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MEDIASET – ITALIA 1 * ” LE IENE ” * « NUOVA INCHIESTA SULLA MAFIA AD OSTIA: PIERGIORGIO CAPRA È UN PRESTANOME DEL CLAN DEGLI SPADA O LA VITTIMA DI UN ERRORE GIUDIZIARIO? »

Stasera, nuovo appuntamento de “Le Iene Show”, in prima serata, su Italia1. Al timone i tre conduttori Giulio Golia, Matteo Viviani e Filippo Roma. Nella puntata:

Una nuova inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti racconta la vicenda che ha colpito Piergiorgio Capra, imprenditore romano proprietario di una concessionaria di automobili che da un anno e mezzo sta vivendo un vero e proprio incubo. “Il giorno del sequestro non vi nascondo che ho pianto tutto il giorno. La sera tornavo a casa e piangevo dalla disperazione”, racconta alla Iena l’imprenditore.

La vicenda è questa: Capra, 18 mesi fa, viene coinvolto in quella che sarà ricordata come “Operazione Apogeo”, un colpo eclatante al clan Spada di Ostia, dove la Guardia di Finanza ha eseguito sequestri di beni per un valore complessivo di 19 milioni di euro.
Un’operazione che purtroppo colpisce anche Piergiorgio Capra, il suo socio Gianni de Turres e la loro concessionaria “Gamma Auto”. L’accusa per loro è quella di essere prestanome del clan, con cui però negano categoricamente di avere mai avuto a che fare.

L’ipotesi inquietante è che si possa essere trattato di un banale ma tragico scambio di indirizzi.

Negli ultimi anni la trasmissione ha raccontato più volte una serie di vicende della famiglia Spada: diversi crimini odiosi compiuti con l’aggravante mafiosa, come quello di chiedere il pizzo ai negozianti del posto, dietro forti pressioni e violenze.
Con le immagini della squadra mobile di Roma il programma ha documentato la richiesta di pizzo ad un tabaccaio di Ostia, da parte di uno degli uomini di Carmine Spada detto “Romoletto”, condannato e arrestato successivamente per quell’episodio. Inoltre, ha riportato della spietata guerra per il controllo del territorio che portò alla gambizzazione, fuori da un supermercato, di Massimo Cardoni, appartenente al clan rivale dei “Baficchio”. Fino ad arrivare poi al racconto del famosissimo episodio della testata al cronista tv Daniele Piervincenzi: Roberto Spada, dopo l’aggressione al giornalista e al suo cameraman, fu arrestato e a settembre scorso sono stati condannati 24 imputati legati alla sua famiglia, considerata a tutti gli effetti un’associazione a delinquere di stampo mafioso.

A pensare che ci possa essere qualcosa che non ha funzionato nell’indagine che ha colpito Piergiorgio Capra e che si tratti di un possibile errore giudiziario legato alla concessionaria di Ostia, è la giornalista Federica Angeli – nata e cresciuta a Ostia, dal 2013 sotto scorta per le sue testimonianze sulla mafia romana e su Carmine Spada – che, raggiunta dall’inviato, dichiara: “Sembra esserci stato un errore, e l’errore riguarda il sequestro e poi confisca di un auto concessionaria”.

L’accusa è pesantissima e la racconta lo stesso imprenditore Capra, affermando: “Noi saremmo i due prestanome di Carmine Spada detto Romoletto. Tengo a precisare una cosa, che qui dentro non s’è mai vista la presenza di questi personaggi, tant’è vero che la squadra mobile per 7 anni ha fatto le indagini sugli Spada, li ha seguiti, ha messo le cimici, ha messo i telefoni sotto controllo, quindi sarebbe stato facile trovare un’intercettazione telefonica, se fossi stato un prestanome degli Spada”.

Sembra inizi tutto nel 2011 con il doppio omicidio di Francesco Antonini detto “Sorcanera” e di Giovanni Galleoni detto “Baficchio”, il cugino di Massimo, quello poi gambizzato nel 2016, anno in cui arriva la collaborazione del rumeno Dociu Paul.

