PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 9)

In prima Commissione: audizioni e approvazione del disegno di legge a tutela del lavoro negli appalti pubblici

La prima Commissione permanente, organismo presieduto da Vanessa Masè (Civica), ha ospitato questa mattina le audizioni ed approvato il disegno di legge 29 (proponente Presidente Fugatti) che integra l’articolo 32 della legge provinciale di recepimento delle direttive europee per il rafforzamento della tutela del lavoro negli appalti pubblici.

Dalle audizioni sono emerse richieste di modifica sostanziali, in particolare da parte di Sindacati e Imprenditori. A termini di regolamento, per permettere di portare la discussione del testo in aula il 22 ottobre serviva concludere l’esame delle norme nella giornata di oggi. C’è stato un confronto fra i commissari su come elaborare le eventuali proposte emendative, a seguito delle osservazioni emerse nel corso delle audizioni. Non è stata accolta la proposta della presidente Masè di un incontro informale nel quale confrontarsi sulle possibili modifiche oppure di stabilire fin da subito un momento di illustrazione degli emendamenti da parte della Giunta, prima della scadenza del termine per la consegna degli stessi. La Giunta si farà carico delle valutazioni e delle modifiche e se ne parlerà in Consiglio provinciale.

 

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Sindacati: corretta la ratio, ma l’articolo va riscritto
Per le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, Uil e Fenalt sono intervenuti rispettivamente Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi, Stefano Picchetti, Maurizio Valentinotti e Patrizia Emanueli.

Nel documento consegnato ai commissari, condiviso in maniera unanime dalle sigle sindacali intervenute, è stato espresso parere positivo sulla ratio della legge che intende chiarire la corretta applicazione della clausola sociale, ritenuta “opportuna e coerente con i principi comunitari e giuridici consolidati”, pur osservando che, per coerenza, serve un intervento di carattere generale e complessivo sull’intero articolo 32 e non esclusivamente sulla clausola rafforzata.

Occorre cioè mettere insieme un’intera filiera che richiami i concetti fondamentali della base d’asta congrua rispetto alla qualità del lavoro e qualità dei servizi e la corretta interpretazione della clausola sociale da non applicare dal punto di vista letterale e semantico, ma all’interno del contesto dell’appalto stesso e del contratto di riferimento. I sindacati hanno dunque riformulato l’intero articolo 32, prevedendo indicazioni di applicazione della clausola rafforzata, valorizzando il confronto sindacale tra le parti e l’assunzione di responsabilità delle stesse all’interno di un percorso di contrattazione preventivo, introducendo l’obbligo di applicare l’articolo 32 a tutti gli affidamenti e non solo in caso di gara ecc. In subordine, qualora ci si concentrasse esclusivamente sul comma 4, il documento consegnato dai sindacati contiene anche una proposta d’integrazione dei commi in modo tale che vengano ripresi gli aspetti fondamentali considerati irrinunciabili. In particolare, il comma 4ter è peggiorativo dell’attuale comma 4, tradendo la ratio del legislatore.

La ratio è quella che i lavoratori passino da una ditta all’altra a parità di condizioni, ha osservato Stefano Picchetti della Uil, un ragionamento già riconosciuto corretto dai giudici, ha proseguito e non vorremmo arrivare a ricorrere nuovamente a strumenti giuridici per tutelare qualcosa che la legge già tutela.
Maurizio Valentinotti di Fenalt ha aggiunto che c’è un concetto di fondo sancito dalla Costituzione che è quello della retribuzione proporzionata, che va tutelato dai sindacati, ma anche dai datori di lavoro. Il lavoro non è una merce, ha detto e questo è un principio del quale troppo spesso ci dimentichiamo.

Paolo Ghezzi (Futura) ha osservato che un aspetto importante di cui tenere conto è la preoccupazione espressa dai sindacati sul comma 4ter, che così come è formulato appare una clausola molto debole e rischia di vanificare la modifica del legislatore. Inoltre, Ghezzi ha chiesto se questo disegno di legge non possa involontariamente far sì che la gara sia suggerita come lo strumento privilegiato, nel senso che diventa meno faticoso e complicato da gestire, oltre che legittimato da queste clausole rafforzate.
Non abbiamo analizzato la questione da questo punto di vista, hanno osservato i sindacati e oggettivamente non crediamo che questo possa accadere. Tuttavia sarà oggetto di riflessione ed approfondimento.

