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SINISTRA ITALIANA * LAGO DI GARDA: ATTOLINI, « CHI VIVE OGGI SULLE SPONDE È SEDUTO SU UNA BOMBA AD OROLOGERIA, PRONTA AD ESPLODERE »

Al di là delle risposte tranquillizzanti che l’attuale Giunta Provinciale di Trento ha dato all’interpellanza dei consiglieri di Futura, Ghezzi e Coppola, Il Garda è in serio pericolo.

Per questo, già il 15 ottobre 2016, le Federazioni di Sinistra Italiana di Trento, Brescia, Mantova e Verona avevano dato vita ad un tavolo di lavoro interprovinciale permanente sulla proposta di nuovo collettore e depuratore del Garda.

Il tavolo era stato indetto nella consapevolezza che l’equilibrio dell’ecosistema Garda era messo a dura prova dal sistema fognario e che questo era un tema di priorità nazionale, sia dal punto di vista ecologico che da quello economico.

Il lago di Garda, con le sue considerevoli dimensioni (Superficie 368km2, Volume 49,03 km3, Profondità media 133 mt), è un piccolo mare tra le montagne e la pianura Padana, così grande da farlo credere capace di poter reggere ad ogni sollecitazione dell’uomo. Ma non è così e chi vive oggi sulle sponde del lago è seduto su una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere.

Un certo effetto inquinante dell’uomo sull’equilibrio del bacino del Garda si registra a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, con un aumento, che continua tutt’ora, della concentrazione di Fosforo Totale nelle acque.

Inoltre il Garda ha cessato di essere un bacino naturale a causa della costruzione di certo numero di centrali idroelettriche con annesse dighe e della diga a Salionze (Valeggio sul Mincio), che hanno inevitabilmente rallentato il ricambio dell’acqua.

Da decenni e decenni attorno alle sponde del Garda si coltiva senza rispetto per i metodi biologici; si sono svolte attività industriali di ogni genere; si è praticato un turismo selvaggio; si è edificato ovunque, scaricando a lago i prodotti dell’eccessiva urbanizzazione.
Tutto ciò si è svolto con una totale indifferenza nei confronti della compromissione di un ecosistema prezioso sia dal punto di vista economico che ecologico.

Anche se le recenti analisi fisico chimiche ci dicono che i mutamenti dell’acqua del Garda negli anni non sono preoccupanti, che il Garda è in buona salute, sembra che tutti ignorino che esiste un’urgenza ormai improcrastinabile, quella di prendere in esame la situazione degli scarichi e degli sversamenti a lago ben visibili dalle spiagge e dalle rive. La questione non può lasciarci indifferenti, perché parliamo di uno dei laghi più grandi ed importanti d’Europa, la cui portata rappresenta circa il 40% delle risorse d’acqua dolce dell’Italia.

Ed ecco l’elenco delle emergenze:
a capo del sistema fognario del Garda sta l’impianto di depurazione di Peschiera del Garda, realizzato a metà degli anni ’80. Il depuratore, che era stato messo in discussione da molti già in fase di progettazione, raccoglie la rete fognaria sia dei comuni della sponda Lombarda sia di quelli della sponda Veneta. Uniche eccezioni i comuni di Tremosine e Limone e quelli della sponda trentina, che sono autonomi e dotati di piccoli depuratori in loco;

la rete fognaria dei vari comuni è collegata al depuratore di Peschiera via terra (parte sud del lago), ma anche via acqua, con una condotta che attraversa il lago tra Maderno e Torri del Benaco per portare a Peschiera gli scarichi provenienti dai comuni di Gargnano, Toscolano Maderno, Salò e parte della Valtènesi. La condotta sublacuale posta a 200 metri di profondità, è dotata di sensori a monte che verificano la pressione interna, ma non esiste la possibilità di controlli approfonditi sulla sua tenuta perché i macchinari in dotazione agiscono solo fino a 25 metri di profondità. Le strutture idonee, utilizzate nel mare, non sono trasportabili e posizionatili sul lago a causa delle considerevoli dimensioni;

lungo il percorso via terra verso Peschiera sono localizzate a terra pompe di sollevamento e sistemi di troppo pieno rivolti a lago, pronti ad entrare in funzione solo in casi eccezionali, per evitare il tracimare del sistema fognario nelle civili abitazioni. Ma la scellerata speculazione edilizia e l’aumento delle utenze connesse ad essa, assieme all’incremento notevole del turismo hanno portato questo sistema ad entrare in funzione sistematicamente;

gli amministratori comunali spesso non hanno messo tra le priorità opere pubbliche rivolte alla sistemazione e all’adeguamento della rete fognaria con separazione di acque bianche ed acque nere e questo comporta un eccessivo carico sulla rete depuratore, contribuendo appunto ai tracimamenti a lago;

ora è allo studio un nuovo progetto che prevede la realizzazione di circa 80 chilometri di collettori che collegheranno i comuni da Tignale a Padenghe ad un nuovo depuratore nella zona bresciana, a Visano al lago. Sul luogo esiste un depuratore che è costato 20 miliardi di lire, che ha funzionato solo per tre anni ed è fermo da più di dieci anni, sorto per depurare i reflui zootecnici dell’area e gli scarichi fognari dei comuni di Visano, Acquafredda, Remedello, Isorella e Calvisano.

Questi comuni hanno speso some ingenti per collegarsi ad un depuratore ben presto inutilizzabile ed ora i loro reflui, non depurati, vengono scaricati nei fossi della zona. La costruzione del nuovo depuratore a Visano avrebbe un considerevole costo economico ed ambientale e non si può trascurare la lunghezza dei tempi di realizzazione, prevista in dai 15/20 anni. È inoltre dimostrato che depuratori di dimensioni limitate, di nuova tecnologia, funzionano meglio e hanno costi di gran lunga inferiori, sia per la realizzazione che per la gestione. Inoltre, in caso di avaria o altro contrattempo, il danno sarebbe più facilmente controllabile e più limitato.

La proposta sensata sarebbe quella di procedere in tempi strettissimi alla completa separazione di acque bianche e nere in tutti i comuni del lago, e poi alla realizzazione di almeno due depuratori di dimensioni medie sulla sponda bresciana.

Per arrivare alla soluzione ottimale è necessario provvedere urgentemente a:

coinvolgere tutte le amministrazioni che si possono trovare implicate in questa emergenza e nel suo superamento anche con incontri informativi e di coinvolgimento dei cittadini;

coinvolgere le associazioni agricole che a valle del depuratore e del Mincio sono interessate. Ci sono già stati contatti con l’università del Wisconsin per affrontare l’inquinamento del Garda sull’alto Mincio nel sistema SarcaGardaMincioChiese;

stabilire contatti con le università più avanzate, anche a livello europeo, affinché si predisponga un sistema di impianto tecnicamente il più avanzato possibile anche nel trattamento di fitodepurazione delle acque reflue, per scongiurare un fattore di obsolescenza;

valutare collettivamente con i vari enti e amministrazioni la scelta del numero di depuratori da realizzare e la loro più adeguata localizzazione a sud o ad est del Garda, tendo conto delle difficoltà morfologiche del territorio e dei dati sulla popolazione e sull’incremento in stagione turistica.

 

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Renata Attolini, segretaria provinciale di Sinistra Italiana.