Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – In Consiglio la riforma delle norme sulle cave: iniziato il confronto sul testo unificato sottoscritto dall’assessore Olivi e da Viola. Una parte dell’opposizione contesta la “pervasività” e l’eccesso di burocrazia che la nuova legge causerebbe. Dopo il voto sulla mozione relativa alle diete vegana e vegetariana, il Consiglio provinciale ha iniziato la discussione di tre disegni di legge: da un lato il testo unificato dei ddl dell’assessore Olivi e di Walter Viola di Progetto Trentino, dall’altro il disegno di legge proposto da Filippo Degasperi del Movimento 5 stelle, tutti finalizzati a cambiare la normativa sulle cave del 2006. Distanti le posizioni emerse, con l’assessore Olivi e Viola da una parte e i presentatori dei 400 emendamenti contrari all’eccesso di burocratizzazione e alle troppe sanzioni previste.

Appena conclusa la seduta alle 18.30 i consiglieri e l’assessore hanno incontrato nella sala commissioni della Regione una folta delegazione di imprenditori accompagnati da alcuni amministratori comunali che hanno evidenziato le loro riserve e richieste. Olivi e Viola hanno risposto da un lato dando la loro disponibilità a recepire il più possibile le richieste di semplificazione e sburocratizzazione, fermi restano però i principi della riforma. Un emendamento firmato da Passamani è stato preannunciato da Viola per rassicurare circa il fatto che il regolamento che definirà nel dettaglio i rapporti con le Asuc sarà deciso d’intesa con le amministrazioni comunali.

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Degasperi: distinguere il porfido trentino per qualità e non per bassi prezzi. Come le mele.

Letta da Manica (Pd) la relazione di maggioranza, Degasperi ha introdotto il proprio disegno di legge, bocciato in Commissione, ricordando il proficuo lavoro sviluppato dal Tavolo di valutazione delle leggi su questa normativa. Che il settore delle cave sia in grave crisi lo dimostrano i numeri, ha esordito Degasperi, visto che dai 1500 addetti degli anni 90 si è scesi ai 625 addetti del 2014, e il dimezzameno delle tonnellate ridotte a 820 mila. Sono calate a picco, poi, sia il fatturato che le ore lavorate. Un altro indicatore della crisi del porfido riguarda i magazzini, che costituiscono a volte anche il 40% del fatturato ingessando lo sviluppo delle aziende. Investimenti, ha proseguito, nell’ultimo decennio non si sono visti nè nelle aziende nè nei mercati. “Il declino del mercato del porfido c’è ma non fuori del Trentino. Il problema è allora capire se il settore nella nostra provincia è in grado di rispondere al mercato”. Per questo secondo Degasperi oggi occorrono investimenti, che sono quasi sempre mancati, su tre requisiti: qualità, serietà e naturalità. Tuttavia il Trentino è un marchio riconosciuto in questo campo, altrimenti il ramo del porfido sarebbe già stato chiuso”. Per lui sarebbe importante distinguere il prodotto porfido del Trentino così come si è fatto con le mele. Scommettendo sulla qualità e non sul ribasso del prezzo. Per questo a suo avviso bisogna cambiare approccio, puntando sul marchio di qualità e anche ad un magazzino unico certificato, come si fa nel settore delle mele. Filiera e posa certificata costituiscono temi che la Provincia dovrebbe supportare, perché è a questi livelli che si può fare la differenza. Indispensabile per il consigliere è puntare sull’estero e sulle produzioni in grado di generare valore aggiunto. Dopo aver ricordato il contenuto degli articoli, Degasperiha motivato il proprio disaccordo con il testo unificato Olivi-Viola con la parte relativa alle Asuc: “la proposta dell’assessore di riconoscere alle Asuc la titolarità della gestione del loro patrimonio ma di vincolarle su altri aspetti, come quello dei canoni – ha osservato – non valorizza un patrimonio che è collettivo e che si rischia di perdere”.

