Complessivamente molto favorevoli agli imputati Rosa Zelger Thaler e Goddfried Tappeiner i testi d’accusa sfilati nell’udienza dello scorso 29 giugno davanti al Tribunale di Bolzano, nell’ambito del processo avviato dall’ex procuratore della repubblica di Trento Giuseppe Amato (oggi a capo della procura di Bologna), finito nei giorni scorsi nel calderone della inquietante vicenda Palamara, nei confronti dell’ex presidente del Consiglio regionale e dell’ex presidente di PensPlan, per la capitalizzazione dei vitalizi, ma immediatamente spedito a Bolzano per l’ordinanza del giudice trentino Claudia Miori che aveva ravvisato, invece, la competenza del Tribunale bolzanino.

Il maresciallo Massimiliano Mele del nucleo di polizia tributaria di Trento che aveva partecipato alle indagini e collaborato alla redazione della relazione finale, incalzato dalle domande del p.m. e dall’avv. Paolo Fava della difesa degli imputati, non ha saputo spiegare alcune contraddizioni contenute nella relazione, ammettendo che non fosse completa e che dovesse essere integrata da una perizia approfondita. Della necessità di una puntuale rivisitazione aveva avvertito il p.m. trentino che ritenne, invece, sufficiente il lavoro investigativo della Guardia di Finanza.

Il segretario generale del consiglio regionale Stefan Untersulzner, altro teste dell’accusa, escusso in quella udienza, ha praticamente fatto scena muta.

Interrogato sul fondo di garanzia, istituito dalla legge regionale 2/95, per pagare i vitalizi, il teste si è trincerato in molto “non so” e “non ricordo“.

Noi ricordiamo, tuttavia, molto bene che quel fondo, grazie alla contribuzione esclusiva dei consiglieri ( come il presidente Moltrer aveva risposto ad un atto ispettivo) e al rendimento finanziario molto elevato negli anni passati, ammontava all’epoca (2013) della capitalizzazione alla assolutamente non trascurabile somma di circa 350 milioni€.

Altri testi saranno sentiti nelle prossime udienze del processo.

 

 

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https://www.trentinolibero.it/cronaca/cronaca/cronaca-regionale/17470-processo-zelger-thaler-tappeiner-i-testi-dellaccusa-tra-imprecisioni-e-qnon-ricordoq.html

 

 

 

Coronavirus: tre casi positivi oggi. Sono 3 i nuovi casi positivi da Covid 19 rilevati nel rapporto odierno dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Fra loro c’è anche una persona appartenete al gruppo di kosovari individuati nei giorni scorsi e risultata positiva al tampone effettuato a seguito delle misure di contenimento del contagio messe in atto dai sanitari che hanno isolato il principio di focolaio. Sempre nell’ambito di questo caso sono in attesa di responso altro tre tamponi che completano così l’indagine epidemiologica che entro questa settimana si ritiene possa essere conclusa.

Gli altri due casi positivi segnalati oggi invece provengono da altri esiti di screening e non sono correlati al focolaio.

Il rapporto odierno inoltre conferma che non c’è stato nessun decesso causa coronavirus e che i ricoveri in ospedale rimangono 3, nessuno dei quali in rianimazione.
I tamponi analizzati sono stati 547, di cui 444 dall’azienda da sanitaria e 103 dalla Fem.

Casse Rurali, più solide delle maggiori banche europee. L’utile vola a 65 milioni. E i prestiti risalgono del 3% al netto delle svalutazioni dei crediti deteriorati (attualmente al 10% del totale). Bene anche la raccolta complessiva (+4,3%), trainata dal risparmio gestito (+20%).

