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RUGGERO VAIA * STAGIONE INVERNALE – TRENTINO: « IL PARCHEGGIO PIENO DI CASTELÌR TESTIMONIA CHE GLI IMPIANTI DI RISALITA POSSONO STARE FERMI, I TURISTI SONO ATTRATTI DAI NOSTRI MONTI E VIVONO BENISSIMO LE LORO VACANZE »

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8:33 - 17/12/2020

Una domenica senza impianti a fune. Domenica 13 dicembre 2020. Giornata di sole in tempo di Covid19. Il Trentino, essendo provincia “gialla” (“Ghe l’avén fata!”), permette gli spostamenti intraprovinciali, tuttavia, come in tutta Italia, sono fermi gli impianti da sci.

Scegliamo di fare un’escursione scialpinistica ai Lastei di Lusia, nella zona di Castelir, vicino a Bellamonte (Predazzo): l’ambientazione è amena e le pendenze moderate annullano il pericolo di valanghe. Arriviamo a Castelìr, la neve è copiosa, quasi un metro; ciononostante i cannoni sparaneve rumoreggiano, tanto elettricità e acqua le sovvenziona Pantalone “PAT”, probabilmente perché si spera che all’Epifania il circo invernale possa riaprire e durare fino oltre Pasqua.

Pensavamo che ad impianti fermi non ci fosse quasi nessuno! Invece, incredibilmente, i parcheggi della stazione sciistica (chiusa) sono completamente pieni! Le automobili sono parcheggiate anche lungo la strada, quasi fino alla statale del Rolle.

C’è gente come noi, con le pelli di foca sotto agli sci, numerosi altri con racchette da neve, chi si ferma a passeggiare, chi a prendere il sole, bambini con la slitta, con il bob, a piedi, giocano e scivolano sul pendìo di arrivo della pista.

Rifletto: queste persone, tante, felici, appagate, “distanziate” non sono solo autoctoni … ci sono anche molti turisti, quelli dell’escursione giornaliera e delle seconde case, essendo gli alberghi ancora chiusi. Sono venuti sapendo gli impianti fermi, ma sembrano soddisfatti almeno quanto quelli che – ante Covid – facevano la fila per sedere sulla seggiovia.

Parcheggi completi! Non sarà che gli impianti di risalita non siano più necessari al turismo? Che l’accoglienza valligiana, l’ambiente naturale integro, siano richiamo sufficiente di per sé? Che l’economia del turismo possa prosperare senza sbancare e innevare versanti, senza tendere e muovere cavi metallici da valle alle astronavi d’acciaio dette “stazioni a monte”? È pensabile che ciò che la politica e l’economia usano chiamare “indotto” possa invece essere sufficiente a sé stesso, senza bisogno del richiamo di funivie, cabinovie, seggiovie, sciovie, tapis-roulant?

Il parcheggio pieno di Castelìr testimonia che gli impianti di risalita possono star fermi, sono di poca utilità, non costituiscono più un richiamo necessario: moltii cittadini-turisti arrivano perché godono anche d’altro, sono attratti dai nostri monti e da noi vivono benissimo le loro vacanze.

 

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Ruggero Vaia
Socio SAT Cavalese

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LETTERE AL DIRETTORE

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