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CGIL CISL UIL E ACLI TRENTINE * ASSEGNO NATALITÀ – APPELLO AL PRESIDENTE FUGATTI, « NON SI DISCRIMINI SULLA PELLE DEI PIÙ PICCOLI » (PETIZIONE)

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11.18 - martedì 8 giugno 2021

I bambini sono tutti uguali. Vanno garantite a tutti le stesse opportunità. Appello alla Giunta e al Consiglio provinciale per cancellare il vincolo dei 10 anni per l’assegno di natalità. “Non si discrimini sulla pelle dei più piccoli”.

I bambini sono tutti uguali e a tutti vanno garantite le stesse opportunità. Parte da questo principio l’appello petizione promosso da Cgil Cisl Uil e Acli trentine già sottoscritto da numerosi rappresentanti della società civile trentina. La richiesta è chiara: modificare le regole dell’assegno di natalità provinciale che oggi escludono tutti i bambini e le bambine nati in Trentino da genitori che non sono residenti in Italia da almeno dieci anni. Una scelta, per i promotori, ”che discrimina i piccoli ancora nella culla”.

Anche perché mentre in Trentino si fanno differenze nel resto d’Italia si è corso ai ripari e il 30 marzo scorso il Parlamento italiano, con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, votando la legge delega sull’assegno universale per le famiglie ha condiviso la scelta di limitare il requisito della residenza in Italia a soli due anni per accedere alla misura. Anche Veneto e Friuli Venezia Giulia, regioni vicine alla maggioranza che governa Piazza Dante, non hanno imposto dei vincoli così discriminatori limitandosi al massimo alla richiesta dei due anni di residenza in regione. “Invece in Trentino, nella terra che si fregia di essere attenta alle famiglie e che ha fatto del marchio Family un suo punto di forza, si fanno differenze tra bambini appena nati – sottolineano i tre segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti con il vicepresidente delle Acli Walter Nicoletti -. Siamo sempre stati convinti che gli aiuti devono selezionare sulla base delle condizioni economiche delle famiglie, non della loro provenienza, soprattutto quando in ballo c’è il futuro dei più piccoli e con loro quello della nostra comunità”.

Alla base del loro appello c’è un intento propositivo. “Nessuna polemica, ma la volontà di ragionare insieme per continuare a far sì che il Trentino sia una terra di opportunità e accoglienza per tutti coloro che qui stanno costruendo le loro esistenze – proseguono -. Siamo consapevoli della fatica e delle difficoltà che il processo di integrazione richiede. Anche l’ultimo fatto di cronaca accaduto a Ranzo lo dimostra. Non è pensabile né accettabile, però, che la strada per rendere migliore e più forte la nostra comunità sia la discriminazione e l’esclusione. Noi crediamo esattamente il contrario e dopo questo appello siamo pronti ad impegnarci su altre questioni coerentemente alla visione di un Trentino aperto e inclusivo. E’ questa l’unica strada per rafforzare la coesione sociale della nostra comunità”.

Dunque la richiesta alla Giunta e al Consiglio provinciale “perché rimuovano questa ingiustizia e modifichino la norma trentina adeguandola ai criteri previsti a livello nazionale per l’assegno unico e universale. Discriminare è sempre sbagliato, farlo sulla pelle dei bambini è inaccettabile”.

L’appello-petizione (in allegato) si può sottoscrivere su change.org a questo link

 

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ASSEGNO PROVINCIALE DI NATALITA’

Appello al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti

al Presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder


L’anno scorso sono nate in Trentino 3.900 bambine e bambini. Hanno tutti gli stessi bisogni eppure alcuni di loro, fin dal primo vagito, sono considerati diversi perché figli di famiglie di origine straniera: alle loro mamme e papà non verrà riconosciuto l’assegno di natalità della Provincia autonoma di Trento solo perché sono residenti in Italia da meno di dieci anni. Una scelta ingiusta che di fatto discrimina i piccoli ancora nella culla.
I bambini e le bambine, però, sono tutti uguali e devono avere tutti le stesse opportunità per poter crescere e realizzare i propri desideri.

Un principio sancito anche dalla recente decisione dal Parlamento sull’assegno unico universale per le famiglie: il 30 marzo scorso tutte le forze politiche, senza distinzione alcuna, hanno condiviso la scelta di limitare il requisito della residenza in Italia a soli due anni per accedere alla misura.
Gli aiuti devono selezionare sulla base delle condizioni economiche delle famiglie, non della loro provenienza, soprattutto quando in ballo c’è il futuro dei più piccoli e con loro quello della nostra comunità. 
Facciamo appello alla Giunta e al Consiglio provinciale perché rimuovano questa ingiustizia e modifichino la norma trentina adeguandola ai criteri previsti a livello nazionale per l’assegno unico e universale. Discriminare è sempre sbagliato, farlo sulla pelle dei bambini è inaccettabile.

 

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FIRMA

per chiedere alla Giunta e al Consiglio della Provincia autonoma di Trento di modificare il comma 4, dell’articolo 8 bis della legge provinciale 2 marzo 2011, n. 1 sul benessere familiare, eliminando il riferimento ai requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno previsti dall’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 (Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.

 

Primi firmatari

Walter Alotti

Claudio Bassetti

don Cristiano Bettega

Michele Bezzi

Roberta Bonmassar

Aboulkheir Breigheche

Serenella Cipriani

Zebenay Jabe Daka

Lorenzo De Preto

Andrea Grosselli

Marco Ioppi

Andrea La Malfa

Giuseppe Lo Presti

Luca Oliver

Paola Paccani

Daniel Pedrotti

Paola Pisoni

Angela Rosignoli

Stefani Scherer

Asmae Taouti

Paola Maria Taufer

Leonora Zefi

 

Tutte le cittadine ed i cittadini possono aderire a questa petizione. È possibile sottoscrivere l’appello online all’indirizzo

 

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