Interventi sociali per 13,4 milioni di euro. La solidità patrimoniale complessiva delle Rurali, con un valore di Cet 1 ratio del 19,73%, è superiore a tutte le maggiori banche europee ed italiane. I quattro candidati per il consiglio sono Mauro Mendini, Adriano Orsi, Claudio Valorz, Enzo Zampiccoli

Nella complessa fase di riorganizzazione del credito cooperativo, le Casse Rurali trentine rafforzano la loro solidità patrimoniale e confermano la propria missione di garantire sostegno ai territori.

Questo è uno dei dati più significativi presentato oggi pomeriggio ai presidenti e direttori di tutte e sedici le Casse Rurali del Trentino presenti all’annuale convegno di settore, in preparazione dell’assemblea del 31 luglio, presieduto dalla presidente del Collegio sindacale Patrizia Gentil.

All’ordine del giorno i principali risultati economici del settore, la relazione della Banca d’Italia sulle prospettive dell’economia, l’elezione dei candidati per il cda della Federazione e la presentazione dei candidati presidenti.

Finora solo Roberto Simoni ha formalizzato la sua candidatura. Nella sua presentazione, ha ricordato il suo passato di presidente di Cassa Rurale (Pinzolo) e ribadito il ruolo fondamentale delle Casse Rurali sul territorio, da mantenere e tutelare anche attraverso la rete di sportelli capillare. Sui rapporti tra la Federazione e la Capogruppo Cassa Centrale ha ammesso che in passato “qualche passaggio storto c’è stato. Mi impegnerò a tenere unita la cooperazione, e a far capire quanto serve al Trentino la presenza delle Casse Rurali”.

Sui rapporti con Federcasse è intervenuto il delegato Ermanno Villotti, ricordando i temi in agenda, primo tra tutti l’adozione del nuovo Statuto, che dovrebbe essere varato entro l’anno: “purché si trovi un equilibrio e una condivisione con i Gruppi bancari”, ha affermato.

I risultati economici

Vincenzo Visetti, referente per il settore credito, ha presentato i risultati aggregati registrati fino al 31 dicembre 2019, quindi in epoca “pre-Covid”. Nelle 16 Casse Rurali trentine i prestiti reali, ovvero al netto delle svalutazioni di crediti deteriorati, sono risaliti di oltre il 3%. Questa crescita si registra sia nei confronti delle famiglie sia delle imprese. Significa 251 milioni di euro di più rispetto al 2018.

Questo nonostante il dato complessivo sugli impieghi lordi restituisca valori ancora negativi (- 4,3%, per un importo complessivo di 425 milioni di euro), per effetto, appunto, dell’impegno a diminuire la quota dei crediti deteriorati.

La partita dei crediti deteriorati. Attualmente, sul totale dei crediti lordi, i cosiddetti “Npl” rappresentano il 10%, rispetto al 15% del 2018. Nel 2015 erano al 25%. Significa che in cinque anni i crediti deteriorati sono stati ridotti di quasi due terzi.

La quota del 10% rimane leggermente al di sopra della media del sistema bancario nazionale (che è inferiore al 7%), ma inferiore al sistema Bcc e Casse Rurali che è invece al 10,7%.

La raccolta complessiva cresce in maniera apprezzabile (+4,3%), trainata soprattutto da quella indiretta, in particolare dalla componente del risparmio gestito che sfiora il 20% di incremento (esattamente +19,7%).

Si conferma l’impegno delle Casse Rurali nel sostenere iniziative sul territorio ad alto valore sociale, con erogazioni complessive per 13,4 milioni di euro.

Cresce anche il patrimonio complessivo, che ora è di 1.431 milioni, più 65 milioni rispetto all’anno precedente (1.367 milioni).

Casse Rurali più solide delle maggiori banche europee

Si conferma la solidità patrimoniale complessiva delle Casse Rurali, con un Cet 1 ratio (indice che misura il rapporto tra attività di rischio e capitale primario) del 19,73%, superiore alle maggiori banche europee (mediamente al 17,70%). Le prime quattro banche italiane sono intorno al 13%.

