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CONSIGLIO PAT * LAVORI AULA POMERIGGIO: « APPROVATO IL DDL SPINELLI SULLE ACQUE MINERALI E LE CAVE, CON 19 SÌ – 8 ASTENUTI – 2 CONTRARI »

Nel pomeriggio, dopo la discussione generale e degli ordini del giorno della mattinata, è stato approvato con 19 sì, 8 astenuti e due contrari, il ddl 64 dell’assessore Spinelli che riguarda le acque minerali e le cave.

Tra gli emendamenti approvati, all’articolo 22, quello di Alex Marini che prevede un peso maggiore delle certificazioni antimafia. Mentre Alessandro Olivi del Pd ha ricordato che l’articolo affronta in modo apparentemente tangenziale il tema delle cave di porfido. Contiene, vero, alcune proposte che vanno nella direzione della riforma votata tre anni fa, come l’emendamento con cui la Giunta prevede di estendere i requisiti delle aziende della seconda lavorazione, soprattutto, con il marchio. Ma il principio fondamentale deve rimanere che in capo ci sia l’impresa e che le ditte di seconda lavorazione devono essere sussidiarie. Per questo il consigliere Olivi aveva presentato un emendamento (bocciato con 17 no, 11 sì un astenuto) che affermava che a fronte della deroga prevista dall’emendamento Spinelli che permette di andare oltre il limite del 20% di cessione del materiale grezzo,i lavoratori delle aziende di prima e seconda lavorazione avrebbero dovuto avere uniformità di trattamento. Parità contrattuale che, ha aggiunto Olivi, consentirebbe di sfuggire alla concorrenza sleale e allo sfruttamento. Con lo stesso costo del lavoro il sistema è costretto a innalzarsi evitando la guerra dei prezzi. Quindi, nel caso che l’azienda acquisti materiale grezzo in deroga del principio dell’80 – 20%, oltre al marchio, ci dovrebbe essere un presidio sulle qualità del lavoro. Filippo Degasperi (Onda civica Trentino) ha detto che un’ennesima proroga di quello che è il cardine della riforma del 2017 con la scusa del Covid fa ridere. Perché le cave ad aprile erano aperte e quelle che erano chiuse lo erano per ben altri motivi. La ragione della deroga alle percentuali sul grezzo, secondo Degasperi, sta nella volontà di avvantaggiare a qualche cordata. Alex Marini, sull’articolo 23, ha presentato un emendamento che prevede la sospensione dell’attività di cava per danni gravi e irreparabili o reiterate violazioni della tutela del lavoro.

Spinelli, rispondendo a Olivi, ha detto che i vincoli dell’emendamento stabilisce paletti e vincoli precisi per le aziende che vorranno sottoporsi al marchio. Vincoli molto vicini a quelli dell’emendamento Olivi. Ma imporre contratti agli artigiani sarebbe critico. Comunque, il marchio di qualità, i controlli della filiera potranno garantire la legalità. Il 50% e 50% di grezzo è una deroga attuale e il rapporto 80 – 20% dovrà entrare in un ragionamento complessivo sul settore. Degasperi sul marchio ha ricordato che questa strada è già stata esplorata e il fatto che si debba applicare un contratto nazionale per accedere alla certificazione di qualità è il minimo sindacale. Ed è un passo indietro perché nel 2017 si è lavorato sul rispetto dei contratti integrativi provinciali.

Olivi ha dichiarato l’astensione del Pd perché la legge poteva andare incontro con le autonomie locali e invece si è limitata ad adeguare la normativa alle direttive Ue. Sulle acque minerali espropriare i comuni dei canoni è gravissimo, e la deroga d’impatto ambientale sul porfido non c’è stata la volontà riformatrice di estendere ai lavoratori della seconda lavorazione le stesse garanzie. Altrimenti ci sarà sempre l’interesse alla seconda lavorazione perché costa di meno. Poi è inutile meravigliarsi quando accadono certi fatti.

Astensione anche da parte del Patt. Rossi ha ricordato che il Cal ha detto che l’incasso delle concessioni deve andare ai comuni. E non regge la motivazione della semplificazione burocratica, anche perché la vita degli amministratori è difficile e questa non può essere la scusa per dire: incassiamo noi i canoni e poi verranno girati ai comuni. Soldi delle concessioni che magari serviranno a fare una neurochirurgia in Val di Sole, ha affermato ironicamente. Di sicuro però i soldi dei canoni non li vedranno. Una sorta di apoteosi di cosa significa dire una cosa e farne un’altra. I trentini pensavano che il centro destra avrebbe lasciato i soldi ai comuni. Invece, questa norma è degna del peggior centralismo e nessuno ha spiegato il perché. Sul porfido Rossi ha detto che in nome del Covid si fa tutto. Se si pensa che la legge Olivi, definita dall’allora minoranza, una legge di polizia, sia sbagliata coerenza avrebbe voluto che fosse cambiata.

Alex Marini (Gruppo Misto) ha espresso soddisfazione perché l’assessore ha accettato le sue proposte per il contenimento delle bottiglie di plastica. Sul porfido, bene la decadenza concessioni per codice antimafia, e i maggiori interventi sulle violazioni. Invece, giudizio negativo sull’ennesima proroga sulle percentuali di lavorazione e i piani di coltivazione.

Degasperi ha detto che si è passati da un ddl sulle acque minerali più che ragionevole sul piano della trasparenza e della concorrenza, a sottrarre ai comuni i soldi dei canoni e a inserire le tematiche del porfido. Quando si era detto che il ddl si limitava alle acque minerali. Sul marchio per le cave ha ricordato che nella Commissione di valutazione delle leggi, tutti hanno detto che il distretto è fallito, perché le aziende sono poco disposte a collaborare e la tecnologia non è mai stata ammodernata. E ciò deriva dal fatto che sparare e vendere il materiale grezzo è la cosa più facile. Evidentemente questo modo di lavorare piace a molti e così si toglie di mezzo la parte innovativa della legge del 2017. Sull’ipotesi di istituire una commissione di indagine sul porfido, contenuta in un odg bocciato di Degasperi, ha ricordato, che non aveva alcuna finalità giudiziaria ma ragionare su una crisi ormai atavica del settore attraversato da episodi di intimidazione e nel quale i lavoratori si sono ridotti di due terzi.