudici no, ma dal pubblico ministero sì. Diceva al mio avvocato di farmi ragionare, se volevo i domiciliari. Poi gli chiedeva: “Perché vuole rovinare il nostro lavoro?”. Avevo paura di non uscire più dal carcere… all’epoca ero dentro».

Sei talmente convinto dell’innocenza di Olindo e Rosa che usciresti a cena con loro?
«Io non sono convinto: sono certo che la ricostruzione fatta dalla Procura di Como è diversa da come sono andati realmente i fatti».

Dopo la condanna hai detto che avresti ucciso tu personalmente Olindo e Rosa
«Non ho mai detto quella frase. Mi assumo tutte le responsabilità di quello che dico».

La testimonianza di Frigerio?
«Il signor Frigerio all’inizio aveva dichiarato ben altro, indicando un’altra persona. Poi ha avuto delle visite: le intercettazioni dei suoi colloqui in ospedale sono state cancellate e non sono mai state trovate».

Ritieni di conoscere le persone che hanno ucciso tuo figlio e tua moglie?
«Ritengo di conoscere i mandanti».

Dimaro: presentati tutti gli interventi per la messa in sicurezza dell’area del Rotian. Ieri sera un incontro con la popolazione al teatro comunale.

“Una serata sui progetti degli interventi già fatti e su quelli che verranno portati avanti in futuro, con l’ascolto comprensibile e legittimo di chi vuole fare domande e portare in evidenza criticità o preoccupazioni, ma nella direzione di dare maggiore sicurezza al territorio” così il presidente della Provincia autonoma di Trento ha definito l’incontro svoltosi ieri sera a Dimaro, in un affollato teatro comunale che ha visto sul tavolo dei relatori, oltre allo stesso presidente, l’assessore all’agricoltura e foreste, i sindaci di Dimaro e Commezzadura, il dirigente generale dell’Umst Grandi Opere e ricostruzione Raffaele De Col, i tecnici del servizio Bacini Montani Roberto Coali e Andrea Casonato.

“Il vostro territorio, così duramente colpito, ha mostrato fin da subito la forza di rialzarsi – ha sottolineato il governatore – la comunità ha mostrato una grande capacità di reagire, mettendo in campo tutta la propria coscienza civica. Anche da parte dell’amministrazione è stato fatto il possibile per avviare in tempi brevi la ricostruzione, investendo risorse e con l’apporto di tutti, tecnici e rappresentanti istituzionali di maggioranza e di opposizione”. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche dall’assessore all’agricoltura e foreste ai servizi provinciali, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile. “Dimaro ha dato un grande esempio di comunità, affrontando una situazione drammatica. Adesso guardiamo al futuro, investendo in progetti di messa in sicurezza”, ha detto ancora l’assessore.

Come spiegato nel corso della serata, gli interventi per la messa in sicurezza del conoide del rio Rotian si suddividono in tre tranche: nella parte alta sono state trovate soluzioni per contrastare l’eventuale innesco di materiale, nella parte media per aumentare la capacità di laminazione dei detriti e nella parte bassa per l’adeguamento della deviazione del torrente, che si getta nel Noce proprio a fianco dell’abitato di Dimaro. Intanto, la buona notizia data agli sfollati è che potranno rientrare nelle loro case ragionevolmente nella prima estate prossima, a seguito di tutti i controlli necessari di sicurezza effettuati dalla Protezione civile.

Nel corso dell’incontro non sono solo state mostrate planimetrie, illustrate sezioni e profili del progetto, ma si è anche voluto ricostruire le drammatiche fasi del disastro. Nei giorni del 27 e 28 ottobre scorsi, quelli che precedono la terribile esondazione del Rotian, costata una giovane vittima e danni ingentissimi per la comunità di Dimaro, l’intensità delle piogge è stata tale da non essere mai stata registrata in precedenza, raggiungendo una media matematica che non si riscontrava da 150 anni. Con il passare delle ore il contenuto d’acqua nei terreni ha raggiunto in breve tempo la saturazione e lo scroscio continuo della pioggia, associato a fortissimi venti, ha innescato una colata di detriti alimentata dalla morena glaciale laterale al corso del fiume, dove sono immersi grossi blocchi di roccia sostenuti da sabbie e ghiaie.