Il lungo percorso di cambiamento

Le Casse Rurali sono interessate da qualche anno ad un cambiamento epocale, peraltro accompagnato da una forte crescita dei soci, che in vent’anni sono passati da 77mila a 130 mila.

E mentre i soci crescevano, si riduceva il numero degli istituti per effetto delle aggregazioni: vent’anni fa erano 65, dieci anni fa 46, attualmente sono 16.

Gli sportelli si trasformano, favorendo l’automazione delle operazioni più comuni, e calano di numero, per effetto soprattutto di una migliore distribuzione dopo le fusioni: dieci anni fa erano 383, cinque anni fa 344, ora 304 (meno 6 nel primo semestre di quest’anno), pur mantenendo una capillare presenza territoriale.

Cresce in compenso la dimensione degli istituti: nel 2000 i dipendenti medi erano 30 per Cassa, vent’anni dopo sono 125.

Rurali alla prova della redditività

Il valore dell’utile complessivo nel 2019 è di 65 milioni di euro, in aumento del 23% rispetto all’anno precedente che si era fermato a 52,8 milioni.

Questo risultato, molto positivo, solo in parte si può ascrivere alla redditività delle banche. In buona parte è dovuto (circa 40 milioni di euro) alla riduzione del rapporto tra rettifiche (che si attenuano) e riprese di valore (che crescono). La differenza tra le due voci nel 2018 era negativa per 67 milioni, nel 2019 era di meno 28 milioni.

Se si analizza l’attività caratteristica, il margine di intermediazione (differenza tra tassi attivi, passivi, commissioni, dividendi, ovvero il “guadagno” delle banche) è in calo di quasi 18 milioni per effetto delle dinamiche negative dei tassi di mercato, anche se crescono leggermente i ricavi da commissioni.

Con i tassi di interesse prossimi allo zero, il margine di interesse (differenza tra tassi attivi e passivi) cala di 36,5 milioni, mentre la compravendita titoli registra un aumento di 17 milioni.

Il risultato lordo di gestione è di 91 milioni, meno 20 dall’anno scorso.

Si registra positivamente una riduzione significativa delle spese amministrative (meno 10 milioni), parzialmente compensata in negativo dall’aumento dei costi del personale. Questo è dipeso in buona parte dai prepensionamenti, che come noto vengono “spesati” subito e per intero ma che porteranno benefici sui bilanci degli anni successivi.

Tra il 2017 e il 2019 ci sono stati circa 200 tra pre-pensionamenti e uscite incentivate, quest’anno se ne prevedono altri 130 circa. Da qui al 2026 potrebbero aggiungersene altri 150.

Attualmente (dati al 30 giugno 2020) i dipendenti totali sono 1.990, 334 in meno rispetto al 2010.

La Banca d’Italia sulle prospettive dell’economia provinciale

“Dobbiamo attenderci un calo del Pil in Trentino molto prossimo al 10%”, ha affermato Antonio Accetturo, capo della Divisione analisi e ricerca economia territoriale della Banca d’Italia – filiale di Trento. “Questa crisi sta colpendo una economia che stava già rallentando”. In tre mesi il Trentino ha perso qualcosa come 10 mila posti di lavoro fra cessazioni e mancate assunzioni, in gran parte contratti a tempo determinato, pari all’1% del totale della forza lavoro.

Il primo effetto del lockdown sulle imprese è stato un forte aumento della domanda di finanza, che ha riguardato tutti i tipi di azienda. Ma non si registra il rapido peggioramento della qualità del credito che aveva invece caratterizzato le precedenti crisi del 2008 e 2011. “Merito – ha detto ancora il dott. Accetturo – di un settore produttivo che è arrivato alla crisi più sano che in passato, e della selezione del credito operata dalle banche. Negli ultimi anni infatti sono aumentati i prestiti alle imprese sane e fortemente diminuiti quelli nei confronti di imprese rischiose”.

