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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

OPERA ROMANI – NOMI (TN) * ASSISTENZA TERRITORIALE: PAROLARI, « LE DIRETTIVE PAT SULL’ORGANIZZAZIONE APSS SEMBRANO NON RICHIAMARE IL RUOLO STRATEGICO DELLE APSP »

Il ruolo delle APSP nella rete assistenziale territoriale. Le direttive recentemente adottate dalla Giunta provinciale in merito alla organizzazione dell’Azienda Provinciale per i Servizi sanitari nell’ottica di “assicurare una maggiore prossimità della dimensione organizzativa aziendale alla specificità del territorio” sembrano non richiamare il ruolo strategico che possono e debbono avere in tale modello le aziende pubbliche di servizi alla persona (APSP).

Oltre 40 Aziende, dislocate in modo uniforme sul territorio trentino, erogano quotidianamente a favore delle comunità di riferimento servizi che vanno oltre la gestione delle rsa (centri diurni, servizi ambulatoriali, servizi a domicilio, progetti di prevenzione, supporto e promozione e molto altro). Queste Aziende sono diventate veri e propri punti di riferimento per i territori in cui sono inserite, nonché rappresentano centri di eccellenza per quanto riguarda la gestione dei bisogni e delle problematiche dell’anziano.

In un progetto che rivendica l’attenzione ai territori, la prossimità dei servizi ai cittadini, la rete fra soggetti le APSP non possono non essere considerate. Non solo per riconoscere, come è legittimo pretendere, il ruolo assunto da questi enti, specie negli ultimi 15 anni, all’interno della filiera dei servizi all’anziano e alla famiglia in generale, ma proprio per beneficiare delle conoscenze, delle esperienze, delle professionalità, delle risorse anche strumentali che le APSP possono mettere a disposizione del territorio.

Qualsiasi progetto di riorganizzazione della sanità trentina non può, pertanto, prescindere dal considerare le APSP un anello fondamentale della rete assistenziale, a maggior ragione nel momento in cui è evidente a tutti che una delle sfide più difficili da affrontare è e sarà quella del progressivo invecchiamento della popolazione e dei sempre crescenti bisogni che tale fetta di popolazione esprime. Impensabile, quindi, ragionare di integrazione e di collegamenti fra i vari stakeholders senza le APSP, soprattutto per attivare quelle progettualità nell’ambito della prevenzione che giustamente sono considerate determinanti per ridurre la pressione sui servizi e per garantire all’anziano il permanere il più possibile al proprio domicilio, ritardando l’ingresso in rsa.

Valorizzare il ruolo delle APSP è decisivo, però, anche per un altro motivo. La carenza di personale sanitario, specie nelle rsa, è sotto gli occhi di tutti. Innanzitutto, come ormai unanimemente riconosciuto, urge ampliare le possibilità formative e incrementare il numero di persone accoglibili nei percorsi di studio. In secondo luogo, occorre rendere attrattiva la professione. Accanto ad una non più procrastinabile azione di allineamento contrattuale fra chi lavora in APSS e chi lavora fuori e ad un aggiornamento dei parametri a fronte del progressivo peggioramento dello stato di salute di chi è accolto in rsa, è necessario rendere stimolante il percorso professionale di chi sceglie di lavorare con gli anziani nelle strutture residenziali.

Se le APSP saranno inserite a tutti gli effetti nella rete locale dei servizi e riconosciute come gli attori più qualificati della geriatria territoriale, attribuendo ai professionisti che lavorano nelle medesime anche funzioni e compiti che riguardano gli anziani della comunità, è evidente che il loro percorso professionale potrà prevedere progressioni di carriera, potrà ottenere il giusto riconoscimento a livello sociale, diventerà più attrattivo e stimolante, viste le occasioni di crescita, le abilità e le competenze che si possono acquisire in esperienze non limitate all’interno delle mura delle rsa.

Da questa evoluzione del modello non potrà che uscirne enormemente rinforzato anche Spazio Argento, lo strumento organizzativo ancora in fase embrionale che ha l’ambizioso obiettivo di sostenere la persona anziana o malata e il suo nucleo familiare, offrendo servizi in una logica di adeguatezza rispetto ai bisogni e, soprattutto, di filiera.

Spiace, davvero, che il tema relativamente a quale ruolo devono assumere e a quale posto devono ricoprire le Aziende pubbliche di servizi alla persona all’interno dell’organizzazione socio sanitaria trentina non sia fra le priorità di chi, a vari livelli, ha il compito di presidiare questo settore. I problemi correlati alla pandemia (personale no vax, criticità di bilancio, liste di attesa azzerate), seppur gravi, non giustificano l’assenza di riflessioni e di proposte su un argomento che per l’intero sistema del welfare si configura come strategico e che rischia di trovarci, invece, gravemente impreparati.

 

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Francesca Parolari
Presidente APSP Opera Romani
Ex Presidente UPIPA