Gentile Direttore,

le scrivo da “forestiera”, da chi vive lontano dalle vostre montagne ma che ha avuto la grande fortuna di frequentarle ogni anno per quasi sei decenni: sento di avere il diritto di esprimere la mia opinione dato che conosco e amo profondamente il vostro territorio.

Più di un anno fa, navigando banalmente su Facebook, feci un salto sulla sedia quando mi imbattei nel gruppo “Giù le mani dal Lagorai”. Fui profondamente allarmata dallo scoprire che il Lagorai è oggetto di mire di “valorizzazione” ed anche molto sorpresa considerando che la bellezza di questa catena risiede proprio nella mancanza di valorizzazione, ovvero nella quasi totale assenza dell’intervento umano.

Il Lagorai è un “luogo dell’anima” per molti, dov’è possibile perdersi nella sua vastità senza incontrare nessuno: un’area cosiddetta poco antropizzata. Penso alla sua fauna e alla sua flora, all’idea di un territorio dove per una volta entriamo realmente solo in punta di piedi, ospiti transienti che hanno la fortuna di una finestra ancora esistente su di un ambiente incontaminato.

Ma non è solo per le sue caratteristiche spirituali e ambientali che va tutelato. La sua wilderness è una risorsa unica, grazie agli avi che ce l’hanno consegnata intonsa, la potenziale punta di diamante di un turismo di qualità che vuole natura, genuinità e l’opportunità di un reale stacco dal resto del mondo, ormai dilaniato dalla nostra ingordigia e arroganza.

Voi trentini siete tanto fortunati, ma sembra che non lo sappiate: il vostro territorio e la vostra cultura sono meravigliosi e questo è tutto ciò che vi serve per essere vincenti. Dovete lottare per difendere ciò che vi rende unici, non uniformarvi al turismo superficiale che banalizza tutto.

Credo sia perciò essenziale fare tutto il possibile per fermare il progetto della valorizzazione della Translagorai e in particolare l’intervento su Malga Lagorai, esageratamente invasivo e oneroso (naturalmente tutto a carico del contribuente), insostenibile dal punto di vista economico e ben oltre la mera comprensibile manutenzione ad uso malga e bivacco.

È inutile nascondere ciò che sembra ovvio: si tratta di opere volte ad aprire uno spiraglio per poi, in futuro, spalancare la porta all’assalto commerciale dell’ultimo territorio vergine rimasto.

Il Lagorai deve essere tutelato così com’è e come ci è stato tramandato: non tradite il passato e il futuro.

 

*

Con profonda e sincera preoccupazione
Silvana Lauria, Londra, Regno Unito