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L’assessore alla salute al convegno “Infermità mentale, imputabilità e disagio psichico in carcere” a Giurisprudenza. Segnana: “Sicurezza e salute in carcere, un impegno multidisciplinare”.

L’infermità mentale e il disagio psichico in carcere è uno dei temi più sensibili, delicati e difficili da affrontare da parte delle istituzioni politiche, giudiziarie, sociali e sanitarie, chiamate a dare risposte all’esigenza, rimasta irrisolta dopo la chiusura dei manicomi criminali, di trovare un equilibrio tra la cura e la pena, tra la salvaguardia del diritto alla salute dei detenuti e l’esigenza punitiva nei confronti degli autori di reato a garanzia della sicurezza sociale.

Un tema sul quale, a livello locale, hanno posto l’attenzione anche l’Assessorato provinciale alla salute, il Dipartimento delle Politiche sanitarie e sociali oltre che le diverse realtà istituzionali che sono impegnate su questo fronte, e del quale si discute oggi e domani alla facoltà di Giurisprudenza a Trento in un importante convegno – “Infermità mentale, imputabilità e disagio psichico in carcere: definizioni, accertamento e risposte del sistema penale” il titolo – organizzato dalla professoressa Antonia Menghini, Garante dei detenuti, e da Elena Mattevi e patrocinato dalla Camera penale di Trento, dall’Ufficio Garante dei diritti dei detenuti della Provincia, dall’Ordine degli avvocati di Trento e dall’Ordine degli assistenti sociali della Regione Trentino Alto Adige.

Al convegno ha portato, anche a nome della Giunta provinciale, il proprio saluto istituzionale l’assessore alla salute Stefania Segnana. “La permanenza in carcere 24h su 24 di operatori sanitari e professionisti – ha affermato tra l’altro l’assessore – garantisce una sicurezza non solo per i detenuti ma anche per chi lavora all’interno del carcere, la presenza numerosa della polizia penitenziaria oggi al convegno è una dimostrazione di quanto sia doveroso creare un ambiente più sicuro anche per loro.”

L’attualità dell’argomento è testimoniata, oltre che dalla qualità dei relatori invitati a parlarne, dalla numerosità del pubblico – composto da psichiatri, avvocati penalisti, criminologi, docenti, medici, assistenti sociali e studenti – che ha riempito la Sala 1 di Giurisprudenza.

“Parlare di disagio carcerario non è facile – ha affermato intervenendo all’apertura dei lavori l’assessore Segnana – ed è un tema che va affrontato in maniera sicuramente multidisciplinare, considerando il fenomeno con approcci diversi a seconda delle aree su cui puntare il focus. La riorganizzazione dal punto di vista prettamente sanitario introdotta recentemente dalla Giunta provinciale con una specifica delibera, sta dando risposte puntuali in tal senso.

L’inserimento di nuovi operatori sanitari, di medici di continuità assistenziale, di psicologi e psichiatri assegnati al carcere di Trento, rappresentano sicuramente una prima, concreta risposta all’esigenza espressa dai detenuti di poter contare sulla presenza di operatori qualificati in ogni momento della giornata e della notte. La presenza 24 ore su 24 di operatori sanitari e professionisti garantisce una sicurezza non solo per i detenuti ma anche per chi lavora all’interno del carcere, in primo luogo gli operatori della polizia penitenziaria”.

“Non solo: i dati emersi dall’osservatorio per la salute carceraria – ha concluso Segnana – dimostrano come la collaborazione tra enti diversi che accedono al carcere e che insieme si prendono in carico le singole situazioni, offrono l’opportunità di sviluppare modelli virtuosi di convivenza e di gestione delle condizioni di disagio manifestate dai detenuti. Pensiamo che questa sia la strada giusta e siamo impegnati nel continuare a garantire sicurezza e benessere dentro il carcere, una condizione che garantisce di riflesso sicurezza e benessere anche al suo esterno”.