I candidati del credito per il cda della Federazione

Il convegno del credito ha votato i quattro nomi che spettano al settore (su cinque candidati) da indicare all’assemblea del 31 luglio per il consiglio di amministrazione della Federazione.

Essi sono Mauro Mendini (Cassa Rurale Rotaliana e Giovo) Adriano Orsi (Cr Alta Vallagarina), Claudio Valorz (Cr Val di Sole) ed Enzo Zampiccoli (Cr Alto Garda).

Zampiccoli ha presentato la propria candidatura nella giornata di ieri. Nella votazione non è passata la candidatura di Giorgio Vergot (Cr Alta Valsugana).

Le affermazioni rilasciate oggi in audizione al Senato dal Presidente facente funzioni dell’Anac sono basate su valutazioni superficiali e su dati e fatti totalmente errati, come più volte ASPI ha avuto modo di sottolineare all’opinione pubblica.

Per quanto riguarda l’accusa di mancata trasparenza e scarsa collaborazione, è sufficiente ricordare che la richiesta di informazioni di ANAC ad ASPI sulle spese di manutenzione risale al 21 agosto 2018. ASPI rispose in modo tempestivo e puntualmente con un dossier articolato il 5 settembre 2018, senza ricevere alcuna ulteriore richiesta di chiarimento da parte dell’autorità. In tema di trasparenza, è noto che la società è stata la prima concessionaria a pubblicare online sul proprio sito la versione integrale della Concessione e dei relativi allegati e a fornire, anche successivamente, ogni tipo di informazione richiesta dall’autorità.

Inoltre sul sito di ASPI viene periodicamente aggiornata l’area “Dati e Fatti” che contiene le informazioni di dettaglio elativamente alle spese di manutenzione degli ultimi 20 anni. Anche le percentuali e i dati di ANAC sulla spesa di manutenzione di ASPI non corrispondono alla realtà dei fatti. La società ha già chiarito in passato che ANAC, nel formulare i suoi report, mette impropriamente in relazione le spese di manutenzione con le spese complessive per investimenti, giungendo a conclusioni errate e superficiali.

Infine, l’autorità sembra non tenere minimamente conto che ASPI ha avviato un’ulteriore e significativa accelerazione delle spese di manutenzione e di ammodernamento della rete, con un Piano di Trasformazione che prevede una spesa complessiva tra manutenzione e investimenti pari a 7,5 miliardi di euro entro il 2023. Sono oltre 300 i cantieri di manutenzione attualmente aperti a livello nazionale, di cui circa più di 100 nella sola Liguria. Ulteriori cantieri potranno essere aperti nel momento in cui saranno sbloccati dagli enti competenti gli iter autorizzativi di diversi progetti di interventi predisposti e presentati da ASPI da quasi un anno. In ogni caso, a fine 2020 verranno completati lavori di manutenzioni per oltre 700 milioni di euro. Queste risorse sono ovviamente aggiuntive rispetto ai costi che ASPI ha sostenuto per la ricostruzione del viadotto Polcevera, pari a 290 milioni di euro, completamente a carico della società.

Autostrade per l’Italia è comunque a disposizione, a circa 2 anni dall’unica richiesta di informazioni pervenuta da ANAC, per fornire ulteriori elementi che l’autorità dovesse ritenere opportuni, in coerenza con il principio di piena trasparenza adottato dalla società.

Chi, in edicola da mercoledì 8 luglio, ha riscoperto le foto del principe Andrea al party “Prostitute e protettori” (organizzato da Heidi Klum) nel 2000, con Ghislaine Maxwell, l’ereditiera arrestata dall’FBI: la prova che lo inchioda allo scandalo Jeffrey Epstein, il suo amico milionario accusato di traffico di minori e abusi sessuali, morto in galera nel 2019.
E al party con il figlio prediletto di Elisabetta II erano presenti anche Donald Trump con Melania, che oggi è sua moglie e first lady degli Stati Uniti.

