VIDEONEWS & sponsored

(in )

CONSIGLIO PAT * CONFERENZA CAPIGRUPPO: « SCUOLA D’INFANZIA ESTIVA, CONFRONTO CON I SINDACATI – “ UN’ENTRATA A GAMBA TESA ” »

L’ipotesi formulata dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti di prolungare per tutto luglio il calendario scolastico degli istituti per l’infanzia – come nel 2020 – ha innescato reazioni e acceso dibattito.

Stamane il tema ha coinvolto la Conferenza dei capigruppo del Consiglio provinciale, convocata dal presidente Walter Kaswalder per un confronto diretto chiesto dal mondo sindacale e sollecitato poi anche dai consiglieri Lucia Coppola e Paolo Zanella.

Per prima è stata Stefania Galli (segretaria di Cgil Scuola) a formulare un accorato grido d’allarme sul segmento scolastico anni, “che è sempre stato un fiore all’occhiello della nostra autonomia e che ora si è arenato. Quella del presidente Fugatti è un’entrata irrispettosa e a gamba tesa – ha detto Galli – che avviene mentre il Dipartimento Pat competente è gravemente latitante nei nostri confronti. Non sappiamo quanti bambini ci dovranno essere nelle classi, non abbiamo supplenti, non ci sono soldi per pagare gli straordinari, non c’è un ragionamento condiviso”.

Marcella Tomasi (Uil) ha specificato che con assessorato e dipartimento c’è un problema comunicativo forte, manca un tavolo allargato al quale discutere approfonditamente di come si vuole attribuire d’estate alla scuola d’infanzia un ruolo che non è il suo, ovvero l’erogazione non di un servizio scolastico, ma di quei servizi integrati estivi cui normalmente attende il terzo settore, tra l’altro con una ricaduta occupazionale importante.

Ennio Montefusco (sindacato Satos) ha formulato il quesito di fondo: la scuola per l’infanzia è scuola o un servizio generico di assistenza per le famiglie? Se è scuola, a luglio deve fermarsi e fare spazio ad altro.

Biancalbina Francesconi (Flc Cgil) ha confermato che da tempo manca una riflessione seria sul ruolo di questo comparto educativo, che profonde un grande impegno purtroppo non riconosciuto dalle istituzioni. Mancano del tutto anche i dati statistici su cui ragionare.

Tra i capigruppo presenti, il primo a intervenire è stato Claudio Cia (Fratelli d’Italia): non possiamo accettare – ha detto – che la scuola abbia anche solo la sensazione di non essere ascoltata e considerata. La politica deve confrontarsi con tutti oppure non rappresenta nessuno. Quindi dialogo subito e approfondito.

Filippo Degasperi (Onda Civica) ha ricordato che già nel 2005 ci fu un primo tentativo di fare scuola estiva, nel campo della formazione professionale. E’ sbagliato, perché si snatura il sistema educativo, chiedendogli di fare altro da sé. Questo è un aspetto non negoziabile, un motivo per dire no e basta.

Sara Ferrari (Pd) ha osservato che da qui a luglio ci sono tre mesi utili per ragionare e vedere se le oggettive difficoltà delle famiglie a conciliare lavoro e figli si possono risolvere senza umiliare un comparto d’eccellenza come la scuola per l’infanzia trentina, cui sono iscritti poco più di 14 mila bambini. Ovvio che se il questionario del presidente Fugatti chiede alle famiglie l’interesse a poter sistemare il figlio a luglio per 50 euro, la risposta sarà massicciamente positiva. Ma si può ragionare su soluzioni alternative.

Paolo Zanella (Futura) ha ragionato che la pandemia ha fatto emergere un limite del nostro welfare: i servizi di conciliazione famiglia/lavoro oggi non sono universalistici e accessibili a tutti. L’idea degli asili aperti a luglio quanti enti del terzo settore però andrebbe a penalizzare? Davvero non si può risolvere organizzando un mese di luglio coperto da servizi conciliativi per tutti coloro che ne hanno bisogno?

Alex Marini dei 5 Stelle ha invitato a riflettere anche sul metodo di approcciare questi problemi, sperimentando soluzioni nuove di coinvolgimento democratico e di ascolto della cittadinanza.

Mara Dalzocchio (Lega) ha richiamato al pragmatismo: siamo in emergenza – ha detto – e serve il supporto di tutti per uscirne in modo positivo. Ci sono famiglie che d’estate hanno necessità di lavorare e per questo devono poter affidare i figli, di questo si sta facendo carico il governo provinciale.