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LETTERE AL DIRETTORE

“ GRUPPO RESIDENTI VIA PIETRASTRETTA“ – TRENTO * CIRCONVALLAZIONE FERROVIARIA: « APPOGGIAMO LA RETE DEI CITTADINI ED IL PROGETTO CHE RIPROPONE IL BYPASS ALLA DESTRA ADIGE »

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16.02 - lunedì 08 novembre 2021

Dalle predare di San Martino, a Trento, sono stati estratti la maggior parte dei blocchi di “rosso Trento” che nei secoli hanno contribuito a costruire la città.

Da Via Malvasia e da Via San Martino è ancora possibile addentrarsi nel cuore dei siti che hanno ospitato l’attività estrattiva e ammirare la compattezza di quei fronti così solidi e imponenti.

Le aree sotto a quelle pareti rocciose negli anni sono state riqualificate: oggi ospitano, tra l’altro, la scuola materna di San Martino, parchi pubblici ed un albergo.

In Via Pietrastretta, invece, nessuna attività estrattiva è mai stata avviata: materiale poco compatto, lastrificato e per di più dagli spessori troppo sottili per garantirne un proficuo utilizzo.

Tanto evidenti erano le differenze nella composizione di quella stessa roccia, di quella stessa porzione di collina, da battezzare la strada con un nome inequivocabile: pietra stretta. Come a dire: non ne vale la pena. Un monito prezioso per i predaròi, che avviando un’attività poco più a nord dei siti conosciuti avrebbero faticato invano.

Via Pietrastretta, al contrario delle predare, è un sormontarsi di muri di contenimento. I più imponenti tengono al sicuro le sottostanti Via Malvasia e Via Brennero. Case, terrazzamenti, scale e salite stanno in equilibrio su uno sperone dove gli spazi sono limitati dalla naturale conformazione della zona.
La strada lambisce, quasi entrandovi, le proprietà private che vi si affacciano, con larghezze risicate a tal punto da essere transitabile, in alcuni tratti, da una sola vettura alla volta.

L’unico marciapiede, nella parte alta della via, è stato ricavato in buona parte con una passerella a sbalzo, inventando un passaggio altrimenti inconciliabile con la contigua strada carrabile. Osare di più non era possibile. E probabilmente non ne valeva la pena.

In Via Pietrastretta, ne valse la pena, eccome, per scappare dalla città, nel 1966. Dalla Valsugana arrivarono motocarri, camioncini e trattori a raccogliere i trentini alluvionati, che in barca cercavano un approdo verso i soccorsi.

Ne valse la pena anche in anni più recenti, quando gli automobilisti scoprirono questa ed altre scorciatoie per cercare riparo da una tangenziale sempre irrimediabilmente inadeguata. Sia al mattino, per entrare in città, sia alla sera, per far ritorno a casa. Nonostante gli specchietti laterali che i muretti della via hanno richiesto come bottino.

Avrebbe avuto bisogno di rispetto, invece Via Pietrastretta fu promossa da stradina a capacità limitata ad arteria ad alta percorrenza. Mentre professava intermodalità, con accessi alla città contingentati e “sostenibili” dai grandi parcheggi periferici, mai realizzati, nei piani per la mobilità il Comune di Trento classificava la via nella medesima categoria delle strade cittadine ad alto scorrimento. Mancavano i requisiti per farlo, anche solo per pensare ad una tale assurdità, ma tant’è.
Avrebbe avuto bisogno di rispetto anche negli ultimi mesi, Via Pietrastretta. A chi vi abita è stato imposto di immergersi in un bagno di controsensi, per tornare a casa. Bloccato l’accesso a monte, i residenti sono costretti ad un giro dell’oca dai tempi biblici, contraddistinto da svolte obbligate, semafori e traffico paralizzato.

Il traffico su Via Pietrastretta è calato, questo è vero. Ma raggiungerla, specie da nord, è un calvario.
I residenti chiesero, a suo tempo ed in anticipo, di essere tenuti in considerazione. Chi doveva ascoltare non si è posto nemmeno il problema. Anzi, ha zittito quella richiesta disconoscendo gli abitanti della via. Evidentemente non ne valeva la pena.

E non ne vale la pena nemmeno adesso, che si prevede di entrare nella pancia della Marzola perforando alla base di Via Pietrastretta, proprio ai piedi dei muri che la contengono e la sorreggono.

I dubbi e le perplessità sollevate dai cittadini, che alle istituzioni chiedono chiarimenti e informazioni, sono stati liquidati come questioni di poco conto: allarmismo inutile.

In Via Pietrastretta ci sono poche case, pochi abitanti e poco altro. Uguale: pochi elettori e pochi voti. E questo rende agli occhi delle istituzioni il problema piccolo, piccolissimo. Assolutamente trascurabile. Infatti, non ne vale la pena. Tanto più che si prevedono solo piccoli disagi. Che nella mente delle istituzioni sono, in realtà, chi vi abita. Pochi isolati e spaventati residenti che, allorché apriranno la bocca, saranno zittiti e derisi.
Cadranno le case o sopravviveranno alla voragine mostruosa che si aprirà sotto di loro? Tutto fa pensare che non potranno resistere intatte, ma fino ad ora prendere in considerazione questi aspetti non ne valeva la pena.

Oggi si apre il dibattito pubblico sul progetto. Anche i residenti di Via Pietrastretta si uniscono alla rete dei cittadini che chiede alle istituzioni di avere considerazione e rispetto della popolazione che ne elegge i suoi rappresentanti. In particolare, condividono e appoggiano il nuovo progetto avanzato dalla rete dei cittadini che ripropone il passaggio del bypass ferroviario in destra Adige.

Le istituzioni hanno una grande opportunità, oltre che un dovere morale: dimostrare con i fatti che ascoltare, ponderare e rispettare i cittadini di Via Pietrastretta non solo ne vale la pena, ma è l’unica maniera perché i genitori e i nonni che qui abitano insegnino ai loro figli e ai loro nipoti che il confronto e lo scambio di opinioni sono sforzi che vale sempre la pena di sostenere.

E sì, perché in via Pietrastretta abitano anche bambini.

 

 

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Sottoscritto dal gruppo delle famiglie residenti in Via Pietrastretta

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