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POLITICA: BASE CIVICA, IL DOCUMENTO VALDUGA GOTTARDI OSS-EMER GIRARDI GROFF (PDF)

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10.19 - giovedì 20 luglio 2017

(Fonte: Mattia Gottardi) – In allegato il documento presentato ieri. Una “base civica” per il Trentino.

I profondi mutamenti economici e sociali che hanno interessato anche il Trentino negli ultimi 10/15 anni, accompagnati da una crescente disaffezione per la politica, hanno creato – appunto – una “stagnazione politica” per la quale ancora oggi non sono state trovate risposte efficaci.

Permangono dunque evidenti elementi di criticità (sfiducia nelle istituzioni anche minori, burocrazia che ingessa lo sviluppo, crisi dei comparti produttivi, scarse opportunità di lavoro), che impongono una urgente e moderna riformulazione dell’azione e della proposta politica, cercando da una parte di riaffermare il primato della politica stessa e dall’altra di recuperare e rilanciare l’Autonomia speciale trentina.

Che le amministrazioni rappresentative possano non entusiasmare i cittadini non è di per sé una novità; già Jean-Jacques Rosseau sosteneva che “con questa forma di democrazia il singolo cittadino perde nozione, consapevolezza, corresponsabilità e si abitua a considerare gli eletti come una casta a sé stante, senza un vero contratto personale con i cittadini”.

Da dove partire allora? Sicuramente dal tentativo di ri-motivare la collettività trentina ed avvicinarla all’azione amministrativa affinché si senta parte viva della propria realizzazione, favorendo la partecipazione concreta alla gestione e alla tutela diretta sia dei Comuni che dei beni comuni intesi come proprietà collettive.

L’esperienza di governo civico in corso in numerosi comuni trentini, rappresenta quindi il caposaldo operativo di una nuova proposta di ragionamento politico.

Assunto che le forme tradizionali della politica fanno fatica da sole ad interpretare e a dare risposte a questo preciso momento storico e alle sue contraddizioni (basti pensare all’inesorabile diminuzione delle percentuali dei votanti nelle diverse tornate elettorali), riteniamo siano maturate le condizioni per mettere a disposizione del Trentino e della sua gente un’occasione di ripartenza che si incardini nelle seguenti convinzioni:

L’azione politica per il Trentino avrà bisogno di coinvolgere persone libere, indipendenti, generose, capaci di assumersi responsabilità diretta ed in grado di promuovere la politica come servizio basato sul confronto diretto, leale e continuo con i suoi abitanti

Tale azione politica dovrà superare le barriere delle ideologie rimanendo ancorata a valori alti e non negoziabili quali libertà, giustizia, uguaglianza, legalità, pari opportunità, sobrietà e sussidiarietà.

Fare buona politica vorrà dire allora avere stretta aderenza con la comunità, quasi coincidere con essa, per leggerne i bisogni e comprenderne le dinamiche, trovando soluzioni il più possibile condivise.

E’ solo dall’agire quotidiano dentro i confini comunali del vasto Trentino, che scaturisce e si materializza il naturale “pensiero politico territoriale”; pensiero che va raccolto, riordinato e trasferito anche dentro uno scenario più vasto come quello provinciale.

E’ sotto gli occhi di tutti il rischio di inseguire una democrazia diretta a tutti i costi, dovendo la stessa fare i conti con uno scarso controllo sia della base votante che dei gestori del controllo.

Il valore aggiunto di una democrazia a “base civica diffusa” è quello di avere la certezza che l’azione amministrativa nascerà esattamente dai bisogni espressi dai territori.

A questo pensiamo quando immaginiamo un nuovo modo di “essere” e “fare gruppo” per un nuovo modo di fare politica, dove cittadini, famiglie, imprese, associazioni e corpi

sociali possano produrre dialogo, avere ascolto attraverso la partecipazione diretta. Per recuperare il rispetto e la fiducia verso l’azione politica occorre quindi anzitutto recuperare lo spirito che muove tutte quelle buone esperienze di amministrazione locale e dei beni comuni.

