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ZENI (PD) – INTERROGAZIONE * TERZO STATUTO: « I LAVORI DELLA CONSULTA NECESSITEREBBERO POTERE PROSEGUIRE ANCHE IN ACCORDO CON LA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO »

La seconda parte della scorsa Legislatura è stata segnata dall’istituzione e dai lavori della Consulta per il terzo Statuto dell’autonomia speciale, voluta da quasi tutte le forze politiche nella convinzione che i mutati tempi e le diverse esigenze del presente e del futuro impongono un processo di revisione dello Statuto d’autonomia, al fine di renderlo più aderente alla realtà ed alle nuove domande del territorio.

I lavori della Consulta necessiterebbero adesso di poter proseguire anche in accordo con la Provincia autonoma di Bolzano ed in questo senso il Consigliere del Partito Democratico Luca Zeni ha presentato oggi una articolata interrogazione per sapere se l’attuale maggioranza provinciale ritenga di proseguire il confronto fin qui avviato, anche attivando la Presidenza del Consiglio provinciale per una riscrittura dello Statuto in accordo con l’Università e al Commissione dei Dodici e se la Presidenza del Consiglio provinciale intende approfondire le eventuali possibilità di rielaborazione dello Statuto con l’omologa Istituzione di Bolzano.

 

 

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In allegato l’interrogazione depositata

 

 

Interrogazione n.
A PROPOSITO DI TERZO STATUTO

Come certamente noto, la seconda parte della XV Legislatura provinciale ha visto l’avvio e la messa a regime delle riflessioni, dei contributi e degli sforzi istituzionali, politici e culturali per una sempre più opportuna revisione dello Statuto d’autonomia, al fine di adeguare lo stesso ai mutamenti intervenuti nei decenni, rendendolo in tal modo più aderente alla modernità, alle diverse esigenze e ad una migliore concezione della dinamicità dell’autonomia trentina e – non secondariamente – anche di quella sudtirolese, nel contesto irrinunciabile del quadro regionale.

D’altronde, il problema non è nuovo, se già da anni è diventato oggetto di analisi e di approfondimenti intellettuali e giuridici, volti a comprendere lo stato attuale dell’autonomia trentina e le sue prospettive di sopravvivenza e di rilancio nel futuro.
L’autonomia speciale è, senza dubbio, figlia di una lunga e secolare storia ma anche della politica degasperiana e del dialogo di quest’ultima con il pensiero democratico austriaco nell’immediato secondo dopoguerra ed , infine, della capacità, pur fra mille difficoltà, dei trentini, degli altoatesini di lingua italiana e ladina e dei sudtirolesi di lingua tedesca di riconoscersi come partner in una grande impresa di convivenza, che rappresenta un riconosciuto modello a livello continentale.

E’ così che l’autonomia di queste terre, inserita in un chiaro contesto internazionale e poggiata sulle solide fondamenta della Costituzione repubblicana, è diventata via via forse il più concreto esempio di adattamento territoriale e sociale alla visione europeista moderna da un lato e di antidoto al populismo nazionalista delle “piccole patrie” che ancor oggi agita più di una contrada del vecchio continente, dall’altro.
Oggi questo modello però sembra mostrare alcuni oggettivi limiti – sopratutto nella percezione di sé da parte di una comunità sempre meno tesa a salvaguardare le proprie specificità ed altrettanto disposta alla contaminazione infruttifera con più generali modelli sociali ed amministrativi – quasi che l’autonomia rimanga, di per sé, immutato ed immutabile strumento di mera gestione del potere e quindi acquisito elemento del dibattito politico e non laboratorio di innovazione, di programmazione e di sperimentazione delle molte potenzialità delle convivenze responsabili.

In questo infiacchimento dell’autonomia e della sua percezione si disvela soprattutto la debolezza crescente dei corpi civili, nei quali è venuta meno la passione per la “res publica” e la forza levatrice dell’autonomia stessa, ridotta al ruolo di animatrice del benessere economico senza alcuna capacità di interpretazione della realtà, delle sue antinomie e del suo sviluppo.

