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VINCENZO SCARLATO * GREEN-GENERATION: « INVITO AI GIOVANI, MAI ARRENDERSI RICERCHIAMO DOCUMENTIAMOCI RIFLETTIAMO E STUDIAMO BENE SE NON L’ABBIAMO ANCORA FATTO »

Green-Generation. Mi è capitato di imbattermi in un drappello di bravi ragazzi, tutti belli ordinati e vestiti alla moda. Mi son tenuto a circa 5 o 6 metri, tanto da realizzare quell’area diaframmatica che separa chi parla da chi ascolta, e arrivare a quella distanza di sicurezza che separa la riservatezza dall’impiccioneria. Insomma, se da una parte tenevo a bada il mio corpo, al fronte opposto era praticamente impossibile quantificare la sensibilità del mio udito. E così me ne sono stato appollaiato sulle mie gambe, in un angolo di piazzetta, dolcemente lambito da una dorata luce settembrina. Il mio intento era solo catturare qualche informazione sgorgante da quelle anime incorrotte, anelanti solamente allo studio e mature per dare man forte ad una società sottoposta a cambiamenti repentini. Era così bello, vederli tutti felicemente azzimati in quel moderno abbigliamento; magri, senza un filo di grasso, con quei pantaloni che dalla vita scendono non oltre il malleolo, per rendere la gamba più slanciata e seducente. Solo questo, senza giudicare, perché “barba non facit monacum”.

E -quasi come uno studio comparativo con i miei tempi andati- ho teso l’orecchio a queste nuove generazioni, al solo scopo di percepire la purezza di quegli ideali di cui solitamente si connota la migliore gioventù, che tutto trasforma e realizza, in modo unico ed esclusivo. Perché è prerogativa di un’anima “in fieri” mettere mano ad un mondo da perfezionare, e consolidarlo nella sua struttura estetica e morale, oltre che affinarlo efficacemente nel suo sviluppo politico e sociale. Ecco la misura di quanto volessi contemplare in quel promettente quadretto di sana gioventù. Sentirli accennare alle grandi idee che innovano tempi e società; ai quei pensieri che smuovono montagne per quel carattere intimamente sovvertitore; per non parlare dell’impareggiabile visione romantica della vita, che rende tollerabile l’ineluttabilità del tempo. Sì, alfine di incendiarsi per un’emozione che travolge, e che spinge verso un accattivante mitopoietismo (la creazione di miti…) moderno. È in questa direzione, che le mie riflessioni emergevano a vita, come se ardivano a legarsi con quanto di buono, di bello e di vero uscisse da quei dialoghi visionari di questi giovani d’oggi.

Erano così fitti questi ragionamenti, che la curiosità mi assalì a tal punto, che quasi gli finii addosso, a questo capannello di teste iridate. Giuro che la mia intromissione in quegli affari di gioventù, rivestiva un carattere di sola idealistica innocenza, e null’altro. Ma nulla potei contro quel fremito improvviso, che mi fece avanzare di un passetto, come quando un giunco viene sbattuto dal vento, e piegarsi deve a forze e leggi indipendenti.

Tutto lasciava presagire per una complessiva condivisione di concetti e ideee… quando avvertii un’ondata di voci gracchianti che sentii affluire ai vestiboli dei miei orecchi, che nulla avevano a che fare con quella musica appena baluginata nel mio cuore sognatore e che tanto intendevo utilizzare come ponte di collegamento, per unirla a quei nobili ingegni di costruzione giovanile. Ma in un battibaleno, tutto si spense, come un tonfo sordo all’anima. Ogni ardore, ogni entusiasmo, ogni palpito, appena assaporati nel vagheggiamento dell’anima, progressivamente sbiadivano ora, con pari intensità. Tutto quanto idealizzato fino a quel momento, evaporò come neve al sole. E nulla si avverò, di quanto supposi di quelle umane infiorescenze. E questo ne risultò, di quanto vi dirò.

Che a tenerli così profondamente uniti e vivi, era semplicemente il giuoco del calcio, e non i grandi temi che attengono alla storia che fa grande gli uomini. No, niente di tutto questo. A tenerli svegli e interessati, era un visceralissimo amore per il pallone, trattato puntigliosamente, come fosse una serrata disputa teologica moderna, dove una misera sfera di cuoio, assurgeva al sommo grado di nuovo dio delle masse.

Dibattevano di fuorigioco, di catenaccio e di attacco a tre punte. Credo che ne sapessero più di calcio, che di quei libri che languivano su quelle panche mezze arrugginite, adornanti la parte frontale dell’obitorio studentesco. Era strano osservare come, dell’inutile, l’uomo ne possa fare una scienza forte e contagiosa. Una sorta di eldorado della vita privata e di quella sociale. Man mano che sviluppavano le “mille tesi” sulla comune idiozia del calcio, accennavano a calciatori con una tale enfasi, nemmeno parlassero di Alcibiade, Pericle o Giugurta, che anche le vetrate del palazzo sembravano tremare, come indignate ed offese.