Prosegue Federica Angeli: “Quando lui indica le attività del clan Spada indica panetterie, bar, pizzerie, palestre e nella lista c’è anche un concessionario di auto che è un’attività diciamo un po’ tipica dei clan delle mafie. Il pentito non solo fornisce un numero civico che è il 147/151 di via dei Romagnoli – che è una strada diciamo che si trova nella parte di Ostia bene “poco prima di un cavalcavia” e “poco dopo un albergo” -, il problema è che 100 metri prima c’è un altro concessionario”.

La giornalista si riferisce alla “Gamma Auto”, appunto, mentre l’altra sarebbe la “Rosa Car”, che “non esiste più” – spiega la cronista – “Al suo posto da anni ormai, c’è il negozio di parrucchiere”. Nel 2012, infatti, il concessionario “Rosa car” va in liquidazione e viene sostituito dal negozio di parrucchiere. Antonino Monteleone rivolge delle domande a qualcuno che lavora in quel negozio:
“Negli ultimi tre anni non è mai venuta la Guardia di Finanza? La Finanza sì, penso che fosse la Finanza. Sono venuti quando hanno sequestrato, quattro anni fa, quando è successo tutto questo casino che era dopo che avevo aperto. Una mattina mi chiesero se io conoscessi questa gente…ho detto per fama purtroppo sì, dopo che l’ho comprato mi dissero che c’era un autosalone…”

Anche la persona sentita dall’inviato conferma che prima al posto loro c’era un autosalone. Una storia, questa del presunto scambio di indirizzo, conosciuta anche da un uomo che lavora in che un altro autosalone di Ostia che sul collega Capra dice: “Noi li abbiamo visti nascere, crescere, nessuna sensazione di movimenti strani”.

Possibile che sia davvero avvenuto uno scambio di indirizzi e quindi di attività? Il legale della concessionaria finita nel tritacarne giudiziario avanza un’ipotesi: “Tre anni dopo, arriva la guardia di finanza, legge le dichiarazioni del pentito, non l’integrale cioè la trascrizione dell’interrogatorio, ma il verbale riassuntivo scritto dal cancelliere al computer…”

Secondo l’avvocato Rossi gli inquirenti subentrati nelle indagini, cioè la Guardia di Finanza, potrebbero, forse, avere fatto confusione, leggendo la sintesi delle dichiarazioni del pentito. A quanto pare invece la Polizia, leggendo l’integrale, non aveva avuto alcun dubbio nell’affermare che la concessionaria riconducibile agli Spada fosse, come dice l’informativa dello Sco, “l’autosalone Rosa car ubicato in viale dei Romagnoli 147/151”

Quindi, potrebbe esserci stato un errore, ma se fosse vero, perché il sequestro è diventato una confisca a tutti gli effetti? Spiega ancora Capra: “Il pentito dice un’altra cosa fondamentale, che l’autosalone è chiuso da tempo, mentre noi invece siamo ancora in attività. Quindi è chiaro che non possiamo essere noi”.

L’avvocato Rossi aggiunge un elemento: “Non c’è una riga che dimostra che i soldi arrivino dagli Spada”.

Nel frattempo è scattata la confisca definitiva del bene e ora agli ex proprietari della “Gamma auto” non rimane altro che presentare appello.

La cronista Federica Angeli conclude: “Permettimi di dire che per come conosco la serietà degli inquirenti, non appena andranno in appello in questa vicenda, secondo me qualcosa succederà”.

Le Iene hanno chiesto un’intervista sia alla Guardia di Finanza che alla Procura di Roma, che però preferiscono non rilasciare dichiarazioni su questa vicenda.

L’anticipazione del servizio su Iene.it: https://www.iene.mediaset.it/2020/news/prestanome-boss-errore-giudiziario_813548.shtml LINK