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Viola: testo unificato frutto di un lungo lavoro comune portato avanti senza forzature.

Walter Viola di Progetto Trentino ha spiegato che il testo unificato da lui firmato con l’assessore Olivi, è frutto di una lunga tradizione di interventi in questo settore. Come ad esempio dimostra il Piano cave della Provincia, primo in Italia. Viola ha evidenziato i giudizi favorevoli espressi da tutti i soggetti interessati al settore sugli obiettivi prefigurati per modificare, già dal tavolo di valutazione delle leggi, la normativa sulle cave. “Se c’è una pietra italiana nota nel mondo – ha osservato – questa è il marmo di Carrara, legittimo motivo di orgoglio per il nostro Paese. E questo grazie ad una convergenza degli interessi di proprietari, lavoratori, ente pubblico, ambiente che invece nel Trentino non c’è. Serve quindi un equilibrio tra i vari interessi e tra le responsabilità”. Del testo unificato da lui sottoscritto con l’assessore, Viola ha segnalato che parecchie proposte racchiuse nel suo ddl originario e in quello di Degasperi sono stati accolte. Abbiamo sviluppato un lavoro d’insieme, dedicando ad esso un anno di approfondimenti e senza mai arrivare a forzature. Per il consigliere quindi, il metodo partecipativo e aperto seguito nell’elaborazione del testo unificato è stato importante. “Nonostante il testo unificato sia perfettibile – ha concluso Viola – perché gli interessi in campo sono molti ed è difficile accontentare tutti, l’equilibrio tra tutti è stato garantito. Anche presentando – da parte mia e dell’assessore – alcuni emendamenti per l’aula, compreso quello sulle Asuc che prevede l’intesa con le amministrazioni comunali. In questo settore – ha insistito – il problema è infatti l’equilibrio da raggiungere tra i diversi interessi, che sono tutti sacrosanti. Altrimenti per il porfido del Trentino non c’è futuro”.

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L’assessore Olivi: si entra nel merito delle scelte perché in gioco vi è un bene collettivo.

L’assessore Olivi, co-firmatario insieme a Viola del testo unificato, ha osservato che un settore in crisi come quello del porfido trentino ha però ancor margini di sviluppo. E che il testo unificato vuole dimostrare che su questo settore l’autonomia vuole ancora investire. Per Olivi non si può lasicare il destino del porfido trentino al mercato o a pur bravi imprenditori. A suo avviso il legislatore ha il dovere di occuparsene, non limitandosi ad una gestione ordinaria. “Ci si poteva limitare all’assemblaggio di qualche norma tecnica senza affrontare i nodi veri – ha proseguito – e invece la Giunta ha proposto una riforma organica e coerente, inclusiva ed evitando risposte segmentate o casuali”. “Con Degasperi e Viola – ha aggiunto – abbiamo fatto un percorso schietto e trasparente, dialogando e arrivando quasi ad una firma congiunta del testo unificato. La Giunta con questa riforma ha voluto dare alcune indicazioni forti e univoche non per sostituire gli imprenditori, ma perché le attività nel settore del porfido si sviluppano attraverso l’uso di beni comuni. Infatti l’80% delle cave di porfido costituiscono un bene pubblico che appartiene alla collettività. Si tratta allora di garantire un utilizzo di questo bene che produca non solo un valore economico ma anche un valore sociale. “Le imprese serie, che rispettano i contratti e l’ambiente e che vogliono investire in nuove tecnologie – ha avvertito l’assessore – non devono temere questa legge. Se qualcuno ne teme gli effetti è chi nella nebbia della non chiarezza pensava di andare avanti ancora con un sistema che ha danneggiato i più bravi”. Per Olivi la qualità di questa materia prima, e come viene lavorata questa materia prima, sono i due pilastri di una prospettiva di futuro per il settore del porfido.

