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LANCIO D'AGENZIA

CONSIGLIO PAT * CONFERENZA DI INFORMAZIONE – SICUREZZA E LAVORO: « I DATI AGGIORNATI, PIÙ INCIDENTI NEL 2020 CON 2.452 DENUNCE ALL’INAIL E DUE DECESSI »

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18.47 - lunedì 15 febbraio 2021

I dati aggiornati del problema rilevati in Trentino. Sicurezza e lavoro, più incidenti nel 2020. Covid: 2.452 denunce all’Inail e due decessi.

Dalla conferenza di informazione sul tema della sicurezza del lavoro, organizzata dal Consiglio su richiesta di Giorgio Tonini (Pd), che si è tenuta in mattinata, sono emersi i dati degli incidenti sul lavoro nel 2020 e l’incidenza del Covid. Dati che sono stati presentati dalla direttrice provinciale dell’Inail Giovanna Pignataro: rispetto al 2019 lo scorso anno gli infortuni sul lavoro sono cresciuti del 3,76% (sono stati 7.363 nel 2019, nel 2020, 7640), mentre sono drasticamente scesi del 22,75%, quelli in itinere passati da 892 a 689. In totale, tra quelli in ambiente di lavoro e in itinere, gli incidenti sono stati lo scorso anno 8,329 contro gli 8.255 del 2019, percentualmente una variazione dello 0.89%. Un dato distante però da quello della media nazionale che ha visto un calo del l’8,9% degli incidenti sul lavoro, del 38,34 di quelli in itinere e del 13,60% degli infortuni complessivi. La classe d’età più colpita è quella che va dai 50 ai 54 anni (1.016 incidenti nel 2019, 1219 lo scorso anno). I morti nel 2020 sono stati in Trentino 9, contro i 10 dell’anno precedente, ai quali vanno sommati quelli in itinere saliti dall’uno del 2019 ai quattro. Tra gli infortuni mortali del 2020, l’Inail ha inserito due persone decedute a causa del Covid: un socio di una ditta di noleggio auto e un cameriere. Le denunce di infortunio Covid sono state 2.452, in grande maggioranza donne, 1889 (il 77%) contro il 23% degli uomini. Anche in questo caso i lavoratori più colpiti sono stati quelli della fascia d’età più anziana, cioè dai 50 ai 64 anni (il 41,2%). La preponderanza delle donne, ha spiegato la dottoressa Pignataro, è dovuta al fatto che lavorano nei settori più esposti all’infezione, come la sanità e l’assistenza (il 59% delle denunce Covid), seguita dai servizi negli alloggi e nella ristorazione (28,9%). Mentre nelle attività manifatturiere si arriva al 3,3% e all’1,9 nei trasporti e magazzinaggio. Le denunce, che evidentemente hanno pesato sui dati del 2020, hanno seguito l’andamento dell’epidemia, toccando il picco a marzo per risalire a novembre.

 

Capire il fenomeno e quali spazi di intervento ha la Provincia.

Con l’intervento del presidente del Consiglio, Walter Kaswalder, si è aperta questa mattina la Conferenza di informazione sulla sicurezza sul lavoro. Kaswalder ha ricordato che la conferenza venne chiesta il 28 novembre del 2019 ma che, a causa della pandemia, si è dovuta rinviare fino a oggi.

Giorgio Tonini, che il primo firmatario della richiesta della conferenza, ha affermato che l’anno della pandemia ha cambiato la situazione della sicurezza e ha ricordato che l’incontro informativo che si è tenuto oggi venne pensato in seguito a due incidenti gravissimi, uno in una ditta della val di Fiemme e l’altro in un cantiere forestale, che funestarono l’autunno del 2019. La nostra provincia, ha affermato Tonini, è terza per numero di incidenti con un trend in peggioramento e la conferenza d’informazione ha lo scopo di fornire al parlamento trentino elementi di conoscenza. Per capire le tendenze: s’è il fenomeno, anche grazie alle tecnologie si sa contraendo, oppure, come sembra, se si stia aggravando anche per l’espandersi del lavoro nero. Inoltre, va capito il peso della burocrazia, delle tante “grida manzoniane” che sembra non abbiano inciso sull’andamento degli incidenti. Tonini, ha infine affermato che c’è spazio anche per la nostra autonomia per gestire questo inaccettabile fenomeno che è anche indice di arretratezza economica.

 

I protocolli anti Covid hanno reso le aziende i luoghi più sicuri.

