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CARLO GUARDINI * TURISMO: « PIÙ CHE DI CAMERIERI E BARISTI MANCA UNA SOLIDA LEADERSHIP, SOPRATTUTTO PROGETTUALE »

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20.53 - sabato 16 aprile 2022

Da alcune settimane, le cronache del turismo trentino, pur comunemente proiettate al sentimento della “finalmente ripresa” dopo la batosta dell’epidemia da Covid, consegnano preoccupazioni diffuse e trasversali espresse – con toni anche allarmistici – da molteplici attori e decisori, protagonisti della filiera dell’accoglienza: albergatori e ristoratori lamentano la mancanza di manodopera, stessa musica da parte degli impiantisti.

E tutto, nella percezione collettiva, pare ridursi semplicisticamente alla questione retributiva: ossia pagate meglio camerieri, baristi e addetti agli impianti di risalita, come accade nel resto delle confinanti “Alpi turistiche”. Oppure, stando ad altro versante della diatriba, in Italia è tutta colpa del (pessimo) reddito di cittadinanza che rende più conveniente il divano al lavoro in hotel e ristorante o la stantia “vigilanza, sorveglianza e assistenza” agli sciatori su funivie e seggiovie.

Comunque a mio avviso si tratta d’una lettura del tutto parziale, pur riconoscendo quanto – nella realtà delle cose – la condizione di grave criticità globale (pandemia prima, ed ora la sconvolgente, tragica guerra in Ucraina) abbia potuto drammaticamente incidere sulle modalità del nostro fare turismo. Tuttavia sappiamo quanto e come le crisi siano autentici “pettini della storia”: pur in presenza di fattori esterni, le crisi da sempre e in ogni modo fanno emergere nodi nascosti e irrisolti, le fragilità e debolezze d’ogni sistema. Sia esso economico-finanziario, politico, organizzativo ad ogni livello.

Certamente la pandemia ha determinato profondi rivolgimenti nelle dinamiche del mercato del lavoro: quindi, “reddito di cittadinanza/divanite” a parte, molti lavoratori/prestatori d’opera, in ogni comparto – compreso quello del nostro turismo – hanno visto la loro esistenza stravolta dai fatti, e sono stati costretti a rivoluzionare la loro esistenza. Un’esistenza lavorativa peraltro molto fragile, storicamente, segnata anche nel nostro bel Trentino più da gravami (paghe basse, orari capestro, nessun aiuto-assistenza) che da vantaggi: ed allora, in nome e per effetto dei principi liberistici del gioco domanda-offerta, ecco che ben pochi giovani o meno, immigrati o meno, trovano ancora vantaggioso un lavoro nelle nostre vallate turistiche. Però il turismo – come ad ogni spron battuto ci viene reiterato – è attività dirimente per il Trentino: ed allora, ci siamo al di là di proclami, convegni, studi, inchieste di mercato?

O facciamo finta d’esserci? Perché non esiste ancora quella autentica fucina formativa delle figure del turismo invocata da decenni? Perché si continua ad agire per comparti ed iniziative di singoli soggetti (Provincia, Camera di Commercio, Associazioni categoriali, Enti bilaterali) che oltre alle note enunciazioni programmatiche, producono singolarmente solo “effetti collaterali” ma sostanzialmente poco influenti con le loro azioni settoriali e di bandiera?

Una miriade di convegni, studi, dibattiti, tavoli di confronto, chiacchiere infinite da decenni a mio avviso hanno solamente testimoniato i limiti concettuali e strategici d’un comparto – comunque, oggettivamente dirimente – al quale però da troppi anni manca una reale e solida guida e leadership, soprattutto progettuale e programmatoria, pertanto squisitamente politica.

Più di camerieri e baristi, manca al nostro turismo una visione/progetto d’insieme: programma nel quale la formazione ed il mantenimento d’una forza-lavoro adeguata agli obiettivi generali, dovrebbe essere momento e fase di primaria importanza. Nelle modalità e forme modernamente più opportune, prima fra tutte – ad esempio – una Università del turismo.

 

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Carlo Guardini

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