Presi dunque a sedere, come turbato da una barbarie di banalità e di sconcezze, che continuarono a sparare come un fucile a ripetizione, senza arretrare né correggersi. Insomma, una vera generazione di fenomeni. Del pallone sapevano ogni cosa, per filo e per segno, fin dentro le minuzie. Ma ora programmavano la serata: e al dopo partita vollero abbinare un film, quale suscitatore di istinti e cariche emozionali. Ecco, queste belle generazioni fatte di “studi matti e disperatissimi”, e che tributano massimo rispetto alla fiducia accordatagli dai genitori! Insomma, dei veri modelli di autentica lealtà.

Certo, non li conosco sul piano del profitto scolastico, ma non serve scomodare nemmeno Spurinna (l’aruspice previsore etrusco…), per farsi un’idea di quanta sciatteria si colori la vita di certi giovani studenti. Chissà, mi chiedevo, se questi ragazzi, abbandonando tutto questo stato di confusione mentale, forse capziosamente indottivi da un perfido e intelligente sistema costruito apposta, e per questo incolpevoli, potendo canalizzare le proprie vere inclinazioni nella giusta direzione, non possano un giorno sottrarsi a questo irragionevole smarrimento sociale dell’educazione, e lasciarsi influenzare invece da tutt’altra bellezza e cultura. Immaginiamo, solo per un momento, cosa ne potrebbe conseguire. Non recupereremmo forse tanti uomini, al decoroso proscenio di una vita seria e veramente umana? Ma il collaudato sistema che opera sotto traccia, è probabile che non vuole che s’arrivi a quella forma di società, che la nostra Costituzione più che sancire, ardentemente desidera che si applichi alla vita reale dei cittadini. E che invece, la nascente gendarmeria della politica, usa oggi più che mai ogni illegale stratagemma per ritardare la realizzazione di questi principi ancor prima spirituali, oltre che estendersi poi nelle dinamiche giuridiche, storiche e politiche.

Perché, dunque, sapere così appassionatamente di calcio e di tante altre futilità sportive della società merceologica, e lasciarci così criminalmente violare nel sacrario più intimo della nostra vita fisica, da chiunque s’impadronisca illegittimamente dello scettro del comando, senza opporvi una benché minima reazione, culturalmente rivoltosa? Cui prodest sapere di tanta scienza sportiva, e di quei giretti d’Italia, che fanno tanto storia, se poi siamo una banda di fuchi impotenti? Perché non invertire il decorso a questi malatissimi paradossi che c’infangano, ed estromettere dalla corruzione chi ha bisogno di essere recuperato alla salute e, al loro posto, insediarne certuni che ci assicurino la fine della truffa generale, e mostrino i reali segni di una discontinuità definitiva col passato recente, a vantaggio di un futuro più degno? Certo, stabilire chi tra i 945 e poco più, all’ingrasso su quel bel Montecitorio, possa risultare la persona più in sintonia coi cittadini, ebbene, aprioristicamente è quasi impossibile trarne una rassicurante evidenza, visto lo stato di gravità permanente in cui versano queste sante sagome di staterello.

Ma proviamo! Peggio di così, è difficile trovare. E se da questo distretto manicomiale, non riuscissimo ad individuarne nemmeno mezzo, beh, allora, democraticamente e costituzionalmente schiodiamoli dai loro seggi, secondo i dettami del nostro “Vangelo Civile”. Perché, non ci vuole il dono della chiaroveggenza, per capire che, all’art. 1 della Costituzione, e successivi, è implicitamente inteso che, quando il governo agisce al di fuori della propria legittimazione derivante dalla sovranità popolare, svuotandone di fatto il contenuto, ossia delegittimando il potere di tale sovranità, in capo al popolo, … questo popolo ha il diritto-dovere a resistere, per ripristinare la legalità violata. Ergo, direbbe un cuore onesto, ti resisto quale espressione di un Diritto Sacro. Inviolabile. Fino al martirio.

La prima cosa da fare, dunque, è riportare sale nella zucca vuota. Tutto il sale possibile, per rimanere prospettici nei propositi di un reale cambiamento. Dobbiamo essere caparbi come tori, che intendono dare cornate, a chi li muove verso il mattatoio. Non più come quei giovani, di cui in esordio ne ho tratteggiato il decadimento di spirito e di volontà, ma come uomini che non “ammollano” i rispettivi destini nelle mani avverse, per perderli in via definitiva. Mai arrendersi, dunque. Ricerchiamo, documentiamoci, riflettiamo. Studiamo bene, se non l’abbiamo ancora fatto. Lasciamo irretire dalla costanza femminile, quando ricerca un capo d’abbigliamento. Pensate, per esempio, a quanto stress psichico si espone ella, entrando in un negozio, per acquistare un bikini da spiaggia, che racchiuda piacere, estetica e desiderio.

