PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Giornata dell'Autonomia (5/9/2019)

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Oggetto: Interrogazione n. 285/2019 di data 27 febbraio 2019. Scavi Chiarani s.n.c. – discarica per rifiuti non pericolosi sita in Arco (TN), località Patone.

In relazione all’interrogazione in oggetto trasmessa in data 17 luglio 2019 (ns. prot. n. 450305) dall’UMSe Affari generali della Presidenza al Dipartimento Territorio, ambiente, energia e cooperazione, rappresentiamo per quanto di competenza quanto segue.

Premettiamo che, a differenza di quanto riportato nella parte introduttiva dell’interrogazione in oggetto, nella zona limitrofa alla discarica in questione la ditta Scavi Chiarani s.n.c. è autorizzata a gestire due impianti di recupero di rifiuti inerti non pericolosi, non costituiti da ramaglie, legno, imballaggi leggeri, ecc… Alcuni di questi rifiuti, eventualmente, possono esclusivamente decadere dalle operazioni di recupero effettuate sui rifiuti inerti per la quale la ditta in questione è autorizzata (ad esempio asportazione di frazioni indesiderate da un cumulo di rifiuti inerti, le quali in ogni caso devono rappresentare una quota residuale rispetto alla massa totale).

 

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1. “Con quali modalità sono stati separati i fanghi chimici da quelli biologici”
I fanghi di cartiera sono catalogati nell’Allegato D alla parte quarta del D.Lgs. 152/2006 con i seguenti codici CER:
– 03.03.09 “fanghi di scarto contenenti carbonato di calcio”;
– 03.03.10 “scarti di fibre e fanghi contenenti fibre, riempitivi e prodotti di rivestimento generati dai
processi di separazione meccanica”;
– 03.03.11 “fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui la voce
03.03.10”.

Questi rifiuti sono tutti non pericolosi assoluti, vale a dire che non esiste il corrispettivo rifiuto pericoloso “a specchio”. Il catalogo europeo dei rifiuti, riportato nel citato allegato D alla parte quarta del D.Lgs. 152/2006, non differenzia tra fanghi di cartiera prodotti da processi di depurazione chimico/fisica e fanghi di cartiera prodotti da processi di depurazione biologica. Pertanto i rifiuti conferiti sono stati smaltiti non differenziando tra fanghi di cartiera prodotti da processi di depurazione chimico/fisica e fanghi di cartiera prodotti da processi di depurazione biologica, in aderenza alla normativa vigente.

 

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2. “Se la copertura prevista per l’area dove sono trattati i fanghi biologici sia uguale a quella dei fanghi chimici”
Per quanto descritto al punto 1), non essendoci differenziazione nel corpo di discarica tra fanghi “chimici” e fanghi “biologici”, lo strato di copertura finale della discarica si sta realizzando in modo progressivo e uniforme su tutto il corpo della discarica, secondo quanto stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale vigente ed in conformità con il D.Lgs. 36/2003, vale a dire:
– strato superficiale di copertura con spessore ≥ 2 m formato (dall’alto verso il basso) da: pavimentazione in stabilizzato rullato tipo “Macadam” con spessore medio 25 cm, strato di sottofondo del piazzale con spessore medio di 100 cm e strato strutturale di completamento con spessore variabile (minimo 75 cm);
– strato drenante con spessore ≥ 0,5 m (spessore medio 70 cm), in grado di impedire la formazione di un battente idraulico sopra le barriere sottostanti;
– strato minerale compattato dello spessore ≥ 0,5 m (spessore medio 100 cm) e di conducibilità idraulica (K) ≤ 10-8 m/s o di caratteristiche equivalenti;
– strato di rottura capillare dello spessore ≥ 0,5 m (spessore medio 120 cm), realizzato con gli stessi materiali previsti per lo strato drenante;
– strato di regolarizzazione di spessore variabile (spessore medio 15 cm), con la funzione di permettere la corretta messa in opera degli strati sovrastanti.