E’ del resto evidente che la “forma partito” con la gestione dei processi partecipativi e decisionali più strutturata e lenta, così come i movimenti legati al carisma passeggero di una unica figura di leader, non possono rappresentare l’unica risposta al bisogno di ridurre e semplificare le distanze tra amministrazioni e territori amministrati.

C’è dunque uno spazio intermedio immenso, quello della speranza e della volontà comune, del sentire e proporre civile, che va ascoltato e rappresentato attraverso forme di “partecipazione nuove”, semplici, immediate, coinvolgenti. In questi spazi che potremmo chiamare “aree civiche” i territori parlano sapendo di essere ascoltati.

Costruire una “vera” partecipazione permette di costruire una “vera” vita comunitaria, con un coinvolgimento autentico dei Cittadini sulle decisioni che riguardano il loro futuro. Ecco quindi che tra alcuni sindaci, amministratori comunali e di comunità di valle – diretta espressione di movimenti trasversali, liberi da steccati politici – è sorta spontanea la spinta ad occupare questo vuoto inaugurando modalità nuove e relazioni autentiche improntate alla concretezza di cui la nostra provincia ha tanto bisogno.

Naturalmente una politica che si propone di tornare a produrre interesse collettivo reale non avrà paura né di decidere né di assumersi le proprie responsabilità: l’estrazione territoriale e popolare del pensiero-guida di questa nuova stagione amministrativa sarà la più nobile garanzia per la solidità di una rappresentanza territoriale compiuta e duratura.

Per noi civici amministrare e fare politica significa e significherà riattivare il capitale sociale ed il patto fondativo che storicamente hanno dato il via alla grande esperienza della cooperazione, mobilitando le virtù civiche che da sempre appartengono al Dna della nostra gente.

Vorremmo costruire l’occasione di un pensiero portante e aggregante che si origina certo dalla consapevolezza e dall’esperienza positiva delle liste civiche ma vuole produrre e confrontare idee spendibili per il mantenimento di un’identità che è ancora modello per tutto il Paese.

Creare un soggetto politico non è l’obiettivo che ci muove: ci preoccupa molto di più il costruire insieme modalità di dialogo autentico, assicurare un metodo operativo per le amministrazioni, costruire una comunità di Comunità, attraverso un patto necessariamente solidale perché teso alla realizzazione del bene comune a cui contribuiscano persone capaci ed oneste.

Da un pensiero generativo così strutturato e con radici profonde dentro i territori, il passaggio all’azione politica sarà una conseguenza naturale.

Lavoreremo per un Trentino migliore che sappia crescere nella dimensione moderna ma anche sia in grado di tutelare le sue radici: guarderemo dunque alla formazione, alla ricerca, allo sviluppo innovativo, alle connessioni, all’innalzare ulteriormente l’uguaglianza e la qualità della vita ma allo stesso tempo difenderemo un patrimonio storico-naturalistico unico e le nostre migliori tradizioni.

LA PROPOSTA POLITICA

  •   UNA RETE TRA COMUNITÀ
  •   UNA RETE TRA LE COMUNITÀ E LA PROVINCIA/REGIONE
  •   UNA RETE DI COMUNITÀ IN RAPPORTO AL PAESE
  •   UNA RETE IN RELAZIONE CON L’EUROPA
  •   UNA RETE DI VALORI (il manifesto)UNA RETE TRA COMUNITÀ

    Siamo dunque uno spazio aperto forte di una pratica auto-generata dal basso, direttamente dalle esperienze amministrative che ci vedono impegnati in decine di Comuni in tutta la Provincia.

    La nostra proposta non si ripiega sul leader carismatico ma punta a una leadership diffusa frutto della sintesi di tanti territori e mira ad aggregare le esperienze positive – e per questo spendibili – di tutte quelle comunità che sono attente al Bene Comune e sanno porsi valori alti e obiettivi arditi.

