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CONSIGLIO PAT * IV COMMISSIONE: « VIA LIBERA ALLE MODIFICHE DEL REGOLAMENTO PER L’ACCESSO AGLI ALLOGGI ITEA »

La nota presenta le decisioni prese oggi dalla IV Commissione, con il via libera alle modifiche del regolamento per l’accesso agli alloggi Itea, il rinvio a dopo le elezioni di settembre dell’esame della petizione sul Mes e infine le audizioni da effettuare in merito al ddl 42 che propone la raccolta del profilo genetico dei cani da affezione.

 

La IV Commissione ha detto sì alle modifiche del regolamento per l’accesso agli alloggi Itea contro gli abusi, ha rinviato a dopo le elezioni l’esame della petizione sul Mes e deciso le audizioni sul ddl che prevede la raccolta del Dna dei cani da affezione.

Con quattro “sì” della maggioranza e i due voti di astensione dei consiglieri di minoranza, la Quarta Commissione si è espressa oggi a favore delle modifiche proposte dalla Giunta al regolamento in materia di edilizia abitativa pubblica introdotto 9 anni fa per attuare l’articolo 11 della legge 15 del 2005 (la ricordata “riforma dell’Itea”). L’organismo ha poi votato all’unanimità il rinvio a dopo le elezioni amministrative di settembre dell’esame della petizione popolare numero 6 depositata in Consiglio provinciale nel luglio scorso per chiedere alla Giunta di sollecitare il governo italiano ad avvalersi dei fondi del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, che l’Ue mette esclusivamente a disposizione di investimenti sanitari che permetterebbero di fronteggiare l’emergenza Covid anche a livello regionale. Infine la Commissione ha deliberato di subordinare alle consultazioni da effettuare nei prossimi mesi la prosecuzione dell’esame del ddl 42, aperto oggi, che propone di seguire l’esempio della Provincia di Bolzano intenzionata a raccogliere il Dna dei cani in modo da garantirne l’identificazione certa allo scopo di tutelare la pubblica incolumità e il decoro urbano.

 

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Alloggi Itea: le principali novità del regolamento che punta ad evitare abusi.

L’assessora al welfare e la responsabile del competente servizio della Provincia hanno spiegato che il regolamento proposto rivede alcuni criteri per l’assegnazione degli alloggi pubblici ai nuclei familiari, in modo da privilegiare chi ha veramente questo diritto evitando gli abusi. Le variazioni, ha spiegato l’assessora, sono frutto del lavoro degli uffici che analizzano le domande. D’accordo sul testo è il Consiglio delle autonomie locali, le cui osservazioni la Giunta ha largamente recepito.
Il testo, ha sottolineato l’assessora, punta a garantire maggiore equità sbarrando la strada agli escamotage utilizzati da chi tenta di di ottenere indebitamente un maggior punteggio e una migliore posizione in graduatoria per ottenere l’alloggio scavalcando altri nuclei familiari che ne avrebbero più diritto. Uno degli espedienti più “gettonati” che gli uffici addetti alla valutazione delle domande hanno notato, consiste nell’inserimento artificioso all’interno del nucleo di zii e parenti con invalidità al solo scopo di acquisire un maggior punteggio in graduatoria. Per questo le modifiche apportate attribuiscono più punti alla presenza nel nucleo di minori che siano figli dei genitori o dell’unico genitore richiedente, mentre riducono il “peso” dei soggetti invalidi diversi da questi ultimi. Altra novità introdotta nel regolamento dovendo – come ha precisato l’assessora nella risposta a una domanda delle minoranze – recepire “tecnicamente” quanto disposto dalla legge provinciale di bilancio dell’anno scorso: l’esclusione del riconoscimento di un maggior punteggio al nucleo familiare che abbia tra i propri componenti persone condannate reduci da pene detentive. Ancora: il provvedimento riconosce 10 punti in più a nuclei composti solo da giovani single di età inferiore ai 35 anni, da soggetti separati o divorziati economicamente indigenti che abbiano perso il diritto alla propria casa e siano tenuti alla corresponsione dell’assegno di mantenimento, come pure alle giovani coppie di coniugi o conviventi di fatto da non più di 5 anni (sempre con meno di 35 anni).

 

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Più punti ai nuclei che chiedono di andare a vivere nei Comuni meno popolati.
Ultima modifica di rilievo collegata al parametro localizzativo: 15 punti in più saranno assegnati al nucleo familiare residente in un Comune ad alta intensità abitativa, che chiederà un alloggio pubblico in un territorio diverso, con meno popolazione. Rispondendo ad altre domande poste da consiglieri di minoranza, l’assessora ha evidenziato che la misura vuole favorire l’occupazione di alloggi che si trovano in zone o aree marginali e che talvolta rimangono inutilizzati. Al riguardo, sollecitata dalle minoranze, assessora e dirigente hanno dato notizia che, a un anno e mezzo di distanza dall’annuncio della Giunta provinciale che nel Comune di Luserna sarebbero stati offerti gratuitamente 4 alloggi pubblici a giovani coppie interessate a trasferire la residenza in quel territorio per contrastarne lo spopolamento, sono pervenute ben 30 domande. A dimostrazione del forte interesse suscitato da questo “progetto pilota” che, se funzionerà, sarà esteso anche ad altre zone con caratteristiche analoghe a quelle di Luserna, per portare nelle valli meno popolate famiglie, meglio ancora se con figli. Non è un caso che anche un articolo del Il sole 24 ore” di domenica abbia parlato di questo progetto a Luserna e che domande di alloggio siano arrivate perfino dal Brasile e dall’Olanda.