Alex Marini (5 Stelle) ha detto che raramente si parla di qualità dei servizi prima di affidarli e questo potrebbe essere un aspetto di cui tenere conto perché in qualche modo potrebbe essere collegato ai lavoratori e alla loro valorizzazione. Il consigliere ha anche chiesto ai sindacati se ci sia mai stato un confronto con gli imprenditori per invitare congiuntamente la Giunta a legiferare in maniera meno affrettata e con minore urgenza, sotto il profilo del metodo.
Lo stesso articolo 32, hanno risposto i sindacati, è frutto di una volontà politica di sintesi a fronte di posizioni emerse nel tavolo degli appalti tra sindacati e imprenditori, ha risposto il sindacato che ha detto che questo confronto è avviato da anni. Qui si tratterebbe, hanno aggiunto, di interpretare l’articolo con una ratio che rispetti la volontà del legislatore.

 

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Imprenditori: con questo intervento non si tengono in equilibrio i diversi interessi
Per il Coordinamento imprenditori hanno partecipato alle audizioni Marco Segatta e Marzia Albasini (Associazione artigiani), Fausto Manzana e Roberto Busato (Confindustria), Ferruccio Veneri e Mauro Bonvicin (Confcommercio), Alessandro Ceschi (Cooperazione). Un tema molto tecnico e delicato, ha esordito Fausto Manzana di Confindustria. Qui abbiamo tre o quattro attori in gioco, i lavoratori, gli enti, le imprese e l’utente al quale andiamo a derogare il servizio.

Con questo intervento però non si tengono in considerazione tutte le componenti e in equilibrio i diversi interessi. Nessuno mette in discussione i diritti dei lavoratori, però ci sono aspetti che devono essere valutati dall’eventuale subentrante e da una nuova impresa che dovesse aggiudicarsi l’appalto. Credo che la ratio sia far rispettare i contratti sottoscritti dalle associazioni sindacali e datoriali, ha aggiunto: ferma la retribuzione lorda e l’anzianità, gli ad personam vanno lasciati liberi all’attività imprenditoriale. Questo perché le cose cambiano e l’ente ha diritto di modificare gli obiettivi dell’appalto. L’ente che emette il bando deve avere la possibilità di rivalutare le esigenze ed introdurre degli elementi di variazione, innovare qualora lo ritenga opportuno. Questo disegno di legge è necessariamente emendabile perché possa reggere, ha concluso.

Marco Segatta (Artigiani) ha espresso la preoccupazione che possano emergere delle difficoltà per le piccole imprese, nel passaggio dell’appalto da un’azienda all’altra. Alessandro Ceschi (Cooperazione) ha premesso che la mediazione su questo tema all’interno del Coordinamento non è stata facilissima. Il direttore della cooperazione ha rivolto un plauso alla Giunta che si è fatta carico del problema pur con evidenti criticità dal punto di vista giuridico. La norma, così come pensata tutela i lavoratori e rafforza anche la capacità delle aziende di rendersi concorrenziali, ha detto. Occorre tuttavia mettere in equilibrio la tutela di imprese e lavoratori, lasciando nel contempo degli ambiti di autonomia organizzativa all’impresa che deve subentrare. Una modifica a suo avviso sarebbe dunque necessaria per le aziende oltre che opportuna dal punto di vista della sostenibilità giuridica.
Roberto Busato (Confindustria), pur comprendendo la ratio del provvedimento, ha raccomandato la salvaguardia dell’ente che deve essere libero di muoversi.

Questo disegno di legge deve essere meglio equilibrato per l’ente, per l’utente e per l’impresa. A suo avviso, la spending review va letta per intero: da un lato occorre fare saving, ma dall’altro occorre anche dare qualità utilizzando meglio le risorse interne e questo aspetto va presidiato con estrema attenzione.
Il consigliere Paolo Ghezzi (Futura) ha ringraziato per la chiarezza ed ha interrogato gli imprenditori sul comma 4ter che potrebbe di fatto svuotare le garanzie oggi previste. Infatti, se si parla di esuberi di fatto si introduce la possibilità di derogare al vincolo del livello occupazionale. Una norma che i sindacati chiedono di stralciare, ma che potrebbe per contro garantire gli imprenditori nelle preoccupazioni rappresentate.

Ugo Rossi (Patt) ha definito questo un tema di straordinaria importanza e delicatezza. Si possono fare tutte le norme possibili in questo settore, ha detto, ma poi occorre fare i capitolati e prendere decisioni organizzative. Se assumessimo il principio per cui dal punto di vista organizzativo tutto è immodificabile, in caso di riduzione delle risorse si dovrebbero tagliare i servizi. Una clausola sociale deve tenere conto della tenuta del sistema, oltre che della libera concorrenza. Forse, ha aggiunto, dal punto di vista tecnico, anche per evitare rischi di sostenibilità giuridica, occorrerebbe essere più prudenti nelle norme e un po’ più coraggiosi nei regolamenti.

