Covid 19, l’emergenza taglia fuori anziani e persone fragili. L’allarme dei sindacati pensionati: sta saltando l’assistenza sul territorio perché mancano risorse. Si potenzi l’assistenza socio-sanitaria domiciliare.

L’emergenza sanitaria rischia di diventare un’emergenza sociale per molti anziani soli e fragili, per cui l’assistenza a domicilio diventa sempre più complessa. Lo denunciano i segretari provinciali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilpensionati. “Riceviamo sempre più segnalazioni di persone avanti con gli anni che si vedono ridotta l’assistenza domiciliare, quindi i servizi di fornitura pasto ma anche quelli legati all’igiene personale – dicono Ruggero Purin, Tamara Lambiase e Claudio Luchini -.

Nel mentre anche da parte della Giunta provinciale si parla di rafforzamento dei servizi socio sanitari e si registra un’oggettiva carenza di risorse a disposizione delle amministrazioni comunali e delle comunità di valle che gestiscono questi servizi, proprio adesso che ci sarebbe un urgente bisogno di potenziare l’assistenza a domicilio”.

Le unità di continuità assistenziale, le USCA, che renderebbero concreto il presidio medico di prevenzione a domicilio sono insufficienti per numero di organici e anche i servizi socio-assistenziali resi dalle cooperative sociali sono in grande affanno perché devono gestire l’erogazione del servizio con i limiti imposti dalla sempre maggiore diffusione dei contagi. “Nel caso di anziani positivi la presa in carico da parte del servizio sanitario provinciale arriva in ritardo e spesso queste persone sono abbandonate a loro stesse, o sono totalmente a carico dei familiari.

A questi problemi si aggiungono le enormi difficoltà in cui si sta cercando di portare avanti l’assistenza domiciliare, con rischi sia per gli utenti sia per gli stessi operatori”.

Da qui la richiesta di potenziare i servizi a domicilio con maggiore personale e maggiori risorse. “Paghiamo i ritardi di una riforma mai partita e di un’integrazione mai avvenuta tra sistema sanitario e sistema socio-assistenziale. E’ ora, però, di intervenire se non vogliamo che i più fragili siano lasciati soli”.

I sindacati dei pensionati chiedono anche l’attivazione in tempi brevi di strutture di residenza per positivi Covid. “Alberghi Covid sarebbero utili per interrompere le catene di contagio all’interno delle famiglie, ma consentirebbero anche agli anziani positivi di essere assistiti in modo migliore e ridurrebbero i rischi per gli operatori socio-assistenziali. In questo momento constatiamo solo la drammatica riduzione dell’assistenza”, concludono i tre segretari.

 

Emergenza sanitaria, il tracciamento è ancora la strategia più efficace di contrasto al Covid 19. Cgil Cisl Uil: rinunciare a cercare gli asintomatici sarebbe un grave errore. Serve una gestione più immediata dei protocolli sulle quarantene.

“Delle due una: o il tracciamento degli asintomatici è ancora una strategia chiave nel contrasto al Covid 19 e dunque servono più tamponi, oppure il tracciamento degli asintomatici non serve e dunque non si capisce che senso abbia investire per innalzare il numero di test diagnostici anche attraverso la collaborazione del Cibio. Quel che sembra chiaro è che in Provincia si naviga a vista e questo è un grave problema”. Così commentano i segretari provinciali di Cgil Cisl Uil le parole del capo del Dipartimento Salute, Giancarlo Ruscitti. “Per quanto ci riguarda insistiamo nella convinzione che il tracciamento degli asintomatici e dei presintomatici è ancora l’arma più efficace per contrastare la diffusione del contagio – dicono Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -.

Diverso è ammettere che oggi il sistema di tracciamento è andato in grande affanno. Questa, però, non è una buona ragione per archiviarlo. Al contrario va potenziato, partendo da un rafforzamento del personale che opera alla centrale Covid e aumentando ancora il numero di tamponi”.
Secondo Cgil Cisl Uil per far funzionare bene la centrale Covid non serve solo più personale, ma servono risorse umane formate adeguatamente come ha sottolineato lo stesso Ruscitti. Per questa ragione i sindacati rilanciano la proposta dell’Ordine dei medici di reclutare medici e infermieri in pensione, ma in possesso di un prezioso bagaglio di competenze.

