Coronavirus, Dott. Pristipino (ASSIMSS): “Bisogna curare le parole, curare il modo in cui costruiamo l’immagine di una malattia. Il modo in cui la malattia viene raccontata può incidere sulla vita del malato e anche di chi non lo è. E’ l’immaginario che gioca poi sugli esiti stessi della malattia, li aggrava. Si abbassano le difese immunitarie. Ci sono innumerevoli ricerche sulla relazione tra l’attività cerebrale e il sistema immunitario e la funzionalità di vari organi. Bisogna pensare in modo comunitario, noi italiani non siamo abituati a farlo. Se vuoi salvare te stesso devi salvare anche quelli che ti stanno intorno in questo caso. La possibilità che il virus muti esiste, però l’evenienza più probabile in questo caso è che si smorzi, nel corso dell’adattamento all’essere umano diventi poco più di un raffreddore”

Il Dott. Christian Pristipino, cardiologo dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma e presidente di ASSIMSS, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sull’emergenza Coronavirus. “La narrazione di malattia può avere un impatto decisivo a livello di vissuto della malattia stessa, lo stiamo vedendo in questi giorni di infodemia –ha affermato Prestipino-. Il modo in cui la malattia viene raccontata può incidere sulla vita del malato e anche di chi non lo è. Lo stiamo vedendo con questa corsa sfrenata agli acquisti nei supermercati, neanche si fosse alle porte della Terza guerra mondiale. E’ l’immaginario che gioca poi sugli esiti stessi della malattia, li aggrava. Si abbassano le difese immunitarie. Ci sono innumerevoli ricerche sulla relazione tra l’attività cerebrale e il sistema immunitario e la funzionalità di vari organi, per esempio il cuore. La funzione del sistema infiammatorio può essere esacerbata dalla depressione, dalla paura. Bisogna curare le parole, curare il modo in cui costruiamo l’immagine di una malattia”.

Sulle misure di contenimento assunte dal governo. “Siamo ancora molto lontani da un’epidemia, perché qualche centinaio di casi su una popolazione di 60 milioni di persone possono essere considerati focolai. Ma se non vengono isolati questi focolai si rischia l’epidemia, quindi le misure di contenimento assunte sono indispensabili. Bisogna pensare in modo comunitario, noi italiani non siamo abituati a farlo. Se vuoi salvare te stesso devi salvare anche quelli che ti stanno intorno in questo caso”.

Sul virus. “La possibilità che il virus muti esiste. E’ molto importante che i laboratori di tutto il mondo facciano il loro lavoro e isolino il virus nelle varie realtà locali. Però l’evenienza più probabile in questo caso è che si smorzi, nel corso dell’adattamento all’essere umano diventi poco più di un raffreddore nei prossimi anni”.