L’assessore Achille Spinelli ha affermato che il peso del tema della sicurezza del lavoro è cresciuto moltissimo nel primo semestre 2020 ma l’obiettivo incidenti zero rimane sempre presente. Il covid, ha ricordato, ha imposto un radicale ripensamento dei protocolli che hanno richiesto centinaia incontri, migliaia di ore di lavoro che hanno permesso di produrre 18 protocolli anti contagio che hanno prodotto risultati eccellenti, trasformando i luoghi di produzione in luoghi di massima sicurezza. Spinelli ha ringraziato chi si sta impegnando su questo campo, comprese le organizzazioni sindacali.

 

Sulla sicurezza la Pat può trovare altri spazi di intervento.

Andrea Merler, del Dipartimento di prevenzione dell’Apss ha ricostruito il quadro della normativa sulla sicurezza del lavoro. Normativa estremamente complessa, basti ricordare che il testo unico è composto da più di 300 articoli e 13 titoli. Un tema, ha ricordato Merler, presieduto da norme penali, quindi statali, che negli ultimi anni hanno subito una lunga serie di cambiamenti anche in seguito a crisi come quella della Thyssen. Progressivamente si è passati dalla logica del precetto, al coinvolgimento, introdotto dal decreto 81, di tutti gli attori non solo del lavoro ma anche del volontariato per costruire un sistema di prevenzione degli incidenti. Nella normativa, ha però ricordato, c’è spazio per la Pat, soprattutto, come ha già fatto Bolzano, per la gestione a favore della sicurezza del lavoro delle somme, in alcuni anni robuste, che derivano dalle sanzioni. La Pat, ha continuato Merler, ha fatto molto: ha inserito norme sulla sicurezza nella legge sugli appalti, sulle cave, in quella urbanistica e emanato tantissime ordinanze e delibere per gli ambienti di lavoro e ha fatto chiarezza sulle responsabilità ad esempio nel settore degli impianti a fune. Ora la politica, ha concluso Merler, potrebbe indirizzare i fondi sulla sicurezza verso la formazione e sui settori maggiormente soggetti agli incidenti. Intervenire sulla formazione nell’uso delle macchine e dando un maggior peso della sicurezza negli appalti. Un tema sul quale la Provincia, rispetto ad altre regioni, si trova piuttosto indietro.

 

Repressione e vigilanza non bastano, puntare sulla cultura della sicurezza.

Marcello Cestari, direttore dell’Ufficio sicurezza negli ambienti di lavoro della Pat, ha ricordato che la piaga degli incidenti sul lavoro è fatta di sofferenze concrete, di storie umane drammatiche. Un argomento sul quale lo statuto di autonomia ci dà competenze su igiene e sanità pubblica e vigilanza sul lavoro che viene attuata dal Servizio lavoro e dall’Uopsal. In materia di sicurezza specifica è stata varata la legge del 2008 che norma la prevenzione delle cadute dall’alto. Una materia, quella della sicurezza, che vede impegnate molte regioni italiane, soprattutto del centro – nord, come l’Emilia – Romagna hanno realizzato protocolli con l’Inail e varato una serie di legge specifiche. La Toscana che ha istituito un Osservatorio e norme per i familiari delle vittime del lavoro. Sempre la Toscana ha introdotto un organismo per il controllo delle macchine e degli impianti. La Lombardia ha una legge del 2006 che punta sulla promozione della responsabilità sociale delle imprese. Il Veneto, nel 2009, ha introdotto un articolo sulla promozione della sicurezza attraverso le buone pratiche. Cestari, infine ha affermato che le norme penali non sono sufficienti e anche la vigilanza ha dei limiti, anche se le sanzioni portano nella casse Pat cifre robuste che vanno dai 400 mila euro al milione all’anno. Però, secondo l’esperto, si deve puntare sulla partecipazione, sulla costruzione di una rete dei professionisti che si occupano di questa materia, sulla cultura della sicurezza a partire dalla scuola e dell’Università. Perché con le norme penali e la vigilanza non si può affrontare in modo profondo questo problema. Anche perché, secondo uno studio dell’Unione europea, ben il 63% degli infortuni mortali dipendono dalle scelte effettuate a monte, che vengono fatte prima dell’apertura dei cantieri e delle produzioni.

 

L’Inail è impegnata per la riabilitazione degli infortunati Covid.

Giovanna Pignataro, direttrice provinciale Inail, ha presentato, come abbiamo riferito in apertura, i dati sugli infortuni nel 2020 compresi quello causati dal Covid. Nel suo intervento la dottoressa Pignataro ha ricordato che l’Inail ha messo in campo un progetto per la riabilitazione degli infortunati Covid; un bando, per un totale di un milione e 532 mila euro, per imprese che scelgono di investire nella prevenzione; un avviso pubblico che concede finanziamenti per le Pmi del settore agricolo per l’acquisto di macchinari che adottano sistemi innovativi per la sicurezza. Infine, sono previsti sconti sul premio Inail per le ditte che migliorano le condizioni di tutela della salute.