Quanto ai contenuti del testo unificato, l’assessore ha evidenziato che oggi la vera competizione non deve essere tra aziende locali ma con il mondo. Ma per fare una concorrenza di sistema verso l’esterno, per Olivi occorre tornare a valorizzare le persone. “Nelle cave – ha ricordato Olivi – abbiamo una media di addetti che è di circa 8 persone, perché l’attività è stata progressivamente spostata fuori dalle cave. Bisogna allora ricostruire una filiera produttiva e di lavorazione che abbia nel giacimento il centro di una struttura unitaria”. Questo per l’assessore è il tema del grezzo, che è il materiale semilavorato, frutto cioè solo della prima lavorazione: circa il 50% di questo materiale oggi viene ceduto e fuoriesce dal ciclo di lavorazione interno all’azienda concessionaria. Si tratta allora di non limitarsi a caricare il porfido sui camion per venderlo al prezzo più basso possibile, perché non è questo il valore. Occorre lavorare la materia prima per valorizzare la fatica delle persone per immettere nel mercato un porfido di qualità. La maggior parte della lavorazione va quindi tenuta nel nostro territorio e dentro le nostre imprese, con un percorso di unificazione del processo industriale che valorizzi le competenze e le capacità delle persone. Quattro sono per l’assessore i temi fondamentali della riforma sottoposta all’esame dell’aula: le nuove regole per la costruzione di una vera filiera produttiva, il divieto di cessione del tout venant, la tracciabilità della provenienza e del percorso di questo materiale, la preparazione delle imprese all’appuntamento con le gare in modo che si attrezzino e organizzino per poterle vincere puntando a programmi innovativi sugli investimenti e la capacità di tenere insieme la prima e la seconda lavorazione. E questo è previsto dalla riforma anche per le imprese in essere perché si irrobustiscano. Altri temi: disciplinare tipo, macro-lotti, attenzione al rispetto per l’ambiente evitando asimmetrie tra una cava e l’altra. Per questo serve una regia e un coordinamento neutrale che è l’amministrazione provinciale ad assumersi. E ancora: Olivi ha enfatizzato il tema della qualità del lavoro. “Siamo convinti – ha sottolineato – che siano prioritarie non solo la difesa dell’occupazione ma investire anche sul capitale umano, sulle persone dei lavoratori. Sono loro infatti che possono fare la differenza gestendo unitariamente la prima e la seconda lavorazione (fino all’80%). Di qui le tutele e le clausole sociali, per cui se una cava scade il termine della concessione, i lavoratori possano essere valorizzati. Il testo introduce anche controlli e verifiche per garantire sempre il pagamento dei lavoratori. Infine Olivi ha toccato il tema dei rapporti tra i Comuni e le Asuc. “Avremmo potuto non occuparcene in questo provvedimento orientato a migliorare la qualità dell’impresa e all’occupazione: tuttavia ci siamo presi la responsabilità di mettere ordine in una relazione che è stato la causa di alcune interruzioni del lavoro sul territorio, quando sono state scaricate sulle imprese e sui lavoratori le inefficienze delle istituzioni. La regola fondamentale proposta oggi è che quando un bene soggetto ad attività estrattiva ricade in un territorio dove esiste l’amministrazione separata, dev’essere chiaro che il soggetto titolato è l’Asuc. Comuni e Asuc hanno quindi identici poteri, e quindi ognuno deve assumersi la responsabilità del processo decisionale che non deve più essere in parte scaricata. Questa è una grande novità. Secondo alcuni sindaci è importante che l’Asuc si prenda l’impegno della sospensione dell’uso civico e dei controlli. Quando c’è l’Asuc decide l’Asuc e quando c’è il Comune decide il Comune. Non è poco. Questa legge contribuisce alla responsabilità delle istituzioni e delle imprese che devono poter lavorare senza intoppi nel loro processo produttivo. Sarà un regolamento a definire e precisare come si incrocino queste responsabilità. Olivi ha esortato infine a non deprimere lo sforzo compiuto dai tre proponenti, nessuno dei quali ha rincorso consensi di parte. I disegni di legge importanti, che cercano di cambiare le cose, non sono mai necessariamente popolari. Il consenso verrà da una scossa di questo sistema che il governo provinciale ha fatto bene a mettere tra le priorità di questa legislatura.

