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CONSIGLIO REGIONALE TRENTINO-ALTO ADIGE / SÜDTIROL * NOMINE: « OSSANNA (PATT) PROPOSTO COME ASSESSORE, LA CANDIDATURA DI FUGATTI HA DATO SEGUITO AD UN LUNGO DIBATTITO »

La candidatura da parte del vicepresidente della Regione Fugatti ha dato seguito a un lungo dibattito in merito. In apertura della seduta di oggi del Consiglio regionale, ricordando l’anniversario dei 160 anni dall’Unità d’Italia, che cadevano oggi, Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha chiesto di ricordarlo e di esporre il Tricolore, un tempo presente in aula, come segno di riconoscimento dell’intera comunità nazionale in un vessillo che rappresenta tutti.

Il presidente Roberto Paccher ha quindi comunicato che Alessia Ambrosi era uscita dal Gruppo Lega Salvini Trentino, entrando nel gruppo Fratelli d’Italia.

Il primo punto all’ordine del giorno era l’elezione di un assessore regionale effettivo appartenente al gruppo linguistico italiano. Il vicepresidente della Regione Maurizio Fugatti, a nome della Giunta regionale, ha proposto Lorenzo Ossanna (PATT).

Dopo una breve sospensione per una riunione delle minoranze, chiesta da Sara Ferrari (Partito Democratico), la stessa consigliera ha chiesto, a nome dei capigruppo di minoranza, che il nominativo presentato venisse accompagnato da una motivazione politica: il consigliere proposto, infatti, stava all’opposizione in provincia di Trento, e sarebbe diventato assessore di una Giunta espressione di quella che in Trentino era la maggioranza. Il vicepresidente Maurizio Fugatti ha chiarito che fin dall’inizio della legislatura regionale il PATT aveva dichiarato apertamente di appartenere alla maggioranza regionale.

Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha sostenuto che questo era vero, ma la presenza del PATT era stata sempre critica e pungente; c’erano al contrario componenti della maggioranza trentina che lealmente avevano partecipato alla coalizione delle scorse elezioni, contribuendo a far vincere il pres. Fugatti, sostenendolo nell’assunzione delle responsabilità, contribuendo alla creazione di una politica regionale, che ora aveva dovuto prendere atto che avrebbe dovuto governare con componenti che non negavano il disprezzo per Fratelli d’Italia e per questo, lealmente, il collega Cia si era ritirato. Ieri, la SVP aveva definito il PATT “il più fedele degli alleati”, ma “fedeltà” è un concetto ben diverso da “lealtà”: il PATT veniva di fatto riconosciuto come “strumento” per accaparrarsi posizioni di potere. Fratelli d’Italia chiedeva chiarezza sulla posizione della maggioranza sul ruolo della Regione. Se oggi Fugatti e la Lega esercitano un ruolo, è anche grazie a Fratelli d’Italia, che però non scendeva a contrattazioni, ma chiedeva lealtà. Di fatto, non si conosceva la posizione della Giunta su leggi costituzionali che intervenivano sull’apparato regionale. Fratelli d’Italia avrebbe votato tutti i provvedimenti di interesse della comunità, ma non l’allargamento unilaterale della Giunta.

Carlo Vettori (PATT) ha ricordato che Fratelli d’Italia non era presente alla chiusura delle urne del 2018, e che la questione non è l’abbandono di Agire da parte di Cia, ma il fatto che i partiti sudtirolesi non possono avere nulla a che fare con partiti che di facciata si proclamano autonomisti, ma in realtà non lo sono, come dimostrava l’intervento sul Tricolore. All’atto costitutivo della maggioranza regionale, andava ricordato, il PATT aveva dichiarato a chiare lettere di supportarla non per sostegno alla maggioranza trentina, ma per vicinanza di pensiero politico con il partito di raccolta sudtirolese. Urzì ha replicato che Fratelli d’Italia era componente fondamentale della coalizione che aveva permesso la vittoria del pres. Fugatti. Ha quindi criticato che Vettori avesse definito il tricolore “inutile”, ma il pres. Roberto Paccher ha replicato che questa parola non era mai stata pronunciata.