La mobilità sostenibile segnerà il futuro dell’auto e, soprattutto, delle infrastrutture. Al Festival dell’Economia, Innocenzo Cipolletta ha incontrato Alberto Viano, ad di LeasePlan Italia.

Il Coronavirus e il conseguente lockdown hanno avuto un impatto importante sul settore dell’auto, con la diminuzione sensibile delle vendite, ma anche in termini di mobilità sostenibile ed integrata, quali trasporti pubblici (in calo) o affitti di autovetture (in crescita). Il futuro, sostenuto anche dagli incentivi pubblici, passerà attraverso le macchine elettriche e, per spostamenti a corto raggio, i mezzi a zero impatto, quali monopattini o biciclette.

Alberto Viano, amministratore delegato di LeasePlan Italia, multinazionale leader nel noleggio di mezzi, ne è convito ma con una precisazione importante: “Il settore dell’automotive oggi garantisce 11% del Pil ed ha un impatto fortissimo sull’indotto. Ogni transizione dal motore a combustione ad elettrico va quindi guidata e, all’Italia, serve un piano a medio/lungo periodo di almeno 10 o 20 anni, durante i quali il Paese deve dotarsi delle infrastrutture viarie necessarie a sostenere una mobilità più sostenibile”.

Il Festival dell’Economa di Trento, edizione 2020, ospita nel format “Appunti per la ripartenza” un tema strategico: la crisi dell’automotive indotta dal Coronavirus. Innocenzo Cipolletta, coordinatore del Comitato editoriale del Festival, ne ha discusso con Alberto Viano, amministratore delegato di LeasePlan Italia, multinazionale leader nell’affitto di vetture a lungo periodo.

“Il lockdown – ha esordito Viano – ha fatto capire a tutti l’importanza della catena logistica che gravita sulla gomma: i veicoli commerciali hanno continuato a girare, garantendo i servizi essenziali. Allo stesso tempo stiamo assistendo al ritorno dell’uso dell’auto propria per ragioni di sicurezza e quindi del trasporto individuale. Di certo – ha continuato – non potremo riempire le città di mezzi e di ingombri. Alla domanda individuale dovremo rispondere con mezzi che avranno un’impronta a terra limitata, quali le city car, con ingombri e impatto ambientale molto contenuti. A soffrire, sembra paradossale, saranno i mezzi pubblici, ritenuti poco sicuri”. La previsione porta quindi verso città con una viabilità pensata per l’automobile privata fino ai confini urbani e le piste ciclabili per il trasporto interno leggero e per raggiungere l’ufficio.

E qui ritorna la richiesta iniziale di Viano, il quale chiede interventi strutturali: nuove e più moderne strade, telematizzate e dotate di centraline di ricarica, prima ancora che una conversione non guidata verso il motore elettrico.

L’auto sta per passare la soglia da evoluzione a sostituzione. “Certo – ha spiegato l’amministratore delegato -, l’auto elettrica arriverà al 60 per cento ma bisogna considerare che la transizione riguarda 40 milioni di veicoli immatricolati di cui solo 7 viaggiano di frequente e 33 milioni percorrono meno di 10 mila chilometri all’anno e con un tasso di sostituzione basso”. Serve un piano soprattuto per le infrastrutture e solo dopo per le vetture perché queste ultime non cambiano la viabilità”.

L’industria italiana reagirà al cambio tecnologico. Almeno secondo Viano: “In Italia siamo leader in settori importanti dell’automotive e questi evolveranno in maniera significativa. Penso alle eccellenze del design, della componentistica interna e degli arredi, fino agli acciai speciali per i nuovi motori elettrici”.

