PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (ottava puntata format Tv)

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ELEZIONI COMUNALI TRENTINO 2020

Intervista a Simone Marchiori, Segretario Politico Patt

Iniziata in Aula la discussione sul bilancio provinciale. Le opposizioni bocciano la manovra perché priva di visione e di un obiettivo programmatico per la crescita del Trentino. Assente qualunque riferimento alla solidarietà verso gli immigrati dei quali, oltretutto, le imprese hanno bisogno.

Dopo la relazione con cui ieri pomeriggio il presidente Fugatti ha presentato al Consiglio la manovra finanziaria proposta dalla Giunta per il 2020 ed il triennio 2020-2022, stamane è iniziata in Aula la discussione generale del bilancio. Sono intervenuti nell’ordine Dallapiccola (Patt), Tonini (Pd), Olivi (Pd), Demagri (Patt), Degasperi (5 Stelle) e Rossi (Patt). I lavori pomeridiani riprenderanno alle 14.30 e proseguiranno fino alle 20.00. Gli esponenti dell’opposizione hanno criticato in particolare l’assenza, nella relazione di Fugatti e nella manovra della Giunta, di una visione (Dallapiccola) e di una programmazione di medio-lungo periodo che non ricalchi le previsioni troppo modeste della crescita tendenziale della nostra economia (Tonini), ma anche di riferimenti alla solidarietà nei confronti dei migranti (Rossi).

Dallapiccola: manca una politica capace di offrire sogni e dare speranza.

Michele Dallapiccola ha giudicato un errore la scelta, giustificata dal presidente Fugatti nella sua relazione di ieri, di non esprimere con questa manovra una vision del Trentino dei prossimi anni, perché a suo avviso ogni azienda che si rispetti, anche se piccola, deve darsi obiettivi di medio e di lungo periodo. E la Provincia è una grande azienda. Questo significa darsi delle scadenze da qui a 5 o 10 anni per la realizzazione delle opere che si ritengono irrinunciabili. Secondo Dallapiccola, infatti, i sogni servono e vanno valorizzati. Basta scegliere i settori strategici e lanciare idee che corrispondano alle vocazioni del territorio. Evitando idee sminuzzate e misure spot perché gli interventi puntuali di tipo economico-finanziario suscitano poco interesse e nessun “affetto”.

Perché sono affetto e amore a dettare la decisione delle coppie di avere o no dei figli, non la monetizzazione della natalità. Per avere e realizzare delle prospettive occorre insomma una speranza che anche la politica deve alimentare. Una visione miope non aiuta la società e l’economia a crescere. Dallapiccola ha poi ricordato che nel 2014 l’allora consigliere Fugatti paventava un disastro per il Trentino turistico causato dall’introduzione della tassa di soggiorno. Ma se oggi vi sono 18 milioni di euro da spendere è grazie a chi ha istituito quel tributo tanto contestato dalla Lega. Tributo che oggi la Lega cerca addirittura di perfezionare. Per quanto riguarda l’agricoltura la Giunta si è limitata secondo il consigliere a portare avanti la normale amministrazione, mentre sarebbe ad esempio molto urgente sbloccare la possibilità di utilizzare il parassitoide indispensabile per combattere la cimice asiatica. Anche in campo agricolo c’è bisogno di sognare. Ancora, nell’ambito della produzione agroalimentare è stato un errore per Dallapiccola separare il settore da quello della promozione del Trentino, distinguendo gli assessorati che si occupano di due settori fortemente interconnessi come questi. Dallapiccola ha ricordato infine che quand’era assessore si recava a Roma tutte le settimane per difendere la causa del Trentino, invitando l’attuale Giunta ad impegnarsi nello stesso modo.

Tonini: occorre indicare un obiettivo di crescita cui avvicinarsi anno dopo anno.