 

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3. “Lo stato di avanzamento dell’attuazione del progetto e se questo rispetti le indicazioni date dalla Provincia, come ad esempio il numero dei piezometri per la captazione del bio-gas, il metodo per l’allontanamento delle acque meteoriche, la tipologia di inerti previsti per la copertura e relativo spessore …”

– Lo stato di avanzamento dei lavori alla data del 1 marzo 2019 è riportato nella planimetria allegata alla presente nota, nella quale si evidenzia, attraverso la lettura delle curve di livello, l’andamento del piano di chiusura della discarica già realizzato verso nord ovest (quota 118 m s.l.m.).

– Nella discarica in questione non esistono “piezometri per la captazione del biogas”, in quanto fino ad oggi non è mai stata rilevata presenza di biogas. In ogni caso, contestualmente alla realizzazione degli strati di chiusura della discarica, la ditta sta realizzando un sistema di captazione e convogliamento del biogas nello strato di rottura capillare descritto al punto 2), al fine di convogliare l’eventuale biogas captato in un collettore principale, dove verrà installato un sistema che consentirà di misurare i quantitativi complessivi di biogas prodotto. In un secondo momento sarà valutato, sulla base della qualità e della quantità del biogas eventualmente captato, se collegare il sistema di drenaggio con un sistema di trattamento basato su filtri di tipo biologico (biofiltri) o altra soluzione compatibile.

– La circolazione idrica sul piano di discarica è circoscritta allo smaltimento delle acque meteoriche, che avviene per evaporazione. Per effetto della pendenza conferita al piano di discarica e delle caratteristiche della superficie di accumulo, ottenuta per compattazione dei fanghi, le acque rimangono confinate all’interno del catino e non danno luogo ad alcuno scarico all’esterno dello stesso. È presente un canale sul versante al fine di convogliare le acque di scorrimento del versante stesso in modo che non vadano ad interessare il corpo della discarica. In ogni caso trimestralmente devono essere monitorate le acque sotterranee, con particolare riferimento a due pozzi, uno posto a nord ed uno posto a sud della discarica in oggetto. Dall’analisi documentale emerge che i risultati analitici dei monitoraggi in parola sono conformi a quanto previsto dal Piano di monitoraggio e controllo ed a quanto prescritto dall’AIA.

– Le acque meteoriche incidenti sul piano finito di copertura della discarica saranno fatte confluire in un vallo di raccolta, che le convoglierà verso un dissabbiatore ed un disoleatore per essere poi smaltite a dispersione. Le acque meteoriche che si infiltrano all’interno dello strato superficiale di copertura saranno invece raccolte dallo strato drenante descritto al punto 2) e scorreranno sullo strato impermeabilizzante con pendenza verso monte, ove sarà predisposto un canale di raccolta, con la funzione di raccogliere dette acque ed inviarle nel lotto Sud della discarica attualmente ancora in fase di scavo, ove saranno smaltite a dispersione, previo trattamento in un dissabbiatore e disoleatore.

– I rifiuti utilizzati per la copertura della discarica sono i seguenti:

 

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4. “Se sia previsto nell’area a sud, attualmente occupata da inerti, un ampliamento per il deposito di rifiuti speciali”
La discarica è attiva dal 1988, ed ha una capacità totale di 284.000 m3. Il progetto di ampliamento del 1997 prevede il deposito in due porzioni in relazione all’avanzamento dello scavo della cava di inerti, definite come “lotto Sud” e “lotto Nord”. Allo stato attuale è conclusa la coltivazione del “lotto Nord” della discarica (è in fase di chiusura), mentre il “lotto Sud” è ancora soggetto ad attività di cava. In ogni caso l’Autorizzazione integrata ambientale vigente si riferisce esclusivamente al “lotto Nord”, per cui prima dell’eventuale ampliamento della discarica nel “lotto Sud” finalizzato a sottoporre rifiuti speciali a operazioni di smaltimento D1, dovrà essere ottenuta una nuova Autorizzazione integrata ambientale.

