PROVINCIA AUTONOMA TRENTO
Covid-Free (27ma puntata format Tv)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

È’ nella sofferta analisi del presidente Fugatti esplicitata nelle odierne contestuali interviste a “L’ Adige” e “Il Trentino” che traspare un’accurata e non scontata lettura di questo passaggio elettorale complicato per il centro destra trentino. La ricerca del capro espiatorio sarebbe stata quella più comoda e superficiale. Così il presidente non ha fatto, così riconferma il suo spessore.

Il passaggio epocale della guida del governo provinciale nel 2018 ad un centro destra a presidenza leghista, segnò una svolta forte, mai così forte in una terra di grande moderazione e centrismo politico quale quella trentina.

L’attenta scelta del governatore Fugatti di temperare il governo provinciale attraverso la valorizzazione di componenti civiche fu subito nei fatti certificata dalla nomina a suo vice del compianto Rodolfo Borga.

L’immediata, istantanea urgenza di provvedere ad occupare le cabine di regia del governo provinciale, fu poi altro indilazionabile problema che mise in evidenza quanto importante fosse, e sia, poter contare su una classe dirigente adeguata; detta questione tocca inevitabilmente sempre i cambi di potere ad ogni livello, specie se rapidi come in questo caso.
Con una Lega di opposizione e scomoda, a percentuali poco significative, il sottoscritto fu lì, nel 2018, al suo fianco a sostenere le ragioni di un necessario cambio della guardia alla guida del Trentino. Cambio della guardia che avvenne attraverso un contributo elettorale e politico leale e costruttivo da parte del mio Movimento.

L’ attitudine del Movimento che rappresento a privilegiare l’aspetto del buon governo e dell’ascolto della piazza attraverso declinazioni non urlate ma responsabili, sono le stesse che sto traducendo all’interno di un esecutivo regionale col quale sto lavorando all’insegna di una fertile condivisione politica con i colleghi di Bolzano. E l’ affiancamento con giovani preparati e generosi che si stanno addestrando con competenza ed umiltà all’interno di questa esperienza politica che è Agire, è lì a dimostrare che la politica ha ancora capacità attrattiva se affronta con qualità di proposta e rispetto non solo formale il soggetto principe che è la persona.

La vicenda Baracetti a Trento spiega, nella sua gestione preparatoria e liquidatoria, di quanto importanti siano gli aspetti condivisivi, mediatori, partecipativi.
Non è certo colpa del termometro o dell’infermiere che lo legge se il paziente ha la febbre.

La mia espulsione dal tavolo coalizionale produsse un effetto politico grave quanto non percepito: occultare il tema politico sotteso e che non riguardava personalmente l’ Avv. Baracetti, professionista degno, ma la necessità di incontrare una candidatura dalle caratteristiche attrattive per un elettorato moderato, centrista su cui incontrare non diktat ma massima adesione. Il tutto all’interno di un progetto di recupero pro futuro di una prateria politica senza casa e che chiedeva e chiede di essere coinvolta. È’ sul tavolo infatti del futuro del centro destra la capacità di penetrare quell’area liberale non leghista che nel 2018 prestò i voti alla Lega salvo ritirarne la delega in questa tornata.

I tempi della politica non coincidono sempre con le urgenze elettorali,e gli esempi prima di Cinque Stelle e poi di Lega dimostrano quanto decrescita e crescita viaggino per rotte imprevedibili ed a volte asimmetriche.

La semina, anche quella politica, anticipa sempre il raccolto e la sua modalità è premessa indispensabile alla qualità di quest’ ultimo.
Detto questo il tema fondamentale è come stabilizzare la cedola elettorale del centro destra in una Terra generosa ma diffidente come la nostra, critica ma ambiziosa di qualità; è in questo solco politico che “Agire” ha inteso porre sul tavolo della coalizione questa esperienza nel Comune di Trento.

Gli esiti del centro destra a Trento, gli inseguimenti a Rovereto, i balbettii ad Avio, l’abdicazione a Pergine, i recalcitranti riscontri di Arco e Riva sono lì a confermare che l’effetto traino del buon governo provinciale non è sufficiente se non affiancato da un’azione politica di apertura sul territorio e di fantasia anche in termini di perimetri e stili.

 

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Ass.re re regionale
Claudio Cia