Su sollecitazione di Cipolletta, l’amministratore delegato di LeasePlan Italia rivolge, infine, un suggerimento al governo per il rilancio del settore automotive: “Introduciamo il superammortamento delle automobili, riducendo l’Ires. L’investimento in auto ha un grande impatto sull’indotto indotto e ciò potrebbe consentire allo Stato di rientrare già dopo un anno, grazie ad entrate tributarie superiori. Al contempo avremmo favorito il ricambio di mezzi inquinanti con altri a basso impatto ed avremmo le risorse finanziare per avviare l’infrastrutturazione viaria necessaria all’auto elettrica”

Sempre in attesa i dipendenti delle RSA trentine del riconoscimento del “premio Covid” che doveva essere attribuito a tutti gli operatori del settore socio-sanitario-assistenziale che hanno operato a stretto contatto con i contagiati dal virus durante la pandemia.

Le modalità di attribuzione del riconoscimento economico sono passate da una delibera di Giunta provinciale, che non ha coinvolto le Organizzazioni sindacali, e, ad oggi, ancora non vi è ancora traccia dei compensi.

Apprendiamo inoltre dalle notizie di stampa (giornale L’Adige di martedì 7 luglio) che sono destinati a questo personale € 1,6 mln: un terzo in confronto alle risorse già erogate ai colleghi di APSS (€ 5,00 mln già attribuiti al personale).

A questo si aggiunge l’impossibilità degli operatori delle RSA pubbliche a transitare in mobilità verso APSS, a differenza di qualsiasi altro OSS o Infermiere che opera nelle strutture ospedaliere del resto d’Italia. I nostri operatori delle APSP non sono considerati “degni” di lavorare negli ospedali trentini se non dopo aver partecipato all’ennesimo concorso pubblico: in Trentino quindi non è sufficiente aver già partecipato, e vinto, un concorso presso un Ente pubblico che opera nel settore sanitario, si deve dimostrare di essere sufficientemente preparato per il lavoro ospedaliero!

La UIL FPL EELL inoltre ha chiesto più volte di chiarire le tempistiche di effettuazione dei tamponi per gli operatori delle RSA che rientrano dalle ferie: la situazione paradossale è che, dopo un’assenza di 2 settimane dal posto di lavoro, tutti gli operatori devono essere sottoposti a tampone naso-faringeo al fine di accertare la sua negatività e, ad oggi, nessuno sa come giustificare le giornate tra l’effettuazione del tampone ed il suo esito.

Chiediamo dignità per tutti gli operatori delle RSA!

Antitrust: segnalazione a Parlamento e Governo su criticità Decreto Rilancio. Nella riunione del 1° luglio 2020 l’Autorità ha deliberato, ai sensi dell’articolo 21 della legge n. 287/1990, di segnalare alcune disposizioni del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 recante Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 (c.d. decreto Rilancio), attualmente in fase di conversione alla Camera dei deputati.

I principali punti di interesse, che hanno rivelato le maggiori criticità, sono:
(i) la deroga al controllo antitrust per operazioni di concentrazione realizzate nel contesto del sostegno pubblico a banche in liquidazione coatta amministrativa (disposta all’art. 171, comma 4).
Le modalità prescelte per garantire la tutela dei “rilevanti interessi generali dell’economia nazionale” dovrebbero essere riviste, privilegiando una soluzione che tenga conto dei requisiti di proporzionalità e che non comporti ingiustificate restrizioni della concorrenza. Si suggerisce, dunque, non solo di prevedere che le operazioni di cui si tratta debbano comunque essere notificate ma che, nel disporre la relativa autorizzazione, anche “in deroga” in virtù dei rilevanti interessi generali, l’Autorità possa prescrivere eventuali misure correttive ritenute necessarie a ristabilire le condizioni di concorrenza;
(ii) la proroga della convenzione tra il MIT e CIN S.p.A. (art. 205, comma 1).