Apparentemente un bikini, eppure da questo momento ha lanciato una dura battaglia col mercato e col mal capitato, allo scopo di mettere le mani su quel costume, che dovrà infiammare la sua estate. Il commesso espone la sua mercanzia, presentando la merce nei modelli più disparati, tutti aggraziati da policromie e tratteggi geometrici o floreali. Eppure tutto ciò non basta, perché lei ha tanta sete ancora di conoscere altre soluzioni. E non vuole confinare la sua scelta, alla prima basilica della moda. Lei ama indagare ancora. Non cede al primo commesso. Vuole incontrarne altri. Perché sa che ciò che deve ottenere sempre dalla vita, è il massimo praticabile. Infatti entra ed esce da 10.000 negozi metropolitani, senza che nessuno le porti via dalla testa quell’immagine ben fissa di ciò che vuole e desidera, poiché eroica è la forza che imprime ai suoi legittimi progetti, a cui nessuno può mettere becco.

Ecco l’ardimento di una giovane donna, che muove verso la sua sacrosanta libertà. Di converso, non possiamo negarlo, che se avesse subito ceduto allo sfarfallio del campionario estivo, mostratole dal commesso, in prima battuta, probabilmente si sarebbe dovuta adattare ad una scelta di seconda mano. Ma lei, no. La libertà la guidava altrove. Verso i suoi ideali. Verso la conquista del suo spazio, e del suo libero piacere. Una donna che spumeggia nella sua idea di libertà ed indipendenza.

Alla fine non trova l’oggetto desiderato, e non per questo torna indietro. Lei si fida solo di sé. Non spese e non cedette alle velenose lusinghe del commercio. Preferì attendere che sbagliare. Anzi, come l’intelligenza le suggerì, l’accorta signora giurò a sé stessa, che non avrebbe mai barattato la strada vecchia, certa e sicura, per una strada nuova, di cui poco o nulla si sa.

… Dunque, amici miei, com’è possibile che per un costume accada tutto questo legittimo pan-demonio, e per farsi iniettare un indecifrabile siero, basta semplicemente allungare un braccio, per sentirsi a posto? Perché, dunque, dopo tanta emancipazione culturale, all’improvviso bersi il cervello in un unico sorso? Che sia stata forse perpetrata per anni una ben congegnata “pascolatura”, per l’addormentamento e il rimbecillimento generale. E attaccare, ora, all’ultima ripresa, quando ormai il pugile vacilla, ed è pronto a stramazzare sul ring? E lasciare finalmente ai corvi l’ultima rifinitura?
Perché, dunque, all’opera una tale crassa ignoranza e superficialità, quando è in gioco la vita? E se non ami la tua, tale da anticiparne il destino, almeno rispetta quella di chi ti sta accanto, specie dei tuoi figli. Questo è il problema. Nulla di più.

Concludendo, credo proprio che, a questo punto della storia, senza però averne una conferma diretta, è probabile che nemmeno al buon Gesù sia andata giù la disfatta di milioni di cattolici, che, peccando di apostasia, gli hanno preferito la setta del dio Moloch, che già arrota le potenti mascelle per masticare i prossimi bambini. L’unica cosa che posso dirvi con sicurezza, è che in passato, tra i suoi zelanti adepti, spiccavano per onesto candore i Priebke, gli Eichmann, i Mengele, gli Himmler, i Bormann, i Göring et cetera et cetera et cetera. Oggi, abbiamo invece altri elegantissimi signori che, con immutate caratteristiche, non rinunciano agli svaghi, ma sul popolo si avventano come draghi e maghi.

Onde per cui “quod deus avertat” (e ciò la divinità allontani…). Ecco quanto ne derivò come riflessione, osservando quei giovani dandy, del Vuotary Club, anzitempo fagocitati dagli ingranaggi di un culturalismo paralizzante, mentre ciondolavano come birilli davanti ai portoni di un dipartimento universitario. Belli, sorridenti, ubbidienti, col malleolo sempre in bella vista, esibiscono l’ambito “lasciapassare” green; verde come ardentemente desiderato in passato dal regime fascista. Ecco, della serie, che noi italiani, a genio e sregolatezza, siamo “i primi della classe”. Solo che allora, non era obbligatorio, ma solo fortemente raccomandato.

 

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Vincenzo Scarlato

Trento