Su un’altra questione i sindacati continuano ad insistere: è urgente accorciare i tempi dei tracciamenti dei contagi, se non si vuole che la situazione vada fuori controllo. “E’ urgente una gestione più immediata dei protocolli relativi alle quarantene. Oggi ci sono troppi tempi morti e c’è il rischio altissimo che persone infette in attesa di un tampone positivo continuino a diffondere l’infezione”, sostengono Grosselli, Bezzi e Alotti.

Per Cgil Cisl Uil va poi valutata approfonditamente l’ipotesi di coinvolgerenella certificazione dell’obbligo di quarantena e di test direttamente medici di base e pediatri. “Una procedura di questo tipo potrebbe ridurre i tempi, sempre che il sistema della medicina generale possa realmente reggere l’urto di un aumento costante delle richieste.

Ci auguriamo che si attivino subito le necessarie verifiche per giungere ad una migliore assetto del sistema di test, tracciamento e trattamento domiciliare e ospedaliero”, concludono i tre segretari provinciali.

Emergenza sanitaria. Bene il tavolo Covid anche se in grave ritardo. Dichiarazioni dei segretari generali di CGIL CISL UIL del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

“È stata finalmente attuata una proposta che le nostre organizzazioni sindacali, congiuntamente al Coordinamento provinciale imprenditori, avevano avanzato alla Giunta ormai due mesi fa e che la stessa giunta aveva accolto il 25 settembre scorso quando si era tenuto un incontro proprio per affrontare il tema dell’evoluzione della pandemia. Con un mese e mezzo di ritardo finalmente il gruppo di lavoro tecnico oggi è stato finalmente istituito dalla Giunta provinciale.

E quindi indispensabile che ora diventi subito operativo per poter garantire una diffusione corretta e puntuale delle informazioni riguardanti test, quarantene e malattie e una gestione uniforme dei protocolli di prevenzione del rischio Covid nei luoghi di lavoro. Rileviamo però che il gruppo di lavoro nasce monco perché la Giunta non ha voluto accogliere la proposta di un coinvolgimento strutturale delle sedi territoriali di Inps e Inail, essenziali per poter avere informazioni puntuali sull’evoluzione della normativa in materia di malattia e infortuni.

Il tavolo tecnico, che per volontà della Giunta non avrà alcuna responsabilità nella definizione dei protocolli di gestione del rischio Covid in azienda, ma solo proporre modifiche o integrazioni, non assolve i compiti affidati dai decreti, dai protocollo o dagli accordi collettivi nazionali e provinciali alle parti sociali, che quindi continueranno a confrontarsi a livello aziendale o territoriale nei comitati Covid”.

 

CASE DI RIPOSO: OGGI RIUNIONE DELUDENTE CON ASSESSORATO E DIPARTIMENTO.

Si è svolto oggi (venerdì 6 novembre) in videoconferenza un incontro tra Assessorato alla salute, Dipartimento e OO.SS FP CGIL, CISL FP, UIL FPL sulla situazione delle RSA.


Ecco, in elenco, le questioni che abbiamo posto: tamponi, possibilità attuali di test meno invasivi, effettuazione dei test durante il turno di lavoro, convenzioni con i privati per far fronte alla carenza di personale, dati diffusione virus tra il personale delle RSA, coinvolgimento nella redazione delle nuove linee guida RSA, alloggi dedicati al personale che, fornitura e adeguatezza di DPI, tutela lavoratori fragili.

La convocazione di oggi è arrivata solo dopo mesi in cui abbiamo sollecitato il tavolo di confronto sulle RSA: il dipartimento ci ha mandato, a pochi minuti dall’inizio dell’incontro, la bozza di aggiornamento delle linee guida che, sostanzialmente, modificano e integrano, anche alla luce delle nuove disposizioni sanitarie nel frattempo intervenute, il testo di aprile che avevamo contribuito a costruire.