In Trentino un tasso di incidenti troppo alto. C’è qualcosa che non va.

Manuela Faggioni della Cgil, in rappresentanza delle confederazioni, ha sottolineato che il Trentino, rispetto al resto del Paese, ha un distacco del 13% per quanto riguarda gli infortuni. C’è, quindi, ha sottolineato, qualcosa da noi che non va. C’è bisogno di un cambiamento culturale, ma serve l’impegno di tutti e in un’era di solitudini e piazze virtuali il posto di lavoro rimane l’ultimo luogo di aggregazione delle persone. E’ vero, ha continuato, che ci sono stati esempi in Trentino di contrattazione aziendale che possono essere ritenuti esempi anche sul piano del cambiamenti culturali. Esperienze che però andrebbero coordinate anche dalla Pat e dovrebbero entrare a far parte del piano di prevenzione che si dovrà ultimare entro settembre. In prospettiva si deve poi tenere conto dell’invecchiamento dei lavoratori: nel 2030, ha ricordato, sul lavoro gli over 55 saranno un terzo del totale e gli over 45 il 60%. Quindi si dovranno investire risorse economiche e intellettuali per mettere in campo progetti ad hoc. Sul piano della formazione, la rappresentante Cgil, ha detto che il primo dato da fornire alle imprese è che un euro investito in salute e sicurezza ne produce 4 in termini di risparmio di costi. In Trentino, inoltre, le aziende sono in media piccolissime e un incidente mortale è quasi sempre mortale anche per la ditta dove è accaduto. Fondamentali per Manuela Faggioni le verifiche. ma andrebbe fatta una ricognizione su quante ditte hanno aggiornato il documento di sicurezza e istituito il comitato Covid in azienda. Perché un conto è mettere a disposizione i dispositivi di protezione e un conto è il rispetto della legge. Per ciò che riguarda le risorse, ha ricordato che quelle derivanti dalle sanzioni non vengono usate per la formazione, come prevede la legge, ma vengono immesse nel bilancio della Apss e nemmeno dirottate sulla Uopsal. L’Inail ha ricordato infine la sindacalista, ha messo a disposizione risorse per incentivare la sicurezza, ma in Trentino c’è un solo progetto attivato per il rinserimento del lavoratori infortunati Covid.

 

Buoni risultati dai piani di prevenzione.

Dario Uber, direttore Unità operativa prevenzione sicurezza dell’Apss, ha spiegato quali sono i piani mirati di prevenzione che hanno l’obiettivo di introdurre elementi di trasparenza dell’azione pubblica e l’incremento della cultura della sicurezza. Il modello del piano si basa su una fase di assistenza, informazione e analisi; su quella del monitoraggio e vigilanza dell’applicazione del piano di prevenzione adottati dalle aziende; infine è prevista la fase di verifica dell’efficacia. Nella realtà questi piani sono stati avviati nel settore forestale, il più rischioso, tenendo conto anche dei lavoratori “dilettanti” spesso vittime di gravi infortuni, con l’obiettivo di realizzare buone pratiche valide per tutti gli ambienti di lavoro. Altre esperienze, che hanno dato risultati positivi, sono state fatte nell’edilizia, ad esempio nel caso del ponte sull’Avisio e della Manifatura di Rovereto. Infine, si sta lavorando sul Covid, in particolare sugli impianti di macellazione.

 

UN “CANTIERE” APERTO

L’ultima parte della Conferenza d’informazione – organizzata oggi sul tema della sicurezza sul lavoro dal Consiglio provinciale e moderata da Rodolfo Ropelato – si è sostanziata in altre tre relazioni tecniche e da un breve dibattito conclusivo.

 

Piero Mattioli

(ingegnere, direttore generale di Qsa srl Engeeniring Consulting Training, responsabile servizio prevenzione e protezione strutture ad alto rischio della Pat)

Ha illustrato anzitutto gli strumenti previsti nelle normative comunitarie e nazionali sugli appalti pubblici per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, a partire dal cardine dell’articolo 41 della Costituzione. Quindi responsabilità precontrattuale e contrattuale del committente pubblico, visto come un regolatore del mercato nel suo ruolo di selezionatore delle imprese e dei lavoratori autonomi. Un riferimento poi alla “patente a punti”, per ora solo ipotizzata come strumento di selezione dei soggetti più affidabili.

Venendo alla normativa provinciale, Mattioli ha citato quelle del 1990, del 1993 e del 2016 (n. 2), spiegando che la Provincia ha optato per l’ come criterio premiante nell’affidare gli appalti. In questo contesto, sicurezza e salute dei lavoratori e connesse certificazioni delle imprese sono considerati parametri dirimenti.