Giorgio Tonini, capogruppo Dem ha evidenziato la scelta del Pd di fare un’opposizione costruttiva, evidenziando non solo limiti e mancanze di chi governa ma formulando anche proposte. Guardando sia al bicchiere mezzo pieno sia a quello mezzo vuoto. Il bicchiere mezzo vuoto individuato da Tonini nella relazione di Fugatti, sta innanzitutto nella forzatura incomprensibile fatta in Consiglio regionale sui segretari comunali. “Non ho capito questa forzatura – ha commentato il capogruppo del Pd – fatta oltretutto in un contesto come quello del bilancio che nulla ha a che vedere con questo tema. Ogni tanto la Lega o fa a pugni, oppure se dialoga e ragiona considera questo atteggiamento equivalente al nulla, mentre dovrebbe liberarsi da questa sindrome. Intervenendo a cuore aperto e a calci su un punto sensibile per la vita dei trentini come quello dei Comuni, si è prodotto un “buco” che svuota il bicchiere. Un secondo buco nel discorso di Fugatti riguarda l’Irpef, con la decisione presa dalla Giunta di aumentare l’imposta togliendo 9 milioni di euro tolti dalle tasche dei cittadini con reddito compreso tra i 15 e 20 mila euro, sostenendo chi sta bene con queste risorse prese da chi sta male.

Terzo buco: la questione della casa e il suo intreccio con il mercato turistico. Favorire come fa questa Giunta l’utilizzo delle case a scopo turistico genera infatti per Tonini un drammatico problema di reperimento di alloggi per i giovani che vogliono metter su famiglia. E vanifica anche i prestiti per la natalità delle giovani coppie. Quarto buco: dopo aver abbandonato la posizione ideologica sull’immigrazione, per Tonini la Giunta dovrebbe fare un passo in avanti, chiesto anche dagli imprenditori. Perché senza l’apporto di un’immigrazione regolata e quindi di forza lavoro l’economia trentina si ferma. Giusto sperare che le politiche per la natalità abbiano successo, ma anche se funzionassero l’impatto sul mondo del lavoro si avrebbe tra 20 anni, non domani. Serve quindi un’immigrazione ben gestita e ben governata per alimentare la crescita economica del Trentino. Quinto buco: il credito. Nella sua relazione – ha osservato Tonini – Fugatti non ha mai citato la questione del credito cooperativo e di Cassa centrale banca, non spiegando come trattenere nel Trentinoquesto gigante finanziario, settimo gruppo bancario italiano, che ha la testa qui e due terzi del corpo fuori. Se se ne andasse la Provincia perderebbe circa 100 milioni di euro di entrate fiscali e dovrebbe quindi operare drastici tagli al bilancio.

Quanto alla parte riferita al bicchiere mezzo pieno, Tonini ha apprezzato la volontà espressa dal presidente di recepire la richiesta delle opposizioni di concentrare l’attenzione non su sterili questioni ideologici comne quella relativa ai diritti di accesso e mantenimento delle case Itea ma sui problemi cruciali dell’economia del Trentino, la cui crescita tendenziale prevista appare inferiore alla media delle regioni non solo del Nordest ma di tutto il Norditalia. La Provincia non può per Tonini accontentarsi che il Pil del Trentino cresca così poco, anche tenuto conto della decrescente disponibilità finanziara pubblica non potendo più contare tra pochi anni su 370 milioni di euro di arretrati. Da questi due dati si evince che la prospettiva se non è ancora drammatica richiede tuttavia una certa attenzione. Se non ci si dà un obiettivo programmatico diverso da quello tendenziale (1,1 come tasso di crescita) vuol dire che la Giunta ha fatto suo l’obiettivo tendenziale. Per questo Tonini ha annunciato la presentazione di un odg che impegna la Guiunta ad individuare entro il prossimo Defp della primavera prossima un obiettivo programmatico più ambizioso rispetto all’1,1%, che unifichi le politiche della Provincia, compresa quella per la spesa pubblica. Diversamente a questa manovra manca la parte programmatica, l’obiettivo quantitativo al quale mirare. Ecco cosa vuol dire essere pragmatici, ha osservato, perché non c’è nulla di più pragmatico dei numeri. Quando si cammina occorre guardare la meta e non solo la strada se non si vuole finire in un burrone.