Ci siamo unitariamente riservati di fare i dovuti approfondimenti ed eventuali proposte integrative e modificative.

Il numero del personale contagiato nella Apsp e nelle RSA dal 1 settembre ad oggi è di 231 unità, dei quali nel frattempo alcuni rientrati in servizio. Il dato significativo è che gli anziani infetti risultano in numero inferiore, a testimonianza che il personale utilizza correttamente i DPI. I Tamponi al momento possono essere solo quelli molecolare o antigenici (test rapidi) in quanto i test salivari attendono ancora autorizzazioni definitive all’uso. I test rapidi vengono effettuati esclusivamente sui sintomatici perchè hanno attendibilità molto alta, mentre per la ricerca degli asinotmatici vengono utilizzati i tamponi molecolari. Quanto alla carenza di personale, ci è stato riferito di un’ipotesi al vaglio di Upipa per l’utilizzo di personale delle strutture che hanno pochi residenti in quelle in maggiori difficoltà.

 

Abbiamo in premessa sottolineato la necessità che Assessorato e Dipartimento smettano la scarsa considerazione nei confronti delle parti sociali e del ruolo fondamentale di rappresentanza dei lavoratori e di verifica della coerenza tra indicazioni politiche e operatività delle RSA. Per questo motivo è necessario ricostituire un tavolo specifico per le Apsp e Case di Riposo che, a maggiore ragione in questo momento emergenziale, diventa strumento di informazione e confronto indispensabile per quanto evolve giorno per giorno nelle strutture.


Nelle osservazioni di merito, abbiamo trattato la questione dei tamponi nei fine settimana, la tutela dei lavoratori fragili, la dotazione dei DPI sufficiente per due mesi come dichiarato dall’Apss, la necessità di direttive per i tempi di attesa degli esiti dei t
amponi che in alcune strutture viene messo a carico degli operatori (ferie o altro) e, soprattutto, del coinvolgimento del Sindacato nella partita degli organici e della mobilità di personale verso altre Case di Riposo.

Un tavolo quindi da riaggiornare per risposte che oggi non sono arrivate e per la verifica del testo delle nuove Linee Guida. Timide aperture per la richiesta di alloggi per gli operatori dei reparti Covid-19, la riattivazione dello sportello psicologico per i dipendenti e del tavolo specifica per le RSA.


In conclusione abbiamo ribadito la necessità di ripristinare corrette relazioni sindacali e maggior rispetto per il ruolo istituzionale delle organizzazioni sindacali e, di conseguenza, verso il personale che rappresentiamo ad evitare ancora che gli “eroi” di questa primavera che, in tutti questi mesi si sono impegnati oltre ogni limite, rimangono, nei fatti, inascoltati!

A livello nazionale è prevista una manifestazione il 13 novembre prossimo: ricorderemo, anche a questa Giunta e a questo assessorato, il ruolo fondamentale di tutti gli operatori delle RSA nel combattere contro questa pandemia e la necessità di trovare risposte strutturali e contrattuali per tutti i settori dei servizi pubblici.

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L. Diaspro – B. Pallanch – M. Tomasi

Protezione civile -A causa dell’incremento delle infezioni da domani restrizioni anche a Gais, Brunico, Valdaora, Caldaro, Naz-Sciaves e Chiusa.
Altri 6 Comuni altoatesini saranno considerati “zona rossa” a partire da domani (7 novembre) e dunque soggetti a norme più restrittive contro la diffusione del coronavirus. Si tratta dei Comuni di Brunico, Gais, Caldaro, Chiusa, Naz-Sciaves e Valdaora. La decisione è stata presa questo pomeriggio (6 novembre) sulla base di una proposta dell’assessore provinciale alla sanità Thomas Widmann e sulla base dei dati dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige adottata dal presidente della Provincia Arno Kompatscher. Di conseguenza, in questi sei Comuni si applicheranno le norme restrittive già in vigore in altri 27 dei 116 comuni dell’Alto Adige.