Ma se la questione si riduce ad essere meramente economica, allora va preso atto che il mercato sa fare di meglio agendo da solo, cioè senza bisogno di lacci e lacciuoli giuridici, mentre se invece si vuol attribuire all’autonomia il carattere del dinamismo progettuale è necessario darle una nuova forma politica compiuta e non più fondata solo sul calcolo etnico, nella consapevolezza che il futuro dell’autonomia è legato indissolubilmente al futuro di quel “tutto” europeo del quale, pur nel contesto dei suoi limitati numeri, essa è parte preziosa.

Solo così si potrà definire un nuovo profilo dell’autonomia provinciale regionale; un profilo capace di recuperare virtù antiche, altrimenti a rischio di consunzione dentro gli egoismi del populismo, inserendole nella modernità dei processi storici in atto e definendo, in tal modo, quella diversità che ci ha fin qui contrassegnati e distinti sul pieno sia nazionale come europeo.

Non si tratta di astrazione intellettuale.

La malattia mortale di ogni autonomia è quella di pretendere d’essere diversi, quando non lo si è affatto e quando ciò avviene, come sembra di potersi constatare in questo tempo incerto, l’autonomia perde i suoi caratteri, per trasformarsi purtroppo – e fors’anche inconsapevolmente – in incubatoio di retorica e di rancore generalizzato, dove i singoli territori si contrappongono fra loro e poi al loro interno in un continuo sbriciolamento particellare senza fine.

E’ alla luce di tali considerazioni, qui oltremodo riassunte, che l’intuizione di chi ha voluto lavorare attorno ad una scrittura istituzionale di un ipotetico terzo Statuto appare in tutta la sua importanza, proprio perché un simile percorso ha consentito di mettere in luce quella situazione attuale di fragilità prima richiamata, impegnando la politica, la cultura e la società a trovare credibili vie d’uscita per il futuro.

Viene quindi spontaneo chiedersi oggi, come mai il dichiarato autonomismo del quale tutte le forze di maggioranza provinciale sembrano ammantare la propria proposta politica, non sia in grado di riprendere il viaggio interrotto e di proseguire con uno sforzo profondo, continuo ed intelligente verso il traguardo appunto della ridefinizione statutaria in chiave moderna, anche coinvolgendo tutte le sensibilità politiche e sociali, aprendo così una diversa stagione di dialogo fruttuoso e costruttivo e superando la logica dello scontro muscolare che sembra, fin qui, aver connotato il dibattito politico ed istituzionale.

Certamente ciò comporta la definizione ulteriore dell’obiettivo; il coinvolgimento di ogni contributo possibile; il superamento di qualsiasi visione manichea della politica; la ricerca effettiva – e non solo proclamata – del bene comune; la capacità anche di qualche rinuncia singola in favore di una più ampia prospettiva generale; l’abbandono del corto respiro dell’intolleranza e dell’intransigenza, per favorire infine la costruzione di un incedere condiviso e responsabile, in grado di coinvolgere anche l’altra “metà del cielo” regionale, oggi alla ricerca di nuovi e più sicuri approdi per la propria autonomia.

Tutto ciò premesso, si chiede cortesemente di poter interrogare il sig. Presidente del Consiglio provinciale per sapere:

– se lo stesso ritiene di qualche interesse la riapertura del confronto politico e sociale sul tema in oggetto;

– se, di conseguenza, la Presidenza del Consiglio provinciale intende attivarsi, nel solco di quanto tracciato nella scorsa Legislatura, aprendo una nuova fase di riflessione sulla scrittura del terzo Statuto, anche in collaborazione con tutte le forze politiche presenti nell’emiciclo parlamentare, con la Commissione dei Dodici e con i principali agenti culturali del territorio come le Università degli Studi di Trento e Bolzano;

– se questa Presidenza ritiene di poter avviare un ulteriore approfondimento di tali tematiche con la parallela Istituzione della Provincia autonoma di Bolzano, con il fine appunto di definire linee e prospettive per un terzo Statuto d’autonomia.

A norma di Regolamento si richiede risposta scritta

Distinti saluti.

– avv. Luca Zeni –