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CISL MEDICI – TRENTINO * PIANO PROVINCIALE: PAOLI, « L’APSS AVREBBE DOVUTO METTERE IL PERSONALE AMMINISTRATIVO A DISPOSIZIONE DI TUTTI I MEDICI DI FAMIGLIA, PER LE PRENOTAZIONI DEGLI APPUNTAMENTI »

Apprendiamo dall’Assessora alla salute di Trento, che ora Ella interroga i Sindaci delle valli per conoscere le motivazioni “della mancata vaccinazione con i medici di base” dei propri cittadini; perchè “serve uno sforzo casa per casa”,  affinchè la quota dei 24.000 soggetti over 60 non ancora vaccinati si abbassi e la Provincia di Trento esca dalla nomea di “pecora nera d’Italia”.

Corre quindi l’obbligo ricordare a tutti che in data 9 aprile 2021 la dott.ssa Sforzin, direttrice dell’Unità operativa delle cure primarie di Trento e Rovereto, aveva dichiarato alla stampa: “la vaccinazione a domicilio è partita il 3 febbraio a Trento e dal 10 febbraio in tutta la Provincia e viene effettuata dal lunedi al venerdi..la segnalazione avviene ad opera dei medici di base per i pazienti allettati o che non possono essere trasportati al punto vaccinale…la somministrazione di dieci dosi impegna circa 6 ore comprensive di amministrazione e somministrazione…in tutti i territori è svolta da un medico delle USCA che effettua turni diurni feriali di sei ore…il coordinamento organizzativo è del servizio cure primarie” .

Da notare, solo per fare uno degli altri innumerevoli esempi, che in Puglia gli Usca domiciliari per vaccinare sono presenti sette giorni su sette dalle 8 alle 20!!!!.

Al 9 aprile erano stati segnalati, dai medici di base trentini, 3600 pazienti a casa propria ma le cure domiciliari ne avevano vaccinati mille di meno, inducendo i pazienti stessi a cambiare medico di base.

Attualmente gli Usca (ne sono decretati per legge 4 ogni 50.000 abitanti dal marzo 2020 e rese operative a Trento da maggio 2020) sarebbero poco meno di venticinque in Trentino, in sottorganico ,anche perchè impegnati dalle “Cure primarie” negli hub anticovid, che non sarebbero di loro competenza. Certamente non rispondono direttamente ai medici di famiglia per andare a vaccinare i propri pazienti a domicilio.

Ai medici di famiglia, infatti, mancano le infermiere di comunità, necessarie per le vaccinazioni domiciliari. Per trasportare dosi di Pfizer, vanno diluite in breve tempo mentre il Moderna deve essere iniettato a sei persone, in case diverse, in meno di sei ore. Ci vuole inoltre, anche per Astra, un tempo di verifica di almeno mezz’ora per vedere che i pazienti non abbiano eventi avversi, e se nel frattempo ci chiamano altri pazienti cronici o in malattia e non interveniamo, rischiamo querele e con un bottone la cancellazione immediata del nostro assistito dalla nostra lista stipendiale.

Ci vuole inoltre la macchina medica con l’ambulanza e l’adrenalina in caso di shok anafilattico.

Chi dei medici di base volesse andare a domicilio, deve infine trovare prima una infermiera (cosa non facile), poi pagarla 30-50 euro l’ora, togliendoli dal proprio stipendio, a fronte dei 9 euro lordi che ricevono ad oggi a somministrazione ambulatoriale.

Tenendo presente, inoltre, che questo mese non sono stati pagati a 150 medici di famiglia neppure quelli del mese prima a fronte delle spese per le infermiere e per le perdite di tempo per andare e venire dai distretti. Molti di coloro che ancora mancano all’appello, a domicilio, sono anziani non pratici con PC e Trec, nè hanno parenti o vicini o autobus che li aiutino e rischiano di cuocersi sotto il sole di Mattarello.

Invece che programmare nel piano provinciale della salute 2021-2025 auto, skypass, ambulatori gratis e ritrovi con il Direttore generale per i medici che verranno…se verranno ancora, APSS avrebbe fatto meglio a dare il personale amministrativo o metterlo a disposizione di tutti i medici di famiglia in una regia unica per le prenotazioni dei nostri appuntamenti, nonché quello infermieristico, gratis, ad ogni medico di famiglia attuale.

Lo prevedeva l’ultimo accordo provinciale firmato nel 2013.

 

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Dr. Nicola Paoli
Segretario Generale Cisl medici del Trentino