 

Restrizioni per 14 giorni

Il presidente della Provincia ha firmato oggi pomeriggio l’ordinanza Nr. 67 con cui sono adottate misure speciali per i cosiddetti Comuni-cluster. Le misure entreranno in vigore a mezzanotte e si applicheranno inizialmente per 14 giorni fino al 20 novembre. Salgono così a 33 i Comuni altoatesini sono considerati Comuni-cluster, cioè con un’alta incidenza di infezioni. La classificazione si basa su diversi indicatori determinati dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e valutati quotidianamente: si definisce Comune-cluster quel Comune che superi i valori-soglia di tre nuove infezioni al giorno ogni mille abitanti, oppure, nell’arco di 14 giorni, di dieci nuove infezioni ogni mille abitanti. L’analisi della catena dei contagi, inoltre, si basa su altri parametri e indicatori quali il numero dei focolai, il numero delle persone sintomatiche testate positive, il numero dei ricoveri ospedalieri con patologie gravi ed il numero delle persone in quarantena. La nuova ordinanza Nr. 67 insieme alla lista delle attività autorizzate può essere consultata online sul sito web della Provincia dedicato al coronavirus dove si può anche scaricare la nuova autodichiarazione per gli spostamenti.

“Voucher sportivo per le famiglie”: incentivi allo sport per i giovani.Oggi l’approvazione della deliberazione in Giunta provinciale.

Si rinnova il Progetto “Voucher sportivo per le famiglie” che prevede la concessione di contributi per la fruizione di servizi sportivi a favore dei figli minorenni delle famiglie in difficoltà economica e delle famiglie numerose beneficiarie della quota B1) dell’Assegno Unico Provinciale.

L’assessore Stefania Segnana ha precisato che sono stati destinati al progetto, per il triennio 2020/2023, euro 1.150.000 così ripartiti: per la stagione sportiva 2020/2021 euro 150.000, per la stagione sportiva 2021/2022 euro 500.000 e per la stagione sportiva 2022/2023 euro 500.000.

Tra le numerose politiche che la Provincia mette in campo per aiutare le famiglie, quella del sostegno allo sport risulta fondamentale per la crescita dei bambini e dei ragazzi sia dal punto di vista fisico che sociale. L’attuale trend sta registrando un abbandono delle attività sportive da parte dei giovani, considerato che l’onere per l’iscrizione e per il tesseramento hanno un notevole impatto sul budget familiare. Considerando inoltre che l’attuale crisi economica sta colpendo sempre più famiglie trentine, queste ultime sono spinte a ridimensionare le proprie spese, che vanno inevitabilmente ad incidere sulla qualità della vita dei propri figli.

La Provincia autonoma di Trento, preso atto di questo trend, ha considerato necessario contribuire a sostenere le famiglie, in possesso di determinati requisiti, al fine di consentire loro di far iniziare o proseguire l’attività sportiva ai propri figli minorenni di età compresa tra gli 8 ed i 18 anni non compiuti al momento di presentazione della domanda di contributo.
Per agevolare le famiglie a sostenere le spese per l’iscrizione alle attività sportive dei figli, il contributo è pari a 200 euro per ciascuno figlio (per le famiglie che beneficiano della quota di sostegno al reddito), mentre il contributo massimo è pari a 100 euro per ciascun figlio, per le famiglie numerose che beneficiano della quota di sostegno al reddito (con almeno tre figli).

La deliberazione, inoltre, stabilisce che, per consentire alle famiglie di usufruire dei contributi, i Comuni, le Comunità di valle o altri Enti delegati devono presentare i moduli di adesione al progetto alla struttura provinciale competente in materia di politiche familiari entro il 28 febbraio di ogni anno e che, in seguito, le famiglie sono tenute a presentare le domande di contributo ai rispettivi Enti di appartenenza nel periodo compreso tra il 1° aprile e il 30 giugno di ogni anno.