Le cose non si cambiano anno su anno. Altrimenti si rimane prigionieri l’anno dopo dei vincoli introdotti l’anno prima. L’Italia, ha ricordato il capogruppo Dem, non riesce a fare mai questo salto perché non ha governi pluriennali e si pensa solo a quando saranno le prossime elezioni. Ma fortunatamente la Giunta Fugatti non si trova in questa situazione, perché ha ancora 4 anni davanti a sé. Questa stabilità deve servire alla progettualità, ad indicare dove si vuole arrivare a fine legislatura definendo anno su anno le tappe per raggiungere quella meta. Tonini ha preannunciato un pacchetto di ordini del giorno propositivi al solo scopo di essere utili al Trentino. E ha infine apprezzato la richiesta rivolta da Fugatti al presidente del Consiglio Kaswalder perché avvi un rinnovamento delle regole sul funzionamento dell’Aula specialmente nelle sessioni di bilancio: serve più spazio per il confronto e il dialogo in commissione. A suo avviso questo potrebbe avvenire riducendo lo spazio di lavoro in Aula per garantirne di più in commissione. Altrimenti ci si trova alla fine con centinaia di emendamenti che non sono passati al vaglio della commissione.

 

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Olivi: Serve uno shock per rilanciare le politiche del lavoro, anche femminile.

Alessandro Olivi ha criticato la mancanza di uno sguardo coraggioso della Giunta per definire una vera agenda riformatrice del Trentino. La relazione di Fugatti è un consuntivo di quel che è stato fatto ma non aggredisce i veri nodi per il futuro della Provincia e difetta di proposte concrete. Non si fa carico delle priorità ed urgenze perché il Trentino sia una frontiera di innovazione. Ci si accontenta di misure spot senza dare risposte adeguate ai temi dello sviluppo, della crescita economica, dell’ammodernamento del sistema istituzionale. E c’è una grave sottovalutazione del problema della qualità del lavoro. Su questo punto per Olivi serve una manovra shock. Il lavoro non appare nemmeno nelle aree strategiche indicate nella relazione del presidente, mentre meriterebbe un focus dedicato. Sulla crescita Olivi ha detto di non aver trovato nessuna proposta innovativa nella relazione del presidente, che non dice ad esempio come dare forza finanziaria ad alcuni progetti. Non si trova il concetto di industria che anche il Trentino sta perdendo, ma si cita solo una legge che verrà, senza esprimere nel bilancio segni di attenzione e di sostegno alle imprese del Trentino. Olivi ha chiesto che venga accolto un suo emendamento perché alle politiche del lavoro vengano garantite almeno le risorse finanziarie necessarie per funzionare. Quanto al sostegno alle imprese, Olivi si è detto certo che la Giunta accetterà un suo emendamento che propone di ridurre dall’attuale 2,68 al 2,30% l’aliquota Irap alle imprese premiando quelle che parteciperanno alle sfide della qualità del lavoro.

Certezza derivante dal fatto che proprio Fugatti quand’era consigliere aveva proposto questa riduzione. Sugli investimenti pubblici il consigliere ha segnalato anche un’altra sua proposta di ordine del giorno che impegni la Giunta a puntare ad un sistema di mobilità che non sia la somma di vari studi di fattibilità ma delinei un modello complessivo e sostenibile. Welfare: è un errore per Olivi non ragionare in termini di stretto coordinamento con lo Stato rischiando la sovrapposizione degli interventi su alcuni istituti. Quando su asili nido e bonus bebè lo Stato mette a disposizione una misura che va anche a favore dei cittadini del Trentino, sarebbe bene utilizzare quelle risorse per rilanciare gli stessi istituti o per potenziare la conciliazione lavoro-famiglia. Secondo Olivi serve anche un piano shock per il lavoro femminile, alla luce dei dati europei che dimostrano come i tassi di fertilità siano più elevati nei Paesi in cui le donne lavorano di più e non devono quindi scegliere tra l’avere un impiego o un bambino. Sul ruolo di Mediocredito per Olivi occorre insistere perché nell’istituto confluiscano altri soggetti in modo che le risorse si spostino dalla finanza agli investimenti per il sostegno delle PMI. Sul tema dell’ambiente, dell’economia e della sostenibilità come leva per lo sviluppo, da tempo a Rovereto è stato creato un Hub sul quale Olivi ha invitato la Giunta ad accogliere tutte le imprese disposte a mettersi in gioco per migliorare le loro attività. A suo avviso la Provincia dovrebbe favorire lo sviluppo di una rete di servizi pubblici che stimolino questa filiera. Non basta un milione all’anno per il rifacimento degli edifici. Per questo il consigliere ha segnalato un suo emendamento che renda gli stanziamenti adeguati ad un piano di interventi sul patrimonio pubblico e per scegliere quali settori dell’economia sui quali un innesto di risorse pubbliche possano consentire al Trentino di posizionarsi.