 

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5. “In caso di risposta affermativa al quesito precedente, se siano stati eseguiti dei rilievi geologici posta l’attuale esistenza di un laghetto”
Come riportato al punto 4), essendo il “lotto Sud” ancora in coltivazione come estrazione mineraria, non sono stati eseguiti rilievi geologici finalizzati ad un eventuale ampliamento della discarica in tale lotto.

 

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6. “Se il progetto di copertura finale della discarica preveda la localizzazione di attività di trattamento di rifiuti speciali non pericolosi a supporto delle attività produttive delle zone confinanti; in caso di riscontro positivo, che tipo di rifiuti speciali non pericolosi si intenda trattare, in quali quantità, se esista già una richiesta all’APPA per il trattamento di questa tipologia di rifiuti”

Come previsto in AIA, i rifiuti da utilizzare per la realizzazione dello strato di copertura finale della discarica possono essere sottoposti preventivamente ad operazioni di recupero quali frantumazione, vagliatura, selezione granulometrica, asportazione delle frazioni indesiderate, ecc… Tali attività (operazioni di recupero R12) devono avvenire “sulla superficie finita, in stabilizzato rullato, che si realizzerà a partire dal lato nord dell’area”. I rifiuti ottenuti a valle delle operazioni di recupero R12 sopra menzionate idonei per il loro successivo utilizzo per la realizzazione degli strati di copertura della discarica in oggetto devono essere classificati con il codice CER 19.12.09. I rifiuti che possono essere sottoposti alle operazioni di recupero sono quelli indicati al punto 3) sopra riportato, per un quantitativo totale massimo pari a circa 61.300 m3 (corrispondenti a circa 110.340 tonnellate).

Peraltro in data 20 agosto 2012 (prot. n. 488610 di data 30 agosto 2012) la ditta Scavi Chiarani s.n.c. ha presentato al Dipartimento Territorio, ambiente e foreste un’istanza con la quale è stato richiesto un parere al fine di “destinare la superficie finale risultante dalla copertura della discarica (lotto Nord)…ad una nuova attività di recupero in alternativa alla sistemazione a prato”. In risposta a tale istanza il Dipartimento Territorio, ambiente e foreste con nota di data 3 settembre 2013 (prot. n. 475680) si è espresso come di seguito riportato:

La ditta Scavi Chiarani s.n.c. “intende effettuare attività di messa in riserva (R13) e trattamento (R5) di rifiuti speciali inerti non pericolosi per un quantitativo massimo annuale di 80.000 t. A tal proposito si fa presente che, per effettuare questa nuova attività, il proponente deve richiedere la localizzazione del nuovo impianto di gestione rifiuti nel Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti.

In tale ambito saranno effettuate le relative valutazioni e verifiche ai fini della modifica della destinazione urbanistica dell’area, anche da parte dell’Amministrazione comunale. Poiché i quantitativi superano la soglia per l’assoggettamento a procedura di verifica ambientale (10 t/g), contestualmente alla localizzazione, codesta ditta deve depositare il progetto e la domanda per la sottoposizione a procedura di verifica ambientale. Dal punto di vista tecnico, l’impianto di trattamento inerti può essere realizzato solo dopo la verifica della chiusura della discarica. (…)”.Ad oggi non esistono agli atti dello scrivente Servizio istanze di localizzazione e/o procedure di valutazione di impatto ambientale in merito a quanto sopra riportato.

 

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7. “Se siano stati fatti recentemente degli ulteriori carotaggi nel corpo della discarica che confermerebbero l’esistenza dei 20 metri di argilla a tutela della falda sottostante e se i 20 metri riguardano tutta l’area interessata a discarica o meno”.

Le valutazioni idrogeologiche sono state effettuate prima della realizzazione della discarica. L’area della discarica è collocata ai piedi di un conoide detritico del versante sinistro della valle del Sarca. Il pendio che interessa la coltivazione della cava è formato da detriti grossolani provenienti dalle sovrastanti formazioni rocciose. La situazione idrogeologica è caratterizzata dalla presenza di una falda idrica confinata protetta da un consistente strato di materiale limo-argilloso, il cui letto è posto a circa 20 metri di profondità dal piano campagna, alla quota di 75 m s.l.m.. A monte il versante è subverticale, caratterizzato da affioramenti rocciosi di calcare con ridotta copertura metrica. Recentemente non sono stati fatti carotaggi, in quanto la presenza di circa 20 metri di argilla era stata appurata prima della realizzazione della discarica ed un’eventuale ulteriore carotaggio andrebbe ad interessare anche i rifiuti costituiti da fanghi di cartiera posti al di sopra dell’argilla stessa.

Nello specifico i due sondaggi eseguiti nel corso della progettazione della discarica hanno evidenziato quanto segue:
Sondaggio S1: a partire dall’alto verso il basso vi è la presenza dei seguenti strati:
– strato di 6 m di ghiaia calcarea con ciottoli in abbondante matrice sabbiosa;
– strato di 18 m di argilla di colore bruno chiaro con rari ciottoli;
– strato di 3 m di sabbia limosa grigia;
– strato di 4,5 m di ghiaia poligenica subarrotondata con sabbia medio-grossa.
Sondaggio S2: a partire dall’alto verso il basso vi è la presenza dei seguenti strati:
– strato di 24 m di argilla di colore bruno chiaro con un trovante situato tra le quote 16,5 e 18,0
m;
– strato di 3,5 m di sabbia limosa grigia;
– strato di 4,4 m di ghiaia poligenica subarrotondata con sabbia medio-grossa.

Il bancone di argilla di potenza di circa 20 metri rivela l’antica presenza di uno specchio lacustre che doveva presumibilmente occupare l’intero solco vallivo. I materiali detritici visibili nell’area sono riconducibili ad una serie di fenomeni franosi dei fianchi vallivi che hanno interessato in diverso modo i depositi lacustri. L’area si conferma adatta alla destinazione d’uso quale discarica per rifiuti non pericolosi. Infatti prove di laboratorio hanno trovato un coefficiente di permeabilità dell’argilla compreso tra 1*10-11 e 1*10-12 m/s, pertanto molto ridotto. A tale proposto il D.Lgs. 36/2003 impone per le discariche di rifiuti non pericolosi che “il substrato della base e dei fianchi della discarica deve consistere in una formazione geologica naturale che risponda a requisiti di permeabilità e spessore almeno equivalente a quello risultante dai seguenti criteri: k minore o uguale a 1 x 10 alla -9 m/s e s maggiore o uguale a 1 m”: pertanto la discarica in questione presenta un substrato nettamente più performante di quello minimo imposto dalla legge.

 

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8. “Quali misure sono state adottate o si intendono adottare per evitare un eventuale inquinamento delle acque del rio Patone che attraversa in parte sia la cava che la discarica”
Evidenziamo innanzitutto che il rio Patone non attraversa la discarica in oggetto. Tale rio passa intubato al di sotto del centro di recupero di rifiuti inerti posto a nord della discarica in questione.

Come riportato al punto 7), il fondo della discarica è naturalmente impermeabilizzato dalla presenza del bancone di argilla di potenza di circa 20 metri. Il volume della discarica rimane all’interno del suddetto substrato argilloso, in modo da evitare la fuoriuscita delle eventuali acque meteoriche di dilavamento verso valle. Inoltre sul lato a monte è presente una canalizzazione atta ad allontanare le acque meteoriche e di versante. Tale conformazione consente al sito di rispettare i dettami imposti dal D.Lgs. 36/2003 relativi alla protezione del terreno e delle acque, come peraltro valutato già in sede di rilascio della prima autorizzazione integrata ambientale nel 2007.

In ogni caso i rifiuti che sono stati smaltiti in discarica dovevano soddisfare i limiti ambientali imposti dalle normative di settore relative alle discariche per rifiuti non pericolosi, sia per quanto riguarda l’eluato del test di cessione sia per quanto riguarda la composizione chimica dei rifiuti stessi.

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Mario Tonina