Al fine di promuovere le politiche familiari sul territorio provinciale è stato inoltre previsto che i comuni e le associazioni sportive che intendono aderire al progetto devono essere in possesso della certificazione “Family in Trentino” o devono impegnarsi a conseguirla entro e non oltre due anni dalla data di adesione.

Covid, la Protezione civile trentina pronta ad andare a Torino.

La Protezione civile trentina è pronta ad andare a Torino ad allestire il suo ospedale da campo che sarà utilizzato nell’ambito del contrasto alla pandemia da Covid – 19. L’intervento potrebbe essere realizzato verso la metà del mese di novembre. Nei giorni scorsi alcuni funzionari sono partiti da Trento alla volta di Torino per fare un sopralluogo preliminare. Ora si sta aspettando la conferma della richiesta e l’allestimento complessivo dell’area in cui dovrebbero essere montate le tende. La notizia della disponibilità del Trentino è stata confermata poco fa in videoconferenza dal presidente Fugatti.

La richiesta di intervento è stata avanzata nell’ambito della Commissione speciale Protezione civile, istituita all’interno della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. A Torino hanno bisogno di circa 450 posti letto, per alleggerire il carico sulle strutture di pronto soccorso ospitando i malati di Covid meno gravi in attesa o del loro rientro a casa o, nei casi peggiori, della loro ospedalizzazione.

Al Parco del Valentino di Torino, la Protezione civile trentina dovrebbe allestire 11 tende (di cui 5 delle dimensioni di 12×8 metri e 6 di 7×5 metri) complete di letti e riscaldamento, per un totale di 96 posti. Non è previsto che dal Trentino partano strumentazioni mediche. All’operazione complessiva sono chiamate a collaborare altre organizzazioni di Protezione civile, il volontariato della Protezione civile trentina, l’Esercito e realtà del volontariato di altre regioni.

Le tende dovrebbero trovare posto all’interno di un capannone, attualmente adibito a parcheggio, che nelle prossime settimane sarà attrezzato a cura della Regione Piemonte con i necessari sottoservizi e il riscaldamento.

La Protezione civile trentina è pronta a partire con la colonna mobile non appena le sarà dato il via libera.

 

Coronavirus: 261 casi positivi, 243 ricoveri, oltre 3.500 tamponi. Sono 261 i nuovi casi positivi rilevati oggi dal rapporto dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Di questi 158 presentano sintomi: più in dettaglio 125 sono classificati come pauci sintomatici e vengono seguiti a domicilio.

Da rilevare inoltre la sempre significativa incidenza di contagi fra gli ultrasettantenni che oggi sono 59. Ci sono anche contagiati in tenera età: 1 bimbo sotto i 2 anni e 2 con meno di 5 anni. Sempre nell’ambito dei minori si registrano 27 nuovi casi di bambini e ragazzi in età scolare e gli approfondimenti in corso diranno se sarà necessario porre in isolamento le rispettive classi (ieri quelle in quarantena erano 279).

Più pesante il dato sulle vittime (5 decessi) ed anche i ricoveri sono aumentati portandosi a quota 243, di cui 17 in rianimazione.

Prosegue con grande intensità il lavoro dei sanitari per intercettare la presenza del virus: ieri sono stati analizzati 3.583 tamponi, di cui 1.406 e 2.177 alla Fem.

Complessivamente, dall’inizio della pandemia sono stati eseguiti 304.662 test molecolari

Con l’inaugurazione ufficiale della nuova fermata ferroviaria Versciaco-Elmo nel comune di San Candido il 14 dicembre 2014, la Val Pusteria si è dotata di un secondo collegamento diretto tra la ferrovia e il comprensorio sciistico.

La nuova fermata ferroviaria Versciaco e il vicino impianto di risalita alla stazione a valle Monte Elmo (Dolomiti di Sesto) sono raggiungibili con treni FLIRT a piano ribassato ogni ora, nei mesi invernali anche ogni mezz’ora.

