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LETTERE AL DIRETTORE

PROF. ROBERTO BATTISTON * BENIAMINO ANDREATTA – FESTIVAL ECONOMIA: « FRA TUTTE LE SUE PASSIONI SPICCAVA L’UNIVERSITÀ, STRUMENTO DI ECCELLENZA PER LA CRESCITA DEL PAESE »

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12.08 - mercoledì 8 giugno 2022

Le tracce lasciate da Andreatta. E’ mezzogiorno di una calda domenica di giugno a Trento. Al Festival dell’Economia si tiene un ricordo di Beniamino Andreatta. Il Teatro Verdi è strapieno. Per un’ora e mezzo si alternano le testimonianze di persone che Andreatta lo hanno conosciuto bene, compagni di ventura, collaboratori, discepoli, amici.

Quello che viene raccontato sul palco testimonia la storia di una di quelle persone che hanno lasciato una traccia nella storia del nostro paese, capaci di vedere lontano e di costruire il futuro. Non vola una mosca, nessuno guarda il cellulare o l’orologio, il pubblico ascolta affascinato racconti di tempi non poi così lontani, in cui si mescolano etica, determinazione, studio, competenza, umiltà, amicizia, successi e fallimenti, ironia, fede, volontà e tanta, tanta, concreta politica.

E’ la storia di un pezzo di classe dirigente che ha speso le proprie capacità per migliorare una società uscita dagli esiti di una guerra devastante, rappresentandola con una intensità e un impegno unici, per gestire l’ interesse comune. Storie di ordinaria straordinarietà, che fanno risuonare, in chi le ascolta, una inesprimibile nostalgia nei confronti di una politica che, come ha ricordato Giovanni Bazoli, partiva dall’ “imperativo categorico, il dovere di prestare attenzione agli interessi delle generazioni successive”.

Altro che politica di parte o di corrente. Lo sguardo lungo, ironico, intelligente del Professore, la sua curiosità provocatoria, poliedrica, ma profondamente benevola, dedicata allo studio concreto dei problemi che meritassero di essere risolti e delle soluzioni che permettessero di affrontarli, lo ha portato a spaziare su temi e questioni più disparate. Ben conscio di come il mondo non lo si affronti da soli e di quanto fosse importante identificare, formare, sospingere, indirizzare i giovani che potevano un giorno fare parte della squadra di una classe dirigente che fosse degna di questo nome.

Fabio Tamburini lo andava ad intervistare per essere invece a sua volta intervistato, uscendo sudatissimo da colloqui in cui Andreatta, messe a fuoco le qualità dell’ allora giovane giornalista, lo indirizzava verso il servizio pubblico della Rai, suggerimento poi non avveratosi ma testimonianza di un sistematico sforzo di promozione della generazione più giovane.

La moglie di Beniamino, Giana, ha intitolato il suo libro di memorie, “E’ stata tutta luce”, come ha ricordato il direttore Faustini, che ha raccontato delle memorabili interviste fatte all’ uomo politico trentino. Questo titolo, da solo, è sufficiente per capire ciò che emanava da questo personaggio, allo stesso tempo “bigger than life” ma totalmente immerso in una concretezza di pensiero e azione di chi la vita, in particolare quella degli altri, la ama profondamente e vi dedica tutto ciò di cui è capace per renderla, per tutti, più degna di essere vissuta.

Andreatta lasciò tracce in molti settori, fu un ottimo ministro della Difesa, determinato e concreto, come ha ricordato Forchielli.

Ma fra tutte le sue passioni, spicca l’università, per Andreatta strumento per eccellenza per la crescita del paese. Iniziando da Trento, dove svolse il ruolo decisivo di fondatore assieme a Bruno Kessler, altro grande trentino da lui lanciato in politica e con cui si scontrò sulla scelta di iniziare con la Facoltà di Sociologia, a Bologna dove fondò Scienze Politiche, fino alla Calabria, con uno dei suoi capolavori, la creazione dell’ Università della Calabria, ad Arcavacata.

Romano Prodi, uno dei sui più stretti collaboratori, con cui si dava del lei anche quando, nel governo Prodi I, Andreatta era Ministro della Difesa, ha ricordato come con lui in università “non si stava, si pascolava”. Una serie di discussioni senza fine sui temi più disparati, coinvolgendo esperti, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, una curiosità vorace, accompagnata da un pensiero profondo, coraggioso, capace di costruire, di trasmettere valori e conoscenza alle future generazioni, di interpretare al massimo livello e difendere le istituzioni democratiche.

Questa era l’università che aveva in mente il Professore trentino e per cui si era battuto tutta la vita, ben diversa dall’ iperspecializzata versione che ci ritroviamo a vent’anni dalla sua improvvisa uscita di scena nel 1999. Sulla via di uscita da questo straordinario evento, colgo una battuta nel pubblico “accidenti essere nati trent’anni troppo tardi!”.

 

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Professor Roberto Battiston

Trento

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