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WALTER PRUNER * AUTONOMIA: « CHE STAI FACENDO TU SISTEMA POLITICO DEI TALENTI RICEVUTI? LI HAI SEPPELLITI O LI HAI FATTI FRUTTARE? »

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11:13 - 15/05/2021

Non è ancora il tempo di occuparci delle cicatrici di questa pandemia, purtroppo. Il quadro sanitario in buona tendenza non significa, come la psiche umana è portata a sperare, che il miglioramento significhi immediatamente guarigione. Oggi non siamo negli abissi di dodici mesi fa, ma neanche nella “normalità” di due anni or sono.

Ed anche in casa nostra la svolta è epocale. L’ Autonomia ha subito una ibridazione unica nella sua storia. Si è radicata per la prima volta un’Autonomia mai come oggi tagliata in due da questa pandemia. Da una parte l’ Autonomia che conosciamo, complessa, rivendicativa, affermativa della propria particolarità; dall’altra l’Autonomia che deve fare i conti impietosi con il prezzo ancora tutto da scoprire di una globalizzazione pandemica solo apparentemente “democratica”.

Solo apparentemente democratica perchè ha interessato l’intero pianeta, certo, ma non ha creato nelle sue declinazioni  territoriali specifiche gli stessi effetti, perchè le contromisure politiche non sono uguali nei vari paesi, la ricchezza, le sperequazioni, l’organizzazione, il peso politico degli Stati è diverso. In buona sostanza non scopriamo nulla di nuovo nel semplificare dicendo che ancora una volta è il Pil a governare, e gli Stati più ricchi affrontano diversamente e meglio la crisi rispetto a quelli più poveri.

Passando dal grandangolo politico internazionale a quello locale è la singola autoctona risposta locale a fare la differenza.

La scelta di esiliare la cornice istituzionale autonomistica nelle praterie deserte dell’immobilismo asettico contemplativo e rassegnato, non è una soluzione.

Per capire se stiamo ottenendo tutto il possibile in chiave di terapia che il nostro potenziale autonomistico ci offre, è sufficiente  rispondere ad una domanda molto semplice.

Ce la suggerisce la intramontabile parabola, cristiana per chi crede,  laica per chi credente non è, e qui poco importa, universale certamente, dei talenti. Che stai facendo tu Autonomia, tu sistema politico, dei talenti ricevuti? Li hai seppelliti o li hai fatti fruttare? Sei tu riuscita, Autonomia, a generare politiche di contrasto o hai giocato di conserva?

Se sei su questa strada la stai facendo veramente grossa. Se così fosse il senso di inermità che sta pervadendo sempre più singoli all’interno della nostra Comunità potrebbe facilmente trasformarsi in angoscia. Quell’angoscia individuale, anticamera di una disperazione sociale con la quale la nostra Autonomia sta pericolosamente  flirtando.

È indubbio che di fronte ad un trauma inatteso, non programmabile, non c’è difesa, non c’è azione preventiva. È vero altresì che il livello di quanto accaduto ha creato spaesamento, disperazione, angoscia, sconforto, perdita di riferimenti certi e disequilibrio. Ha creato anche, fatto inedito, una generale impossibilità di programmazione, incertezza sull’apertura dei locali, delle scuole, delle attività primarie e secondarie, difficoltà in buona sostanza ad organizzare con un’ approssimazione accettabile il prossimo futuro.

Quello che era dato per scontato, oggi non lo è più. Persino i tempi sono cambiati, rallentati da un’assenza in presenza emendata dalla tecnologia virtuale, con appuntamenti, riunioni, scuola, università, tutto il mondo della socialità, dell’ assemblearismo, della collettività pulsionale, al collassamento.

L’Agenzia delle Entrate ha addirittura incominciato a dismettere uffici fisici per investire in lavoro da casa ordinando già 50.000 computer per i propri dipendenti. Anche lo  Stato insomma, tradizionalmente imbullonato da tempistiche giurassiche,  già si porta avanti coi compiti, ed ha capito che nulla sarà come prima e che soprattutto nulla potrà essere risolto dai solisti ma in orchestrale.

L’Autonomia post pandemica ci sbatte in faccia, piaccia o meno non è rilevante, un’Autonomia non più proprietaria del singolo, ma proprietaria del collettivo, del plurale.

Chi ancora si ostina a non capirlo dovrà farsene una ragione. La manifestazione no vax della scorsa settimana a Trento ci dimostra quanto i radicalismi egocentrici di protagonismi narcisi collettivi siano duri a morire.

Non si comprende un concetto semplicissimo, ed oggi più attuale che mai, secondo cui la scelta del singolo è  si libera ma solo se priva di conseguenze  verso l’altrui interesse, qui sanitario: scelte di rifiuto si tramutano in arrogante sfide alla salute altrui, quindi esso sì, questo sì,   atto liberticida.

Cambia dunque il paradigma del rapporto tra simili attraverso una diversa linea di confine che marca oggi la libertà del singolo direttamente connessa  alla sicurezza della collettività. Il rischio di confondere norme giuste di autotutela sociale come patibolari, e quindi oppressive, non può e non deve radicarsi: è la contabilità dei decessi fisici, psichici e morali a dircelo,  quella dei lutti economico finanziari ad imporcelo.

Questo perimetro oggettivo  richiede da parte dei governi, anche locali, quella forza “eversiva” e di programmazione che eviti dannose ruminazioni populiste di provvedimenti ad effetto capaci, alla lunga, di portare solo ad un suicidio differito di speranze di ripresa per tutti.

Pensare ad una sorta di egoismo di specie, attraverso il quale qualche categoria possa fruire di corsie privilegiate, cui spesso si assisteva tempi addietro, picchia frontalmente contro l’impostura di pensare che sia possibile vincere da soli. Si vince assieme, si vince come Comunità, ed all’interno della stessa contro la tentazione di scissione in favore  di interessi del “particular”.

L’esilio in questo senso dell’ Autonomia politica territoriale  in un rapporto di insana  competizione muscolare con Roma, non appartiene agli interessi della popolazione.

Altro è, invece, il rapporto franco con la propria gente, che è disposta al sacrificio che le va narrato, motivato e spiegato.

Questa chiarezza nel tempo più duro degli ultimi quarant’anni la gente sente di poter meritare: ben oltre posture geo partitiche di riferimento, cui occorre oggi emergenzialmente soprassedere in attesa della messa in bolla dell’intero sistema.

 

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Walter Pruner

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LETTERE AL DIRETTORE

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