Le briglie degli anni ’70 hanno ceduto alle spinte e agli urti, liberando grandi quantità di materiale e anche il più recente sistema di controllo delle colate è riuscito a contrastare il fenomeno solo parzialmente.
A seguire questi eventi calamitosi, i primi interventi di sgombro e messa in sicurezza, fino alla progettazione di più consistenti lavori che interessano il conoide del Rotian. L’intervento della parte alta, come è stato illustrato ieri, comprende le demolizioni e l’avvallamento di briglie residue, il deprezzamento dei massi presenti nell’alveo e sui versanti, il taglio della vegetazione instabile. Nella parte media verranno invece costruiti nuovi contrafforti per il rallentamento e l’arresto dei blocchi rocciosi e un secondo sistema, oltre all’esistente, di laminazione del trasporto solido. Nella parte bassa, che riguarda più direttamente l’abitato di Dimaro, si intende ricostruire e adeguare il canale deviatore, dimensionandolo dal punto di vista idraulico.

La stagione sciistica 2018-2019 sta volgendo al termine ed appare obbligatorio un bilancio che evidenzi l’impegno quotidianamente profuso dall’Arma dei Carabinieri nelle 13 località sciistiche che le sono state affidate, dislocate in tutte le valli del Trentino (da quest’anno l’impegno dei Carabinieri sulle piste è stato esteso anche alla skiarea di Brentonico “Polsa – San Valentino”).

Gli interventi eseguiti dai militari sono stati 2491, particolarmente finalizzati a prestare soccorso agli sciatori che, presi dall’ebrezza della discesa, dalla perfezione delle piste e dai materiali sempre più performanti, sono incorsi in sinistri dai quali ne sono derivati infortuni, più o meno gravi, tali da dover chiedere soccorso ai nostri carabinieri che, altamente specializzati nel primo soccorso e dotati di specifici mezzi corredati di tutto l’occorrente, compreso defibrillatore, barelle a pettine, pallone auto-espandibile per la rianimazione delle persone (comunemente conosciuto come pallone di AMBU – Auxiliary Manual Breathing Unit), hanno contribuito alla risoluzione di innumerevoli situazioni che altrimenti avrebbero potuto avere conseguenze molto gravi.

L’addestramento del personale che opera sulle piste da sci è determinante affinché ogni operatore sappia cosa fare: una divisione dei compiti e la perfetta simbiosi tra tutti, consente di ridurre i tempi di intervento aumentando le probabilità di successo. Concluso il primo intervento vengono affidati alle mani sapienti degli operatori del 118 che apprezzano la competenza dimostrata dai militari.

In particolare, quest’anno prima dell’inizio della stagione sciistica, tutti i carabinieri sciatori hanno effettuato, tra l’altro, anche una giornata di aggiornamento professionale su come comportarsi quando nel soccorso interviene l’elicottero. Grazie al Comando provinciale dei VVV di Trento, i carabinieri si sono trovati presso la elinucleo di Mattarello, dove i Vigili del fuoco hanno illustrato le modalità di avvicinamento e di caricamento del ferito sull’elicottero, illustrando anche le tecniche di accostamento anche sui terreni impervi, dove i nostri VVFF hanno mostrato tutta la loro abilità nella guida degli elicotteri da soccorso. È stato un approfondimento professionale di altissimo livello.

Nel corso della stagione, i militari hanno risolto positivamente indagini connesse con furti di attrezzatura sciistica, riuscendo ad individuare i responsabili e denunciandoli alla competente A.G., restituendo la refurtiva ai legittimi proprietari. Infatti, recentemente, proprio due giorni fa si è conclusa velocemente un’indagine relativa ad una serie di furti di sci e materiale sciistico perpetrati nei pressi dei rifugi Chalet Fiat e 5 Laghi di Madonna di Campiglio. Nella circostanza, i militari dell’Arma hanno individuato i 5 responsabili e, addirittura, localizzato il luogo di custodia della refurtiva, tra cui vi erano un paio di sci sperimentali, non ancora in commercio e materiale di pregio, per un valore totale di oltre 5mila euro.

Altri furti sono stati scoperti nel comprensorio di Canazei denunciando in tal caso due persone alla competente A.G., mentre nel Comprensorio sciistico di San Martino di Castrozza, i carabinieri sciatori hanno proceduto nei confronti di 5 maestri di sci stranieri che praticavano la professione in violazione alle norme dettate dalla legge provinciale.
Ancora sono state segnalate amministrativamente diverse persone ai sensi dell’art 75 delle legge antidroga, per cui sono stati sequestrati alcuni grammi di droghe leggere per uso personale di sostanze stupefacenti e come diverse sono state persone contravvenzionate per ubriachezza molestia.

