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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO – DIFENSORE CIVICO * RELAZIONE 2020: MORANDI, « APERTI 468 FASCICOLI / 521 ISTRUITI E CONCLUSI, CAUSA COVID NUMERI INFERIORI RISPETTO A 2019 » (ALLEGATO PDF)

Anche in tempo di pandemia, il servizio del difensore civico provinciale si è dimostrato una garanzia importante per i cittadini trentini. Lo attestano bene le cifre sciorinate stamane dall’avvocata Gianna Morandi, che a palazzo Trentini ha illustrato la sua relazione annuale, destinata all’esame del Consiglio provinciale nella seduta di martedì prossimo.

Ad ascoltare la titolare della difesa civica, organismo incardinato presso il Consiglio provinciale, c’era il presidente Walter Kaswalder. Non solo, hanno voluto essere presenti il vicepresidente della Giunta provinciale, Mario Tonina, e i consiglieri Savoi, De Godenz, Tonina, Marini, Cavada, Demagri. Molta attenzione quindi per il corposo documento, che “racconta” di ben 468 fascicoli aperti nel 2020 e di 521 istruiti e conclusi. Sono cifre inferiori rispetto all’anno precedente – ha chiarito Morandi – ma questo si deve alla paralisi sociale indotta dal Covid 19. Per contro, sono comparse nuove tipologie di questioni sottoposte al difensore, come la tutela del diritto di visitare i parenti nelle case di soggiorno oppure la quarantena sanitaria, in alcuni casi limite confinante con una sorta di privazione della libertà personale.

Il difensore civico si occupa quotidianamente (e gratuitamente per il cittadino) di una casistica assai ampia. Nel 2020 si è confrontato con i 135 Comuni e le 14 Comunità trentine convenzionate, ha lavorato molto sul fronte dell’edilizia/urbanistica, ha seguito ben 24 ricorsi per diniego del diritto di accesso agli atti, ha discusso di pensioni e di reddito di cittadinanza con Inps, ha interloquito con Itea su molte divergenze con gli utenti (ad esempio circa l’obbligo di nominare l’amministratore di condominio in palazzi solo parzialmente di proprietà dell’istituto pubblico).

Morandi stamane ai giornalisti ha detto di rendersi sempre più convinta che il suo ruolo debba essere non tanto quello di fustigatrice delle pubbliche amministrazioni – spesso vittime anch’esse di una normativa sempre più complessa, multilivello e farraginosa – quanto di suggeritrice e facilitatrice di soluzioni ragionevoli e giuridicamente praticabili. Quando si indica la giusta via d’uscita – dice Morandi – anche la P.a. aderisce ben volentieri ai suggerimenti. Un dato: nei 13 casi (su 24 ricorsi) in cui il difensore ha ritenuto illegittimo il diniego dell’accesso agli atti chiesto dal cittadino, solo 2 amministrazioni hanno insistito nel loro niet pur dopo le argomentazioni dell’ombudsman.

Morandi ha anche fatto cenno alla funzione di garante per il diritto alla salute, che potrebbe essere affidata con legge al difensore civico. Si tratta di un’opzione, indicata dalla legge Gelli-Bianco dello Stato, da considerare, tenendo conto in ogni caso che già ora il difensore civico provinciale si relazione con l’Azienda sanitaria e presiede la commissione mista di conciliazione presso la stessa Apss, organismo utile per dirimere molte controversie (escluse quelle inerenti responsabilità mediche).

Dalla presentazione di oggi è uscito il quadro di un ufficio del difensore civico che lavora intensamente, come gli ha riconosciuto anche il presidente Kaswalder. Per conoscerlo ed avvicinarlo – ha spiegato Gianna Morandi – si può passare per il sito internet dedicato, dove sono reperibili informazioni, modulistica, studi ed anche l’interessante illustrazione del “caso del mese”, una sorta di “giurisprudenza” del difensore civico provinciale.

 

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