 

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Demagri: tolti posti letto nelle valli per carenza di medici. La Giunta metta risorse.

Paola Demagri ha espresso “senza pregiudizi” apprezzamento per varie iniziative della Giunta e non pochi impegni evidenziati nella relazione del presidente, plaudendo agli Stati generali della montagna per arginare lo spopolamento delle valli alle iniziative promosse a sostegno della natalità e della famiglia, della conciliazione casa-lavoro, dei centri di ricerca che alimentano scelte politiche intelligenti a favore del territorio. Ha detto anche di condividere alcuni sforzi messi in campo a favore dello sport. La consigliera ha invece criticato le decisioni prese dall’esecutivo sui temi della salute e del sociale, perché la manovra non risponde alle tante richieste pervenute all’assessorato dai vari Stakeholder. Ha citato il mancato riscontro alla richiesta di migliorare i parametri infermieristici nelle case di riposo, e alla proposta di riequilibrare i posti letto nelle strutture per gli anziani e a favore dei soggetti affetti da Alzheimer. Sempre per la sanità Demagri ha espresso preoccupazione per la volontà dell’assessorato di ridurre la spesa, in particolare a scapito del personale. Oggi vi è la possibilità tecnica di sapere quanto personale è necessario avere nelle diverse unità operative per garantire esiti positivi sui pazienti.

Oggi la sanità trentina è ancora in salute, ma Demagri ha lamentato la mancanza in questa manovra di una programmazione finanziaria rassicurante circa l’intenzione della Giunta almeno di mantenere l’attuale situazione. Ci troviamo invece fronte all’avvenuta cancellazione di posti letto nelle strutture sanitarie di valle in attesa di acquisire personale nell’area medica. Per Demagri la Giunta dovrebbe garantire anche agli ospedali periferici pari dignità e pari risorse rispetto agli altri ospedali. Occorre chiarire se questi posti letto si vogliono ripristinare trovando i medici mancanti oppure no. Il pronto soccorso di Cles, ha ricordato, ha raggiunto quota 25.000 accessi, ormai molto difficili da gestire in una struttura che ha posti limitati per un’adeguata presa in carico adeguata dei pazienti. Anche qui occorre implementare le risorse mediche perché un solo medico non può gestire 100 accessi al giorno. Un medico di pronto soccorso può vedere al massimo 4-5 pazienti all’ora. E’ a causa della carenza di medici che si creano le code nei pronto soccorsi.

Demagri ha sollecitato la Giunta ad addentrarsi maggiormente nelle problematiche degli ospedali periferici. Anche perché altrimenti le stesse problematiche si ripercuotono poi sull’ospedale Santa Chiara di Trento. E ha invitato a prestare attenzione alle attività per i giovani, alle attività di impresa per le donne e all’esigenza delle famiglie di avere come prima garanzia un posto di lavoro sicuro. Giusta anche l’attenzione prestata all’ambiente anche se molto resta da fare su questo versante. E si augurata che gli spunti forniti dai consiglieri alla Giunta inducano a lavorare maggiormente per la salvaguardia del territorio. Demagri ha poi chiesto l’avvio dei lavori per la costruzione della nuova sede del Liceo Russel e per la realizzazione della tangenziale di Cles. Servono certezze sul’avvio dei lavori per costruire questa infrastruttura di cui ha bisogno l’economia sia della valle sia di tutto il Trentino. La consigliera ha concluso evidenziando la propria volontà di contribuire positivamente anche con le critiche alla soluzione dei problemi della comunità trentina.

 

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Degasperi: con la Giunta a trazione leghista più Irpef, Irap e tassa di soggiorno.