L’intervento realizzato a Versciaco segue quello che nel dicembre 2010 ha riguardato la stazione ferroviaria Perca-Plan de Corones. Esso è stata la risposta alla necessità di aprire nuove vie nella mobilità del tempo libero. Con il motto “Dal treno alla pista da sci”, in Val Pusteria si è inteso offrire la possibilità di accedere al comprensorio sciistico Plan de Corones direttamente dalla banchina ferroviaria.

Grazie al collegamento offerto dallo Ski Pustertal Express, le due aree sciistiche di Plan de Corones e Dolomiti di Sesto si sono “avvicinate”. Lo spostamento tra le due località può avvenire nell’arco di 40 minuti permettendo l’accessibilità a 200 km di piste senza l’utilizzo dell’auto. Questo significa la possibilità per chi scia di scegliere ad esempio come prima destinazione mattutina Plan de Corones per poi optare nel pomeriggio per Versciaco-Molte Elmo. Un’opportunità che ha permesso alla Val Pusteria di porsi in una posizione di privilegio nell’arco alpino grazie a questo sistema intermodale.

Nei prossimi anni altri impianti di risalita con partenza dal fondovalle saranno adeguati con la realizzazione dell’interscambio tra ferrovia e impianti a fune: anche gli impianti austriaci di Sillian saranno collegati sci ai piedi con il Monte Elmo oltre che con la già presente fermata del treno; pure per Maranza (bassa Pusteria) è possibile migliorare l’accesso alle piste dalla stazione ferroviaria di Rio di Pusteria, e non va dimenticato il progetto in discussione a Bressanone di funivia dalla stazione alla Plose.

Poi c’è il domani.

Per consentire un collegamento ferroviario diretto e più vantaggioso Val Pusteria – Bressanone – Bolzano e in vista della nuova stazione di snodo di Bressanone a seguito della costruzione della galleria di base del Brennero, la costruzione della Variante Val di Riga è uno dei progetti prioritari nel settore ferroviario altoatesino. Sono previsti un nuovo tracciato su una lunghezza di 3,8 km tra Rio di Pusteria e Bressanone, nuove fermate a Varna e Sciaves e un adeguamento del PRG (piano regolatore generale) nella stazione ferroviaria di Bressanone. Realizzazione prevista entro il 2024.

Questo intervento permetterà di ridurre di 15 il viaggio tra San Candido e Bolzano.

Ma andiamo oltre con il ragionamento.

Nel 2028 è prevista l’entrata in esercizio della galleria di base del Brennero per i treni alta velocità.

Ciò significherà che da Monaco di Baviera si potranno raggiungere le Dolomiti in due ore e mezza di viaggio.

Un scenario di viaggio che potremmo ipotizzare è che da Monaco si potrà arrivare a Bressanone, scendere e fare cambio treno per raggiungere più velocemente la Val Pusteria grazie alla variante di Riga e avere a portata di sci o di escursioni le località in quota della valle grazie all’offerta di intermodalità d’avanguardia grazie al gioco di squadra tra ferro e fune. Raggiungile da Nord-da Sud e da Est grazie al collegamento ferroviario con l’Austria , la Val Pusteria si porrà in una condizione di forte vantaggio rispetto ad altri comprensori serviti da impianti a fune presenti nel resto delle Dolomiti ma non serviti da ferrovia. Anche la Val Badia trarrà vantaggio dalla ferrovia pusterese.

Transdolomites è ovviamente favorevole alla realizzazione della Variante di Riga così come tutto quanto si sta facendo per favorire l’intermodalità tra ferrovia e impianti a fune.

E’ lo stesso modello di mobilità che abbiamo modo di leggere nell’idea di progetto per la ferrovia dell’Avisio nelle valli di Fiemme e Fassa ove con questa soluzione puntiamo a raggiungere quasi tutti i paesi e creare l’interscambio con gli impianti di risalita che hanno i punti d’imbarco sul fondovalle. Il tutto collegato alla città di Trento ed alla ferrovia del Brennero passando per la Valle di Cembra.