Giorgio Tonini (PD) ha osservato che qui occorre armonizzare diversi principi e la legge deve essere sufficientemente flessibile per garantire questo equilibrio, introducendo lo strumento della contrattazione nel momento di snodo tra la legge e il capitolato degli appalti.
Alex Marini (5 Stelle) ha osservato che il rischio nell’affidare determinati appalti è di lasciare lavoratori a casa. Da un lato avremo un risparmio di risorse, ma dall’altro dei costi sociali. Alessandro Ceschi ha replicato che occorre tracciare un confine tra appalti di servizi e forniture e affidamento dei servizi socio assistenziali. Su questi ultimi l’appalto è una possibilità, ma la sollecitazione forte è che si tengano aperte altre modalità di affidamento perché a volte, sopratutto in certi contesti, buttarla prevalentemente sul prezzo rischia di fare dei danni enormi.

Il Presidente Maurizio Fugatti ha ringraziato il Coordinamento per il prezioso apporto. Noi siamo ben consapevoli che si tratta di un disegno di legge particolare, che cerca di mettere insieme libertà d’impresa e tutela del lavoro, ha chiarito. Sappiamo che si tratta di un tema in divenire a livello nazionale e scrivere delle norme su qualcosa in movimento non è certo semplice, ma anche la l’interpretazione sarà altrettanto in movimento: credo che questa norma sia sostenibile giuridicamente, ha rassicurato, e che l’interpretazione delle leggi cambi anche a seconda dei tempi in cui la discussione si svolge. Concordo con chi ha detto che fare spending review significa anche tagliare, ma se andrà in porto il bando dei 95 milioni dovremo comunque intervenire con gli ammortizzatori sociali e questo intervento va letto anche in quell’ottica. Abbiamo raccolto gli spunti e li analizzeremo, ma lo sforzo che stiamo facendo con questa norma, ha ribadito, deve essere interpretato a 360 gradi nell’ambito del sistema degli ammortizzatori sociali.

 

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Consiglio autonomie: parere sostanzialmente positivo
Paride Gianmoena e Marco Riccadonna sono intervenuti per il Consiglio delle autonomie locali. Lo scopo dell’intervento, hanno detto, è innegabilmente condivisibile e il parere è complessivamente positivo. Paride Gianmoena ha evidenziato alcune osservazioni sugli aspetti di praticabilità della soluzione proposta dal punto di vista delle stazioni appaltanti, meglio specificati in un documento consegnato ai commissari. All’articolo 4bis non c’è l’identificazione del momento contrattuale a cui fare riferimento, una data certa che è invece fondamnetale. Nel 4quinquies occorre chiarire se vale anche per le concessioni, oltre che per gli appalti. Richiamando i commi 4ter, quarter e sexties, si è rilevata l’opportunità di meglio precisare alcune espressioni, come l’oggetto dle nuovo appalto nel caso in cui si differenzi. Infine, nella fase delle delibere applicative c’è la richiesta di coinvolgimento da parte del Consiglio delle autonomie.

 

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La votazione
La proposta è stata messa ai voti ed approvata con il sostegno di Masè, Savoi, Dalzocchio e Moranduzzo e l’astensione di Ghezzi, Marini, Rossi e Tonini.
Bene aver presentato queste norme ed aver dato loro carattere d’urgenza, ha detto Giorgio Tonini (PD). Il suo voto di astensione è giustificato dall’aver ascoltato stamane le osservazioni e i dubbi dei soggetti intervenuti in audizione e dalla necessità di apportare delle modifiche che ne tengano conto.

Ugo Rossi, pur condividendo a pieno gli obiettivi di straordinaria importanza richiamati dalla Giunta nella relazione illustrativa a questo disegno di legge, ha giustificato il suo voto di astensione con le esigenze di ulteriore riflessione emerse dalle audizioni odierne. La norma arriverà in aula con delle modifiche che saranno oggetto di una nostra valutazione, ha aggiunto e l’auspicio è che il voto di astensione si tramuti a quel punto in voto favorevole, ha concluso.
Paolo Ghezzi (Futura), nel legittimare il voto di astensione, per motivi “tecnici”, ha lamentato l’espressione “cinema sui giornali” irrispettosa nei confronti dei giornali e dei consiglieri, utilizzata dal Presidente Fugatti nel respingere la proposta della Presidente Masè di un incontro informale con i commissari per confrontarsi sulle eventuali modifiche che la Giunta elaborerà al testo.

Il consigliere Alex Marini (5 Stelle) ha osservato che siamo di fronte ad un problema emergenziale che giustamente la Giunta ha affrontato. Tuttavia non gli è piaciuta l’adozione della procedura d’urgenza che rischia di compromettere la bontà del provvedimento: l’auspicio è che in futuro si assicuri un certo tempo tra consultazioni e approvazione del disegno di legge, per poter valutare le proposte e le osservazioni in maniera “meno preoccupata”.