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FNORDEST.IT * GLACIAZIONE DEMOGRAFICA: « 2,4 MILIONI DI OCCUPATI IN MENO NEL NORD ITALIA, LOMBARDIA E VENETO LE REGIONI PIÙ COLPITE »

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10.09 - sabato 20 aprile 2024

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La glaciazione demografica diminuisce di 3,2 milioni le persone in età di lavoro entro il 2040 e di 2,4 milioni i lavoratori. Ciò si traduce in drammatiche carenze di occupati nelle grandi regioni settentrionali: 804mila in Lombardia, 442mila in Veneto, 390mila in Emilia-Romagna e 378mila in Piemonte.

Meno abitanti uguale meno lavoratori. Un’equazione molto semplice. Sì, ma quanti lavoratori in meno? In questa Nota la Fondazione Nord Est offre la stima più recente realizzata in Italia. Lo fa per tutte le regioni settentrionali. È la seconda analisi della miniserie di quattro sulle dimensioni e sulle conseguenze della glaciazione demografica1, e sulle misure alternative per attenuarne l’impatto.

L’orizzonte temporale scelto è al 2040, come fatto nella prima nota sulla popolazione. In materia di andamenti demografici è una scadenza ravvicinata e sulla quale poco incidono le scelte riproduttive che verranno fatte, perché i nati oggi non avranno compiuto allora che sedici anni, un’età ancora scolare (a maggior ragione se osserviamo l’allungamento del periodo di istruzione in un contesto di economia della conoscenza)2. Quindi sono persone che non entreranno ancora tra quelle occupabili.

Le previsioni sul numero di persone occupate sono, come quelle sulla popolazione, al netto dei flussi migratori interni (ossia prevalentemente dalle regioni meridionali) e internazionali (sempre più dall’Africa), in modo da isolare le conseguenze dei comportamenti riguardo alla natalità delle popolazioni settentrionali. Solo così, infatti, è possibile condurre l’operazione chiarezza che è lo scopo di queste quattro note della Fondazione Nord Est. Un’operazione che è necessaria per rendere coscienti famiglie, imprese e amministrazioni, centrali e locali, e adottare in modo consapevole le politiche, private e pubbliche, necessarie a mitigare l’impatto della glaciazione demografica.

Il passaggio dalla popolazione prevista (in diminuzione di 2,3 milioni in tutto il Nord Italia nel 2023-2040) all’occupazione attesa non è automatica, ma passa attraverso tre stadi. Il primo stadio è quello dalla popolazione totale alla popolazione in età di lavoro. Il secondo stadio è la determinazione della percentuale di persone in età di lavoro che effettivamente lavorerà. E, infine, il terzo stadio è l’applicazione di questa 1 Glaciazione, non semplice inverno, per le ragioni spiegate nella Nota diffusa il 6 aprile 2024 e disponibile qui.

2 La quale richiede sempre più “mentedopera”, ossia persone dotate e chiamate a utilizzare saperi intellettuali, in qualunque mansione aziendale siano impiegate, pur con diverse competenze e capacità cognitive. Peraltro, le previsioni demografiche ISTAT utilizzate dalla Fondazione Nord Est incorporano già un aumento del tasso di fecondità e delle nascite annue, come si è spiegato nella Nota precedente; aumento tutto da verificare.

 

Note dalla FNE n. 2/2024

percentuale al numero di persone che hanno l’età per lavorare; solo quest’ultimo stadio non richiede speciali ipotesi, ma è un normale calcolo.

L’età lavorativa è stabilita a livello internazionale, come convenzione normativa e statistica, ed è compresa nella fascia 15-64 anni. Quindi, in prima istanza basterebbe sapere quante persone ci saranno nel 2040 con un’età compresa in tale fascia. Tuttavia, il prolungamento degli studi ritarda l’ingresso nel mercato del lavoro e spinge a spostare all’insù la forchetta. La scelta cade su 20-64 anni, anche per ragioni di semplificazione della stima3. Perché ciò che qui interessa è avere un ordine di grandezza altamente probabile, piuttosto che un numero preciso ma molto più aleatorio.

Le persone in età di lavoro diminuiscono di 3,2 milioni

Il risultato è disarmante: le persone in età di lavoro scendono di 3,2 milioni nel Nord Italia tra il 2023 e il 2040, pari a un quinto di quelle del 2023. Un numero nettamente superiore al calo della popolazione per una semplice ragione: le coorti che entrano in quell’età sono molto più piccole di quelle che escono, e per queste ultime finisce la fase lavorativa, non la vita. Il 70% della flessione avviene nel prossimo decennio, non solo perché di questo restano sette anni ma perché gli effetti della denatalità si faranno sentire maggiormente (Tavola 1).

Tav. 1 – La popolazione in età di lavoro cala di un quinto al 2040…

 

 

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