Inoltre, Noi carabinieri puntiamo molto sulla prevenzione, informazione e educazione, sta diventando sempre più un nostro primario obiettivo da raggiungere. Per questo presso tutti i comprensori sciistici del Trentino, il Comando Provinciale Carabinieri di Trento, ha provveduto a far distribuire un pieghevole compendiante le norme di comportamento stabilite dalle legge e dai buoni usi per gli sciatori e le regole di buon senso e di civile convivenza a cui devono attenersi tutti coloro i quali praticano le discipline sportive invernali, atteso che la coscienziosa condotta da parte di chi percorre, con gli sci, gli snowboard, con le ciaspole e anche ai piedi, le piste innevate, è la prima regola per evitare spiacevoli incidenti.

 

Dati sciatori 2018-2019

Si è riunito oggi il Parlamentino Upt, in un clima disteso e partecipato, all’ordine del giorno si è discusso di elezioni suppletive.

L’UPT ribadisce quanto già espresso in relazione alla proposta di dare vita ad un’ampia alleanza e raccoglie l’ apertura da parte del Patt per le elezioni suppletive nei collegi di Trento e Pergine Valsugana.
Consideriamo sia un forte segnale di rilancio dopo le vicende legate alle elezioni regionali dello scorso ottobre.

Questa è una importante opportunità da cogliere da parte dei partiti per avviare, alla luce dei nuovi scenari che la politica ci presenta, un percorso di dialogo e di collaborazione anche in vista delle elezioni comunali della prossima primavera.

In questo senso, l’UPT dichiara la propria disponibilità a concorrere ad una alleanza come anche confermato dal PD che si riconosca in due candidature condivise e si presenti con un simbolo comune, diverso da quello dei singoli partiti, ispirato alla promozione di quella concezione aperta e progressiva dell’Autonomia attorno alla quale, nelle ultime legislature provinciali, abbiamo lavorato con convinzione.

Questo spirito va oggi ricostruito su basi nuove, senza pregiudizi e senza recriminazioni, ma con reciproca disponibilità e apertura.

 

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Annalisa Caumo
Presidente Unione per il Trentino

 

 

Admo Trentino, tempo di bilanci. Con il 2019 si supera la quota 9.200 soci e si rinnova il direttivo, tre i nuovi membri e quattro i confermati. Termina il mandato del consiglio direttivo, confermati quattro membri per il nuovo mandato. Approvata all’unanimità la modifica dello Statuto che vede l’aumento dei membri da sette a nove. Dati in crescita nell’ultimo triennio, con 856 iscritti nel 2018. Termina il mandato del consiglio direttivo, confermati quattro membri per il nuovo mandato. Approvata all’unanimità la modifica dello Statuto che vede l’aumento dei membri da sette a nove. Dati in crescita nell’ultimo triennio, con 856 iscritti nel 2018.

malati di leucemie o altre malattie oncoematologiche in attesa di trapianto. I sette membri del consiglio direttivo eletti durante l’assemblea di sabato 13 aprile sono Ivana Lorenzini (29 voti), Davide Soini (28), Davide Ceol (27), Alessia Zadra (24), Alberto Zampiccoli (22), Giuliana Frigoli (21), Matteo Berti (20). Le cariche saranno attribuite nel corso del prossimo consiglio direttivo.

I probiviri eletti sono Stefano Grassi, Mara Bertagnolli e Paolo Fortuna, mentre i revisori sono Erica Ferretti, Daniela Patauner e Paolo Moratti.

Nel corso dell’assemblea straordinaria con la presenza del notaio dottor Paolo Piccoli, è stata approvata all’unanimità la modifica statutaria che vede l’aumento dei componenti del consiglio direttivo da sette a nove. La modifica non ha effetto immediato, diventerà efficace solo con l’approvazione della Provincia autonoma di Trento. Non appena la norma entrerà in vigore, diventeranno membri effettivi del consiglio direttivo i primi due non eletti nel corso dell’assemblea, Maria Moar e Angelo Zambotti.

Il nuovo statuto associativo, imposto dalla riforma del codice del terzo settore che entrerà in vigore salvo proroghe nell’agosto di quest’anno, è stato ugualmente approvato all’unanimità dai soci presenti.

Sono incoraggianti i dati relativi al triennio 2016-2018, in particolare quelli dello scorso anno. “ADMO Trentino è una realtà solida”, spiega la presidente Ivana Lorenzini. “Per un’associazione come la nostra, parlare di risultati e di obiettivi significa sopratutto parlare di donatori. Il 2018 è stato un anno eccezionale, che ha visto l’iscrizione di ben 856 ragazzi, un numero assai considerevole per la nostra realtà territoriale, nonché il più alto mai raggiunto. Questi potenziali donatori, speranze di vita per i malati in attesa di trapianto di midollo osseo, si aggiungono ai tanti iscritti dei due anni precedenti, per un totale di 2388 giovani. Un risultato eccezionale, reso possibile dalle persone che lavorano per ADMO, in particolare negli interventi di informazione e di sensibilizzazione al dono nelle scuole superiori e nelle serate promozionali”.

