PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (undicesima puntata format Tv)

Diritti in una scuola reale.

 

 

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Che cosa vogliamo?

Che bambini, ragazzi e insegnanti possano tornare nella scuola reale, ritrovandosi nella pienezza del diritto di ciascuno, piccolo o grande, a relazioni veramente umane. Perché l’apprendimento richiede la vicinanza: è relazione col sapere trasmesso da altre persone, è avere a che fare con fatti e cose viste con occhi umani e raccontate con voce umana.

Vogliamo che ci venga restituita quella scuola a misura d’uomo che, con tutti i suoi pregi e difetti, c’era prima.

 

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Che cosa non vogliamo?

Al posto della scuola non vogliamo un ospedale, né un presidio sanitario.
Al posto della scuola non vogliamo percorsi obbligati, banchi come celle, l’ora d’aria nel cortile, e insegnanti costretti a fare i carcerieri.
Al posto della scuola della vicinanza non vogliamo il distanziamento, le mascherine e la didattica a distanza.

 

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Che cosa pretendiamo?

Che si definiscano con chiarezza quali sono i parametri epidemiologici in base ai quali le scuole trentine potranno riprendere pienamente la loro funzionalità.
Che si declinino diversi piani di emergenza in funzione di diversi gradi di rischio, definendo con ciò la scadenza delle misure d’emergenza al venir meno del rischio corrispondente.

Che in ognuno di questi piani si indichino solo provvedimenti temporanei e facilmente reversibili. Che i piani d’emergenza graduati non coinvolgano solo le scuole, poiché è evidente che i livelli di rischio che giustificherebbero misure d’emergenza nelle scuole esigerebbero misure quantomeno analoghe per i luoghi di lavoro e di socialità ‒ visto che bambini e ragazzi non sono vettore primario del virus.
Che i piani d’emergenza siano definiti tendendo conto anche dei rischi derivanti dalle misure ipotizzate. Che perciò, in aggiunta alle figure fino a ora consultate, si coinvolgano anche psicologi, medici pediatri, il garante dei diritti dei minori, docenti e dirigenti scolastici e la Consulta dei genitori.

 

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Che cosa auspichiamo?

Che chi si è proposto per il compito di governare ‒ e per questo è stato eletto ‒ non si sottragga alle proprie responsabilità, che contrasti e non alimenti il linguaggio della paura, che parli con chiarezza e scelga con lungimiranza e in maniera trasparente, dopo aver ascoltato attentamente le voci delle persone coinvolte nel mondo della scuola.

Che si intervenga prima di tutto a rafforzare la capacità del sistema sanitario di controllare efficacemente un’eventuale nuova crisi epidemica e che nel caso si conducano tempestivamente indagini epidemiologiche e di statistica sanitaria adeguate ‒ tutto ciò che nei mesi scorsi non è stato fatto e nemmeno ora si sta facendo, limitandosi a immaginare misure restrittive della libertà di tutti e lesive del diritto degli studenti ad una scuola pienamente funzionante.

Che si investa nei trasporti dedicati agli studenti, poiché il loro sovraffollamento non è un problema solo in caso di epidemia; che quindi si ricorra ampiamente al trasporto collettivo privato, in attesa che mezzi e personale del trasporto pubblico vengano adeguati.
Che non si introducano “innovazioni” nella scuola, trasformando soluzioni d’emergenza in una alterata “normalità”. La scuola ha sempre bisogno di migliorare, ma con razionalità e prudenza, perché la formazione di bambini e ragazzi è cosa seria e non una passerella per le ambizioni degli “innovatori”; e perché la scuola non è un’azienda, né un processo di produzione, ma una “comunità di studenti e insegnanti”, protagonisti e non esecutori dell’apprendimento.

 

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Diritti in una scuola reale

Siamo genitori e insegnanti che negli ultimi mesi hanno sentito la necessità di fare fronte comune per sollecitare l’Amministrazione provinciale a prendere provvedimenti che tenessero conto anche di quegli aspetti pedagogici, psicologici e sociali, che troppo spesso sono stati ignorati nei dibattiti.

Uscita dal lungo lockdown la società sta finalmente tornando alla normalità ma a bambini e ragazzi, e di conseguenza alle famiglie, si chiede ancora uno sforzo che sembra spropositato rispetto alla reale situazione sanitaria.

Ogni giorno le notizie sulla scuola si rincorrono, notizie fatte di proclami e smentite.
Quello che da ormai due mesi chiediamo all’Amministrazione è di fare chiarezza e di mettersi ad un tavolo dove anche la scuola, quella reale, e i referenti di genitori e studenti siano invitati e dove non ci siano solo tecnici e burocrati, solo esponenti dei sindacati e dell’azienda sanitaria. Il piano per la riapertura deve essere il frutto di una consultazione più ampia.

Non siamo portatori di istanze estreme ma coraggiose e motivate da forti convinzioni. Molti pensano che tutto si sistemerà entro settembre ma a noi non pare così scontato. Proprio per questo cerchiamo di capire in che direzione stanno andando le scelte dei decisori.

Non sottovalutiamo i possibili scenari che potrebbero affacciarsi nei mesi a venire e chiediamo di non farci trovare impreparati. Però chiediamo anche che si definiscano con chiarezza i parametri epidemiologici in base ai quali le scuole trentine potranno riprendere pienamente la loro funzionalità. Che si declinino diversi piani di emergenza in funzione di diversi gradi di rischio, definendo con ciò la scadenza delle misure d’emergenza al venir meno del rischio corrispondente. Che perciò in ognuno di questi piani si indichino solo provvedimenti temporanei e facilmente reversibili.

 

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Insieme abbiamo scritto un Manifesto dove sono espresse le nostre motivazioni.

Questo impegno ci ha portati a parlare con diversi esponenti politici. Abbiamo incontrato Franco Ianeselli, Sara Ferrari, Ugo Rossi, Filippo Degasperi, Alessia Ambrosi. Con ciascuno di loro abbiamo avuto scambi di opinione chiari e sinceri. Nessuno di loro ci ha negato un incontro. Abbiamo avuto un solo rifiuto, quello dell’assessore competente Mirko Bisesti. Forse l’assessore non ha tenuto conto di quanti suoi elettori ci sono tra le 7000 firme delle due petizioni che hanno dato origine a Diritti in una scuola reale. O forse il confronto e la condivisione non sono di particolare interesse dentro le sale del palazzo.

Al rifiuto dell’assessore la sua segreteria ha aggiunto l’invito a rivolgersi a Maurizio Freschi, presidente della Consulta dei genitori e loro rappresentante nel Consiglio del sistema educativo provinciale. Peccato che le richieste della Consulta e la analoga mozione del Consiglio inviate alla Giunta non abbiano mai avuto nemmeno un cenno di risposta. Per questo abbiamo provato a chiedere direttamente un incontro al presidente Fugatti e all’assessore Bisesti. Ma inutilmente.

 

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Firmano il manifesto

Chiara Agostini, Mauro Aldighieri, Andrea Andreotti, Andrea Brocchieri, Claudia Cattani, Maria Ida Clementel, Cecilia Costa, Lucio Gerlin, Francesco Lunelli, Magda Martini, Tania Melchiori, Lorenzo Modanese, Alessandra Pinto, Simona Scieghi

 

 

 

LINK

https://www.facebook.com/dirittiinunascuolareale