L’Autorità ha rilevato, in linea con le osservazioni già formulate al MIT nel 2019, l’eccessiva durata della proroga del regime concessorio (concernente i collegamenti marittimi di interesse nazionale, con le isole maggiori e minori) ritenuta ingiustificata anche a seguito dell’ulteriore rallentamento delle attività propedeutiche alla procedura di affidamento, previste dall’art. 4 del Regolamento del Consiglio (CEE) n. 3577/92 e dalla delibera dell’Autorità di regolazione dei Trasporti n. 22/2019 del 13 marzo 2019, causato dagli effetti della pandemia. L’Autorità auspica, dunque, che tale proroga sia ridotta al tempo minimo necessario per individuare il/i nuovo/i affidatario/i del servizio di trasporto marittimo tra la Penisola e le isole maggiori e minori, e che comunque essa non superi il 31 dicembre 2020;
(iii) l’ennesima proroga delle concessioni (artt. 199 comma 3, 182 comma 2) in materia di servizi portuali, concessioni demaniali marittime e di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico).

L’Autorità auspica che il legislatore in relazione a tali misure effettui un attento bilanciamento tra i benefici di breve periodo e i possibili costi che si potrebbero manifestare in un orizzonte temporale più ampio, atteso che le proroghe ritardano il confronto competitivo per il mercato e limitano i benefici derivanti dall’affidamento attraverso procedure di gara ad evidenza pubblica;
(iv) la previsione di “salvezza” di comportamenti tenuti dagli operatori postali, ai sensi dell’art. 46 comma 1, lett. a), n. 3, il quale proroga al 31 luglio 2020 (rispetto al 30 giugno) l’ambito temporale delle disposizioni relative alle modalità speciali per lo svolgimento del servizio relativo agli invii postali, connesse all’emergenza epidemiologica, ed estende l’applicazione di queste modalità anche per lo svolgimento dei servizi di notificazione a mezzo posta degli atti giudiziari e delle sanzioni amministrative.

L’Autorità sottolinea il carattere ambiguo e di dubbia interpretazione della disposizione che potrebbe prestarsi ad essere utilizzata dagli operatori del mercato per giustificare sia condotte in danno del consumatore che condotte lesive della concorrenza.
(v) il ricorso al voucher come strumento di ristoro per il consumatore in luogo del diritto al rimborso monetario (artt. 183, 215 e 216), per i contratti di acquisto di titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura (inclusi quelli cinematografici e teatrali), biglietti di ingresso ai musei ed altri luoghi della cultura, titoli di viaggio e abbonamenti ferroviari o di trasporto pubblico locali e, infine, abbonamenti per l’accesso a palestre, piscine e impianti sportivi. L’Autorità ha ribadito come, in linea con il quadro ordinamentale europeo, al consumatore debba essere consentito di scegliere tra il rimborso monetario ed altre, eventuali, equivalenti modalità di compensazione, in un’ottica di contemperamento tra i diritti dei consumatori e l’esigenza di far fronte alla situazione di crisi di liquidità in cui versano numerosi professionisti del settore, suggerendo pure che i voucher siano accompagnati da garanzie e da strumenti volti a renderli più appetibili e affidabili.

Su Chi, in edicola da mercoledì 8 luglio, le prime immagini esclusive del weekend a Napoli di Stefano De Martino, in compagnia di una bellissima Rodriguez… Ma questa volta non si tratta di Belen, dalla quale si è separato definitivamente, ma di Mariana, anche lei single dopo la fine della sua storia con l’ex naufrago dell’Isola dei Famosi Simone Susinna. I due si conoscevano già da tempo, anche se i primi passi li ha fatti il conduttore sui social… Così Stefano e Mariana hanno trascorso tutto il weekend insieme sulla barca del conduttore, tra l’altro, attraccata non lontano da quella su cui Belen ha trascorso il fine settimana con l’imprenditore Gianmaria Antinolfi.