  • Una sfida alta, culturale prima che politica, che si affronta sul terreno dei “beni comuni”, cioè lo scenario in cui la persona esercita e gode i suoi diritti fondamentali e trova libero sviluppo alla propria identità.

    Mettere in rete le comunità significa quindi misurarsi su soluzioni comuni, intrecciare le molte esperienze locali per ricomporre il rapporto fra istituzioni e cittadini. Non più quindi un Trentino diviso fra centro e periferia, ma piuttosto un Trentino “policentrico” dove ogni territorio possa sviluppare in pieno le proprie vocazioni territoriali.

  • UNA RETE TRA LE COMUNITÀ E LA PROVINCIA/REGIONE

    Allargando questa visione ad un perimetro provinciale, significa agire insieme come “comunità”, nell’ottica della responsabilità e della solidarietà ovvero ricostruire un Trentino coeso e convergente, dove i valori dell’Autonomia mirano anzitutto a riconoscere il valore dei Comuni, della loro esperienza, specificità e vocazione secondo logiche di mutuo aiuto e di reciproco sostegno istituzionale.

    Il principio di “responsabilità” è pre-requisito indispensabile per l’impegno politico che mira al reale perseguimento dell’interesse pubblico e collettivo, è l’unico faro guida che deve orientare l’azione delle istituzioni pubbliche. Solo se correttamente praticato da ciascuna comunità diventa patrimonio comune del Territorio nella consapevolezza che fare politica seriamente richiede percorsi consapevoli. Ridare peso e valore alla “appartenenza”, è interpretare in modo nobile l’Autonomia e correggere l’attuale lontananza tra il sistema e le reali esigenze dei cittadini.

    In Trentino la convivenza tra le aree urbane e le periferie, posta dentro una rete di relazioni storiche e istituzionali (nella scuola, nell’associazionismo, nel volontariato, nel cooperare, nella cultura, negli usi civici) è sempre stata “laboratorio” nel quadro nazionale. In un momento storico in cui media e opinione pubblica colgono dell’autonomia solo il carattere del “privilegio”, dimenticandone origine storica e responsabilità, sentiamo il dovere come singole comunità di costruire un disegno più ampio che le rappresenta (la Provincia) per sfatare i tanti luoghi comuni e progettare una nuova autonomia come modello di autogoverno, dove riforma istituzionale, fusioni di comuni e gestioni associate sono un progetto più organico, complessivo, policentrico, realmente sussidiario.

 

 

Amministratori locali portatori di esperienze positive, pratiche innovative e buon amministrare possono solo potenziare l’Autonomia. Ecco perché è possibile arare su un nuovo campo per costruire una “Comunità provinciale delle Comunità”.
Ridare spinta all’autogoverno come prima e diretta forma di partecipazione e responsabilità della persona sarà possibile tramite una attuazione più piena del principio di sussidiarietà favorendo l’autonomia finanziaria dei Comuni per una migliore pianificazione della spesa sul territorio.

Altri grandi temi come le riforme afferenti agli enti locali, la salvaguardia del patrimonio naturalistico, l’ambiente, la gestione del ciclo dei rifiuti ed il rilancio della cooperazione dovranno essere condivisi in una dimensione regionale per recuperare una interpretazione autonomistica più coesa con la Provincia di Bolzano, creando i presupposti per un rilancio dell’Ente Regione anche attraverso il Terzo Statuto di Autonomia ed affrontare più uniti le relazioni istituzionali e le trattative tra Stato e Regione.

La Regione va ricostruita nell’ottica del Land con una maggiore cooperazione istituzionale, programmazione comune, valorizzazione delle singole identità in un contesto maggiormente armonico. Solo così l’Autonomia saprà essere competitiva nelle sfide globalizzate che dovrà affrontare per difendersi e ridefinirsi.