Alex Marini (Movimento 5 Stelle), evidenziando che l’anniversario dell’Unità d’Italia andava ricordato anche solo per certe idee e valori del Risorgimento, ha ricordato di aver sottoscritto la mozione di sfiducia alla Giunta a seguito alle dimissioni di Cia al fine proprio di avere dei chiarimenti sui rapporti politici, e che aveva apprezzato la posizione e i comportamenti di Fratelli d’Italia. Un livello di trasparenza, dovuta in primis ai cittadini, non assicurata dall’attuale maggioranza regionale. Della nomina di Ossanna si era scoperto dai giornali, con motivazione sommaria solo dopo esplicita richiesta, e questo nonostante l’importanza della delega agli enti locali. Una spiegazione istituzionale era necessaria, anche perché, come detto da Urzì, il Consiglio regionale doveva ancora dare un parere su disegni di legge costituzionali riguardanti gli enti locali; c’erano poi da affrontare tutta una serie di temi: quello dei Comuni e delle fusioni, la partita dei segretari comunali, l’istituzione della Commissione per la valutazione dell’ammissibilità dei referendum, la legge elettorale dei Comuni, le procedure elettroniche per la raccolta delle firme, l’interruzione del diritto di voto attivo in periodo Covid. Su tutto questo si voleva conoscere la posizione della Giunta.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha condiviso la posizione di Marini sulla necessità di una posizione della Giunta su questi temi, “ma questo, temo, sia aspettarsi troppo”. Il PATT aveva avuto momenti più nobili, compresa la presidenza Rossi, con un progetto e un rapporto con la SVP più paritario: davanti alla SVP non c’è bisogno di zerbini, ma di un Trentino che conta. Il Trentino potrebbe insegnare come valorizzare le aree di montagna e il confronto con altre aree d’Italia, di fronte a un Sudtirolo centralizzato, oppure potrebbe insegnare molto sul settore trasporti; da esso si è imparato sul tema dell’aeroporto, sulla gestione dell’energia, ma il PATT si è semplicemente attrezzato per avere qualche poltrona, e ora il momento è arrivato. Si è davanti al tramonto di un’identità. Il Gruppo Verde, come già fece alla formazione della Giunta, avrebbe votato contro la nomina di Ossana.

Giorgio Tonini (Partito Democratico), ricordando che la Regione nel 1861 non partecipò alla realizzazione dell’Unità d’Italia, e che proprio questa è una delle ragioni dell’Autonomia, ha aggiunto che in Consiglio regionale ci sono alcuni partiti che possono dichiarare lealtà, ma non fedeltà, alla Costituzione. La risposta di Fugatti non soddisfa, perché non riconosce che si è davanti a un fatto politico importante: un pezzo di governo regionale non farebbe parte della maggioranza provinciale. Ci sono tre risposte alternative: che il PATT stia muovendo verso la Lega, scelta che si rispetterebbe senza condividerla; che la Lega si stia muovendo verso PATT e SVP, che rappresenterebbe un’auspicabile evoluzione dal passato salvinista e sovranista; e infine che sia tutta una questione di poltrone. Questo è uno scenario realistico ma non auspicabile, visti anche i compiti che attendono nella seconda metà legislatura, per esempio in relazione ai rapporti A22- Ferrovia del Brennero, all’assetto del credito, alle proposte di modifica dello Statuto – a questo proposito sarebbe opportuna la costituzione di un’apposita commissione.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ricordato che dalla storia nascono certe particolarità politiche, sostenendo che per il suo partito era intollerabile un rappresentante di partito neofascista nella maggioranza del governo (il pres. Paccher ha invitato ad avere rispetto e non utilizzare il termine “fascista” rivolto a una rappresentanza politica). L’Autonomia nasce proprio da ragioni storiche, come detto da Tonini, e dai sudtirolesi non ci si può aspettare né fedeltà né lealtà verso lo Stato italiano. Nella Convenzione per l’Autonomia era stata chiesta anche l’abolizione della Regione: questa istanza che viene dalla popolazione non è stata accolta, ma una riflessione in merito è necessaria, e bisognerebbe trasferire ulteriori competenze alle Province.

Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha criticato il tentativo di certi partiti, SVP compresa, di liquidare certe posizioni politiche con il riferimento al fascismo, e che la richiesta di portare il tricolore in aula fosse associata all’espressione di un sentimento post fascista.