Nuovo appuntamento con la proposta musicale del Teatro Capovolto. Dopo l’apertura che ha visto protagonisti Caterina Cropelli e The Bastard Sons of Dioniso, la rassegna estiva del Centro Servizi Culturali S. Chiara prosegue con una doppia proposta dedicata alle sonorità jazz, in collaborazione con il Centro Musica di Trento. Venerdì 10 luglio, alle ore 21.30, sul palco del Teatro Sociale (rivolto verso Piazza Cesare Battisti) si esibiranno due eccellenze musicali del nostro territorio: FEDERICO BOSIO TRIO, e STEF GIORDI & CONNECTED.

Giovane chitarrista roveretano, Federico Bosio, insieme ad Andrea e Alessandro Ruocco (rispettivamente bassista e chitarrista) ha dato vita al progetto musicale FEDERICO BOSIO TRIO. Il gruppo propone brani originali scritti dallo stesso Bosio, basati principalmente sull’armonia e sul linguaggio jazz, ma influenzati allo stesso tempo da sonorità e prassi ereditati dal mondo rock, pop e classico. Insieme ai brani originali, questo trio musicale ama esplorare anche il repertorio jazz tradizionale e moderno. Composizioni rarefatte e sfuggenti si alternano a brani più ritmici ed articolati, che si avvicinano al linguaggio essenziale e diretto del rock. Un gruppo sì giovane, ma già con un notevole bagaglio di esperienza alle spalle, a cui piace unire la grande eredità jazzistica del passato con il presente, cercando infine di raggiungere una sintesi personale ed originale che metta in luce la creatività dei singoli membri del gruppo.

Definito da Roberto Cipelli (pianista del Paolo Fresu Quintet, nonché direttore artistico del Nuoro Jazz Festival) come una delle proposte più nuove ed affascinanti del panorama musicale odierno nazionale e non solo, il progetto roveretano STEF GIORDI & CONNECTED” nasce con l’idea di miscelare il sound del nu jazz ed i poliritmi della musica latina. Il jazz, l’elettronica, la chitarra acustica ed il groove poliritmico sono gli elementi che uniscono le personalità di Stefano Giordani (chitarra acustica, effetti, sampler), Roberto Zecchinelli (basso elettrico, synth) e Matteo Giordani (batteria). Una band alla ricerca di sfumature timbrico-ritmiche sofisticate, con un unico, preciso obiettivo: ottenere sonorità chiare ed aggressive. Il gruppo ha collaborato con Russ Peterson (Usa) e Tomas Bura, tra gli altri, prendendo inoltre parte a numerosi festival, tra i quali il prestigioso Nuoro Jazz Festival. Con all’attivo due dischi, tra cui l’ultimo “Stefano Giordani & Connected”, è prevista per quest’anno l’uscita del loro nuovo album.

Per quanto riguarda le MODALITÀ DI INGRESSO all’Arena di Piazza Battisti, l’accesso sarà contingentato e sarà consentito solamente previo acquisto del titolo a pagamento (5 euro), acquistabile sul sito www.primiallaprima.it, presso le Casse Rurali di Trento e presso la biglietteria del Teatro Auditorium (da lunedì a venerdì, dalle 16 alle 19).

Si invita il pubblico a volersi presentare con congruo anticipo in ragione delle procedure di ingresso condizionate dai protocolli anti Covid-19. L’accesso verrà consentito a partire dalle ore 20.15.

Si ricorda che è obbligatorio l’utilizzo delle mascherine e il rispetto del distanziamento sociale, in ogni fase di ingresso all’Arena.

L’accesso in platea avverrà attraverso 3 varchi: Settore 1, Settore 2 e Settore 3, distinti per colore e numerazione. La numerazione del varco sarà indicata su ciascun biglietto. Una volta all’interno, lo spettatore dovrà obbligatoriamente sedersi sulle sedie di colore blu.

In caso di pioggia, il Settore 1 è al coperto, mentre per il Settore 2 e 3 sarà possibile chiedere il rimborso.

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