Filippo Degasperi ha giudicato molto deludenti la manovra e la relazione del presidente soprattutto in tre ambiti: economia, scuola e sanità. Economia: con la linea di marcia per individuare la quale la Giunta ha impiegato un anno, il tasso di crescita del Pil del Trentino appare miseramente franato rispetto a quello dell’esecutivo guidato da Rossi. Nel 2019 il Trentino crescerà meno di quanto non sia avvenuto nella legislatura precedente. Viene meno anche l’impegno di recuperare terreno rispetto all’Alto Adige rispetto al quale il differenziale rispetto al Trentino aumenta perché la crescita in quel territorio è molto maggiore che da noi. La direzione di marcia intrapresa, secondo Fugatti, è risultata insomma opposta rispetto a quella promessa agli elettori.

Anche perché cresce la pressione fiscale sulle imposte che la Provincia può gestire in materia di tributi propri. L’addizionale regionale Irpef prevista da questo bilancio indica infatti un raddoppio di gettito da qui al 2020 e quindi un aumento del prelievo sui lavoratori precari e sulle fasce deboli che si troveranno con una busta paga ridotta. Sull’Irap per professionisti, artigiani, commercianti e imprese la Giunta dice di voler rivedere la situazione, con il risultato di portare il gettito a 78 milioni di euro aumentando l’imposta di oltre il 10%.

Le leve che la Giunta ha in mano vengono quindi usate per aumentare le imposte. Oggi poi la Lega al governo della Pat raddoppia la tassa di soggiorno che in passato aveva giudicato ingiusta: con una sconfessione clamorosa del lavoro fatto nella scorsa legislatura. Vengono anche eliminate le agevolazioni sulle imposte di soggiorno che riguardavano i proprietari di appartamenti utilizzati a scopo turistico. I trentini secondo Degasperi devono sapere che per questa Giunta i proprietari di appartamenti che fanno concorrenza agli albergatori sono i nemici da combattere. Per il presidente degli industriali, ha ricordaato il pentastellato, in Trentino c’è un miliardo e più di evasione fiscale, come dire che su 100 euro di gettito 13 euro sfuggono al fisco. Per Degasperi, quindi, la Giunta dovrebbe impegnarsi a far pagare le tasse a chi non le paga e non imporre più tasse a chi le paga. Quanto a Mediocredito, sarebbe ora che la Giunta dicesse cosa vuol fare di questo istituto senza limitarsi a ricordare che la questione esiste. Infortuni sul lavoro: l’unità operativa dedicata dell’Apss per il 70% viene utilizzata dalle Procure per verificare la situazione degli infortuni già occorsi, mentre la parte dedicata alla prevenzione è inesistente. Degasperi ha chiesto quali soluzioni vuole adottare la Giunta su questo punto.

Sulla scuola per Degasperi nella relazione del presidente non c’è quasi nulla. A suo avviso la formazione professionale di base non dovrebbe formare persone al lavoro ma dar loro gli strumenti culturali minimi indispensabili per poter poi maturare delle competenze. L’esperienza ha dimostrato che l’empirismo non funziona. Scuola e formazione professionale devono insegnare a ragionare. Ancora: nella formazione professionale le classi possono ancora avere 29 alunni, mentre occorrerebbe ridurre a 25 il numero massimo come nelle scuole. Salute: in questo settore per Degasperi il vuoto nella relazione del presidente è stato assoluto. La Giunta non dice come sulla sanità si vogliono riequilibrare i servizi tra la città e le valli. Il piano di efficientamento che l’Apss doveva fornire entro il 31 luglio non è ancora arrivato. Anche per neurochirurgia ad Arco non si sa a che punto siamo. Degasperi ha anche ricordato che il dirigente provinciale della sanità ha dichiarato che nel pronto soccorso di Trento c’è una carenza di medici preparati per affrontare situazioni critiche. Quanto ai vaccini, ha concluso il consigliere, la lettera che la Giunta doveva aver scritto probabilmente non esiste perché altrimenti non sarebbero potute rimanere senza esito le sollecitazioni da lui fatte per tre mesi e mezzo perché fosse resa pubblica.

 

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Rossi: questo bilancio non è sostenuto da un’idea politica dell’Autonomia.