Claudio Cia (Fratelli d’Italia), augurando a Ossana “buon lavoro”, ha aggiunto che di lavoro ce n’è poco, perché la Regione è stata spogliata quasi di tutto, proprio grazie a SVP e PATT. Ha lamentato poi di aver appreso solo dalla stampa della scelta di Ossana, aggiungendo che Fugatti non dovrebbe dimenticare che se la Lega è arrivata in Regione è stato per il lavoro di tutta la coalizione. L’accordo trovato non è tra PATT-SVP-Centrodestra, ma esclusivamente tra PATT-SVP-Lega. Fratelli d’Italia difende il valore della lealtà, ma nessuno ne deve approfittare. Cia si è augurato che Ossanna sapesse valorizzare la Regione dandole più importanza di quanto le era stata tolta, magari con maggiore autonomia di quanta si aspettasse la SVP, sulle cui posizioni il PATT si era molto appiattito.

Walter Kaswalder (Autonomisti popolari – Fassa) ha condiviso la posizione di Tonini sui 160 anni, sostenendo di rispettare tutte le barriere. Bisogna sempre guardare avanti, evitando le divisioni. Ha annunciato, da autonomista, pieno appoggio alla nomina del nuovo assessore, ricordando che il movimento autonomista ha sempre portato valori in Trentino, anche se la storia del PATT è quasi sempre ciclica. Il suo gruppo si ripropone proprio la costituzione di un movimento autonomista forte, anche per affrontare le sfide dell’attuale situazione pandemica: è necessario dare un aiuto perché dopo un anno di situazione difficile ancora non se ne vede la fine.

Ugo Rossi (PATT), ricordando che in provincia non faceva più parte del PATT, ha annunciato che avrebbe votato in maniera diversa dal suo gruppo. Facendo gli auguri di buon lavoro a Ossana, che avrebbe certamente operato bene anche grazie alla sua esperienza da amministratore comunale, ha ricordato che attualmente il principio di governo della Regione si basa sulla staffetta, cui la Lega era sempre contraria ma di cui ora è legittimamente convinta, per via dell’investitura popolare ricevuta. Entrare in Giunta però implica anche che si rappresenti in quella Giunta, nella logica della staffetta, l’adesione alla maggioranza provinciale: ecco perché non avrebbe potuto votare a favore, perché in provincia si era portata avanti una volontà di opposizione, proprio per mandato popolare. Questa iniziativa evidenziava le contraddizioni della Lega, tra cui il sostegno dell’assegnazione di fondi solo ai Comuni altoatesini e l’opposizione a utilizzare anche in Trentino le risorse di previdenza integrativa ai fini dell’investimento sul territorio.

Alessandro Savoi (Lega Salvini Trentino) ha sostenuto che, piaccia o non piaccia, Fratelli d’Italia è all’opposizione, non fa parte della maggioranza regionale, ed è questa che propone chi nominare come assessore. Non si è stupito che Rossi si astenesse, dopo la sua lunga storia nel PATT: “È andato a finire con Calenda nel PD, quindi è a sinistra, forze politiche avverse a questa regione”. Quando si fanno i Governi, ci vogliono numeri e maggioranze solide, ed è quello che si sta facendo; il PATT, che fin dall’inizio aveva dichiarato di voler far parte della maggioranza, oggi ci entra. Si tratta di una scelta politica forte, fatta anche pensando al futuro, di un esponente con grandi competenze e conoscenze a livello regionale: la Lega la sostiene con forza.

Michele Dallapiccola (PATT) ha sostenuto che avrebbe voluto che chi ha nominato Ossanna, che lui stima, spiegasse anche il perché. Questi è stato un amministratore locale ed è estremamente vicino al territorio, e il PATT che per sua vocazione tende a cercare posizioni di amministrazione, ed è in grado di dialogare con l’ala sociale e l’ala identitaria, può esercitare una sorta di mandato di controllo all’interno dell’ente regionale. Lui avrebbe votato a favore, con fiducia nella capacità di mediazione del collega, cui il gruppo aveva dato mandato di una posizione blockfrei. Questo escludeva l’adesione all’attuale maggioranza politica trentina.

I lavori riprenderanno alle 14.30.