Va fatta crescere – ha ragionato Mattioli – la cultura della prevenzione, che presuppone adeguati modelli organizzativi nelle aziende, che oggi ci sono, sono codificati, innovativi e vanno semplicemente adottati e rispettati. I lavoratori tendono ad essere di età sempre più avanzata e questo suggerisce la necessità crescente di gestire i rischi in modo oculato.

La statistica Inail dimostra che le imprese certificate Ohsas 18001 scontano indici infortunistici nettamente inferiori a quelli delle imprese non certificate, con cali attorno al 16% dell’infortunistica grave.

 

Paolo Angelini

(ingegnere, responsabile Sapi dell’Associazione artigiani del Trentino, componente del Comitato di coordinamento in materia di salute e sicurezza della Pat).

Si è soffermato sulla prevenzione del contagio da Covid-19 e sul radicamento della stessa nella condivisione con le parti sociali delle misure da adottare.

Il Comitato di coordinamento di cui Angelini fa parte si avvale di un sottotavolo Covid più ristretto (9 membri) che ha fin qui collaborato a sviluppare i protocolli di prevenzione conosciuti da tutta la cittadinanza. Il Tavolo Covid lavora su sei ambiti settoriali dell’economia e per ciascuno ha cercato di semplificare le regole per gli ambienti di lavoro e di calarle sulla specificità del nostro territorio, condividendole con gli attori in campo. Il 14 marzo 2020 fu definito il primo protocollo operativo – poi modificato e seguito da molti altri – per affrontare l’emergenza pandemica, mentre si andava a caccia sul mercato di mascherine protettive e di gel sanificante. Tanti gli aspetti da regolamentare: valutazione dei rischi, spostamenti interni alle sedi aziendali, riunioni in presenza del personale, formazione degli operatori, igienizzazione degli ambienti… La figura del “referente Covid” – formato dal servizio Uopsal Pat – è stata una scelta tutta trentina, cui affidare in particolare la declinazione pratica dei protocolli, a supporto dei datori di lavoro. Angelini ha citato il lungimirante “Premio lavoro in sicurezza”, che si potrebbe riprendere dopo il suo disuso, per una promozione attiva delle aziende virtuose.

 

Patrizia Tullini

(professore ordinario di diritto del lavoro e della sicurezza sul lavoro all’Università di Bologna; project leader dell’accordo Pat Uni nell’ambito del progetto di razionalizzazione dei controlli sulle imprese).

Ha illustrato l’esperienza avanzata del Tavolo Pat-Uni, che nel 2020 ha prodotto prassi di riferimento per la sicurezza sul lavoro nelle micro e piccole imprese. L’idea di fondo è che reprimere non basta, occorre partecipazione e collaborazione degli attori della sicurezza, per raggiungere l’effettività delle regole, ossia la loro concreta applicazione. Si privilegia quindi una serie di prassi virtuose e condivise, che affiancate alle regole obbligatorie imposte dalle norme, producono efficienza gestionale. L’effetto è particolarmente positivo nelle realtà produttive che per le piccole dimensioni non possono sostenere misure di maggiore complessità e costo.

 

Il dibattito conclusivo.

Il consigliere Alex Marini ha posto il tema del disagio psicologico sul luogo di lavoro, chiedendo se si lavora a prevenire anche questo fenomeno. Gli esperti hanno risposto che si tratta certamente di un problema reale, cui si cominciano a dedicare attenzioni e protocolli specifici. L’Inail in particolare si sta occupando di riabilitazione dei contagiati da virus e considera in questo contesto anche lo stress psicologico da Covid.

 

La consigliera Sara Ferrari ha fatto riferimento all’ottica di genere con cui si deve anche guardare alla prevenzione.

La consigliera Lucia Coppola ha giudicato “abbastanza sottovalutata” fino ad oggi la sicurezza in periodo Covid degli insegnanti, che in Italia sono tra i più anziani d’Europa. In Trentino gli over 60 non sono stati esentati dalla didattica in presenza, come disposto invece in molti altri Paesi. Uber ha riferito che controlli e verifiche di Uopsal sono stati effettuati anche nelle scuole.

Il consigliere Giorgio Tonini, primo firmatario della richiesta di indizione della Conferenza odierna, s’è detto certo dell’utilità dei lavori odierni. La situazione attuale non è soddisfacente, c’è ancora un sistema da attrezzare per rendere il lavoro davvero sicuro. Le norme ci sono e la loro corretta applicazione è in definitiva anche un ottimo investimento per le aziende. La nostra autonomia può prendersi degli spazi propri e fare molto per attrezzare il Trentino, apprezzo che l’assessore Spinelli abbia garantito oggi priorità a questo fronte d’impegno. Ci sono provvedimenti che la Giunta potrebbe adottare anche semplicemente guardando a Bolzano, in Consiglio sarà utile portare avanti queste riflessioni. ​

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