 

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Rinviato a dopo le elezioni di settembre l’esame della petizione sul Mes.

Il presidente della Commissione ha poi suggerito – e ha accolto la sua proposta all’unanimità – di rinviare a dopo la consultazione elettorale di settembre, per ragioni di opportunità, l’esame della petizione numero 6 depositata il 13 luglio scorso in Consiglio, che chiede alla Provincia di sollecitare il governo perché l’Italia acceda al più presto ai fondi del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, affinché anche il Trentino possa avvalersi di queste risorse esclusivamente destinate ad investimenti nella sanità. Secondo le minoranze questo dovrebbe essere il tema più urgente dell’agenda politica al di là degli schieramenti, considerata la grave crisi in cui ci troviamo. Per questo le opposizioni si aspettano – e “restano in fiduciosa attesa” – che la Giunta provinciale apra il dibattito sull’argomento.

 

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Ddl sulla raccolta del Dna dei cani: sì alle consultazioni.

“Aperto”, infine, dalla Quarta Commissione, l’esame del ddl 42 che propone la profilazione genetica dei cani. Il provvedimento integra l’articolo 9 della legge provinciale del 2012 sugli animali di affezione, per inserire nell’anagrafe canina che già esiste anche i dati relativi al Dna dei cani, in modo da consentirne l’identificazione certa. Identificazione utile in vari casi: per restituzione di un cane smarrito o rubato al legittimo proprietario, oppure per risalire al cane autore di un’aggressione a persone o ad altri animali, o ad un cane che abbia causato un incidente stradale, o per permettere un’attribuzione di responsabilità civile. “al momento – ha ricordato il consigliere di minoranza che firma il ddl – all’anagrafe canina vengono registrati solo i dati identificativi dei cani di proprietà e che vagano sul territorio, o i rilievi dell’Apss sui cani morsicatoti e con aggressività non controllata. Questo avviene con un sistema elettronico a radiofrequenza (RFID) attraverso un microchip inserito sottopelle e un lettore di codici. A suo avviso oggi occorre garantire maggiormente la tutela della pubblica incolumità. Come? Associando, appunto, all’identità del cane anche i dati del suo Dna che ne consentirebbero il riconoscimento senza alcun dubbio. Il che contribuirebbe anche al mantenimento del decoro urbano, visto che non sempre i proprietari dei cani ne raccolgono le deiezioni in strada. A fornire lo spunto per il ddl è stata la notizia che dal 1° gennaio del 2021 in Alto Adige, all’anagrafe degli animali da affezione di Bolzano, inizierà la registrazione dei profili genetici dei cani. I costi, ha aggiunto il consigliere, sarebbero a carico dei proprietari e risulterebbero molto bassi soprattutto se la Provincia stipulasse convenzioni con i laboratori di analisi. Il ddl rinvia l’attuazione della norma ad un regolamento esecutivo che dovrà essere la Giunta a definire, con le modalità di raccolta dei campioni e la gestione dei dati sul Dna dei cani.

 

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L’assessora: percorribilità e condivisione subordinate alle audizioni.
L’assessora alla salute, assistita dal dirigente del Servizio competente, si è riservata di subordinare la possibile condivisione del ddl da parte della Giunta ad una serie di consultazioni che la Commissione effettuerà sull’argomento nei prossimi mesi. Questo per dare agli uffici il tempo di verificare la percorribilità tecnica e i costi reali dell’iniziativa, dal momento che la Provincia di Bolzano ha posticipato di un anno – dal 2021 al 2022 – l’attuazione del proprio provvedimento, risultata più complicata e onerosa del previsto. L’inserimento in banca dati dei profili genetici dei circa 60.000 cani registrati all’anagrafe della Provincia di Trento, potrebbe infatti costare circa 120.000 euro. L’analisi genetica di ogni cane costerebbe 38,50 euro. Si potrebbe forse spuntare un costo inferiore (26-27 euro), al quale però andrebbe ad aggiungersi quello del prelievo da affidare a liberi professionisti o all’azienda sanitaria. Ma l’Apss non sarebbe oggi in grado di accollarsi il servizio. In ogni caso sarebbe opportuno concordare una tariffa unica sull’intero territorio provinciale. Ancora, ha concluso l’assessora, il ddl ha il difetto di non prevedere nessuna sanzione a carico dei proprietari dei cani. In conclusione, è a suo avviso necessario incontrare preventivamente le istituzioni e i soggetti interessati per acquisirne parere e suggerimenti e valutare la possibilità di portare avanti il provvedimento. D’intesa con il proponente l’organismo ha votato all’unanimità l’elenco degli enti e delle organizzazioni ai quali chiedere un’audizione sul ddl: saranno quindi consultati il consiglio delle autonomie locali, l’azienda sanitaria, l’ordine medici veterinari, l’istituto zooprofilattico delle tre Venezie e la commissione provinciale per la protezione degli animali d’affezione all’interno della quale sono rappresentati anche l’Enpa, la Lav e altre analoghe associazioni.