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Fugatti: in queste norme un eccesso di burocratizzazione.

Maurizio Fugatti della Lega ha evidenziato che le criticità espresse in Commissione da diversi operatori del settore, giustificano i 400 emendamenti presentati dalle minoranze e il tempo non contingentato chiesto e ottenuto da una parte delle opposizioni. Questa riforma per Fugatti non offre prospettive di crescita ad un settore in crisi come quello del porfido trentino. E ha osservato che la volontà dell’assessore di non dimostrare “pervasività” con questa legge è contraddetta dal testo che, invece, indirizza e controlla, introduce formalismi e gabelle. Ma proprio in questa fase di crisi, un’eccessiva regolamentazione rischia di penalizzare ulteriormente il settore e di causare difficoltà insuperabili. Questo è per Fugatti ciò che diversi operatori hanno manifestato durante le audizioni e poi alle minoranze che se ne sono rese portavoce. C’è per il consigliere “una volontà dirigista della Provincia che con questa riforma entra nelle decisioni portando un aggravio di adempimenti che rischiano di mettere in ginocchio il comparto”. E’ il caso ad esempio delle aggregazioni sulle quali il testo forza la mano premiando le imprese che si uniscono. O dei macrolotti, che per le imprese implicano anche possibili negatività. Problematico è anche il passaggio della legge che prevede di intervenire sulle concessioni in essere e non solo sulle future. C’è poi chi ha una concessione che scadrà tra 10 anni e si vede costretto ad affrontare bandi di gara che mettono sullo stesso piano chi ha mantenuto i livelli occupazionali e chi no. Critico per il consigliere leghista anche il problema della burocratizzazione evidenziato dagli artigiani sentiti in Commissione. Anche Confindustria ha espresso preoccupazioni su questo aspetto per i nuovi controlli e l’appesantimento delle sanzioni inserite nel testo della Giunta e che appaiono punitive nei confronti delle imprese. Sembrano insomma prevalere gli elementi sanzionatori rispetto alle misure per lo sviluppo. Fugatti ha poi segnalato alcuni esempi di questi appesantimenti burocratici e sanzionatori che mostrano la volontà punitiva della nuova legge, orientata ai controlli, alla vigilanza e ai sopralluoghi addirittura della polizia.

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Bezzi: serve uno spirito più libertario e ripartire dal confronto con gli operatori.

Giacomo Bezzi (FI) ha dichiarato che “questa legge di fatto commissaria il settore del porfido per esercitare il controllo politico in questo campo”. Altro che mancanza di pervasività. Questo per Bezzi è un commissariamento che uccide le imprese. Il consigliere ha ricordato che sia le categorie economiche sia soprattutto i sindaci chiedono di fermarsi e contestano questa legge. Questa legge per Bezzi esprime una burocratizzazione del sistema creando lacci e lacciuoli, alla quale ci opponiamo fortemente. Perché anche la tradizione del porfido va salvaguardata come quella dei prodotti dell’agricoltura di montagna. Bezzi ha concluso esortando l’assessore a riportare il testo della riforma ad uno “spirito più libertario” perché ne siano protagonisti e artefici gli imprenditori e chi lavora nel settore. E ha concluso invitando all’ascolto, al dialogo e al confronto tra le parti per mettersi d’accordo, “perché questo è ciò che chiede la nostra gente”.

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Cia: con l’ascolto dei soggetti interessati queste norme sarebbero state migliori.