 

 

UNA RETE IN RAPPORTO AL PAESE

Allargando ulteriormente il perimetro al sistema Paese si parte dal presupposto che ciascuna comunità regionale può esprimere la propria peculiare specificità ma sempre dentro la condivisione dei problemi del paese. La sfida del futuro è sentirsi parte di un corpo unico al quale le istituzioni sono tutte chiamate a fornire risposte e modelli gestionali.

L’Autonomia ha fornito in questi anni la dimostrazione di saper produrre circoli virtuosi. Il modello territoriale che parte dall’esperienza concreta di Sindaci di grandi e piccoli Comuni, può diventare modello di amministrazione e gestione di un territorio, quando supera carrierismo e occupazione di posti del potere per essere opportunità di condivisione di grandi istanze comuni anche a livello nazionale (si pensi al problema dei migranti che non è solo locale, ma problema del sistema-paese verso il quale ogni comunità a livello diverso sia esso Regione, Provincia, Comune è chiamata a confrontarsi responsabilmente).

Per tutto questo serve un immenso cambiamento culturale, che è la vera sfida ambiziosa di questo progetto e che sarebbe riduttivo classificare come una buon elenco di intenti.

Serve la visione e l’atteggiamento per andare da una “Autonomia centralizzata” ad una “Autonomia diffusa” sul territorio, affinché le autonomie locali possano esprimersi dentro una regia comune ma al fine di garantire una crescita complessiva. Economia, Lavoro, Sviluppo, Innovazione, Servizi alla Persona: è il “rafforzamento delle comunità” che si fanno carico del proprio destino.

In Trentino questa cultura dell’impegno comunitario è stata dominante fino a che l’Autonomia non ha intrapreso la strada della centralizzazione e dell’auto-referenzialità. Una strada che ha finito per indebolire l’Autonomia anche nel quadro nazionale.

Recuperare la dimensione dell’attivazione comunitaria e, soprattutto, “reinterpretarla” nel contesto della modernità è una operazione, prima che politica, culturale.
Ripartire dalla società permette di generare “valore sociale” e costruire una “Autonomia diffusa” – anche nella prospettiva della riforma del Terzo Statuto – e può tradursi in un nuovo modello da esportare a livello nazionale a favore del decentramento e delle autonomie locali e regionali.

La natura di un movimento che parte dal basso può dunque porsi obiettivi più ampi e ambiziosi del candidarsi a ‘qualcosa’ o candidare ‘qualcuno’. Ovvero: arginare e risolvere quel dannoso parlare alla pancia del paese scaturito dalla rottura fra partiti e società, agire da ri-costituente nazionale perché è proprio la mancanza di collante con la comunità ha generato la crisi di rappresentanza che ammorba il Paese.

 

UNA RETE IN RELAZIONE CON L’EUROPA

C’è bisogno non solo di una più forte comunità nazionale, ma anche di più Europa in Europa, e più Europa nel mondo.
Non possiamo dimenticarci che il nostro futuro si gioca anche in rapporto ad un sistema di regole e di rapporti che non possono più essere solo localistici e limitati.

Abbiamo necessità di dirci europei e pensarci come territorio connesso ai centri europei da dove si irradia l’innovazione. Possiamo portare la specificità della nostra esperienza ma dobbiamo saperci confrontare in modo aperto a modelli e soluzioni altre. A questo sistema il Trentino può concorrere con i suoi centri di ricerca e la sua rete istituzionale dove il faro guida sia sempre mirato a tradurre ogni sforzo in un’occasione per migliorare la vita all’individuo, non complicarla e stravolgerla.

Vi concorre anzitutto con una visione culturale che contempla i grandi valori, che è priva di steccati, che riconosce l’essere laici tanto importante quanto essere religiosi, che ribadisce la centralità della persona, ne difende la dignità, promuove la famiglia come soggetto sociale e chiama alla responsabilità sociale ogni individuo. La storia trentina ha dato alla comunità italiana ed europea fulgidi esempi di pensiero politico, personalità che hanno inciso e fatto la storia comune europea, che hanno saputo fare sintesi tra etnie diverse – un tempo opposte tra loro – individuando modelli di convivenza che sono stati ‘salti’ di civiltà.

La lezione che arriva dalle recenti elezioni francesi dimostra che occorre avere coraggio. Anche una campagna portata avanti su un tema chiaramente impopolare come l’Europa, può essere vincente e insegna che la realtà non si affronta cancellando quello che non funziona, ma agendo perché ciò che non funziona sia corretto e siano trovate nuove soluzioni.

 

 

UNA RETE DI VALORI – il manifesto

La dignità della persona è al centro di un pensiero che parte immaginando attorno alla persona un territorio che ha nell’autogoverno la sua radice identitaria e lo spazio per permettere alla persona di trovare il proprio quadro di riferimento.
Quello che si vuole costruire o favorire è un movimento:

> che trae ispirazione da radici territoriali, autonomiste e popolari, laiche e riformiste > che guarda avanti e ha nella forza civica il proprio motore
> che ha un metodo nuovo fondato su partecipazione e responsabilità
> che non mira al successo politico dei singoli, ma al progresso della collettività

Con questi presupposti prima ancora di parlare di programmi è bene soffermarsi sulla necessità di proporre un “metodo” nuovo: la nostra vuole essere un’esperienza attiva che nasce dal basso ed è aperta, si origina attorno ad una squadra che si legittima in base alle competenze di ciascuno e vuole semmai favorire un movimento territoriale in cui ognuno può riconoscersi ed individuare il bene comune.

E’ un’area civica ed europeista che vuole essere parte attiva di quel sistema di regole che dovrà rifondare l’Europa del cittadino e che si potrà costituire attraverso un rilancio della Regione come base rappresentativa di un land in cui la cultura autonomista trova la sua espressione più compiuta.

Possono convivere in essa anime laiche e cattoliche, laddove quest’ultime non sono intese come espressioni confessionali, ma come leve portatrici di valori cristiani che per loro stessa natura sono squisitamente sociali, e dunque politici.

A questa Europa va portata la voce dei territori in virtù di un’appartenenza naturale che va comunicata in modo nuovo. Questo richiede competenze specifiche, nella convinzione che sia possibile agire per la creazione di reti civiche per l’Europa.

Lo spazio civico trentino dunque:

Ha esperienza > si origina dall’esperienza positiva delle liste civiche e agisce da spinta a livello provinciale a chiunque creda nei valori e nei metodi descritti. Stiamo dalla parte del Trentino con il desiderio di dare concretezza ad un sogno: quello di costruire una Comunità di Comunità, attraverso un patto che ci vede necessariamente solidali nella realizzazione del bene comune.

È alternativo > si pone come una ulteriore opportunità per rigenerare il panorama politico attuale. È segno di novità e di discontinuità rispetto alle insufficienti logiche di partito, esperienza trasversale che si caratterizza nella prossimità con il cittadino e che rappresenta la fatica delle Valli ma anche la forza dell’essere in rete.

Ha memoria > rispetta il passato dei singoli e delle comunità e ritiene importante conservare le tracce significative della storia vissuta, ma non intende sostenere tutto ciò che frena un necessario rinnovamento sociale e strutturale. E’ un Trentino che guarda sì alla formazione, alla ricerca, allo sviluppo innovativo, alle connessioni ma sa riscoprire il valore della lentezza, del passo antico di chi cammina in montagna: è il Trentino che guarda alla qualità della vita, al nostro ambiente irripetibile, a una dimensione sociale inclusiva, nella quale ci sia spazio davvero per tutti, ma soprattutto per chi fa più fatica degli altri.

E’ aperto > rifiuta gli estremismi ideologici perché chiusi alla novità e più attenti al destino dei partiti che a quello della Comunità. Mette al centro il rispetto dell’uomo, il valore della Comunità, lo sviluppo sostenibile per l’ambiente e per i posteri, la credibilità in politica. Riconosce la famiglia, la scuola, l’associazionismo spontaneo come luoghi in cui sviluppare lo spirito civico, favorisce un’imprenditorialità sostenibile, pensa al territorio come luogo in cui è bello vivere, lavorare e rigenerarsi.

E’ solidale > valorizza lo spirito di solidarietà tra le genti, tra queste e le istituzioni e tra le istituzioni, al fine di garantire una autentica coesione territoriale, mettendo in capo persone responsabili che pongono alla base della loro azione politica il perseguimento dell’interesse generale, in favore della collettività, per la sua crescita responsabile. Rispetta le peculiarità territoriali e trova in esse spunto per immaginare il futuro del Trentino.

E’ Responsabile > vuole valorizzare il principio di esperienza responsabile, evitando che l’impegno politico sia inteso quale mera occupazione di ruoli di potere. Sente l’esigenza di avvicinare il cittadino alle istituzioni, rinsaldando il senso di appartenenza alla Comunità per coinvolgerlo nella splendida opportunità dell’Autonomia che richiede responsabilità in molti settori, non solo in quello politico. Si tratta di un’Autonomia diffusa che può trovare una prima esperienza diretta nelle istituzioni locali per poi svilupparsi nella partecipazione attiva anche in tutte quelle forme di autogestione e autogoverno che hanno disegnato il Trentino ma che, in alcuni casi, sono degenerate nella salvaguardia dei privilegi personali, come la cooperazione, le agenzie o le società pubbliche.

E’ autenticamente Autonomista > vuole dare più forza all’Autonomia legislativa che la Provincia possiede in virtù dello statuto speciale. Immagina un Consiglio Provinciale capace di sfruttare pienamente la potestà legislativa nelle competenze primarie dalla tutela del patrimonio storico all’urbanistica, dall’economia alla formazione.

E’ innovatore > l’Autonomia legislativa è la vera possibilità che ci è data per tutelare i valori racchiusi nelle specificità territoriali, per salvare il Trentino delle valli e dei piccoli paesi che mal si prestano a forme di omologazione generale, per riconoscere i Comuni più grossi come naturali luoghi di decentramento dei servizi.

 

 

CONCLUSIONI

Occorre costruire una base solida protesa verso alti ideali. Per farlo occorre partire da un’alleanza trasversale in cui ognuno deve mettere il proprio personale mattone di responsabilità.
Servono strumenti e parole diverse, per parlare di valori autentici. Possiamo farlo ascoltando la base sociale e favorendo una partecipazione che non sia di facciata.

Siamo certi che la Buona Politica – di cui tutti abbiamo bisogno – sia concretamente possibile e che cambiare il Paese sia alla portata di ognuno. Da questa chiamata nessuna categoria sociale è esclusa: dai politici ai giornalisti, dall’operaio al funzionario.
Se le buone pratiche sono realizzabili localmente, lo sono anche a livello Provinciale e Nazionale. Dobbiamo avere il coraggio di usare parole nuove, praticare relazioni autentiche, avere la capacità di ridare speranza ai cittadini: un paese migliore è possibile, non può essere condannato al populismo e alla ancora più deleteria demagogia.

“Al di là delle montagne – diceva il senatore Volgger – c’è il resto del mondo”.
Questa suggestione integra e completa l’intuizione e l’ammonimento di Bruno Kessler che invitava a rifuggire dall’idea di un “Trentino piccolo e solo”. E allora nel voler condividere l’idea di questa nuova esperienza politica prendiamoci cura di questa terra, vogliamole bene e facciamone un pezzo di mondo che funzioni, che piaccia e che rispetti l’uomo, l’ambiente e la vita.

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:
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