587 i tipizzati nel 2018, gli aspiranti donatori di midollo osseo che sono entrati nel registro IBMDR grazie ad un prelievo di sangue eseguito dall’Azienda sanitaria. Un trend positivo confermato anche dalle percentuali degli aspiranti donatori che si presentano all’appuntamento (oltre 93 per cento nel 2018 rispetto all’80 per cento dell’anno precedente). Grazie ad una convenzione con l’Apss siglata nel 2011, è la segreteria di ADMO a fissare l’appuntamento con gli aspiranti donatori Di questi, i potenziali donatori ritenuti idonei alla tipizzazione e all’eventuale donazione di midollo osseo sono oltre il 97 per cento nel 2018 (93,4 per cento nel 2017 e 88,9 per cento nel 2016).

“La circolare firmata dal capo di gabinetto del Ministero dell’Interno, non prevede alcuna possibilità di uccidere i lupi e non dice nulla di più di quello che già si sapeva dal 1997, è solo un contentino “raccatta consensi” per il Presidente della Provincia di Trento, Fugatti”.

Dopo la lettura del documento, la LAV sgonfia il caso sollevato sulla ipotetica apertura alle uccisioni dei lupi nelle Province di Trento e Bolzano e nella Regione Valle d’Aosta. I contenuti della circolare riportano infatti pedissequamente tutto ciò che la Direttiva Habitat già prevede in tema di deroghe al regime di protezione dei lupi e che il nostro Paese ha recepito fin dal 1997.

Se c’è una novità, questa riguarda le misure incruente di prevenzione sulle quali la circolare si sofferma precisando che sono sempre prioritarie e che riguardano le attività di monitoraggio, l’approfondimento delle situazioni di conflitto, gli interventi di messa in sicurezza degli allevamenti e di dissuasione dei lupi particolarmente confidenti.
La circolare, che non è sottoscritta dal Ministro Salvini ma dal suo capo di gabinetto, appare quindi come una riaffermazione dello status-quo per quanto riguarda le azioni di tutela del lupo, andando a ribadire ciò che è già riportato nel piano nazionale di gestione del lupo elaborato dal Ministero dell’Ambiente e depositato la scorsa settimana presso la Conferenza Stato-Regioni: le misure di prevenzione sono la priorità in qualsiasi contesto dove vive il lupo.

E’ quindi evidente che la circolare, richiesta con forza dal Presidente trentino Fugatti, è solo un atto formale, privo di contenuti che non siano già riportati nelle norme nazionali, un documento che ha chiaramente l’unico obiettivo di sostenere la solitaria crociata che Fugatti ha intrapreso contro i lupi al solo scopo di attrarre consenso politico.
Tra gli argomenti ribaditi dalla circolare, vi è l’affermazione che la priorità deve essere data al ruolo della corretta informazione per scongiurare eccessivi allarmismi. Un tema che il Presidente Fugatti ha invece sempre sfruttato in senso diametralmente opposto, cercando con forza di fomentare le preoccupazioni dei suoi concittadini e azzerando le attività di divulgazione sulla presenza del lupo, organizzate dalla sua stessa amministrazione.

Ora il Presidente della Provincia Autonoma di Trento, assieme al suo collega di Bolzano e al Presidente della Regione Valle d’Aosta, per rispettare le priorità indicate nella circolare, dovranno mettere velocemente in pratica le attività previste dall’azione III.6 del Piano Lupo che riguardano proprio la corretta comunicazione con tutti i portatori d’interesse.

“Ancora una volta i lupi vengono utilizzati con lo scopo di attrarre consenso politico a buon mercato, un’azione che non fa bene ai lupi ma nemmeno ai cittadini che vengono costantemente presi in giro da una politica incapace di farsi carico dei problemi e della loro soluzione nel rispetto delle norme nazionali ed europee.”

Carabiniere ucciso a Foggia. Paoloni (Sap): «Vicini alla famiglia. Occorre importante percorso per operare in maggiore sicurezza»

«La notizia di un collega barbaramente ucciso in servizio ci lascia sgomenti. In questo momento non possiamo che stringerci attorno ai suoi cari ed esprimere solidarietà a tutti colleghi dell’Arma».

A dichiararlo è Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap).

«Vincenzo è l’ultimo dei tantissimi esempi di servitori dello Stato che pagano con la vita il compito di garantire sicurezza e tutela alla brava gente. Alla luce di questi episodi – conclude – è fondamentale valutare l’importanza di un preciso percorso da seguire per permettere agli operatori di Polizia impegnati su strada, di svolgere il proprio servizio in maggiore sicurezza».

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