Claudio Cia del gruppo misto ha riprese alcune considerazioni espresse da Viola e Olivi. Ha ragione Viola quando ha osservato che è difficile mettere insieme tutti gli interessi che riguardano il settore del porfido. Difficili sono gli equilibri tra interesse pubblico, interesse privato, interesse ambientale e tra responsabilità. Questa legge, ha aggiunto Cia, sembra non aver appreso nulla dal passato, perché non si è cercato di evitare la conflittualità he oggi si manifesta attorno a questo testo. Anche a Cia “pare che questa legge scontenti un po’ tutti: concessionari, dipendenti, amministrazioni comunali”. L’impressione di Cia è che con questa legge la Provincia non voglia lasciare la responsabilità della crescita a chi in questo settore lavora, senza creare le condizioni per incentivare e premiare le imprese. Vi sono per il consigliere alcuni aspetti di questa norma che avrebbero potuto essere migliori se l’assessore avesse girato per le cave e ascoltato gli operatori e i sindaci dei Comuni interessati. Prevale per questo la sensazione che questa norma creerà i presupporti perché tra 10 anni ci troveremo a condannare più i disoccupati del porfido che i nuovi assunti. Anche sull’importanza assegnata in questo testo al ruolo delle Asuc, Cia ha ricordato che i sindaci di sette comuni hanno espresso gravi riserve per non essere stati coinvolti nell’iter di coordinamento del disegno di legge unificato Olivi-Viola. Un confronto avrebbe potuto far emergere in modo chiaro criticità e opportunità nel ddl a cominciare dalle complicazioni dei rapporti tra Asuc e Comuni. Ma tutto questo non è avvenuto.

 

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Il confronto con i concessionari e gli amministratori dopo la seduta.

Subito dopo la seduta in aula il presidente Dorigatti ha convocato nella sala commissioni della Regione un incontro tra i molti consiglieri, l’assessore e una folta delegazione di imprenditori accompagnati da alcuni amministratori dei Comuni della zona del porfido che avevano seguito i lavori. Ad intervenire sono stati Carlo Giovannini in rappresentanza dei concessionari delle cave, Marco Casagranda, sindaco di Lona Lases e il vicesindaco di Baselga di Pinè Bruno Grisenti che hanno lamentato lo scarso coinvolgimento nelle fasi di elaborazione del testo unificato. Sostanzialmente tre le richieste da loro evidenziate: ridurre alcuni vincoli previsti dalla riforma a carico delle imprese; chiarire i rapporti tra i Comuni e le Asuc; rivedere le sanzioni. L’assessore Olivi ha ricordato il parere favorevole espresso dal Consiglio delle autonomie locali al disegno di legge della Giunta e ha aggiunto che sarà il regolamento di attuazione della legge a chiarire i rapporti tra i comuni e gli usi civici. Regolamento, ha assicurato, “che faremo in fretta per risolvere questo problema”. Olivi si è poi preso l’impegno di andare incontro il più possibile a tutte le richieste di semplificazione e sburocratizzazione, ma senza rinunciare ai capisaldi della riforma, come il vincolo della prima e della seconda lavorazione fino all’80% del materiale estratto, che vale però – ha precisato – per le future concessioni. Quanto alle sanzioni ha promesso di ragionare su questo punto anche se sono state le amministrazioni comunali a chiederne l’introduzione e non solo la possibilità.

Dal canto suo l’altro firmatario del testo unificato, Walter Viola, ha segnalato la presentazione di un emendamento a firma di Passamani, che prevede l’intesa con i Comuni sull’adozione del regolamento riguardante i rapporti con le Asuc in merito ai canoni, ai controlli e a tutte le responsabilità. Anche Viola ha infine manifestato la piena disponibilità a valutare attentamente le richieste degli imprenditori e degli amministratori, “tenendo conto però – ha concluso – che vi è anche chi vorrebbe esattamente l’opposto di quanto proponete voi”.

 

 

 

 

 

In allegato comunicato stampa:

Discussione riforma legge cave

 

 

 

 

 

 

Foto da comunicato stampa: