CGIL CISL UIL - TRENTINO

Assemblea unitaria 3/12/2020, ore 10.00 - da Trento

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INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL BANCO ALIMENTARE TRENTINO-AA

DUILIO PORRO

Focus su: azione - storia - progetti - sostegno

Dopo 60 giorni di sciopero della fame per gli orsi rinchiusi nel “Casteller” di Trento si aggravano le condizioni delle attiviste valtellinesi Stefania Sbarra e Barbara Nosari.

Il dottor Riccardo Trespidi è il medico che le segue: “Per il digiuno prolungato presto i danni ai loro organi saranno irreversibili”.

A sostegno della loro lotta è stata lanciata la petizione internazionale al Parlamento europeo “DON’T SENTENCE BEARS AND HUMANS TO DEATH” (NON CONDANNIAMO ORSI E UMANI ALLA MORTE)

Oggi, venerdì 20 novembre, sono 60 i giorni di digiuno per Stefania Sbarra e Barbara Nosari, le attiviste valtellinesi solidali con i tre orsi rinchiusi nel centro “Casteller” di Trento, dei quali chiedono la liberazione: M49-Papillon, fuggito ben due volte dalla struttura a sud della città, il giovane M57 e DJ3, quest’ultima in gabbia da 9 anni. Una protesta, la loro, volta inoltre a evitare che anche l’orsa JJ4 venga catturata e imprigionata.

Stefania e Barbara hanno iniziato lo sciopero della fame il 21 settembre e anche se fortemente provate proseguono in questa disperata forma di protesta in aiuto degli animali coinvolti nel progetto “Life Ursus” finanziato anche dall’Unione europea, che negli ultimi venti anni ha visto 34 orsi fare una brutta fine: abbattuti, scomparsi, morti durante la cattura, uccisi per “errore” dall’anestesia (come nel caso tristemente famoso di Daniza), uccisi dai bracconieri e, appunto, imprigionati.

Nei giorni scorsi, a sostegno della lotta delle due attiviste – che per la prima volta in Italia hanno messo in atto questa forma di protesta per una causa riguardante gli animali – è stata lanciata anche la petizione internazionale al Parlamento europeo “DON’T SENTENCE BEARS AND HUMANS TO DEATH” (Non condanniamo orsi e umani alla morte), che si può firmare su change.org all’indirizzo .

L’appello ad ascoltare il dolore delle due attiviste – che stanno mettendo in pericolo la loro vita usandola come scudo a difesa degli orsi – arriva ora anche dal medico che le segue, il dottor Riccardo Trespidi, a margine dell’ultima relazione sulle loro condizioni. “Il digiuno prolungato che prosegue ormai da due mesi è preoccupante per il loro stato di salute psico fisica – scrive il dottor Trespidi – . Consapevole di non poter agire forzatamente per obbligarle a mangiare, e ritenendo la loro azione il massimo esempio di libertà, prevedo che entro breve tempo non si possa più tornare indietro.

I loro corpi – prosegue il medico nella sua relazione – sono ormai così provati da una acidosi continua con perdita irreversibile della massa muscolare per carenza aminoacidica, che blocca in questo modo la sintesi delle proteine, portando alla sua diminuzione con vera e propria atrofia. Il cuore, l’apparato digerente, il fegato, l’apparato genito-urinario, il cervello subiscono durante il digiuno prolungato danni che diventeranno ben presto irreversibili. Il corpo di queste donne – aggiunge il medico – ha sfruttato tutte le risorse proteiche compreso le proteine plasmatiche. Entro breve la chetosi, l’abbattimento delle difese immunitarie, la disidratazione e la ridotta efficienza respiratoria generata dal catabolismo delle proteine del diaframma e dei muscoli intercostali condannerà queste povere donne ad una sorte sciagurata”.

“L’appello che faccio da medico e da uomo è: salvate Stefania e Barbara ascoltando il loro grido di dolore che si rivolge ad esseri che non hanno nessuna colpa, se non quella di essere nati non umani. L’amore, la sensibilità, l’empatia, la compassione che dovrebbe caratterizzare ogni essere umano non può mancare in chi deve decidere la sorte di questi poveri animali”.

 

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PETIZIONE INTERNAZIONALE SU CHANGE.ORG, – LINK
“DON’T SENTENCE BEARS AND HUMANS TO DEATH” (NON CONDANNIAMO ORSI E UMANI ALLA MORTE)

E’ una petizione che si rivolge all’Unione Europea e al Parlamento Europeo indetta da due attiviste italiane con il supporto della collettività.
Le due attiviste si chiamano Barbara Nosari e Stefania Sbarra e tramite questa petizione sono a chiedere aiuto perché la loro vita è in pericolo perché usata come scudo a difesa degli Orsi del Trentino.

Le due attiviste sono in sciopero della fame dal 21 settembre 2020, costrette ad intraprendere questa disperata forma di protesta in aiuto degli Orsi portati in Trentino dalla Slovenia, con il milionario Progetto Life Ursus finanziato anche dalla Unione Europea, ma perseguitati, uccisi, fatti scomparire o imprigionati.
Nessun Animale dovrebbe essere messo in prigione, meno ancora un animale selvatico padrone dei boschi come un orso protetto dalle convenzioni di Berna e di Washington ratificate anche dall’Italia ma disattese con arroganza.

Barbara Nosari e Stefania Sbarra sono in sciopero della fame dal 21 settembre 2020 in solidarietà con Dead Bear Walking M49 o Papillion come conosciuto a livello internazionale dopo le sue due fughe dalla prigione del Casteller a Trento dove è stato nuovamente rinchiuso a luglio 2020 in un bunker a prova di fuga.
Dead Bear Walking M49 è stato ingiustamente accusato di avere predato capre e pecore che nessuno però degli allevatori aveva messo in sicurezza, come invece previsto dalla normativa, e inoltre non sono state fornite prove certe che fosse stato l’orso a uccidere le pecore.
Orso che in prigione rifiuta la carne ma ama la frutta come scritto nella cartella clinica. Orso che è stato tante volte sedato con psicofarmaci per calmare i suoi tentativi di sfondare la parete della gabbia.

Barbara Nosari e Stefania Sbarra sono in sciopero della fame dal 21 settembre 2020 in solidarietà anche con il secondo prigioniero Dead Bear Walking M57, recluso al Casteller da agosto 2020, catturato mediante free ranging mentre cercava cibo nei cassonetti dei rifiuti ad Andalo.

Cassonetti dei rifiuti che avrebbero dovuto essere anti orso ma non lo erano e hanno funzionato come esca per l’orso affamato.
E’ stato accusato di avere aggredito un uomo probabilmente a difesa della sua preda ovvero il cibo. Ma le circostanze non sono state mai chiarite e quella zona era segnalata come frequentata da orsi quindi avrebbe dovuto esserci maggiore cautela e maggiore controllo e soprattutto nessun rifiuto in giro a fare da adescamento per gli orsi.
Anche Dead Bear Walking M57 è stato tenuto calmo con psicofarmaci.

Caso molto strano in un territorio altamente turistico in tutti questi anni nessun villeggiante è stato mai aggredito.
Le due attiviste italiane sono i sciopero della fame dal 21 settembre 2020 in solidarietà con la terza prigioniera del Casteller Dead Bear Walking DJ3 che è incarcerata lì dentro da 9 nove anni sempre da sola, castrata chirurgicamente, e che adesso vorrebbero trasferire in un giardino zoologico mettendo la sua vita in pericolo perché prigionia e castrazione l’hanno resa l’ombra del maestoso e bellissimo animale che un tempo fu.
Era stata accusata di avere mangiato una pecora.

Ma sono anche in sciopero della fame per evitare la cattura di Mamma Orsa JJ4 che è stata libera per 14 anni senza mai dare problema e che a giugno 2020 improvvisamente dicono abbia avuto un contatto con due cacciatori.

Tutto il mondo animalista italiano sta combattendo perché a JJ4 non sia riservata la triste sorte di umiliazione, solitudine, paura, dolore e morte interiore di M49 – M57 – DJ3.
Gli Orsi in Trentino sono in pericolo di Vita.

Le due attiviste sono in pericolo di Vita perché non riprenderanno a mangiare se non verrà restituita la libertà dei boschi agli orsi e non smetteranno di perseguitarli.
La domanda che si rivolge all’Unione Europea, al Parlamento Europeo, ai cittadini e alle cittadine europee è questa “Può la politica per salvaguardare interessi umani lasciar morire di fame due attiviste che si sono mosse in nome degli interessi degli Animali che in Trentino sono sistematicamente violati calpestati feriti e cancellati?”

Se così fosse significa che in uno Stato Membro dell’Unione Europea è stata nuovamente introdotta la pena di morte.
Questa petizione è una richiesta di Aiuto per la Vita in pericolo degli Orsi e delle due donne perché duplice è il crimine che l’Italia sta commettendo verso Animali ed Umani.

Le immagini nella pagina web della petizione sono delle tre celle dove sono rinchiusi M49, M57 e DJ3, dalle quali escono per poche ore una sola volta al giorno.
Sulle condizioni degli orsi reclusi, il mese scorso è stata pubblicata la relazione del dottor Luca Brugnola dei Carabinieri forestali relativa all’ispezione richiesta dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, un documento che dipinge un quadro agghiacciante: orsi rinchiusi in spazi angusti, sedazioni ripetute, stress, anoressia. Tre orsi nati e cresciuti liberi costretti in celle di 12 mq, che rifiutano di mangiare, che si lesionano, che scatenano la loro rabbia contro la struttura e sui quali vengono usate massicce dose di psicofarmaci.

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Stefania Sbarra, 60 anni, vegana antispecista, insegnante di formazione, ha fatto anche l’imprenditrice.

“A chi mi chiede perché ‘ho scelto’ questa azione rispondo che non ho scelto sono stata costretta dalla decisione che invece ha preso il mio Paese di perseguitare individui viventi solo perché di specie diversa”.

 

Barbara Nosari
49 anni, antispecista, vegana è un architetto.
“Il nostro desiderio di giustizia non può essere considerato un atto estremo. Forti della nostra determinazione, non dubitiamo che qualcosa accadrà. La politica italiana non può più disattendere gli accordi per la gestione mirata al benessere degli orsi che si è scelto di ospitare in libertà in Trentino”.