Ugo Rossi ha sottolineato che le scelte strategiche di una manovra come questa non dovrebbero essere paragonabili a quelle dei bilanci delle regioni ordinarie, ma così non è. Per distinguerci bisognerebbe delineare l’idea di Autonomia che sta alla base delle scelte del bilancio. Dalla relazione di Fugatti secondo Rossi quest’idea non traspare. Manca in questo bilancio l’idea di una Autonomia che sia soprattutto politica. L’unica differenza di questo bilancio da quello di una regione ordinaria sta nella quantità delle competenze da finanziare. Per Rossi non è che questa Giunta difetti di dialogo e confronto: il problema è che poi gli interventi che attua o propone dividono o promettono cose che non si possono fare. Quindi anche il positivo di questo dialogo svanisce. Un esempio è dato dalla tassa di soggiorno, che Fugatti 2-3 anni giudicava devastante mentre oggi l’assessore Failoni considera un elemento fondamentale per l’offerta turistica. Ovvio per Rossi che poi le scelte non siano credibili. Rossi ha anche criticato la norma regionale sui segretari comunali che evidenzia l’adozione di un metodo divisivo. Metodo il cui impatto negativo alla fine conta più della norma stessa, non rispettando nemmeno il consiglio delle autonomie locali.

Il punto per Rossi è che di chi amministra la Provincia bisognerebbe potersi fidare perché è sulla fiducia che è stata costruita la nostra Autonomia. Fiducia tanto più fondamentale per un bilancio e che si basa sulla coerenza. Da questo punto di vista, ad esempio, un presidente della Provincia non può accusare il governo nazionale di voler aumentare le tasse quando lui stesso alza con il bilancio le tasse a carico di chi ha redditi compresi tra 15.000 e 20.000 euro. Giusto per Rossi il pragmatismo e il decisionismo ad esempio in tema di università (l’allusione del consigliere è alla scelta dell’ateneo per la facoltà di medicina, ndr) purché questo però non vada a scapito del necessario confronto, in questo caso con il Rettore.

Secondo Rossi se il presidente Fugatti fosse coerente per guardagnarsi la fiducia dovrebbe eliminare la tassa di soggiorno. Il capogruppo del Patt ha anche ricordato l’invito da lui rivolto al Fugatti perché ricorresse ad un piccolo debito da cui ricavare le risorse necessarie per fronteggiare i danni causati dalla tempesta Vaia. In quell’occasione il presidente aveva risposto assicurando che sarebbero arrivate risorse dal governo nazionale. Invece poi è successo che le risorse provenienti da Roma sono calate per problemi politici ed economici. Sulla maternità la Giunta ha lanciato il bonus bebè e Rossi ha ricordato di aver proposto di aggiungere a questa anche altre misure di sostegno, ad esempio con il potenziamento delle risorse a sostegno dei congedi parentali per i padri come previsto da un suo ddl. Ma anche su questo aspetto la Giunta non ha fornito alcun riscontro. Tornando al tema dell’Autonomia, Rossi ha segnalato due ordini del giorno da lui proposti e collegati a questa manovra auspicandone l’approvazione da parte di tutto il Consiglio.

Uno di questi odg impegna infatti a sostenere il presidente della Provincia nei rapporti finanziari con lo Stato in collaborazione con Bolzano. Non è infatti confidando nel ritorno di un governo amico o in un “capitano” che si blinderanno le risorse dell’Autonomia. Occorre porsi in un’ottica di tutela dell’Autonomia a prescindere dai colori del governo nazionale di turno. In questa manovra manca infine, per Rossi, la parola solidarietà. Non c’è solidarietà fiscale perché i ticket sulle ricette e prescrizioni non saranno pagati da chi guadagna 90.000 mila euro mentre pagherà l’addizionale Irpef chi guadagna poco più di 15.000 euro. Infine il capogruppo del Patt ha citato la nuova presidente della Consulta Marta Cartabia che ha evidenziato la finalità rieducativa delle pene. Per Rossi non solo la Costituzione ma anche lo Statuto di autonomia deve occuparsi degli “esiliati delle città” che per mille motivi sono qui da noi e dei quali non possiamo rinunciare ad occuparci. In questo bilancio non si trova la tensione alla solidarietà nei confronti di queste persone.