Vogliamo allora lanciare una “ provocazione”:

La realizzazione della Variante di Riga rappresenta “ una minaccia “ per i comprensori sciistici di Fiemme e Fassa non serviti da ferrovia. Essi saranno progressivamente fuori mercato perché, ad opere ferroviarie realizzate, la Pusteria e la Badia diverranno mete preferite per gli sciatori provenienti dal Brennero grazie alla rapidità del viaggio in treno.

Certo, per mantenersi competitivi bisogna investire, ma l’immobilismo non è la soluzione perchè alla lunga comporterà un costo maggiore. Siamo convinti che gli imprenditori di Fassa e Fiemme l’abbiano capito e si rendono conto che è arrivato il momento di agire.

Dinnanzi alla necessità di riflettere su questi scenari sui quali si gioca il futuro turistico delle valli dell’Avisio, l’appuntamento delle Olimpiadi doveva rappresentare non solo l’evento sportivo, ma anche il trampolino di lancio per la proiettare all’attenzione del mondo i veri progetti strategici.

Nella prospettiva olimpica e post olimpica i 120 milioni di Euro destinati dallo Stato al Trentino per le infrastrutture di trasporto e destinati al BRT, ad opere stradali ed all’acquisto di treni per la linea della Valsugana (mentre i 62 investiti dalla Provincia serviranno ad ammodernare gli impianti sportivi) non solo sono briciole rispetto alla portata strategica dell’evento, ma l’ennesima dimostrazione del disinteresse della classe politica trentina nei riguardi dello sviluppo delle sue valli dolomitiche.

Se dunque c’è chi grida ai quattro venti che un miliardo e mezzo per la ferrovia Trento-Penia è una cifra non alla portata, il vero costo non è questo. Con il tempo ci si accorgerà che il vero prezzo che le valli pagheranno sarà il costo di non avere la ferrovia.

 

 

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Massimo Girardi

Presidente di Transdolomites

Filcams Cgil – Fisascat Cisl – Uiltucs. Emergenza sanitaria, negozi chiusi domenica e festivi. Sindacati: per andare incontro alle difficoltà dei lavoratori la Provincia poteva adottare misure più restrittive di quelle nazionali.

Non piace ai sindacati la scelta della Provincia di adeguarsi alle misure dell’ultimo Dpcm che prevede, per i territori in zona gialla come il Trentino, la possibilità di tenere alzate le serrande di negozi e supermercati anche la domenica e i festivi.

“Su questo aspetto avremmo voluto dal presidente Fugatti un po’ di coerenza per andare incontro alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici che già dal lunedì al sabato soprattutto nei supermercati, devono fronteggiare situazioni anche al limite delle norme – dicono Paola Bassetti, Lamberto Avanzo e Walter Largher, segretari generali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs -. Sono diversi i clienti, purtroppo, che non rispettano il distanziamento o che usano in modo scorretto la mascherina e il personale dei punti vendita deve continuare a svolgere anche un compito di controllo, non sempre facile. Bastava mantenere quanto previsto dall’ultima ordinanza con la chiusura di tutti i punti vendita la domenica”.

I sindacati chiedono dunque alla Provincia di rivedere la propria scelta e di adottare, su questo punto, misure più restrittive di quelle previste a livello nazionale. “E’ anche in questo modo che si invitano le persone a restare a casa e a ridurre gli spostamenti”.

Allo stesso tempo le organizzazioni dei lavoratori chiedono maggiori controlli e responsabilità da parte di tutti per commessi e cassieri. “Il commercio e la vendita al dettaglio non sono servizi essenziali, quindi non c’è nessuna necessità di tenere aperto sempre. Allo stesso modo è fondamentale che si facciano rispettare le regole. Riceviamo sempre più frequentemente segnalazioni di scarsa attenzione e leggerezza. Così non va bene anche perché lavoratori e lavoratrici sono stanchi e molto preoccupati”.

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