L’aggressione della Turchia e la tragica situazione dei curdi nel nord della Siria ci chiamano alla mobilitazione. Non possiamo stare a guardare una “pulizia etnica” del tutto simile a quella avvenuta nella guerra della ex Jugoslavia. La retorica del presidente Erdogan per cui occorre “ripulire il nord della Siria dai terroristi” cela una sola intenzione: distruggere la popolazione curda e sostituirla con l’etnia araba, non importa se costituita da profughi siriani o da terroristi veri. Il pericolo di genocidio è attuale.

L’attacco turco è una guerra contro una minoranza. E la democrazia vive sul rispetto delle minoranze. Ovunque. Per questo la situazione ci riguarda. La logica di soppressione delle minoranze etniche contrasta con qualsiasi istanza democratica, contrasta diametralmente con la nostra visione del mondo e della società. Dobbiamo schierarci con il popolo curdo, a prescindere dalla complessità e dall’instabilità di quello scacchiere geopolitico.

L’attacco curdo è una guerra contro le donne e i loro diritti. Vedere la guerra contro le donne desta sgomento e frustrazione. Nel contesto mediorientale l’esempio dei curdi di quella regione era ed è straordinario: non tanto perché le donne formano corpi militari (comunque di “protezione”) ma perché erano parte integrante di una società evoluta democraticamente, da cui anche noi possiamo imparare.

L’attenzione ai diritti delle minoranze e ai diritti delle donne rappresenta il discrimine per qualsiasi politica democratica ad ogni livello. È anche il fondamento dell’azione di Futura – Partecipazione e Solidarietà che scenderà in piazza domani 16 ottobre accanto ad altre associazioni e partiti. Fermiamo l’aggressione, facciamo vivere i curdi del nord della Siria!

 

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Il direttivo di FUTURA – Partecipazione e Solidarietà