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UIL SCUOLA – TRENTINO * FINANZIARIA PAT: « DA EDUCATORI A SORVEGLIANTI, COME SMANTELLARE LA SCUOLA PRIMARIA AL SOLO SCOPO DI FARE CASSA »

Da educatori e sorveglianti: Come smantellare la Scuola Primaria al solo scopo di fare un po’ di cassa.

Il pacchetto di norme nella finanziaria provinciale, fra i suoi interventi annoverava la previsione di affidare le attività di interscuola, ivi compresa la mensa, a soggetti privati, sostituendo i docenti di Scuola Primaria con personale esterno alla Scuola. Un disegno antico, tecno – burocratico, che ha nuovamente ripreso corpo, dopo le incursioni del 2011 e del 2014. Mentre si annunciano investimenti, concretamente si tolgono risorse.

Ci attendevamo numerosi interventi a difesa di una Scuola Primaria, quella italiana, che è ai primi posti nelle classifiche europee: nulla! Solo una limitazione della misura inizialmente programmata, mentre occorreva ben altro coraggio.

Perché siamo nettamente contrari e perché occorre che l’Amministrazione torni sui propri passi.

Cancelliamo la Scuola Primaria. Dal 1971, con l’istituzione del tempo pieno, al 1990 con l’introduzione dei team docenti, ed il conseguente superamento del “maestro unico”, la scuola primaria italiana ha inserito a pieno titolo il momento della mensa e dell’inter-mensa, come tempo didattico – educativo che, tra l’altro permette di conferire pari dignità alle attività pomeridiane e mattutine.

È facile pensare che dopo il taglio sulla mensa, si programmi il taglio dei pomeriggi, magari riesumando il “doposcuola”. Una marcia spedita verso un passato lontano che molti, tra i nonni dei nostri scolari, potranno ricordare: al mattino i maestri, al pomeriggio gli assistenti ai compiti. I docenti non “sorvegliano” il pasto degli alunni e gli alunni non accettano di “essere sorvegliati” durante il pasto da figure con le quali non hanno alcuna relazione. “Stare” in mensa insieme ai bambini permette agli insegnanti di porre le condizioni per costruire occasioni relazionali uniche e altamente formative, dà la possibilità di osservare comportamenti e dinamiche tra pari, in un contesto diverso da quello della classe. Il “pasto” si caratterizza nella scuola primaria come un momento a forte valenza educativa: deve essere affidato a persone che per l’alunno rappresentino un punto di riferimento significativo, in grado di sostenere ogni bambino nel suo percorso di crescita relazionale.

Separare la scuola del mattino da quella del pomeriggio, ritornare alla scuola degli anni 50 è un tragico errore, che non si deve compiere: in primis per il bene dei nostri bambini.
Si fa cassa. Anzi cassetta! Il provvedimento posto in legge ha il solo scopo di risparmiare un po’ di euro, tagliando un centinaio di cattedre. A conti fatti, costo degli insegnanti – costo di personale esterno, la misura porterà a recuperare meno di due milioni di euro: più o meno quanto saremmo magari disponibili ad investire su un solo impianto di risalita con i conti in rosso (tanto per tener conto dell’orizzonte di spesa).

Nella spasmodica attenzione a far cassa, la legge non si preoccupa neanche di garantire una continuità educativa e relazionale per i nostri bambini: intende semplicemente finanziare soggetti esterni in maniera importante. È doveroso sottolineare come il disegno di legge non preveda di redistribuire competenze e mansioni tra personale di scuola: non è indirizzato ad affidare la mensa ad assistenti educatori provinciali, già presenti stabilmente a scuola e con una formazione professionale e modalità di reclutamento assimilabili a quelli degli altri colleghi insegnanti.

Cambiano le Giunte, ma la musica è sempre la stessa: meno docenti e più personale precario fornito da soggetti esterni. Personale a cui, nell’ultimo decennio gli istituti comprensivi sempre più spesso sono stati costretti a ricorrere per fare fronte ai tagli di organico in aree delicate come quella dell’integrazione scolastica e del disagio.

In conclusione
Sostituire i docenti con del personale esterno, sconosciuto ai bambini, da utilizzare durante il servizio mensa, non darà alcun effetto positivo se non quello di un apparente risparmio, peraltro minimo. Se servono due milioni, da racimolare pur recando danno ai nostri scolaretti, UIL Scuola propone di utilizzare i fondi oggi stanziati per una valorizzazione del merito inutile: gli insegnanti si valorizzano rispettando la professionalità e la qualità del loro lavoro. Chiediamo alla Giunta di porre rimedio, in sede di assestamento di bilancio.